Skip to main content

Full text of "Monitore zoologico italiano"

See other formats


-^>,:4, 


■\2^ 


MONITOKE  ZOOLOfilCO  ITALIA!) 

(Pubblicazioni  italiane  di  Zoologia,  Anatomia,  Embriologia) 
ORGANO  UFFICIALE  BELLA  UNIONE  ZOOLOGICA  ITALIANA 


DIRETTO 

DAI      DOTTOJil 

GIULIO  CHIARUGI  EUGENIO  FICALBI 

Prof,  (li  Anatomia  mnana  Prof,  di  Anatomia  comp.irata  e  di  Zoologia 

i.cl  K,  Istituto  di  Studj  Superiori  in  Firenze  nelJa  R.  Uiiiversita  di  Padova 


Vol.   XITI  —  Anno  XIII  —   1902 

(JON   STJPFLEMEN'JO 
(CON    19    FIGURE    E    6    TAVOLE) 


IN    FIRENZE 
MDCCCCII 


INDICE    DEL    VOL.    XIII 

{Anno  XIIL  1902). 
CON     SUPPLEMENTO 


AWEKTENZA 


In  questo  volume  6  contenuta  la  Bibliografia  dell'annata  1902  e  la   continua- 
zione  di  quella  delle  annate  precedenti. 


I.  Scritti  general!  di  Zologia  e  di  Ana- 

tomia.  Pag.  1,  97,  223. 
II.  Evoiuzionismo    bioiogico.    Filogenia. 
Pag.  99,  224. 

III.  Ontogenia  (Embriogenia  —  Organo- 
genia).  Pag.  2,  99,  224. 

IV.  Istoiogia.  Pag.  3,  100,  225. 
V.  Tecnica.  Pag.  4,  10.3,  226. 

VI.  Protozoi.  Pag.  25,  125,  251. 
VII.  Spongiari  o  Poriferi.  {Vacat). 
VIII.  Celenterati  {Vacat). 
IX.  Vermi.  Pag.  26,  125,  252. 

1.  Parte  generale.  {Vacat). 

2.  Platodi  o  Platielminti  (Tur- 
bellari.  Trematodi.  Cestodi). 
Pag.  26,  125,  252. 

8.  Nematodi  o  Nematelminti. 
Pag.  26,  126,  252. 

4.  Acautocefali.  {Vacat). 

5.  Chetognati.  {Vacat). 

6.  Nemertini.  {Vacat). 

7.  Rotiferi.  {Vacat). 

8.  Briozoi.  Pag.  26. 

9.  Brachiopodi.  {Vacat). 

10.  Enteropneusti.  {Vacat). 

11.  Gefirei.  {Vacat). 

12.  Anellidi  (Archianellidi,  Oli- 
gocheti.  Policheti.  Irudinei), 
Pag.  26,  126,  252. 

13.  Incertae  sedis.  {Vacat). 


X.  Artropodi.  Pag.  26,  126,  253. 

1.  Parte  generale.  {Vacat). 

2.  Pantopodi.  {Vacat). 

3.  Tardigradi.  {Vacat). 

4.  Crostacei.  Pag.  26,  126,  253. 

5.  Aracnidi.  Pag.  27,  126,  253. 

6.  Onicofori.  {Vacat). 

7.  Miriapodi.  Pag.  127,  253. 

8.  Insetti  o  Esapodi.  Pag.  27,  127, 
253. 

a)  Parte  generale.  Pag.  27,  253. 

b)  Tisanuri.  Pag.  27,  253. 
c\  Ortotteri.  Pag.  27. 

d)  Pseudoneurotteri.  {Vacat). 

e)  Rincoti.  Pag.  27. 

/)  Coleotterl  Pag.  253. 

g)  Strepsitteri.  {Vacat). 

h)  Neurotteri.  {Vacat), 

i)  Lepidotteri.  Pag.  27,  254. 

k)  Imenotteri.  Pag.  254. 

I)  Ditteri  e  Afanitteri.  Pag.  27,  127,  254. 

XI.  Echinodermi.  Pag.  127,  256. 
XII.  Molluschi.  Pag.  28,  127,  256. 

1.  Parte  generale.  Pag.  28,  127 
255. 

2.  Anfineuri.  {Vacat). 


n  :\  r, 


r:^ 


IV 


3.  Gasteropodi  ( Prosobranchi. 
Eteropodi.  Opistobranchi.  Pte- 
ropodi.  Polmonati).  Pag.  127, 
255. 

4.  Scafopodi.  (Vacat). 

5.  Lamellibranchi,  Acefali  o  Pe- 
lecipodi.  Pag.  28. 

6.  Cefalopodi.  Pag.  127. 

XIII.  Urocordati  o  Tunicati.  Pag.  255. 

XIV.  Cefaiocordati  o  Anfiossidi.  {Vacat). 
XV.  Vertebrati.  Pag.  49,  165,  279. 

1.  Parte  gbnbrale.  {Vacat). 
II.  Parte  anatomica.  Pag.  49,  165, 
279. 

1.  Parte  generale.  Pag.  49,  165, 
279. 

2.  Tegumento  e  produzioni  te- 
gumentarie.  Pag.  50,  166,  279. 

3.  Sistema  nervoso  centrale  e 
periterico.   Pag.  50,   166,   280. 

4.  Oi  gani  di  senso.  Pag.  52,  167. 

5.  Scheletro  e  articolazioni. 
Pag.  52,  167,  280. 

0.  Apparecchio  muscolare.  Pag. 
52,  167,  281. 

7.  Apparecchio  cardiaco-vasco- 
lare.  Milza.  Pag.  53,  167,  281. 


8.  Tubo  digestive  e  glandule  an- 
nesse.  Peritoneo.  Pag.  53,  168, 
281. 

9.  Apparecchio  polmonare.  Bran- 
chie.  Timo.  Tiroide.  Pag.  53i 
168,  282. 

10.  Apparecchio  urogenitale.  Cap- 
sule surrenali.  Pag.  54,  168, 
282. 

11.  Teratologia.  Pag.  54,  169,  282. 

III.  Parte  zoologica.  Pag.  55,  169- 
283. 

1.  Parte  generale.  Fauna.  (Va- 
cat). 

2.  Pesci.  Pag.  55,  169,  283. 

3.  Anfibii.  (Vacat). 

4.  Rettili.  Pag.  55. 

5.  Uccelli.  Pag.  55,  169,  283. 

6.  Mammiferi.  Pag.  169,  283. 

7.  Autropologia  ed  Etnologia. 
Pag.  56,  169,  283. 

Appendice:  Antropologia  ap- 
plicata  alio  studio  dei  pazzi, 
dei  criminali,  ecc.  Pag.  170, 
284. 

XVI.  Zoologia   applicata   alia    Medicina, 
all'Agricoltura,  alle  Industrie,  ecc. 
Pag.  307. 


SUNTI  E  RIVISTB 


—  Di  alcune  recenti  ricerche  istologiche  sulla  secrezione  interna  nell'assorbi- 

mento  intestinale.  —  Pag.  29. 

—  Note  di  tecnica  microscopica.  —  Pag.  5,  103,  255. 

—  Sugli  innesti    fra    tessuti    aniraali.    Rivista    dei    lavori    italiani    dal    1896. 

[G.  Galeotti]  —  Pag.  73. 
Ascoli  C.  —  II  meccanesimo  di  fonnazione  della  mucosa  gastrica     umana.  — 

Pag.  127. 
Delia  Valle  C.  —  Ricerche  sulle  tenninazioni  nervose  della  mucosa   olfattiva 

nei  mammiferi  adulti.  —  Pag.  56. 
Della  Valle  C.  —  Contribute  alia  conoscenza  della  circolazione  sanguigna  nella 

mucosa  nasale  dei  mammiferi  adulti.  —  Pag.  56. 
D'Evant  T.    —  Intorno  alia  ganesi  del  pigmento  epidermico.  —  Pag.  313. 


Drago  S.  —  Contributo  alia  preparazioae  dei   globuli    bianchi  del  sangue.  — 

Pag.  5. 
Drago  U.  —  Cambiamenti  di    forma    e    di    struttura  dell'epitelio    iatestinale 

durante  I'assorbiraento  dei  grassi.  —  Pag-  '^'d. 
Minervini  R.  —  Modificazioni  del  metodo  di  Weigert  per  la  coloi-azione  spe- 

cifica  del  tessuto  elastioo.  —  Pag.  255. 
Mingazzini  P.  —   Cambiamenti    morfologici    dell'epitelio    intestinale    durante 

I'assorbimento  delle  sostanze  alimentari.  —  Pag-  29. 
Mingazzini  P.  —   Cambiamenti    morfologici    dell'epitelio    intestinale    durante 

I'assorbimento  delle  sostanze  alimentari.  —  Pag.  29. 
Mingazzini   P.    —    La    secrezione    interna    nell' assorbimento    intestinale.    — 

Pag.  29. 
Monti  R.  e  Monti  A.  —  Le  gbiandole   gastriche    delle    marmotte    durante    il 

letargo  invernale  e  I'attivita  estiva.  —  Pag.  314. 
Paladino  R.  —  Contribuzione  alle  conosceaze  sulla  struttura  e  funzione  del  la 

vescicola  ombelicale  nell'uomo  e  nei  mammiferi.  —  Pag.  28. 
Patellani  S.  —  Modificazione  ad  un  metodo  di  Mallory  per  la  colorazione  de) 

tessuto  connetfeivo.  —  Pag.  6. 
Ruffini  A.  —  Un  metodo  di  reazione  al  cloruro  d'oro  per  le  fibre  e  le  espan- 

sioni  nervose  periferiche.  —  Pag-  103. 
ScafjUdi  V.  —  Sui  rapporti  del  simpatico  con  il  midollo    spinale  e  con  i  gan- 

gli  intervertebrali.  —  Pag.  285. 
Staderini  R.  —  Intorno  alle  cavita  premandibolari  del  Gongylus  ocellatus  e  al 

loro  rapporto  con  la  tasca  ipofisaria  di  Rathke.  —  Pag.  4. 
Staderini  R.  —  Sopra  la  particolare  disposizione    della    parete    dorsale    della 

caviti  faringea  in  embrioni  di  coniglio  e  di  pecora.  —  Pag.  5. 
Sterzi  G.  —  Ricerche  intorno  all'anatoraia  comparata  ed    all'ontogenesi    delle 

meningi.  Considerazioui  sulla  filogeuesi.  Parte    I.    Meningi    midollari.    — 

Pag.  34 


RIASSUNTI  ORIGINALI. 

Norsa  Gurrieri  E.  —  Un  caso  di  encefalocele  congenito  Corvinus   (Ernia    ce- 
rebrale  Le  Dran)  in  embrioni  di  Mus  decumanuti  v.  albinus.  —  Pag.  286. 


COMITNICAZIONI  ORIGINALI. 

Beretta  A.     -  La  raoltiplicazione  cel'ulare  nel  midollo  delle    ossa    del    riccio 

durante  1'  ibernazione.  —  Pag.  212. 
Beretta  A.  —  Dell'  influenza  deH'accumulo  dell'adipe  sulla  determinazione    e 

sul  decorso  del  sonno  invernale  nei  mammiferi  ibernanti.  —  Pag-  234, 
Bertelli  D.  —  L'arteria  sottolinguale.  —  Pag.  23. 
Bertelli  D.  —   L'arteria  sottomentale.  —  Pag.  89. 
B  rtolotti  C.  —  Sviluppo  e  propagazione  delle   Opalinine    parassite    del    lorn- 

brico.  Con  4  figure.   —  Pag.   195. 


—  VI  — 

Ceccherelli  G.  —  Sulle  piastre  motrici  e  sulle  fibrille  ultraterminali  nei  mu- 

scoli  della  lingua  di  Rana  esculenta.  —  Pag.  246. 
Chiarugi  G.  —  L' insegnamento  deH'anatoraia  dell'uomo  secondo  i  nuovi  Re- 

golameati  universitari.  —  Pag.  270. 
Cutore  G.  —  Di  un  embrione  di  polio  con  amnios   insufficientemente    svilup- 

pato  ed  estremo  cefalico  normale.  Con  2  figure.  —  Pag.  88. 
Dall'Acqua  U.  e  Meneghetti  A.  —  Sulle    arterie    della    faccia    nell'uomo.    — 

Pag.  243. 
Favaro  G.  —  Cenni   anatomo-embriologici    intorno  al  Mttsculus   retractor   ar- 

cuum  branchialium  dorsalis  nei  Teleostei.  —  Pag.  119. 
Ficalbi  E.  —  Doratopsis  vermicularis  larva  di  Chiroteuthis  Veranyi.  —  Pag.  37. 
Giacomini  E.  —  Contributo  alia  conoscenza  delle  capsule  surrenali  nei  Ciclo- 

stomi  —  Sulle  capsnle  surrenali    dei    Petromizonti.    Con    tav.    II-III.    — 

Pag.  143. 
Giacomini  E.  —  Sulla  esistenza  della  sostanza    midollare   nelle    capsule  sur- 
renali dei  Teleostei.  —  Pag.  183. 
Giannelli  L.  —  Ricerche  istologiche  sul  pancreas  degli  uccelli :  nota  preven- 

tiva.  Con  3  figure.  —  Pag.  171. 
Giglio-Tos  E.  —  Sugli  orga^ni  branchiali  e  laterali  di  seuso  nell'uomo  nei  pri- 

mordi  del  suo  sviluppo.  Con  4  figure.  —  Pag.  105. 
Giuffrida-Ruggeri  V.  —  Un  caso  di  atrofia  deW'ala  magna    dello    sfenoide   e 

altre  particolarita  nella  norma  laterale.  Consilerazioni  sul  significato  ge- 

ravchico  delle  anomalie  cranicbe.  Con  2  figure.  —  Pag.  7. 
Giuffrida-Ruggeri  V.  —  Qualcbe  contestazione  intorno  alia  piu  vicina  filoge- 

nesi  umana.  —  Pag.  257. 
Giuflrida-Ruggeri  V.  —  Sul  cosidetto  infantilismo  e  sull'inferiorita  somatica 

della  donna.  —  Pag.  316. 
Lachi  P.  —  Un  appareccbio  per  la  rapida  macerazione   delle    ossa.  Con  1  ti- 

gura.  —  Pag.  66. 
Levi  G.  —  Dei  corpi  di  Call  ed  Exner  deH'ovajo.  Con  tav.  VI.  —  Pag.  298. 
Livini  F.  —  A  proposito  di  una  nuova  classificazione  delle  gbiandole   propo 

posta  dal  prof.  G.  Paladino.  Con  2  figure.  —  Pag.  41. 
Livini  F.  —  A  proposito  di  una    classificazione    delle    gbiandole.    Replica    al 

prof.  G.  Paladino.  —  Pag.  129. 
Meneghetti  A.  e  Dall'Acqua  U.  —  Discesa  anomala  del  testicolo.  Con  tav.  IV 

—  Pag.  216. 
Mori  A.  —  Mancanza  del  muscolo  grande  pettorale:  nota  anatomica.  —  Pag.  13. 
Orru  E.  —  Su  di  un  muscolo  sopranumerario  e  sulla  disposizione   delle   apo- 

nevrosi  del  dorso  della  mano  nell'uomo.  Con  1  figura.  —  Pag.  84. 
Orru  E.  —  Sullo  sviluppo  della  milza.  Con  tav.  V.  —  Pag.  227. 
Paladino  G.  —  In  difesa  della   nuova    classificazione    delle    glandole    da    me 

proposta.  Osservazioni  alle  considerazioni  del  dott.  F.  Livini.  —  Pag.  79. 
Paladino  G.  —  A  proposito  di  una  classificazione    delle   gbiandole.    Risposta 

alia  Replica  del  dott.  Livini.  —  Pag.  190. 
Rossi  G.  —  Di  alcune  propriety  microcbimicbe  delle    isole   del    Langerbans. 

Studio  critico  speriraentale.  —  Pag.  205. 
Sfameni  P.  —  Sul    modo  di  terminate    dei   nervi    nei    genitali    esterni    della 

femmiua,  con  speciale  riguardo  al  significato  anatomico  e  funzionale   dei 

corpuscoli  nervosi  terminali.  Nota  preventiva.  —  Pag.  288. 


—  vu  — 

Sterzi  G.  —    Intorno   alia   divisione   della   dura    madre   dall'  endocranio.    — 

Pag.  17. 
Tenchini  L.  —  Di  un  nuovo  muscolo   soprannumerario   della    regione    poste- 

riore  dell'antibraccio  uraano  {M.  extennor  digiti  indicis  et  medii)  consociato 

ad  un  fascicolo  manidio.  Con  tav.  I.    —  Pag.  57. 
Vastarini-Cresi  G.  —  Comunicazioni  dirette  tra  le  arterie  e  le  vene  (anasto- 

mosi  artero-venose)  nei  Mammiferi.  Nota  preliminare.  —  Pag.  136. 


UNIONE  ZOOLOGICA  ITALIANA 

—  Ilia  Assemblea  ordinaria  e  Convegno  Zoologico  Nazionale  iu  Roma.  [Pro- 

gramma].  —  Pag.  195,  221,  247. 

—  Varia.  Pag.  24,  195,  221,  247,  305. 

Rendiconto  della  terza  Assemblea  ordinaria  e  del  Convegno 

deir  Unione  Zoologica  italiana  in  Roma 

(31  ottobre-3  novembre  1902). 

Seduta  inaugurals.  —  Suppl.  Pag.  1. 

Discorso  del  presidente  del  Comitato  ordinatore  prof.  Todaro.  —  Suppl.  Pag.  2. 

Discorso  del  presidente  dell'  Unione  prof.  Emery.  —  Suppl.  Pag,  8. 

Discorso  del  prof.  B.  Grassi.  —  Suppl.  Pag.  13. 

Seduta  pomeridiana  del  31  ottobre.  —  Suppl.  Pag.  13. 

Seduta  pomeridiana  dell'  1  novembre.  —  Suppl.  Pag.  32. 

Seduta  antimeridiana  del  3  novembre.  —  Suppl.  Pag.  54. 

Seduta  pomeridiana  del  3  novembre.  —  Suppl.  Pag.  64. 

Adesioni.  —  Suppl.  Pag.  66. 

Elenco  dalle  Comunicazioni  scientiflche  e  dalle  Confarenze. 

COMUNICAZIONI  SCIENTIFIOHE 

Addario  C.   —   Sull' apparente   membrana    limitante    della    retina   ciliare.  — 

Suppl.  Pag.  16. 
Addario  C.  —  Sull' istogenesi  del  vitreo  nell' occhio  del  Selaci.  —  Suppl.   Pa- 

gina  18. 
Ariola  V.  —  Bono  i  Cestodi  polizoici?  —  Suppl.  Pag.  15. 
Benetti  V.  —  Ricerche  biologiche  sui  Bombi.  —  Suppl.  Pag.  38. 
Bentivoglio  T.  —  Sul  valore  sistematico  delle  varieta  della  specie    Platycne- 

mis  pennipes  Pall.  —  Suppl.  Pag.  22. 
Borsieri  C.  —  La  forma  giovanile  del  Centrolophus  pompilus   (Guv.   Val.).    — 

Suppl.  Pag.  35. 
Chiappi  T.  —  Sopra    una  forma    ibrida   di    Ciprinide    esistente    nei    laghi    di 

Varano  e  Monate.  —  Suppl.  Pag.  28, 


—   VIII    — 

Ciuffi  M.  —  Ricerche  sugli  Sporozoi.  —  Su;ip1.  Pag.  42. 

Enriques  P.  —  Adattamento  degli  infusori  marini  alia  vita  nell'acqua    dolce. 

—  Suppl.  Pag.  49. 

Enriques  P.  —  Note  fisiologiche  sul  Sipunculus  nudus.  —  Suppl.  Pag.  61. 

Fano  L.  —  Sulle  glandule  cutanee  degli  Anfibii.  —  Suppl.  Pag.  61. 

Foa  A.  —  Sui  Citoryctes  vaccinae.  —  Suppl.  Pag.  34. 

Ghigi  A.  —  11  nidamento  del  la  Tiedemannia  neapolitana  Van  Ben.  —  Suppl. 

Pag.  24. 
Giacomini  E.  —  Relazione  tra  il  pancreas  dieW Ammocoetes  e  del  Petromyzon. 

—  Suppl.  Pag.  49. 

Lepri  G.  —  Nota  prelirainare  sopra  una  forma  cieca  di  Asellus.  —  Suppl.  Pa- 

gina  37. 
Levi  G.  —  Osservazioni  suUa  difierenziazione  delle  uova  degli  Anfibi.  —  Suppl. 

Pag.  18. 
Livini  F.  —  La  doccia  ipobranchiale  negli  embrioni  di  Polio.  —  Suppl.  Pag.  60. 
Lmgioni  P.  —  Note  ed  osservazioni   s\x\\' Anthypna    Carcelii  Laporte  {romana 

Duponchel).  —  Suppl.  Pag.  20. 
Marucci  V.  —  Nota  preliminare  sugli  Idracnidi  del  lago  di  Castel    Gandolfo. 

—  Suppl.  Pag.  35. 

Mirabella  R.  —  Osservazioni  sull'accrescimento  degli  oociti  di  Helix  asper.sa. 

—  Suppl.  Pag.  58. 

lilonticelli  Fr.  Sav.  -  Lo  Bianco  S.  —  Sulla  probabile  larva  di  Aristeus  anten- 

natus  Risso.  —  Suppl.  Pag.  30. 
Parona  C.  —  Cenno  sulla  corologia  Italica  delle  varieta  dell'i/t/Za  arborea.  — 

Suppl.  Pag.  44. 
Parona    C.  -  Monticelli  Fr.  Sav.  —    Sui    generi    «  Placunella  e  Trechopus  » 

—  Suppl.  Pag.  46. 

Pierantoni  U.  —  Sui  Syllidi  gestanti  del  Golfo  di  Napoli.  —  Suppl.    Pag.  40 
Russo  A.  —  Sul  significato  delle  idrospire  e  degli  spiracoli  dei    Blastoidi.  — 

Suppl.  Pag.  22. 
Trinci  G.  —  Di  una  nuova  medusa  gemmante  del  Golfo  di  Napoli.  —  Suppl 

Pag.  52. 
Versari  R.  —  La  morfogenesi  dei  vasi  sanguigni  nella  retina  umana  (Comu 

nicazione  preventiva).  —  Suppl.  Pag.  43. 
Vinciguerra  D.  —  Sulla  presenza  del  Salmo  macrostigma  A.  Dum.    nelle    pa 

ludi  Pontine.  —  Suppl.  Pag.  27. 
Zanetti  U.  —  Sulla  non  prevalenza  dei  sali  potassici  nella  bile  dei  pesci  ma 

rini.  —  Suppl.  Pag.  48. 

GONFEBENZE. 

Camerano  L.  —  Ricerche  somatometriche  in  Zoologia.  —  Suppl.  Pag.  13. 
Pirotta  R.  —  La  doppia    fecondazione    nelle    Angiosperme    (Metasperme).    — 

Suppl.  Pag.  32. 
Russo  A.  —  Gruppi  di  Echinodermi  viventi  e  fossili  e  loro  filiazione  (Sunto). 

—  Suppl.  Pag.  54. 


—   IX   — 


Mozioni. 

Vinciguerra  D.  —  Sulla  pesca.  —  Suppl.  Pag.  63. 

Ghigi  A.  —  fclulla  caccia.  —  Suppl.  Pag.  63. 

Raflfaele  F.  —  Suirinsegnamento  della  Biologia.  —  Suppl.  Pag.  63. 

Monticelli  Fr.  Sav.  —  Suirinsegnamento  delle  scienze  natural!  negli  Istituti 

secondarii.  —  Suppl.  Pag.  64. 
Grassi  B.  —   Per   una    sezione    zoologica    nei    Laboratorii    della   Saniti    del 

Regno.  —  Suppl.  Pag.  64. 
Cuboui  G.  —  Proposte  di  studii  per    la    biologia    della    fillossera    della    vite. 

—  Suppl.  Pag.  64. 


NOTIZIE  E  VARIETA 


Premi  e  Concorsi.  —  Pag.  71,  96. 

Nuove  nomine.  —  Pag.  24. 

Necrologie:  G-iovanni  Inzani.  Pag.  94  (G.  Romiti). 

Studio  collettivo  del  peso  dell'encefalo  negli    Italiani:    Elenco  delle    Osserva- 

zioni  inviate.  —  Pag.  71,  305. 
Note  Bibliografiche.  —  Pag.  47,  90,  163. 
i^aria.  —  Pag.  197,  220,  322. 


Fireuze,  Tip.  Luigi  Niccolai,  Via  Kaeuza,  44, 


Monito  Zoologico  Italiano 

(Pubblicazioni  Italiane  di  Zoologia,  Anatomia,  Embriologia) 

Organo  ufficiale  deila  Unione  Zoologica  Italiana 

DIRETTO 

PAi   DOTTORI 
GIULIO  CHIARUGI  EUGENIO  FICALBI 

ProC.    di    Anatomia   uniaiia  Prof,  di  Anatomia  conip.  e  Zooloyia 

nel  R.  Istiiiro  di  Stiidi  Snper   in  Kirenze  nelhi  K.  Universita  di  J'adova 

Ufficio  di  Direzione  ed  Acnministrazione:  IsUtido  An.atomico,  Firenze. 
12  numeri  all'anno  —  Abbuonamento  annuo  L.  15. 


XIII  Anno        Firenze,  GS-ennaio  190S  N.  l 

SOMMARIO  :  Biblioguafia.  —  Pag.  1-4. 

SuNTi  E  RiviSTE  :  Stadcriiii  R.,  Intorno  alle  cavita  preinandibolari  del  Goii- 
gylus  ocellatus  e  al  loro  rapporto  con  la  tasca  ipotisaria  di  Jiathke.  — 
Staderini  R.,  Sopra  la  particolare  disposizione  deila  parete  dorsalo  della 
cavita  fai-ingea  in  embrioni  di  coniglio  e  di  pecora.  —  Pag.  4  5. 
Note  di  tecnica  microscopica  :  Drago  S.,  Contribute  alia  prepavazione 
dei  globuli  hianchi  del  saugue.  —  Patellani  S.,  Modificazione  ad  iiu 
metodo  di  Mai  lory  per  la  colorazione  de!  tessuto  connettivo.  —  Pag.  5-6. 

COMUNiGAZiONi  ORiGiNALi :  Griuffrida-Ruggeri  V.,  Un  caso  di  atrofia  del- 
Vala  magna  dello  stenoide  e  altre  particolarita  nella  norma  laterals  (Con  2 
figure).  —  Mori  A.,  Mancanza  del  muscolo  grande  pettorale.  —  Sterzi  G., 
Intorno  alia  divisione  della  dura  mad)-e  dall'endocrauio.  —  Berteili  D., 
L'arteria  sottolinguale.   —  Pag.  7-23. 

NoTiziE :  Nuove  nomine.  —  Pag.  24. 

Avvertenza 

Delle  Comunicazioni  Originali  che  si   pubblicano  nel  Monitore 
Zoologico  Italiano  e  vietata  la  riproduzione. 


BIBLIOGRAFIA 


Si  da  notizia  soltanto  dei  lavori  p^thhlicati  in  Italia. 


I-  Scritti  general!  di  Zoologia  e  di  Anatomia. 

Drago  U.  —  Lo  stato  attuale  della  dottrina  dell'a.ssorbimento  intestinale,  e 
il  vitalismo  moderno.  —  Estr.  di  pp.  6  d.  Eassegna  internaz.  Medicina 
inoderna,  An.  2,  N.  12.  Catania,  Up.  Perrvtta,  1901. 

Foa  C.  —  Suir  innesto  delle  ovale  (Sunto).  —  Arch.  ital.  Ginecol.,  An.  4,  N.  4, 
pp.  314-316.  Napoli  1901. 


-   2   - 

Golgi  C.  —  Giulio  Bizzozero  :   Necrologia  (Con   ritratto).  —   Arch.    Sc.   med., 

Yol.  25,  Fasc.  8,  pp.  205-234.  Torino  1901. 
Pavesi  P.  —  Un  antico  Piscicultore  italiano    dimenticato.  —  Estr.   di  pp.    7 

d.  Acquicoltura  Lombarda,  1901,  JV.  6.  Como,  tip.  Ostinelli  1901. 

III.  Ontogenia  (Embriogenia.  Organogenia). 

Ascoli  C.  —  II  meccanesimo  di  formazione  della  mucosa  gastrica  umana.  Con 

tav.  XI-XIII.  —  Arch.  Sc.  med.,  Vol.  25,  Faac.  5,  pp.  257-395.  Torino  1901. 
Banchi  A.  —  Di  un  rudimento  scheletrico   (Parafibula)    nell'arto  inferiore    di 

alcani  Marsupiali.  —   Vedi  M.  Z.,  XII,  10,  282. 
Berlese  A.  —  Fenomeni  che  accompagnano  la  fecondazione  in   taluni    insetti. 

Memoria  II.  —   Vedi  M.  Z.,  XII,  10,  279. 
Bianchi  S.  —  Sulla  divisione  dell'osso  parietale    e    sul   suo  sviluppo.  —  Atti 

Accad.  Fisiocritici  Siena  (Proc.  verb.    Adunanze),  S.  4,  Yol.  13,  An.  Accad. 

210  {1901),  N.  7-8,  p.  236.  Siena  1901. 
D' Erchia  F.  —  Lo  strato  cellulare  del  Langhan3   ed  il  sincizio   del   villi  co- 

riali  di  un  giovane  novo  umano    (Sun to).  —  Arch.    ital.    Ginecol.,    An.    4, 

N.  5,  pp.  402-403.  Napoli  1901. 
Dorello  P.  —  Sopra  lo  sviluppo  dei  solchi    e    delle  circonvoluzioni    nel    cer- 

vello  del  maiale.    Con  tav.  15=*.  —  E.'itr.  d.  Ricerche  fatte  nel  Laborat.   di 

Anat.    norm.    Univ.    Boma   ed   in    altri  Laborat.    biol.,    Vol.   8,  Fasc.  3-4, 

pp.  211-247.  Eoma  1901. 
Facciold  L.  —  Un  po'  di  cronologia  relativa    agli   studii    su    lo    sviluppo    dei 

Murenoidi.  —   Vedi  M.  Z.,  XII,  5,  116. 
Facciold  L.  —  Esame  degli  studii  sullo  sviluppo  dei  Murenoidi  e  I'organizza- 

zione  dei  Leptocefali.  Con  2  tav.  —   Vedi  M.  Z.,  XII,  5,  116. 
Foa  C.   -  -  Sullo  sviluppo  extrauterino  dell'uovo    dei    Maramiferi    (Sunto).    — 

Arch.  ital.  Ginecol,  An.  4,  N.  4,  pp.  311-314.  Napoli  1901. 
GianneUi  L.  —  Alcuni  ricordi  sullo  sviluppo  della  milza  nei  Rettili.  —    Vedi 

M.  Z.,  XII,  5,  113. 
Magini  O.  —  Sui  cambiamenti  micro -chimici  degli    spermatozoi    nella  fecon- 
dazione. —  Montepulciano,  tip.  E.  Fumi,  pp.  20,  1901. 
Monticelli  F.  S.  e  Lo  Bianco  S.   —   Sullo    sviluppo    dei    Peneidi  del   Golfo   di 

Napoli  (Note  riassuntive).  —   Vedi  M.  Z.,  XII,  4,  79. 
Marocco  C.  —  Ulteriori  ricerche  suUa  formazione  della  portio  e  sul  segmento 

muscolare  fornico-cervicale  —  Dimostrazione    embrio-anatomica.    Con    10 

tav.  e  12  fig.   intercal.  —  Bull.    Accad.    med.    Roma,    A?i.    27,    Fasc.    4-6, 

pp.  414-472.  Roma  1901. 
Paladino  R.  —  Contribuzioni  alia  conoscenza  sulla  struttura  e  funzione  della 

vescicola  ombelicale    nell'uomo  e  nei  mammiferi.    —  Ai-ch.    ital.    Ginecol-, 

An.  4,  N.  2,  pp.  127134.  Napoli  1901. 
Raineri  G.  —  II  tessuto  elastico  cegli    annessi    fetali    a    varie   epoclie    della 

gravidanza.  —  Arch.  ital.  Ginecol.,  An.  4,  N.  6,  p.  507.  Napoli  1901. 
Ricci  O.  —  Ricerche  sulla  raetamorfosi  dei  Murenoidi.  —  Estr.  di  pp.  35  d. 

Atti  Soc.  Naturalisti  e  Matem.  Modena,   S.    4,    Vol.    4,   An.   35.    Mo  Jena, 

tip.  Vincenzi  1901. 
Salvi  G.  —  Osservazioni  sopra  I'accoppiaraento    dei  'Cliirotteri    nostrani,    — 


Estr.  di  pp.  3  d.  Proc.  Verb.  Soc.  toscana  Sc.  nat..  Adun.  7  luglio  1901. 
Pisa  1901. 

Salvi  G.  —  Sopra  la  regione  ipofisaria  e  le  cavita  premandibolari  di  aicuni 
Saurii.  Con  fig.  —  Estr.  di  pp.  11  d.  Studi  Sassaresi,  Afi.  1 ,  Ses.  2,  Ea- 
se. 2.  Sassari  1901. 

Santi  E.  —  Di  un  caso  di  maacata  involuzioue  e  di  infiammazione  del  magma 
reticularis.  Con  tav.  — •  Arch.  Ostetricia  e  Ginecol.,  An.  8,  N.  9,  j^P-  524-538. 
Napoli  1901. 

Sfameni  P.  —  Sul  peso  delle  s3Coadiue  e  del  feto  a  termiue  e  sui  rapporti 
recipi'oci.  —  Arch.  ital.  Ginecol,  An.  4,  N.  6,  pp.  501-503.  Napoli  1901. 

Spampani  G.  —  Sopra  il  modo  di  occlusioae  della  vescicola  ombelicale  e  so- 
pra il  presunto  organo  placentoide  degli  uccelli.  —  Pisa,  tip.]  Simoncini, 
pp.  8,  1901. 

Trovati  G.  —  Sulla  placenta  umana.  Con  figg.  —  Arch.  ital.  Ginecol..  An.  4, 
N.  4,  pp.  274-310.  Napoli  1901. 

IV.  Istologia. 

Boccardi  G.  —  Note  ematologiche.  —  Atti  Accad.  med.-chir.  Napoli,    An.    55, 

N.  JS.,  N.  2.  Napoli  1901. 
Bombicci  G.  —  Risposta  ad  alcune  osservazioni  al  mio  lavoro  «  Sui  caratteri 

raorfologici    della    cellula    nervosa  durante  lo  sviluppo  »,  —   Vedi  M.  Z., 

XII,  I,  2. 
Bonome  A.  —  Sulla  fine  struttura  ed  istogenesi  della    nevroglia    patologica. 

Con    tav.    IV- VI.  —  Arch.  Sc.  med..   Vol.  25,  Ease.  2,  pp.  101-160.    Torino 

1901. 
Buffa  E.  —  Resistenza  dei  globuli   rossi    del    sangue.    Un    nuovo  metodo    di 

determinarla.  Con  tav.  VIII.  —  Arch.  Sc.  med.,   Vol.  25,  Ease.  2,  pp.  187- 

199.  Torino  1901. 
Carucci  V.    —    Intorno    alia    struttura    delle    cellule    nervosa.    —     Camerino, 

tip.  Saviiii,  pj).  8,  1901. 
Colucci  C.  e  Piccinino  E.  —  Su  aicuni  stadii  di  sviluppo  delle  cellule  del  mi- 

doUo  spinale  umano.  —   Vedi  M.  Z.,  XII,  1,  3. 
Magini  G.  —  Sopra  una  nuova  sostanza  uucleare    delle    cellule    nervose.   — 

Montepulciano,  tip.  E.  Eumi,  pp.  16,  1901. 
Mingazzini  P.  —    La    secrezione    interna    uell'  assorbimento  intestinale.    Con 

tav.  e  2  fig.  iiel  testo.  -    Vedi  M.  Z.,  XII,  12,  353. 
Monti  R.  —  Nuove  ricerche  sul  sistema    nervoso    delle    Planarie    (Sunto).  — 

Vedi  M.  Z.,  XII,  4,  78. 
Mirto  D.  —  Sul  valore  del    metodo    biologico    per   la    diagnosi   specifica    del 

sangue  nelle  varie    contingenze    della    pratica    inelico-legale.  —  Riforma 

medica.  An.  17,  N.  222,  pp.  855-858,  e  N.  223,  pp.  866-870.  Roma  1901. 
Picconi  G.  —  Sul  rapporto  dei  corpuscoli  di    Pacini    modificati   cogli    organi 

muscolo-tendinei  di  Golgi  e  su  di  uno  specials    modo   di    aggruppamento 

dei  medesimi  nel  perimisio   dell'uorao    e    dello    scoiattolo.  —  Atti  Accad. 

Eisiocritici  Siena  {Proc.    verb.   Adunanze),    S.  4,    Vol.  13,  An.   Accad.  210 

{1901),  N.  7-8,  pp.  229-230.  Siena  1901. 
Rottcoroni.  L. —  Sui  rapporti  tra  le  cellule  nervose  e  le  fibre  amieliniche.  Con 


_  4  - 

tav.  —  Arch.  Psich.,  Sc.  pen.  ed  Antropol.  crimin..  Vol.  22,  Fasc.  6, 
pp.  559-572.  Torino  1901. 

Ruffini  A.  —  Uq  caso  di  atrofia  muscolare  aeuropatica  come  prezioso  contri- 
buto  per  la  conosceaza  dolla  sfcruttura  e  dellu  sostaiiza  attiva  nella  con- 
trazione  delle  fibre  muscolari  striate.  —  Attl  Ancad.  Fisiocj-ltici  Siena, 
S.  4,   Vol  i:i,  All.  Accad.  210  {1901),  N.  5,  pp.  176178.  Siena  1901. 

Ruffini  A  e  Picconi  G.  —  Sulla  fine  anatoinia  dei  fusi  neuro-muscolari  nel- 
I'uomo  neonato.  —  Atti  Accad.  Fisiocritici  Siena  {Proc.  verb.  Adunanze), 
S.  4,  Vol.  13,  An.  Accad.  210  {1.901;,  N.  7-8,  pp.  227-229.  Siena  1901. 

Sfameni  P.  —  Contributo  alio  studio  delle  ternainazioni  nervose  nei  vasi  san- 
guigni  dei  genitali  fomrainili  esterni.  —    Vedi  M.  Z.,  12,  5,  115. 

V.  Tecnica. 

Buffa  E.  —  Vedi  in  questo  N.  a :  Istologia. 


SUNTI    E    RIVISTE 


Staderini  R.  —  Intorao  alle  cavita  premandibolari  del  Goncfylus  ocellatus  e  al 
loro  rapporto  con  la  tasca  ipofisaria  di  Rathke.  Con  tav.  —  AttidelVAc- 
cademia  Gioenia  di  Scienze  naturali  in  Catania,   Vol.  IS,  S.  4.  Catania  1900. 

In  embrioni  di  Gongylus,  della  lunghezza  totale  di  m.m.  2  li2-3,  I'A.  ha 
potuto  verificare  che  le  cavita  premandibolari  con  la  loro  parete  inediale  sono 
nei  due  lati  intimamente  fuse  con  la  tasca  di  Rathke.  Tale  fusione  e  stata 
dimostrata  dall'A.  in  sezioni  longitudinal!  della  testa,  mentre  le  sezioni  tra- 
sversali,  fatte  per  le  prime,  non  avevano  rivelato  che  un  rapporto  di  vici- 
nanza. 

La  intima  connessione  tra  cavita  cefaliche  e  tasca  di  Rathke  e  certo 
degna  d'attenzione,  considerato  che  v.  Kupffer  interpetra  le  cavita  stosse 
come  tasche  branchiali  rudimentali  ed  e  quindi  ben  naturale  che  in  qualche 
gruppo  di  vertebrati  esse  possano  assumere  tale  uno  sviluppo  da  raettersi  in 
diretto  rapporto  coll' ectoderma  (tasca  ipofisaria). 

L'A.  si  ripromette  di  completare  con  ulteriori  ricerche  questa  prima 
nota,  la  quale  e  venuta  oggi  acquistando  un  maggior  interesse,  pevche  a 
breve  intervallo  di  tempo  una  connessione  tra  caviti  premandibolari  e  tasca 
di  Rathke  e  stata  riconosciuta  anche  in  embrioni  di  anatra  da  Nicolas  e 
Weber  (1). 


(1)  Nicolas  A.  et  Weber  A.  —  Observations  relatives  aux  connexions  tie  la  pochu  de 
Rathke  et  ties  cavitc^s  premandibulaires  chez  les  einbryons  de  Canard.  (Communication  priiliini- 
naire).    —  Dihliographie  aaatoinifjue,  fasc.  i,    iOOl. 


Staderini  R.  —  Sopra  la  particolare  disposizione  della  parete  dorsale  della  ca- 
vita  faringea  in  embrioni  di  coniglio  e  di  pecora.  Con  tav.  —  AUi  deWAc- 
cademia  Gioenia  di  Scieuze  naturali  in  Catania,  Vol.  13,  S.  4.  Catania  1900. 

In  embrioni  di  pecora  e  di  coniglio  I'A.  ha  potato  osservare  la  pertico- 
larita  seguonto.  L'epitelio  della  faringe,  nella  regione  che  corrisponde  alia 
tasca  di  Seessel  e  al  tratto  che  le  fa  seguito  indietro,  si  ispessisce  costan- 
teraente  in  una  lamina  cellulare  la  quale  va  via  via  ingrossando  col  progre- 
dire  dello  sviluppo  e  manda  dei  prolungamenti  verso  la  corda  dorsale.  Di  tali 
prolungameuti  uno  prende  proporzioni  maggiori  e  rimane  anche  in  un  pe- 
riodo  embrionale  abbastanza  inoltrato  (embrioni  della  lunghezza  di  19  m.m.). 
Circa  la  iuterpetrazione  del  fatto,  I'A.  dopo  avere  esposto  per  quali  ragioni 
non  si  debba  riconoscere  nei  prolungamenti  epiteliaii  osservati  la  borsa  fa- 
ringea di  Luschka,  o  la  tasca  di  Seessel,  o  la  tasca  palatina  di  Sel  e  nka, 
passa  a  considerare  se  la  lamina  faringea  uel  suo  insieme  possa  paragonarsi 
a  quell' ispessimento  epiteliale  che  Prenant  pure  nella  stessa  regione  ha 
illustrato  nei  rettili.  Sebbene  non  raanchino  dei  punti  di  somiglianza,  I'A. 
non  creiie  nei  caso  proprio,  come  ritiene  Prenant  per  i  rettili,  possa  par- 
larsi  di  un  organo  comparabile  alia  ipocorda  degii  Ittiossidi.  Piuttosto  atte- 
nendosi  ad  un  reperto  consimile  ottenuto  da  Froriep  in  embrioni  umani  e 
air  interpetrazione  che  questi  ne  da,  I'A.  e  inclinato  ad  ammettere  che  la 
ragione  d'essere  dell'  ispessimento  epiteliale  e  dei  suoi  prolungamenti  sia 
forse  da  ricercarsi  in  una  tendenz,a  reciproca  che  hanno  la  corda  e  la  faringe 
a  mettersi  in  certi  punti  a  contatto  fra  loro.  I  casi  descritti  da  Froriep 
sono  di  valido  appoggio  a  una  siffatta  spiegazione. 

Note  di  tecnica  microscopica. 

Drago  S.  —  Contributo  alia  preparazione  dei  globuli    bianchi    del    sangue.    — 
Gazzetta  degli  Osj^edali,  An?io  XXf,  N.  57,  jmg.  598.  Milano   1900. 

Dai  lavori  di  Ehrlich,  Westphal,  Schwarz  che  studiarono  il  modo 
di  comportarsi  delle  granulazioni  protoplasmatiche  dei  leucociti  rispetto  ai 
reattivi,  la  fisiologia  e  la  diagnostica  clinica  hanno  ricavato  reali  e  conside 
revoli  vantaggi.  E  su  questa  maniera  di  comportarsi  delle  granulazioni  che 
Wirchow,  Ischoltze,  Bizzozero,  Metchnikoif  oltreche  dalla  di- 
versa  grandezza  dei  leucociti,  formarouo  le  loro  classificazioni.  Ma  se  in  que- 
sti ultiini  tempi  si  e  venuta  spianando  la  via  per  lo  studio  delle  funzioni  dei 
leucociti  del  sangue,  la  tecnica  iuvece  per  la  preparazione  e  conservazione 
di  questi  elementi  non  ha  ricevuto  un  notevole  impulse  avuto  rjguardo  al 
fatto  che  bisogna  ricercare  quale  quantita  di  leucociti  si  contenga  in  un  san- 
gue prima  ancora  che  si  intraprenda  lo  studio  dal  punto  di  vista  anatomo- 
lisiologico.  Tutti  i  metodi  consigliati  presentano  inconvenieuti.  Per  questa  ra- 
gione I'A.  fu  tratto  a  esperimentare  varii  reattivi ;  i  migliori  risultati  li  ha  otte- 
nuti  servendosi  del  liquido  di  Lugol  (iodo  metallico  p.  1;  ioduro  di  potassio 
p.  2  ;  acqua  distillata  p.  300).  Con  tale  menstruo  vieue  eliminato  ogni  inconxe- 
niente,  perche  prescindendo  dalla  facil  preparazione  e  dalla  piii  o  meno  pro- 
lungata  conservazione  del  liquido,  questo  conserva  i  leucociti  e  moditicando 
i  globuli  rossi,  se  si  osservino  le    norme  di  estrazione    del    sangue    stabilite 


-  6  - 

dal  Petrone,  riesce  utile,  oltreche  per  fare  apprez  zare  ogni  particolarita 
strutturale  dei  globuli  bianchi,  anche  perche  vale  meglio  a  far  distinguere  i 
siagoli  elementi  del  sangue.  Per  i  leucociti  il  liquido  iodo-iodurato,  afferma 
I'A.,  otfre  incontrastati  vantaggi  ;  la  rapidita  della  ricevca,  la  facility,  del  me- 
todo,  la  certezza  di  an  esito  sempre  positive  e  la  possibilita  di  ottenere  pre- 
parati  che  si  prestaao  ad  una  prolungata  osservazione. 

Patellani  S.  —  Modificazione  ad  un  metodo  di  Mai  lory  per  la  colorazione  del 
tessuto  connettivo  —  Gazzetta  degli  Ospedaii,  Anno  22,  N.  66,  pag.  993- 
995.  Milano  1901. 

Cosi  precede  I'A  :  Si  sciolgono  a  freddo  gr.  1,75  di  ematossilina  cristal- 
lizzata  in  cc.  200  di  una  soluzione  di  acido  fosfomolibdico  al  V2  Vo  agitando 
il  liquido  continuamente.  Si  aggiungono  poi  pochissimi  cristalli  di  acido  fenico. 
II  matraccio  nel  quale  si  e  fatta  la  soluzione  di  ematossilina  deve  essere  della 
capacita  di  almeno  mezzo  litro.  Si  tappa  con  cotone  idrofilo  e  si  espone  al  sole 
per  5,  6  e  piu  settimane.  Ogni  giorno  il  liquido  deve  essere  agitato.  Meglio  vale 
fare  la  preparazione  in  primavera  o  in  estate.  II  liquido  in  tal  modo  matura 
colorandosi  a  poco  a  poco  sempre  piu  inteusamente,  fino  ad  assumere  una  bella 
tinta  viola  carico  quasi  metallico.  I  migliori  risultati  si  otteugono  dope  8  setti 
mane  di  maturazione  della  soluzione.  Con  I'andare  degli  anni  il  liquido  non  si 
altera;  anzi  da  colorazioni  migliori.  I  pezzi  le  cui  sezioni  dovranno  essere  co- 
lorate  possono  essere  fissati  tanto  in  alcool  che  in  liquido  di  Mil  Her,  tanto 
in  soluzione  acquosa  che  in  soluzione  alcoolica  di  sublimate  corrosive.  La 
fissaziene  migliere  pero  si  ha  con  I'alceel  assoluto.  Servone  bene  le  inclusioni 
cosi  in  paraffina  come  in  celleidina  ;  si  deve  pero  preferire  la  prima.  Si  ado- 
perino  aghi  di  vetro,  pinze  e  spatole  di  cerno  e  di  osso.  Le  sezioni  varine 
da  5  a  IB  a.  II  cepri-oggetto  sul  quale  seno  appiccicate  le  sezioni  e  pertate 
direttamente  dall'alcoel  a  90**  in  una  soluzione  fosfo-molibdica  al  10  "/^  dove 
si  lascia  pochi  secondi  specialmente  se  il  connettivo  e  abbondante.  In  seguito 
le  sezioni  si  asciugano  con  carta  da  filtro  e  si  passano  nel  liquido  fosfo-molibdo- 
ematossilinico  dove  restano  da  30  secondi  a  2  minuti  pi'imi.  La  durata  di  im- 
mersione  varia  a  seconda  della  forza  colorante  del  liquido,  specialmente  se 
ipermaturo,  dello  sviluppo  del  tessuto  connettivo  nelle  sezioni,  del  fissatore 
usato  e  della  durata  del  precedente  bagno  nella  soluzione  di  acido  fosfo-mo- 
libdico.  Se  con  un  liquido  ipermaturo  la  colorazione  riesce  troppo  intensa  anche 
lasciando  immerse  le  sezioni  pochi  secondi,  si  ripeta  la  colorazione  di  altre  se- 
zioni messe  direttamente,  dall'alcool  a  90",  in  una  miscela  a  parti  uguali  di 
liquido  colorante  e  di  soluzione  fosfo-molibdica  al.lO  "/o  6  lasciandovele  pochis- 
simo  tempo.  Dalla  soluzione  colorante  le  sezioni  sono  portate  in  una  abbon- 
dante quantita  di  alcool  a  70"  che  deve  essere  cambiato  almeno  3  volte  e  dove 
lasciano  I'eccesso  di  sostanza  colorante  fino  ad  ottenere  il  voluto  tono  di  co- 
lorazione. Dall'alcool  a  70°  si  mettono  nell'alcool  a  90°,  poi  nell'assoluto  dove 
possono  rimanere  a  lungo  senza  danno.  La  disidratazione  deve  essere  accu- 
rata.  II  rischiaramento  si  puo  fare  in  olio  di  bergamotto,  o  di  origano  ;  pre- 
feribilmente  nello  xilolo. 


COMUNICAZIONI    ORIGINALI 


ISTITUTO    ANTROPOLOGICO    DKLLA    R.    UNIVERSITA    DI    ROMA. 


Un  caso  di  atrofia  dell'  ala  magna  dello  sfenoide 
e  altre  particoiarita  nella  norma  laterale. 

Gousiderazioni  snl  slgniflcato  gerarchico  delle  anomalie  «rauiche 

DEL  DoTT.  V.  GIUFFKIDA-RUGGERI,  Assistente. 
(Con  2  figure). 


Ricevuto  il  5  Decerabre  1901. 


L  vietata  ]a  riproduzione. 

Un  cranio  Melanesiano  (N.  1102  del  Cat.)  che  lascia  incerti  se 
sia  femminile,  oppiire  appartenga  a  una  razza  di  bassa  statura,  nel 
qual  caso  potrebbe  essere  mascliile,  presenta  la  disposizione  morfo- 
logica  che  illustro  brevemente.  La  grande  ala  dello  sfenoide,  die  nei 
Melanesiani  e  bene  sviluppata,  si  presenta  in  questo  caso  come  una 
listerella  di  pochi  mm.  di  larghezza,  e  ridotta  altresi  nel  senso  del- 
I'altezza,  come  si  puo  vedere  dalla  figura  (Fig.  1,  meta  della  gran- 


.tfa--<»»-» 


^^^..^^^Si^Sjk.. 


Fig.  1. 


--^^ 


J- 


dezza  naturale).  L'  atrofia  e  tale  che  il   margine    superiore    dell'  ala 
e  di  soli  6  mm.  a  sinistra,    e  di  8  mm.  a  destra :   tale    margine    e 


8 


esclusivamente  in  contatto  col  frontale.  AH'atrofia  delle  ali  dello  sfe- 
noide  si  accompagna  un  forte  sviluppo  della  squama  del  temporale 
nel  senso  antero-posteriore.  La  squama  stessa  e  poco  sviluppata  in 
altezza,  cio  che  e  carattere  essenzialmente  Melanesiano,  come  gia 
feci  notare  (M,  e  il  suo  margine  superiore  si  presenta  rettilineo  {^): 
fatti  entrainbi  che  si  osservano  negli  antropoidi  (^),  Tutto  cio  da 
all'insieme  delle  suture  della  norma  laterale  un  aspetto  scimmiesco 
caratteristico.  Un  cranio  di  gorilla,  che  possediamo  nel  nostro  Mu- 
seo,  presenta  in  cio  un'analogia  sorprendente,  e  il  fatto  si  puo  ri- 
scontrare  nolle  diverse  figure  di  crani  di  antropoidi  che  si  trovano 
nolle  memorie  speciali.  In  altri  crani  umani  non  ho  mai  risconti'ato 
tale  disposizione:  ho  osservato  talora  poco  sviluppo  delle  ali,  ad  es. 
nel  cr.  450,  Umbro  adolescente,  ma  mai  un  grade  cosi  lilevante,  e 
accompagnato  da  una  disposizione  cosi  tipica  della  squama  del  tem- 
porale. Aggiungo,  a  complemento,  che  il  cranio  illustrato  presenta 
obliterate  la  sutura  coronale  e  la  sagittale. 

In  un  altro  cranio   Melanesiano  (N.  995  del  Cat.,  di  sesso   ma- 


C^>;^^^X... 


-       \ 


(Fig.  2). 

schile)  ho  riscontrato  un'  anomalia  che  non  e  nuova,  essendo  stata 
gia  descritta  da  altri  (4),  cioe    la  serie  piu  o  mono    completa   deUe 


(1)  Giuffrida-Ruggeri.  —  Ricerche  morfologiche  e  (raniometriche  nella  norma  laterale  e  nella 
norma  facciale.  —  Atli  della  Societa  Komana  di  Anlropoloc/ia.   Vol.    VII,  -Fosc.  //,  peuj.    ISi, 

i~)  Giustamente  il  Topinanl  (Eltimeats  d' authropolo-ie  g^titJrale.  —  Paris  1885,  pag.  803) 
incite  tra  i  caratteri  gerarchici :  «  rhorizzontalit(5  de  la  suture  de  IV^caille  du  temporal,  dont  Pexpres- 
sion  6\ev6e  est  representee  au  contraire  par  une  belle  courbe  arrondie  «. 

(3)  Cfr.  Aigner.  —  Ueber  die  ossa  parietalia  des  Menschen.  Ein  Beitrage  znr  vergleichenden 
Anthro'>ologie.  —  Mtinchen  1900. 

(')  Cfr.  Mariiiio  <^  Gambara.  —  Contribiizione  alio  studio  delle  anonialie  del  pterion.  —  Ar- 
chivio  per  VAnlropoloijia  e  VElnolojia  1899,  Fasc.  II,  Fig.  .5. 


-  9  - 

ossa  spiracolari,  ma  che  acquista  pero  nuovo  valore  dalle  recent! 
ricerche  del  Maggi  su  tali  ossa  C).  II  Maggi  difatti  assimila  tale 
serie  di  ossicini  alle  ossa  spiracolari  del  Polipterus.  Ne  do  quindi  la 
figura  (Fig.  2),  nella  quale  si  puo  vedere  che  il  temporale  e  sepa- 
rate dal  parietale  e  dal  frontale  da  una  serie  completa  (tranne  in 
un  punto)  di  ossa  intercalari,  che  occupano  cosi  quasi  tutto  lo  spa- 
zio  suturale  relative.  Quasi  la  stessa  disposizione  si  ha  nell'  altro 
lato.  Chi  avvicina  la  nostra  figura  a  quella  del  cranio  del  Polipte- 
rus (-),  notera  senza  dubl)io  la  grande  rassomiglianza  morfologica. 

Non  mi  fermo  su  altre  anornalie  da  me  descritte.  Solo  faccio 
no  tare  che  la  divisione  longitudinale  dell'ala  dello  sfenoide,  da  me 
scoperta  in  altro  cranio  Melanesiano  e  gia  illustrata  (^),  puo  stare 
in  qualche  rapporto  con  1'  atrofia  notata.  Se  ammettiamo  che  la 
meta  posteriore  di  quell'ala  divisa,  da  me  chiamata  osso  pretempo- 
rale,  sia  equivalente  a  un  osso  opercolare,  saldandosi  poi  questo  con 
la  squama  del  temporale,  ne  risulta  che  1'  ala  magna  originaria  e 
eccessivamente  piccola,  e  tale  puo  ritornare  in  casi  eccezionali. 

La  presenza  di  cosi  importanti  anomalie  nei  crani  Melanesiani 
sta  a  dimostrare  che  lo  studio  delle  razze  inferiori  puo  essere  di 
grande  aiuto  alle  discipline  anatomiche,  che  vengono  arricchite  di 
nuove  conquiste.  Sinora  tale  studio  si  e  fatto  nel  senso  di  trovare 
una  ricca  messe  di  anomalie  banali;  ma  io  credo  che  piii  che  la 
quantita  complessiva  delle  anomalie  sia  importante  studiare  la  lore 
qnalita  gerarchica.  Una  vera  gerarchia  delle  razze  umane  deve  ba- 
dare  al  significato  filogenetico  di  certe  disposizioni  morfologiche,  an- 
che  rare,  piii  che  al  trovare  una  quantita  minore  o  maggiore  di  ano- 
malie. Gria  altra  volta  scrissi:  "  in  certi  gruppi  etnici  certe  anoma- 
lie si  presentano  piii  frequenti,  in  altri  certe  altre,  e  un  confronto 
puramente  statistico  non  darebbe  conclusioni  serie  dal  punto  di  vi- 
sta gerarchico  (^)  „.  Da  cio  si  puo  dedurre  che  le  anomahe  prese  in 
blocco  col  metodo  statistico  e  sommate  non  danno  nessuna  indica- 
zione.  Piu  importante  e  il  metodo  statistico  quando  si  riferisce  alle 
singolo  anomalie:  il  risultato  che  si  ottiene  in  questo  case  contri- 
buisce  al  significato  da  dare  a  ciascuna  anomalia,  contribuisce  a  sta- 


(')  Maggi.  —  Altri  risultati  di  riceri  he  morfologiche  intorno  ad  ossa  craniali,  cranio-facciali  e 
fontaiielle  deiruomo  e  d'aliri  iiiammiferi.  —  Bullellino  srienli/lco  di  Pavia  1897,  IS.  3,  png.  7  del- 
Veslralto. 

(-)  Cfr.  ^^'i  edersheim.  —  Compendio  di  anatomia  comparata  dei  vertebrati  (traduzione  italiana) 
pag.  67,  Fig.  64. 

(^)  Giuffrida-Ruggeri.  —  Divisione  longitudinale  dell'  ala  magna  dello  sfenoide  (osso  pre- 
temporale).  —  Aiiatoiaischer  Ameiger,  N.  20-21.  Of.  anche  Ricerche  citate. 

(*)  Kicerche  citate. 


-   10  - 

bilire  la  qualita  gerarchica  cli  essa.  Cosi  quando  si  e  visto  che,  ad 
esempio,  il  metopismo,  I'osso  malare  bipartite,  sono  molto  piii  fre- 
quent] negli  Europei  che  nei  Melanesiaiii,  si  pu5  trarre  qualche 
conclusione  siil  significato  gerarchico  negative  di  tali  anomalie.  E 
inesatto  quanto  scrive  il  Topinard:  "  L' observation  montre  que 
dans  les  races  les  plus  inferieures  connues  de  nous,  il  se  rencontrent 
souvent  des  caracteres  qui,  a  ce  point  de  vues,  les  placent  audessus 
memo  des  races  blanches  „  ('),  II  torto  e  di  aver  considerate  come 
caratteri  d'  inferierita  alcune  anomalie  che,  o  sono  delle  semplici 
imperfezioni,  come  1'  osso  zigomatico  bipartite,  e  dipendeno  da  fat- 
tori  diversi,  come  il  metopismo,  o  le  anomalie  della  squama  deiroc-_ 
cipitale:  in  ogni  caso  non  possono  venire  adibite  come  indici  esatti 
di  inferierita  reale  nel  sense  gerarchico.  La  contraddizione  quindi 
netata  dal  Topinard  si  sarebbe  potuta  risparmiare:  ad  ogni-  mo- 
de la  statistica  ha  centribuito  a  svelare  I'inesattezza  cemmessa. 
Quando  un  carattere  morfologico  e  I'ealmente  inferiore,  ad  esempio 
la  gouUiere  simienne  di  Topinard,  clivus  naso-alveolaris  di  Sergi, 
la  contraddizione  non  si  veriflca,  anzi  la  statistica  ne  cenferma  il 
valore  nel  modo  piia  manifesto:  che  eccezionalmente  la  stessa  ane- 
malia  si  possa  trovare  anche  in  individui  appartenenti  a  razze  su- 
pei'ieri  ('),  cio  non  le  toghe  nulla  del  suo  significato. 

Ma  il  metodo  statistico,  per  quanto  utile  come  centrello,  non 
e  sempre  pessibile  :  vi  sono  del  caratteri  che  per  la  lore  rarita  sfug- 
gono  alia  ricerca  statistica.  Ebbene,  in  questi  casi  si  consulti  seve- 
ramente  il  criterio  morfologico  :  esse  e  sufficiente  a  stabilire  il  va- 
lore gerarchico. 

Tale  indirizzo  potrebbe  essere  ferse  piii  fecende  di  quelle  che 
si  possa  credere  a  prima  vista.  E  a  titole  di  esempio  valga  questo 
fatte,  che  rientra  neH'argomente  della  presente  neta.  le  non  ho  riscon- 
trato  una  serie  cempleta  di  ossicini  spiracelari,  paragonabile  a  quella 
descritta,  in  nessun  cranio  Europeo  del  nostro  Musee ;  invece  in  un 
cranio  Romano  (n.  1161  del  Cat.)  ho  trovate  e  descritto  un  osso  unico 
che  tiene  luogo  precisamente  della  serie  spiracolare,  e  va  dall'aste- 
rion  al  frontale,  separando  completamente  il  temporale  e  le  sfeneide 
dal  parietale,  occupando  cesi  tutto  le  spazio  suturale  relative  (^).  Eb- 


(•)  Loc.  cit. 

("    « flans  celles-ci  on  rencontre  quel|uefois  des  caracteres  iT  inferiority  on  de  in^diocrite 

qui  Jos  rabaissent  «  dice  il  Topinard  ;  ma  secondo  noi  1' eccezione  resta  individuale  e  non  [)ii6  ab- 
bassare  la  razza  in  cui  si  trovS..  di  fronte  ad  un'  altra  raz7a  in  cui  1'  eccezione  stessa  e  invece 
la  rogola. 

(^)  G  i  nffri  d  a -R  n  ggeri.  —  Ossa  fontanellari  e  sjiazi  suturali  nella  norma  laterale.  —  Monilore 
Zoologico  Jlaliauo  iOOO.  n.   H,  fig.  4. 


-  11  - 

bene,  rosteogonesi  dimostra  che  runiflcazione  del  molteplice  (Maggi) 
rappresenta  un  grado  ulteriore  di  sviluppo,  che  alia  sua  volta  pre- 
cede la  fusione  con  le  ossa  principali.  Quando  quest'  ultima  fase  non 
si  verifica,  siamo  in  presonza  di  un  arresto  di  sviluppo,  non  nell'an- 
tico  significato  patologico,  ma  nel  sense  di  imperfezione  C).  Nel  mag- 
gior  numero  del  casi  poi,  per  un'abbreviazione  dell'ontocraniogenesi, 
lo  spazio  suturale  nel  quale  si  dovrebbero  sviluppare  tali  ossifica- 
zioni,  ne  resta  privo.  Una  gerarchia  dunque  si  puo  forse  stabilire  in 
base  alio  studio  minute  di  certe  disposizioni  morfologiche  :  quindi  la 
conoscenza  di  tali  fatti,  che  una  volta  erano  giudicati  semphci  cu- 
riosita  anatomiche,  e  diventata  indispensabile  ah' antropologo.  La 
morfologia  cosi  intesa,  diventa  ausiliaria  dalla  craniometria,  la  quale 
oramai  ha  dato  quanto  poteva  dare  nel  campo  della  gerarchia  delle 
razze  umane  ("). 

Da  un  altro  punto  di  vista  ancora  sono  importanti  le  anomalie 
di  ossificazione  del  cranio,  dal  punto  di  vista  della  filogenesi.  Inquan- 
toche,  sebbene  sia  certo  che  I'uomo  e  1'  ultimo  venuto  nella  scala 
zoologica,  non  e  ben  certo  ancora  a  quale  punto  della  serie  animale 
e  incominciata  I'evoluzione  divergente,  e  rapidamente  ascendente, 
che  lo  ha  condotto  sine  alio  state  attuale ;  e  potrebbe  essere  che 
questo  punto  originario  sia  piii  basso,  che  altri  punti  di  divergenza 
di  altri  mammiferi.  Diverse  considerazioni  fanno  pensare  che  il  cranio 
umano  quanto  alia  sua  costituzione  morfologica  sia  molto  vicino  alio 
state  primitivo  ;  come  del  resto  e  provato  per  le  estremita  degli 
a)ti,  che  in  altri  ordini  di  mammiferi  hanno  subito  un'evoluzione  piii 
divergente  che  non  nei  Primati. 

Da  molto  a  riflettere  il  fatto  che  il  cranio  "  par  I'heureux 
developpement  et  la  conformation  harmonique  (^)  „  e  gia  nei 
Cebidi  cosi  simile  a  quelle  umano,  a  giudizio  di  Hovelacque  e 
Herve,  quale  non  e  lo  stesso  cranio  degli  Antropoidi.  E  i  Cebidi 
sono  certamente  molto  vicini  al  tronco  primitivo,  perche  non  pare 
che  debba  ammettersi  la  lore  derivazione  dai  Lemuridi  (^).  Non  solo 
r  aspetto  generale,  ma  certe  particolarita  morfologiche  si  riscontrano 
nel  cranio  dei  Cebidi,  che  poi  si  ritrovano  nell'  uomo,  saltando  i  Pi- 


(')  Cfr.  Giuflrida-Ruggeri.  —  Sul  significato  delle  ossa  fontanellari  e  dei  forarai  parietali  e 
sulla  pretesa  penuria  ossea  del  cranio  umano  —  AtN  della  Sociela  Romana  di  A nir apologia,  Vol.  VII, 
Fasc.  III. 

{-)  fi  bene  ricordare  che  i  faraosi  iudici  che  hanno  gettato  tanto  scompiglio  nel  campo  degli  an- 
tropologi  per  rapplicazione  fattane  da  taluni  in  sense  etnico,  e  sono  cosi  intidi  e  senza  significato  ge- 
rarchico,  non  costituiscono  tutta  la  craniometria  :  il  che  sarebbe  una  reazione  eccessiva  e  ingiusta. 

(■*)  Hovelacque  et  Herv(5.  —  Precis  d'Anthropologie.  —  Paris  1887,  pag.  53. 

{*)  Hovelacque  et  Herv4.   Op.  cit.  p.  29  e  p.  203. 


-   12   - 

teci  e  gli  Antropoidi :  cosi  le  ossa  nasali  dei  Cebidi  non  si  saldano 
fra  di  loro,  mentre  quelle  delle  altre  sciminie  si  saldano  per  tempo. 
Cosicche  si  potrebbe  ammettere  che  1'  uomo  e  diventato  un  Primate 
per  una  via  alquanto  divergente,  senza  passare  cioe  dai  Piteci,  ma 
evolvendo  per  proprio  conto  da  un  livello  che  puo  essere  quelle 
stesso  al  quale  appartengono  i  Cebidi  C).  Del  resto  neanche  per  gli 
Antropoidi  e  necessario  ammettere  che  siano  un'  evoluzione  dei  Pi- 
teci: Vogt  anzi  ha  sostenuto  che  non  lo  sono  (').  Cio  posto,  il 
punto  di  divergenza  dei  Primati,  compreso  I'uomo,  potrebbe  essere 
piu  basso  di  quelle  che  ordinariamente  non  si  creda  (^) ;  e  le  rasso- 
miglianze  che  il  Maggi,  ogni  di  va  scoprendo,  e  aUe  quaJi  io  ho  ag- 
giunto  diversi  contributi,  non  dovrebbero  meravigiiare,  ne  essere  re- 
putate  troppo  audaci,  e  tanto  mono  inutili  per  la  scienza.  Anche 
qui  la  moi"fologia  da  la  mano  alia  craniometria.  La  craniometria 
ebbe  gia  ai  suoi  tempi  classici,  in  comune  con  le  altre  misure  sche- 
letriche,  due  scopi  principali :  1^  determinare  i  rapporti  che  ha  I'uomo 
cogii  altri  animali;  2°  stabihre  una  gerarchia  dehe  razze  umane  (*). 


(1)  Faccio  notare  clie  la  formula  dentaria  non  sarebbe  un  ostacoio,  perche  anclie  nell' uonio  e  state 
trovato,  sebbene  rarissimo,  uu  quarto  molare  (Bertillon  et  Fontan,  Ilovelacijue  et  Her- 
ve,  ecc). 

(")  Lecons  sttr  I'hoinme,  p.  628. 

(3)  Da   questo    punto    di    vista  e  degno  di  profonda    rifless  one    quanto   scrive   una   persona   cosi 

competeiite  qual'^  Gaudry  :  "  les  Singes   antiiroponiorpiies   diflferent   moins    pour  la  dentition 

des  quadrup6des  de  Taurore  de  I'^re  tertiaire  qu'ils  ne  different  des  autres  animaux  des  temps  actuels. 
(Sur  !a  siinilitude  des  dents  de  I'homme  et  de  quelques  animaux.  L'Antliropologie,  1901,  p.  £25). 

(')  Cio  si  rivela  da  tutto  il  coraplesso  delle  ricerche,  quasi  a  malincuore  degli  stessi  ricercatori, 
die  essendo  poligenisti  avevano  cura  di  notare  piti  le  diflerenzo  e  le  contraddizioni,  come  abbiarao  vi- 
sto  che  tenta  il  Topinard,  anzicli6  la  gerarchia  delle  razze  umane.  Ma  I'esisteoza  di  tale  gerar- 
chia non  iraplica  necessariamente  il  monogenisino,  anzi  le  diflerenze  fra  le  razze  umane  assumono  un 
valore  zoologico  pid  netto.  Cio  6  tanto  vei-o  che  molti  caratteri  sono  riferiti  da  Hovelacque  e 
Herv^,  e  in  parte  dallo  stesso  Topinard,  come  nettamente  gerarchici  (la  parola  "  seriaires  n  non 
puo  avere  altro  signiticato),  ad  eserapio,  it  prognatismo  alveolare,  Tangolo  di  i  rofilo.  Tangolo  sfenoi- 
dale,  I'indice  pelvico  e  quello  dello  stretto  superiore,  I'iniice  scapoiare.  I'angolo  di  torsione  deH'oine- 
ro,  ecc,  sebbene  questi  antropologi  siano  poligenisti.  Forse  gli  attuali  metodi  somatometrici  (We  Id  on, 
Camel  ano,  Andres)  applicati  aH'uoino  darebbero  altri  caratteri  gerarcliici.  Giii  un'anticipazione  di 
essi  si  trova  nella  ricerca  fatta  da  Dally  (Art.  "  Main  »  Diet,  encyc.lop.  de  sciences  tnidicales),  il 
quale  lia  detei'minato  la  lunghezza  delhi  iiiano,  facendo  uguale  a  100  la  lunghezza  della  colonna  ver- 
tebrale,  misurata  questa  dal  tubercolo  mediano  deH'atlante  all'estremita.  del  coccige.  Egli  ebbe  i  se- 
guenti  risultati,  che  riferisco  a  titolo  di  esempio  per  altre  utili  ricerche  analoghe : 

Orango  45 

Gorilla  33,3 

8  Negri  32.4 

8  Taitiani  29.8 

8  Frances  i       27 

Che  la  statura  non  sia  preferibile  in  tali  ricerche  come  lunghezza  h-tse,  lo  aveva  gia  intuito  To- 
pinard quando  scrisse:  «  D6s  que  le  principc  gtindral  de  TunitiS  des  mesures  a,  prendre,  afin  de  pou- 
voir  reconstruire  en  chiffres,  puis  dans  un  dessin  la  figure  entidre  de  I'homme,  est  admis,  il  n'y  a  plus 
il  tergiverser,  il  faut  le  pousser  jusque  dans  les  details  :  ainsi  rapporter  le  diametre  transverse  du 
bassin,  la  longueur  du  pied  au  m6me  <italon,  a  la  tailie  aujourd'hui,  au  tronc  un  jour  peut-etre  [Op, 
cit.,  p.   1115)., 


-   13    - 

La  morfologia  con  indirizzo  comparativo  puo  riuscire  utile  all'  uno 
e  all'altro  scopo,  e  quanto  al  primo  quesibo  e  piu  utile  delle  stesse 
misure.  Difatti  queste,  opporbunamente  scelte,  ci  danno  i  rapporti 
attuali  cheha  I'uoitio  cogli  altri  aniraali;  mentre  le  ricerche  morfo- 
logiche  ci  possono  svelare  i  rapporti  filogenetici. 

Adesso  non  resta  che  classiflcare  le  due  anomalie  che  abbiamo 
illustrate  (Fig.  1  e  Fig.  2).  Secondo  un  mio  schema  (')  le  variazioni 
morfologiche  del  cranio  umano  non  patologiche  si  possono  distin- 
guere  nolle  seguenti  categorie:  variazioni  morfologiche  etniche,  ses- 
suali,  per  costituzione  fisica,  su  fondo  atavico  (umano  o  preumano) 
su  fondo  infantile,  individuali  (funzionaU  e  autoctone).  Evidentemente 
da  quanto  abbiamo  detto,  le  nostre  due  anomalie  rientrano  nolle 
variazioni  morfologiche  su  fondo  atavico  preumano.  Questa  catego- 
ria  pareva  dagli  studi  fatti  in  passato  oramai  esaurita :  nuove  e 
importanti  ricerche,  fatte  specialmente  in  Italia,  hanno  rivelato  un 
vasto  campo,  la  cui  presenza  prima  non  si  sospettava.  Si  tratta  di 
preziosi  residui  di  un'  evoluzione  anteriore,  che  la  morfologia  ha  il 
dovere  di  raccogliere  religiosamente,  tutte  le  volte  che  I'ticume  del- 
I'osservatore  ne  constata  la  presenza. 


ancanza  del   muscolo  grande   pettorale 

Nota  AiiatouiiCfi 

DEL  DoTT.  ANTONIO  MOJtI. 


Kicevuta  il  6  cliceiubre  19ul. 


E  vietata  la  riprocluzione 

II  grande  pettorale,  come  gli  altri  muscoli  dell'economia  ani- 
male  puo  presentare  delle  variazioni  morfologiche  ed  anche  delle 
vere  anomalie.  Esse  sono  assai  numerose  e  furono  dal  Testut  (^),- 
nel  suo  classico  lavoro  sulle  anomalie  muscolari  dell'  uomo  riunite 
in  otto  gruppi.  Tutti  gli  autori  principali,  quali  il  Meckel  (^), 
ii  Theile  {\  i\  Macalister  ('),  il  Sappey  {%  I'Hyrtl  i!")  fino 
ai  pill  recenti,  fra  cui  il  Debierre  ('),  ed  il  Romiti  (^)  ne  fanno 
parola  e  quindi  sarebbe  superfluo  ripetere  meno  bene  quanto  e  gia 
state  detto.  Tra  le  anomalie  di  questo  muscolo  le  piii  singolari 
son  quelle,  che  vengono  descritte  sotto  la   denominazione   di  man- 


(')  Cfr.  tiiuffrida-Ruggeri.  —Variations  morphologiques  du  crane  humain    —  Archives  d'an- 
Ihropologie  criminelle.  Lyon,   iOOi,  it.  01. 


-  u  - 

canza  o  assenza  del  gran  pettorale  ;  la  quale  piio  esser  totale  od  es- 
sere  limitata  ad  una  delle  sue  tre  parti.  Nel  maggior  numero  del 
casiqueste  varieta  morfologiche  furono  riscontrate  alia  sezione  cada- 
verica,  eccezionalmente  nel  vivente,  come  nel  case  del  De shays  C-'), 
del  Brieger  ('°)  e  del  Koenig  (^').  Questo  gruppo  di  anomalie  non 
sono  per  vero  dire  molto  frequenti:  il  Bertelli  (i2),  per  esempio 
dice  che  "  rarissimamente  fu  costatata  la  mancanza  totale  o  par- 
ziale  „  di  questo  muscolo  e  1' Hyrtl  nella  sua  lunga  pratica  anato- 
mica  la  riscontro  soltanto  due  volte.  Nondimeno  11  Testut  ne  ha 
raccolti  24  casi  e  se  a  questi  si  aggiungono  quello  delFroriep  C^), 
del  Brieger,  del  Koenig  ed  il  mio  si  giunge  appena  a  30. 

Si  noti,  pero,  che  non  si  tratta  nella  maggior  parte  del  casi  ci- 
tati  di  mancanza  completa  del  muscolo,  bensi  di  semplici  deficienze 
di  una  dehe  parti,  in  cui  il  muscolo  si  suol  dividere,  e  talvolta  di 
qualche  fascio  soltanto,  quando  non  si  scambi  Vassenza  con  vere  e 
proprie  atrofie  muscolari,  ben  diverse  per  il  loro  valore  anatomico. 

L'anomalia  piii  frequentemente  colpisce  la  porzione  sterno-co- 
stale  ed  e  piii  o  mono  accentuata.  Cosi  dal  case  del  Testut,  in 
cui  si  aveva  la  mancanza  di  pochi  fasci  muscolari,  per  la  quale  il 
muscolo  sembrava  come  diviso  da  una  fessura  trasversale  all'  al- 
tezza  della  3^^  e  4^  costola:  da  quelle  del  Turner  (^^),  nel  quale 
si  notava  solo  1'  assenza  del  fasci,  che  partono  dalla  2^^  costola  e 
dalla  porzione  corrispondente  dello  sterno,  si  passa  al  caso  del  G-io- 
vanardi  ('^),  in  cui  la  porzione  costale  destra  era  ridotta  ad  un 
sol  fascio,  che  partiva  dalla  2^  e  3^  costola  e  si  confondeva  colla 
porzione  clavicolare,  ed  a  quelli  del  Calori  {^^),  deUo  Iwedy  (^~), 
del  Berger  C^),  del  Kolliker  C^),  del  Quain  (^O),  del  Macali- 
ster  (2')  e  di  altri. 

Pill  di  rado  l'anomalia  si  riscontra  nella  porzione  clavicolare,  ma 
anche  di  questa  si  hanno  esempi  del  Cruveilhier  C^^),  del  Nuhn  (^^), 
del  Quain  C^^^),  del  Barkow  (^^)  e  del  Gruber  C^^).  L' assenza  com- 
pleta di  tutto  un  mascolo  pettorale  e  eccezionale :  si  citano  i  casi 
del  Burney- Yeo  (^"),  del  Berger,  del  Forsyth  (^^),  del  Deshays 
del  Brieger.  II  Beaunis  ed  il  Bouchard  (^^)  dicono  nel  loro 
Trattato  che  la  mancanza  sul  vivo  fu  notata  solo  in  due  casi. 

L'anomalia  da  me  osservata  riguarda  un  giovane  di  23  anni, 
bracciante,  che  godette  sempre  buona  salute.  Di  costruzione  sche- 
letrica  regolare,  di  costituzione  fisica  buona,  con  masse  muscolari  e 
pannicolo  adipose  bene  sviluppato,  presenta  una  deformazione  tora- 
cica,  che  data  fin  dalla  nascita.  Se  si  fa  porre  il  giovane  nella  po- 
sizione  militare  di  "  Attenti !  „  col  tronco  denudato,  si  nota  subito 


-   15   - 

una  assimetria  toracica  caratterizzata  da  una  deviazione  dei  rap- 
porti  di  forma  e  di  dimensione  della  meta  sinistra.  In  questo  lato 
si  osserva,  infatti,  il  volume  del  costato  piii  piccolo,  la  mancanza 
del  solco  di  Sibson  e  del  rilievo  che  e  proprio  della  regione  mam- 
maria,  lo  sposbamento  in  alto  del  capezzolo.  Le  costole,  invece,  e 
gli  spazi  intercostali,  come  pure  la  porzione  interna  della  clavicola 
son  bene  evidenti  sotto  la  pelle.  Anche  la  regione  anteriore  della 
spalla  e  tutto  il  braccio  sono  meno  voluminose  e  non  hanno  la  forma 
rotondeggiante,  quale  di  solito  si  osserva  :  anzi  il  braccio  e  depresso, 
quasi  fosse  schiacciato  ai  lati.  Inoltre  fra  la  parte  interna  del  to- 
race  e  I'arto,  esteso  lungo  il  tronco,  rimane  uno  spazio,  che  non 
trova  la  sua  corrispondenza  a  destra,  onde  il  cavo  ascellare  sembra 
come  spostato  in  alto  e  la  linea  compresa  fra  il  l)raccio  e  la  parte 
superiore  ed  interna  del  torace  a  destra  forma  un  angolo  aperto  in 
fuori  al  livello  della  papilla  mammaria,  mentre  a  sinistra  prende  un 
andamento  leggermente  curvilineo  a  concavita  interna.  Questi  fatti 
notati  alia  ispezione  meglio  che  le  mie  parole  saranno  illustrati  dalla 
fotografla  del  soggetto.  Colla  palpazione  si  certiflcava  la  mancanza 
assoluta  dello  strato  nmscolare,  talche  lo  scheletro  si  avvertiva  in 
tutte  le  sue  particolarita  sotto  la  pelle.  Anche  del  tendine  del  mu- 
scolo  gran  pettorale  non  si  avvertivano  traccie. 

Qual' e  il  valore  morfologico  di  questa  anomalia?  II  Testut 
osserva  giustamente  che  per  poter  con  sano  criterio  precisarne  il 
significato  occorrerebbero  delle  notizie  particolareggiate,  che  mancano 
nolle  relazioni  troppo  som marie,  che  gli  autori  ci  offrono.  Tuttavia 
egli  divide  i  casi  di  mancanza  del  muscoio  in  due  classi :  nella  prima 
pone  quelle  mancanze  totali  o  parziali  che  sono  dipendenti  o  dal 
processo  morboso,  che  e  denominate  in  patologia  atrofia  muscolare 
progressiva^  come  i  casi  di  Berger,  o  da  cause  tratcmatiche,  che 
colpiscono  in  precedenza  il  muscoio,  come  il  caso  di  Kolliker:  alia 
seconda  classe  riporta  tutti  quel  casi,  in  cui  non  si  possono  invo- 
care  cause  patologiche  e  traumatiche. 

Pero  secondo  il  mio  modesto  parere  le  malformazioni  del  primo 
gruppo  non  possono  esser  considerate  anomalie  e  rientrano  vera- 
mente  nel  campo  della  Patologia.  DcUe  forme  anomale  congenite, 
alcune,  per  esempio  quelle  in  cui  il  muscoio  e  ridotto  alia  sola 
porzione  sterno-costale^  debbono  considerarsi,  secondo  il  Testut,  come 
un  ritorno  atavico,  la  riproduzione,  cioe,  di  una  disposizione  anato- 
mica,  che  e  fatto  normale  in  diversi  animali,  quali  i  7ion  clavicolati, 
fra  cui  il  riccio  (Meckel),  il  cercopiteco,  il  macaco  e  lo  stesso 
orang  (Bischoff),  poiche  in  questi  animah  il  gran  pettorale  manca 


-   16  - 

dei  fasci  clavicolari.  Senza  dubbio  e  logico  pensare  ad  una  causa, 
che  sfugge  a  noi,  la  quale  debba  avere  agito  sulla  ontogenesi 
quando  si  ricordi  che  I'anomalia  muscolare  va  talvolta  congiunta 
ad  anomalie  di  altre  parti  dell'  economia.  Cosi  nel  case  descritto 
dal  Froriep,  in  cui  mancava  la  parte  media  del  gran  pettorale, 
si  aveva  pure  la  mancanza  della  mammella  dello  stesso  lato  e 
la  8^  e  4:-^  costola  mancanti  delle  lore  inserzioni  sternali.  Cos!  il 
Brieger  presento  alia  Societa  Medica  di  Berlino  un  uomo  man- 
can  te  a  destra  dei  due  pettorali.  Ora  in  questo  individuo  si  no- 
tava  una  membrana  simile  all'  ala  del  pipistrello,  distesa  tra  il 
tronco  ed  il  braccio  destro  ed  una  sindactilia  della  mano  destra. 
Koenig  pure  osservo  in  un  giovanetto  di  16  anni,  mancante  della 
porzione  sternale,  un  considereyole  appianamento  del  torace  dal  lato 
affetto  dair  anomalia  ed  una  scoliosi  dal  lato  opposto.  A  proposito 
della  molteplicita  delle  ani)malie  che  si  riscontrano  in  generale  in  uno 
stesso  soggetto  giustamente  il  Chiarugi(^°)  fa  osservare :  "  Ognuno 
che  abbia  pratica  di  dissezione  —  egii  scrive  —  sa  che  non  e  punto 
raro  che  in  uno  stesso  cadavere  si  riscontrino  talora  piii  varieta  tra 
lore  connesse  ed  apparentemente  indipendenti.  Senibra,  infatti,  molto 
probabile  che  la  deviazione  dal  tipo  normale  di  un  organo  o  di  una 
sua  parte  debba  influiry  sullo  sviluppo  del  rimanente  o  di  altri  or- 
gan! ad  esse  anatomicamente  e  funzionalmente  congiunti.  E  non 
sembra  nemmeno  difficile  che  quella  causa  che  ha  determinato  la 
varieta  in  un  organo  possa  avere  ugualmente  agito  su  altre  parti 
del  corpo  anche  indipendentemente  dalla  prima.  "  Infatti,  stando 
sempre  all'  anomalia  del  gran  pettorale,  di  cui  ci  occupiamo,  essa 
molte  volte  fu  trovata  unita  ad  altre  varieta  neha  stessa  regione, 
specialmente  alia  mancanza  del  piccolo  oblique.  Questo  flitto  fu 
notato  nel  case  del  Calori,  dello  Iwedy,  del  Forsyth:  nel  3° 
case  di  Berger  si  aveva  inoltre  I'atrofia  di  altri  muscoli  vicini  al 
gran  pettorale.  Cosi  nel  case  di  Ko Hiker  si  noto  pare  la  particola- 
rita  che  le  fibre  le  piii  interne  della  porzione  clavicolare  del  pettorale 
prendevano  origine  dalla  clavicola  per  mezzo  di  una  lunga  striscia 
tendinosa.  In  due  casi,  all'opposto,  invece  di  un  difetto  si  noto  un 
eccesso  di  formazione,  come  nel  caso  di  Iwedy,  nel  .quale  la  por- 
zione clavicolare  leggermente  ipertrofica,  ed  in  queUo  di  Berger  in 
cui  la  ipertrofia  di  questa  stessa  porzione  era  assai  considerevole. 
Nel  nostro  caso,  quantunque  1' individuo  per  il  resto  sembrasse  ben 
conformato,  non  era  possibile  ammettere  od  escludere  altre  anoma- 
lie, che  solo  la  sezione  cadaverica  potrebbe  dimostrare.  Aggiungero 
che  la  funzione  fisiologica  del  gran  pettorale  era  discretamente  sur- 
rogata  dal  deltoide. 


17 


Bibliografia 

(1)  Testut  L.  —  Les  anomalies   inusculaires  chez  rhoniiiie  exnliqjetis    par   Tanatomie  comparee.  — 

Paris,  iSS4. 
Meckel  —  Manuel  d'Anat.  g^nerale,  descrip.  et  path.  —  Breschet    iS23. 
Theile  —  iSnciclop.  anat.  —  iH3. 
Macalister  —  A  des;ri|it    Catal.  of  muscular  anomalies  in  human  anatomy  —  Transact  of  the 

roy.  Irish  Xcad,.   1871. 
Sappey  —   Irattato  d'anatoniia  descrittiva  —  Milano.    Va/lardi. 
Hyrtl  —  Trattato  d'anatoniia  dell'uomo   —   Tjadu:ione  italiana 
Debierre  —  Trattato  di  anatomia  deiruomo  —  Milano,   Vullardi. 
Romiti  —  Trattato  di  anatomia  deiruomo  —  Milano,    Vallardi. 
Deshays  —  Soc.  auat.  —  1873. 
Citato  da  Peyrot.  Torace.  —    Vol.  III.  -p.    1,  del    Trattato  di  C/iirunjia  di  Dtipla;/    e    Rectus. 

Torino,  Unionc  Edi trice. 
Kuenig  —  Trattato  di  chirurgia  speciale  —    Vol.  J  J. 
Bertelli  —  Pettorali  (muscoli)     -  Eiiricloped'u  Medica  italiana. 
Kroriep  —  Neue  Notizen,  —   Vol.    V,  Avril  1839. 
Turner  —  Journ.  of  Anat.  and  Phys.  —  t.    VIII. 

Giovanardi  —  Anomalie  anatomiche  —  Lo  Spallanzani.  f.  3,  4,   1876. 
Calori  —  Memuria  dell'Accademia  di  Boloj;iia  —  Serie  II,  I.    VII. 
Iwedy  —  Lancet,   1873. 

Berger  —  .Angeborner  Defekt  der  Muse,  pectoralis  —   Taijeblatt  der  Naturf.  Breslau. 
KoJliker  —  Varietaten  Beobachtuiigen  aus  dem  pijiparirsaalo  —  Wurshxrg    1877-79. 
Qua  in  —  Anatomv. 

Macalister  —  Cn  muscular  anomalies, 
Cruveilbier  —  Citato  da  Hyrtl  —  Ivi  pag.  349. 
Nuhn  —  Untersuch.  u.  Beobacht  —  heft.  I,  p.  19. 
Quain  —  Ivi  p    317. 

Barkow  —  Monstra  daplicia  —  Lipsia,  18S8. 
Gruber  —  Virchow's  Arch.  —   Vol.  XI. 
Burney-Yeo  —  Meeting  of  the  clinical  Society  —   1873. 
Forsyth  —  lahresbericht  f.  Anat.  und   Phys    —   1873. 

Beaunis  e  Bouchard  —  Nuovl  elementi  d'anatoraia  descrittiva  —  Milano,    Va/lardi. 
Chiarugi  —  Varieta  anatomiche  —  Estratto  dal  Bollettino    delta    Sociela    tra    i    cultori   delle 

scienze  inediclie  in  Siena.  An>iO  II.  n.  i*  e   10.  > 


(4 

(^ 
6 

c 

(8: 

(^: 

(10 

(II 

(1-^ 

(13 

(1' 

(15 
(16; 

(1 

(18; 

(19 

(20 
(21 
(22 
(23 
(24 

(25; 
(i!6; 

(27 

(2s: 

(29 

(3o; 


ISTITDTO    ANATOMICO    DI    TADOVA    DUtKTTO    D.M.    PKOF.    BERTELLI. 

DOTT.    MUSEPPE   STEE,Z[ 

AlOTO 

Intorno  alia  divisione  della  dura  madre  daU'endocranio. 


Ricevuta  il  5  gennaio  1902. 
E  vietata  la  riproduzione. 

Nel  1536  Mass  a  C)    affermo  per  primo  che  la  (Sura  madre  en- 
cefalica  e  formata  da  due  foglietti,  e  ciuesto  fotto  fa  confermato  da 

(')  Massa    Nicolai  —  Liber  introdnctorlus  Anatomiae,  sive  dissectionis  corporis  bumani,    nunc 
primum  ab  ipso  auctore  in  lucem  editus,  tec.  —   Venetiis,   1536,  c.  *ia  e  c,  83'^, 


-   IS   - 

quasi  tutti  gli  Aiiatomici  posteriori,  tanto  che  anche  nei  trattati 
moclerni  si  trova  essere  la  dura  madre  encefalica  costitiiita  di  due 
foglietti,  fusi  in  una  sola  membrana  e  riconoscibili  I'uno  dall'altro 
per  spessezza,  inaggiore  nell'  esterno,  per  colorito,  giallastro  nel 
foglietto  esterno  e  bianco  splendente  nell'  interno,  per  scarsa  va- 
scolarizzazione  nel  foglietto  interno,  e  per  di  versa  direzione  dei 
fasci  che  li  costituiscono.  In  corrispondenza  del  ganglio  del  nervo  tri- 
gemino,  dell'  estremita  del  condotto  endolinfatico,  ed  a  livedo  del 
grande  foro  occipitale,  essi  si  separano  I'uno  dall'altro  per  formare  ri- 
spettivamente  la  cavita  di  Meckel,  la  cavita  che  accoghe  I'estremo 
del  condotto  endolinfatico,  e  per  costituire  il  peiiostio  interno  delle 
vertebre  od  endorachide  e  la  dura  madre  midollare  :  taluno  preten- 
derebbe  poi  che  i  due  foglietti  si  dividessero  anche  in  corrispondenza 
dei  seni  venosi  ed  a  livello  del  foro  ottico.  Tuttavia  gh  Anatoniici 
sono  concordi  nell'  ammettere  che  la  differenza  tra  dura  madre 
encefalica  e  midohare  sia  dovuta  al  fatto  che  I'encefahca  conserva 
la  forma  di  membrana  unica,  come  e  fino  dai  primi  momenti  dello 
sviluppo,  mentre  la  seconda,  in  stadi  avanzati  di  sviluppo,  si  divide 
in  due  lamine,  separate  per  mezzo  di  uno  spazio    ripieno   di  adipe. 

Talora  i  due  foglietti  della  dura  madre  encefalica  possono  essere 
nettamente  separati  tra  lore.  Nella  letteratura  non  ne  trovo  de- 
scritto  che  un  case,  dovuto  al  Trolard  ('),  il  quale  ha  osservato 
tale  divisione  su  tutta  I'estensione  della  convessita  cerebrale  di  un 
adulto ;  dei  due  foglietti  1'  interno  era  meno  spesso  e  non  era  per- 
corso  da  grossi  vasi,  mentre  questi  si  presentavano  colla  lore  dispo- 
sizione  normale  nel  foglietto  esterno.  Per  Trolard  tale  disposizione, 
che  egli  descrive  come  "  dura  madre  doppia  „,  rappresenta  un 
fatto  molto  oscuro,  tanto  che  ne  termina  la  breve  descrizione  colle 
seguenti  parole :  "  si  J'ai  signale  le  fait,  c'est  surtout  a  titre  de 
curiosite  „. 

A  questo  case  ne  posso  aggiungere  un  altro,  nel  quale  la  du- 
phcita  della  dura  madre  non  e  pero  cosi  estesa,  come  in  quelle  ora 
ricordato. 

In  un  uomo  dell'eta  di  40  anni,  morto  di  polmonite  nel  reclu- 
sorio  di  Padova,  la  dura  madre  della  volta  del  cranio  era  netta- 
mente divisa  in  due'  lamine,  tranne  che  lungo  la  linea  mediana,  per 
un  tratto  largo  25  mm.,  posto  in  corrispondenza  del  seno  sagit- 
tale  superiore.  La  lamina  esterna  presentava  scarse  aderenze  colle 
ossa  parietali,  tanto  che  I'apertura  del  cranio  pote  essere    eseguita 

(')  Trolard  —  Do  (juclciues  particularities  de  la  dure-iii6re :    IV.    Un    cas   de    double   dure-ni6re. 
-^  Journal  de  VAnat.  et  de  la  Phi/siol.  nnrmalcs  el  pat/inloi/iques,  Annflo  XXVI,  iS90,pa<j.  117-418. 


-    19    - 

con  facilita,  e  I'osservazione  della  superficie  esterna  della  dura  ma- 
dre  non  lasciava  supporre  che  essa  fosse  costituita  di  due  lamiue  : 
la  superficie  interna  di  questa  lamina,  liscia  e  viscida  al  tatto,  ade- 
riva  al  foglietto  interne  per  brevi  trabecole  fibrose.  Le  diramazioni 
dell'arteria  meningea  media  scorrevano  esternamente  a  questa  la- 
mina, la  quale  an  che  ad  un  esame  grossolano  si  mostrava  formata 
di  fasci  fibrosi,  diretti  obliquamente  dall'avanti  all' indietro  e  dal- 
Testerno  all' interne.  II  sue  spessore  era  di  mm.  0.45,  ed  il  colorito 
roseo  per  numerosi  vasellini  sanguigni. 

La  lamina  interna  si  distingue va  dalla  precedente  per  colore  piia 
sbiadito,  scarsa  vascolarizzazione,  minore  spessezza,  e  maggiore  con- 
sistenza.  Sulla  superficie  esterna,  in  rapporto  con  quella  interna  del 
foglietto  precedente,  si  inserivano  con  base  allargata  a  cono  le  tra- 
becole sopra  accennate,  costituite  da  fasci  di  fibre  connettive.  I  fasci, 
che  costituivano  questa  seconda  lamina,  erano  diretti  obliquamente 
dall'avanti  air  indietro  e  dall'  interne  aU'  esterno. 

II  passaggio  tra  la  parte,  nella  quale  la  separazione  dei  due  fo- 
glietti  era  cosi  manifesta,  e  quella,  dove  mancava,  avveniva  in  mode 
graduale,  poiche  da  prima  si  facevano  piii  fitte  le  trabecole  tra  i 
due  foglietti,  e  man  mano  che  ci  si  avvicinava  al  punto  della  fu- 
sione  completa,  si  trovavano  delle  aderenze  sempre  pii^i  numerose  ed 
estese.  Tale  fusione  ventralmente  avveniva  nel  terzo  superiore  delle 
fosse  frontali,  lateralmente  nel  terzo  superiore  delle  fosse  parietali, 
dorsalmente  3  cm.  al  di  sopra  della  protuberanza  occipitale  in- 
terna, e  medialmente  a  1  cm.  di  distanza  dal  seno  sagittale  superiore. 

Mentre  ventralmente  e  dorsalmente  la  fusione  avveniva  a  li- 
vello  quasi  eguale  e  secondo  una  linea  uniforme  a  destra  ed  a  si- 
nistra, lateralmente  avveniva  prima  a  destra  che  a  sinistra  e  se- 
condo una  linea  irregolarmente  sinuosa:  medialmente  poi,  secondo 
una  linea  irregolare,  distante  in  media  1  cm.  dal  seno  sagittale,  ma 
in  vari  punti  distante  anche  cm.  1,  5. 

L'  esame  microscopico  delle  sezioni  fatte  nel  limite,  in  cui 
la  fusione  dei  due  foglietti  era  completa,  mi  ha  permesso  di  osser- 
vare  che  ciascuna  delle  due  lamine  sopra  descritte  si  continuava  con 
uno  dei  due  strati  della  dura  madre  normale:  le  sezioni  fatte  tra- 
sversalmente  al  seno  sagittale  superiore  mostrano  che  la  lamina 
interna  si  continua  al  di  sotto  di  questo  seno  e  va,  insieme  a  queUa 
dell'altro  late,  a  costituire  la  falce  del  cervello :  non  mi  e  state  pos- 
sibile  stabilire,  a  causa  della  intima  unione  tra  le  due  lamine,  se  il 
seno  sagittale  si  trovi  tra  esse,  oppure  nella  spessezza  della  lamina 
esterna. 


-   20   - 

II  mostrarsi  la  dura  madre  encefalica  formata  di  due  lamine 
distinte  e  proprio  una  curiositd  al  di  fuori  di  ogni  spiegazione,  come 
suppone  Trolard?  Ricerche  da  me  fatte  intorno  alle  meningi  ence- 
faliche  mi  permettono  di  asserire  trattarsi  invece  di  una  varieta  fa- 
cilmeiite  interpretabile,  quando  si  conoscano  I'anatomia  comparata 
e  lo  sviluppo  delie  meningi  encefaliche. 

Riguardo  all'anatomia  comparata,  gli  Anatomic!  ammettono  con- 
cordemente  che  nei  vertebrati  piii  bassi  si  abbiano  due  meningi,  una 
che  riveste  il  sistema  nervoso  centrale  ientomeninge  di  alcuni  Autori, 
2oia  madre  di    altri),  e  I'altra  che    aderiscj  alle  pareti   della    cavita 
cranica  e  del  canale  vertebrale  [exomeninge  o  dura  madre):  salendo 
nei   vertebrati,  la  prima  si  divide  in  due  membrane,   la  j^za  madre 
defmitiva  e  1'  aracnoide,  e  la  seconda  non  si  divide  ulterioiinente  nei 
cranio,  mentre  nei  canale  vertebrale  si  divide  anch'essa  in  due  mem- 
brane, la  dura  madre   definitiva  e  Yendoracliide  o  periostio   interno 
delle  vertehre  (che    per    cio  molti  chiamano   anche   foglietto   esterno 
della   dura   rnadre).  Ricerche,   che   ho    fatto    intorno    alle    meningi 
midollari  (^),  mi  hanno  permesso  di  stabilire  come  questo  modo  di 
descrivere  le  disposizioni  delle  meningi  midollari  nei  vertebrati  non 
risponda  alia  realta,  e  come  invece  negli  ordini  piii  bassi  (ciclostomi, 
pesci)  si  abbia  una  sola  meninge  primitiva,  la  quale  si  divide  in  se- 
guito  (anfibi,  rettili  e  uccelli)  nella  dura  madre  e  nella  meninge  se- 
condaria^  e  come  quest'  ultima  piii  tardi  ancora  (mammiferi)  si   di- 
vida  a  sua   volta  in  due   lamine,    che  sono  la  pia  madre   e    V  ara- 
cnoide.    II    periostio    interno     delle     vertebre    od    endorachide    non 
ha  quindi  nulla  a    che  fare  colle  meningi  midollari.  Li  m.odo   poco 
dissimile,  posso  fin  d'ora  affermare,  si  comportano  le  meningi  ence- 
faliche :    la   meninge  primitiva^  che  riveste  1'  encefalo  del  ciclostomi 
e    dei   pesci,    e    separata  per  mezzo  di   uno    spazio  {spazio  perime- 
nuigeo)^  spesso  ripieno  di  adipe,  dall'ewrfocranio,   che  riveste  la   ca- 
vita cranica  e  corrisponde  all' endorachide;  la  meninge  primitiva  piii 
tairdi  si  divide,  come  nella  midolla,  nella  meninge  secondaria  e  nella 
dura  madre,  la  quale  si  mantiene  distinta  dall'endocranio  ;  infine  la 
meninge  secondaria  si  divide  a  sua  volta  nella  pia  madre  e  nell'ara- 
cnoide,  mentre  la  dura  rnadre,  forse  per  il  rapido  aumento  della  massa 
encefalica  rispetto  al  volume    del  cranio,  viene  spinta   contro    Ven- 
docranio,  e  flnisce  per  fondersi  con  esso,  costituendo  una  sola  mem- 
brana,  come  si  ha  nei  mammiferi. 


(1)  Sterzi  G.  —  Ricerclie  intorno  all' Anatom'a  comparata  ed  ail'ontogonesi  delle  meningi. 
Parte  prima  :  Meningi  midollari.  —  Atti  del  R.  Istitulo  Veneto  d>  scienze.  lellere  ed  arti,  T.  LX. 
Parte  seconda,  i901,pa(/.   ii0i-i372. 


-  21   - 

Gli  stadi,  per  i  quali  passano  le  meningi  midoUari  nello  svi- 
luppo,  corrispondono  fondamentalinente  alle  disposizioni,  clie  ho  tro- 
vato  nelle  singole  classi  dei  vertebrati,  mentre  gli  Autori,  che  si 
sono  occupati  di  qiiesto  argomento,  ammettono  che  il  mesenchima, 
situate  tra  il  sistema  nervoso  centrale  e  gh  abbozzi  delle  vertebre 
e  del  cranio  negli  embrioni  molto  giovani,  si  divida  in  seguito  in 
due  strati,  sepaxati  per  mezzo  di  tessuto  connettivo  lasso,  uno  dei 
quali  aderisce  al  sistema  nervoso  e  1'  altro  alia  oapsula,  che  lo  con- 
tietie ;  ammettono  poi  che  il  primo  pih  tardi  si  suddivida  nella  pia 
madre  e  nQW'aracnoide,  e  che  1'  altro  non  si  differenzi  nel  cranio, 
formando  la  dura  madre  encefalica^  mentre  si  divida  nel  canale  delle 
vertebre  nella  dura  madre  e  nella  emlorachide.  Invece  nel  lavoro 
sopra  citato  dimostrai(')  come  le  meningi  midollari  provengano  tutte 
da  una  meninge  primitiva,  dalla  quale  si  differenziano  prima  la  dura 
madre  e  piu  tardi  la  pia  madre  e  V  aracnoide  :  ricerche  fatte  intorno 
alle  meningi  encefahche  mi  permettono  di  affermare  che  esse  si  svilup- 
pano  nei  mammiferi  in  mode  fondamentalmente  eguale  ahe  midollari,  e 
che  solo  nei  piu  tardi  moment!  della  vita  embrionale  la  dura  madre 
si  fonde  coll'  endocranio  in  una  sola  membrana ;  quindi  giustamente 
osserva  Testut(^)  che  nel  feto  la  dura  madre  si  mostra  formata  da 
due  foglietti  facilmente  separabih,  i  quah  si  possono  isolare  senza 
troppa  difficolta  anche  nel  neonate,  come  fa  notare  Charpy(^).  Si 
comprende  cosi  perche  il  ganglio  del  trigemino  (che  in  cio  si  com- 
porta  come  i  gangli  spinali),  1'  estremita  del  condotto  endolinfatico, 
r  ipofisi,  alcune  porzioni  dei  nervi  encefalici,  ecc,  che  nell'  embrione 
si  trovano  comprese  tra  la  dura  madre  e  1'  endocranio,  nell'  adulto 
si  trovino  invece  nello  spessore  deha  membrana  formata  dalla  lore 
fusione. 

Da  tutto  ci5  risulta  che  la  meninge  dell'uomo,  impropriamente 
chiamata  dura  madre  craniense^  e  in  realta  costituita  da  due  mem- 
brane fuse  insieme,  che  sono  V  endocranio  e  la  vera  dura  ma- 
dre encefalica :  questa,  come  la  dura  madre  midoUare,  e  bianca,  fi- 
brosa e  poco  vascolarizzata,  quello  invece,  come  ogni  altro  periostio, 
e  abbastanza  ricco  di  vasi  sanguigni,  fra  i  quali  spiccano  per  cali- 
bre quelle  arterie,  che  quindi  molto  impropriamente  vengono  deno- 
minate arterie  meningee. 

Percio  non  e   giusto   1'  afi'ermare,  come   fanno  tutti  gli  Anato- 


(1)  loc.  cit.,  pay.  229  e  segg. 

(2)  Testut  L.  —  Trait<5  d'Anatomie  humaine    —  Paris,   iOOO,  Vol.  II,  pag.  906. 

(3)  Charpy  A.  —  Systf^me  uerveiix,  in:   Traits  d'Anatomie  humaine  public  sous  la  direction  de 
Poirier,  T.  Ill,  Fuse.  1.  Pans  (senza  data),  pag.   101. 


-   22   - 

mici,  che  la  dura  madre  dell'  encefalo  si  divide  a  livello  del  grande 
foro  occipitale  in  due  foglietti,  i  quali  sono  la  dura  madre  midollare 
e  r  endorachide,  ma  si  dovra  invece  ritenere  che  la  dura  madre  si 
fonda  a  livello  del  grande  foro  occipitale  col  periostio,  che  lo  riveste 
e  tale  fusione  si  mantenga  in  quasi  tutta  1'  estensione  del  cranio. 
Cosi  si  comprende  anche  perche  la  cosiddetta  dura  madre  encefa- 
Ilea  abbia  proprieta  osteogenetiche,  essendo  queste  dovute  all'  endo- 
cranio,  che  le  ha  a  comune  con  qualunque  altro  periostio,  e  si  po- 
trebbe  cosi  anche  spiegare  perche  in  essa  siano  frequenti  i  tumori 
di  origine  periostale  (encondromi,  osteomi).  In  tal  modo  si  spiega 
pure  perche  a  livello  del  foro  ottico  la  dura  madre  encefalica  si  di- 
vida  in  due  fogJietti,  uno  del  quali  si  continua  col  periostio  deU'  or- 
bita  e  1'  altro  va  a  costituire  la  guaina  esterna  del  nervo  ottico : 
cio  avviene,  perche  in  corrispondenza  di  questo  foro  1'  endocranio 
si  continua  col  periostio  deU'  orbita,  mentre  la  vera  dura  madre  si 
proiunga  attorno  al  nervo  ottico,  il  quale  e  parte  del  sistema  ner- 
voso  centrale. 

Le  disposizioni,  che  si  avevano  nella  varieta  da  me  ossei'vata, 
e  quelle  trovate  da  Trolard,  non  mi  permettono  di  affermare  quale 
significato  abbiano  i  cosiddetti  seni  della  dura  madre:  molti  Ana- 
tomici  li  riguardano  dovuti  ad  uno  sdoppiamento  della  dura  madre 
stessa,  ment.re  le  ricerche,  che  ho  fatto  in  alcuni  pesci,  anfibi  e  rettili 
ed  in  embrioni  di  pecora,  mi  indurrebbero  a  considerarli,  almeno  nella 
maggior  parte  di  essi,  come  seni  dell'  endocranio,  simili  a  quelli  che 
ho  descritto  nell'  endorachide.  Se  poi  1'  endocranio  abbia  o  non 
abbia  parte  nella  costituziono  dehe  piegatiire  della  dura  madre,  non 
posso  per  ora  affermare :  trattero  tale  questione  nel  lavoro,  che  sto 
preparando,  sopra  1'  anatomia  comparata  e  lo  sviluppo  dehe  me- 
ningi  encefahche,  e  che  confide  di  presto  pubbUcare. 

Stabihto  per  ora  che  la  membrana,  comunemente  detta  dura 
madre  encefalica^  e  formata  daUa  fusione  di  due  foghetti  primitiva- 
mente  distinti,  la  vera  dura  madre  e  1'  endocranio^  se  supponiamo 
che  tale  fusione  non  possa  av venire  m  parti  nolle  quali  normal- 
mente  avviene,  avremo  prodotta  la  varieta  sopra  descritta,  la  quale 
per  cio  deve  essere  mono  rara  di  (luanto  si  puo  supporre,  se  non 
sempre  cosi  manifesta,  come  nel  case  descritto  da  Trolard  cd  in 
quelle  osservato  da  me. 


23   - 


istituto    anatomico    di    pad  ova. 
Prof.  D.  BERTELLI. 

L'Arteria  sottolinguale. 

Ricevuta  il  15  gennaio  1902. 
&  vietata  la  riijroihizione. 

E  universalmente  ammesso  che  I'arteria  sottolinguale  possa 
mancare  e  che  venga  sostituita  del  tutto  od  in  grande  parte  dalla 
sottomentale. 

Gli  anatomici,  senza  tener  conto  delle  disposizioni  che  le  arte- 
rie  sottolinguale  e  sottomentale  presentano  in  altri  mammiferi, 
hanno  male  interpetrato  il  rapporto  che  esiste  tra  queste  due  ar- 
terie,  mentre  1'  anatomia  comparata  lo  chiarisce  nettamente. 

Nei  perissodattili  e  nei  carnivori  la  sottolinguale  nasce  dalla 
mascellare  esterna  e  da  la  sottomentale. 

Nei  Trattati  di  anatomia  degli  animali  domestici  trovasi  che 
daha  carotido  esterna  prende  origine  la  mascellare  esterna,  dalla 
quale  nascono  la  hnguale,  la  faciale  e  la  sottolinguale. 

L'  anatomia  comparata  ci  conduce  ad  interpetrare  la  disposi- 
zione  di  queste  arterie  in  mode  diverse  da  queho  che  trovasi  nei 
Trattati.  Si  dovrebbe  denominare  tronco  Imguo-mascellare  Y  arteria 
che  viene  chiamata  mascellare  esterna ;  dal  tronco  linguo-mascellare 
nascono,  come  nelle  scimmie,  la  Hnguale  e  la  mascellare  esterna;  dalla 
mascellare  esterna  prende  origine  la  sottoUngiiale^  come  nei  perisso- 
dattili e  nei  carnivori.  Dalla  sottohnguale,  ramo  cospicuo,  e  data  nei 
perissodattili  e  nei  carnivori  la  sottomentale. 

Quindi  e  erroneo  affermare  che  nell'  uomo  la  sottolinguale  e 
sostituita  dalla  sottomentale.  E  invece  la  sottolinguale  che  nasce 
dalla  mascellare  esterna  e  fornisce  la  sottomentale ;  si  riproduce 
frequentemente  nell'  uomo  una  disposizione  che  e  normale  in  altri 
mammiferi. 

Tra  breve  pubblichero  un  lavoro  sulle  arterie  sottolinguale  e 
sottomentale  dell'  uomo.  Saranno  descritte  ed  illustrate  con  figure 
le  disposizioni  normali  e  variate.  Di  queste  ultimo  verra  fatta  la 
interpetrazione  per  mezzo  della  anatomia  comparata. 


24  - 


NOTIZIE 

NOOVE    NOMINE 

I  sottonotati  Professori  di  zoologia,  anatomia  e  fisiolog;ia  comparate  souo 
stati  trasferiti  come  segue  :  Eaflfaele  clott.  Federico  dalla  IJniversita  di  Mes- 
sina a  quella  di  Palermo  ;  Mingazziui  dott.  Pio  dalla  University  di  Catania  a 
quella  di  Messina  ;  Russo  dott.  Achille  dalla  Universita  di  Cagliarl  a  quella 
di  Catania. 

Carazzi  dott.  Davide  e  stato  nominato  Professore  straordinario  di  zoolo- 
gia, anatomia  e  fisiologia  comparate  nella  Universita  di  Sassari. 

CosiMO  Cherubini,  Amministratore-responsabile. 


UNME  ZOOLOGICA  ITALIANA. 

Rivolgo  calcla  preghiera  ai  signori  Socii  che  sono  tuttora  in  de- 
bito  della  loro  quota  per  I'anno  1901  di  volerla  inviai'e  sollecitamente 
per  permettermi  di  chiudere  i  conti  deU'esercizio  1901. 

Istituto  Zoologico  Prof.  Fr.  Sav.  Monticelli 

E..  Universita  Segretario-Cassiere 

Napoli. 


ilia  ^,.  Hifi^ilt 

Milano  -  Via  G-.  Revere,  2  -  Milano 


UNIGA  FABBRICA  NAZIONALE 

DI  MICROSCOPI  ED  ACCESSORI 

DITTA    PORNITRICE 

di  ^ntti  i  GaMnetti  TJnirersitari  del  Rcguo 
MICROSCOPIO  GRANDE  MODELLO 

con  cremtigliera,  apparato  Abbe,  diaframma 
ad  iride,  tavolino  in  ebanite,  revolver,  due 
obbiettivi  a  secco  3e7*,  unoad  immersione 
omogenea  V12")  ^^e  oculari  2  e  4;  il  tutto 
posto  in  elegante  armadietto  in  mogano 
L.  400 
{ingrandimenti  fino  a  1000  diametri) 

Hdoyo  oliWeltivo  Vis-  SeDiiapocroraalico 

IMMERSIONE  OMOGENEA 
Obbiettivo  raccomandato  per  la  grande  po- 
tenza  e  per  la  sua  durata  (Vedi  Zeit- 
schrift  filr  wissenschaft.  Mirrosiiopie  del 
12  settembre  1894,  Eaud  XI,  Heft  2) 
L.  200  coi  due  oculari  compensatori 
4  ed  8. 

CATALOGO  GENERALE  GRATIS 

a  seraplice  richiesta 

Pagame7iti  rateali  mensili 
pel  Sigg.  Ufficiali  sanitari  comunccli. 


Firenze,  1902.  —  Tip.  L.  Niccolaj,  Via  Faen^a,  4<1. 


Monitope  Zoologieo  Italiano 

(Pubblicazioni  Italiane  di  Zoologia,  Anatomia,  Embriologia) 

Organo  ufficiale  deila  Unione  Zoologica  Italianii 

DIRETTO 

DAI  DOTTORI 
GIULIO  GHIARUGI  EU6ENI0  FIGALBI 

Prof,   di   Anatomia   umana  Prof,  di  Anatomia  conip.  e  Zoolo^ 

nel  R.  Istituto  di  Studi  Super,  in  Kirenze  nella  R.  Universita  di  Padova 

Ufficio  di  Direzione  ed  Amministrazione :  Istituto  Anatomico,  Firenze. 
12  numeri  all'anno  —  Abbuonamento  annuo  L.  15. 


!XIII  Anno        Firenze,  Febbraio  1903  N.  3 

SOMMARIO  :  Bibliografia.  —  Pag.  25-28. 

SuNTi  E  RiviSTE :  F'aiad.ino  R.,  Contribuzione  alle  conoscenze  sulla  strut- 
tiii'a  e  funzione  della  vescicola  ombelicale  nell'uomo  e  nei  mammiferi.  — 
Pag.  28-29. 

Di  alcune  recenti  ricerche  istologiche  sulla  secrezione  interna  nell'assorbi- 
mento  intestinale:  Mingazzini  P.,  Cambiamenti  naovfologici  dell'epi- 
telio  intestinale  durante  I'assorbimento  delle  sostanze  alimentari.  —  Id.., 
Id.  —  Drago  TJ.,  Cambiamenti  di  forma  e  di  struttura  deli'  epitelio 
intestinale  durante  I'assorbimento  dei  grassi.  —  Mingazzini  1?.,  La 
secrezione  interna  nell'assorbimento  intestinale.  —  Pag.  29-34. 
Sterzi  G-.,  Kicerche  intorno  all'anatomia  comparata  ed  all' ontogenesi 
delle  meningi.  Considerazioni  sulla  filogenesi.  Parte  I.  Meningi  midollari. 
—  Pag.  34-37. 

COMUNiGAZiONi  ORiGiNALi :  Ficalbi  E.,  Doratopsis  vermicularis  larva  di 
Chiroteuthis  Veranyi.  —  Bertelli  D.,  L'arteria  sottomentale.  —  Li- 
vini  F.,  A  proposito  di  una  nuova  classificazione  delle  ghiandole  pro- 
posta  dal  Prof.  G.  Pal  ad i  no.  (Con  2  figure).  Pag.  37-47. 

NOTA   BIBLIOGRAFICA.    —   Pag.   47-48. 

Avvertenza 

Delle  Comunicazioni  Originali  die  si  pubblicano  nel  Monitore 
Zoologieo  Italiano  e  vietata  la  riproduzione. 


BIBLIOGRAFIA 

Si  dct  notizia  soltanto  dei  lavori  pubhlicati  in  Italia, 
VI.  Protozoi. 

Cecconi  G.  —    Intorno    alia    sporulazione    della    Monocystis    agilis    Stein.  — 

Estr.  di  pp.  4  d.    Bidl.    Soc.    botanicM    ital. ;    adunanza    sede    Firenze,   14 

aprile  1901. 
Porta   A.    —    Contributo    alio  studio    degli    Acanthometridi.    Con    2    tav.   — 

Rendic.  Istit.  lomh.  Sc.  e  Lett,  S.  2,   Vol.  34,  Fasc.  16,  pp.  811-822.  Milano 

1901. 


-   26   - 

Romero  G.  —  Contributo  alio  studio  dei  parassiti  malarici  negli  Uccelli 
Nota  l^  —  Boll.  soc.  zool.  ital.,  An.  10,  S.  2,  Vol.  2,  Fasc.  3-6,  pp.  226-235. 
Roma  1901. 

IX.  Vermi. 

2.  Platodi  o  PliATIelminti  (Turbellari.  Trematqdi.  Cestodi). 

Calamida  D.  —  Ulteriori  ricerche  sul  veleno  delle  tenie.  —  Riforma  medica, 

An.  17,  N.  181  {Vol.  3,  N.  31),  pp.  364-365.  Roma  1901. 
Messineo  G.  e  Calamida  G.  —  Sul  veleno    delle    tenie.    —    Riforma   medica 

An.  n,  N.  165  {Vcl.  3,  N.  15),  pp.  111-173.  Roma  1901. 
Mingazzini  P.  —  Sull'  esistenza    di    una    secrezione    emessa   dalla  superficie 

del  corpo  dei  Cestodi  adulti.  —  Atti.  Accad.  Lincei  {Rend.),  CI.  Sc.  fi.s,  ma- 

tern,    e  nat,  An.  298,  S.  5,   Vol.  10,  Fasc.  12,  Sem.  2,  pp.    307-314.  Roma 

1901. 
Monticelli  F.  S.  —   A  proposito  di  una  nuova    specie  del    genere  Epibdella. 

Con  figg.    —    Boll.    Soc.    Naturalisti  Napoli,  An.  15  {1901),  S.  1,    Vol.  15, 

pp.  137-145.  Napoli  1902. 

3.  Nbmatodi  o  Nematelminti. 

Massalongo  C.   —  Di  un   elmintocecidio    scoperto    sopra   la   Koeleria  cristata 

Pers.  —  Boll.  Naturalista,  An.  21,  N.  S,  pp.  89-90.  Siena  1901. 
Noe  G.  —  Sul  ciclo  evolutivo  della   Filaria  Bancrofti  (Cobbold)  e  della    Fila- 

ria  immitis  (Leidy).  Con  tav.  19,  20  e  21.  —  Ricerche    fatte    nel   Laborat. 

anat.  norm.  Univ.  Roma    ed    in  altri    Laborat.    biol..    Vol.    8,    Fasc.    3-4, 

pp.  275-353.  Roma  1901. 
Parona  C.  —  Altro  caso  di  pseudo-parassitismo    di  Gordio   nell'uomo   {Para- 

chordodes  j^ustulosus  Baird.).  —  Estr.  dipp.  8  d.  Clinica  Medica,  An.  1901, 

N.  10.  Edit.  Vallardi. 

8.   Briozoi. 

Neviani  A.  —  Materiali  per  una  bibliografia  italiana  degli  studi  siii  Briozoi 
viventi  e  fossili  dal  1800  al  1900.  —  Boll.  Naturalista,  An.  21,  N.  4,  pp.  47-50; 
N.  6-6,  pp.  66  67;  N.  9,  pp.  102-105  e  N.  11,  pp.  129-133.  Siena  1901  {conti- 
nuaz). 

12.  Anellidi  (Archianellidi.  Oligocheti.  Policheti.  Irudinei). 

Rosa  D.  —  Gli  Oligocheti  raccolti  in  Patagonia  dal  dott.  Filippo  Silvestri.  — 
Estr.  di  pp.  4  d.  Atti  Soc.  Naturalisti  e  Matem.  Modena,  S.  4,  Vol.  4, 
An.  35.  Modena  1901. 

X.  Artropodi. 

4.  Crostacei. 

Brian  A.  —  Sulla,  distribuzione  geografica  in  Italia  del  Titanethes  feneriensii 

I*arona.  —  Estr.  di  pp.  8  d.  Atti  Soc.  Ugustica  Sc.  Nat.  e  Geograf.,  Vol.  10, 

1899.  Genova,  tip.  Ciminago,  1899. 
Losito  C.  —  Note  di  tecnica  per  lo  studio  degli    Entoraostraci.  —  Tioll.   Soc. 

zool.  ital,  An.  10,  S.  2,  Vol.  2,  Fasc.  3-6,  j)p.  166-171.  Roma  1901. 
Ijositj  C.  —  Su  una  nuova    specie    del    gen.    Diaptomus    AVestwood.  —  Boll. 

Soc.  zool.  ital,  An.  10,  S.  2,   Vol.  2,  Fasc.  3-6,  pp.  150-164.  Roma  1901. 


-   27   - 

Monticelli  F.  S.  e  Lo  Bianco  S.  —  [Ancora  sullo    sviluppo    dei    Peneidi  del 

Golfo  di  Napoli].  —  Boll.  Soc.  Naturalisti    Napoli    {Proc.     Verb.    Tornate), 
An.  15  {1901),  S.  1,   Vol.  15,  p.  159.  Napoli  1902. 

5.  Araunidi. 

Coggi  A.  —  Nuovi  Oribatidi    italiaai.    Coa  figg.  —  Bull.  Soc.   Entomol.  ital., 

An.  32,  Trim.  3,  pp.  309-324.  Firenze  1900. 
Police  G.  —  Sui  centri  nervosi  sottointestiaali    dell'  Euscorpius  italicus.  Con 

tav.  I«.  —  Boll.    Soc.   Naturalisti   Napoli,    An.    15   (1901),   S.   1,    Vol.    15, 

pp.  1-24.  Napoli  1902. 

8.  Insetti  o  Esapodi. 

a)  Parte  generale. 

Cannaviello  E.  —  Coatributo  alia  fauna  entomologica  della  colonia  Eritrea. 
—  Bull.  Soc.  Entomol.  ital,  An.  32,  Trim.  3,  pp.  289-308.  Firenze  1900. 

h)  Tisanuri. 

Calandruccio  S.  —  Sulla  biologia  di  Yapyx  soUfugus,  Hal.  e  Campodea  sta- 
phylinus,  Westw.  —  Catania,  tip.  Barbagallo  e  Scuderi,  pp.  4,  1898. 

c)  Ortotteri. 

Pierantoni  U.  —  Nuovo  contributo  alia  conoscenza  del  sistema  nervoso 
stomatogastrico  degli  Ortotteri.  Con  tav.  11^.  —  Boll.  Soc.  Naturalisti 
Napoli,  An.  15  {1901),  S.  1,  Vol.  15,  pp.  54-60.  Napoli  1902. 

e)  Rincoti. 

De  Carlini  A.  —  Rincoti  ed  Aracnidi  dell'  isola  di  Cefalonia.  —  Vedi  M.  Z., 
XII  12,347. 

i)  Lepidotteri. 

Cannaviello  E.  —  Le  Tineinae  delle  provincie  meridionali  d'  Italia.  —  Riv.  ital. 

Sc.  nat,  An.  21,  N.  1112,  pp.  143-149.  Siena  1901  {Continua). 
Rostagno  F.  —  Classificazione    descrittiva    dei   Lepidotteri    italiani.  —  Boll. 

Soc.  Zool.  ital,  An.  10,  S.  2,  Vol  2,  Fasc.  3-6.  pp.  97-122.  Roma  1901  {Con- 

tiiiuaz). 
Stefanelli  P.  —  Nuovo  catalogo   illustrativo  dei   Lepidotteri  ropaloceri   della 

Toscaaa.  —  Bull  Soc.  Entomol.    ital.    An.   32,    Trim.    3,  pp.   325-374    e 

Trim.  4,  pp.  381-387.  Firenze  1900.  {Gontinuaz.  e  fine) 
Verson  E.  — SuU'armatura  delle  zampe  spurie  nella  larva   del  filugello.    Con 

tav.  —  Atti  Istit.  veneto  Sc,  Lett,  ed  Arti,  An.  Accad.  1900-1901,  Toino  60, 

{Serie  8,  Tomo  3),  Disp.  9,  pp.  719-738.   Venezia  1901. 

I)  Ditteri  e  Afanitteri. 
Berlese  A.  —  Intorno  alle   modificazioni  di  alcuni   tessuti   durante  la    ninfosi 

della  Calliphora  erythrocephala.  Con  figg.  —  Boll.  Soc.  Entomol  ital,  An  32, 

Trim.  3,  pp.  253-288.  Firenze  1900. 
Ficalbi  E.  —  Sopra  la  malaria  e  le  zanzare  malariche  nella  salina  di  Cervia 

e  nel  territorio  di  Comacchio.  —   Vedi  M.  Z.,  XII,  12,  357. 
Perroncito  E.  —  Sopra  una  speciale  forma  di  micosi  delle  zanzare.  —  Giorn. 

Accad.  Medicina  Torino,  An.  63,  N.  5,  pp.  387-388.  Torino  1900. 


-  28  - 

Porta  A. — ha.  Viviana pacta  (M.gn.)  BjOad.  parassita  clello  Zahrus  tenebrioides 
Goeze  {gibbus  F.).  —  Atti  Soc.  Natural,  e  Matern.  Modena,  S.  4,  An.  33, 
Vol.  2,  pp.  39-40.  Modena  1901. 

Supino  F.  —  Lettera  aperta  al  prof.  Antonio  Berlese  della  Scuola  Superiore 
di  Agricoltura  in  Portici  [A  proposito  di  osservazioni  critiche  contenute 
nel  lavoro  di  A.  Berlese  :  «  Intorno  alle  modiflcazioni  di  alcuni  tessuti 
durante  la  ninfosi  della  Calliphora  erythrocephala  »].  —  Bull.  Soc.  ento- 
mol.  ital.,  An.  32,  Trim.  3,  pp.  375-379.  Firenze  1900. 

XII.  Molluschi. 

I.  Parte  gbnerale. 

Bellini  R.  —  Contribuzione  alia  conoscenza  dolla  fauna  dei  moUuschi  ma- 
rini  dell'  isola  di  Capri.  —  Boll.  Soc.  Naturalisti  Napoli,  An.  15  {1901),  S.  1, 
Vol..  15,  pp.  85-121.  Napoli  1902. 

5.  Lambllibuanchi,  Acbfali  o  Pblecipodi. 

Di  Stefano  G.  —  Osservazioni  suWAlectryonia  syphax  Coquand.  —  Boll.  Soc. 
zool.  ital,  A7i.  10,  S.  2,   Vol.  2,  Fasc.  3-6,  pp.  123-138.  Roma  1901. 


SUNTI    E    RIVISTE 


Paladino  Dott.  Raffaele.  —  Contribuzione  alle  conoscenze  suUa  struttura  e  fun- 
zione  della  vescicola  ombelicale  nell'uomo  e  nei  mammiferi.  —  L'Arte 
medica,  1901.  {Istituto  d'  Istol.  e  Fisiol.  gen.  della  R.  U.  di  Napoli). 

Negli  animali  ad  uova  oloblastiche,  cioe  nei  mammiferi,  la  vescicola  om- 
belicale per  la  esiguita  del  suo  contenuto  non  puo  avero  il  significato,  che  le 
si  e  dato  sinora,  di  serbatoio  di  materiale  nutritive  e,  d'altra  parte,  essa  in 
detti  animali  raggiuuge  pur  un  volume,  che  non  e  spiegabile  con  I'insignifi- 
cante  suo  valore. 

La  tenacia  della  forza  ereditaria  nello  svolgimento  filogenetico  dai  sau- 
ropsidi  agli  uccelli  ed  ai  mammiferi  puo  solo  in  parte  spiegarne  la  presenza 
e  lo  sviluppo ;  alia  ereditarieta  bisogna  forse  associare  la  possibilita  di  scam- 
bii  di  funzione  nei  mammifei'i. 

Oggetto  di  esame  sono  state  le  vescicole  ombelicali  di  cane,  gatto,  coni- 
glio  e  di  un  embrione  umano  intorno  al  primo  mese. 

Con  disegni  lllustrativi  viene  studiata  comparativamente  la  struttura  del 
sacco  vitelline  in  ciascuno  di  detti  animali  e  sopratutto  pel  cane  richiamano 
I'attenzione  la  costituzione  e  la  disposizione  dell'epitelio,  che  e  di  aspetto 
glandolare,  floridissimo,  disposto  a  rete  e  che  ricorda  il  tessuto  epatico.  Tale 
rassomiglianza  e  anche  meglio  giustificata  dalla  presenza  di  granulazioni  o 
di  piccole  sferule  analoghe  a  quelle  di  glicogene  delle  cellule  epatiche. 

Premesso  che  queste  osservazioni  hanno  il  valore  di  dati  preliminari  e 
che  continuano  tuttavia  le  ricerche  suH'argomento,  I'A.  anticipa  le  seguenti 
conclusioni : 


-   29   - 

1.0  La  vescicola  ombolicale  o  sacco  vitellino  ha  una  striittura  complessa 
risultante  di  tre  strati  chiaramente  distinti :  uno  strato  epiteliale  interno, 
una  lamina  connettivale  media  riccamente  vascolarizzata,  uno  strato  endote- 
liale  esterno.  Lo  strato  epiteliale  interno  e  molto  sviluppato  ed  in  certi  punti 
per  disposizione  e  costituzione  ha  piu  I'aspetto  di  tessuto  secernente,  che  di 
tessuto  assorbente. 

2."  La  vescicola  ombelicale  per  la  qualita  e  quantita  del  suo  contenuto 
non  e  da  considerarsi,  nei  mammiferi,  quale  un  serbatoio  di  materiale  nutri- 
tive inserviente  nei  primi  tempi  dello  sviluppo  embrionale. 

In  cambio,  piu  consentaneo  alio  stato  deUa  sua  costituzione  e  da  rite- 
nersi,  che  a  difFerenza  degli  aniraali  ad  uova  meroblastiche,  in  quelli  ad  uova 
oloblastiche,  cioe  uoino  e  mammiferi,  la  vescicola  ombelicale  rappresenti  un  or- 
gano,  che  oltre  di  essere  espressione  della  tenacia  della  forza  ereditaria,  si 
differenzia  iu  una  glandola  in  cui  si  accentua  possibilmente  la  produzione  di 
parti  secernenti  da  ricordare  qualcuno  dei  secreti  interni  della  glandola 
epatica.  L'  A. 

Di  alcune  recenti  ricerche   istologiche 
sulla  secrezione  interna  nell'assorbiment  j  intestinale 


1.  Mingazzini  P.  —  Cambiamenti  morfologici    dell'  epitelio    intestinale    durante 

rassoi'biraento  delle  sostanze  alimentari.  Con  figg.  —  Atti  Accad.  Lincei 
(Rendiconti),  CI.  sc.  fis.  matem.  e  nat,  S.  5,  Vol.  9,  Fa.'^c.  1.  Sem.  1.  Ro- 
ma 1900. 

2.  Mingazzini  P.  —  Cambiamenti  morfologici  dell'epitelio  intestinale  durante  lo 

assorbimento  delle  sostanze  alimentari.  —  Ricerche  fatte  nei  Labor.  Ana- 
tomia  norm.   Univ.  Roma,   Vol.  8,  Fasc.  1.  Roma  1901. 

3.  Drago  U.  —  Cambiamenti  di  forma  e  di   struttura    dell'  epitelio    intestinale 

durante  I'assorbimento  dei  gi-assi.  —  Ibidem. 

4.  IVIingazzini  P.  —  La  secrezione  interna  nell'assorbimento  intestinale.  Con  tav.  9 

e  2  fig.  nei  testo.  —  Ibidem,   Vol.  8,  Fasc.  2.  Roma  1902. 

1.  In  seguito  ai  resultati  da  lui  ottenuti  nelle  ventose  delle  Anoplocefaline 
durante  1'  assorbimento  delle  sostanze  alimentari,  1'  A.  ha  portato  la  sua  at- 
tenzione  sui  processi  di  assorbimento  che  si  verificano  nell'  intestino  tenue 
della  gallina. 

Dopo  aver  indicati  i  metodi  di  ricerca,  egli  afferma  subito  che  1'  aspetto 
dei  villi  intestinali  nelle  diverse  fasi  della  digestione  si  puo  presentare  in 
due  maniere  fondamentalmente  distinte.  Una  e  quella  universalmente  cono- 
sciuta  e  che  corrisponde,  secondo  I'A.,  alio  stadio  di  riposo  del  villo,  quando 
cioe  i  suoi  element!  epiteliali  non  sono  in  attiviti  di  assorbimento.  In  que- 
sto  stadio  gli  elementi  ora  ricordati  hanno  disposizione  regolarissima,  e  sono 
uguali  fra  loro  per  forma,  aitezza,  costituzione  ;  i  loro  nuclei  son  tutti  alio 
stesso  livello,  verso  il  terzo  interno  o  alia  met^  della  cellula  ;  il  protoplasma 
e  uniformemente  colorabile,  oppure  assume  una  tinta  piu  carica  verso  1'  e- 
stremo  libero,  piu  sbiadita  verso  la  base.  L'altra  maniera  di  presentarsi  del 
villo  e  quella  che  corrisponde  alio  stadio  funzionale  del  villo  stesso.    II  villo 


-   30  - 

assume  una  conCgurazione  irregolare,  dovuta  alle  modificazioni  seguenti  che 
subiscono  le  cellule  epiteliali  durante  I'assorbimento  : 

1)  In  una  fase  primordiale  1'  estrerao  basale  degli  element!  si  mostra 
occupato  da  una  sostanza  ialina,  leggerraente  granulosa  che  si  tinge  legger- 
mente  in  giallo  coU'acido  picrico,  zona  interna,  ben  distinta  dalla  zona  ester- 
na,  granulosa,  ben  colorabilo,  coi  caratteri  dello  stadio  di  riposo. 

2)  Estendendosi  la  modificazione  suddetta,  tutta  la  porzione  cellulare 
posta  internamente  al  nucleo  si  trasforma  nella  zona  interna  o  ialina;  que- 
sta  trasformazione,  che  la  allungare  la  base  dell'elemento  pel  maggior  volu- 
me occupato  dalla  sostanza  ialina  rispetto  al  protoplasraa  primitivo,  puo  an- 
che  sospingere  il  nucleo  verso  il  terzo  esterno  della   cellula. 

3)  ]n  una  terza  fase  la  porzione  basilare  trasformata  degli  elementi  cilin- 
drici  si  decompone  in  una  sostanza  liquida  che  viene  cosi  a  riempire  lo  spa- 
zio  occupato  dalla  zona  interna  degli  elementi  epiteliali  di  essi  rimanendo 
solo  la  zona  esternacontenente  il  nucleo  e  ricoperta  dall'orlo  cuticolare. 

Queste  modificazioni  possono  avvenire  uniformemente  per  tutto  il  con- 
torno  del  villo  ;  ovvero  in  tratti  si,  in  tratti  no,  ed  e  in  questo  ultimo  caso, 
che  e  il  piu  frequente,  che  il  contorno  del  villo  prende  I'aspetto  festonato, 
irregolare.  Di  prevalenza  le  modificazioni  si  osservano  nella  porzione  apicale 
del  villo. 

Nello  spazio  intercedente  tra  epitelio  e  stroma  connettivale  stanno  leu- 
cociti  in  numero  vario,  i  quali,  allorche  le  cellule  assorbenti  cominciano  a 
segregare  verso  la  loro  parte  interna,  rimangono  in  sito  ;  quando  si  e  for- 
mato  il  liquido  di  cui  sopra,  si  trovano  natanti  nel  liquido  stesso,  dando  gi^ 
la  composizione  normale  al  chilo  assorbito,  cioe  di  plasma  albuminoide  e  <li 
elementi  cellulari  figurati, 

Anche  lo  stroma  connettivale  dei  villi  si  puo  trovare  sotto  due  aspetti, 
e  cioe:  ora  formato  da  tessuto  compatto,  ora  da  tessuto  lasso;  in  quest' ul- 
timo caso  si  tratta  forse  di  un  rigonfiamento  del  tessuto  per  opera  del  chilo 
assorbito  tra  gli  spazii  linfatici  dei  suoi  elementi,  rigonfiamento  che  e  poste- 
riore  alia  secrezione  interna  delle  cellule  assorbenti,  ma  che  precede  1'  in- 
gresso  del  chilo  nei  vasi  chiliferi. 

In  conclusione,  gli  elementi  assorbenti  dell' intestino  tenue  hanno  una 
inversione  di  funzionalita  rispetto  alle  ordinarie  cellule  secernenti:  queste 
segregano  dalla  superficie  libera,  quelli  dalla  superficie  adereute  al  connet- 
tivo.  I  leucociti  interposti  fra  le  cellule  dell'epitelio  intestinale,  che  si  rinven- 
gono  principalmente  verso  la  base  delle  cellule  cilindriche,  hanno  il  significato 
di  elementi  che  entreranno  in  funzione  dopo  avvenuta  la  secrezione  interna 
dell'epitelio  assorbente. 

2.  La  prima  parte  del  lavoro  di  Mingazzini  h  dedicata  alia  dimostrazione 
dell'inesattezza  di  un'affermazione  di  Heidenhain,  che  lo  strato  di  sostanza 
amoi'fa,  granulosa  il  quale  separa  lo  stroma  connettivale  di  molti  villi  inte- 
stinali  dall'epitelio  del  villo  e  un  prodotto  artificiale  determinato  da  fuoru- 
scita  di  liquido  dallo  stroma  del  villo  per  opera  della  fissazione.  Mingazzini 
cerca  di  dimostrare  invece,  come  conferma  all'  idea  da  lui  precedentemente 
espressa,  che  questo  aspetto  dej  villo  e  da  ritenersi  come  il  substrate  morfo- 
logico  di  una  delle  fasi  del  processo  di  assorbimento  normale.  Anche  prescin- 
dendo  dalla  circostanza,  che  del  resto  neppure  Heidenhain  contesta,  che  quel- 


-   31    - 

I'aspetto  si  osserva  coi  piu  svariati  fissatori,  I'A.  si  persuase  per  mezzo  di  misu- 
razioni  che  le  cellule  epiteliali  separate  dallo  stroma  del  villo  per  mezzo  di  liqui- 
do,  non  lianno  il  corpo  dilatato  in  superficie  come  afferma  Heidenhain. 

Auche  le  apparenti  sfrangiature  e  lacerazioni  le  quali  si  osservaao  spesso 
alia  base  delle  cellule  sono  dovute  alia  form.azione  del  secreto,  tanto  e  vero 
che  si  dimostrano  chiaramente  anche  coU'esame  a  fresco. 

L'A.  analizza  con  molta  precisione  le  modificazioni  che  avvengono  nelle 
cellule  epiteliali  del  villo  mentre  esse  si  dispongono  a  segregare  nella  loro 
porzione  basilare  le  sostauze  assorbite  (gallina,  cane,  topo);  esse  consistono 
in  un  mutamento  fisico-chimico  del  citoplasma  della  porzione  basilare ;  ed  un 
aumento  di  lunghezza  della  cellula  stessa  dovuto  all'  accrescimento  della  sua 
porzione  basilare. 

In  una  fase  successiva  la  porzione  basilare  delle  cellule  cilindriche  si  se- 
para  dall'elemento  che  1' ha  prodotta,  si  t'onde  colle  porzioni  provenienti  da 
collule  adiacenti,  e  finisce  col  trasformarsi  in  sferule  ialine  con  largo  reti- 
colo,  a  torma  poligonale  per  pressione  reciproca. 

Dal  confronto  fra  le  modificazioni  che  avvengono  nelle  varie  parti  del  villo 
e  nei  singoli  villi  I'A.  desume,  che  I'apice  dei  villi  assorbe  in  quantita  mag- 
giore  delle  parti  laterali  dei  medesimi,  e  che  il  processo  di  assorbimento  non 
ha  luogo  contemporaneamente  nei  diversi  villi  e  nemmeno  lungo  la  superficie 
di  uno  stesso  villo.  Queste  osservazioni  confermano  la  veduta  esposta  da  Tie- 
demann  e  Gmelin  che  I'assorbimento  intestinale  sia  ixiolto  simile  ad  un 
processo  di  secrezione  ;  si  tratterebbe  di  una  vera  funzione  glandolare  a  di- 
rezione  invertita. 

Infine  il  Mingazzini  riferisce  i  risultati  di  alcune  sue  ricerche  suUe 
galline  digiunanti. 

Le  cellule  epiteliali  dei  villi  sono,  durante  il  digiuno,  di  quasi  la  met4  piu 
basse  di  quelle  degli  animali  ben  nutriti  ;  inoltre  non  presentano  la  distin- 
zione  in  zona  scura  esterua  e  zona  chiara  interna  caratteristica  delle  cellule 
in  assorbimento.  In  un  primo  periodo  del  digiuno  ha  luogo  un  lieve  assorbi- 
mento all'apice  dei  villi  e  quiudi  esiste  del  liquido  subepiteliale  ;  dopo  un  di- 
giuno prolungato  anche  questo  cessa  nella  porzione  posteriore  dell'intestino. 
Durante  il  digiuno  possono  passare  nei  lume  intestinale  elementi  epiteliali  della 
parete  e  leucociti  i  quali  docomponendosi  vengono  a  dare  materiale  nutritizio. 

3.  Drago  studio  le  modificazioni  dell'epitelio  intestinale  durante  I'assorbi- 
mento dei  grassi  e  si  convinse  che  il  processo  non  e  nella  sua  essenza  di- 
verse da  quello  osservato  dal   Mingazzini  per  le  altre  sostanze  alimentari. 

II  grasso  si  trova  dapprima  nelle  parti  superiori,  poi  nelle  inferiori  della 
cellula  in  forma  di  piccole  goccie  confluenti ;  in  seguito  la  porzione  basale 
della  cellula  si  decompone  in  una  sostanza  amorfa  contenente  grasso  la  quale 
si  separa  dal  corpo  cellulare.  Anche  I'assorbimento  del  grasso  non  e  adunque 
che  un  processo  di  secrezione  interna  delle  cellule  dei  villi. 

Vi  e  di  notevole  in  questo  caso  un  cambiamento  di  forma  del  nucleo  da 
ovale  in  sterico  ;  quando  I'assorbimento  e  massimo  il  nucleo  appare  schiac- 
ciato  contro  la  porzione  basale  della  cellula. 

4.  In  questa  memoria  Mingazzini  estende  ad  altri  vertebrati  le  sue  os- 
servazioni suUa  secrezione  interna  neH'assorbimeuto  intestinale. 


-  32   - 

Nello  Scyllium  stellare,  lia  veduto  che  I'assorbimento  si  eflPettua  nella  val- 
vola  spirale  e  pricipalmente  sull'apice  delle  numerosissime  pieghe  della  mucosa 
che  la  costituiscono  ed  e  dimostrato  tanto  dai  feiiomeni  presentati  dagli  ele- 
menti  epiteliali  che  ivi  si  trovano,  quanto  dal  comportamento  del  respettivo 
stroma  connettivale. 

E'  a  notarsi  che  le  cellule  cilindriche  ciliate  provviste  di  lunghe  ciglia 
che  si  trovano  alia  superficie  delle  pieghe  della  valvola  si  modificano  in  cor- 
rispondenza  dell'apice  delle  pieghe;  le  ciglia  si  fanno  ivi  corte,  rudiraentali  o 
mancano  affatto  ;  inoltre  le  cellule  non  hanno  piu  come  nel  rimanente  un'al- 
tezza  uniforme,  ma  si  presentano  di  molto  difierente  altezza.  Vi  sono  poi  nelle 
cellule  deU'apice  e  nei  loro  nuclei  variazioni  di  forma,  grandezza,  posizione  e 
struttura  che  sono  in  correlazione  coi  fenomeni  di  secrezione  interna  e  di  as- 
sorbimento. 

Da  questo  punto  di  vista  le  cellule  si  possono  presentare  con  due  aspetti 
molto  difierenti  ;  o  hanno  il  corpo  ristretto  e  il  nucleo  a  bastoncino  situato 
in  vicinauza  della  base,  o  il  corpo  cilindrico  assai  largo  e  il  nucleo  ovale  as- 
sai  prossimo  alia  superficie  libera  della  cellula.  Data  la  diflferente  posizione 
del  nucleo,  nelle  cellule  larghe  abbiamo  un  segment©  esterno  lungo  e  un  seg- 
mento  interno  corto :  nelle  cellule  affilate  e  I'inverso.  Le  cellule  piu  larghe 
sono  quelle  che  da  poco  hanno  assorbito  le  sostanze  alimentari  e  le  conten- 
gono  nel  loro  segmento  esterno,  le  cellule  affilate  hanno  trasferito  la  sostanza 
assorbita  nel  loro  segmento  interno  e  auche  I'banno  parzialmente  trastbrmata 
ed  eliminata  dalla  superfice  basilare. 

II  segmento  esterno  nelle  cellule  larghe  si  com  pone  di  protoplasma  con 
aspetto  vacuolare  e  puo  presentarsi  infiltrato  della  sostanza  alimentare  assor- 
bita non  ancora  trasformata  dal  protoplasma  la  quale  e  sotto  forma  di  liquido 
a  colorazione  diffusa.  II  nucleo  ha  una  membrana  grossa  e  fortemente  colo- 
rabile  ;  il  reticolo  nucleare  molto  colorabile  risulta  di  grossi  filamenti  con  ben 
distinti  punti  nodali,  inline  il  succo  nucleare  e  inteusamente  colorito. 

II  segmento  interno  e  formato  da  protoplasma  denso,  omogeneo. 

Nelle  cellule  affilate,  che  sono  frammiste  irregolarmente  alle  prime  o  a 
gruppi,  il  corpo  cellulare  e  molto  ristretto;  nel  nucleo  bastonciniforme,  che 
trovasi  presso  I'estremo  libero,  la  membrana  nucleare  non  e  piu  intensamente 
colorabile,  il  reticolo  cromatico  e  formato  da  filamenti  sottili,  uniformi  senza 
punti  nodali;  il  succo  nucleare  e  anch'esso  poco  colorato.  Nel  corpo  cellulare, 
nel  segmento  esterno,  il  protoplasma  e  denso,  mentre  nel  segmento  interno, 
che  va  gradatamente  assottigliandosi  verso  la  base,  si  mostra  diradato. 

Tra  le  due  forme  di  cellule  descritte  vi  sono  tutti  gli  stadi  di  passaggio ; 
come  si  puo  dedurre  specialmente  dalle  modificazioni  che  avvengono  nel  nu- 
cleo. Infatti,  in  uno  stadio  successivo  a  quello  delle  cellule  della  prima  qua- 
lita,  i  nuclei  divengono  piriformi  colla  parte  piu  ristretta  volta  verso  la  base 
della  cellula ;  questa  forma  si  accentua  sempre  piu  per  allungamento  della 
parte  ristretta  del  nucleo,  che  frattanto  si  porta  verso  la  superficie  li- 
bera della  cellula,  mentre  si  compiono  i  mutamenti  nella  sua  costituzione, 
niutamenti  che  si  iniziano  nella  zona  piu  interna,  piu  ristretta  del  nucleo  stesso. 

Pervenuta  la  sostanza  assorbita  nel  segmento  interno  della  cellula,  da 
questo,  per  un  processo  di  semplice  distacco  della  porzione  estrema  basilare 
deir  elemento,  sotto  forma  di  sostanza  granulosa  separata  da  liquido,  viene 
a  formarsi  quel  prodotto  di  secrezione    interna  che  deve  peuetrare    nel    con- 


-   33   - 

nettivo  del  villo,  ed  in  parte  viene  assorbito  in  situ  dai  numerosi  leucociti 
o  g\k  penetrati  fra  le  cellule  epiteliali  pi-ima  dello  stadio  finale  del  processo 
di  assorbimento,  ovvero  eraigrati  fra  la  sostanza  sogregata  per  un  fenomeno 
di  cbemiotassi. 

Allorcbe  poi  le  cellule  hanno  espulso  la  sostanza  assorbita,  si  riducono 
ad  element!  con  corpo  ristretto,  in  specie  verso  la  base,  il  nucleo  risiedendo 
verso  I'  estremo  libero.  Cominciando  essi  a  riassorbii-e,  il  corpo  si  allarga 
verso  quest'  ultima,  e  la  sostanza  alimentare  mentre  accresce  gradatamente 
il  volume  del  protoplasma,  modifica  anche  la  forma,  la  posizione  e  la  strut- 
tura  del  nucleo,  finche  la  cellula  riacquista  i  caratteri,  gia  indicati,  delle 
cellule  cilindriche  largbe. 

I  mutamenti  che  avvengono  in  Scyllium  stellare  durante  le  varie  fasi 
d'assorbiraento  e  della  secrezione  interna  sono  state  constatate  dall'A.  nella 
loro  parte  sostanziale,  ancbe  in  altri  vertebrati  [Mus  decumanus). 

Dal  confront©  dei  fatti  osservati  nei  varii  animali  si  puo  anzitutto  de- 
durre  che  il  processo  di  secrezione  interna  nei  villi  puo  essere  piu  o  meno 
perfetto  nei  diversi  vertebrati,  nei  cui  intestino  tratti  piu  o  meno  estesi  di 
cellule    assorbenti    posson    trovarsi     contemporaneamente    nella    stessa    fase 

(Uccelli,  Mammiferi ),  ovvero   mantenere  una  certa    indipendenza   fra   loro 

{Scyllium  stellare).  In  secondo  luogo  che  la  quantita  e  qualita  della  secrezione 
interna  variano  nei  differenti  animali  e  anche  nella  stessa  specie  ;  esse  sono 
in  rapporto  colla  quantita  e  qualita  degli  alimenti  ingeriti. 

Modificazioni  consimili  a  quelle  riscontrate  nelle  cellule  epiteliali  du- 
rante le  varie  fasi  dell'assorbimento,  sono  presentate  anche  dai  leucociti  in- 
terposti  fra  le  cellule  epiteliali  dell' intestino  tenue  dei  vertebrati,  e  da  quelli 
cbe  direttamente  immigrano  dallo  stroma  connettivale  del  villo  nella  massa 
della  secrezione  interna  delle  cellule  epiteliali.  Osservando  in  preparati  colo- 
riti  con  ematossilina  e  carminio,  ad  esempio  nei  Mas  decumanus,  i  leacociti 
sparsi  in  una  massa  abbondante  di  secrezione  interna  si  vede  come  essi  si 
presentino  con  caratteri  assai  differenti.  11  nucleo  e  in  alcuni  intensamente 
colorato,  in  altri  meno,  in  altri  molto  pallido  ;  la  sua  forma  e  rotonda,  o  ovale. 
Vedonsi  i  leucociti  immigrare  od  emigrare  dai  connettivo  del  villo  nella  se- 
crezione interna  e  viceversa.  Nei  connettivo  del  villo  o  nella  tonaca  propria 
predominano  leucociti  con  nucleo  plurilobato,  a  ciambella,  a  ferro  di  cavallo, 
e  tutti  intensamente  colorabili.  Quelli  con  nucleo  rotondo  e  poco  colorabile 
sarebbero,  secondo  Mingazzini,  in  uno  stadio  nei  quale  non  e  avvenuta  la 
nutrizione  o  I'assorbimento  della  sostanza  segregata  dalle  cellule  epiteliali ; 
quelli  con  nucleo  molto  colorabile  element!  che  banno  assorbita  questa  so- 
stanza. Aumentando  la  nutrizione  di  questi  ultimi,  il  loro  nucleo  acquista 
forma  lobata,  a  ciambella  ;  essi  hanno  ancbe  la  proprieta  di  moltiplicarsi  per 
frammentazione. 

In  conclusione,  i  leucociti  entrano  in  funzione  sopratutto  dopo  che  la  se- 
crezione interna  e  stata  emessa  dalle  cellule  epiteliali,  e  per  effetto  di  essa 
si  trovano  immersi  in  tale  sostanza  nutritiva ;  a  spese  di  questa  si  nutri- 
scono,  ed  immigrano  nello  stroma  connettivale,  avendo  allora  mutato  i  ca- 
ratteri morfologici  e  chimici  del  nucleo  e  del  protoplasma  ;  infine,  in  detto 
stroma  si  moltiplicano,  frammentandosi,  in  due  o  tre  element!.  In  tal  modo 
la  secrezione  interna  in  parte  viene  assunta  direttamente  dai  leucociti,  men- 
tre in  parte  e  riassorbita  direttamente  dai  vasi  e  dalle  lacune  del  villo. 


-   34   - 

L'A.  non  puo  escludere  che  abbia  luogo  anche  un  diretto  assorbimento 
per  parte  deileucociti  (cosi  di  quelli  che  emigrano  nel  lume  del  canale  dige- 
rente  e  ritornano  poi  nello  spessore  della  parete),  senza  il  precedente  pas- 
saggio  nel  corpo  delle  cellule  cilindriche  delle  sostanze  iugerite. 

Terraina  infiue  con  queste  considerazioai.  Che  le  modificazioai  dei  nuclei 
da  lui  osservate  vanno  attribuite  in  gran  parte  alio  stato  di  nutrizione  o  di 
denutrizione  delle  cellule,  ma  non  tdtte :  una  parte  di  esse  deve  dipendere 
anche  dalla  funzionalita  propria  del  nucleo  nel  lavoro  compiuto  dalla  cellula 
assorbente,  sia  nell'  ingerire  il  materiale  nutritivo,  sia  nel  trasformarlo  e  nel 
farlo  passare  dal  segmento  esterno  all'  interno.  II  mutamento  di  posizione  del 
nucleo  nelle  diverse  fasi  del  processo  indica  che  nella  cellula  assorbente 
esso  limita  due  porzioni  fisiologicamente  distinte  nel  corpo  di  questo  ele- 
mento,  una  assorbente  (segmento  esterno),  una  secernente  (segmento  inter- 
no).  Queste  due  parti  sono  ben  differenziate  nelle  cellule  cilindriche  dei  villi. 
Siccome  ogiii  cellula  secernente  dell'organismo  animale  e  anche  un  elemento 
assorbente,  cosi  si  potra  nella  generality  di  questi  elementi,  distinguere  nel 
loi'o  corpo  due  parti  a  funzioni  difierenti,  che  in  alcuni  casi  hanno  anche 
caratteri  morlologici  diversi ;  il  nucleo  occupa  la  zona  limite  fra  queste  due 
regioni,  e  in  molti  casi  puo  spostarsi  verso  I'una  o  I'altra,  a  seconda  del  pre- 
valente  funzionamento  in  ciascuna  di  esse. 


Sterzi  G.  —  Ricerche  intorno  all'  anatomia  comparata    ed   all'ontogenesi  delle 

meningi.    Considerazioni    suUa    filogenesi.   Parte   I ,     Meningi    raidollari. 

Con  5  tav.  —  Atti  del  Reale  Istituto  Veneto  di  scienze,  lettere  ed  arti,  Anno 

accademico  1900-1901,  Tomo  LX,  Parte  II,  pp.  1101  —  1812. 

In  questo  notevole  lavoro  il  dott.  Sterzi,  dell' Istituto  Anatomico  di 
Padova,  espone  il  risultato  di  una  lunga  e  completa  serie  di  ricerche  intese 
ad  esporre  la  completa  anatomia  delle  meningi  midollari.  E  notevole  il  la- 
voro per  lo  spirito  eminentemente  scientifico  con  il  quale  esso  e  condotto, 
per  la  copia  grande  di  osservazioni  fatte  col  criterio  piu  largamente  compa- 
rative che  possa  desiderarsi,  per  aver  completate  le  indagini  morf'ologiche 
con  quelle  embriologiche,  per  il  sobrio  rigore  della  conclusione,  ed  infine  per 
la  chiarezza  e  bonta  della  forma  usata  nello  scrivere. 

Dei  resultati  ottenuti,  alcuni  confermano  e  rischiarano  il  gi^  noto ;  altri 
modificano  errori  continuamente  tramandati  ;  altri  conducono  alia  afierma- 
zione  di  fatti  nuovi;  tanto  piu  important!  e  per  le  difflcolta  della  ricerca,  e 
per  essere  sfuggiti  ad  osservatori  di  gran  nome.  II  riassunto  del  lavoro  ne 
mostra  il  valore,  e  ne  spingera  alia  lettura  i  cultori  delle   discipline   nostre. 

Dopo  una  breve  introduzione  generale,  I'A.  stabilisce  il  significato  della 
voce  meninge  inlppocrate,  Areteo,  Aristotile  e  Galen o,  la  sua  tra- 
duzione  in  arabo,  la  origine  delle  diciture  dura  madre  e  pia  rnadre,  e  le  de- 
nominazioni  che  furono  ad  esse  sostituite  nel  1500  e  nel  1700. 

La  prima  parte  del  lavoro  e  divisa  in  7  capitoli,  ciascuno  dei  quali  ri- 
gaarda  I'anatomia  e  lo  sviluppo  della  meninge  o  delle  meningi  in  ogni  classe 
dei  vertebrati :  i  vari  capitoli  sono  divisi  in  tauti  paragrafi  quanti  furono  gli 
ordini  esaminati.  Ogni  paragrafo  e  preceduto  dalle  notizie  bibliografiche,  ed 
ogni  capitolo  termina  con  considerazioni  di  indole  morfologica  e  coUo  sviluppo 
delle  meningi  midollari. 


-   35   - 

Queste  meningi  compaioao  contemporaneamtjnte  alia  colonna  vertebrale: 
negli  acrant  la  midolla  e  circondata  da  una  guaina,  che  corrisponde  alle  me- 
ningi ed  alio  scheletro  neurale  degli  altri  vertebrati. 

Nei  cidostomi  e  nei  pesci,  nei  quali  vengono  descritte  due  o  tre  meningi, 
simili  a  quelle  dell' uomo,  I'A.  ne  ha  trovata  una  sola,  che  denomina  meninge 
primitiva :  essa  e  separata  dal  rivestimeuto  del  canale  vertebrale  od  endora- 
chide  per  mezzo  dello  spazio  penmeninc/eo  (erroneamente  descritto  dai  tratta- 
tisti  come  subdurale,  o  interdurale,  o  subaracnoidale  ecc),  pieno  di  adipe  o  di 
tessuto  muccoso  nei  pesci,  e  di  cellule  speciali,  credute  a  torto  adipose,  nei  ci- 
dostomi. La  meninge  primitiva  dei  pesci  presenta  degli  speciali  nastri  di  rin- 
forzo,  tra  i  quali  sono  costanti  un  legamento  ventrale  e  due  legamenti  laterali 
o  denticolati,  poiche  spesso  presentano  delle  dentellature,  che  si  inseriscono  sul- 
I'endorachide.  Questa  membrana  nei  teleostei  non  e  in  rapporto  cogli  atri  del 
seno  impari  di  Weber,  come  viene  ammesso. 

Negli  anflht  urodeli,  nei  quali  vengono  descritte  due  meningi,  interpre- 
tando  come  dura  madre  Vendorachide,  Sterzi  descrive  una  so\&.  ineninge  pri- 
mitiva, formata  da  due  strati,  separabili  artificialmente,  e  percorsa  lateral- 
mente  da  due  robusti  legamenti  denticolati,  muniti  di  dentellature.  Negli  anuri, 
invece  di  tre  meningi,  come  per  lo  piu  si  ammette,  I'A.  ne  ha  trovate  due 
sole,  che  chiama  dura  madre  e  m.eninge  secondaria,  separate  per  mezzo  di  nu- 
merosi  piccoli  spazi,  costituenti  nei  lore  insieme  lo  spazio  intradurale.  II  pro- 
lungamento  spinale  dei  condotti  endolinfatici,  invece  che  nello  spazio  intra- 
durale o  subdurale  o  subaracnoidale,  si  trova  nello  spazio  peridurale,  come  di- 
mostra  anche  il  suo  sviluppo,  che  I'A.  ha  studiato  nella  rana. 

Nei  rettili  non  si  hanno  tre  meningi,  simili  a  quelle  dell'  uomo,  come  da 
tutti  gli  Autori  si  ammette,  ma  solo  due,  la  dura  madre  e  la  ineninge  secon- 
daria :  quest'  ultima  presenta  lateralmente  due  legamenti  denticolati,  i  quali, 
come  negli  anfibi,  incominciano  sull'occipitale  laterale,  sono  robustissimi  nei 
rettili  con  estesi  movimenti  della  colonna  vertebrale,  e  sono  muniti  di  den- 
tellature, che  si  impiantano  sulla  endorachide. 

Ad  una  rilevatezza  ossea,  posta  tra  lo  sfenoide  ed  il  basioccipitale,  si  im- 
pianta  il  legamento  midollare  ventrale,  che  scorre  lungo  la  linea  mediana  ven- 
trale della  midolla,  ed  assume  nella  sua  porzione  craniale  stretti  rapporti  eo: 
legamenti  denticolati.  Lo  sviluppo  delle  meningi  midollari  dei  rettili  concorda 
con  quello  degli  anfibi. 

Anche  le  meningi  midollari  degli  uccelli  vengono  per  le  ricerche  di  Sterzi 
ad  avere  significato  assai  difFerente,  da  quello  che  e  loro  dato,  poiche  I'arac- 
noide  degli  Autori  e  invece  la  dura  madre,  la  pia  madre  e  la  meninge  secon- 
daria  e  la  dura  madre  e  Vendorachide.  Ne  risulta  che  i  condotti  aeriferi  intra- 
vertebrali  (che  sono  due,  e  non  uno  mediano,  come  si  crede,  poiche  questo  e 
un  seno  venoso )  non  si  trovano  tra  le  meningi  e  non  sostituiscono  il  liquido 
encefalo-midollare,  come  da  taluno  si  ammette,  ma  sono  invece  situati  nella 
spessezza  della  endorachide.  Anche  negli  uccelli  I'A.  ha  trovato  un  legamento 
ventrale  e  due  legamenti  denticolati.  In  corrispondenza  del  seno  romboidale,  le 
meningi  si  comportano  in  modo  particolare,  che  e  estesamente  descritto.  Lo 
sviluppo  di  queste  mt^mbrane,  studiato  uel  polio,  dimostra  che  esso  avviene 
partendo  da  un  tessuto  mesenchimale  indifferenziato,  che,  dopo  la  comparsa 
degli  abbozzi  cartilaginei  delle  vertebre,  si  divide  in  uno  strato  rappresen- 
tante  I'abbozzt'  delle  meningi    corrispondente    quindi    alia    meninge  primitiva 


-   36   - 

dei  ciclostomi  e  dei  pesci,  ed  in  uno  strato  che  diventa  Vendor achide.  L'abbozzo 
delle  meningi  si  divide  piu  tardi  nella  dura  madre  e  nella  meninge  secondaria, 
le  quali  vanno  difierenziandosi  a  poco  a  poco,  e  passano  per  stadi,  die  ricor- 
dano  molto  da  vicino  le  disposizioni  caratteristiche  degli  anfibi  e  dei    rettili. 

Nel  VII  Capitolo,  che  e  il  piii  lungo,  I'A.  tratta  delle  meningi  midollari 
dei  mammiferi,  e  le  descrive  minutamente  nei  marsupiali,  perissodattili,  ar- 
tiodattili,  rosicanti  insettivori,  e  carnivori  ponendo  in  evidenza  in  ciascun 
ordine  disposizioni  nuove  e  importanti,  che  segnano  una  continua  evoluzione 
in  queste  membrane:  fra  esse  vanno  specialmente  ricordate  la  graduale 
scomparsa  della  porzione  delle  dentellature  compresa  tra  la  dura  madre  e  i'en- 
dorachide,  la  quale  porzione  viene  sostituita  da  legamenti  che  congiungono 
la  dura  madre  all'endorachide  (leg.  meningo-vertebrali),  e  I'aumento  progres- 
sivo  nel  calibro  del  tubo  durale  i-ispetto  al  volume  della  midolla. 

Dopo  aver  dati  brevi  cenni  delle  meningi  dei  chirotteri,  Sterzi  passa  a 
descrivere  le  meningi  dei  primati,  e  tra  queste  si  ferma  lungamente  a  trat- 
tare  delle  meningi  midollari  dell'uomo.  Dapprima  accenna  alle  cognizioni  che 
si  ebbero  di  queste  membrane  dai  greci,  dagli  arabi  e  dagli  arabisti,  e  dagli 
anatomici  dei  secoli  XV  e  XVI:  si  occupa  quindi  a  lungo  della  scoperta  del- 
I'aracnoide  e  delle  controversie  che  essa  desto  tra  Bidloo  e  Euysch  nella 
seconda  meta  del  secolo  XVII,  dimostraudo  che  in  questo  tempo  fu  chiamata 
aracnoide,  ma  che  Varolio  la  conosceva  nel  1573,  Casserio  e  Tulpio 
nella  prima  meta  del  1600.  Si  occupa  poi  delle  notizie,  che  si  ebbero  sulle 
meningi,  nel  1700,  della  scoperta  di  Cotugno,  ecc,  per  giungere  alia  teoria 
di  Bichat  sulla  omologia  tra  aracnoide  e  pleura  e  peritoneo  :  enumera  quindi 
le  piu  importanti  ricerche  fatte  intorno  alle  meningi  midollari  nella  prima 
meta  del  secolo  XIX,  riassume  poi  ampiamente  I'opera  di  Key  e  Hetzius, 
pone  in  evidenza  il  poco,  "che  dopo  questi  due  Autori  fu  fatto,  ed  infine  esa- 
mina  le  ditferenze  di  descrizione  e  di  interpretazione  dei  trattati  moderni  di 
Anatoraia,  per  dedurre  la  necessita  di  nuove  ricerche  in  proposito. 

Dopo  brevi  cenni  sul  canale  vertebrale  e  la  endorachide,  comincia  a  de- 
scrivere la  dura  madre;  ne  deterraina  la  forma,  servendosi  di  cadaveri  congelati, 
la  lunghezza,  che  varia  se  la  dura  madre  e  considerata  in  sito,  o  dopo  averia 
tolta  dal  cadavere,  e  di  cio  da  le  ragioni  :  ne  studia  il  calibro  e  le  sue  dif- 
ferenze  nei  varii  segmeuti  della  colouna  vertebrale,  la  spessezza,  il  peso,  i 
rapporti :  ne  descrive  i  legamenti  meningo-vertebrali,  ohe  la  congiungono  al- 
l'endorachide, e  li  divide  in  dorsali,  laterali  e  ventrali,  comprendendo  fra  que- 
sti ultimi  anche  la  membraua  meniugo-vertebrale  sacro  lombare :  esamina  mi- 
nutamente la  disposizione  ed  i  rapporti  dei  fori  per  il  passaggio  delle  radici, 
descrive  la  struttura  della  dura  madre,  che  trova  differente  da  quella  comu- 
nemente  ammessa,  e  termina  colla  descrizione  dei  vasi  e  dei  nervi  di  questa 
meninge. 

Con  uguale  larghezza  si  occupa  dell'aracnoide  e  della  pia  madre,  ponen- 
done  in  evidenza  particolariti  sconosciute  o  non  esattamente  descritte,  stu- 
dia quindi  minutamente  gli  spazii  meningei,  e  termina  colla  esposizione  del 
mcdo  di  continuarsi  delle  meningi  attorno  al  tilo  terminale  ed  alle  guaine 
delle  radici  dei  nervi. 

Paragona  allora  le  meningi  midollari  umane  con  quelle  degli  altri  mam- 
miferi, e  dimostra  come  nolle  prime  si  abbia  un  maggiore  sviluppo  dello  spa- 
zio  intraracnoidale. 


-   37   - 

Nelle  conclusioni  del  capitolo  VII  pone  a  confronto  le  meningi  dei  mam- 
iniferi  con  quelle  degli  altri  vertebrati  e  ne  deduce  che  la  complicazione  ana- 
tomica  delle  meningi  midollari  precede  partendo  da  un  solo  strato,  diviso  fino 
dai  vertebrati  piu  bassi  dalla  endorachide,  dal  quale  si  diflferenziano  prima  la 
dura  madre,  poi  la  pia  madre  e  I'aracnoide  :  tale  procedimento  e  molto  dif- 
ferente  da  quello  che  viene  ammesso  dagli  Autori.  Come  negli  altri  capitoli, 
a  queste  considerazioni  fa  seguire  lo  studio  dello  sviluppo  delle  meningi  mi- 
dollari uei  mammiferi  (pecora,  cavia,  uomo)  e  trova,  contrariamente  a  quanto 
si  crede  dagli  Emnriologi,  che  tale  sviluppo  avviene  partendo  da  una  sola 
meninge  primitiva,  dalla  quale  si  differenziano  le  meningi  definitive. 

II  lavoro  termina  con  alcune  considerazioni  sulla  filogenesi  delle  meningi 
e  sulle  cause  piu  probabili,  che  possono  averla  prodotta. 

Questo  il  riassunto  del  lavoro.  Aggiungero  che  la  Bibliografia  e  riportata 
nel  modo  il  piu  completo,  e  che  le  belle  tavole  che  illustrano  la  esposizione 
sono  assai  ben  fatte,  con  quel  modo  di  spiegazione  conciso  e  chiaro  al  tempo 
stesso,  che  istruisce  il  lettore  senza  stancarlo.  Guglielmo  Romiti. 


COMUNI'CAZIONI    ORIGINALI 


FICALBI EUGENIC 


Doratopsis  vermicularis  larva  di  Chiroteuthis  Veranyi. 


Ricevuta  il   1   Di-cembre   1001. 


E  vietata  la  riiiroilu/ione. 

In  un  mio  lavoro  dal  titolo  "  Unicita  di  specie  delle  due  forme 
di  Cefalopodi  pelagici  chiamate  Gliiroteutlds  Veramji  e  Boratopsis 
vermicularis  (Monitore  zool.  italiano,  X,  Firenze,  1899)  „  asserii,  in 
base  a  fatti,  che  addussi  a  dimostrazione,  clie  la  forma  di  Cefalo- 
pode  detta  Boratopsis  vermicularis  altro  non  e  che  la  larva  di  Chi- 
roteuthis Veramji. 

II  Prof.  Gr.  Pfeffer  in  un  lavoro  intitolato  "  Synopsis  der  oe- 
gopsiden  Cephalopoden  (Mitteilungen  aus  dem  Naturhistorischen 
Museum,  Hamburg,  XVII,  1900)  „  disse  di  non  credere  alle  mie 
vedute. 

Aspettavo,  per  rispondere,  1'  occasione,  in  cui  avrei  pubbhcato 
un'altra  nota  sui  Cefalopodi,  ma  poiche,  per  ragioni  indipendenti 
daha  mia  volonta,  quest' occasione  ritarda,  rispondo  ora,  ma  avviso 


-   38  - 

ad  ogni  buon  fine  che  non  ho  affatto  intenzione  di  aprire  una  pole- 
mica  (il  ritardo  di  un  anno  a  rispondere,  del  resto,  lo  dimostra),  la 
quale  sarebbe  la  cosa  la  piii  inutile  di  questo  mondo. 

Entrando,  adunque,  in  materia,  io  non  domando  quale  e  quanto 
materiale  abbia  avuto  Pf offer  per  opporre  al  mio  e  per  concludere. 
Mi  limito  a  dichiarare  che  la  negazione  di  Pfeifer  non  scuote  at- 
fatto  la  mia  modesta,  ma  liuora  ferma  convinzione,  e  a  dichiarare 
che  le  ragioni  che  1'  egregio  Autore  adduce  non  hanno  per  me  alcun 
valore. 

Quali  ragioni  adduce  Pfeffer?  Alle  mie  vedute  egh  oppone  le 
seguenti  considerazioni :  l.o  Che  le  piii  grosse  Doratopsis  conosciute 
hanno  una  maggiore  lunghezza  di  mantello  che  le  gi^  formate  Ghi- 
roteuthis;  2.o  Che  i  globi  oculari  delle  maggiori  Doratopsis  non  hanno 
la  meta  diametro  degli  occhi  di  Ghiroteuthis  con  eguale  lunghezza  di 
mantello;  Sy  Che  la  denticolatura  degh  anelU  delle  ventose  delle 
braccia  e  del  tentacoh  e  presso  i  due  generi  del  tutto  differente ; 
4.0  Che  le  cartilagini  di  chiusura  di  ambedue  i  generi  differiscono 
I'una  dall'altra  in  ciascun  singolo  carattere. 

Dunque  Pfeffer  prima  di  tutto  dice  che  le  due  forme  differi- 
scono, poi  da  questa  differenza  induce  che  non  puo  essei'e  i'una  la 
larva  dell'altra.  Che  le  due  forme  differiscano  non  e,  a  dir  vero,  una 
grande  scoperta  :  fu  appunto  per  il  fatto  che  esse  differiscono  che  gli 
Zoologi  le  posero  non  solo  in  due  specie,  ma  addirittura  in  due  generi 
differenti!  Colui  pero  che  asserisse  in  generale  che  perche  le  due  forme 
differiscono,  non  possono  essere  la  larva  Tuna  dell'altra,  dimostre- 
rebbe  solo  di  ignorare  molti  altri  fatti  congeneri  della  Zoologia; 
e  in  base  a  un  simile  ragionamento  il  Leptocephalus  brevirostris  non 
sarebbe  la  larva  della  Anguilla  vulgarisl 

Che  se  poi  si  viene  a  un  po'  piii  specificate  ragionare,  non  si 
capisce  come  Pfeffer  si  meravigh  di  fatti,  che  sono  cosa  di  tutti 
i  momenti  nolle  metamorfosi:  egli  nota  che  la  lunghezza  del  man- 
tello e  in  grosse  Doratopsis  maggiore  che  nella  gia  foi'mata  (ma  pero 
giovanissima,  aggiungo  io)  Ghiroteuthis,  mentre  I'occhio  e  piu  piccolo. 
Ma  che  significa  cio?  Sono  cento  gli  esempi  di  dimensioni  di  parti, 
e  perfino  di  tutto  I'individuo,  che  diminuiscono  nolle  metamorfosi, 
e  di  parti,  che  restate  stazionarie  vario  tempo,  tutt'  in  un  memento 
crescono.  Tutto  cio  pare  nuovo  a  Pfeffer? 

E  taccio  del  resto.  Ma  non  posso  non  rimarcare  che  Pfeffer 
ha  letto  imperfettamente  il  mio  lavoro,  perche,  tra  altro,  avrebbe 
veduto  che  io  accenno  al  fatto  che  le  piccohs^ime  Doratopsis  diffe- 
riscono  esse  stesse  daUe  i2;ran(ii  e  che  certi   ordini  di    modificazioni 


-   39  - 

gia  si  iniziano  in  piccoli  individui  e  si  scorgono  confrontandoli  coi 
grandi,  i  quali  via  via  sempre  piii  convergono  verso  i  caratteri  di 
ChiroteutJiis. 

Ed  ora  viene  il  piii  bello.  lo  non  solo  accennai  come  le  piccolo 
Doratopsis  si  modifichino  per  divenire  le  grandi,  ma  descrissi  poi  un 
vero  esemplare  intermedio  tra  Doratojms  e  ChiroteutJiis,  al  quale  e 
impossibile -negare  importanza.  Pfeffer  stesso  riconosce  un  intoppo 
al  suo  scetfcicismo  in  questo  esemplare.  Ma  si  industria  di  superare 
I'ostacolo  con  una  meravigliosa  trovata. 

Per  spiegare  questo  esemplare  intermediario  egli  dice  che  manca 
ogni  via,  salvo  die  esso  si  dovesse  riguardare  come  un  bastardo  di 
ambedue  le  specie,  per  lo  che  allora,  ogni  difficolta  sarebbe  imme- 
diatamente  rimossa. 

A  me  pare  che  questo  tentative  di  insinuare  la  strana  ipotesi 
di  un  meticcio  tra  Doratopsis  e  ChiroteutMs  mi  autorizzi  a  chiudere 
la  discussione.  E  la  chiudo,  permettendomi  di  assicurare  il  Prof.  Pfef- 
fer che  di  nessuna  cosa  fui  mai  e  rimango  finora  cosi  convinto 
come  di  questa:  che  Doratopsis  vermicularis  e  larva  di  ChiroteutMs 
Veranyi. 

Istituto  zoologico  di  Padova,  Dicembre  1901. 


ISTITUTO      ANATOMICO      DI      PADOVA 


Prof.  D.  BERTELLI. 


L'Arteria  sottomentale. 


Riceviita  il  17  febbraio  1902. 
£!  vietata  la  riproduzione. 

Nel  numero  precedente  di  questo  Periodico  dimostrai  che  gli 
anatomici  hanno  erroneamente  interpetrato  il  rapporto  fra  arteria 
sottolinguale  e  arteria  sottomentale. 

Anche  a  proposito  della  arteria  sottomentale  io  credo  che  siano 
state  fatte  interpetrazioni  sbagliate. 

Hyrtl  riferisce  (Lehrbuch  der  Anatomie,  1889)  di  aver  trovato 
spesse  volte  una  arteria  linguale  che  decorreva  lungo  il  margine  infe- 


-   40   - 

riore  del  ventre  anteriore  del  muscolo  digastrico  fine  in  vicinanza  del 
men  to,  ove  perforava  il  muscolo  miloioideo  e  con  rarteria  dell'altro 
lato,  die  aveva  lo  stesso  decorso,  penetrava  nel  genioglosso  tra  i 
due  genioioidei.  In  questa  arteria  fu  riconosciuto  il  decorso  della  sot- 
tomentale,  donde  1'  idea  die  la  linguale  possa  essere  sostituita  dalla 
sottomentale. 

In  50  individui  da  me  studiati  non  ho  mai  trovato  questa  va- 
rieta,  mentre  spesso  mi  capito  di  osservare  die  la  sottolinguale,  sorta 
dalla  mascellare  esterna,  incrocia  il  margine  esterno  del  ventre  an- 
teriore del  digastrico,  penetra  fra  questo  ed  il  miloioideo,  perfora  il 
miloioideo,  alle  volte  in  vicinanza  del  niento,  e  si  comporta  in  se- 
guito  come  quando  e  data  dalla  linguale;  presenta  cioe  rapporti  in- 
timi  con  i  muscoli  genioioidei,  concede  rami  a  questi  muscoli  ed  ai 
genioglossi. 

Quando  esiste  tale  disposizione,  nianca  naturalmente  la  sotto- 
linguale data  dalla  linguale,  ma  esiste  sempre  la  linguale. 

A  questa  varieta  della  sottolinguale  devesi  riportare  la  disposi- 
zione descritta  da  Hyrtl  come  varieta  della  linguale;  cosi  cjuesta 
disposizione  diventa  chiaramente  comprensibile  ed  in  tal  modo  si 
comprende  anclie  perclie  Hyrtl  abbia  affermato  di  aver  visto  fre- 
quentemente  (mehrmais)  questa  varieta. 

Dalla  linguale  nascerebbe  come  varieta,  la  sottomentale.  In  50 
individui  mai  vidi  questa  disposizione.  Dalla  linguale  nasce  normal- 
mente  nell'  uomo  la  sottolinguale ;  questa  fu  creduta  sottomentale. 
Cio  puo  accadere  se  la  sottolinguale  invade  con  un  grosso  ramo  il 
mento. 

Questo  ramo,  omologo  ai  rami  mentali  degli  artiodattili,  al 
ramo  mentale  mediano  dei  roditori  c  di  alcuni  primati,  esiste  con 
grande  frequenza  nell'  uomo ;  lo  trovai  qualclie  volta  tanto  svilup- 
pato  die  andava  a  costJtuire,  come  in  altri  primati,  una  delle  coro- 
narie  labiali  inferiori,  invadendo  largamente  il  territorio  della  arteria 
sottomentale. 

Tutte  queste  questioni  die  si  riferiscono  alle  arterie  sottolin- 
guale e  sottomentale  saranno  ampliamente  trattate  in  un  lavoro  di 
prossiraa  pubblicazione. 


-  -il  - 

ISTITUrO    ANATOMICO    Dl    B'IRENZE,    DIRETTO   DAL    PROF.    G.     CHIARUQI. 

DoTT.  F,  LIVINI. 

A  proposlto  di  una  nuova  classificazione  delle  ghiandole 
proposta  dal  Prof.  G.  Paladino  (^) 

(Con  2  figure) 

fi  vietata  la  riproduzione 

In  una  nota  pubblicata  or  sono  pochi  mesi,  il  prof.  G.  Paladino, 
ritenendo  incompleta  e  difettosa  la  classificazione  delle  ghiandole 
oggi  Liniversalraente  accettata  perche  a  fondamento  della  definizione  di 
tali  organi,  egli  dice,  si  pone  il  solo  criterio  morfologico  e  questo  nep- 
pure  applicato  in  tutta  la  sua  estensione,  ne  propone  una  nuova  nella 
quale  egli  cerca  di  accoppiare  col  criterio  anatomico  il  fisiologico. 
Su  tale  proposta  mi  e  sembrato  opportune  richiamare  1'  attenzione 
per  le  ragioni  che  seguono  :  innanzi  tutto  perche,  consistendo  la 
maggiore  importanza  delle  classificazioni  in  questo  che  esse  rappre- 
sentano  la  sintesi  del  nostri  convincimenti  scientiflci,  il  grade  piii 
0  meno  perfetto  delle  divisioni  essendo  come  1'  indice  del  grade  piu 
0  meno  elevato  di  sapere  cui  si  e  pervenuti,  qualunque  modificazione 
nolle  classazioni  medesime,  ahorche  muova  da  persona  autorevole, 
ed  e  qui  il  case,  merita  di  esser  presa  nella  piu  attenta  considera- 
zione.  In  secondo  luogo  pel  fatto  che  v'  hanno,  nella  proposta  del 
prof.  Paladino,  del  punti  nei  quah  io  non  potrei  con  esse  convenire. 

Cio  premesso,  ecco,  in  breve,  le  modificazioni  essenziah  che  il 
Paladino  vorrebbe  apportare  nella  classazione  delle  ghiandole.  Cosi 
egli  aggruppa  questi  organi : 

I.  ghiandole  a  fondo  archiblastico    (tutte  le  ghiandole  a  base 
epitehale) ; 

II.  ghiandole  a  fondo  parablastico  (tutte  le  ghiandole   linfati- 
che  e  le  ematopoietiche) ; 

III.  ghiandole  miste   (ghiandole    costituite    dalla    concorrenza 
deU'elemento  archiblastico  e  parablastico  —  time  — ). 

Di  questi  tre  gruppi  fondamentali  io  mi  volgo  dapprima  a  con- 
siderare  il  111^,  quelle  deUe  ghiandole  miste,  sul  quale  puo  farsi  breve 
discussione  fondata  su  reperti  embriologici  di  recente  acquisiti.  Sa- 
sebbe    solo  esempio  di  questo    gruppo  il    time.  Ora,    secondo    au- 


(')  Pal  a  d  i  no   G  .    —    Per  vina  migl  lore  classificazione  delle  glandole  :  nota.  —  Estr.di  pag.  5 
d.  Ifitiidic   d.  R.  Arc.  d.  Sc.  /Zs.  e  matem.  di  Najtoli,  ndunanza  del  0  luglio   i90i,  Fo.sc.  7.  Napo/.t   1901. 


-  42  - 

torevoli  osservatori,  gli  element!  linfoidi  di  quest'  organo  non  im- 
migrerebbero  in  esso  dal  mesenchiraa,  sibbene  proverrebbero  da  di- 
retta  trasformazione  degli  elementi  epiteliali  del  quali  il  timo 
resulta  primitivamente  costituito.  Ed  anzi  Beard  (')  ha  soste- 
nuto'  che  il  timo  (Selaci),  per  la  trasformazione  dei  suoi  elementi 
epiteliali  in- elementi  linfoidi  e  per  la  consecutiva  emigrazione  di 
questi  ultimi,  e  la  fonte  di  tutte  le  cellule  linfoidi  del  corpo. 
Se  pertanto  noi  seguiamo  il  concetto  di  colore  che  ammettono 
la  trasformazione  degli  elementi  epitehah  dell'  organo  in  questione 
in  cellule  linfoidi,  senza  che  abbia  luogo  in  esse  una  immigra- 
zione  di  queste  cellule  dal  mesenchima,  il  gruppo  delle  ghiandole 
costituite  daUa  concorrenza  dell'  elemento  archiblastico  e  parabla- 
stico,  di  cui  il  timo  e  il  solo  rappresentante,  verrebbe  naturalraente 
a  scomparire,  rientrando  quest'  organo,  posto  che  lo  si  voglia  con  - 
siderare  come  una  ghiandola,  nel  gruppo  delle  ghiandole  a  fondo 
archiblastico. 

Passo  al  IP  gruppo,  a  (lueho  delle  ghiandole  a  fondo  parabla- 
stico.  lo  credo  die  ognuno  convenga  in  questo,  che  in  morfologia 
il  concetto  anatomico  deve  essere  il  fondamentale,  il  concetto  fisio- 
logico  il  complementare  ;  non  questo  avere  il  maggior  peso  e  tanto 
mono  servire  di  l^ase.  Ora,  qual'  e  il  concetto  morfologico  di  ghian- 
dola ? 

Devesi  innanzi  tutto  aver  presente  la  distinzione  ben  netta  che  si 
fa  tra  cellule  secernenti  e  ghiandole.  Le  prime  sono  elementi  diffe- 
renziati  in  correlazione  con  particolari  ufflci  fisiologici,  di  assumere 
cioe  dal  plasma  dei  materiali  che  poi  riversano  al  di  fuori  o  inalte- 
rati  0  dopo  aver  fatto  lore  subire  peculiari  modificazioni;  essi  pos- 
son  trovarsi  in  tessuti  ed  organi  di  differente  origine  embrionale, 
sia  disseminati  framezzo  a  comuni  cellule  (cosi  le  cellule   mucipare, 

le  cellule  giganti  del  midollo  delle  ossa,  le  cellule  granulose ),  sia 

riunite  in  gruppi  piu  o  meno  cospicui  (cosi  nolle  ghiandole).  Le 
ghiandole  sono  organi  pluricellulari  differenziati  a  spese  di  un  epitelio 
di  rivestimento,  con  esse  rimanendo  inconnessione,  odaesso  renden- 
dosi  indipendenti  (cosi  le  ghiandole  chiuse),  organi  nei  quali  si  e 
localizzata  la  funzione  di  secrezione. 

Cio  posto,  se  noi  volessimo  considerare  come  ghiandole  quelle 
che  Paladino  ascrive  al  11"  gruppo  (midollo  delle  ossa,  gangli  lin- 


(')  B  e  a  r  il    J.    —   Tiie    source   of  leucocytes   and  the    true  function  of  the  thvums. 
Am.'iiner,  Bd.    tfi,  X.  i^-l^.-i-Si    Jena    iOOO. 


-   43   - 

fatici )  si  verrebbe  a  fare  completamente  astrazione  dal  concetto 

morfologico  ora  espresso.  Ma  se  esso  manca,  per  le  ragioni  dette  di 
sopra  viene  a  mancare  la  base.  D'altra  parte  non  vedo  la  ragione 
perche,  alio  state  attuale  delle  nostre  conoscenze,  questo  concetto 
cosi  netto,  cosi  precise  debba  venir  modiflcato.  L'effetto  poi  che  si 
otterrebbe  sovrapponendo  ad  esso  altri  criteri,  credo  sarebbe  soltan- 
to  quelle  di  ingenerar  confusione  :  cosi  se  dovessimo  attribuire  il 
valore  di  una  ghiandola  a  ogni  organo  nel  quale,  tra  gli  altri,  sono 
contenuti  elementi  secernenti.  E  percio  che  come  ghiandole  parmi 
non  si  possario  in  alcun  mode  ritenere  il  midoUo  delle  ossa,  i 
gangli  linfatici,  la  milza. 

Di  conseguenza,  anche  il  gruppo  delle  ghiandole  a  fondo  parablasti- 
co,  come  queho  delle  ghiandole  miste,  non  avrebbe  ragion  d'essere. 

Rimane  quindi  soltanto  il  1°  gruppo,  quelle  delle  ghiandole  a 
base  epitehale,  sul  quale  non  puo  cadere  discussione.  Di  questo 
gruppo  il  Pal  ad  i  no  fa  la  suddivisione  seguente : 

1)  ghiandole  a  tipo  rientrante  (gh.  tubulari,  gh.  acinose  e  gh.  fol- 
licolari  chiuse,  queste  ultimo  deiscenti  (ovaia)  o  non  deiscenti  (tiroide) ; 

2)  gliiandole  a  tipo  sporgente  (gh.  villose,  come  le  membrane 
sinoviali  delle  grandi  articolazioni  coUe  lore  frange,  come  i  villi  in- 
testinali) ; 

3)  come  grade  di  transizione  fra  i  due  sotto-gruppi  precedenti 
le  superfici  liscie  ghiandolari  (le  capsule  sinoviali semplici,  la  mucosa 
dei  seni  masceUari  e  frontali ). 

Premesso  che,  fissato  nettamente  il  concetto  morfologico  delle 
ghiandole,  e  cosa    di   importanza   secondaria   che    esse  sieno   sotto 

forma  di  invaginazione,  o  sotto  forma  di  rihevi ,   la   suddivisione 

proposta  dal  Paladino,  che  rende  piii  late  senza  snaturarlo  il 
concetto  delle  ghiandole,  e  a  parer  mio  giustificata,  e  puo,  come  tale, 
venire  accettata.  Non  posso  dire  altrettanto  di  alcuni  tra  gli  esempi 
che  egh  riporta  come  tipi  dei  varii  sotto-gruppi  di  ghiandole.  ■ 

Relativamente  al  1^,  mi  hmito  a  questa  semplice  osservazione, 
che  se  1'  ovaja  devesi  ritenere  come  una  ghiandola,  lasciando  in 
disparte  le  osservazioni  che  potrel)bero  affacciarsi  in  contrario  dal 
punto  di  vista  morfologico,  cio  vorrebbe  dire  fare  completamente 
astrazione  dal  concetto  fibiologico,  poiche  sarebbe  I'uovo  che  rap- 
presenterebbe  il  prodotto  di  secrezione  di  questa  ghiandola,  cio  che 
io  credo  nessuno  sia  disposto  ad  ammettere. 

Riguardo  al  2^  sottogruppo,  quelle  delle  ghiandole  a  tipo  spor- 
yente,  non  e  giusto   ascrivervi  le  frange    delle    membrane    sinoviali 


-   44  - 

delle  grandi  articolazioni,  dappoiche  recenti  ed  accurate  ricerche 
(Banchi(O)  hanno  confermato  quanto  altri  avevano  sostenuto 
(Hueter  (^),  Hagen-Torn  (^),  Hammar  (*))  che  alia  superficie  delle 
membrane  sinoviali  fa  assolutamente  difetto  an  rivestimento  epite- 
liale  (endoteliale),  e  non  e  quindi  il  caso  di  parlare  di  ghiandole. 

Rimango  incerto  se  possano  considerarsi  come  ghiandole,  e  in 
caso  affermativo  come  ghiandole  a  tipo  sporgente,  i  vilh  intestinal!. 
Certamente  no  se  si  vuol  ritenerli  come  tali  in  quanto  framezzo 
alle  comuni  cellule  epiteliali  che  li  tappezzano  sono  intercalate  cel- 
lule mucipare :  in  questo  concetto,  qualunque  superficie  mucosa, 
nella  quale  tra  le  comuni  cehule  epiteliah  sono  sparse  cellule  secer- 
nenti,  verrebbe  ad  acquis  tare  il  valore  di  una  ghiandola,  cio  che 
non  corrisponde  affatto  al  concetto  morfologico  di  tali  organi.  Che 
se  poi  si  vuol  tener  conto  del  reperto  di  Mingazzini  (^)  secondo 
il  quale  neh'  epitelio  assorbente  dei  villi  intestinali  di  alcuni  verte- 
brati  ha  luogo  una  funzione  di  secrezione  interna,  in  quanto  esso 
epitelio  trasforma  le  sostanze  alimentari  assorbite  che  passeranno 
poi,  con  un  particolare  meccanismo,  nel  connettivo  dei  vilh,  in  tal 
caso  si  potrebbero  questi  considerare  forse  come  ghiandole,  sebbene  la 
funzione  di  secrezione  che  essi  compiono  non  sia  paragonabile  a 
quella  delle  altre   ghiandole. 

Se  pero  gli  esempi  che  Paladino  riporta  come  tipi  di  ghiandole 
sporgenti  o  non  possono  essere  accettati  ovvero  son  dubbi,  qualche 
esempio,  secondo  me  molto  chiaro,  esiste  realmente  e  si  osserva 
nella  mucosa  tracheale  di  alcuni  Rettili  [Lacerta  muralis,  Lacerta 
viridis).  Richiamo,  a  questo  proposito,  alcuni  particolari  da  me  posti 
in  luce  qualche  anno  indietro  (^).  Neha  trachea  degli  animali  ora  ri- 
cordati,  nella  quale  gh  anelli  cartilaginei  sono  completi,  mancano 
formaziom  che  possano  rientrare  nel  gruppo  delle  ghiandole  come 
oggi  si  intendono,  cioe  come  invaginazioni  epiteliali  semplici  o 
in  grade  vario  comphcate ;  si  nota  pero  neha  mucosa  tracheale  que- 
sta  particolare  disposizione.    Esaminando   sezioni   longitudinali  del- 

(1)  Banc  hi  A.  —  Condiljuto  al)a  conoscenza  dell' orig  ne  della  siuovia.  —  Lo  ^ipe  imen- 
tale  {Arch,  di  Biologia  norm,  e  patol.),  An.  55,  Fasc.  2.  pag    273-295.  Firenze  190 i. 

(")  Hueter.  —  Zur  Histologic  der  Gelenkflacben  und  Gelenkkapseln.  —  Virchow's  Arch., 
Bd.  36,  iS6G. 

(3)  Hagen-Torn.  — Entwick.  u.  Ban  der  Synovialmembrani  n.  —  Arch.  f.  mihrosh.  Anat., 
Bd.  8i,  1882. 

(■')  Hammar  A.  —  Ueber  den  f'eineren  Bau  der  Gelenke.  —  Arch,  fur  mikrosk.  Anal., 
Bd.  43,   1894. 

(^)  M  i  n  g  a  z  z  i  n  i  P  —  Canibiamenti  morfologici  dell' epitelio  intestinale  durante  1' assorbi- 
mento  deile  sostanze  alimentari.  —  Bet  die.  Accad.  Lincei,  Vol.  9,  sem.  1.  —  Id.  —  Id.  Nota  II.  — 
Ricerche  futte  nel  Laborat.  anat.  norm.  Univ.  Roma  ed  in  allri  Laboral.  biol ,  Vol.  8,  Fasc.  i.  — 
Id.  —  La  secrezione  interna  neirassorbiniento  intestinale.  —  Ibidem,   Vol.  8,  Fasc.  2. 

('!)  L  i  V  i  n  I  K  .  —  Intorno  alia  struttura  della  trachea  :  ricerche  di  istologia  comparata. 
Con  tav.  —  Pubblicaz.  d.  R.  Istilnto  di  Siudi  Svp.  pralici  e  di  perfezionam.  in  Firenze  [Sez.  di 
Medicina  e  Chirurcjia).  Firenze,  tip.   Carnesecchi,  1897,  pp.  48. 


-  45  - 

r  organo  (Fig.  I),  1'  epitelio  si  mostra  semplice  e  cubico,  assai  basso, 
in  corrispondenza  degli  anelii ;   negii  spazii  interanulari  invece  esso 


dC 


S$:r'fi 


k<\ 


ac.-..^::^:ry% e  ac-. 


':r%--e 


*?/ 


ac 


V-.: 


Fig.  I.  Fig.  II. 

Kig.  I.  —  Sezione  longitudiuale  rlella  trachea  ili  Lacerta  mttralis  —  ac,  anello  cartilagineo ; 
e,  epitelio  di  rivestimento;  c' epitelio  secernente  ;  v,  vaso  sanguifero  —  Ingrand.,   112  (1. 

Fig.  II.  —  Sezione  longitudinale  della  trachea  di  Anguis  fragil.is  —  Le  indicazioni  come  nella 
Fig.  I.  —  Ingrand.,  106  d. 

e  a  due  strati,  gli  elementi  superficiali  essendo  molto  sviluppati  in 
altezza,  col  nucleo  piii  o  meno  ravvicinato  alia  loro  base :  dall'  una 
air  altra  varieta  di  epitelio  si  passa  per  gradi.  Ma  non  basta.  L'epi- 
telio  tracheale  non  si  mantiene  ovunque  nello  stesso  piano ;  nel 
tratto  nel  quale  esso  mostrasi  differenziato  nella  maniera  ora  indi- 
cata,  cioe  negli  spazii  interanulari,  si  solleva  ora  piii  ed  ora  meno, 
descrivendo  una  curva  a  convessita  volta  verso  la  cavita  della  tra- 
chea. Nel  tratto  corrispondente,  i  vasi  del  connettivo  sono  piii  che 
altrove  numerosi  e  cospicui. 

Allorche  pubblicai  questo  reperto,  mi  tenni  in  un  certo  riserbo  sul 
signiflcato  da  attribuire  a  quelle  estroflessioni  della  mucosa;  supposi 
potessero  essere  considerate  come  ghiandole,  ma  non  osai  aftermarlo 
recisamente,  specie  perclie  non  vennero  fatte  allora  ricerche  istolo- 


-   46   - 

giche  molto  minute,  scope  principale  del  lavoro  essendo  quelle  di 
prendere  idea  della  architettura  generale  della  trachea.  Nuove  in- 
dagini  praticate  successivamente  con  metodi  di  tecnica  piii  perfetti 
mi  autorizzano  ad  affermare  che  esse  hanno  realmente  il  valore 
di  ghiandole  e  precisamente  a  tipo  sporgente.  Infatti  1'  esame  di 
sezioni  di  pezzi  flssati  nel  liquido.  di  Flemming  o  di  Hermann 
e  colorite  col  metodo  Galeotti  mostra  che  in  corrispondenza 
delie  estroflessioni.  e  non  altrove,  le  cellule  epiteliali  hanno  i  ca- 
ratteri  di  cellule  secernenti.  In  alcune  di  esse  il  corpo  cellulare  si 
mostra  piii  o  meno  finamente  granuloso,  il  nucleo  risiedendo  in  pros- 
simita  della  loro  base.  In  altre  il  nucleo  e  proprio  ricacciato  al- 
Festremo  basale,  e  il  corpo  cellulare,  che  si  slarga  alquanto  proce- 
dendo dalla  superflcie  d'  impianto  alia  superficie  libera,  e  occnpato 
in  parte  o  in  totaUta  da  una  sostanza  che  assume  una  colorazione 
grigio-verdastra  (dal  verde  motile).  Queste  ultimo  cellule  hanno  tutto 
r  aspetto  di  cellule  Cciliciformi.  Differiscono  pero  dalle  cellule  muci- 
pare  dell'  esofago  (il  quale  organo  era  state  asportato  insieme  alia 
trachea)  specialmente  per  cio,  che  in  queste  ultimo  il  muce  assume 
una  bella  colorazione  verde  smeraldo,  mentre,  come  sopra  dicevo,  la 
sostanza  centenuta  nehe  cehule  del  rilievi  interanulari  della  mucosa 
tracheale  si  colera  in  grigio-verdastro.  Se  pertanto  queste  ultime 
sono  cellule  mucipare,  il  muce  dove  essere  con  particelari  carat- 
teri,  tanto  e  vere  che  non  lo  si  pete  mettere  in  evidenza  coha 
tienina  e  col  bleu  di  teluidina  (metodo  di  Hoyer)  che  pur  danne 
una  metacromasia  cosi  spiccata,  mentre  a  queste  sostanze  coleranti 
nettamente  risposero  le  cellule  mucipare  dell' esofago.  Ad  egni  mode, 
e  queste  e  1'  essenziale,  si  tratta  di  estroflessioni  della  mucosa  ben 
circoscritte,  in  corrispondenza  delle  quali  si  treva  un  epitelio  sicu- 
ramente  ghiandelare,  e  non  c'  e  ragiene  perche  esse  non  debbane 
considerarsi  come  ghiandole,  nehe  stesso  modo  che  come  tali  si  con- 
siderano  semplici  intreflessioni  della  mucosa  nolle  quali  1'  epitelio 
abbia  i  caratteri  di  un  epitelio  ghiandelare. 

Ci  rimane  da  prendere  in  consideraziene  il  sottogruppo  delle 
ghiandole  a  superficie  liscia.  Diro,  a  queste  riguardo,  che  per  le  stesse 
ragioni  addotte  a  proposite  deUe  frange  sineviali  delle  grandi  arti- 
celazieni,  non  possono  le  membrane  sineviali  semplici  esser  consi- 
derate come  ghiandole.  E  neppure  si  possono  ritenere  come  tali  la 
mucosa  dei  seni  masceilari,  frontali....,  peiche,  come  ho  gia  ri- 
petuto,  in  queste  concetto  qualmique  superflcie  mucosa  nella  quale 
framezzo  alio  comuni  cellule  epiteliali  si  trevino  intercalate  cellule 


-   47   - 

secernenti,    verrebbe  ad  acquistare  il  valore   di   ghiandola,  cio   che, 
per  le  ragioni  altrove  addotte,  non  si  puo  ammettere. 

Ghiandole  di  questo  tipo  esistono  pero  sicuramente,  s'  io  non 
ra'  inganno,  e  si  osservano  nella  trachea  di  Angiiis  fragilis.  Per  esser 
breve  diro,  che  nella  mucosa  tracheale  di  questo  Rettile  si  osservano 
le  stesse  difterenze  nell'  epitelio,  a  seconda  che  lo  si  considera  in 
corrispondenza  degli  anelli  o  nei  segmenti  interanulari,  che  si  notano  in 
Lacerta;  la  diversita  dei  due  casi  consiste  in  cio,  che  in  Anguis  I'epitelio 
ghiandolare  e  a  tre  o  quattro  piani  di  cehQle,  e,  queho  che  sopratutto 
importa,  non  si  solleva,  ma.  si  mantiene  presso  a  poco  sullo  stesso 
piano  del  rimanente  (Fig.  II).  Ora,  per  le  stesse  ragioni  espresso  a 
proposito  deUa  trachea  di  Lacerta,  a  me  sembra  ragionevole  consi- 
derare  come  ghiandole,  e  precisamente  a  superflcie  liscia,  questi 
tratti  cosi  ben  circoscritti  ove  trovansi  aggruppate  cellule  sicura- 
mente secernenti.  Se  questa  maniera  di  vedere  e  giusta,  ci  trove- 
remmo  di  fronte  ad  un  tipo  primitive  di  ghiandole,  sotto  forma  di 
zaffi  epiteliali  solidi.  (i) 

Per  concludere  : 

Dei  tre  gruppi  fondamentah  proposti  dal  Paladin o,  gh.  a  fondo 
archiblastico,  gh.  a  fondo  parablastico,  gh.  miste,  soltanto  il  primo 
ha  ragion  d'  essere.  Di  questo  unico  gruppo  si  puo  accettare  la  sud- 
divisione  che  Paladino  fa,  e  che  rende  piii  lato,  senza  alterarlo,  il 
concetto  delle  ghiandole,  di  gh.  a  tipo  rieyitrante,  gh.  a  tipo  spor- 
gente^  gh.  a  superflcie  liscia,  poiche  anche  di  questi  due  nuovi  sot- 
togruppi  esiste,  secondo  me,  qualche  chiaro  esempio.  In  rapporto 
poi  con  questa  suddivisione,  la  deflnizione  che  alcuni  Trattatisti 
danno  delle  ghiandole,  di  introflessioni  semplici  o  piii  o  meno  com- 
plicate della  mucosa,  deve  essere  opportunamente  modificata. 


NOT  A  BIBLIOGEAFICA 

A  proposito  di    una    Eece7isione    sulle    Istituzioni   di    Anatomia    delV  uomo   di 

G.  Chiarugi 

Nel  fascicolo  12"  dell'anno  1901  del  Bullettino  delle  Scienze  Mediche  di  Bo- 
logna il  carissimo  amico  e  collega  prof.  Valenti,  con  parole  improntate  a 
grande  benevolenza,  e  delle  quali  lo  ringi-azio,  annunzia  clie  e  incominciata 
la  pubblicazione  delle  mie    «  Istituzioni  di  Anatomia  dell'uomo  ». 

Egli  pero  non  puo  astenersi,  in  forma  certo  molto  cortese,  dal  lamentare 
I'assoluta  mancanza  di  citazioni  bibliografiche. 

Ma  mi  permetta  I'egregio  amico  una  domanda  :  conosce  egli  con  preci- 
sione  il  piano  dell'opera  e  puo  escludere  che  sia  nolle  mie  intenzioni  di  stam- 

(*)  Mi  place  a  questo  punto  ricordare  che  da  numerose  ricerche  da  me  praticate  nella  trachea 
di  aniniali  appartenenti  alle  tre  classi  pift  elevate  di  vertebrati,  resulto  evidetite.  a  proposito  delle 
ghiandole,  questa  legge  generale  :  che  gli  spazii  interanulari  souo  la  sede  di  predilezione  di  questi 
organi.  Ora  noi  vediamo  ie  forniazioni,  che  nella  trachea  di  Lacerta  e  di  Anguis  abbiamo  considerate 
come  ghiandole,  corrispondere  precisamente  agli  spazii  interanulari. 


48 


pai-e  in  fondo  al  libro,  como  altri  trattatisti  hanno  usato,  e  come  gia  feci 
nelle  mie  «  Lezioni  di  Anatomia  generale  »,  un  elenco  bibliografico,  nel 
quale,  in  annonia  coll'  indole  e  coU'esteusione  del  libro,  siano  registrate  le 
pubblicazioni  di  piu  fondamentale  importanza? 

Quando  ora  gli  avro  detto  (e  avrei  potuto  privatamente  dirglielo  prima, 
se  me  lo  avesse  dimandato)  cbe  tale  era  ed  e  il  mio  proposito,  non  vorra  egli 
convenire  cbe  la  sua  critica  ha  avuto  il  torto  di  essere  intempestiva  e  che  e 
ingiustificata  ? 

Seguendo  il  metodo  che  ho  preferito,  oraettendo  nel  teslo  le  lunghe  filze 
di  nomi  e  le  ripetute  citazioni  bibliografiche,  credo  che  si  ottenga  il  vaiitag- 
gio,  non  trascurabile  in  un'  opera  elementare,  di  non  distrarre  I'attenzione 
del  lettore,  che  potra  poi  a  tutto  suo  comodo,  quando  ne  senta  il  bisogno,  ri- 
cercare  la  indicazione  delle  fonti. 

Poiche  infiue  il  prof.  Valenti  prende  motivo  dalla  sua  osservazione  per 
incitare  ad  esser  piu  premurosi  delle  cose  nostre  e  a  tener  conto  di  quanto 
di  buono  si  e  fatto  e  si  va  facendo  in  Italia  nel  campo  della  Morfologia,  fac- 
cio  plauso  al  nobile  sentimento  che  lo  auima,  ma,  in  quanto  a  me,  sento,  mi 
si  perdoni  la  immodesta  dichiarazione,  di  non  aver  bisogno,  a  questo  propo- 
sito, di  stimoli  o  di  raccomandazioni,  perche  sono  ormai  dodici  anni  che  con- 
sacro  una  non  piccola  parte  della  mia  attivita  ad  un  giornale,  che  a  una  piu 
larga  conoscenza  della  letteratura  anatomica  italiana  ha  contribuito  in  ma- 
niera  non  ispregevole. 

Firenze^  15  gennaio  1902.  G.  Chiarugi 

^^^™—™'— ^  ^"  ~— ^— ^i^^i^ 

CosiMO  Cherubini,  Amministratore-responsabile. 


ptlit  if.,  ^^uft^llt 

Milano  -  Via  Gr.  Revere,  S  -  Miilano 
UNICA  FABBRICA  NAZIONALE 

DI  MICROSCOPI  ED  ACCESSORI 

DITTA    FORNITKICF, 

di  <utti  i  GaHinetti  UniTersitari  del  Reariio 


MICROSCOPIC  GRANDE  MODELLO 

con  cremagliera,  apparato  Abbe,  diaframma 
ad  iride,  tavolino  in  ebanite,  revolver,  due 
obbiettivi  a  secco  3  e  7*,  uno  ad  immersione 
omogenea  Via"'  ^"^  oculari  2  e  4;  il  tutto 
posto  in  elegante  armadietto  in  mogano 
L.  400 
{ingrandimenti  fino  a  1000  diametri) 

Nnovo  oiieltifo  Vib-  Semiapocromalico 

IMMERSIONE  OMOGENEA 
Obbiettivo  raccomandato  per  la  grande  po- 
tenza  e  per  la  sua  durata  (Vedi  Zeit- 
schrift  fur  wissenschaft.  Micros liopie  del 
12  settembre  1894,  Band  XI,  Heft  2) 
Ij.  200  col  due  oculari  compensatori 
4  ed  8. 


CATALOGO  GENERALE  GRATIS 

a  seraplice  richiesta 

Pagamenti  rateali  mensili 
pei  Sigg.  Ufflciali  sanitari  comunaU. 


Firenze,  1902.  —  Tip.  L.  Niccolai,  Via  Faenza,  44. 


Monitope  Zoologico  Italiano 

(Pubblicazioni  Italiane  di  Zoologia,  Anatomia,  Embriologia) 

Organo  ufficiale  della  Unione  Zoologica  Italiana 

DIRETTO 
DAI    DOTTORI 

GIULIO  CHIARUGI  EU6ENI0  FICALBI 

Prof,  di   Anatomia  umaua  Prof,  di  Anatomia  comp.  e  Zoologia 

nel  R.  Istiluto  di  Studi  Super,  in  Kirenze  nella  R.  Universita  di  Padova 

XJfficio  di  Direzione  ed  Amministrazione :  Istituto  Auatomico,  Firenze 
12  numeri  all'anno  —  Abbuonamento  annuo  L.  15. 

XIII  Anno  Firenze,  Marzo  1903  N.  3 

SOMMARIO  :  Bibliografia.  —  Pag.  49-56. 

SuNTi  E  riviste:  Delia  Valle  C,  E,icerche  sulle  terminazioni  nervose  della 
mucosa  olfattiva  nei  mammiferi  adulti.  —  Contributo  alia  conoscenza  della 
circolazione  sanguigna  nella  mucosa  nasale  dei  mammiferi  adulti.  —  Pa- 
gina  56-57. 

CoMUNiCAZiONi  ORiGiNALi :  Tenchini  L,,  Di  uu  nuovo  muscolo  soprannume- 
rario  della  regioue  posteriore  deU'aijtibiaccio  umano  {M.  extensor  digiti 
indicis  et  medii)  consociato  ad  un  fa.scicolo  manidio  (Con  tavola  I«).  — 
Laclii  !P.,  Un  apparecchio  per  la  rapida  macerazione  delle  ossa  (Con 
I  figura).  —  Pag.  57-71. 

Studio  collettivo  del  peso  dell'encefalo  negli  italiani  —  Pag.  71. 

NoTiziB.  —  Pag.  71. 

Avvertenza 

Delle  Comunicazioni   Originali   che   si   pubblicano   nel  Monitore 
Zoologico  Italiano  e  vietata  la  riproduzione. 

BIBLIOGRAFIA 

Si  dd,  notizia  soltanto  dei  lavori  pubblicati  in  Italia. 
XV.  Vertetorati. 

II.    PARTE    ANATOMICA. 

1.  Parte  generale. 

Bianchi  S.   —   Rare  anomalie  nei  sistemi  muscolare,    vascolare    ed    osseo    ri- 

scontrate  in  un  onesto  bracciante.  —  Atti  Accad.  Fisiocritici  Siena  (Proc. 

verb.  Adunanze),  S.  4,   Vol.  13,  An.  accad.  210  (1901),  N.  7-8,  pp.  235-286. 

Siena  1901. 
Caradonna  G.  B.  —  Co.stituzione  anatomica  e  topografica  delle  regioni  del  piede 

dei  bovini.  Con  13  tav.  —  Torino,   Unione  tip.-editr.,  pp.  52,  1901. 
Chiarugi  G.  —  Istituzioni  di  anatomia,  deU'uomo.  —  Milano,  Societd    editrice 

libraria,  1901.  (In  corso  di  pubblicaz.) 
D'Evant  T.  —  Manuale  di  anatomia  uraana    norraalo    con    speciale    liguardo 

alle  pratiche  applicazioni  medico-chirurgiche.  —  Roma,  Soc.  editrice  Dante 

Alighieri.  (In  corso  di  X)uhhlicazione). 


-   50 


2.  TeGUMENTO   E   PRODUZIONI    TEGUMENTAlllE. 

Majocchi  D.    —   Intorno    alle    terminazioni    dei    nervi    nei    peli    dell'  uomo  e 

d'  alcuui  Mammiferi.  —  liendic.    Accad.  So.  Istit.  Bologna,   An.    12.   S.    8, 

Vol.  1,  Fasc.  11,  pp.  553  554.  Bologna  1901. 
Ottolenghi  D.  —  Contributo  all'  istologia  della  ghiaudola  mammalia  funzionante 

(Sunto).  —  Arch.  ital.  Ginecol,  An.  4,  N.  5,  pp.  391-402.  Napoli,  1901. 
Sfameni  P.  —  Gli  organi   nervosi    terrainali  del  liuffini    ed    i    corpuscoli    del 

Pacini  studiati  nelle  piante  e  nei  polpastrelli  del  cane,    del  gatto  e  della 

scimmia.  —  Yedi  M.  Z.,   AT/,  9,  260. 
Sfameni  P.  —  Le  terminazioni  nervose  delle    papille  cutanee    e    dello    strato 

subpapillare  nella  regione  plantare  e  nei  polpastrelli  del  cane,  del   gatto 

e  della  scimmia.  Con  3  tav.  —  Estr.  di  pp.  42  d.  Annali  Freniatna  e  Sc. 

afptii  Manicomio  Torino.  Torino,  tip.  Spandre  1900. 
Treves    M.  —  Intorno   iiUa  frequenza  ed  al  significato  della  striatura  ungueale 

trasversa  nei  normali,  nei  criminali  e  negli  alienati.  Con  1  tav.  e  1  fig.  nei 

testo.  —  Arch.    Psich-,    Sc.  pen.    ed  Antropol.    crimiii.,     Vol.  22,    Fasc.  6, 

pp.  549-551,  Torino  1901 
Tricomi-Allegra  G.  —  Studio  sulla  mammella.  Con  3  tav.  —  Entr.  di  pp.    51 

d.  Atti  Accad.  Peloritana,  An.  11.  Messina,  tip.  D''Amico,  1901. 
Veneziani  A.  —  Contributo  alio  studio  del  cambio  dei  capelli    nell'uomo.  Con 

figg.  —  E.str.  di  pp.  31  d.  Giorn.  ital.  malattie  veneree  e  pelle,  1901,  Fasc.  5. 

Milano,  tip.  d.  operai  1901. 

3.  SiSTEMA    NERVOSO   GENTRALE   B    PERIFBRICO 

Acquisto  V.  —  Intorno  ad  alcune  particolarit^  di  struttura  dell'  oliva  bul- 
bare  di  uomo.  —  Pisani,  Vol.  22,  Fa.sc.  2  {Maggio-Agosto  1901),  pp.  130-145. 
Palermo  1901. 

Amabilino  R.  —  Sui  rapporti  del  ganglio  genicolato  colla  corda  del  timpano 
e  col  facciale.  Con  6  figg.  —  Annali  Climca  Psich.  e  Neuropat.  Palermo, 
Yol.  1,  An.  1898-99,  pp.  121-138.  Palermo  1899. 

Angelucci  A.  —  I  centri  corticali  della  visione  e  il  loro  meccanismo  di 
fiuizione.  —  Comnnicaz.  fatta  al  XI II  Congresso  internaz.  Medicina  Parigi 
2-9  agosto  1900  {Sez.  Oftalmologia).  Palermo,  tip.  Cooper  at. ,  j)p.  34,  1901. 

Barpi  TJ.  —  Intorno  all'origine  dei  nervi  del  plesso  bracbiale  uel  cavallo.  — 
Estr.  di  pp.  9  d.  Giorn.    d'  Ippologia,  1901,  N.  1-8.  Pisa,   1901. 

Bianchini.  —  Contributo  alio  studio  delle  degenerazioni  ascendenti  nelle  le- 
sioui  trasverse  del  midollo  —  Riv.  crit.  Clinica  med..  An.  2,  N.  22, 
pp.  411-420.  Firenze  1901. 

Crisafulli  E.  —  II  telencefalo  degli  Scyllii.  Con  1  fig.  —  Riv.  Patol.  nerv.  e  vieiit., 
Vol.  6,  Fasc.  11,  pp.  481-490.  Firenze  1901. 

Deganell  >  TJ.  —  Asportazione  dei  canali  semicircolari.  Alterazioni  conse- 
cutive nelle  cellule  dei  nuclei  bulbari  e  del  cervolletto.  Con  tav.  IX.  — 
Arch.  Sc.  med..   Vol.  24,  Fasc.  4,  pp.  331-356.   Torino  1900. 

Della  Revere  D.  e  De  Vecchi  B.  —  Anomalia  del  cervelletto.  !•*  osserva- 
zione  di  scissione  in  due  lobi  del  verme.  —  Rendic.  accad.  Soc.  mcd.chir. 
Bologna,  Sedtita  9  luglio  1901,  in  :  Bull.  Sc.  med..  An.  12  {S.  S,  Vol.  1), 
Fasc.  9,  pp.  411-418.  Bologna  1901. 

Dotto    G.    e    Pusateri    E.    —    Sul    decorso    delle    fibre    del  corpo    calloso    e 


51 


dello  psalterium.  —  Aanall  Glinica   Psic.h.  e  Neuropatol.   Palermo^    Vol.     1, 

An.  1S98-99,  pp.  105-120.   Palermo  1899. 
Dotto  G.  e  Pusateri  E.  —  Sulle    altera/joni    degli    elementi    della    corteccia 

cerebrale    secondarie  a  focolai    etnorragici    iatracerebrali  e  sulla    couaes- 

sione  della  corteccia  dell' insula  di  Hail    colla  capsula   esterna   nell' uomo. 

—  Amiali  Clinica  P.sic/i  e  NeuropaL  Palenno,  Vol.  1,  An.  1898-99,  pp.  27-39. 

Palermo  1899. 
Falcone  C.  —  Sopx'a  alcune  particolarita  di  sviluppo  del  midollo  spinale.  Note 

di  embriogenia  comparata.  Con  tav.  VIII-XI.  —  Arch.  ital.  Anat.  ed    En- 

briol.,  Vol.  1,  Fa.w.  1,  pp.  91119.  Firenze.  1902. 
Gatta  E>.  —  Sulle  degenerazioni  consecutive   alia    recisione  delle  radici  poste- 
riori nel  midollo  spinale    e     particolariaeate     sul     t'ascio    di     Schultze.     — 

Giorn.  internaz.  Sc.  7ned.,  An.  23,  Fuse.  19,  pp.  86o-877.  Napoii  1901. 
Lugaro  E.  —  Sulla  legge  di  Waller.  —   Rlv.  patol.  nervosa   e  mentale,   Vol.  6 

Fasc.  5,  pp.  193  208.  Firenze  1901. 
Marina  A.  —  Importanza  del  ganglio  oiliare  come    centro    pariferico    per    lo 

stintere  dell' iride.  —  Gazzetta    Ospedali,  An.  22,  N.  135,  p.  1415.    Milano 

1901. 
Mirto    D.    —    Sulla    fina    anatomia    delle    region!    pedunculare  e  subtalaraica 

deU'uomo.  Cca  2  tav.  —  Annali  Clin.  Psiah.  e  Neuropat.  Palermo,    Vol.   1, 

An.  1898-99,  pp.  183-214.  Palermo  1899. 
Orru  E.  —  Sulla  piu  probabile  omologia  del  nervo  .sciatico.  —  Cagliari-Sassari, 

tij).  Des.n,  pp.  14,  1901. 
Pasini  A.  —  Ricerche  sui  nervi  della  dura    naadre    cerebrale.    —   Clinica   me- 

dica  ital..  An.  40,  N.  10,  pp.  610  613.  Milano  1901. 
Puglisi-Allegra  S.  —  Nota  sui  nervi  della  dura   madre.  Con   tav.   —   Estr.  di 

pp.  7,  d.  Atti  Accad.  Peloritana,  An.  15.  Messina,  tip.  D'Amico  1900. 
Pusateri  E.  —  Contributo   alio   studio   della   sclerosi    cerebrale    atrofica    con 

osservazioui  sull'origiue  del  tapetum  e  del  fascio  peri-olivare  di  Bicliterew. 

Con  2  tav.   —  Estr.  di  pp.  28  d.  Pisani,    Vol.  22,    Fasc.    2.    Palermo,    tip. 

Fiore  1901. 
Pusateri  E.  —  Contributo  alio  studio  dell'origine  del  fascio    peduncolare    del 

Tiirk  e  del  fascio  longitudiaale    inferiore.  —  Annali  Clinica  Psidi.  e  Neu- 
ropat. Palermo,   Vol.  1,  A7i.  1898-99,  pp.  139-152.  Palermo  1899. 
Riolo  G.  —  Sulla  terrainazione    del    proluugamento  nervoso    dei    granuli    del 

cervelletto.  Con  figg.    —  Pisani,   Vol  22,  Fasc.  2    { Maggio-Agosto  1901), 

pp.  53-64.  Palermo  1901. 
Sterzi  G.  —  Ricerche  intorno  alia  auatoinia  comparata  ed  all'ontogenesi  delle 

meningi.  Considerazioni  sulla  filogenesi.  Parte  prima:   Meningi  midollari. 

Con  tav.  X-XIV.  —  Estr.  di  j.^j.  x,  261,  d.  Atti  Istii.    Veneto     sc,    lett.  ed 

arti.  An.  Accad.  1900-901,   Tomo  60.  Parte  2^.   Venezia  1901. 
Sterzi  G.  —  Sviluppo  delle  meningi  midollari  dei  mammiferi  e  loro  continua- 

zionc!  cob  le  guaine  dei  nervi.  Con  tav.  XII.  —  Arch.  ital.  Anat.    ed  Em- 

brioi.   Vol.  1,  Fasc.  1,  pp.  173-195.  Firenze   1902. 
Sterzi  G.  —  Intorno  alia  divisione  della  dura  madre  dall'endocranio.  —  Monit. 

zool.  ital,  An.  13,  N.  1,  pp.  17-22.  Firenze  1902. 
Tricomi-Allegra  G.  —  Due  casi  di  duplicita    del    sidcus    Rolandi.  —  E.^tr.    di 

pp.  7  d.  Atti  Accad.  Peloritana.  Mesuna,  tip.  d'Amico  1901. 


-  52   - 

4.  Organi  di  senso. 

Corrado    G.    —   Circa    1' osservazione   della    membrana  capsulo-pupillare    {Tu 

nica  vnsculosa  lentis).  Con  figg.  —  Giorn.    Associaz.    Napoletana   Medici   e 

Natu rails f,i,  A7i.  11,  Punt,  o,  pp.  318  339.  Napoli  1901. 
Marenghi  G.  —  Contributo  alia  fina  organizzazione  della   retina.    Con   5   tav. 

—  Estr.  di  pp.  33  d.  Bull.  Soc.  Med.-chir.  Pavia,  Seduta  16  febbraio  1900. 

Pavia.  tip.  Cooper.  1901. 
Ricci  O.  —  Sulle  modificazioui    della    retina    all'oscuro  ed  alia   luce.   —    Riv. 

ital.  Sc.  nat.,  An.  21,  N.  11-12,  pp.  152-153.  Siena  1901  {continuaz.  e  fine). 

5.    SCHELETRO   E   AkTICOLAZIONI. 

Cabibbe  C.  —   II    processo  post-glenoideo  nei  crani  di  normali,  di  pazzi  e    di 

criminali,  in  rapporto  a  quello  di  varii  mammiferi.  —  Atti   Accad.    Fisio- 

critici  Siena  (Proc.  verb,  adunanze),  S,  4,   Vol.  13,  An.  accad.    210    (1901), 

N.  6,  pp.  183-184.  Siena  1901. 
Cutore  G.  —  Lo  scheletro  di  un  feto  umano    acranico.    Con.    fig.  —  Estr.    di 

pp.  28  d.  Atti   Accad.    Gioenia   sc.    nat.    Catania,  S.  4,    Vol.    15.    Catania, 

tip.  Galatola. 
Drago  TJ.  —  Studio  anatoino-comparativo  su  alcune  ossa  esumate  in  caso  giu- 

diziario.    —    Estr.   di  pp.    13   d.    Rassegna    internaz.    medicina    moderna, 

An.  12,  N.  16.  Catania,  tip.  Perrotta  1901. 
Ghillini  e  Canevazzi.  —  Cousiderazioui  sulle  coudizioni    statiche    dello    sche- 
letro umano  (Sunto).  —  Bull.  Sz.  med.,  An.  72,    S.    8,    Vol.    1,    Ease.    11. 

pp.  544-552.  Bologna  1901.   V.  anche :  Policlinico,  An.  8,  Vol.  8-C,  Ease.  8, 

pp.  393-400.  Roma  1901. 
Maggi  L.  —  Note  craniologiche.  —  Pavia,  tip.  Bizzoni,  pp.  28. 
Maggi  L.  —  Semiossicini    fontanellari    coronali    e    lambdoidei    e    andamento 

di  suture  nel  cranio  di  Mammiferi  e  dell'uomo.  Con  tav.  —  Rendic.  Istit. 

lomb.  Sc.  e  Lett.,  S.  2,   Vol.  34,  Ease.  18,  pp.  1105-1111.  Milano  1901. 
Supino  F.  —  Eicerche  sul  cranio  dei  Teleostei.    I.    Scopelus,   Chauliodus,   Ar- 

yyropelecus.  Con  tav.  16,  17  e  IS.  —  Ricerche  fatte  nel  Laborat.  Anat.  norm. 

Univ.  Roma  ed  hi  altri  Laborat.  biol..  Vol.  8,  Ease.  3-4,  pp.  249-213.  Roma, 

1901. 
Valenti  G.  —  Sopra  un  caso  di    costa   raddoppiata  osservato  nell'  uomo.  Con 

tav.  —  Estr.    di  pp.   8  d.  Mern.  Accad.  Sc.  Istit.  Bologna,  S.  5,    Tomo  9. 

Bologna,  tip.  Gamberini  e  Parmaggiani  1901. 
Zimmerl   U.    —  lutorno  all'  etmoide    ed    al  decorso    dell'  arteria  e  del  nervo 

etmoidale  nel  cavallo.  Con  2  fig.   —  Parma,  tip.  Bartoli,  pp.  12,  1901. 

6.   ApPARECCHIO  MUSCOIiARB. 

Dall'Acqua    U.    —  Morfologia    delle  aponevrosi    addominali   dell'  uomo    (Con 

1  Tav.).  —  Policlinico,  An.  8,   Vol.  8-C,  Ease.  9,  pp.  401-411  e  Ease.  10,  pp. 

485-408  Roma  1901. 
Mori  A.  —  Mancanza  del  muscolo  grande  pettorale.  —  Monit.  zool.  ital.,  A7i. 

13,  N.  1,   pp.  13-17.  Eirenze  1902. 
Valenti  G.  —  Sopra  le  prime  fasi  di  sviluppo  della  muscolatura  degli  arti.  II. 

Ricerche  embriologiche  in  larve  di    Amblystoma  (AxolotI).   (Arti  caudalij. 

Con  tav.  —  Estr,  di  pp.  14  d.  Mem.  Accad.  sc.  Istit.  Bologna,  S.  5,  Tomo 

9.  Bologna,  tip.  Gamberini  e  Parmeggiani  1902. 


-    53 


7.    APPAReCCHIO   C\RDIACO-VASCOLA.RB.    MiLZA. 

Bertelli  D.  —  L'arteria  sotto-linguale.  —  Monit.  zool.  ital.,  An.    13,  N.    1,    p. 

23.  Firenze  1902. 
Bertelli  D.  —  L'artei-ia  sotto-mentale.  —    Monit.  zool.  ital..  An.  13,  N.  2,  pp. 

39-40.  Firenze  1902. 
Levi  G.  —  Osservazioni  sulle  variazioni  delle  arterie  iliache.  —  Monit.    zool, 

ital,  An.  12,  N.  11,  pp.  332-341.  Firenze  1901. 
Levi  G.  —  Morfologia  delle  arterie  iliache.  Ooa  77  figg-  nel  testo  e  2  tav.  — 

Arch.  ital.  Anat.  ed   Emhriol.,   Vol.  1,  Fasc.  1,  pp.    120-172.    Firenze  1902. 

(Continua). 
Ca.iali  T.  —  Interessante  caso  di  anomalie  congenite  cardiache.    —   Vedi  M. 

Z.,  XII,  12,  353. 
Livini    F.    —    II    tipo    normale    e    le    variazioni    della    carotide    esterna.    — 

Rendic.  adun.  Accad.  med.-fis.  fiorentina,  Seduta  3  Giugno  1901.  in :  Speri- 

mentale.  An.    55,   Fane.  3,  p.  463.  Firenze  1901. 
Manzone  V.  —  Ricerche  sulla  circolazione  del  cuore.  Con  Tav.    13   e    14.    — 

Ricerche  fatte  nel  Lahorat.  anat.  norm.  Univ.  Roma  e  in'altri  Laborat.  biol.. 

Vol.  8,  Fa.sc.  3-4,  pp.  193-210.  Roma  1901. 
Morandi  E.  e  Sisto  P.  —  Sulle  variazioni  della   struttura  tipica    delle    linfo- 

glandule.  —  Estr.  di  pp.   6  d.    Giorn.  Accad.  Medicina    Torino,    An.    63, 

Vol.  6,  Fasc.  5.  Torino,   Unione  tip.-edit.  1900. 

8.    TUBO   DIGESTIVO   B   GLANDOLE   ANNESSB. 

Barpi   U.    —    Della    distribuzJone    dell'  elemento    muscolare   e    propriamente 

della  muscularis  mucosae  nello  storaaco  dei  bovini.  —  Estr.  di  pp.    15    d. 

Moderno  Zooiatro  1899. 
Barpi  U.  —  La  lunghezza  dell' intestine  nei  Solipedi.  —    Estr.   di  pp.  10   d. 

Giorn.  Ippologia,  1901,  N.  6.  Pisa,  tip.  Mariotti,  1901. 
Capobianco    F.   —  Contributo   alia   costituzione    dello    strato    cuticolo-ventri- 

colare  dello  stomaco  muscoloso  degli  uccelli.  —  Boll.  Soc.  Naturalisti  Na- 

poli  {Proc.  verb.  Tornate),  An.  15  {1901),  S.  1,  Vol.  15,  p.  160.  Napoli  1902. 
Galli   G.    —    Delia    prima   e    seconda    dentizione.    —    Napoli,    tip.   S.   Felico, 

pp.  60,  1901. 
Giannelli  L.  e  Lunghetti  B.  —  Eicerche  anatomo-comparative    sul  punto    di 

passaggio  dell' intestine  medio  nel  terminale.  Con  tav.  —  Atti  Accad.  Sc. 

m'ed.  e  nat.  Ferrara,  An.  75,  Fasc.  4,  pp.  285-312.  Ferrara  1901. 
Orlandi  S.  —  Sulla  struttura  dell' intestino    della    Squilla    mantis  E,ond.   Con 

tav.  Ill  e  17.  —  Estr.  di  pp.  24  d.  Atti  Soc.  ligustica  Sc.  nat.  e  fjeograf., 

An.  12,   Vol.  12.  Genova,  tip.  Ciminago  1901. 

9.    APPARBCCHIO   POLMONARB.   BrANGHIE.    TiIvIO.    TiROlDK. 

Delia  Valle  C.    —    Contributo    alia    conosconza    della    circolazione    sanguigna 
nella  mucosa  nasale  dei  mammiferi    adulti.  Con  2  tav.  e  1  fig.  nel    testo. 

—  Vedi  M.  Z.,  XII,  12,  352. 

Livini  F.  —  Organi  del  sistema  timo-tiroideo  nella  Salajnandrina  perspicillata. 
llicerche  anatomiche  ed  embriologiche.  Con  tav.  I-VII,  e  5  fig.  nel  testo. 

—  Arch.  ital.  Anat.   ed  Embriol.,   Vol.  1,  Fasc.  1,  pp.  3-96.  Fire?ize  1902. 
Rossi  TJ.  —  Sulle  modificazioni  del  tessuto    elastico  del  polmone    durante    la 


-  54  - 

putrefazione.  Con  tav.  —  Esir.  di  pp.  12  d.  Atti  Accnd.  Fisiocritici,  S.  4, 
Vol.  12.  Siena,  tip.  coop.  1900. 
Scalia  R.  —  Modificazioni  istologiche  della  tiroide  dopo  1'  estirpazione  dell'o- 
vaja.  —  Arch.  ital.  Ginecol.,  An.  4,  N.  6,  pp.  496-501.  Napoli  1901. 

10.   ApPARECCHIO    UROGBNITALB.    CaPSULE   SURUENALI. 

Fod  C.  —  Sull'innesto  delle  ovaie  (Sunto).  —   Vedi  M.  Z.,  XIII,  1,  1. 
Ganfini  C.  —  La  struttura  e  lo  sviluppo  delle  cellule   interstiziali    del    testi- 

colo.  —  Monit  zool.  ital,  A7i.  12,  N.  11,  pp.  327-332.  Ftrenze  1901. 
Pestalozza  E.' — Contributo  alio  studio  della  lormazionedell' imene  (^Coii  1  Tav.). 

—  Annali  Ostetr.  e  Ginecol,  An.  23,  N.  8,  pp.  841-850.  Mildno  1901. 
Santi  E.  —  Contributo  alio    studio  delle  anomalie  dei  reni.  Con  figg.  —  Arch. 

ital  Ginecol,  An.  4,  N.  2,  pp.  115126.  Napoli  1901. 
Santoro.  —  Ricerche    sperimentali    ed    istologiche    sulla    rigenerazione  della 

vescica  urinaria.  —  Giorn.  med.    Esercito,    An.   49,   N.    12,   pp.    12711284 

Roma  1901. 
Sfameni  P.  —  Contributo  alia  conoscenza    delle    tertninazioni    nervose    negli 

organ!  genitali  esterni  e  nel  capezzolo  della  femmina.  —  Arch.    ital.    Gi- 
necol, An.  4,  N.  2,  pp.  134-136.  Napoli  1901. 
Sfameni  P.  —  Contributo    alio    studio    delle    terminazioui    nervose    nei    vasi 

sacguigni    dei    genitali    femrainili    esterni.    —  ArcJi.  ital.  Ginecol,  A7i.  4, 

N.  2,  pp.  136-137.  Napoli  1901. 

11.  Teratologia. 

Antonini  A.  —  Anomalia    pericardio-diaframmatica    in    un    cme.    —  Estr.  di 

pp.  9  d.  Giorn.  Soc.  ed  Ace.   Veterin.  ital,  An.  50,  N.  26.  Torino  1901. 
Bruscalupi.  —  Uu  caso  di  vizio  congenitodi  cuore  con  iperglobulia  notevole. 

—  Estr.  di  pp.  12,  d.  Settimana  med..  An.  53  (S.  2,  An.  1)  N.  46.  Ftrenze, 
soc.  tip.  fiorentina  1899. 

D' Ajutolo  Gt.  —  Ancora  della  cifosi  e  della  lordosi  sternale.  Con  11  fig.  — 
Rendic.  Accad.  Sc.  Istit.  Bologna,  in:  Bull  Sc.  med.,  An.,  72,  S.  8,  Vol.1, 
Fasr.  10,  pp.  506-511.  Bologna  1901. 

De  Leo  B.  —  Un  caso  di  assenza  della  raeta  inferiore  della  vagina  con  ema- 
tocolporaetra.  —  ArcM.  ital.  Ginecol,   An.  4,  N.  6,  pp.  509  511.  Napoli  1901. 

Ferrannini  L.  —  II  torace  con  imbuto.  Con  figg.  —  Arch,  ital  medicina  in- 
terna.  Vol  4,  Fasc.  1-2,  pp.  239-262.  Roma  1901. 

Ghigi  A.  —  Sul  significato  mort'ologico  della  polidattilia  nei  Gallinacei.  Con 
7  figg.  —  Ricerche  fatte  nel  Laborat.  Anat.  norm.  Univ.  Roma  ed  in 
altri  Laborat.  biol,   Vol  8,  Fasc.  2,  pp.  139-148.  Roma  1901. 

Jaja  F.  —  Sopra  un  caso  di  assenza  congenita  parziale  della  tibia  destra  ed 
assenza  dei  due  astragali :  si;o  trattamento  chirurgico.  Con  figg.  —  Estr. 
d.  pp.  17,  d.  Atti  .'ioc.  ital  chirurgia.  Roma,  tip.  Artero  1901. 

Patellani  Rosa  S.  —  Un  caso  di  gravidanza  assai  progredita  nel  corno  chiuso 
di  un  utero  bicorue  unicolle.  —  Bologna,  tip.  Zamorani  e  Alberta^zi, 
pp.  16,  1901. 

Portigliotti  Gr.  —  Tre  casi  di  polidactilia.  —  Arch.  Psich.,  Sc.  pen.  ed 
Antropol  crimin..   Vol  22,  Fa.HC.  6,  pp.  603-607.  Torino  1901. 

Tarufll  C.  —  Ermafroditisrao  esterno  che  comprende  1'  argomento  dell' in" 
femminismo  e  dcU' invirilismo.    -   Rendic.  Ad im.  Accad    Sc.  Istit.  Bologna> 


—     00    — 

24  Marzo  1901,  in:  Boll.  Sc.  med.,  An.  72,  S.  8,   Vol.  1,  Fasc.  9,  pp.  419- 
481.  Bologna  1901. 
Valenti  G.  —  Pollici  ed  alluci  coa  tre  falangi,  Coa    tav.   —    Estr.    di  pp.    13 
d.  Mem.  Acjad.  Sc.  Istit.  Bologna,  S.  5,  Tomo  8.  Bologna,  tip.    Gamherini 
e  Parmeggiani  1900. 

III.  PARTE  ZOOLOGICA. 

2  Pesgi. 

Griffini  A.  —  I  pesci  luminosi    dei    uostri  mari.  Coa  tigg.  —  Estr.   di  pp.   8 

d.  Bull.  Matem.  e  Sc.  fis.    e    nat.,    1900,    N.    13-14.   Bologna,    Ditta  Zani- 

chelli  1900. 
Griffini  A.  —  Studio  quantitativo  di  alcuni   giovani   Squalus    secondo    i    loro 

coefficieati  somatici.  —  Estr.  di  pp.  16  d.  Atti  e    Rendic.   Ace.    Sc,    Lett. 

ed  Arti  Zelanti.  e  PP.   studio  Acireale    {CI.  Sc),   Vol.   10,    1899-1900.   Aci- 

reale,  tip.  dell' Etna  1900. 
Maglio  C.  —  —  Gli  storioni  delle  acque  Pavesi.  —  Rendic.   Istit.  lomb.  Sc.  e 

Lett.,  S.  2,   Vol.  34,  Fasc  18,  pp.  1143-1148.  Milano  190L 

4.  Rbttili. 
Capellini  G.  —  Le  piastre  marginali  del  la  P rotosphargis  Veronensis  —  Rendic. 

Sess.  Accad.  Sc  Istituto  Bologna,  N.  S.,  Vol.  2  (1897-98),  Fasc  3,  pp.  97-113. 

Seduta  13  marzo  1898,  Bologna  1898.  Con  tav. 
Ronna  E.  —  La  Testudo  graeca.  Linn.  Note  biologiche.  —  Boll.   Naturalista, 

An.  21,  N.  9,  pp.  105-109.  Siena  1901. 

6.    UCCBLLI. 

Angelini  G.  —    Descrizione    di    una    nuova    specie    di    Paroaria   (Fringillide 

emberizino) :  Paroaria  Humberti  mihi.  —  Avicula,  Giorn.  ornitol.  ital.,  An.  5, 

Fasc  45-46,  pp.  142-143.  Siena  1901. 
Arrighi  Griffoli  G.  —  Note  ed  appunti  di  uu  cacciatore  sui  nostri  uccelli  mi- 

gratori.  Parte  secouda.  —  Avicula,  Giorn.  omit,  ital..  An.  5,  Faso.   45-46, 

j)p.  1^3  138.  Siena  1901  {Continuaz.  (ontinua). 
Brusina  S.  —  Sulle  alche  e  in  ispecie   sxxWAlca  torda  della   Dalmazia  e  della 

Croazia  e  sulle  pretese  invasioni  del  Phalacrocorax.  —  Boll.  Sac.  zool.  ital., 

An.  10,  S.  2,   Vol.  2,  Fasc  3-6,  pp.  213  225.  Roma  1901. 
Damiani  G.  —  Echi  ornitologici  del    priino    convegno    y.oologico  italiano.    — 

Estr.  di  pp.  7  d.  Avicula,  Giorn.  ornitol.  ital,  An.    4,    Fasc  33-34.  Siena, 

tip.  Lazzeri,  1900. 
Damiani  G.  —  La  collezione  ornitologica    italiana    del   Prof.    Coiite    E.  Arri- 

goni  degli  Oddi  in  Caoddo  (Monselice  presso  Padova).  Note  ed  aggiunte.  — 

Avicula,  Giorn.  ornitol.  ital..  An.  5,  Fasc.  45  46,  pp.  121131.  Siena  1901. 
Lucifero  A.    —    Avifauna  calabra.    Elenco  delle  specie    di    uccelli    sedentarie 

e  di  passaggio  in  Calabria.    —  Avicula,  Giorn.  omit,  ital..  An.  5,  Fasc  43- 

44,  pp.  89  94  e  Fasc.  45  46,  pp.  138-142.  Siena  1901. 
Martorelli    G.    —    Notizie    ornitologiche :    L'  Emberiza    luteo'a   e    la    Merula 

Naumanni  in  Italia.    —    Avicula,    Giorn.    omit,    ital..   An.  5,  Fasc  45-46, 

pp.  131-133.  Siena  1901. 
Ronna  E.  —  Gli  uccelli  nidiacei  —  Allevaraento  —  Educazione    —   Malattie 

Cura.  —  Avimla,  Giorn.  omit,  ital.,  An.  5,  Fasc  45  46,  pp.  146150.  Siena 

1901  (Continuaz.  continita). 


-   56   - 

7.  Antropologia  ED  Etnologia. 
Cognetti    De    Martiis    Ii.    —    Nota    sullo  spazio    temporale.  —    Arch.    Psich., 

iSc.  pen.  ed  Antropol.  crimin.,   Vol.  22,  Fasc.  6,  pp.  609-612.  Torino  1901. 
Giuflfrida-Ruggeri  V.  —  Scheletro  di    Batacco    di    Sumatra.  —  Estr.  di  Y>p.  7 

d.  Attl  So'-..  romana  Antropol.,   Vol.  8,  Fasc.  2.  Scansano  1901. 
Giufifrida-Ruggeri  V.  —  Un  caso  di  atrofia    dell'  a/oi   magna  dello    st'enuide   e 

altre  particolarita  nella  nornaa  laterals.  Considerazioni  sul  significato  ge- 

rarchico  dellt,  anomalie  craniche.  Con  2  figg.    —  Monit.  zool.  ital.,  An.  13, 

N.  1,  pp.  7-13.  Firenze  1902. 
M^chi    A.    —    L' istituzione  di    ua    Laboratorio    antropometrico    nel    Museo 

Nazionale  d'Aatropologia  dell' Istituto    di    Studi  Saperiori  in  Firenze.  — 

Etitr.  di  pp.  24  d.  Siippl  al  Vol.  30  d.  Arch.  Antropol.    e    Etnol.  Firenze. 

1901. 
Tinti  F.  M.  —  Connotati  personali  ed  identificazione    antropometrica.  —  Cat- 

tanissetta,  tip.  Ospizio  mendicitd  Umherto  /,  pp.  35,  1901. 


SUNTI    E    RIVISTE 


Delia  Valle  C.  —  Ricerche  suUe  terminazioni  nervose  della  mucosa  olfatliva  nei 
mammiferi  adulti.  Con  tav.  11  e  1"2.  —  Ricerahe  fatte  Laborat.  Anat.  norm. 
Univ.  Roma,   Vol.  8,  Fasc.  2,  pp.  181-191.  Roma  1901. 

llelativamente  alia  divisione  delle  fibrille  olfattorie  nella  mucosa  dell'odo- 
raLo,  divisione  ammessa  da  alcuni,  da  altri  uegata,  la  quistione  resta  ancora 
sub  judice;  sara  forse  possibile  risolverla,  dice  I'A.,  adoperando  altri  metodi  di 
colorazione,  giacche  la  reazione  cromo-argentica,  fin  qui  adottata  da  tutti,  e 
poco  adatta  a  mettere  in  rilievo  quelle  piu  minute  particolarita  sulle  quali  si 
basa  la  risoluzione  del  quesito.  Che,  se  neUa  mucosa  oltattiva  di  cane  e  di  co- 
niglio  si  trovano  fibrille*  olfattive,  il  cui  comportamento  potrebbe  fare  ammet- 
tere  una  loro  divisione  in  rami  secondari,  pure,  ferraando  1'  atteiizione  sopra 
qualche  altra  modalita  di  comportamento,  viene  il  dubbio,  espresso  da!  Cay  a  1 
e  dal  Fusari,  che  debba  trattarsi  di  semplice  sovrapposizione  o  di  accol- 
lamento  di  fibrille,  alcune  delle  quali,  dopo  aver  proceduto  per  un  tratto  piii 
o  meno  lungo  insieme  riunite,  finirebbero  poi  per  separarsi  e  simulare  cosi 
una  vera  e  propria  divisione. 

Terminazioni  libere  uniche,  come  descrive  von  Brunn,  non  osistono 
nella  mucosa  olfattoria  dei  mammiferi  adulti,  o  almeno  I'A.  non  ha  potuto 
vederle  con  sicurezza  ;  e  in  cio  le  sue  osservazioni  si  accordano  con  quelle  di 
R.  y  Cay  al . 

Esistono  invece,  nella  zona  limite  o  zona  di  passaggio  fra  mucosa  olfat- 
tiva  e  respiratoria,  terminazioni  ramificate  le  quali  si  espandono  nella  parte 
profonda  e  media  dell'epitelio.  Tali  arborizzazioni,  nelle  quali  non  si  pote 
mai  vedere  una  diretta  connessione  con  cellule  bipolari,  forse  traggono  la 
loro  origine  da  fibre  sensitive  del  trigemino. 

Insieme  con  le  cellule  bipolari  e  di  sostegno  tipiche  che  costituiscono 
1'  epitblio  olfattorio  dei  maniuiit'eri,  esistono  anche,  negli  auimali  giovani, 
element!  cellulati  probabilmente  embrionali  destinati  forse  a  completarsi  man 
raano  che  I'organo  dell' odorato  si  perfeziona. 

Dalla  Valle  C.  —  Contributo  alia  conoscenza  della  circolazione  sanguigna  nella 
mucosa  nasale  dei  mammiferi  adulti.  Con  tav.  7  e  8.  —  Ricerche  fatte 
Laboratorio  anat.  norm.  Univ.  Roma,   Vol.  8,  Fasc.  2,  pp.  93-114.  Roma  1901. 

Conclusioni. 

1.  Nella  mucosa  nasale    dei    mammiferi  e  dell'uomo,    i    vasi  sanguigni  si 

distribuiscono  secondo  una  legge  per  la  quale  le  arterie  decorrono  negli  strati 


-   57   - 

profondi,  le  vene  negli  strati  superficiali :  questa  legge  h  piii  facilmente  rile- 
vabile  nei  mainmiferi  ascheletro  faciale  nulto  prorainente,  in  cui  la  pituita- 
ria  e  relativaraente  scarsa  di  vene. 

2.  La  tendenza  che  hanno  le  vene  in  tutta  I'esLensione  della  pltuitaria, 
raa  specialraeute  nella  regione  respiratoria,  a  tarsi  superficiali,  e  in  rapporto 
con  una  delle  funzioni  della  mucosa,  di  riscaldare  cioe  la  colonna  d'aria  che 
passa  a  contatto  di  essa. 

3.  Inoltre  in  ciascuna  delle  dvie  regioni  olfattoria  e  respiratoria,  le  vene 
superficiali  si  dispongono  a  costituire  reti  caratteristitrhe,  dalla  forma  delle 
quali,  specie  in  certi  mammiferi,  e  dato  riconoscere  facilmente  1'  una  regione 
dall'altra.  Tali  reti,  per  la  regione  olfattoria  sono  con  probability  in  rapporto 
di  forma  non  solo  con  la  disposizione  delle  glandule,  ma  anche  con  la  distri- 
buzione  dei  fasci  del  nervo  olfattoric.  Nella  regione  respiratoria  invece  la 
forma  della  rete  venosa  superficiale  e,  specialmente  negli  animali  a  scheletro 
faciale  raolto  prominente,  in  rapporto  con  la  funzione  del  riscaldamento  della 
colonna  d'aria. 

4.  In  ambedue  k^  regioni  anche  i  capillari  sotto-epiteliali  costituiscono 
reti  di  struttura  e  di  comportamento  diverso,  la  maggior  density,  delle  quali, 
nella  regione  olfattoria,  dipende  forse  dall'attivita  specifica  dell'epitelio. 

5.  L'epitelio  olfattorio  dell'uomo  e  vascolarizzato. 


COMUNICAZIONI    ORIGINALI 


Di  un  nuovo  muscolo  soprannumerario  della  regione  posteriore  del- 
rantibracclo  umano  /^M.  e^ctensor  digiti  indicts  et  9nediiJ 
consociato  ad  un  fascicolo  manidio. 


Nota 

DEL  Prof.  L.  TENCHINI 
(Con  tavola  I"). 


Ricevuta  il  1"  Marzo  1902. 


fi  vietata  la  riproduzione. 


Nella  intitolazione  di  questa  breve  nota  e  dichiarata  tutta  la 
essenza  di  un  caso  teste  occorsomi,  e  del  quale  non  mi  fu  possi- 
bile  trovare  riscontro  preciso  fra  le  non  poche  anomalie  muscolari, 
che  la  letteratura  anatomica  registra  nella  regione  posteriore  del- 
I'antibraccio  e  della  mano  (1).  Per  cio  (non  fosse  che  per  affermare 
una  nuova  varieta  morfologica)  esso  parvemi  meritevole  di  ricordo, 
come,  d'altronde,  lo  e  ogni  deviazione  dal  tipo  normale  di  fronte 
massime  all'anatomia  comparata  ed  aU'antropologia. 


L' osservazione  si  riferisce  ad  un  contadino    della   provincia  di 
Parma,  in  sulla  settantina,    muscolosissimo  e  ben  costituito,  il  cui 


-  58  - 

cadavere  venne  in  parte  messo  a  profitto  delle  comuni  esercitazioni 
(li  dissezione  scolastica.  Sventuratamente  degli  arti  superiori  quello 
solo  di  destra  servi  a  questo  scopo,  ne,  quando  fui  avvertito  della 
presenza  dell' anomalia,  mi  fu  piia  possibile  avere  I'altro  arto  per  le 
opportune  indagini  di  confronto. 

Comunque  sia,  e  pur  non  venendo  meno,  ad  ogni  modo,  V  im- 
portanza  della  modalita  muscolare  per  se  stessa,  mi  faccio  a  rife- 
rirne,  senz'altro,  i  particolari  descrittivi,  tali  quali  mi  riusci  di  rile- 
vare  tosto  che  il  preparato  mi  venne  fra  le  mani,  e  quali  potei  far 
ritrarre  nell'annessa  figura. 

Premetto  che  nessun'  altra  anomalia  fu  rinvenuta  nell'  arto  di 
cui  si  tratta,  ed  in  ispecie  fra  i  muscoli,  i  quali  furono  ad  uno  ad 
uno  metodicamente  dissecati  per  lo  studio,  dalla  spalla,  al  braccio, 
air  antibraccio,  alia  mano. 


Dal  lato  esterno  della  faccia  dorsale  dell' ulna  (fig.,  11)  e  piii 
precisamente  a  quattro  centimetri  e  mezzo  di  distanza  dalla  punta 
del  suo  processo  stiloideo,  si  stacca  un  tendinetto  nastriforme  sot- 
tilissimo  (fig.,  14),  largo  mm.  4,  il  quale  si  dirige  obliquamente  in 
basso  fra  il  corpo  muscolare  del  m.  extenso?-  indicis  proprius  (fig.,  7) 
all'esterno,  ed  il  m.  extensor  carpi  uhicms  (fig.,  8),  all'  interne.  Come 
tale  si  mantiene  per  il  tratto  di  oltre  sei  centimetri  (cent.  6,2)  fine 
sulla  faccia  dorsale  della  prima  fila  delle  ossa  del  carpo,  dove  giunto 
e  passato  sotto  il  legamento  radiocarpico  dorsale,  si  allarga  alquanto 
(mm.  5),  per  continuarsi  subito  con  due  distinti  ventri  carnei,  fusi- 
formi,  divergenti  fra  loro  a  lettera  V  aperta  in  basso. 

Di  essi,  uno  {ventre  radiale^  fig.,  16)  lungo  sei  centimetri  e 
mezzo  e  largo  al  massimo,  nella  sua  parte  di  mezzo  piu  ri- 
gonfia,  millimetri  6,  volge  all' esterno,  e  si  salda  col  suo  tendino 
terminale,  o  distale,  col  tendine  dell'  extensor  indicis  proprius ;  — 
I'altro  ventre  {ventre  ulnare^  fig.,  15)  lungo  cent.  6.8  e  largo  come 
il  precedente,  piega  all'  interne  e  finisce  sul  tendine,  che  il  m.  exten- 
sor digitorum  communis  invia  al  dito  medio.  I  due  ventri  musco- 
lari  attraversano  obliquamente  d'  alto  in  basso  e  dalF  interne  all'  e- 
sterno  la  faccia  dorsale  del  metacarpo,  incrociando  a  lettera  X  i 
muscoli  interossei    dorsali  del  2^  e  del  3°  spazio    intermetacarpico. 

Non  basta.  E  notevole  che  al  ventre  radiale  si  aggiunge  un  pic- 
colo fascicolo  muscolare  accessorio  (fig.,  17),  il  quale  si  distacca  per 
mezzo  di  un  tendinetto,  largo  mm.  3,  dal  tessuto  fibrose  che  rive- 
ste  la  faccia  dorsale  deU'estremitA  inferiore,  o  distale,  del  radio,  in 


-   59  - 

grande  prossimita  della  fibro-cartilagine  triangolare,  che  costituisce 
il  discus  atiimdaris,  sotto  il  legamento  dorsale  del  carpo.  Questo 
fascicoletto  muscolare  accessorio,  il  cui  tendinetto  non  e  lungo  che 
mm.  9,  si  mantiene  indipendente  solo  per  due  centimetri  e  mezzo, 
per  tutto  quel  tratto,  cioe,  che  corrisponde  al  carpo,  e  poscia  si  con- 
tbnde  col  ventre  radiale,  dianzi  descritto. 


Tratbasi  qui,  adunque,  sostanzialmente  di  un  vero  e  proprio  mu- 
scolo  ostensore,  d'origine  antibracchiale,  a  due  ventri,  ulnare  e  ra- 
diale, i  quah  si  confondono,  per  mezzo  delle  loro  estremita  distah, 
rispettivamente  col  tendine  che  dal  ?w.  extensor  digltorum  commu- 
nis va  al  dito  medio  e  col  tendine  del  m.  extensor  indicis  proprius. 
La  sua  inserzione  superiore  si  effettua  all'ulna,  la  dove  di  solito  si 
riscontra  quella  deH'anomalo  lungo  estensore  proprio  del  dito  me- 
dio (2),  onde  stimai  opportuno  dirlo  :  musculus  extejisor  digiti  indicis 
et  medii,  ritenendo  accessorio  (rispetto  a  questa  indicazione,  che  espri- 
me  il  fatto  principale  della  vaiieta)  il  fascicoletto  muscolare  {manidlo) 
d'origine  radio-carpica,  aggiunto  al  Ventre  radiale. 

Una  cosi  fatta  condizione  di  cose  parmi,  come  gia  dissi,  del 
tutto  nuova,  poiche,  se  e  vero  che  furono  piu  volte  descritti  isola- 
tamente  e  I'estensore  proprio  del  dito  medio,  procedente  sia  dalle 
ossa  dell'antibraccio,  sia  da  quelle  del  carpo  (3),  e  I'estensore  breve 
deir  indice,  d'origine  carpica,  consociato,  o  non,  al  solito  estensore 
proprio  (4) ;  e  se  e  vero  anche  che  furono  illustrati  non  pochi  esempi 
di  estensori  per  1'  indice  e  per  il  medio  insieme  (5),  non  venne  mai, 
per  quanto  ne  so,  registrata  la  possibihta  di  un  solo  muscolo  bici- 
pite  per  queste  due  dita,  il  quale,  inserito  suhe  ossa  dell'antibrac- 
cio, presentasse  i  caratteri  morfologici  sopra  descritti. 

Ove  poi  si  ponga  mente  alia  circostanza  notata  deUa  presenza 
di  un  fascicolo  radio-carpico  secondario,  di  rinforzo,  il  case  mi  sem- 
hra  rivesta  ancor  piu  i  caratteri  deha  singolarita,  giacche,  coh'ag- 
giunta  di  quest'ultima  inserzione  supplementare,  il  muscolo,  in  quanto 
ad  origine,  verrebbe  ad  assumere,  quasi  direi,  una  forma  mista,  di- 
mostrando,  oltre  che  le  note  di  un  estensore  antibracchiale  lungo 
(inserzione  principale),  anche  quelle  di  un  vero  estensore  breve,  o  di 
manidio  (inserzione  secondaria).  E  come  semplice  manidio  potrebbe 
anche  ritenersi  tutto  a  prime  aspetto,  riguardando,  nel  loro  com- 
])lesso,  i  due  ventri  muscolari  obliquamente  disposti  sul  dorso  della 
mano,  se  non  fosse  presente  il  tendine  antibracchiale,  inerente  al- 
r  inserzione  principale. . 


-   60   - 

II  fatto  della  contemporanea  doppia  provenienza  di  muscoli  ano- 
mali  estensori  delle  dita  della  mano  non  e  atfatto  nuovo,  poiche 
gia  il  Calori  illustro  (6)  il  caso  di  im  estensore  proprio  anoinalo  del 
dito  medio  consociato  ad  un  estensore  soprannuinerario  del  medesitno 
dito  situato  sul  dorso  della  mano^  ed  un  altro  |)ure  di  niuscolo  esten- 
sore anomalo  del  dito  medio  unito  ad  un  estensore  dorsale,  pertinente 
a  questo  dito  ed  all'unularc ;  ma  tali  varieta  differiscono  molto  da 
quella  da  me  ora  descritta,  sia  per  la  diversa  distribuzione  dei  capi 
muscolari,  e  sia  per  il  diverse  mode  di  originarsi  dall'ulna  del  mu- 
scolo  anomalo. 

Nei  due  esemj)!  del  Calori,  infatti,  il  muscolo  code  sue  por- 
zioni  si  distribuisce  :  in  uno  (a  destra)  esclusivamente  al  dito  medio, 
nell'altro  (a  sinistra)  raggiunge  in  parte  anche  Tanulare,  ed  in  en- 
trambi  poi  Tinserzione  all'ulna  avviene  per  mezzo  di  un  brevissimo 
tendine,  a  cui  succede  un  fascicolo  cameo,  il  quale,  via  via  sempre 
pill  attenuandosi,  mette  presto  ad  un  sottile  tendinetto  terminale, 
attraversante  il  dorso  della  mano. 

Le  condizioni,  pertanto,  sono,  anche  per  quest'ultimo  rispetto, 
morfologicamente  differentissime,  perche,  nel  mio  esemplare,  I'inser- 
zione  del  muscolo  all'ulna  si  mantiene  tendinea  per  lungo  tratto 
(cent.  6.2),  e  solo  al  dorso  della  mano  (dove,  nei  casi  del  Calori,  il 
fascio  antibracchiale  e  gia  fatto  tendineo)  api)aiono  i  due  ventri  mu- 
scolari relativamente  cosincui. 


Ed  ora  si  affaccia  spontanea  la  dimanda  se  la  nuova  varieta 
muscolare  possa  avere,  essa  pure,  importanza  e  significato  nel  campo 
dell'anatomia  comparata,  come  I'lianno,  senza  piii,  tutte  le  nume- 
rose  osservazioiii  lin  qui  raccolte  ed  illustrate  di  muscoli  estensori 
soprannumerari  delle  dita  della  mano,  comunque  originati.  lo  non 
lo  dubito.  Parmi  molto  facile  riconoscere,  anche  nel  mio  caso,  un 
rappresentante  di  quelle  forme  reversive,  che,  nel  numero  cresciuto 
dei  muscoli  estensori  delle  dita  della  mano,  trovano  il  loro  rigoroso 
riscontro  in  animah  inferiori,  ed  in  ispecie  nolle  scimie  (7). 

Ne  qui  occorre  insistere  di  piii  sopra  questo  concetto,  gia  dagli 
autori  giustamente  sostenuto  e  dimostrato  i)er  rispondente  al  vero, 
sia  che  si  tratti  di  estensori  brevi  d'origine  radio-carpica  (veri  o 
propri  muscoli  manidi  ad  uno  o  piia  tendini),  sia  che  si  tratti,  iii- 
vece,  di  estensori  lunghi  soprannumerari,  d'origine  antibracchiale. 

DaW Istituto  di  Anatomia  iimana  della  li.  Universitd  di  Parma. 


61   - 


POSTILLE. 

(1)  Per  la  bibliografia  dell'argomento  mi  valsi  priacipalmente  delle  opere 
del  Testut  e  del  Le  Do  ubl  e  suUe  anomalie  inuscolari,nelle  quali  opere,  co- 
me e  noto,  alle  copiose  osservazioni  fatte  nel  campo  dell'anatomia  umana  sono 
sapientemente  associate  quelle  fornite  dall'anatomia  coraparata. 

L.  Testut  —  Les  anomalies  musrAilalres  chez  I'homme  expliqueex  par  V  a- 
natomie  comparee.  —  Paris,  1884. 

A.  F.  Le  Double  —  Traite  des  variations  du  systeme  musculaire  de 
I'homme  et  de  leur  signification  au  point  de  vue  de  V  anthropoloqie  zoologiqiie. 
T.  2'"«  —  Paris,  1897. 

(2)  Arao  indicare  il  muscolo  estensore  proprio  del  dito  medio,  d'  origine 
aatibracchiale,  coll'appellativo  di  lungo,  per  contradistinguerlo  da  quello  d'ori- 
rine  carpica,  che  dicesi  breve. 

La  prima  di  queste  due  modality  venne,  parmi,  la  prima  volta  illustrata 
dal  Meckel,  il  quale  la  comprende  fra  le  sotto-varietk  del  muscolo  eston- 
sore  proprio  dell' indice.  TJestensore  proprio  del  dito  medio  (egli  scrive)  e  sem- 
pre  piu  piccolo  delV estensore  proprio  deW  indice,  e  gli  nasce  al  di  sotto  piu  o 
meno  in  giu.  Questa  conformazione  si  allontana  il  meno  possibile  dallo  stato 
normale,  quando  il  nuovo  muscolo  proviene  dal  cubito,   ma    talvolta   esso  nasce 

dal  radio (G.  F.  Meckel.  Manuale  di  Anatomia  generate,  descrittiva  e  pa- 

tologica,  Trad,  italiana,  Torao  2",  a  pag.  428.  —  Napoli,  1827). 

Per  questo,  giudicai  I'iaserzione  antibracchiale  del  muscolo  da  me  de- 
scritto.siccome  conforme  alle  condizioni  piu  usuali  di  inserzione  superiore 
dell' estensore  lungo  del  medio,  non  parendomi,  invece,  rispondente  alia  re- 
gola  r  inserzione  di  questo  stesso  estensore  all' ulna,  sopra  I'estensore  pro- 
prio deir  indice,  giusta  quanto  atiermo  il  M a ca lister  (cit.  dal  Testut 
op.  cit.,  pag.  568)  e  ripete  il  Le  Double  (op.  e  vol.  cit.,  pag.  149). 

La  medesima  inserzione  all' ulna,  sotto  V  indicator e,  trovo  poi  il  Calori 
in  due  casi  da  lui  illustrati  di  muscolo  estensore  proprio  del  dito  medio,  tale 
quale  si  osserva  nella  sua  forma  piii  semplice,  cio6  di  un  muscolo  semipcnnato, 
che  ripete  la  forma  delV  indicatore,  di  cui  e  piu  piccolo  (L.  Cal  ori.  —  Di  al- 
cune  varietd  muscolari  delV aoambraccio  e  dell' eminenza  ipothenar.  —  Nota  letta 
all'Accad.  delle  Scienze  dell'Istituto  di  Bologna  nella  sessione  del  12  dicem- 
bre  1867.  —  Vegg.  Memorie  dell'Accad.  delle  Scienze  di  Bologna,  Ser.  II, 
Tomo  VII,  1867,  a  pag.  369). 

Dopo  le  osservazioni  del  Meckel,  e  prescindendo  da  quelle  del  Calori, 
molte  altre  ne  furono  raccolte  dagli  anatomic!  sul  muscolo  estensore  proprio 
del  dito  medio,  pur  sempre  pero  considerate  fondamentalmente  per  una  di- 
pendenza  del  muscolo  indicatore  (Vegg.,  in  proposito,  la  ricca  bibliografia  ri- 
cordata  dal  Testut  e  dal  Le  Double,  il  quale  aggiunge  I'osservazione  rela- 
tivamente  recente  del  Cuyer,  pubblicata  nel  1894  nel  Bullet,  de  la  Soc, 
d'anthrop.  de  Paris). 

Oltre  tutti  questi,  pero,  vanno  ricordati  due  altri  casi  descritti  dal 
Giacomini  di  musculus  extensor  digiti  medii  proprius,  rinvenuti :  1' uno  nel- 
1'  antibraccio  di  destra  di  una  giovine  donna,  prostituta,  d'anni  25,  di  Buenos- 
Ayres,  e  I'altro  in  un  bambino  d'anni  4,  del  Cairo  (C.  Giacomini  —  Anno- 
tazioni  sopra  V  anatomia  del  negro  —  Seconda  Memoria,  a  pag.  45.  —  To 
rino,  1882). 


-  62   - 

(3)  Trattasi  del  musculos  extensor  hrevis  digiti  medii  (Albinus),  exten- 
sor hrevis  proprius  vel  lateralis  medii  digiti  (Carver),  od  extensor  anomalus 
hrevis  des  Mittdfingers  (Otto),  cosi  menzionati  dal  Le  Double,  i!  quale  giu- 
stamente  ne  fa  una  variety  dei  muscoli,  che  egli  denomino  wa«2tZ<  (ad  un  so!o 
tendine). 

Sarebbe,  anzi,  una  delle  forme  )-elativamente  piu  frequent!  ad  osservarsi, 
poiche,  stando  alia  statistica  che  lo  stesso  autore  ne  di,  la  letteratura  ana- 
tomica  g\k  ne  registrerebbe  ben  16  esempi  (Le  Double,  Op.  e  Vol.  citati, 
pagine  212,  213). 

lo  pure  ne  raccolsi,  alcuni  anni  or  sono,  un  caso  riscontrato  alia  mano 
destra  di  una  giovine  donna,  ed  il  preparato  relativo  conservasi  nel  Museo  di 
anatomia  umana  della  R.  Universita  di  Parma  (Serie  C,  num.  8  del  Cata- 
logo  generale)  insieme  con  quello  ora  descritto. 

Della  raedesima  specie  parmi  sia  1'  esemplare  illustrato  nel  18H5  dal 
Baudoin;  ma  un  po'  piu  coinplicato,  cosi  da  rappresentare  una  foima  di 
passaggio  fra  i  manidi^  che  coadiuvano  I'estensione  di  un  dito  solo  e  quelli 
che  contribuiscono,  invece,  ad  estendere  due  dita. 

L' osservazione  concerne  un  uomo  d'auui  50  circa,  sulla  cui  mano  destra 
(faccia  dorsale)  si  trovo  un  muscolo  appiattito,  ste.so  obliquarnente  dalla  rnetd 
interna  della  faccia  dorsale  del  carpo  alVestremitd  posteriore  e  superiore  della 
prima  falange  del  dito  medio.  A  questo  fascicolo  (che  e  completo)  se  ne  aggiun- 
gerebbe  un  secondo,  piii  rorto  e  meno  voluminoso,  posto  al  lato  interno,  il 
quale,  colV  aspetto  di  una  lamella  muscolare  applicata  al  4"  metacarpo,  fini- 
rebbe  verso  il  mezzo  del  4"  spazio  interosseo  per  risolversi  bruscamente  in  nna 
sottile  lamina  fibrosa^  che  si  continaa  senza  linea  di  dernarcazione  ben  netta  col- 
l'  aponeurosi  che  ricopre  lo  spazio  interosseo  ed  il  metacarpo. 

M.  Baudoin  —  Le  pedieux  de  la  main  (Bulletins  de  la  See.  d'anthropo- 
logie,  tome  huiti6me,  III  ser.,  2"  fasc,  fevr.  a  mai  1885,  a  pag.  188). 

(4)  E  il  musculus  extensor  hrevis  digiti  indicis  di  Albinus,  se  si  trova 
solo,  oppure  V  estensore  accessorio  deU'indice,  od  il  secondo  capo  dell'  indicator e 
bicipite  di  Gantzer  (Le  Double)  s' e  consociato  all'estensore  proprio  nor- 
malmente    esisteiite. 

Anche  qviesta  varieta  ilLeDouble  raggruppa  fra  ^;/ia/^^V/^a(;Z  wn  .soZo  ^ew- 
dine,  e  sarebbe,  senz'altro,  quella  che  venne  con  maggior  frequenza  osservata 
dagli  autori  (18  casi,  Le  Double,  op.  e  vol.  cit.,  pag.  212j,  poco  variando 
fra  loro  le  diverse  modalita  morfologiche  registrate. 

A  sifFatti  esempi  posso  aggiungerne  un  altro  (inedito),  la  cui  conoscenza 
devo  alia  cortesia  doUo  stesso  Le  Double,  onde  mi  e  caro  porgergli  qui  vivi 
ringraziamenti. 

La  varieta  fu  da  lui  trovata  recentomente  solo  a  destra,  in  una  donna, 
(V  anni  45,  niorta  di  tubercolosi,  ed  il  inanidio  ad  un  tendine  per  I'  iiidice,  in 
questo  caso,  si  staccava  dal  legamento  anulare  del  carpo  (Tours,  24  dicem- 
bre  1901). 

(5)  Appartengono  a  questa  categoria  tanto  i  casi  abbastanza  frequenti  di 
sdoppiatura,  piu  o  meno  completa,  del  muscolo  estensore  proprio  dell' indice  (si 
che  una  parte  del  suo  tendine  distale  raggiunge  il  dito  medio),  quali  gi^  il 
Meckel  (op.  cit.,  pag.  427)  e  molti  altri  illustrarono,  quanto  quelli  di  muscoli 
estensori  brevi  {mahidi  a  due  tendini)  destinati  all'indice  ed  al  medio. 

Fra  i  primi  piacemi    ricordare  (oltre  i  notati  dal  Le    Double)   un    caso 


-   63   - 

pubblicato  dal  Chudzinski  fia  dal  1885,  e  del  quale  fu  argomento  1' avain- 
braccio  sinistro  di  una  douna  negra.  L'AuLore,  dopo  aver  richiaraato  I'impor- 
tanza  ed  il  significato  dei  niuscoli  estensori  antibracchiali  ed  il  loro  modo  di 
essere  nelle  condizioni  normali,  afterma  che  I'anomalia  piu  comune  dello  strato 
profondo  della  regione  posteriore  dell'avambraccio  e  la  presenza  di  un  esten- 
sore  supplementare  che  termini  sull'  indice  e  sul  medio  insieme  ;  ma  che  pero 
non  e  altrettanto  frequente  I'ilevare  che  I'origine  di  questo  fascicolo  sopran- 
numerario  risalga  oltre  le  ossa  del  carpo  od  il  legamento  anulare. 

Tale  e,  in  riassunto,  il  concetto  del  Chudzinski,  il  quale,  come  e  noto,  si 
rese  altamente  benemerito  degli  studi  anatomici,  ed  in  ispecie  di  quanto  si 
attiene  alle  variela  mu-scolari,  investigando  fra  numerosi  individui  di  razze 
colorate. 

Or  bene,  I'esemplare,  di  cui  egli  rende  conto,  si  riferisce,  appunto,  ad  un 
estensore  anormale  dell' indice  e  del  medio,  il  quale  nasce  daWulna  subito  sotfo 
Vestensore  propria  deWindice,  a  53  millimetri  sopra  la  testa  deU'ulna. 

A  prima  giunta  {\)rosegu6  V A..)  lo  si  scambierebhe  per  un  fascicolo  muscolare 
staccato  dal  margine  interno  deW estensore  proprio  delVindice ;  ma,  guardando 
attentamente,  si  nota  che  e,  in  realtd,  unrnusroloindipendente,  del  tutto  isolate, 
e  non  avente  alcuna  connessione  coi  muscoli  vicini.  A  livello  della  regione  radio- 
carpica  le  fibre  piii  interne  di  questo  muscolo  si  rendono  ad  un  tendine  gracile 
largo  un  millimetro,  il  quale  costituisce  il  corto  estensore  del  medio.  Le  fibre 
esterne  terminano  con  un  altro  tendine  fiUforme,  che  si  confonde  coi  tendlni 
delVestensore  comune  e  proprio  dell'indice. 

(Th.  Chudzinski.  Lt'extenseur  accessoire  de  V  index  etpropre  du  medius  ob- 
serve chez  une  negresse.  —  Presentation  a  la  Soc.  d'anthrop.  de  Paris  —  Bui 
latins  de  la  Soc.  d'anthrop.  de  Paris,  Tome  huitieme.  III  ser.,  2.  fasc,  fevrier 
a  Mai,  1885  —  a  pag.  297). 

Ho  creduto  conveniente  riferire  con  qualche  cura  questa  osservazioue,  per- 
chi,  per  cio  che  riguarda  I'inserzione  prossimale  del  muscolo  soprannumera- 
rio,  parmi  identica  alia  mia,  mentre,  per  il  resto,  ed  in  ispecie  per  il  modo 
di  essere  della  porzione  muscolare  rispetto  alia  tendinea  e  per  I'assoluta  man- 
canza  di  fascicoli  radio-carpici,  ne  e  molto  differente. 

Cosi  pure  fra  i  manidi,  od  estensori  brevi,  a  due  tendini  (sempre  per 
1' indice  e  per  il  medio)  (;«.  indicator  anomalus  brevis  et  extensor  brevis  ano- 
vialus  m£dii  digiti,  Otto)  mi  preme  ricordarne  uno,  pure  illustrato  dal  Chu  d- 
zinski  nel  1882,  e  relative  ad  un'altra  donna  negra  (la  negra  Radamela). 

Tratterebbesi  (dice  I'Autore)  di  un  piccolo  muscolo  accessorio  degli  esten- 
so?i  profondi,  il  quale  nasce  sotto  Vestensore  proprio  deW indice,  dal  margine  po- 
steriore deWestremitd  inferiore  del  radio  e  tutt'affatto  alia  fine  della  scanalaturn 
del  tendine  estensore  proprio  dell'indice.  Questa  inserzione  si  fa  per  mezzo  di  un 
tendine,  lungo  19  mm.  e  largo  2  mm.  A  questo  tendine  succede  un  piccolo  corpo 
carnoso,  die  discende  lungo  la  faccia  dorsale  del  3°  metacarpo  e  finisce  con  un 
tendine  appiattito.  Quest'tdtimo  si  divide  in  due  filam.enti  tendiuei.  La  divisione 
interna  di  questo  tendine  e  la  plu  forte,  e  si  getta  sul  tendine  estensore  comune 
del  medio.  II  tendine  esterne  si  confonde  col  tendine  delVestensore  p}''oprio  del- 
Vindice.  Questo  muscolo  non  esiste  che  alia  mano  destra. 

(Th.  Chudzinski.  Contributions  d  V6tude  dis  variations  musculaires  dans 
les  races  humaines.  Rev.  d'anthrop.,  Paris,  Onzieme  Annee,  deux.  ser.  Tome 
cinquieme,  1882,  a  pag.  280  e  pag.  307). 


-   64   - 

L'Autore  a  questa  anoraalia  non  d&  che  pochissima  importanza,  ritenen- 
dola  (sembra)  molto  coraune  tVa  gli  esemplari  di  razze  colorate  da  lui  esami- 
nati,  e  cio  anche  in  armonia  a  quanto  dichiaro  piu  tardi,  nel  1885,  a  proposito 
d&Wextenseur  accessoire  de  I'index  et  propre  du  medius  (vegg.  sopra),  che,  cioe, 
la  terminazione  deWestennore  .supplementare  dello  strata  profondo  delta  regions 
posteriore  delVmmmhracrAo  all'  indice  ed  al  medio  e  Vanomalia  piu  comune  di 
questa  reyione. 

Eppiire,  iVa  i  manidi  a  due  tendini,  quali  figurano  nella  statistica  delLe 
Double  \\x\  tutto  10  casi)  solo  tre  esempi  sarebbero  di  fascicoli  per  1' indice 
e  per  il  medio!  Giova  richiamarli  : 

Uno  (oss.  personale  III  del  Le  Double.  Op.  e  vol.  cit.  a  pag.  205),  in 
cui  il  muscolo  anomalo  si  presento  bilateralmente,  e  fu  trovato  in  una  donna 
d'anni  25,  morta  di  metrorragia  ; 

Un  secondo  (osserv.  personale  VI  dello  stesso  Le  Double,  Op.  e  vol. 
cit.  a  pag.  205  e  20(3),  nel  quale  I'anomalia  fu  pure  riscontrata  bilateralmente 
(uomo,  d'anni  70,  raorto  per  apoplessia  cerebrale); 

Un  terzo  dovuto  al  Pan  as,  che  riferisce  di  un  muscolo  interosseo  dorsale 
soprannumerario  della  mano  con  un  tendine  anteriore  che  si  biforca  e  va  ad 
inserirsi  alVindice  ed  al  medio.  (In  proposito  aggiunge  poi,  e  cio  non  si  com- 
prende,  che  la  sua  azione  (del  muscolo)  7iulla  per  Vindice,  parrebbe  essere  quella 
di  un  flessore  (?)  per  la  prima  falange  del  medio).  (Bullet,  de  la  Soc.  anatomi- 
que  de  Paris,  XXXVIII  annee,  avril  1863,  a  pag.  165). 

Ne,  per  la  mia  esperienza  personale,  sopra  individui  dei  nostri  paesi,  io 
potrei  afiermare  la  frequenza  dell'anomalia,  di  cui  qui  si  tratta,  come  risul- 
terebbe  dalle  osservazioni  del  Chudzinski,  poiche  non  mi  capito  mai  di 
vederne  esempi,  onde  parrebbe,  senz'altro,  doversi  attribuire  a  diversita  di 
razza  il  relativo  maggior  numero  di  casi  di  muscoli  anomali  estensori  del- 
1' in.dice  e  del  medio  illustrati  dal    Chudzinski. 

(6)  L.  Calori.  Di  alcune  varietd  muscolari  delVavamhraccio  ecc.  (sopra  eft.). 
Al  paragralo  7."  (pag.  370)  di  questa  memoria  I'A.  tratta  della  mancanza 
del  muscolo  indicatore  propria  normale,  compensata  da  tin  muscolo  anomalo  del 
dorso  della  mano  (fig.  2.^,  tav.  I). 

Trattasi  della  mancanza  bilaterale  del  muscolo  indicatore  in  giovane  con- 
tadino.  In  compenso  si  ha  uu  muscolo  indicatore  anomalo  del  dorso  della  mano, 
il  quale  nasceva  dalla  estremitd  inferiore  del  radio  e  dal  legamento  romboideo 
con  corte  fibre  tendinee,  alle  quali  succedeva  un  ventre  cameo  pira)nidale  esteso 
fi>iO  alia  metd  circa  del  metararpo  ove  degeiierava  nel  tendine  finale  confluente 
alia  faccia  dorsale  della  prima  falange  dell' indice  col  tendine  che  questo  dito 
riceve  daWesten.sor  comune.  A  sinistra,  si  aggiungeva  all'indicatore  anomalo 
un  fascetto  cameo  che  nasceva  dal  suddetto  legamento  romboideo  e  andava  a 
rinforzare  il  muscolo  interosseo  dorsale  del  lato  radiate  del  dito  medio. 

Al  paragrato  8."  di  questa  stessa  memoria  (pug.  372)  I'autore  poi  tratta 
della  Duplicitd  delVanomalo  muscolo  estensor  propria  del  dito  media,  e  fascetto 
da  lui  ddto  al  quarto  dito  (fig.  3,  4,  tav.  II). 

E  qui  e  riferito  di  un  muscolo  estensore  proprio  del  dito  medio,  riscon- 
trato  nei  due  antibracci  di  un  villico  muscolosissimo,  colla  forma  e  coi  rap- 
porti  soliti  che  gli  anotomici  gli  attribuiscono. 

Ma  (prosegue  il  Calori)  a  questo  muscolo  anomalo  conosciutissimo  se  ne 
aggiunge  un  altro  del  quale  non  trovo  fatto  cenno,  ed  ^  situato  nel  dorso  della 


-   65   - 

mario,  cost  che  per-  singolarizzarlo  dalVaUro  potrebbesi  chiamare  muscolo  estensor 
corto  o  dorsale  del  dito  medio,  mentre  a  quello  potrebbesi  applicare  Vepiteto  di 
lungo,  od  antibracchiale.  A  destra  questo  muscolo  estensor  dorsale  o  corto  ano- 
malo  del  dito  medio  nasce  dal  leyamento  dorsale  o  romboidale  del  carpo  e  dal- 
I'osso  piramidale  in  corrispondenza  deWarticolazione  radio- ztibitale  infer iore  con 
brevi  fibre  tendinee,  alle  quali  succedono  le  carnee,  che  compongonsi  in  uh  ven- 
tre piramidale  sopra  il  quale  corre  il  tendine  del  muscolo  estensor  proprio  sud- 
detto.  Arrivato  questo  ventre  alia  metd  circa  del  metacarpo  si  coiiverte  net  suo 
tendine  finale,  che  alVarticolaziorie  metacarpo-falangea  del  dito  medio  si  riunisce 
con  quello  deW estensor  lungo  proprio  del  medio  stesso  proveniente  dall'ulna 
(fig.  3,  tav.  II).  A  sinistra  I'origine  del  muscolo  6  la  medesima ;  ma  esso  e  al- 
quanto  piit  largo,  e,  giuiito  podoltre  la  base  del  metacarpo,  si  divide  in  due,  uno 
maggiore  che  appartiene  al  dito  medio  e  si  comporta  presso  a  poco  come  net- 
I'altra  mano,  Valtro  minore  che  si  reca  al  dito  amdare  (fig.  4,  tav.  II),  Non  ^ 
d'uopo  dire  che  questo  muscolo  ricorda  il  dorsale  del  piede,  ed  esso  e  gh  altri 
suddivisati  nel  dorso  delta  mano  sono  notabilissimi,  siccone  quelli  che  rijietono 
certe  disposizioni  7iormali  dei  muscoli  delVavambraccio  e  delta  mano  in  alcune 
scimie.  Non  si  vuol  lasciare  che  nei  Cebus  ha  un  muscolo  estensor  proprio  del 
dito  medio. 

(7)  Gia  il  Meckel  (op.  e  vol.  cit.^  pag.  428)  ne  aveva  rilevata  la  perfetta 
corrispondenza,  poiche  non  solo  ammise  doversi  ritenere  tutte  queste  anomalie 
siccome  ripetizione  delta  conformazione  normale  degli  arti  inferiori  rappresen- 
tando  Vestensore  breve  comune  delle  dita  dei  piedi,  e  do  tanto  piii  perfettamente 
quanto  i  muscoli  soprannumerari  nascono  piii  in  basso ;  ma  ammise  aache  che 
esse  trovano  la  lore  analogia  con  gli  animali,  giacche  in  molte  scimie  il  ten- 
dine delVestensore  proprio  dell'  indice  da  una  linguetta  al  dito  medio. 

Lo  stesso  concetto  poi  venne  largamente  sviluppato  dal  Test ut  (op.  cit.), 
che,  in  modo  magistrale,  espose  e  studio  le  corrispondenze  cogli  animali  in 
tutti  quoi  casi  nei  quali  nell'uorao  si  verifica  per  anomalia  una  qualsiasi  esa- 
gerazioae  numerica  nei  tendini  estensori  della  mano,  sia  che  essi  dipeiidano 
da  muscoli  d'origiue  antibracchiale,  sia  che,  invece,  dipendano  da  veri  muscoli 
soprannumerari  dell'antibraccio  o  della  mano. 

II  Calori  riconobbe  nel  Cebus  un  estensore  proprio  del  dito  medio,  il 
qual  fatto  si  trova  ripetuto  nell'oran^r,  nel  gibbone,  nel  cinocefalo  ed  in  molti 
altri  mammiferi  (Testut). 

Sono  pure  noti  i  casi  di  muscoli  estensori  co muni  del  pollice  e  delVindice  {m.  ex- 
tensor poinds  et  indicis  del  Wood,)  illustrati  dal  Gruber  prima  (1.851),  dal 
Wood  (1867),  dal  Clason,  dal  Macalist e  r,  dal  Testut  in  un  negro  (1883), 
dal  Le  Double  etc.,  e  pei  quali  fu  dimostrato  il  rigoroso  riscontro  in  molti 
mammiferi  dal  Macalister,  ed  in  ispecie  dal  Gruber  (cit.  dal  Testut. 
G ruber:  «  Ueber  den  constanten  Muse.  Extensor  x>ollicis  et  indicis  gewisser 
Saugethiere  homologen  supernumeraeren  Muskel  beim  Menschen  »  —  Wirchow's 
Arch.  Bd.  LXXXVI,  pag.  471)- 

Nel  caso  mio  particolare  poi  sarebbe,  starei  per  dire,  perfetta  la  corri- 
spondenza che  esso  avrebbe  coUe  condizioni  normali,  che  si  verificano  nel 
formichiere,  poiche,  stando  a  quanto  riferisce  il  Testut  la  dove  tratta  del 
corto  estensore  delle  dita  in  alcuni  .pertebrati,  il  formichiere  d  presenta  due  fasci- 
foli  distinti:  uno  si  inserisce  sopra  I'estremitd  inferiore  del  cubito,  passa  sojjra 
il  sccondo  metacarpo  e  termina  sulla  falange  ungueale  del  .secondo  dito  ;  Valtro 


-   66   - 

piii  largo,  si  .stacca  dal  carpo  a  lato  del  legamento  die  ricopre  Vestensore  co- 
mmie e  viene  ad  appli'iarni  sopra  I'lino  e  I'altro  del  due  lati  del  tendine  die 
Vestensore  invia  al  terzo  dito  (Testiit,  op.  cit.,  a  pag.  562,  563).  II  Le  Double 
(op.  8  vol.  cit.,  pag.  214)  coufermerebbe  I'osservazione,  parlando  AqW  anatomia 
cornparata  inerente  alle  varie  specie  di  muscoli  manidi,  da  esao  prese  in  cou- 
siderazione. 


Spiegazione  della  figura 

1.  M.  extensor  carpi  radialis  brevis  (secondo  radiale  esterno). 

2.  Suo  tendine  inferiore  o  distale. 

3.  Tendine  inferiore  del  ra.  extensor  carpi  radialis  longus  (primo  radiale  esterno). 

4.  M.  abductor  pollicis  lonnus. 

5.  M.  extensor  pollicis  brevis. 
C.  M.  extensor  pollicis  longus. 
7.  M.  e.Yteusor  indicis  proiirius. 

S.  M.  extensor  carpi  ulnaris  (cubitale  posteriore,  il  cui  tendine  distale  venne  spostut )  e  tolto  dalla 
doccia  che  gli  6  propria  per  inettere  in  evidenza,  in  tutta  la  sua  mterezza,  il  tendine  supe- 
riore  del  muscolo  aiioinalo  soprannu merario  segpato  col  n.  14). 

9.  Tendini  recisi  del  in.  extensor  diyitoruin  communis. 

10.  Tendine  reciso  del  ni.  extensor  digiti  quinti  proprius. 

11.  Ulna. 

12.  Radius. 

13    Articulatio  radiocarpea  aperta; 

14.  M.  extensor  digiti  indicia  et  uiedii  (soprannuiner.Trio). 

15.  Suo  ventre  ulnare  (destinato  al  dito  medio). 

16.  Suo  ventre  radiale  (Hesiinato  al  dito  indice). 

17.  Kascicolo  muscolare  accessorio,  aggiunto  al  ventre  precedente. 


Un  apparecchio  per  la  rapida  macerazione  delle  ossa 

PER    IL    PROF.    P.    LACHI 
DIKETTORE    DELL' ISTITUTO    ANATOIHCO    DI    GENOVA. 

(Con  1  figura) 


Ricevuta  il  5  rnarzo  1902. 
li  vietata  la  riproduzione. 

In  tutti  i  laboratori  di  Anatomia  una  operazione  taiito  indi- 
spensabile  quanto  fastidiosa  e  certamente  quella  della  macerazione 
delle  ossa,  e  per  quanto  non  manifestato  e  vivo  certamente  in 
tutti  il  desiderio  di  trovare  un  mode  di  sottrarsi  ai  tanti  inconve- 
nienti  che  nella  pratica  di  questa  operazione  si  verificano. 

In  molti  laboratori  so  die  per  ottenere  ossa  macerate  si  ri- 
corre  ancora  al  vecchio  processo  della  macerazione  naturale  come 
e  indicata  nei  vecchi  manuali  di  dissezione,  e  tutti  certamente,  come 
e  avvenuto  finora  per  me,  hanno  dovuto  subire  le  conseguenze  di 
tale  procedimento,  cioe  o  sacrificarsi  a  sentire  anche  a  distanza  le 
poco  gradevoli  e  pericolost^  esalazioni  die  sfuggono  dal  recipienti  a 


-   67   - 

cio  destinati,  o  trasportare  in  locali  appartati  e  lontani  le  ossa  da 
eottoporsi  alia  macerazione,  e,  quello  che  e  anche  peggiore,  adat- 
tarsi  ai  pericoli  e  agli  effluvi  cosi  penetrant!  che  si  hanno  quando, 
a  macerazione  compiuta,  le  ossa  devono  essere  lavate  ed  esposte 
air  aria  libera.  Inoitre  poiche  ad  ottenere  la  macerazione  delle  ossa 
occorre  aria  e  calore,  cosi  avviene  che,  ad  esempio,  nella  stagione 
invernale  questa  non  puo  eflfettuarsi,  o  se  la  si  effettua  si  ha  asso- 
lutamente  incompieta. 

Questi  ed  altri  inconvenienti  suggerirono  nuovi  procedimenti 
fra  i  quali  debbono  ricordarsi  quello  di  Zander  C)  e  queho  di  Tei- 
chmann  C). 

II  primo  e  una  modificazione  di  quello  di  Partsch,  e  consiste 
in  una  rapida  macerazione  ottenuta  con  una  soluzione  di  Potassa 
caustica  al  5  %  e  alia  temperatura  di  circa  45°,  la  quale  in  verita 
in  tempo  di  pochi  minuti  porta  alia  completa  distruzione  delle  parti 
molli.  Ma  questo  procedimento  presenta  i  suoi  inconvenienti,  primo 
fra  i  quali  questo,  che  se  e  applicabile  per  piccoli  ossi  per  i  quah 
occorre  poca  quantita  di  soluzione,  non  lo  e  per  molti  ossi  e  volu- 
minosi,  pei  quali  occorrono  parecchi  litri  di  liquido,  e  percio  gran 
quantita  di  potassa,  la  quale,  sebbene  a  buon  mercato  pure  in  forti 
dosi  costituisce  una  spesa  non  indifferente.  Altro  inconveniente  poi 
si  e  che  la  potassa  vuole  essere  adoperata  con  molta  attenzione, 
ed  anche  ad  onta  di  cio  intacca  anche  le  ossa  o  toglie  loro  per  lo 
meno  la  naturale  levigatezza. 

L' altro  processo,  quello  di  Teichmann,  presenta  in  verita 
pregi  indiscutibih.  L'A.  nel  suo  lavoro  pubblicato  su  questo  argo- 
rnento  fornisce  eccellenti  indicazioni  sul  modo  di  appUcazione  che 
debbo  in  poche  parole  accennare.  Le  ossa  vengono,  previa  scarni- 
tura,  messe  in  recipienti  ad  hoc^  riempiti  di  acqua  e  che  vengono  riscal- 
dati  alia  temperatura  di  43°  circa.  Dopo  5  o  6  giorni,  cosi  egli  dicOj 
le  ossa  sono  macerate,  le  poche  carni  rimaste  si  distaccano  e  non 
resta  che  sottoporle  per  qualche  mi  onto  all'  azione  di  una  soluzione 
di  soda  al  10  ^/q  alia  temperatura  di  75^  per  ottenere  la  saponiflca- 
zione  dei  grassi.  Dopo  di  che  con  una  ripetuta  lavatura  e  strofina- 
tura  in  acqua  il  grasso  saponificato  si  elimina  e  le  ossa  possono 
essere  sottoposte  ad  imbiancamento. 

II  procedimento  di  Teichmann  e  rapido,  ma  quantunque  egh 
accenni  al  modo  con  cui  ha  installato  il  meccanismo  a  cio  destinato 


(1)  Zander  .  —  Die  Knochenmaceration  mittelst  kalilauge.  —  Analoraischer  Anzeiger.  Vol.   I, 
1886,  pag.  25. 

(*)  Teichraann.  —  Ueber  Knochenmaceration.  —  Anatomisehet   Anzeiger,   iS87,  pag.  46 i. 


-   68   - 

nel  suo  laboratorio  di  Cracovia  pure  non  ci  da  ragguagli  sufflcienti 
suUa  maniera  con  cui  potrebbe  essere  applicabile  in  altri  laboratori. 

Che  ii  processo  di  Teichmann  sia  conveniente  lo  dimostra 
anclie  il  Pfitzner  (*)  il  quale  lo  ha  appHcato  su  larga  scala  serven- 
dosi  di  una  cassa  metallica  sostenuta  da  quattro  piedi  e  sotto  la 
quale  sta  un  becco  a  gaz  di  Bum  sen.  Riempie  questa  cassa  a  meta 
di  acqua  e  vi  im merge  poi  tanti  vasi  cilindrici  di  vetro  con  le  ossa 
da  macerare,  siano  pure  spettanti  a  vari  animali  o  a  varie  parti  di 
uno  stesso  animale  in  maniera  percio  che  non  si  possano  confondere 
gli  uni  con  gli  altri.  Ogni  vaso  con  le  ossa  e  quasi  completamente 
riempito  di  acqua  distillata.  La  cassa  e  mantenuta  alia  temperatura 
di  circa  35°  a  40"  che  I'autore  ritiene  giustamente  pii^i  adatta  che  queha 
di  43°  suggerita  da  Teichmann.  Si  comprende  come  un  tale  appa- 
recchio  esponga  ahe  esalazioni  dovute  alia  macerazione  per  quanto 
egli  dica  di  avervi  unite  un  tube  fugatore  del  gaz  da  putrefazione. 

Appare  da  quanto  e  detto  che  una  precisa  maniera  di  procedi- 
mento  per  1'  applicazione  pratica  del  processo  di  Teichmann,  in 
mode  da  evitare  specialmente  le  disgustose  e  nocive  esalazioni  de- 
rivanti  daha  macerazione,  non  e  stata  ancora  suggerita.  Ecco  per- 
che  ho  creduto  opportune  rendere  note  il  mode  col  quale  io  pratico 
da  qualche  tempo  questo  processo  evitando  gli  inconvenienti  finora 
avuti  e  ottenendo  buoni  resultati. 

Mi  servo  a  tale  oggetto  di  un  recipiente  in  zinco  di  forma  ci- 
lindrica  (V.  fig.)  con  fondo  in  rame,  avente  un'  altezza  di  cent.  70 
e  un  diametro  di  35,  sufficiente  cioe  per  macerare  un  intero  sche- 
letro  umano.  Al  fondo  di  esse  sta  da  un  lato  un  robinetto  B  che 
a  suo  tempo  dovra  servire  a  vuotare  il  liquido  contenuto  nel  reci- 
piente, dair  altro  un  tube  indicatore  C  che  essendo  in  vetro  nella 
sua  maggior  parte  permette  di  vedere  daU'esterno  il  livello  interne 
deir  acqua ;  e  poiche  sulla  superflcie  del  recipiente  possono  trac- 
ciarsi  delle  linee  indicanti  i  vari  livelli  raggiunti  ogni  5  o  10  litri, 
cosi  puo  stabilirsi  dall'  indice  la  quantita  volumetrica  del  contenuto 
del  recipiente  a  varia  altezza.  Al  di  sopra  di  queste  due  condutture, 
e  sostenuta  da  un  cerchio  riportato  all'  interne  o  da  tre  o  quattro 
mensolette  in  zinco,  sta  una  rete  di  filo  zincato  M  a  maglie  assai 
fitte,  in  maniera  che  attraverso  di  esse  non  possa  passare  nemmeno 
una  falangetta  del  piede  o  un  piccolo  sesamoide.  Del  resto  anche  se 
piccoli  ossetti  attraversassero  la  rete  andrebbero  al  fondo  del  cilin- 
dro  e  potrebbero  essere  sempre  ricuperati. 


(})  I'fitzner.  —  Erfahrungeii  Uber  das  •  Teichinannsche    knochen    mazerations-nerfaliren.    — 
Anatomischer  Ameiger,   Vol.  IV,  par;.  CS7,   1889. 


-   69   - 

In  alto  sta  un  coperchio  ad  orlo  raolto  alto  (cent.  16)  e  piu 
ampio  assai  del  recipiente,  che  si  impegna  in  un  intercapedine  D 
larga  cent.  5  e  alta  cent.  15  applicata  in  giro  al  recipiente.  Da  un 
lato  del  coperchio  sta  una  tubulatura  E  destinata  alia  presa  del- 
r  acqua,  un'  altra  F  destinata  ad  un  termometro,  e  in  fine  una 
terza  G  per  un  tubo  fugatore  dei  gaz  da  putrefazione.  Occorrendo, 
ma  in  pratica  cio  non  e  necessario,  se  ne  potrebbe  aggiungere  un 
altro  per  un  termoregolatore.  Al  centre  del  coperchio  in  if  e  una 
apertura  di  circa  cent.  1  o  1,5  -di  diametro  che  porta  inferiormente 
una  valvola,  la  quale  mediante  una  molla  a  leggera  pressione,  ri- 
mane  applicata  di  contro  all'  apertura  iJ,  in  maniera  che  pub  en- 
trarvi  dell'  aria,  ma  non  puo  uscirne, 


Tutto  il  recipiente  posa  sopra  un  trepiede  sotto  al  quale  sta 
una  lampada  a  gaz  I.  Conviene  che  il  recipiente  sia  cohocato  presso 
ad   una   conduttura   di    acqua  e  vicino  ad  un  lavandino,  e  d' altra 


-   70   - 

parte  non  lontano  da  una  presa  di  gaz,  condizioni  che  facilmente 
si  verificano  in  un  laboratorio. 

Le  ossa  scarnite  vengono  messe  nel  recipient,e  al  disopra  della 
rete.  Per  il  tube  E  viene  riempito  il  recipiente,  in  mode  pero  che 
r  acqua  non  raggiunga  I'orlo  e  non  giunga  che  ad  una  diecina  di 
centimetri  al  disotto,  giacche  se  troppo  pieno,  V  acqua  stessa  con 
1'  aumento  di  volume  dovuto  al  calore  passerebbe  _  nell'  intercape- 
dine  1).  Questa  e  riempita  d'  acqua  per  10  cent.  II  condotto  fuga- 
tore  G  deve  essere  imnierso  col  suo  estremo  inferiore  in  un  reci- 
piente L  contenente  una  sostanza  che  valga  a  distruggere  i  gaz  da 
putrefazione,   fenico,  (acido  nitrico,  od  altre  sostanze). 

Si  accende  la  lampada  e  con  un  poco  di  pratica  si  giunge  a 
vedere  anche  senza  termoregolatore  la  llamraa  occorrente  per  man- 
tenere  il  I'ecipiente  alia  temperatura  di  circa  SS^^O^,  e  cio  per  10 
giorni.  L'  esperienza  mi  ha  mostrato  che  in  6  giorni,  come  vorrebbe 
il  Teichmann,  la  macerazione  completa  non  si  ottiene.  Tale  appa- 
recchio  puo  stare  in  qualunque  stanza  e  non  fa  sentire  esala;Zione 
alcuna.  Solo  per  maggiore  precauzione  conviene  ogni  giorno  o  ogni 
due  giorni  cambiare  V  acqua  dall'  intercapedine.  D'  altra  parte  il 
tubo  G  deve  appena  pescare  nel  liquido  disinfettante  perche  se  la 
immersione  e  troppo  profonda  allora  j  gaz  trovano  maggior  facihta 
ad  uscire  daU'  intercapedine  D  dando  luogo  cosi  a  sgradevoli  ema- 
nazioni. 

Al  9°  0  10°  giorno,  compiutasi  la  macerazione  non  vi  ha  che 
da  aprire  il  robinetto  B  messo  in  rapporto,  per  mezzo  di  un  tubo, 
col  condotto  fugatore  del  lavandino  in  modo  quasi  ermetico,  o,  co- 
me talora,  ho  praticato  in  un  recipiente  dove  si  trovi  del  cloruro 
di  calce  in  polvere.  Quindi  si  stabihsce  una  corrente  continua  di 
acqua  che  entrata  per  il  tubo  E  esce  per  il  tubo  5,  e  cio  si 
pratica  per  uno  o  due  giorni.  Allora  le  ossa  vengono  estratte 
e  di  parti  carnose  aderenti  poco  o  nulla  presentano.  Si  sottopon- 
gono  per  qualche  tehipo  all'  azione  della  soda  al  10  7o  ^^^^  tem- 
peratura di  75°  per  ottenere  la  saponificazione  del  grassi,  e  quindi 
si  lavano  e  si  strofinano  accuratamente.  Si  espongono  airtiria  e  si 
ottengono  ossa  assai  bianche  e  ben  macerate.  lo  debbo  pero  avver- 
tire  che  la  saponificazione  sopra  accennata  non  e  quasi  mai  suffl- 
ciente  ^1  digrassamento  complete  delle  ossa  e  percio  conviene  dopo 
asciugamento  sottoporle  all'azione  della  benzina  servendosi  dell'  ap- 
parecchio  di  Schwarz. 

II   descritto    apparecchio   presenta  vantaggi  non  trascurabili  e 


-   71   - 

principalmente :  1"  possibibilita  di  effettiiare  la  macerazione  delie 
ossa  in  (lualunque  tempo  e  in  qualunque  luogo  ;  2-  assoluta  man- 
canza  di  effluvi ;  3°  economia,  poiche  basta  una  piccola  fiammella 
a  gaz  per  mantenere  la  temperatura  di  38°-40''  e  perclie  il  reci- 
piente  per  il  suo  costo  non  puo  superare  le  lire  40;  4'^  rapidita  di 
esecuzione  della  macerazione  e  completezza  di  distacco  delle  parti 
molli;  5"  bianchezza  delle  ossa  macerate  con  tale  processo. 


Ci  e  pervenuta  una  comunicazione  del  Prof.  Paladin o,  dal  ti- 
tolo  "  In  difesa  della  nuova  classificazione  delle  glandole  da  me  pro- 
posta.  Osservazioni  alle  cofisiderazioni  del  Dott.  F.  Livini  ,,.  La  pub- 
blicheremo  nel  prossimo  numero. 

Studio  collettivo  del  peso  dell'Encefalo  negli  Italiani. 

Elenco  delle  Osservazioni  inviate: 
2*  Serie. 

Dall'Istituto  Anatomico  di  Siena Osservazioni  N.  53 

»                          di  Sassari »             ^  3 

»                          di  Ferrara >              »  32 

Dal  R.  Ispettorato  di  Sanita  Militare »    .         »  28 

Totale  N.  116 

l"  Serie  Osservazioni  N.  193 
2a       .  »  .116 

Totale  N.  309 


NOTIZIE 


PREMI    E    CONCORSI 


La  R.  Accademia  econoinico-agraria  dei  Georgofili  in  Firenze  pone  a  con- 
corso  il  seguente  tema  : 

Illustrare,  con  iin  lavoi'o  monografico,  gli  Artropcdi  entoinot'agi  italiani 
e  investigare,  con  ricerche  originali,  se  e  fino  a  qua,!  punto  gli  insetti  ento- 
inofagi  stessi  sieno  in  grado  di  moderare  la  moltiplicazione  degli  insetti  no- 
civi  alle  piante  agrarie  piu  comunemente  coltivate.  Premio  L.  1000.  Scadenza 
30  giugno  1906. 

E  stato  conferito  il  premio  Fossati  di  L.  2000  (Rigenerazione  delle  fibre 
nervose  periferiche  nei  vertebrati)  al  prof.  A.  Stefani  per  i  suoi  lavori  suUa 
proprieta  delle  fibre  nervose  di  rnanteuere  isolati  i  loro  monconi  centrali. 


CosiMO  Cherubini,  Amministkatore-responsabile. 


-   72  - 
CHARLES  CLAUSEN,  Libraire-ilSditeur  —  TURIN 


INSTITUT   ANATOMIQUE   DE   FLORENCE,   DIRIG6   PAR   LE   PROF.   G.    CHIARUGI. 


D/    FERDINAND    LIVINI 

1"  Assistant  et  Libre  Decent  d'Anatomie  humaine 


LE  TISSU  ELASTIQUE 

DANS  LES  ORGANES  DU  CORPS  HUMAIN. 


1^^  MEMOIRE. 
Sa   distribution   dans   I'appareil   digestif. 

(Avec  7  Planches  chromolithographiques  et  1  Figure  dans  le  texte). 

Prix:    L.    12, 


Milano  -  Via  G-.  Revere,  2  -  Milano 
UNICA  FABBRICA  NAZIONALE 

Dl  MICROSCOPI  ED  ACCESSORI 

DITTA    FORNITRICE 

di  tutti  i  Gabinetti  UniTersitari  del  Re§:no 


MICROSCOPIO  GRANDE  MODELLO 

con  cremagliera,  apparato  Abbe,  diaframma 
ad  iride,  tavolino  in  ebanile,  revolver,  due 
obbiettivi  a  secco  3  e  7*,  uno  ad  immersione 
omogenea  V12"'  *^"®  oculari  2  e  4;  il  tutto 
posto  in  elegante  armadietto  in  mogano 
L.  400 
{ingrandimenti  fino  a  1000  diametri) 

NuoYo  oiieltiyo  7,5-  SeDiiapocroniatico 

IMMERSIONE  OMOGENEA 
Obbiettivo  raccomandato  per  la  grande  po- 
tenza  e  per  la  sua  durata  (Vedi  Zeit- 
schrift  filr  wissenschaft.  Micros i;opie  del 
12  settembre  1894,  Band  XI,  Heft  2) 
Ij.  200  coi  due  oculari  compensatori 
4  ed  8. 


CATALOGO  GENERALE  GRATIS 

a  seraplice  richiesta 

Pagamenti  rateali  menaili 
pei  Sigg.  Ufficiali  sa?iitan  comunali. 


Fu'enze,  iy02.  —  Tip.  L.  Niccolai,  Via  Faenia,  4-1. 


IonitoF8  Zoologico  Italiano 

(Pubblicazioni  Italiane  di  Zoologia,  Anatomia,  Embriologia) 

Organo  ufficiale  della  Unione  Zoologica  Italiana 

DIRETTO 
DAI    DOTTORI 

GIULIO  GHIARUGI  EUGENIO  FIGALBI 

Prof,  di   Anatomia  uniana  Prof,  di  Anatomia  coni|i.  e  Zoologia 

nel  R.  Istitnto  di  Sttidi  Super,  in  Kirenze  nella  R.  Universita  di  Padova 

Ufficio  di  Direzione  ed  Amministrazione :  Istituto  Anatomico,  Firenze. 
12  numeri  all'anno  —  Abbuonamento  annuo  L.  15. 

XIII  Anno  Firenze,  Aprile  190S  N.  4 


SOMMARIO  :  Sunt:  e  riviste:  Galeotti  G-.,  Sugli  innesti  fra  tessuti  ani- 
mali.  Kivista  dei  lavori  italiani  dal  1896.  —  Pag.  73. 

CoMUNiCAZiONi  ORiGiNALi :  Faladino  G-.,  In  difesa  della  nuova  classifica- 
zione  delle  glandole  da  me  proposta.  —  Orru  E.,  Su  di  un  rauscolo 
sopranumerario  e  sulla  disposizione  delle  aponevrosi  del  dorso  della  mano 
nell'uomo.  (Con  1  figura).  —  Cutore  Gr.,  Di  un  embrione  di  polio  con 
amnios  insafificientemente  sviluppato  ed  estremo  cefalico  normale.  (Con  2 
figure).  —  Pag.  79-90. 

Note  bibliografjche:  Beccari  O.,  Nelle  forests  di  Borneo;  viaggi  e  ricer- 
che  di  un  Naturalista.  —  Lustig  A..,  Patologia  generale.  —  Pag.  90-94. 

Necrologio:  Giovanni  Inzani.  (G.  Romiti).  —  Pag.  94-95. 

Notizib:  Premi  e  concorsi  —  Pag.  95-96. 


Avvertenza 

Delle  Comunicazioni  Originali  che  si  pubblicano  nel  Monitore 
Zoologico  Italiano  e  vietata  la  riproduzione. 


SUNTI    E    RIVISTE 


Sugli    innesti    fra    tessuti    animal! 

Rivista  dei  layori  italiaui  dal  1S96 

di  G.  GALEOTTI. 


Lo  studio  del  trapiantaraento  di  un  tessuto  organico  in  un  altro  tessuto 
dello  stesso  animale  o  di  animale  di  verso  ottre  un  interesse  grandissimo  per 
il  chirurgo  e  per  il  biologo.  Per  il  ])rimo  giacch6  tale  studio  si  riconnette  alle 


-    74    - 

question!  praticlie  della  riparazioue  di  certe  lesioni,  o  della  sostituzione  di  un 
tessuto  con  uo  altro  per  diff'erenti  fini  terapeutici  ;  per  il  biologo  inquantoche 
tali  problemi  riguardano  intimamente  !a  adattabiliti  delle  cellule  a  vivere  in 
ambienti  eterogenei,  il  grado  della  loro  indipendenza  biologica,  le  correlazioni 
che  sussistono  tra  i  vari  tessuti  di  un  organismo,  le  influenze  che  oorte  spe- 
cie di  cellule  esercitano  su  altre,  gli  equilibri  che  si  stabiliscono  nei  vari  stadi 
dello  sviluppo  ontogenetico  di  un  essere  tra  i  diversi  elementi  di  cui  questo 
risulta  composto. 

Non  e  quindi  sorprendente  che  la  letteratura  su  questi  argomenti  sia  di- 
vennta  ricchissima,  e  a  tale  letteratura  i  ricercatori  italiani  hanno  abbastanza 
largamente  contribuito. 

Nella  presente  esposizione  bibliografica  riunisco  in  vari  gruppi  i  lavori  che 
tra  loro  hanno  una  certa  comunanza  di  fini  e  di  metodi. 

Innesti  di  vari  tessuti  in  organi  ghiandolari. 

Alessandri  (1)  fece  numerosi  trapiantamenti  tra  animali  della  stessa 
specie  (cani)  usando  tessuti  gia  a  termine  di  sviluppo.  Egli  chiama  omologhi 
gli  innesti  fatti  tra  eguali  tessuti,  eterologhi  quelli  fatti  tra  tessuti  different!. 
Gli  organi  che  servirono,  sia  come  materiale  d'innesto,  sia  come  tessuto  ospite 
furono :  fegato,  testicolo,  pancreas,  ghiandole  salivari,  milza,  glii>iiuljic  liulati- 
che,  tessuto  cellulare  sottocutaneo. 

Alcun!  pochi  di  questi  innesti  attecchirono,  ma  la  maggior  parte  ebbero 
un  resultato  negativo,  cioe  si  verifico  una  rapida  e  totale  scomparsa  del 
pezzo  innestato.  Specialmente  attecchirono  e  prosperarono  gli  innesti  di  milza 
nel  fegato. 

Mo  r  pur  go  e  Martini  (2)  innestarono  pezzetti  di  cistifellea  nel  fegato. 
Di  45  esperienze  29  dettero  resultato  positive,  e  1' innesto  ebbe  per  conse- 
guenza  la  formazione  d'un  tumoretto,  costituito  da  connettivo  a  vari  gradi  di 
sviluppo  contenente  numerose  cisti  di  grandezza  variabile ;  alcune  cioe  erano 
microscopiche,  altre  eran  grosse  come  un  pisello.  La  parete  delle  cisti  era 
rivestita  da  un  epitelio  talvolta  cilindrico,  talvolta  cubico  o  piatto  ;  sempre 
pero  ad  un  solo  strato.  Gli  AA.  affermano  che  la  produzione  di  tali  cisti  e 
dovuta  all'  accrescersi  dell'epitelio  in  rigenerazione  che  si  dispone  in  questo 
modo  particolare. 

Le  cisti  si  riproducono  per  germinazione,  raai  si  trasformanoin  zaffi  so- 
lidi,  non  presentano  indizi  di  atipia,  non  invadono  il  tessuto  circostante,  ne 
oltrepassano  certi  limiti  di  accrescimento. 

Queste  interessanti  ricerche  coUiminano  con  quelle  posteriori  di  Galeotti 
nel  dimostrare  che  le  cellule  trapiantate  conservano  certe  attitudiui  architet- 
toniche  (in  questo  caso  di  costruire  cavit4)  anche  se  al  momento  dell'innesto 
si  potevano  considerare  come  elementi  perfettamente  adulti. 

Galeotti  e  Villa  Santa  (3)  praticarono  innesti  di  tessuti  embrionali 
(intestino,  ghiandole  salivari,  pancreas,  capsule  surrenali,  ovaio,  testicolo)  fi 
namente  dissociati  in  tessuti  ad  essi  ontogeneticamente  affini  (fegato  —  reni) 
appartenenti  ad  animali  adulti  e  della  stessa  specie.  Osservarono  che  gli  ele- 
menti innestati  si  moltiplicano  e  si  sviluppano  assai,  dando  luogo  spesso  a 
considerevoli  neoformazioni.  Talvolta  subiscono  dapprima  una  sdifferenziazione 
e  tornan  poi  a  diiiereuziarsi  nel  tessuto  ospite,  riproducendo  sia    il    tipo  piu 


-   75   - 

elevato  normale  dei  tessuti  da  cui  provennero,  sia  tipi,  pure  evoluti,  ma  per 
qualche  carattere  different!  dalle  cellule  normali. 

Nella  maggior  parte  dei  casi  le  cellule  trapiantate  conservano,  nell'  am- 
biente  eterogeneo  in  cui  sono  venute  a  trovarsi,  certe  loro  propriety  fonda- 
mentali  e  specialmente  quella  della  capacity  secretoria  e  dell'attitudine  a  co- 
struire  cavita  ghiandolari,  o  cisti  o  anche  tessuti  piu  cotnplessi,  nei  quali  i 
vari  elementi  mostrano  la  tendenza  a  disporsi  secondo  il  tipo  normale  del- 
I'organo  a  cui  le  cellule  trapiantate  appartenevano. 

Questi  resultati  si  ricollegano  ai  fenomeui  di  citotropismo  e  alle  varie 
forme  di  citotaxi  che  da  Roux  furono  osservati  e  descritti. 

Traina  (4)  innesto  tessuti  di  embrioni  nelle  ovaie  di  cavia,  scegliendo 
specialmente  il  mascellare  inferiore  o  superiore  o  le  falangi  dei  diti  nei  pe- 
riod! precedent!  all'ossificazione,  o  pezzetti  di  pelle.  In  molt!  casi  I'A.  pote  os- 
servare  I'attecchimento  e  lo  sviluppo  del  pezzo  innestato,  con  grande  aumento 
e  poi  ossificazione  dei  pezzi  cartilaginei,  lo  sviluppo  di  un'unghia  in  due  casi, 
la  formazione  di  peli  negli  innesti  con  la  pelle  :  ottenne  insomma  delle  neo- 
formazioni  somiglianti  alle  cisti  semplici  e  ai  dermoidi  deil'ovaio. 

La  produzioae  delle  cisti  semplici,  cbe  secondo  I'autore  sono  un  prodotto 
dei  follicoli  maturi,  i  quali  non  si  son  potuti  rompere  per  1' aumento  di  resi- 
stenza  della  loro  parete  in  conseguenza  dall'infiammazione  reattiva,  e  in  stret- 
to  x'apporto  con  I'attecchimento  e  con  lo  sviluppo  del  pezzo  innestato. 

Da  altra  parte  i  resultati  di  queste  ricerche  possono  in  parte  servire  alia 
spiegazione  della  etiologia  dei  dermoidi,  che  e  ancora  ignota  e  soggetta  a  di- 
scussione. 

L'A.  su  quest.5  rapporto  osserva,  come  I'ovaio  si  presti  assai  bene  per  lo 
sviluppo  degii  elementi  trapiantati,  sia  per  la  sua  abbondante  irrigazione 
sanguigna,  sia  per  la  grande  attivita  proliferativa  del  tessuto  ovarico.  I  tra- 
pianti  che  I'A.  esegui  contemporaneamente  nella  tiroide,  nella  cavity  addo- 
minale,  nei  testicolo,  sotto  la  cute,  ebbero  resultato  negativo  e  questo  fatto 
ha  una  notevole  importanza  per  la  spiegazione  della  frequenza  dei  dermoidi 
e  dei  teratomi  nell'ovaia. 

Innesti  tra  tessuti  ossei  e  cartilaginei. 

Valan  (5)  trapanava  il  cranio  di  cani,  di  conigli,  di  cavie  e  poi  riponeva  in 
sito  il  dischetto  di  osso  tolto  dalla  corona  del  trapano.  Pote  os^ervare  che  il 
l)ezzetto  trapiantato  cade  in  necrosi  nelle  parti  centrali,  meutre  zone  piu  o 
meno  estese  di  ciascun  tavolato  dell'osso  impiantato  si  conservano  viventi  e 
veiigono  incorporate  da  tessuto  osseo  di  neoformazione,  il  quale  finisce  col 
sostituire  le  parti  distrutte.  La  neoformazione  ha  luogo  mediante  un  giovane 
tessuto  di  granulazione,  proveniente  dalla  dura  madre,  dal  periostio  e  dalle 
caviti  diploiche  della  porzione  limitrofa  del  cranio.  In  questo  tessuto  neofor- 
mato  si  esplicano  poi  attivita  osteogenetiche,  che  son  favorite  dalla  presenza 
di  sali  di  calcio. 

Zoppi  (6)  fece  trapianti  di  cartilagine  interepifisaria  e  di  cartilagine 
d'incrostazione  nella  cartilagine  interepifisai-ia  della  tibia  di  giovani  coni- 
gliotti  (1  o  2  mesi  di  eta)  e  trovo  che  questi  innesti  attecchiscono,  allorche 
son  fatti  con  raateriale  tolto  da  altri  conigli :  il  tessuto  innestato  da  luogo 
allora  a  neotormazione  ossea  e  si  ha  il  normale  allungamento  dell'osso. 


-   76   - 

La  cartilagine  d' incrDStazione  non  attecchisce  se  iion  si  innesta  in  un 
ambiente  favorevole,  cioe  la  dovo  fu  tolta  tutta  od  in  parte  la  cartilagine 
iuterepiflsaria.  Gli  innesti  eteroplastici  (da  coniglio  a  cavia)  eseguiti  con  le 
stesse  raodaliti  non  attecchiscono,  e  i  pezzi  trapiantati  vengono  a  poco  a 
poco  riassorbiti. 

Innesti  di  ghiandole  sesauali  nella  cavitd  jjeritoneale. 

Queste  ricerche  che  furono  iuiziate  dal  Kn  a  uer,  dal  G  r  iego  rieff  e  dal 
I'Arendt  hanno  una  importanza  biologica  generale,  in  quanto  si  riferiscono 
alle  questioni  che  si  agitauo  intorno  all'autonomia  del  plasma  genninativo,  o 
alle  influenze  che  esso  puo  subiro  venendosi  a  trovare  in  ambienti  eterogenei. 
Uno  dei  primi  ricercatori  itaiiaiii  che  si  siauo  occupati  di  questo  argomento 
e  il  Marchese  (7),  il  quale,  in  base  ad  esperienze,  per  vero  dire  non  troppo 
concludenti,  afferma  che  I'ovaia,  anche  di  animale  adulto,  e  trapiantabiie  da  un 
punto  all'altro  dell'organismo  o  anche  da  un  animale  all'altro,  purche  si  sta- 
biliscano  condizioni  necessarie  alle  vitalita  di  quest' organo.  Egli  creile  che 
i  trapianti  delle  ovaie  possano  utilmente  servire  nella  pratica  per  evitare  i 
disturbi  general!  che  insorgono  nella  donna  dopo  la  castrazioue. 

Herlitzka  (8)  trapianti  testicoli  di  tritone  nella  cavita  peritonHale  di 
altri  tritoni  maschi  o  femrnine,  sia  durante  1'  inverno,  sia  durante  il  periodo 
della  moltiplicazione.  In  ogni  caso  osservo  che  tutti  gli  elementi  funzionali  del 
testicolo  trapiaiitato  degenerano  e  anche  il  connettivo  stesso  va  parzialraento 
in  distruzione.  I  resti  del  tessuto  subiscono  un  processo  di  organizzazione 
da  parte  dell'organismo  ospitante,  mediante  la  neoformazione  di  vasi  e  di  ele- 
menti connettivali.  L'A.  crede  che  questo  cattivo  successo  nel  trapiantamento 
dei  testicoli  possa  dipendere  da  mancanza  di  stimoli  trofici. 

Piu  tardi  questo  stesso  autore  (9)  trapianto  ovaie  di  cavie  adulte  nella 
caviti  peritoneale  di  altre  cavie  maschi  e  femrnine. 

Trovo  che  1  ovaia  aJulta  attecchisce,  se  trapiantata  nello  stesso  iudividuo 
da  cui  fu  tolta,  inentre  dopo  Tiunesto  in  altro  individuo  (tanto  raaschio  die  fem- 
laina)  essa  degenera  in  parte  o  totalmente.  I  vari  elementi  dell'ovaia  dege- 
nerano con  maggiore  o  minore  rapiditfi.  II  tessuto  che  piu  tardi  vien  distrutto 
e  quello  dello  strato  midollare,  seguono  il  connettivo  dell'albuginea  o  poi  quello 
del  resto  dello  strato  corticale  :  alquauto  meno  adattabile  e  I'epitelio  gerrai- 
nativo,  meno  ancora  le  cellule  epitnliali  rotonde  dello  stroma.  Con  maggiore 
facility  degenerano  le  cellule  follicolari.  Ma  I'elemento  che  piu  di  tutti  facil- 
mente  perisce  e  I'uovo. 

Secondo  I'autore  questi  resultati  dimostrerebbero  non  ammissibile  I'ipotesi 
weismanniana  dell' indipendenza  del  plasma  gerrainativo,  perche  questo,  tra- 
sportato  in  qualsiasi  ambiente,  in  cui  gli  fossero  assicurati  gli  scambi  nutri- 
tizi,  dovrebbe  continuare  a  vivere  e  a  prosperare. 

E'  tuttavia  dubbio  il  valore  di  questo  argomento,  che  si  basa  sopra  un 
resultato  negative,  poiche  I'A.  non  tien  conto  delle  influenze  deleterie  che  certi 
tessuti  esercitano  su  altri,  di3lle  interferenze  biologiche  e  degli  antagonismi 
che  con  tanta  facility  si  stabiliscono,  allorche  organi  diversi  si  portano  a  con- 
tatto  tra  loro.  La  morte  degli  elementi  dell'ovaia  trapiantata  puo  non  di- 
pendere da  incapacita  di  una  vita  indipendente,  ma  dal  fatto  die  nel  perito" 
neo  sussistono  condizioni  sfavorevoli  per    lo  sviluppo  degli  elementi   trapian- 


-   77   - 

tati.  Anche  un  gerrae  feoondo  e  capace  di  accrescimento  pu6  morire  se  viene 
a  trovarsi  in  un  ambient e  inadatto. 

Riguardo  alle  uova,  che  secondo  I'A.piu  facilmente  periscono,  vi  e  da 
notare,  che  questo  e  appunto  il  reperto  che  si  poteva  prevedere,  tenendo  conto 
della  legge  che  tanto  minore  e  la  probabilita  di  attecchimento,  quanto  mag- 
o-iore  e  il  grado  di  differenziazione  e  di  specificita  raggiunto  dagli  elenaenti 
trapiantati.  Le  uova  son  cellule  altamente  differenziate  e  sebbene,  secondo 
Weismann,  contengano  tutto  il  plasma  germinativo  per  lo  sviluppo  ontoge- 
netico  di  tutto  ua  organismo,  nondimeno  negli  animali  superior!  sono  inca- 
paci  di  far  cio  finche  non  e  avvenuta  la  fecondazione.  In  altre  parole  la  lore 
indipendenza  biologica  comincia  con  la  fecondazione ;  se  questa  non  avviene 
le  uova  sono,  in  ogni  caso,    indubbiamente    destinate  a  perire. 

Foa  (10)  innesto  un  testicolo  di  un  cane  di  3  giorni  nella  cavita  peri- 
toneale  di  un  altro  cane  (che  poi  uccise  dopo  1  mese),  e  pezzetti  di  un  testi- 
colo di  un  cane  adulto  nell'altro  testicolo  dello  stesso  animale  o  nei  testicoli 
di  un  altro  cane.  In  ogni  caso  osservo  la  scomparsa  del  tessuto  innestato  e 
la  sua  sostituzione  con  connettivo  cicatriziale,  talche  I'A.  conclude:  «  il  te- 
sticolo sia  embrionale  che  adulto  non  attecchisce  negli  innesti  sia  innestato 
complete  nella  cavity  addominale  sia  a  frammenti  nella  compagine  di  un  altro 
testicolo  e  il  resultato  e  egualmente  negative  negli  innesti  autoplastici  e  ne- 
gli omoplastici. 

Innesto  poi  (11  e  12)  ovaie  embrionali  nella  cavita  peritonale  di  cavie  gio- 
vani  ed  adulte  maschi  e  feramine  ed  ottenne,  fra  altro,  questi  resultati : 

1."  Che  gli  innesti  con  ovaie  embrionali  attecchiscono  tanto  nelle  fem- 
mine  giovani  quanto  nelle  adulte  :  nel  primo  caso  pero  1'  ovaia  conserva  presso 
a  poco  la  stessa  struttura  e  lo  stesso  grado  di  sviluppo  che  aveva  quando 
venne  innestata,  nel  secondo  caso  essa  raggiunge  presto  la  struttura  d'  una 
ovaia  adulta.  Queste  ovaie  cosi  accresciute  in  sedi  anormali  conservano  la 
loro  funzionalita,  e  posson  fornire  uova  che  poi  possono  emigrare  nell'utero. 

2."  L'ovaia  embrionale  innestata  in  un  organismo  maschile  conserva 
per  un  po'di  tempo  la  sua  struttura  embrionale  poi  procede  un  po'  nello  svi- 
luppo, ma  in  un  periodo  di  tempo  che  poi  varia  dai  90  ai  170  giorni  regre- 
disce  e  si  atroHzza  progressivamente  fino  alia  completa  atrofia. 

Queste  belle  e  important!  ricerche  dimostrano  quanto  per  I'attecchimento 
degli  innesti  valga  la  natura  dell'ambiente  che  circonda  immediatamente  il 
tessuto  innestato  e  come  quest'ultimo  sia  sottoposto  all'influenza  delle  azioni 
reciproche  che  si  esercitano  tra  i  vari  tessuti  ed  organi  e  riiienta  delle  difie- 
renze  che  esistono  tra  gli  organi  e  gli  ambienti  cellulari  di  animali  di  sesso 
diverse  e  della  stessa  specie. 

Ricerche  sulla  vita  propria  delle  cellule. 

Le  questioni  degli  innesti  si  riuniscono  poi  ad  altre  interessanti  ricerche 
intorno  alia  cosi  detta  vita  propria  delle  cellule^  ricerche  che  vennero  iniziate 
da  Vi  re  how  0  da  K  6  Hiker  in  Germania  e  da  Ma  ntegazza  e  da  Bizzoz- 
zero  in  Italia,  e  raggiunsero  adesso  una  iraportanza  particolarissiraa  dopo 
gli  studi  piu  recenti  del  Wentscher  e  del  Grawitz. 

Se  infatti  si  conservano  per  vario  tempo  pezzetti  di  tessuti  distaccati  da 
uii    organismo  e  poi  si  innestano  convenientemente  in  un  ambiente  adatto,  si 


-   78  - 

pu6  dalla  loro  capacita  di  attecchire  trarre  argomento  per  determiaare  la 
durata  della  vita  di  questi  tessuti  dopo  il  loro  distacco, 

Su  questo  proposito  ricordiamo  due  note  di  Pozzolini  (IB  e  14),  il  quale 
trapianto  lembi  di  pelle  freschi  o  conservati  sopra  piaghe  granuleggianti 
asettiche  del  dorse  di  cani  e  ne  studio  istologicamente  I'attecchimeiito. 

Interessanti  sono  i  resultati  positivi  di  innesti  falti  con  lembi  conservati 
in  soluzione  fisiologica  di  NaCl  per  un  tempo  variabile  dalle  24  ore  fino  a  6 
giorni.  Anclie  dopo  una  permanenza  dei  lembi  nella  soluzione  fisiologica 
durante  10  giorni,  secondo  I'A.,  rimangono  vive  alcune  cellule  epiteliali  e  son 
capaci  di  dare  mitosi. 

Gli  innesti  di  lembi  conservati  a  lungo  (11  giorni)  attecchiscono  meglio 
se  questi  lembi  sono  stati  mantenuti  alia  temperatura  di  0".  AH'  incontro  al- 
cuni  lembi  conservati  secchi  per  soli  due  giorni  si  mostrarono  meio  adatti 
per  il  trapianto  di  quelli  conservati  in  un  ambiente  uraido  per  circa  6  giorni. 

Si  puo  quindi  coucludere  che  le  cellule  dell'  epidermide  di  cane  possono 
seguitare  a  vivere  (probabilmente  di  una  vita  latente)  anche  11  giorni  dopo 
il  loro  distacco  daH'org-anismo. 


Bibliografia 


(1)  Alessandri  —  Innosti  di  tessuti  viventi  adulti  ed  enibrionali  in  alcuoi   orgi\ni  del  corpo.    —  It 

Potirlinico,   i896,    Vn!.  3,  p.  253  e  1897,  Fasc.  7,  p.  3S'9. 

(2)  Morpurgo    e   Martini   —  Innesti  di  pareti  di  cistifellea  noUa  sostanza  del  fegato.    —  Atli  d. 

R.  Ace.  dei  Fisiocritici  in  Siena,  S.  IV,   Vol.  XII,  iOOO,  p.  307. 

(3)  Galeotti    e    Villa    Santa    —    Sugli  innesti  di  cellule    embrionali,    tra    tassuti    ontogenetica- 

mente  affini.  —  Arch.  f.  Entwtckelungsmecha nil-  der  Organis  ne>i,  1902,  Vol.  XIII,  Fasc.  1  e  2. 

(4)  Traina  —  Sugli  inuesti  di  tessuti  embrionali  nell'ovaio  e  sulla  produzione  delle  cisti  ovariche.  — 

Giornale  della  H.  Ace.  di  med.  di  Torino,  1901.  N.  4  e  Arch.  p.  le  Se.  medicha,  Vol.  XXVI, 
1902. 

(5)  Valan    —    Sull' innesto    dell' osso    nel    cranio.    —  Arch.   p.    le    Se.    med.,    1898,    Vol.    XXII, 

pag.  341, 
(fi)  Zoppi    —    Del  trapianto  della  cartilagine  interepifisaria.  Della  sostituzione  della  cartilagine   in- 
terepifisaria    con   cartilagine    artroidale  d'  iacrostazione.  —  Arch.  p.  le  So.  Med.,   Vol.    XXIV, 
N.  21,  1900. 

(7)  Marchese  —Sulla  trapiantazione  delle  ovale  —  Arch.  Hal.  di  Ginecologia,  A,  I,  1898,  p.  340. 

(8)  Herlitzka  —  Sul  trapiantamento  dei  testicoli.  —  Arch.  /'.  Enlwickelungsmechanik    der    Orga- 

niamen.   Vol.  IX,  fasc.   1,   1899. 

(9)  Herlitzka  —  Ricerche  sul  trapiantamento    II  trapiantamento  delle  ovale.  —  Nel   voluibe  pub- 

blicato  per  le  teste  giubilari  del  prof.  Luciani.  liOO. 

(10)  C.  Foa,  —  Sul  trapiantamento  dei  testicoli    —  Rivisla  di  biologia   generale,   N.    4-5,   Vol.    Ill, 

1901. 

(11)  C.  Foa  —  L' innesto  delle  ovaie  in    rapporto  con  alcune    question!  di  biologia  generale.    —  Ri- 

vista  di  Se.   Biologiche,  N.  6-7,  Vol.  II,  1900. 

(12)  C.  Foa  —  Suir  innesto  delle  ovaie.  —  Rtvista  di  Biologia  generale,  N.  4-5,   Vol.  Ill,   1901. 

(13)  Pozzolini  —  Sugli  innesti  cutanei.  —  Gazzella  degli  Ospedali,  N.  87,  1900, 

(14)  Pozzolini  —  Sugli  innesti  cutanei.  —  Lo  Sperimentale,  An.  LIV,  1900,  f.  5. 


79 


COMUNICAZIONI    ORIGINALI 


Pkof.  GIOVANNI  PALADINO. 


In  difesa  deila  nuova  classificazione  deile  glandole  da  me  proposta 

OSSEUVAZIOM    AI.LK    CONSIDEBAZIONI    DEL    DoTT.    F.    LIVINI. 


Ricevuta  ii  23  marzo  1902. 
fi  vietata  la  riprodiizione. 

II  dott.  Livini  nelF  ultimo  numero  di  questo  Giornale  (')  a  pro- 
posito  della  nuova  classiflcazione  delle  glandole  da  me  proposta  fa 
delle  considerazioni  secondo  le  quali  non  conviene  in  alcuni  punti 
della  stessa.  Avrei  potuto  abbandonaiie  all' apprezzamento  critico 
degii  studies!  di  ogni  ordine  nel  campo  della  biologia,  ma  poiche 
r  argomento  e  interessante  e  le  cognizioni  possono  solo  progredire 
dal  cozzo  delle  varie  opinioni,  cosi  mi  affretto  a  sottomettere  ai 
lettori  del  Monitore  ^oologico  le  seguenti  osservazioni  in  contraddit- 
torio  di  quanto  ha  scritto  il  dott.  Livini. 

E  perche  il  lettore  possa  avere  sott'  occhio  tutti  i  termini  della 
questione  comincio  col  ricordare  il  genuine  mio  pensiero,  riportando 
due  brani  della  mia  Nota.  (^) 

"  La  classificazione  che  si  fa  oggigiorno  delle  glandole  e  molto 
„  incompleta  e  difettosa.  Gran  numero  di  tali  organi  resta  escluso 
„  dal  gmppo  a  causa  che  si  mette  a  fondamento  della  loro  deflni- 
„  zione  il  solo  criterio  morfologico,  e  questo  neppure  apphcato  in 
„  tutta  la  sua  estensione.  Mentre,  come  per  tant'  altri  argomenti 
„  della  morfologia,  al  criterio  anatomico  bisogna  accoppiare  il  fisio- 
„  logico  alio  scope  di  giungere  a  risultati  piii  esatti  ed  in  ogni  case 
„  meno  incompleti. 

„ Come  corollario  dei  precedent!  stud!!  istologic! 

„  ed  embriologici  la  glandola  e  considerata  quale  un  derivato  epite- 
„  Hale  le  cui  cellule  sono  in  massima  distese  su  di  una  membrana 
„  propria  circondata  di  vasi  sanguigni  e  linfatici  e  fomita  di  nervi, 

(*)  Livini  Fr.  —  A  proposito  di  una  nuova  classificazione  delle  ghiandole  proposta  d;il 
prof.  Pa  1  a  din  o.  —  Monitore  zoologico.  Anno  XIII,  Nuni    2. 

nPaladino  G.  —  Per  una  inigliore  classificazione  delle  glandole.  Hotm.  —  Rendiconlo 
della  R.  Accad.  delle  Scienze  fisiche  e  mat,  di  Napoli.  Luglio  1901. 


-   80  - 

„  e  provengono  dall'  epitelio  di  rives timento  mercu  propaggini  chc 
,.  si  approfondano  nel  connettivo  sottostante,  ditalche  la  parte 
„  principale  di  una  glandola  e  adunque  rappresentata  dall'  epitelio, 
..  enchima  glandolare,  disteso  in  massima  sulla  membrana  propria 
„  glandolare  fornita  di  vasi  e  di  nervi  ed  anche  in  alcune  di  miiscoli. 

„  A  norma  di  cio  che  precede  le  glandole  sono  state  divise  in 
„  tre  gruppi,  che  sono  :  1)  glandole  tubulari ;  2)  glandole  acinose  e 
„  3)  glandole  a  follicoli  chiusi  deiscenti  (ovaia)  e  uon  deiscenti  (ti- 
„  roide). 

„  Intanto  restando  nei  limiti  del  concetto  istologico  delle  gian- 
„  dole  e  considerando  die  la  costruzione  glandolare  ha  per  iscopo 
„  di  moltiplicare  significantemente  la  snperficie  di  socrezione,  il  che 
,,  non  si  ottiene  soltanto  invaginando  e  sottraendo  una  massa  epi- 
„  tehale  all'  azione  imraediata  degh  agenti  esterni  ne  colla  llessione, 
„  ravvolgimento,  divisione  e  dilatazione  terminale  (acino)  del  tubi, 
„  cosi  si  deve  dire  che  vi  sono  due  tipi  di  glandole  cioe :  1)  a  tipo 
„  rientrante ;  2)  a  tipo  sporgente. 

„  Appartengono  al  prime :  a)  le  glandole  tubulari ;  b)  le  glan- 
„  dole  acinose;  c)  le  glandole  folhcolari  chiuse;  mentre  appartengono 
„  al  secondo:  d)  le  glandole  villose,  e,  qual  grade  di  transizione  tra 
„  r  uno  e  r  altro,  e)  le  superflcie  giandolari  hsce. 

„ Benche  cosi  inteso  il  gruppo  delle  glandole   e 

„  gia  moito  piu  esteso  di  quelle  ammesso  nelle  scuole,  pure  non  le 
„  abbraccia  tutte.  Le  glandole  linfatiche,  le  ematopojetiche  non  vi 
„  sono  comprese,  mentre  pure  lo  dovrebbero  essere  a  norma  del 
„  concetto  fisiologico  degh  organi  giandolari.  Di  fatti  fisiologica- 
„  mente  la  glandola  e  un  organo,  che  produce  un  secrete  non  uti- 
„  lizzato  dair  organo  secretore  e  differente  per  stati  fisici  e  per 
„  composizione  chimica  e  morfologica  nonche  con  ufflzio  sempre 
„  utile  all'organismo. 

„  D'altra  parte  non  deve  trascurarsi  di  considerare  che  V  eii- 
„  chima  o  il  parenchima  glandolare  ha  diversa  derivazione  e  da  (jue- 
„  sto  pun  to  di  vista  le  glandole  si  dividono  nel  gruppo  di  quelle  a 
„  fondo  arclilblastico  (tutte  le  predctte  a  base  epitehale)  e  nel  gruppo 
,,  di  quelle  a  fondo  pxtrahlastico  (tutte  le  glandole  hnfatiche  c  le 
„  ematopojetiche).  Grlandola  intermedia  poi  tra  I'uno  e  1' altro  gruppo 
„  e  il  timo,  il  quale  s'  inizia  con  propaggini  epiteliah  degli  archi 
„  branchial!  e  si  svolge  e  si  completa  con  I'aggiungersi  in  prevalentc 
„  misura  dcH'olemento  ])arab]astico  o  mesenchimatoso  „. 

Premesso  cio,  passiamo  alle  considerazioni  del  dott.  Livini. 

1.  Questi  comincia  col  non  ammettere  il  3^  gruppo  di  glandok; 


-   81   - 

da  me  dette  miste,  il  cui  rappresentante  sarebbe  il  timo,  fatto  come 
si  sa  dai  corpuscoli  di  Has  sail,  residui  dell'elemento  archiblastico, 
e  per  tutto  il  resto  della  massa  fatto  daU'elemento  linfoide  o  para- 
blastico. 

Poggia  questo  suo  modo  di  vedere  sul  lavoro  di  Beard  che  fa 
l)rovenire  gli  element!  linfoidi  del  timo  dalla  trasformazione  dei  suoi 
elementi  epiteliali,  elementi  linfoidi  che  poscia  per  consecutiva  mi- 
grazione  finirebbero  per  dare  tutte  le  cellule  linfoidi  del  corpo! 

Ora  dato  e  non  concesso  che  sia  da  ammettersi  questa  sola 
origine  degli  elementi  linfoidi  o  mesenchimatosi,  non  vedo  la  ragione 
per  negare  la  base  al  gruppo  delle  glandole  miste,  cioe  di  quelle 
glandole  costituite  dalla  concorrenza  dell'elemento  archiblastico  e 
parablastico.  Tanto  varrebbe  negare  I'esistenza  dei  tessuti  parabla- 
stici  0  mesenchimatosi  solo  perche  questi  sono  tessuti  secondarii 
provenienti  dai  tessuti  epiteliali  o  primitivi.  Ma  poiche  sarebbe  un 
madornale  errore  negare  1'  individualita  dei  "tessuti  mesenchimatosi, 
nonostante  la  lore  provenienza  epitehale,  cosi  del  pari  sarebbe  piii 
che  errore  negare  la  individualita  dell'  elemento  parablastico  o  me- 
senchimatoso  nella  costituzione  del  timo. 

Nel  case  in  esame  non  si  tratta  dell'  origine  dei  costituenti  del 
timo,  SI  bene  del  loro  carattere  e  deha  concorrenza  loro  alia  co- 
stituzione di  esso,  e  negare  questa  individualita,  mi  pare  confon- 
dere  cose  che  vanno  divise  e  non  apprezzare  al  giusto  valore  que- 
stion! di  ordine  differente. 

2.  II  dott.  Livini  non  la  fa  buona  neppure  al  2^  gruppo  da 
me  stabihto,  cioe  quelle  delle  glandole  a  fondo  parablastico,  e  cio 
per  il  pregiudizio  scolastico  che  la  glandola  sia  un  organo  pluricellu- 
lare  differenziato  a  spese  di  un  epiteho  di  rivestimento. 

Ma  e  procisamente  questo  dogma  tradizionale  che  io  ho  voluto 
combattere  in  omaggio  al  fatto  che  la  glandola  e  un  organo  di  la- 
voro, il  cui  prodotto  morfologico  o  chimico  viene  ad  essere  versato 
0  direttamente  nelle  cavita  del  corpo  ecc.  o  direttamente  nel  san- 
gue,  e  la  sua  costituzione  puo  avere  a  base  o  I'epitelio  o  il  tessuto 
linfogeno. 

Nessuno  puo  negare  che  come  vi  sono  glandole  a  fondo  archi- 
blastico, il  cui  prodotto  in  toto  si  versi  direttamente  nel  sangue  (ti- 
roide)  o  soltanto  in  parte  (fegato),  cosi  vi  sono  glandole  a  fondo  pa- 
rablastico i  cui  prodotti  arrivino  direttamente  nel  sangue. 

Nessuno  puo  con  fondamento  negare  che  il  carattere  di  un  or- 
gano sia  dato  non  solo  dalla  sua  morfologia  ma  altresi  dalla  sua 
funzione,  e  come  gh  organi  elettrici  ad  es.  non   perdono  il  loro  ca- 


rattere  non  ostante  che  provengano  inizialmente  da  muscoli,  cosi 
le  glandole  sono  organi  secernenti,  sono  organi  elaboratori  a  benefi- 
zio  deir  organismo  non  ostante  chs  talora  non  abbiano  a  tessuto 
fondamentale  Tepitelio. 

I  rapporti  genetici  servono  a  stabilire  legami  originarii  di  pa- 
rentela  tra  gli  organi,  ma  non  devono  e  ne  possono  serviro  a  sta- 
bilire identita  funzionale,  e  ne  tampoco  una  ftimiglia  cosi  estesa  e 
cotanto  complessa  come  quella  delle  glandole  la  si  deve  conflnare, 
come  fin  oggi  si  e  fatto,  ad  un  gruppo  di  organi  a  base  epiteliale. 
1/ obbiezione  del  dott.  Livini  alia  mia  estensione  del  concetto  glan- 
dolare  e  figlia  di  un  vero  pregiudizio  scolastico. 

3.  II  dott.  Livini  accetta  poi  il  mio  prime  gruppo  suddiviso  in 
glandole  a  tipo  rientrante^  in  glandole  a  tipo  sporgente  ed  in  glandole 
a  superficie  liscia.  Senonche  qui  trova  da  sostituire  gli  esempi  da 
me  addotti  con  quelli  che  egli  ricava  dai  suoi  studii  sulla  mucosa 
tracheale  della  Lacerta  mnralis  e  d^WAnguis  fragilis.  E  veramente 
io  non  voglio  contraddirlo  in  quanto  ritiene  che  quel  punti  della 
mucosa  tracheale  della  prima  possano  rappresentare  quelle  che  io 
chiamo  glandole  a  tipo  sporgente,  e  quel  punti  deha  mucosa  tra- 
cheale della  seconda  possano  servire  di  esempio  alle  glandole  da  me 
dette  a  superficie  liscia,  od  in  altri  termini  glandole  di  transizione 
tra  il  tipo  rientrante  ed  il  tipo  sporgente,  sebbene  le  sue  figure  il- 
lustrative siano  lontane  dal  rafflgurare  un  epiteho  in  attivitd  g/iian- 
dolare  come  del  resto  Io  descrive. 

Mi  preme  solo  di  difendere  gli  esempi  da  me  addotti,  che  se 
non  sono  i  soli,  ed  io  potrei  moltiphcarh,  mi  paiono  sempre  molto 
appropriate 

Ed  invero  i  villi  intestinal!,  oltre  di  essere  radicette  assorbenti, 
sono  organi  secernenti  tanto  per  queUo  che  versano  suDa  superficie 
intestinale  quanto  per  le  modificazioni  che  determinano  nei  peptoni 
pria  che  quest!  passino  nel  sangue  e  nel  chile  come  ordinarie  so- 
stanze  albuminose.  Ed  e  da  far  le  meravighe  che  il  dott.  Livini 
abbia  atteso  i  pregevoh  lavori  del  Mingazzini  per  apprendere  que- 
sta  parte  del  lavorio  deU'epiteho  intestinale,  come  altresi  non  e  da 
meravigharsi  meno  che  una  tale  sorpresa  non  gli  abbia  fatto  scor- 
gere  che  questa  parte  della  funzione  deU'epitelio  intestinale  sia  da 
paragonarsi  alia  secrezione  interna  di  altre  glandole  e  sopratutto  del 
fegato. 

Ne  meno  appropriate  esempio  e  quelle  delle  capsule  sinoviali 
colle  loro  sporgenze  e  colla  lore  superficie  interna.  II  dott.  Livini, 
poggiandosi  sulle  ricerche  di  Banchi,  che  hanno  confermato  quelle 


-   83   - 

di  Hiieter,  Ha  gen-Torn,  Hammar,  nega  assolutamente  iin  ri- 
vestimento  epiteliale  od  endoteliale  alle  membrane  sinoviali  e  quindi 
per  esse  non  si  puo  parlare,  secondo  lui,  di  glandole. 

lo  non  conosco  il  lavoro  del  Banchi,  che  fu  forse  pubblicato 
contemporaneamente  al  mio,  ma  sapevo  perfettamente  tutta  la  let- 
teratm-a  anteriore  e  sopratutto  il  lavoro  di  Hammar.  Senonche  le 
conclusioni  di  questo  ricercatore  intese  a  dimostrare  nuda  la  faccia 
interna  delle  capsule  sinoviali,  non  rivestita  cioe  ne  di  uno  strato 
epiteliale  e  ne  endoteliale,  non  mi  parvero  fondate,  tanto  piii  che 
appena  pubblicato  il  lavoro  di  Hammar  nel  1894  fui  indotto  ad 
iniziare  delle  indagini  di  esplorazione  e  constatai  subito  che  le  cap- 
sule sinoviah  e  sopratutto  le  villosita  di  queUa  del  ginocchio,  della 
scapolo-omerale  ecc.  sono  rivestite  di  epitelio  o  di  endoteho  qua  e 
la  perfino  a  piii  strati,  e  non  pensai  piii  ad  insistere  su  un  tale 
studio,  perche  generale  era  il  consenso  della  maggior  parte  degli 
scrittori  d'  Istologia  e  di  Anatomia  sulla  presenza  di  un  rives  timento 
endotehale  delle  capsule  o  membrane  sinoviah.  Non  ha  pensato  poi 
il  Livini  che  appighandosi  cosi  vigorosamente  a  questo  esempio 
gettava  a  mare  tutta  la  sua  contraria  disposizione  ad  ammettere 
il  lavorio  glandolare  ah'infuori  dell'epitelio.  Seguendo  1' Hammar 
la  sinovia  sarebbe  un  prodotto  della  membrana  sinoviale  che  tanto 
in  superflcie  quanto  negh  strati  profondi  non  risulta  secondo  lo 
stesso  che  da  elementi  connettivali. 

Coir  istessa  inconseguenza  dubita  che  I'ovaia  sia  una  glandola 
e  non  ammette  che  I'uovo  possa  essere  considerate  come  un  pro- 
dotto di  elaborazione  morfologica  della  stessa. 

Dopo  cio  che  precede  amo  sperare  che  il  dott.  Livini,  ritor- 
nando  sull'argomento  con  piili  equanimita  e  senza  preoccupazioni  di 
sorta,  flnira  per  darmi  interamente  ragione,  e  si  unira  a  me  per  di- 
VLilgare  quehe  che  mi  pajono  le  migliori  idee  sulla  classificazione  de- 
gh  organi  glandolari. 

Napoh  21  marzo  1902. 


-  84   - 


DoTT.    EFISIO    ORRU 

SKTTORE    NELLISTITOIO    ANATOMICO    DELLA    R.    UNIVliKSITA     Dl    CAGLIARI. 


Su  di  un  muscolo  sopranumerario 
e  sulla  disposizione  delle  aponevrosi  del  dorso  della  mano  nell'uomo 

(Con  1  figura) 


Kicevuto  il  17  Marzo  1902. 


fi  vietata  la  riproduzioiie 

Tra  le  namerose  varieta  muscolari,  die  piu  fi'tuiiientemente,  si 
incontrano  nei  miiscoli  della  mano,  la  mia  attenzione  e  stata  atti- 
rata  da  un  muscoletto  (ved.  fig.),  che  con  molta  frequenza  riscontrai 


1.2.  3.  Le  prime  falanyi  iloiif  prime  tre  dita;  —  m.  m\  Muscoli  interossei;  —  o,  Muscolo  auonialo; 
—  t,  Suo  tendine;  —  d,  Tendini  dell'  estensore  delle  dita;  —  o,  Ossa  del  carpo. 


-  85   - 

nei  cadaveri  dissecati  in  quest'  Istituto  Anatomico.  Nel  2^  spazio 
interosseo  dorsale,  piu  superficialmente  ai  muscoli  interossei,  ho  os- 
servato  spesso  un  fascio  muscolare,  che  si  poteva  dissecare  comple- 
tamente  dagii  interossei,  essendo  qiiesti  ultimi  ricoperti  dalla  apo- 
nevrosi,  e  che  per  mezzo  di  un  tendine  sottilissimo,  che  talvolta 
potei  seguire  sino  al  margine  radiale  della  1^  falange,  alia  sua  estre- 
mita  prossimale,  ed  altre  volte  I'ho  visto  unirsi  al  tendine  del  mu- 
scolo  interosseo  dorsale.  Nella  sua  parte  prossimale  poi  questo  mu- 
scoletto  si  inserisce  ad  un  foglietto  aponeurotico,  che  si  puo  dissecare 
lungo  tutto  il  carpo. 

Volendo  avere  un'  idea  della  frequenza  di  questa  varieta  dissecai 
le  mani  degh  ultimi  nove  cadaveri,  che  furono  portati  a  questo  Isti- 
tuto, e  su  quattro  di  essi  trovai  questo  muscoletto ;  in  uno,  in  tutte 
due  le  mani,  negli  altri  in  una  sola  mano.  In  una  mano  trovai  pure 
un  piccolo  muscoletto,  che  presentava  i  caratteri  del  precedente,  nel 
4*^  spazio  interosseo  dorsale,  ma  che  pure  inserendosi  prossimalmente 
all'aponevrosi  gia  notata,  distalmente  s'  inseriva  al  margine  cuhitale 
del  4°  metacarpo,  completamente  separato  nella  sua  superficie  su- 
periore,  dai  muscoh  interossei  per  I'aponevrosi,  che  ricuopre  questi 
muscoli. 

Sebbene  io  abbia  consultato  i  migliori  trattati  di  anatomia  umana, 
pure  non  trovai  menzionata  questa  varieta,  che  io  ho  osservato  con 
tanta  frequenza.  Consultai  pure  alcuni  trattati  d'anatomia  comparata 
per  poter  trovare  un  nesso  tra  questo  muscolo  e  qualche  forma  cor- 
rispondente  nella  scala  zoologica ;  ma  anche  qui  fui  completamente 
deluso,  non  trovai  niente,  che  mi  facesse  supporre  un  ricordo  atavico 
di  questo  muscolo. 

Ma  esaminando  la  disposizione  delle  aponevrosi  dorsah  del  piede 
e  della  mano  ed  i  rapporti  rispettivi  di  queste  con  il  pedidio  e  col 
muscolo  sopranumerario  descritto,  ed  inoltre  le  varieta,  che  puo  pre- 
sentare  il  pedidio,  io  venni  alia  conclusione,  che  si  possa  con  molta 
probabihta  ammettere  questo  muscolo,  come  traccia  del  corto  esten- 
sore  dehe  dita,  spesso  descritto  anche  nella  mano  ed  omologo  quindi 
al  pedidio. 

Nel  piede  vengono  descritte  tre  aponevrosi  distinte,  nella  faccia 
dorsale :  1^  I'aponevrosi  superflciale ;  2°  I'aponevrosi  media  o  del  pedi- 
dio; 3"  I'aponevrosi  profonda. 

1°  L'aponevrosi  superflciale  ricuopre  tutta  la   faccia  dorsale 
del  piede  e  si  continua  in  alto  col  legamento  anulare  anteriore. 

2°  L'aponevrosi  del  pedidio,  lamina  cellulosa  estremamente  sot- 
tile,  ricuopre  la  faccia  superflciale  del  muscolo,  I'arteria  pedidia  ed  il 


-  86  - 

nervo  tibiale  anteriore,  passa  sotto  il  tendine  dell'estensore  proprio 
dell'alluce  e  si  termina  nell'  aponevrosi  superficiale,  al  di  sotto  di 
questo  tendine. 

30  L'aponevrosi  profonda,  aponevrosi  interossea  dorsale,  sotto 
giacente  al  pedidio,  ricuopre  gli  interossei  e  la  faccia  dorsale  dei  me- 
tatarsi. 

Nel  dorso  della  mano  invece,  vengono  descritte  due  aponevrosi, 
una  superficiale,  che  fa  seguito,  superiormente,  al  legamento  anulare 
dorsale  e  inferiormente  si  continua  nelle  dita  colle  guaine  fibrose  dei 
tendini  degli  estensori. 

L'  altra  profonda  tappezza  la  faccia  posteriore  degli  interossei 
dorsali  ed  e  una  lamina  cellulosa  di  estrema  sottigliezza,  sovente 
difficile  a  separare  dai  muscoli  sottostanti  (Poirier). 

Alcuni  autori  considerano  come  un' aponevrosi  dorsale  media 
(Morel  e  Math.  Duval)  il  fogiietto  cellulare,  che  unisce  i  tendini 
degli  estensori  tra  loro. 

Per  cio  che  riguarda  le  varieta  del  pedidio,  gli  autori  notano, 
che  con  frequenza  si  osservano  dei  fasci  sopranumerarii  e  questi 
fasci  possono  essere  tendinei  e  provengono  allora  dallo  sdoppiamento 
di  un  tendine  normale  oppure  fanno  seguito  ad  un   corpo   carnoso. 

L'apparizione  di  un  corpo  carnoso  sovranumerario  puo  prodursi 
sopra,  non  importa  qual  punto,  della  regione  tarso-metatarsea,  ma  e 
tra  il  prime  fascio  ed  il  secondo,  che  si  sviluppa  piii  generalmente ; 
questa  disposizione  ed  an  che  l'apparizione  d'un  fascio  pel  5"^  dito 
costituiscono  le  due  anomahe  piti  interessanti  di  questo  gruppo. 

Quanto  alia  terminazione  di  questi  fasci  sopranumerarii  il  Te- 
stut  (1)  dice  "  i  tendini  di  qualche  fascio  normale  0  sopranume- 
rario  del  pedidio  possono  terminare  sulle  ossa  del  metatarso,  in  un 
punto  generalmente  poco  distante  dell'  estremita  anteriore  e  dorsale 
di  quest'  osso.  Essi  possono  perdersi  negh  spazi  interossei  ed  in 
questo  case  0  il  loro  tendine  si  divide  in  fllamenti  neh' aponevrosi 
interossea,  oppure  la  loro  estremita  carnosa  si  confonde  interamente 
con  i  muscoh  interossei  „. 

Si  possono  trovare  anche  dei  fasci  cuneo  0  cuhoidi  met-.itarsici, 
che  il  Ledouble  inclina  a  considerare  come  lembi  di  pedidio  male 
sviluppati. 

Cio  esposto  io  ritengo  che,  la  descrizione  che  si  fa  delle  apo- 
nevrosi dorsah  della  mano  sia  inesatta.  Anzitutto  non  capisco  come 
nella  mano  sia  considerata  aponevrosi  dorsale  media  lo  strato  di  con- 
nettivo,  interposto  tra  i  tendini  estensori,  montre  invece  non  viene 
considerato  come  tale  nel  piede  dove  pure  lo  stesso  fatto  si  verifica. 


-  87  - 

lo  mi  sono  persuaso  in  seguito  a  parecchie  preparazioni,  ese- 
guite  specialmente  nelle  mani  degli  individui,  che  presentavano  la 
suddescritta  varieta,  perche  erano  piu  robuste,  e  le  aponevrosi  rese 
piu  resistenti,  perche  tenute  per  alcuni  giorni  in  im  bagno  di  for- 
malina  diliiita  nell'acqua,  che  le  aponevrosi  del  dorso  della  mano 
hanno  una  disposizione  identica  a  quelle  del  dorso  del  piede  e  che 
si  debbano  considerare  in  essa  tre  distinte  aponevrosi.  La  prima  su- 
perficiale  che  e  quella  comunemente  descritta  nei  trattati,  la  media 
si  trova  al  di  sopra  del  tendini  dell'  estensore  comune,  ricuopre  il 
carpo  ed  il  metacarpo  ed  i  muscoli  sopranumerarii  che  ho  superior- 
mente  descritto.  La  terza  aponevrosi  e  la  profonda  e  ricuopre  i  mu- 
scoh  interossei. 

I  muscoletti  descritti  nel  dorso  della  mano  si  trovano  ricoperti 
dall'aponevrosi  media,  come  il  muscolo  pedidio  nel  piede  che  viene 
pure  ricoperto  dall'aponevrosi  media.  Per  questa  topografl  ca  rela- 
zione  io  incline  a  ritenere  i  detti  muscoli  come  probabile  avanzo  di 
fasci  del  corto  estensore  delle  dita  della  mano,  fasci  che  pure  si 
possono  trovare  nel  piede. 


Bibliografia 

(1)  Richard    O  w  e  n  —  On  the  Anathomy  of  vertebrates. 

(2)  Chauveau  —  Traits  d'aaatoinie  conipart^e  des  animanx  domesfiques. 

(3)  Testut  —  Les  anomalies  musculaires  chez  I'homme. 

(4)  Vogt-Yung  —  Traits  d'Anatomie  compares  pratique.  Paris   1888. 

(5)  Gegenbaur  —  Manuel  d'Anatomie  compar^e. 

(6)  Gegenbaur  —  Traits  d'Anatomie  humaine.  Paris.,   1889. 

(7)Bardeleben    Karl  —  Ueber  die  Haad-und    Fuss-muskeln   der    Saugethiere,    besonders    die 
des  Fraepollex  und  Postminim'JS.  Anal.  Ameiger,   V.  B.    1890,  p.  435. 

(8)  Romiti    G.  —  Trattato  di  Anatoniia  dell'  uomo. 

(9)  Debierre  —  Trattato  elementare  d' anatomia  dell' uoino. 

(10)  Testut  —  Trattato  di  Anatomia  umana. 

(11)  Poirier  —  Traitt?  d'anatoniie  humaine.  Paris. 

(12)  Quain    I.  —  Trattato  coinpleto  di  anatomia  umana. 


ISTITUTO    ANATOMICO    Dl    CATANIA    (PROF.    STADERINl). 

DOTT.  GAETANO  OUTORE  aiuto 

Di  un  embrione  di  polio  con  amnios  insufficientemente  sviluppato 
ed  estremo  cefalico  normale. 

(Con  2  figure). 


Hicevuta  il  23  Marzo   1902. 


E  vietata  la  ri]iroiluzione. 

Fra  le  tante  clottrine  escogitate  riguardo  all'etiologia  delle  mo- 
struosita  cefaliche  che  si  comprendono  nel  gmppo  delle  acranie,  mi 
occorre  ricordare  quella  sostenuta  da  teratologi  insigni,  quali  il  Pa- 
num,  il  Perls,  il  Dareste,  ilMarchand  ed  altri,  che  ritengono  le 
acranie  doversi  attribuire  alia  compressione  esercitata  suirembrione 
dair amnios  insufficientemente  sviluppato.  Secondo  tale  modo  di  ve- 
dere,  non  e  necessario  ammettere  la  formazione  di  quelle  aderenze 
0  briglie  amniotiche,  i  cui  effetti  di  trazione  suH'embrione  avevano 
richiamato  I'attenzione  dello  St.  Ge  offroy  Saint-Hilaire  sin  dal  1822. 
Se  I'amnios,  dicono  i  sostenitori  della  compressione,  si  sviluppa 
molto  lentamente,  il  cappuccio  cefalico,  che  e  il  prime  a  formarsi, 
verra  a  contatto  con  I'estremo  cefalico  dell'embrione  e  poiche  que- 
sto  continuera  a  crescere  e  non  potra  estendersi  in  lunghezza  diven- 
tera  mostruoso,  specialmente  nella  testa. 

I  casi  in  cui  le  flessioni  del  tronco,  le  deformita  degii  arti,  la 
persistenza  e  le  straordinarie  dimensioni  deH'ombehco  amniotico  si 
trovassero  insieme  con  mostruosita  della  testa,  consistenti  special- 
mente in  difetti  del  cranio,  costituirebbero  certamente  la  migliore 
conferma  di  tale  dottrina,  considerata  in  rapporto  alle  acranie. 

A  me  intanto  accadde  di  rinvenire  fra  alcuni  embrioni  di  polio, 
ricavati  da  uova  poste  ad  incubare  nolle  condizioni  ritenute  comu- 
nemente  normah,  un  embrione  dell'eta  di  5  giorni  e  7  ore,  lungo 
10  mm.,  vivente,  il  quale  sin  dal  primo  esame  apparve  mostruoso. 
Esso  era  affetto  da  un  grade  notevole  di  celosomia:  nella  sua  fac- 
cia  ventrale  oltre  I'allantoide,  che  si  trovava  spostato  a  sinistra, 
iii  notavano  verso  destra  piccolo  rilevatezze  globose  date  da  visceri 


-  89   - 

posti  fuori  della  cavita  toraco-addominale.  Nelle  sezioni  istologiche 
che  ho  praticato  di  tutto  rembriono,  ho  potato  constatare  che  tah 
rilevatezze  erano  date  dal  cuore  e  dal  fegato.  Lo  stomaco  era  poco 
sviluppato.  L'embrione,  tenuto  in  una  vaschetta  con  hqiiido,  ten- 
deva  a  poggiare  con  una  certa  stabihta  sulla  sua  superficie  dorsale. 
Quivi  esisteva  un  largo  ombehco  amniotico,  il  cui  margine,  presso- 
che  circolare  e  ripiegato  aU'esterno,  costituiva  una  comoda  base 
ah'  embrione.  Di  esso,  in  fondo  all'  ampia  apertura  dell'  ombelico 
amniotico,  rimaneva  alio  scopei'to  la  superficie  dorsale,  ripiegata  su 
se  stessa  in  forma  di  S  capovolta  ed  inoltre  gran  parte  dei  due 
arti  superiori  contorti,  appiattiti  ed  addossati  in  tutto  il  lore  de- 
corso  al  cor])!)  deireni])rione. 


,*."* 


^^^^4/ 


(7.-/-_„.., 


ffll. 


/L^.... 


all. 


~<Sjt^ 


V, 


£•>*%<>/ 


Fig.  I.  Fig.  II. 

Faccia  ventrale  dell'embrione  Faccia  dorsale  dell'erabrione 

c.  cuore;  —  f,  fegato;  —  all.  allautoide ;  —  o.  a.,  ombelico  amniotico;  —  s.  d  ,  superflce  dorsale 
deU'embrione. 

Tutti  questi  particolari  ho  cercato  di  rappresentare  fedelmente, 
ina  inolto  ingranditi,  nei  due  disegni  qui  riprodotti,  i  quali  mostrano 
conic  Tamnios  si  addossasse  strettamente  e  da  tntte  le  parti  aU'em- 
l)rione. 

L'arresto  di  sviluppo  dell'amnios  veniva  altresi  confermato  e 
dava  nel  contempo  ragione  della  mancata  chiusura  deUe  pareti  to- 
raco-addominali  e  della  persistenza  del  largo  ombelico  amniotico. 

(^Hiest'cmlniono  pertanto  dimostra  come  con  un  notevole  arresto 
di  sviluppo  deH'amnios,  tale  da  poter  dare  ragione  di  deformita  in  di- 


-  90   - 

verse  parti  deH'organismo,  si  possa  rin venire  la  testa  perfettamente 
normale,  quale  a  me  parve  doverla  considerare  tanto  nella  confor- 
mazione  esterna,  quanto  nella  struttura  delle  sue  varie  parti. 

La  constatazione  di  un  sol  case  avrebbe  certamente  poco  va- 
lore  per  poter  confutare  la  teoria  della  compressione  amniotica  con- 
siderata  quale  causa  di  acrania,  ma  il  case  a  me  sembra  degno  di 
nota  in  quanto  e  capitato  sotto  la  mia  osservazione  subito  dope  lo 
studio  che  avevo  fatto  di  uno  scheletro  umano  mostruoso  (1),  in  cui 
con  il  piii  alto  grade  di  acrania,  associata  a  rachischisi  superiore,  la 
colonna  vertebrale,  considerata  nel  suo  insieme,  non  presentava 
alcun   accenno  di  curvature  anomale  o  piu  del  normale  accentuate. 

Queste  due  osservazioni  tenderebbero  dunque  ad  inflrmare  da 
punti  di  vista  differenti,  per  quel  che  si  riferisce  alie  mostruosita 
cefaliche,  una  dottrina  che  per  altro  da  lungo  tempo  ha  moiitato 
delle  obbiezioni  di  molto  valore,  sulle  quah  non  credo  di  dovermi 
era  intrattenere. 

Non  nego  intanto  che  alcune  volte  i  difetti  di  sviluppo  della 
testa  si  possano  mettere  in  relazione  con  difetti  di  sviluppo  del- 
I'amnios,  come  non  nego  che  altre  volte  quah  momenti  etiologici 
possano  ritenersi  o  delle  alterazioni  vascolari,  o  un  processo  di  idro- 
cefaha  (Morgagni),  o  I'arresto  di  sviluppo  dell'embrione  per  se  stesso 
(Dareste),  o  I'azione  di  briglie  amniotiche  (St.  Geoffroy  Saint-Hi- 
laire). 


NOTE  BIBLIOGRAFICHE 


Beccari  0.  —  Nelle  foreste  di  Borneo  ;    viaggi  e  ricerche    di    un    Naturalista. 

Firenze,  Tip.  Landi,  1902,  662  pag.,  con  figure  e  tavole. 

Oltre  sette  lustri  sono  passati  da  che  I'Autore  sbarcava  all'  isola  di  Bor- 
neo (1865),  nella  quale,  facendo  da  par  suo  opera  di  Naturalista,  trascorreva 
proficuamente  un  triennio.  II  libro,  che  nai  ra  il  viaggio  e  le  ricerche  dello 
Autore  nella  grande  isola  equatoriale,  vede  soltanto  ora  la  luce,  ma  e  pieno  di 
freschezza  e  di  attualita,  come  se  trattasse  di  cose  di  ieri. 

Beccari  e  un  botanico,  e  botanico  il  cui  nome  e  ormfd  onorevolmente  e 
stabilmente  segnato  nella  letteratura  scientifica ;  si  capisce,  quindi,  che  il 
libro  poi'ta  il  carattere,  che  nel  suo  Autore  piu  eccelle.  Ma  il  botanico  uon 
si  dimentica  mai  di  essere  un  Naturalista  in  genere,   un  osservatore    sagacu, 


(')  CvUore  '' .  Lo  scheletro  di  nn  feto   umano   acranico    (cod    due  fitriire),    —   Atti  deU'Accad 
Gioenia,  Serie  IV,  vol.  KV,  Memoria  I. 


-  91   - 

e  un  artista.  Nel  libro,  per  ci6,  sono  cose  interessanti  di  Zoologia,  di  Mine- 
ralogia  e  Geologia,  di  Geografia,  di  Etnologia  ;  sono  considerazioni  acute  ed 
argute  di  varia  indole;  sono  vari  i  tocchi,  nei  quali  si  rivela  1' amante  del 
bello ;  la  narrativa  corre  sempre  interessante  e  piacevole. 

Beccari  percorse  quella  regione  di  Borneo,  che  va  col  nome  di  Regno  o 
Stato  di  Sarawak,  la  quale  davvero  raigliore  ill ustra tore  non  poteva  aspet- 
tarsi. 

Come  seducono  quelle  descrizioni  delle  dense,  inviolate  foreste,  con  i  loro 
alberi  iramani,  le  loro  liane,  le  loro  umide  ombre  solenni  e  misteriose  ! 

Mentre  che  narra  e  descrive  ed  accumula  risultati  di  indaginl,  11  Boccari 
nel  suo  libi'o  tocca  ancbe  questioni  di  filosofia  uaturale. 

E  si  comprende :  quel  rigoglioso  mondo  vivente  non  puo  non  far  sorgere 
nella  raente  del  Naturalista  il  vecchissimo  e  pur  sempre  nuovo  e  giovanetto 
probleraa  della  genesi  degli  organismi.  Fu  la,  in  quelle  selve,  che  Wallace 
venne  a  quelle  sue  vedute  sull'origine  delle  specie,  che  per  poco  non  ebbero 
la  priority  sulla  analoga  concozioue  del  Darwin. 

Beccari,  si  capisce,  e  un  convinto  sostenitore  della  origine  naturale  degli 
esseri  organizzati.  Ma  i  concetti,  in  base  ai  quali  spiega  questa  origine,  per 
quanto,  per  dire  cosi,  trasformistici,  non  sono  in  tutto  i  soliti  generalmente 
ammessi. 

Non  e  nuovo  il  fenomeno  di  botanici,  che  quando  toccano  di  evoluzioni- 
smo,  vi  insinuano  peculiari  vedute ;  cio  6  accaduto  dai  vecchi  concetti  del 
Nageli  a  quelli  recenti  e  pieni  di  interesse  del  De  Vries. 

Circa  ai  concetti  di  Beccari,  hanno  anch'essi,  come  ho  fatto  capire,  del 
lato  originale,  ma  ad  evitare  le  obiezioni,  avrebbero  almeno  dovuto  essere 
esposti  con  esplicazione  piii  ampia. 

L'ambiente  in  largo  senso,  dice  Beccari,  ha  formato  gli  organismi,  le  sue 
azioni  agendo  quali  stimoli  plasmatori,  con  effetto  di  ben  maggiore  portata 
che  non  la  semplice  selezione  darwiniana.  II  che  ha  sapore  di  quel  rinnovel- 
lato  lamarckismo,  oggi  molto  seguito,  e  cui  e  difficile  fare  opposizione. 

Ma  oggi,  egli  dice,  e  con  cio  entra  nelle  sue  peculiari  vedute,  le  specie  si 
mostrano  pochissimo  o  punto  modificabili  per  dato  e  fatto  dell'ambiente ;  gli 
stimoli  hanno  oggi  pochissima  o  anche  nessuna  potenza  modificatrice. 

Ed  egli,  per  quanto  si  riferisce  alle  forme  organiche  presentemente  esi- 
stenti,  torna  all' idea  della  fissiti  quasi  assoluta  della  specie. 

Come  conciliare  allora  questa  cosa  con  la  veduta  sopra  espressa  che  le 
forme  organizzate  sianb  state  plasmate  daU'ainbiente  ? 

Ecco  uno  dei  concetti  di  Beccari,  il  fondamentale  :  Quel  che  non  accade 
oggi  pu6  essere  accaduto  una  volta ;  oggi  la  specie  non  varia  per  I'ostacolo, 
che  Irappone  I'erediti  conservativa ;  ma  una  volta  non  fu  cosi ;  vi  fu  «  un'epo- 
ca  plasmativa  morfologica  o  di  autocreazione  delle  forme  organiche  »,  in  cui 
il  mondo  organizzato  era  plastico  e  come  vollero  gli  stimoli  variamente  in 
corrispondenza  ad  essi  si  ando  modellando. 

Beccari  ammette  azioni  e  stimoli  svariatissimi,  fino  agli  psichici  ;  am- 
mette  «  che  vi  debba  essere  stata  un'epoca  creativa,  nella  quale  ad  ogni  es- 
sere era  concesso  di  modificarsi  secondo  i  propri  bisogni,  anzi  anche  secondo 
i  suoi  desideri,  le  sue  vanity,  i  suoi  stessi  capricci  ». 

E  fuori  di  discussione  la  importanza  di  molti  dei  concetti  adottati  o 
ammessi    dal    Beccari,    come    per  es.  il  concetto  neolaraarckistico    (come    ho 


-  9^ .- 

accennato)  dell'  azione  ambiente,  come  quelle,  che  si  poti'ebbe  dire  della 
diminuzione  progressiva  della  variabilita  e  che  ha  oggi  vari  sostenitori,  come 
quello  della  tenacita  dell'eredita  antica,  quelle  della  influenza  diretta  o  indi- 
retta  della  psiche  nella  variazione,  quello  che  le  condizioni  telluriche  e  bio- 
logiche  di  remoti  tempi  non  fossero  identiche  alle  attuali,  quello  della  anti- 
ch'itk  di  formazione  di  un  gran  complesso  di  forme  organiche,  ecc.  Ma  altri 
concetti  come  non  devono  incontrare  obiezioni,  quello,  p.  es.,  della  variazione 
a  volonta,  e  perfino,  in  causa  almeno  della  poca  esplicazione  da  cui  e  accom- 
pagnato,  lo  stesso  concetto-base  dell'«  epoca  plasmativa  »'? 

Parrebbe  (se  non  mi  inganno),  che  questa  fosse  stata  un' epoca  sola  per 
tutti.  E  alloi-a  che  epoca  e,  geologicamente  parlando?  Antichissima,  dice  I'Au- 
tore.  Ma  con  questo  linguaggio  indeterniinato  vorrebbe  egli  sostenere  che  gli 
organismi  si  sono  formati  proprio  tutti  in  un'epoca?  Egli  conosce  Iroppo  di 
geologia  e  di  paleontologia  per  ammettere  questo  concetto  assoluto.  L'illustre 
Naturalista  pone  anche  correlativamente  un'altra  tesi,  che  1'  uomo,  cioe,  sia 
vetustissimo  ed  abbia,  come  egli  dice,  una  antichita  per  lo  meno  uguale  a 
quella  che  si  attribuisce  agli  altri  animali  oggi  esistenti.  Asserto  questo  che 
oltre  risollevare  I'osservazione  suddetta,  se  sia  possibile  ritenere  che  gli  ani- 
mali si  siano  formati  tutti  insieme,  solleva  quest'altra.  se  sia  lecito  ammet- 
tere che  I'uomo  vivesse  da  quando  ha  cominciato  ad  aver  vita,  puta  caso,  il 
genere  Pleurotomaria,  che  pur  e  animale  oggi  esistente,  e  la  cui  esistenza 
risale  al  Cambriano  ? 

Beccari  discute  anche  la  quistione  se  Borneo,  terra  che  anche  oggi  ospita 
una  scimmia  antropoide,  possa  considerarsi  luogo  di  antropogenesi.  Egli  nega 
cio  in  base  a  molto  suggestive  ragioni,  ritenendo  che  «  ne  in  Borneo,  ne  nelle 
regioni  forestall  circonvicine  un  antropoide  possa  essere  andato  perfezionan- 
dosi  sino  a  trasformarsi  in  uomo  ».  A  cio  occorre  paese  non  coperto  di  fore- 
ste,  ma  che  invece  costringa  alia  locomozione  terragnola.  L'Africa  tropicale, 
dove  ha  preso  sviluppo  buon  numero  di  mammiferi  con  rapidi  mezzi  di  lo- 
comozione terrestre,  egli  dice,  o  forse  piuttosto  una  regione  con  clima  ana- 
logo  interposta  tra  il  continente  africano  e  quello  asiatico,  puo  essere  stata 
la  culla  dell'uraanit^  eretta  e  bipede. 

Si  intrattiene  I'Autore  pure  su  alcune  quistioni  zoologiche  riguardanti 
I'orang-utan,  come  quella  delle  different!  specie  o  razze,  che  vivono  in  Bor- 
neo ;  parlato  delle  differenze,  che  si  trovano  tra  i  vari  esemplari,  descritte  le 
due  forme,  quella  senza  le  adiposity  alle  guance  e  quella  con  le  adiposita  (le 
quali  egli  chiama  steatoparesi),  pur  riconoscendo  che  la  quistione  e  di  risolu- 
zione  difficile,  conclude  cosi  scrivendo :  «  lo  ammetto  che  esista  una  sola  spe- 
cie di  orang-utan,  la  Simia  satyrus,  di  cui  distinguerei  due  principal!  varieta, 
alle  quali  conservere!  i  nomi  indigen!  d!  tciapping  (con  adiposita  alle  gote  e 
creste  sporgenti  ossee  sul  cranio),  e  di  kassd  (priva  di  espansioni  facial!  e 
con  superficie  craniense  senza  creste)  ». 

Ma  faccio  fine,  e  il  mio  giudizio  complessivo  riassumo  dicendo  :  Legga 
I'amante  della  Natura  e  del  biioni  studi  questo  libro.  Vedra  quanto  se  ne  di- 
lettera  o  se  ne  avvantaggeri  la  sua  mente,  vedra  quante  priorita  ha  i)  nostro 
Beccari  su  viaggiatori  e  ricercator!  venuti  dopo.  lo  I'ho  letto  con  diverti- 
mento, profitto  e  ammirazione  graudissimi.  E.  F. 


-   93   - 

Lustig  prof.  A.  —  Patologia  Generale  (con  288  figure  in  nero  ed  a  colori).   — 

Milaiio,  Societd  Editrice  Lihraria  19011902. 

Questo  trattato  veraraente  unico  nella  letteratura  italiana  riassume  ed 
ospoue  tutto  il  profondo  rinQOvameato  die  gli  studi  moderni  hanno  portato 
nella  Patologia  Generale. 

Nel  primo  volume,  accanto  ai  capitoli  suU'  Eziologia  in  generale,  suUa  Pa- 
tologia generale  del  sistema  sanguigno  e  del  sistema  linfatico  e  fatta  larga 
parte  alia  trattazione  della  Patologia  cellulare  :  la  quale  il  Lustig  ha  oppor- 
tunamente  introdotta  nel  suo  testo,  apprezzandone  con  ragione  la  crescente 
importanza  che  ogni  giorno  piu  assume  nonche  per  la  Patologia  anche  per  la 
Biologia  generale  —  ed  affidando  la  redazione  di  questo  capitolo  al  prof.  Gino 
Galeotti  clie  era  assai  indicato  a  tale  lavoro  per  la  conoscenza,  e  il  contri- 
bute personale  ch'  egli  porta  in  questa    materia. 

Lo  studioso  vi  trovera  intatti  esposte  con  chiarezza  e  con  .semplicita,  nei 
loro  punti  essenziali,  le  varie  teorie  sulla  costituzione  del  protoplasma  e  le 
complicate  leggi  fisico  chimiche  che  ne  regolano  il  metabolismo  :  e  tutti  i  le- 
uomeni  che  vi  appartengono  :  la  diftusione,  1'  osmosi,  la  fagocitosi,  la  dige- 
stione  intracelluLire  che  sono  separatamente  e  brevemente  descritte. 

Maggiore  ampiezza  di  svolgimento  ha  I'argoraento  della  fisiologia  e  pato- 
logia delle  secrezioni,  considerato  dal  lato  morfologico-microscopico,  in  ragione 
del  predominio  che  i  fenomeni  secretivi  hanno  nella  vita  cellulare,  special- 
mente,  lo  si  comprende,  negli  element!  glandolari. 

Assai  originale  e  il  capitolo  degli  «  Stimoli  »  in  cui  sono  raccolti  e  rav- 
vicinati  sotto  un  panto  di  vis^a  nuovo  ed  acutn  molteplici  fatti  assai  svariati 
tra  loro  :  che  pero  tutti  consistono  in  variazioni  dell'  intensita  dei  fenomeni 
che  avvengono  nell'ambiente  esterno  di  una  cellula,  a  partire  da  quel  grado 
di  intensita,  in  ciii  la  cellula  stessa  godeva  di  un  perfetto  equilibrio :  si  hanno 
cioe  eccitamenti  e  paralisi  dipendenti  da  azioni  meccaniche,  o  da  azioni  mo- 
lecolari,  per  es.  per  variazioni  della  pressione  osmotica  nei  liquidi  circostanti 
0  dipendenti  da  stimoli  termici,  da  stimoli  fotici,  come  1' eliotropismo,  da  sti- 
moli elettrici,  da  stimoli  chimici  come  sono  gli  effetti  delle  sostanze  venefiche 
e  i  fatti  di  chemiotassi. 

II  Galeotti  rappresenta  graficamente  il  succedersi  dei  fenomeni  fisiolo- 
gici  e  patologici  determinati  dal  variate  di  intensita  degli  stimoli  notando 
sull'ascissa  appanto  queste  variazioni  e  assumendo  per  ordinate  le  variazioni 
della  capacita  funzionale  preponderante  dalle  cellule  :  per  es.  della  loro  fun- 
zione  specitica. 

Dopo  la  esposizione  dei  fenomeni  di  accrescimento,  di  ipertrofia,  di  atrofia 
e  di  riproduzione  hanno  importanza,  si  pu6  dire,  d'  attualita  il  capitolo  sul- 
1'  eredita  cellulare,  in  cui  sono  riassunte  le  piu  moderne  teorie  sul  plasma 
oreditario  e  sono  enumerati  i  principali  fattori  della  dififerenziazione  e  della 
sdifferenziazione  (Entdiflferenzierung)  la  quale  ultima  resulta  dal  ritorno  di 
certi  tessuti  a  stadi  precedenti  nel  loro  sviluppo  ontogenetico  ;  e  il  capitolo 
sul  trapiantamento  e  sugli  innesti  dei  vari  tessuti,  particolarmente  embrionali 
H  cui  anche  lavoratori  italiani  han  portato  in  questi  ultimi  tempi  notevole 
contribute. 

Ed  e  una  utile  novita  di  questa  parte  del  libro  e  corrisponde  anche  ad 
un  hi.soguo  della  pratica  la  esposizione  larga  e  copiosa  che  in  argomento 
delle  varie  sorti  di  degenerazione  e  d'  infiltrazione,  delle  varie  forme  di  morte 


-   94  - 

delle  cellule  e  delle  loro  alterazioni  cadaveriche  il  Galeotti  ha  fatto  delle 
variazioni  chimiche  che  accadono  nei  varii  eleraenti  in  seguito  a  questi  pro- 
cess! morbosi  ed  alle  reazioni  microchimiche  che  11  rjvelanoeli  caratterizzano. 

Nel  secondo  volume  e  iuteressante  per  ranatomico  la  jiarte  che  riguarda 
I'eziologia,  I'istogenesi  e  i  fenomeni  cellular!  nei  tu/nori,  le  uuove  vedute  o  i 
processi  istologici  della  infiammazione,  la  patologia  generale  delle  ghiandole 
a  secrezione  interna  ecc. 

L'A,  si  addentra  in  questi  che  sono  i  problemi  piu  ardui  della  biologia, 
riuscendo  colla  chiarezza  dell'esposizione  a  renderli  accessibili  a  tutti  e  far 
comprendere  la  grande  importanza  che  essi  hauno  per  le  scienze  niedicho  in 
generale.  M.  Carrara. 


aiOVA.N]Sri   INZA.NI 


In  Sant'Ilario  d'Enza,  dove  da  un  certo  tempo  si  era  tranquillameute  ri- 
tirato  dopo  una  vita  operosissima,  si  spense,  con  generale  rimpianto,  il  pro- 
fessor Giovanni  Inzani.  Egli  fu  dapprima  Pubblico  insegnante  di  Anato- 
mia  Umana,  ed  a  questa  disciplina  Ei  diede  la  migliore  attivita  sua,  come  lo 
raostrano  le  di  Lui  scritture;  donde  il  dovere  di  parlar  dell'estinto  in  questo 
Periodico.  Chi  scrive  fu  ancora  da  Giovanni  Inzani  largamente  beneflcato 
ed  umanamente  aiutato  nei  primordi  del  suo  cammino  anatomico;  donde  il 
sauto  dovere  di  gratitudine  esserne  il  commemoratore. 

Giovanni  Inzani  nacque  in  Parma  il  2  agosto  1827.  Dcttore  in  Medi- 
cina  nel  1848,  ando  alia  guerra  con  i  volontari  parmensi,  e  fece  il  dover  suo: 
nel  1885  fu  licenziato  in  Chirurgia,  si  condusse  allora  a  Parigi  ad  addestrarsi 
nel  microscopio  con  E,obin;  vi  rimase  due  anni,  e  ritornato  in  Parma  venne 
nominate  Professore  di  Anatoraia  e  Fisiologia  in  quelia  University.  Nel  1859 
torno  alia  guerra;  e  nel  1860  passo  alia  Cattedra  di  Anatomia  Patologica,  ove 
rimase  fino  al  1899.  Anche  nella  guerra  del  1866  diede  I'opera  sua;  come  I'aveva 
data  in  tutte  le  epidemie  coleriche  che  travugliarono  la  sua  citta. 

Non  e  a  dir  qui  di  Giovanni  Inzani,  Chirargo  valoroso,  Patologo  di 
vasta  coltura,  Reggitore  di  pubblici  uffici  illibato,  Filantropo  per  impulso  di 
cuore;  ne  ricordare  il  pubblico  bene  fatto,  e  nemmeno  gli  onori  conferitigli ; 
che  il  dolore  universale  della  sua  Parma  e  di  chi  lo  conobbe  addentro  nel- 
I'animo  fu  troppo  manifesta  dimostrazione.  Altri  potra  farlo.  Come  Anatomico 
Egli  fu  espositore  efticace  e  ricercatore  felice ;  e  (relativamente  ai  suoi  tempi) 
ugualmente  padrone  nel  campo  della  Sistematica,  come  in  quello  della  Isto- 
logia,  che  fu  dei  primi  a  divulgare  da  uoi.  Dei  suoi  scritti,  alcuni  hauno  me- 
ritato  valore  didattico;  altri,  risultato  di  i-icerche  personali  condotte  a  svelare 
con  fortuna  fatti  nuovi,  mantengono  ancora  notevole  importanza.  E  con  cio 
si  vuol  alludere  in  specie  alle  ricerche  sulle  terminazioni  nervose  sgraziata- 
mente  per  lungo  tempo  poco  note  ai  Nostri  :  in  gran  parte  poi  coufermate;  e 
fu  bene  che  un  amoroso  discepolo  ne  curasse  una  ristampa,  or  son  pocbi  anni. 
Ne  vogliono  esser  dimenticate  indagini  anatomiche  e  le  ricerche  sperimen- 
tali,  fatte  con  un   altro  dotto  parraense,    il    prof.  Lemoigne,    ed    altre    cou 


-   95   - 

Filippo  Lussana  sopra  talune  parti  ed  alcune  funzioni  del  sistema  ner- 
voso,  ricerche  die  i  libri   classici  di  Anatomia  menzionano. 

Ed  ecoo  la  lista  delle  piu  importanti  pubblicazioni  anatoraiche  di  Gio- 
vanni Inzani: 

Sulle  origin!  e  sull'andamento  di  vari  fasci  hervosi  del  cervello. 

Ricerche  anatomiche  di  G.  Inzani  e  A.  Lemoigne.  Professori  nella 
R,  Universita  Parmense.  Parma,  Tip.  Ferrari  1861. 

Inzani  e  Lussana.  Observations  et  experiences  sur  les  nerfs  dugout. 
Gazette  medicale  de  Paris,   1864. 

Compendio  di  Anatomia  Descrittiva.  Con  Atlante.  Parma,  Tip.  Grazioli, 
1865. 

Sui  nervi  della  cornea  e  dei  denti.  Riv.  clinica  di  Bologna,  1868. 

Ricerche  anatomiche  sulle  terminazioni  nervose.  Parma,  tip.  Grazioli  1869. 

Ricerche  sulla  terminazione  dei  nervi  nella  mucosa  dei  seni  frontali  e  dei 
seni  mascellari.  Parma,  Tip.  Grazioli  1872, 

Inzani  e  Lemoigne.  Reclame  per  un  diritto  di  priority  di  scoperta. 
Istituto  lombardo,  Rendiconti,  fasc.  XV,  XVI,  1874. 

Inzani  e  Lemoigne.  Intorno  alia  scoperta  del  fascio  uncinato  del  pe- 
duncolo  cerebrale.  Archivio  italiano  per  le  malattie  nervose,  fasc.  1",  1883. 

Sulle  ernie.  Parma,  Ateneo  Parmense,  1887. 

GUGLIELMO   ROMITI. 


NOTIZIE 


PREMI    E    CONCORSI 

La  R.  Accademia  di  Medicina  di  Torino  conferira  1'  XI  Premio  Riberi  di 
Lire  20,000  alia  migliore  opera  prodotta  nel  quinquennio  1902-1906  nel  campo 
delle  scienze  raediche.  A  parity  di  merito  sari  data  la  preferenza  a  lavori  che 
concorrano  a  migliorare  le  condizioni  igieniche  d'  Italia. 

Premio  di  fondazione  Cagnola.  —  Tema  pel  1903: 

Studio  monografico  intorno  all'  ipofisi :  concetto  anatomo-comparativo  ed 
erabriologico  dell'organo ;  suo  significato  fisiologico ;  dati  di  fatto  ed  ipotesi 
intorno  alia  parte  spettante  all'  ipofisi  nei  riguardi  della  patologia.  L'  argo- 
mento,  dopo  opportuna  trattazione  storico-critica,  dovra  essere  svolto  preva- 
lenteraente  in  base  a  ricerche  originali. 

Scadenza  1°  aprile  1903. 

Premio  L.  2500  e  una  medaglia  d'oro  del  valore  di  L.  500. 

Premio  di  fondazione  Fossati.  —  Tema  pel   1904 : 

Premessa  la  storia  della  evoluzione  dottrinale  dell'argomento,  localizzare, 
con  ricerche  ed  esperienze  proprie,  un  qualsiasi  centro  di  azione  cerebrale 
psichica,  sensoria  o  motoria. 

Scadenza  31  marzo  1904. 

Premio  L.  2,000. 


-  m 


Presso  la  E.  Accademia  di  Medicina  del  Belgio  6  aperto  il  seguente  con- 
corso : 

Etablir  par  de  nouvelles  recherches  les  rapports  anatoraiques  des  neu- 
rones entre  eux.  —  Pr.  800.  frs.  —  Cloture  du  contours,  20  Janvier  1903. 

Premio  di  Fondazione  Fossati. 

E  stato  conferito  un  premio  d'incoraggiamento  di  L.  1000  al  Prof.  Carlo 
Martinotti  (Torino)  per  la  sua  Memoria  :  Eicerche  macro  e  microscopiche  nel- 
I'encefalo  degli  animali  superiori:  contribute  alio  studio  della  sostauza  grigia 
dei  ventricoli  laterali  e  sull'esistenza  nella  medesima  di  uno  speciale  nucleo 
di  cellule  nervose. 


CosiMO  Chbrubini,  Amministratore-responsabile. 


Milano  -  Via  G-.  Revere,  S  -  Miilano 
UNIGA  FABBRICA  NAZIONALE 


DI  MICROSCOPI  ED  ACCESSGRI 


DITTA    FORNITRICE 


di  tutti  i  Gabinettl  UiiiTersitari  del  Regno 
MICROSCOPIO  GRANDE  MODELLO 

con  crem&gliera,  apparato  Abbe,  diaframma 
ad  iride,  tavolino  in  ebanite,  revolver,  due 
obbiettivi  a  secco  3  e  7*,  uno  ad  immersione 
omogenea  '/j-j",  due  oculari  2  e  4 ;  il  tutto 
posto  in  elegante  armadietto  in  mogano 
L.  400 
{ingrandimenti  fino  a  1000  diametri) 

HnoYo  oiielliyo  Vi-v  Semiapocromatico 

IMMERSIONE  OMOGENEA 
Obbiettivo  raccomandato  per  la  grande  po- 
tenza  e  per  la  sua  durata  (Vedi  Zeit- 
schrift  fur  wissenscha ft.  Micros iiopie  del 
12  settembre  1894,  Band  XI,  Heft  2) 
L.  200  coi  due  oculari  compensatori 
4  ed  8. 


CATALOGO   GENERALE  GRATIS 

a  semplice  richiesta 

Pagamenti  rateali  mensili 
pei  Sigg.  Ufficiali  sanitaH  comunali. 


FireDze,  1902.  —  Tip.  L.  Niccoliu,  Via  Kaeuia,  Ai. 


MonitoFG  Zoologico  Italiano 

(Pubblicazioni  Italiane  di  Zoologia,  Anatomia,  Embriologia) 

Organo  ufficiale  deila  Unione  Zoologica  Italiana 

DIUETTO 

DAI  DOTTORI 
GIULIO  GHIARUGI  EUGENIO  FIGALBI 

Prof,   di   Anatomia   umana  Prof,  di  Anatomia  comp.  e  Zoologia 

nel  R.  Istituto  di  Studi  Super,  in  l''irenze  nella  R.  Universita  di  Padova 

Ufficio  di  Direzione  ed  Amministrazione:  Istituto  Atiatomico,  Firenze. 
12  numeri  all' anno  —  Abbuonamento  annuo  L.  15. 

XIII  Anno  Firenze,  Maggio  1903  JST.  S 

SOMMARIO  :  Bibliograpia.  —  Pag.  97-10;l 

SuNTi  B  Riviste:  Nota  di  TECNiCA  MICROSCOPICA :  Ruffini  A.,  Un  metodo 
di  reazione  al  cloruro  d'oro  per  le  fibre  e  le  espansioni  nervose  pei'iferi- 
die.  —  Pag.  103-105. 

COMUNiCAZiONi  ORiGiNALi :  Giglio-Tos  E.,  Sugli  organi  branchiali  e  late- 
ral! di  senso  nell'uomo  nei  primordi  del  suo  sviluppo.  (Con  4  figure).  — 
Favaro  G-.,  Cenni  anatorao-embriologici  intorno  al  Musculus  retractor 
arcuum  branchialium  dorsalis  nei  Teleostei.  —  Pag.  105-124. 


Avvertenza 

Delle  Comunicazioni  Originali  che  si  pubblicano  nel  Monitore 
Zoologico  Italiano  e  vietata  la  riproduzione. 


BIBLIOGRAFIA 


Si  del  notizia  soltanto  dei  lavori  puhblicati  in  Italia. 


I.  Scritti  general!  di  Zoologia  e  di  Anatomia. 

—  In  raemoria  di  Giulio  Bizzozero,  nel  primo  anniversario  della   sua    morte, 

la  Famiglia.  Con  ritratto.  —    Torino,  Stab.  Pozzo,  pp.  398,  1902. 

—  Giovanni  Canestrini :    necrologia.  —  Arch.    Antrop.  e  Etnol,  Vol.  29  (1899), 

Fasc.  3,  pp.  331-333.  Firenze  1899. 
Barsali  E.  —  La  fauna  e  la  flora   nella    Gerusalemrae    liberata.  —  Boll.   Na- 

tiiralista,  An.  21,  N.  10,  pp.  113116.  Siena  1901. 
Biondi  C.  —  Contribute  alio  studio    della    fauna    cadaverica.  —  Sperimentale 

(Arch.  Biologia  norm,  e  patoL),  An.  56,  Fasc.  1,  pp.  53-67.  Firenze  1.902. 
Camerano  L.  —  La  longueur  base  dans  la  methode  somatometrique  en  zoolo- 

gie.  —  Arch.  ital.  Biologie,  Tome  36,  Fasc.  2,  pp.  213-236.   Turin,  1901. 


-  98   - 

Christian!  H.  —  De  la  greffe    thyroidienne    croisee.  —  C.  R.  5"^    Congr^s;   in- 

ternat.  Physiologie :  Arch.  ital.  Biologie,    Tome   S6,    Fasc.    1,   pp.    164-165. 

Turin  1901. 
De  Mateis  P,  —  Evoluzione  della  teoria  parassitaria.  —  Gazz.  Ospedali,  An.  23, 

N.  30,  x>P-  282-285.  Milano  1902. 
Emery  C.  —  Dopo  vent' anni  :  ancora  una  volta    dell'indirizzo  moderno  delle 

scienze  natural!  e  particolarmente    della  zoologia    in    Italia :    Prelezione. 

—  Bologna,  N.  Zanichelli  tip.  edit,  pp.  31,  1901. 

E.  P-  —  Giuseppe  Vincenzo  Ciaccio:  Necrologia.  —  Monit.  zool.  ital.,  An.  12, 

N.  12,  pp.  381-382.  Firenze  1901. 
Giglioli  H.  E.  —  William    Henry    Flower :    necrologia.  —  Arch.    Antropol.   e 

Etnol,   Vol.  29  (1899),  Fasc.  3,  pp.  321-323.  Firenze  1899. 
lioreta  G.  —  La  zoologia  nella  Bibbia  secondo  la  volgata.  Cou  figg.  —  Torino, 

tip.  Salesiana,  pp.  580,  1901. 
Mangiant!  E.  —  Un  punto  storico  per  la  malaria.  Con    figg.    —   Giorn.   Sac. 

fiorentina  igiene,  An.  11  (N.  S.,  Vol.  1),  Fasc.  1-3,  pp.  80-84.  Firenze  1901. 
Morpurgo  B.  e  Martin!  V.  —  Innesti  di  pareti    di    cistifellea    nella   sostanza 

del  fegato.  —  Atti  Accad.  Fisiocritici  Siena,  S.  4,   Vol.  12,  An.  accad.  209, 

N.  6,  pp.  301-310.  Siena  1900. 
Ottolengh!  D.  —  Sur  la  transplantation  du  pancreas.  —  Arch.   ital.    Biologie, 

Tome  36,  Fasc.  3,  pp.  441-454.  Turin  1901. 
Paratore  E.  —  Le  funzioni   della    vita.    Ll^    Memoria.  —  Riv.    ital.   sc.    nat.. 

An.  21,  N.  11-12,  pp.  131-140.  Siena  1901  (Continuaz.  e  fine). 
Perroncito  E.  —  I  parassiti  dell'uomo  e  degli  animal!  utili,  delle  piu  comuni 

malattie  da  ess!  prodotte.  —  Milano,  edit.  F.   Vallardi,  1901.  In  corso   di 

pubblicaz. 
Pezzolini  P.  —  Sugli    innesti    cutanei.  Ricerche  sperimentali  intorno  alia  du- 

rata  di  vita  degli  element!  della    cute    staccata    dall' organismo.  —   Vedi 

M.  Z.,  XII,  1,  5. 
Pezzolini  P.  —  Sugli  innesti  cutanei  (Ricerche  sperimentali  intorno  alia  du- 

rata  di  vita  degli  element!  della  cute  staocata  dall'organismo) :  Nota  prev. 

—  Gazz.  Ospedali,  An.  21,  N.  81,  pp.  891-898.  Milano  1900.. 

Pulle  F.  L    —  Giaa  Paolo  Vlacovich :  necrologia.  —  Arch.  Antropol.  e  Etnol.. 

Vol.  29  (1899),  Fasc.  3,  pp.  321-331.  Firenze  1899. 
R.  E.  —  Giovanni  Zoja  :  necrologia.  —  Arch.  Antropol.  e  Etnol.,   Vol.  29  (1899), 

Fa.s-c.  3,  pp.  323-326.  Firenze  1899. 
Santoro-Silipigni  G.  —  Alcuni  appunti    sulla    resistenza    al    digiuno.    —  Boll. 

Soc.  zool.  ital.  An.  10,  S.  2,   Vol.  2,  Fasc.  3-6,  pp.  112-116.  Roma  1901. 
Santoro-Silipigni  G.  —  II  caso  e  gli   organ!    atavici   anomotopi  —  Boll.    Soc. 

zool.  ital.,  An.  10.  S.  2,   Vol.  2,  Fa.sc.  3-6,  jyp.  116-188.  Roma  1901. 
Sorman!  G.  —  Comraemorazione    del    prof.    Giulio    Bizzozero.  —  Giorn.  Soc. 

ital.  igiene.  An.  23,  N.  6,  pp.  249-263.  Milano  1901  (Con  ritratto). 
Traina  R.  —  Sugli  innesti  di  tessuti  embrionali  nell'ovaio  e  sulla  produzione 

delle    cisti    ovariche.  Con  tav.    II-V-   —  Arch.  Sc.  med.,  Vol.  26,  Fasc.   1, 

pp.  13-52.  Torino  1902. 
Veneziani  A.  —  Psicologia  sperimentale  e  scienze  natural!.  —  Riv.    ital.  Sc. 

nat.  An.  21,  N.  11-12,  pp.  141-143.  Siena  1901. 
Zoppi  A.  —  Del  trapianto  della  cartilagine  interepifisaria.  Delia  sostituzione 

della  cartilagine  interepifisaria  con  cartilagine  artrodiale  d'incrostazione. 


-  99  - 

Con  tav,    XIII-XIV.  —  Arch.  Sc.  med.,   Vol.  24,  Fasc.  4,  pj?.  419-424.   To- 
rino 1901. 

II.  Evoluzionismo  Ibiologico.  Filogenia. 

Ricci  0.  —  Una  pagina  di  evoluzione  :  conferenza.  —  Gazz.  med.  lomb.,  An.  61, 
N.  3,  4  e  5.  Milano  1902. 

III.  Ontogenia  (Embriogenia.  Organogenia). 

Ariola  V.  —  La  natura  della  partenogenesi  neAVArhacia  pustolosa.    Con   tav. 

—  Efstr.  di  pp.  12  d.  Atti  Soc.  ligust.  Sc.  nat.  e  geogr.,    An.   12,    Fasc.  3. 
Genova,  tip.  Ciminago  1902. 

Bidone  E.  —  A  proposito  del  tessuto  elastico    nel   cordone    ombelicale    [Let- 

tera  aperta  al  dott.  Raineri].  —  Annali    Ostetr.  e  Ginecol.,  An.  23,  N.  12, 

pp.  1152-1155.  Milano  1901. 
Capobianco  F.  —  De  la  partecipation  mesodermique    dans    la    genese    de    la 

nevroglie  cerebrale    (Resume  de  I'A.).  —  Arch.    ital.    Biologic,    Tome   37, 

Fasc.  1,  pp.  152  165.  Turin  1902. 
Chiarugi  G.  —  La  segmentazione  delle  uova  di  Salamandrina  perspicillata.  — 

Momt.  zool.  ital.,  An.  12,  N.  12,  pp.  373-381.  Firenze  1901  {Continuaz.  e  fine). 
D'Erchia  F.  —  Di  alcune  ricerche  chimico-fisiclie  nello  studio  del  ricambio  ma- 

teriale  fra  madre  e  feto.  —  Annali  Ostetr.  e  Ginecol.,  An.  24,  N.  2,  pp.  208- 

235.  Mila7io  1902. 
Falcone  C.  —  Sopra  alcune  particolarita  di  sviluppo  del  midollo  spinale.  Note 

di  embriogenia  comparata.  Con  tav.  VIII-XI.  —  Vedi  M.  Z.,  XllI,  3,  51. 
Ferrari  T.  —  Nuove  ricercbe  sul  tessuto  elastico    nel    magma   reticularis.  — 

Arch.  ital.  Ginecol.,  An.  5,  N.  1,  pp.  21-24.  Napoli  1902. 
Foa  C.  —  Sur  le  developpement    extra-uterin    de    I'oeuf  des  mammiferes.  — 

Arch.  ital.  Biologic,  Tome  36,  Fasc.  2,  pp.  237-244.  Turin  1901. 
Giglio-Tos  E.  —  Sugli    organi    branchiali    e  laterali    di    senso    nell'uomo    nei 

primordi  del  suo  sviluppo.   Con  figg.  —  Estr.  di  pp.  20  d.  Progresso   me- 
dico, An.  1,  N.  5-6.  Torino,  tip.  Streglio  1902. 
Guicciardi  G.  —  A  proposito  di  un    uovo    umano    dell'eti    circa    di    quindici 

giorni.  Con  3  tav.  e  1  fig.  nel  testo.  —  Annali  Ostetr.  e  Ginecol.,  An.  24, 

N.  2,  pp.  176-207.  Milano  1902. 
LirAni  F.  —  Organi  del  sistema  timo-tiroideo  nella  Salamandrina  perspicillata: 

ricerche  anatomicbe  ed  embriologiche.  Con  tav.  I-VII  e  5  figg.  nel  testo. 

—  Vedi  M.  Z.,  XIII,  3,  53. 

Majocchi  A.  —  Su  alcuni  punti  controversi  nella  anatomia  della  gravidanza 
tubarica  (1  tav.).  —  Annali  Ostetr.  e  Ginecol,  An.  23,  N.  12,  pp.  1093- 
1121.  Milano  1901. 

Manno  A.  —  Sopra  il  modo  onde  si  perfora  e  scompare  la  metnbrana  farin- 
gea  negli  embrioni  di  polio.  —  Estr.  di  pp.  10  d.  Studi  Sassaresi,  An.  2, 
Sez.  2,  Fasc.  1.  Sassari,  tip.  Gallizzi  1902. 

Monticelli  F.  S.  e  Lo  Bianco  S.  —  [Ancora  sullo  sviluppo  dei  Peneidi  del  Golfo 
di  Napoli].  —   Vedi  M.  Z.,  XIII,  2,  27. 

Pitzorno  M.  —  Sulla  formazione  delle  cavity  cefaliche  premandibolari  in 
Gongylus  ocellatus :  Nota  I.  Con  figg.  —  Estr.  di  pp.  12  d.  Studi  Sassa- 
resi, An.  2,  Sez.  2,  Fasc.  1.  Sassari,  tix>.  Gallizzi  1902. 


-   100  - 

Raineri  G.  —  A  proposito  della    mia    pubblicazione :     «    Sul    tessuto    elastico 

ne^Vi  annessi  fetali  a  varie  epoche    della    gravidanza    [Lettera    aperta    al 

D""  Bidone].  —  Annali  Ostetr.  e  GinecoL,  An.  24,  N.  1,  pp.  135-136.  Milano 

1902. 
Staderini  R.  —  II  terzo  occliio,  I'epifisi  e  piu  particolarraeate  il  nervo  parie- 

tale  del  Gongylus  ocellatus.  Con  tav.  —  Estr.  di  pp.  21  d.  Vol.  in  omaggio 

al  Prof.  Salvatore  Tomaselli.  Catania,  edit.  Di  Mattei,  1902. 
Sterzi  G-  —  Ricerche  intorno  ali'aQ.itomia  v?omparata  ed  aU'outogenesi    delle 

meningi.  Considerazioni  sulla  filogenesi.  Parte  prima  :  Mecingi  midollari. 

Con  tav.  X-XIV.  —  Vedi  M.  Z.,  XIII,  3,  51. 
Sterzi  G.  —  Sviluppo  delle  moningi  midollari  doi  mammiferi  e  lore  continua- 

zione  con  le  guaine  dei  nervi.  Con  tav.  XII.  —   Vedi  M.  Z.,  XIII,  3,  51. 
Tridondani  E,  —  Bacini  da  assimilazione.  Con  tav.  I-II.   —  Annali    Ostetr.   e 

GinecoL,  An.  24,  N.  1,  pp.  1-44.  Milano  1902. 
Vale7iti  G.  —  Sopra  le  prime   fasi  di  sviluppo    della    muscolatura    degli    arti. 

II.  Ricerclie    embriologiche  in  larve    di    Amblystoma  (axolotl).    (arti    cau- 

dali).  Con  tav.  —   Vedi  M.  Z.,  XIII,  3,  52. 

IV.  Istologia. 

Berlese  A.  —  Intorno  alle   modificazioni  di  alcuni    tessuti  durante    la    ninfosi 

della  Calliphora  erythrocephala.  Con  figg.  —   Vedi  M.  Z.,  XIII,  2,  27. 
Biondi  C.  —  Contributo  alio  studio  del  raetodo  biologico  per  la  diagnosi  spe- 

cifica  del  sangue  umano.  —  S perimentale  {Arch.  Biologia  norm,    e   patol.), 

An.  55,  Fasc.  5-6,  pp.  720-758.  Firenze  1901. 
Boccardi  G.  —  Sulla  evoluzione    degli   eritroblasti.  —  Estr.  di  pp.  12  d.  Atti 

Accad.  med.-chir.  Napoli,  An.  56.  N.  1.  Napoli,  tip.  Rocco  e  Salvietti,  1902. 
Bosellini  P.  L.  —  Sulle  Plasmazellen.  —  Rendic.  Soc.  med.-chir.  Bologna,  adun. 

6  dicembre  1901,  in:  Bull.  Sc.  med.,  An.  73  (S.  8,  Vol.  1),  Fasc.  2,  pp.  45-47. 

Bologna  1902. 
Bottazzi  F.  —  Sulle  proprieta  osmotiche    delle    membrane    viventi.  —  C.  R. 

5®  Congr^  internat.  Physiologie :  Arch.  ital.   Biologic,    Tome    36,    Fasc.    1, 

pp.  157-160.  Turin  1901. 
Bottazzi  F.  —  Sulle  proprieta  fisiche  e  fisiologiclie  di  alcune  membrane  fatte 

di  cellule  viventi.  —  Rendic.  Ancad.  med.-fi.sica  fiorentina,  Seduta  17  dicem- 
bre 1901,  in :  Sperimentale  {Arch.  Biologia  norm,  e  patol.).  An.  56,  Fasc.  1, 

pp.  178-180.  Firenze  1902. 
BufPa  E.  —  Ricerche  sulla  natura  del  siero  di  sangue :   nota    prev.  —  Giorn. 

Accad.  Medicina  Torino,  An.  65,  N.  1,  pp.  40-43.  Torino  1902. 
Ceni  C.  e  Pastrovich.  G.  —  Adattamento  della  cellula  nervosa  all' iperattivita 

funzionale.  —  Riv.  sperim.   Freniatria,    Vol.    27,    Fasc.    3-4,   pp.    858-866. 

Reggio  Emilia  1901. 
Cesaris  Demel  A.    -   Osservazioni  istologiche  sul  sangue.  —  C.  R.  5^  Congr^s 

internat.  Physiologie:  Arch.  ital.  Biologic,    Tome  36,  Fasc.  1,  pp.    165-166. 

Turin  1901. 
Cesaris  Demel  A.  —  Sur  la  substance  chromatophile  endoglobulaire  (Resume 

de  I'Auteur).  —  Arch.  ital.  Biologie,    Tome  36,  Fa.sc.  2,  pp.    274-276.    Tu- 
rin 1901. 
Donaggio.  —  Sur  les  appareils  fibrillaires  endocellulaires  de  conduction  dans 

les  centres  nerveux  des  vertebres   superieurs.  —  C.  R.  5^  Congres   inter- 


-   101   - 

nat.  Physiologic :  Arch.  ital.  Biologic,    Tome   86,  Fasc.  1,  pp.  97-98.  Turin 

1901. 
Frassi  A.  —  Contribute   alia    conoscenza   dalle   cellule    eosinofile.    —    Clinica 

moderna,  An.  8,  N.  14,  pp.  162-165.  Pisa  1902. 
Galeotti  G.  —  Sulla  permeability  delle  membrane  animali.  —  Sperimentale  {Arch. 

Biologia  norm,  c  patol.),  An.  55,  Fasc.  5-6,  pp.  815-834.  Firenze  1901. 
Galeotti  G.  —  Ricerche  sulla  couducibilita  elettrica  dei  tessuti  animali.    Con 

4  figg.  —  Sperimentale  {Arch.  Biologia  norm,  e  patol).  An.  55,  Fasc.  5-6, 

pp.  159-814.  Firenze  1901. 
Gardini  P.  L.  —  Ricerche  sulla  resistenza    delle    emazie    del    feto    umano   a 

diversi  period!  dl  sviliippo.  —  Annali   Ostetr.    e    Ginecol.,    An.    24,    N.    1, 

pp.  128-134.  Milano  1902. 
Gardini  P.  L.  —  Ricerrhe  sulla  resistenza  delle  emazie  del  feto  umano  a  di- 
versi periodi  di  sviluppo  :  Riassunto.  —  Arch.  ital.  di  Ginecol.,  An.  5,  N.  1, 

pp.  47-49.  Napoli  1902. 
lovane  A.  —  Ancoi-a  sui  corpuscoli  rossi  del  sangue  dei    bambini,    colorabili 

con  I'azzurro  di  metilene.  —  Pediatria,  An.  10,  N.  1,  pp.  23-28.  Napoli  1902. 
Kemp  G.  T.  e  Calh,oun  H.  —  La  numeration  des  plaquettes   du    sang    et   la 

relation  des  plaquettes    et    des    leucocytes  avec  la  coagulation.  —  C.   R- 

5^  Congr^s  internat.  Physiologie  :  Arch.  ital.    Biologic,    Tome   36,    Fasc.   1, 

pp.  82-86.  Turin  1901. 
Kohn  A.  —  Mikroolektrochemie  der  Zelle.  —  C.  R.  5«  Congr^s  internat.  Phy- 
siologie: Arch.  ital.  Biologie,  Tome  36,  Fasc.  1,  pp.  73-74.  Turin  1901. 
Livini  F.  —  A  proposito  di  una  nuova  classifieazioue  delle  ghiandole   propo- 

sta  dal  Prof.  G.  Paladino.  —  Rendic  Accad.  med.-fisica  fiorentina,  Seduta 

17  dicembre  1901,  in :  Sperimentale  {Arch.  Biologia  norm,  e  patol).  An.  56, 

Fasc.  1,  p.  178.  Firenze  1902. 
Livini  F.  —  A  proposito  di  una  nuova  classificazione  delle  gbiandole,  propo- 

sta  dal  Prof.  G.  Paladino.  Con  2  figg.  —  Monit.  zool  ital.  An.  13,  N.   2, 

pp.  41-47.  Firenze  1902. 
Lo  Monaco  D.  e  Marroni  O.  —  L'azione  dei  solventi   delle    sostanze    grasse 

sulla  cellula   nervosa.  Con  tav.  —  Arch.    Farmacol.    sperim.    e   Sc.    affini, 

An.  1,   Vol  1,  Fasc.  1,  pp.  14-27.  Roma  1902. 
Majocchi  D.  —  Intorno  alle  terminazioni  dei  nervi  nei  peli  dell'uomo  e  d'al- 

cuni  mammiferi.  —    Vedi  M.  Z.,  XIII,  3,  50. 
Manca  G.  e  Catterina  G.  —  Intorno  al  comportamento   della    resistenza   dei 

globuli  rossi  nucleati  del  sangue  conservato  a  lungo  fuori  dell'organismo. 

—  Arch.  Farmacol  sperim.  e  Sc.  afflni.  An.  1,   Vol.  1,  Fasc.  2,  pp.  80-86,  e 

N.  3,  pp.  107-129.  Roma  1902. 
Martinotti.  —  Anomalie  di  struttura  della  fibra  muscolare  striata.  —    C,    R- 

5^  Congres  iv.iemat.  Physiologie :    Arch,    ital    Biologie,    Tome   36,  Fasc.  1, 

p.  115.  Turin  1901. 
Martinotti  C.  —  Su  alcune    particolarita  di  struttura    della    fibra    muscolare 

striata,  in  rapporto  colla  diagnosi  di  acromegalia.  Con  2  tav.  —  Estr.  di 

pp.  22  d.  Annali  Freniatria  e  Sc.  affini  Manicomio   Torino,    Vol.    12.    To 

rino,  tip.  Spandre  1902. 
Motta-Coco  A.  —  Contribute  alio  studio  del  movimento  vibratile  uelle  cellule 

epiteliali  ciliate.  —  C  R.  5^  Congres  internat.  Physiologie :  Arch,  ital  Bio- 
logie, Tome  36,  Fasc.  1,  p.  130.  Turin  1901. 


-   102   - 

Negro  C.  —  Dimostrazioni  istologiche  di  terminazioni  nervose  motrici  nei 
muscoli  striati,  —  C.  R.  5^  Congrds  internal.  Physiolocjit :  Arch.  Hal.  Bio- 
logie,  Tome  36,  Fa.sc.  1,  pp.  177-178.  Turin  1901. 

Pensa  A.  —  Osservazioni  sulla  struttura  delle  cellule  cartilaginee.  Con  tav. 
—  Boll.  Hoc.  med.-chir.  Pavia,  N.  3-4,  pp.  199  205.  Favia  1901. 

Perroncito  A.  —  Sur  la  terminaisou  des  nerfs  dans  les  fibres  musoulaires 
striees.  Avec  fig-  —  Arch.  ital.  Biologie,  Tome  36,  Fasc.  2,  pp.  245-254. 
Turin  1901. 

Petrone  A.  —  Sur  le  sang:  Resume  et  conclusions  des  travaux  publies  jusqu'a 
ce  jour.  [Naples,  12  aout  1901]  —  Arch.  ital.  Biologie,  Tome  36,  Fasc,  3, 
pp.  365-379.  Turin  1901. 

Petrone  A.  —  Studi  ulterior!  sulla  reazione  ferrica  del  globulo  rosso.  —  Estr. 
di  pp.  6  d.  Atti  Accad.  med.-chir.  Napoli,  An.  56,  N.  1.  Napoli,  tip.  Eocco 
e  Salvietti  1902. 

Petrone  A,  —  Gli  ultimi  reperti  sul  sangue.  —  C.  E.  o""  Congres  interaat.  Phy- 
sioloyie:  Arch.  ital.  Biologie,  Tome  36,  Fasc.  1,  pp.  126-127.   Turin  1901. 

Picconi  G.  —  Sul  rapporto  dei  corpuscoli  di  Pacini  modificati  cogli  organi 
muscolo-tendinei  di  Golgi  e  su  di  uno  speciale  modo  di  aggruppameuto 
dei  medesimi  nel  perimisio  dell'uomo  e  dello  scoiattolo.  —  Monit.  zool. 
ital.,  A7i.  12,  N.  11,  jyp.  325-327.  Firenze  1901. 

Sacerdotti  C.  e  Frattin  Gr.  —  Sulla  produzione  eteroplastica  dell' osso.  Con 
tav.  —  Giorn.  Accad.  medicina  Torino,  An.  64,  N.  12,  pp.  825-836.  To- 
rino 1901. 

Sacerdotti  C.  —  Sulle  piastrine  del  sans;ue  dei  mammiferi.  —  Arch.  Sc.  med., 
Vol.  25,  Fasc.  4,  pp.  483-507.  Toriiio  1901. 

Sfameni  A.  —  Ricerche  anatomiclie  intorno  all'esistenza  di  nervi  e  al  loro 
modo  di  terminare  nel  tessuto  adiposo,  nel  periostio,  nel  pericondrio  e 
nei  tessuti  che  rinforzano  le  articolazioui.  —  Monit.  zool.  ital.,  An.  12, 
N.  11,  pp.  313-325.  Fire7ize  1901. 

Sfame?ii  P.  —  Le  terminazioni  nervose  delle  papille  cutanee  e  dello  strato 
subpapillare  nella  regione  plantare  e  nei  polpastrelli  del  cane,  del  gatto 
e  della  scimmia.  Con  tav.  —  Vedi  M.  Z.,  XHI,  3,  50. 

Sfameni  P.  —  Contribute  alia  conoscenza  delle  terminazioni  nervose  negli 
organi  genitali  esterni  e  nel  capezzolo  della  femmina.  —  Vedi  M.  Z., 
XIII,  3,  54. 

Sfameni  P.  —  Contribute  alio  studio  delle  terminazioni  nervose  nei  vasi  san- 
guigni  dei  genitali  femminili  esterni.  —   Vedi  M.  Z.,  XHI,  3,  54. 

Sommariva  D.  —  Contributo  alio  studio  delle  terminazioni  nervose  nei  mu- 
scoli striati.  Con  6  figg.  —  Monit.  zool.  ital.,  An.  12,  N.  12,  pp.  360-373. 
Firenze  1901. 

Stefanowska  M.  —  Sur  les  appendices  piriformes  des  cellules  nerveuses  ce- 
rebrales.  —  C.  E.  5'=  Congrds  internat.  Physiologic  :  Arch.  ital.  Biologie, 
Tome  36,  Fasc.  1,  p.  90.   Turin  1901. 

Supino  F.  —  Lettera  aperta  al  Prof.  Antonio  Berlese  della  Scuola  superiore  di 
agricoltura  in  Portici  [A  proposito  di  osservazioni  critiche  contenute  nel 
lavoi'o  di  A.  Berlese:  «  Intorno  alle  modificazioni  di  alcuni  tessuti  durante 
la  ninfosi  della  Calliphora  erythrocephala  »].  —   Vedi  M.  Z.,  XIII,  2,  28. 

Veratti  E.  —  Sulla  fine  struttura  della  fibra  muscolare  striata.  Con  fig.  —  Ben- 
die.  Istit.  lomb.  sc.  e  lett.,  ,S.  2,  Vol.  35,  Fasc.  6,  pp.  279-283.  Milano  1902. 


-   103  - 

Tirelli  V.  —   Azione  del  freddo  sul  sangue.  —  C.  R.  5"  Congr^s  internat.  Phy- 
siologie:  Arch.  ital.  Biologie,  Tome  36,  Fasc.  1,  pp.  188-189.  Turin  1901. 

V.  Tecnica. 

Corrado  G.  —  Circa  I'osservazione  della  membrana  capsulo-pupillare  {Tunica 

vasculosa  lentis).  —   Vedi  M.,  XIII,  3,  52. 
Lachi  P.  —  Un  apparecchio  per  la  rapida  macerazione  delle  ossa.  Con  1  fig. 

—  Monit.  zool.  ital.  An.  13,  N.  3,  pp.  66-11.  Firenze  1.902. 
Losito  C.  —  Note  di  tecnica  per  lo  studio  degli  entomostraci.  —  Vedi  M.  Z . 

XIII,  2,  26. 
Petrone  A.  —  Tecnica  per  i  nuovi  reperti  del  sangue    e    prime    applicazioni 

cliniche.  —  Comunicaz.  XI  Congresso  medicina  int.  Pisa,    seduta   30   ot.lo- 

bre  1901.  Napoli,  tip.  Tocco  e  Salvietti,  pp.  8,  1901. 
Tiraboschi  C.  —  Metodi  per  la  colorazione  differenziale  delle  neurofibrille  di 

Apathy.  —  Boll.  Son.  zool.  ital.,  An.  10,  S.  2,  Vol.  2,  Fasc.   3  6,   pp.   189- 

212.  Roma  1901. 


SUNTI    E    RIVISTE 


Nota  di  tecnica  microscopica. 

Ruffini  A.  —  Un  metodo  di  reazione  al  cloruro  d'oro  per  le  fibre  e    le    espan- 

sioni  nervose  periferiche.  —  Estr.  di  pp.  4  d.    Attl  Accademia  Fisiocritici 

Siena,  S.  4,   Vol.  13,  N.  1-2.  Siena  1902. 

«  II  metodo  [del  quale  I'A.  si  serve  da  oltre  dodici  anni]  riesce  su  pezzi 
di  tessuto  fresco,  ai  quali  non  siano  stati  fatti  subire  trattamenti  di  sorta ; 
anche  un  semplice  lavaggio  in  acqua  distillata  potrebbe  disturbare  la  buoaa 
riescita  della  reazione. 

Noil  importa  cbe  il  volume  dei  pezzi  sia  molto  piccolo ;  che  anzi  sono  da 
consigliare  pezzi  piuttosto  voluminosi. 

I  passaggi  da  fare  sono  i  seguenti : 

lt>  Immersione  per  10  e  fino  a  30  minuti  in  una  soluzione  di  acido 
formico  puro  al  20  o  25  "/,,  in  acqua  distillata.  II  tempo  d'  immersione  in  que- 
sta  soluzione  varia  secondo  il  volume  dei  pezzi  e  la  qualita  del  tessuto  dei 
medesimi.  I  muscoli  ad  es.  sono  compenetrati  meglio  ed  in  molto  minor  tempo 
che  la  cute. 

Siccome  i  tessuti  diventano  trasparenti  man  mano  che  vengono  penetrati 
dalla  soluzione  acida,  cosi  e  indispensabile  vedere  quando  gli  stessi  saranno 
diventati  trasparenti  in  totalita.  Per  ben  constatare  questo  fatto  h  necessario 
porre  al  disotto  della  vaschetta  di  vetro,  contenente  il  tessuto  in  esame,  un 
pezzo  di  carta  nera.  Durante  racidificazione,  i  tt^ssuti  devono  essere  agitati 
frequentemente. 

Si  noti  che  la  riescita  della  reazione  dipende  in  massima  parte  dal  tempo 
di  acidificazione.  Quindi  tutta  la  nostra  attenzione  deve  essere  rivolta  a  saper 
cogliere  il  momento  giusto  di  questa  prima  parte  del  processo.  E'  consiglia- 
bile  di  fare  le  prime  prove  sui  muscoli  volontari,  dove  per  solito  si  riesce  ad 
ottenere  buoni  risultati  con  tutta  facility.. 


-   104  - 

2°  Quando  i  pezzi  sono  diventati  trasparenti,  si  cavano  dalla  soluzione 
acida  e  si  passano  su  carta  bibula,  o  meglio  su  di  un  panno  di  bucato.  Si  com- 
primono  leggermente  tra  una  piega  del  panno  o  della  carta,  per  liberarli  dal- 
Teccesso  della  soluzione  acida. 

3°  Iramersione  per  20-30  ruinuti  in  una  soluzione  acquosa  all'  1  "/o  di 
cloruro  d'  oro  cristallizzato  purissimo  (cloraro  d'  oro  flavum).  Con  buon  ri- 
sultato  Hi  possono  anche  adoperare  i  divei'si  sali  doppi  (d'  oro  e  potassio,  e 
sodio,  e  palladio,  e  cadmio).  Mentre  i  pezzi  sono  immersi  nella  soluzione  del 
sale  d' oro,  vanno  tenuti  riparati  dai  raggi  luminosi,  coprendo  la  vasclietta 
con  una  piccola  carnpaua  di  vetro  rosso  intense,  Ogni  4  o  5  niinuti  agitare. 
Bisogna  anche  scrupolosamente  guardarsi  dal  non  toccare  i  pezzi  con  istru- 
menti  metallici. 

40  Con  pinzette  a  branche  d'avorio,  si  cavano  i  pezzi  e  si  trattano  come 
al  n.  2. 

5°  Passaggio  in  soluzione  acquosa  di  acido  forraico  al  20-25  "/q,  per  24 
ore  ed  al  buio  completo.  Pare  che  la  quantita  della  soluzione  acida  influisca 
sulla  perfetta  riescita  della  reazione.  Disposti  i  pezzi  sul  fondo  di  una  va- 
schetta  di  vetro,  si  versa  tanta  soluzione  acida  che  basti  appena  a  coprirli. 
Si  pongano  quindi  al  buio  e  si  lascino  in  assoluta  tranquillita  per  24  ore. 

6'J  Asciugare  come  ai  n.  2  e  4  ;  passaggio  diretto  in  glicerina  pura,  la- 
sciando  il  vasetto  sul  tavolo  da  lavoro  almeno  per  otto  giorni,  avanti  d'inco- 
minciare  a  far  le  preparazioni.  Questo  periodo  di  riposo  h  necessario,  perche 
la  glicerina  penetri  compleiamente  nei  pezzi  e  perch^  la  reazione  acquisti 
quel  grado  di  maturita  che  e  necessaria  per  ottenere  delle  immagiui  nitide. 
II  titolo  della  soluzione  acida  del  20-25  "I^  va  abbassato  fino  al  15,  12, 
10  ecc.  quando  si  vogliano  studiare  muscoli  o  cute  nei  primi  giorni  della  vita 
extrauterina,  oppure  nei  vertebrati  inferiori,  attenendosi  in  tutto  il  resto  alle 
regole  suesposte. 

Si  possono  fare  preparati  per  dilacerazione,  oppure  per  sezioni.  In  que- 
st' ultimo  caso,  dalla  glicerina  i  pezzi  si  passano  per  gli  alcool  a  titolo  cre- 
scente  e  si  possono  fare  inclusioni  tanto  in  celloidina  che  in  paraffina.  La 
finezza  della  reazione  non  soffre  puuto  dopo  questi  trattamenti. 

In  qualunque  modo  siano  stati  fatti,  i  preparati  si  conservano  benissimo 
per  lunghi  anni.  Anzi  ho  notato  die  nei  primi  anni  vanno  sempre  migliorando. 
lo  conservo  preparati  fatti  fin  dal  1888,  i  quali  non  hanno  subito  alcun  dete- 
rioramento :  sono  chiari  e  nitidi  come  erano  il  gioriio  in  cui  li  osservai  per 
la  prima  volta.  Benche  esposti  lungamente  alia  luce  non  si  alterino,  tuttavia 
e  prudenza  conservarli  al  buio  e  riparati  dalla  polvere. 

I  pezzi  in  glicerina  si  conservano  pure  per  lunghi  anni  senza  che  la  rea- 
zione subisca  alcun  deterioramento.  lo  ho  ancora  vasetti  contenenti  pezzi  di 
muscoli  e  di  cute,  reazionati  6  o  7  anni  fa  e  nei  quali  la  reazione  si  e  con- 
servata  in  ottime  condizioni. 

Come  tutte  le  reazioni  del  genere,  riesce  meglio  d'estate  che  d'  inverno. 
Harissime  volte  ho  fatto  uso  del  termostato,  ma  senza  alcun  vantaggio.  Pero 
d' inverno  potrebbe  riescire  utile,  qualora  non  si  porti  la  temperatura  oltre 
i  20  centigradi. 

Applicato  alia  cute,  questo  metodo  mi  ha  dati  ottimi  resultati  non  solo 
per  lo  studio  dei  nervi,  ma  anche  per  mettere  in    evidenza    la    vascolarizza- 


-    105  - 

zione  dei  diversi  elementi  ivi  conteuuti  e  per  ditnostrare  in  modo  aflFatto  sche- 
matico  le  ghiandole  sudoripare. 

Oitre  a  tutti  i  pregi  suesposti,  questo  metodo  ha  pure  dei  difetti.  Anzi- 
tuito  non  e,  come  dissi,  di  i-iescita  sicura  e,  quello  che  e  peggio,  ce  ne  sfugge 
corapletamente  la  ragione.  In  secondo  luogo,  le  fibre  nervose  si  presentano 
spesse  volte  spezzettate  ;  cio  pero  nou  accade  raai  per  le  fibre  pallide  della 
espansione  nervosa.  Tale  spezzettamento  va  attribuito  all'azione  dell'acido 
tormico,  che  rigonfia  fortemeute  i  tessuti.  Per  cui  questi  due  gravi  difetti 
rendono  il  metodo  poco  adatto  ad  essere  applicato  a  ricerche  di  anatomia  pa- 
tologica. 

Accade  anche  spesso  che  la  espansione  nervosa  venga  sopracolorata  e  ci 
appaia  iiniformemente  tinta  in  nero.  Potremo  allora  ricorrere  con  vantaggio 
alia  decolorazione  con  soluzioni  allungate  (1  o  2  per  °/g)  di  cianuro  di  po- 
tassio  od  anche  di  ferrocianuro  potassioo  (prussiato  giallo).  La  decolorazione 
e  una  operazione  sempre  delicatissima  e  va  fatta  sorvegliando  continuamente 
al  microscopio.  lo  ho  trovato  molto  utile  il  diluire  la  soluzione  decolorante 
in  glicerina  e  farla  cosi  agire  per  mezzo  di  questo  veicolo.  Dopo  decolorata, 
la  preparazione  va  lavata  immediatamente  e  per  molte  ore  in  acqua  distil- 
lata.  Si  puo  quindi  ripassarla  in  glicerina,  oppure  disidi-atarla,  diafanizzarla 
e  chiuderla  in  balsamo.  Con  la  decolorazione  io  ho  potuto  avere  dei  prepa- 
rati  eccellenti;  forse  piu  diinostrativi  di  quelli  che  nou  abbiano  avuto  biso- 
gno  di  questo  processo.  In  questi  casi  pero  e  sempre  necessario  colorare  il 
tessuto  del  fohdo  con  carmiuio  ;  a  tale  scopo  non  servono  bene  che  le  solu- 
zioni acide. 

Mentre  questo  metodo  ha  dati  tanti  buoni  risultati  nella  pelle,  nelle  mu- 
cose,  nei  muscoli,  nel  periostio  ecc.  si  e  mostrato  seinpre  ribelle  per  lo  stu- 
dio dei  nervi  nei  parenchirai.  In  molte  prove  fatte,  no  sempre  avuti  risultati 
completamente  negativi  » . 


COMUNICAZIONI    ORIGINALI 


Sugli  organ:  branchial!  e  lateral!  di  senso  nell'uomo 
nei  primordi  del  suo  sviluppo 

PER  IL  DoTT.  ERMANNO  GIGLIO-TOS  in  Torino. 
(Con    1  figure) 

fi  vietata  la  riproduzione. 

E  cosa  nota  gia  da  parecchi  aniii  che  il  sistema  nervoso  peri- 
ferico  dei  vertebrati,  fin  dail'  inizio  del  suo  sviluppo,  contrae  intime 
relazioni  con  1'  epidermide,  unendosi  con  essa  in  determinati  punti 
con  certi   inspessimenti  di  essa,    mentre  le  cellule  epidermiche,  dal 


-  106  -  -> 

canto  loro,  concorrono  alia  formazione  di  una  parte  del  gangli  primi- 
tivi. 

Di  cio  fecero  gia  menzione  GOtte  (12)  nel  BomUnator  igneus, 
Semper  (18)  nei  Plagiostomi,  Van  Wijhe  (20)  nei  Selaci,  alle  os- 
servazioni  dei  quali  tennero  dietro,  per  ordine  cronologico,  quelle  di 
Beard  (1,  2,  3)  sui  pesci,  sui  vertebrati  ittiopsidi  e  sugli  uccelli, 
di  Spencer  (19)  suUa  Rana  temporaria^  di  Froriep  (7)  sui  niam- 
miferi,  di  Johnson  Sheldon  (13)  sui  tritone,  di  Kastschenko  (14) 
e  di  Beraneck  (4)  sui  polio,  di  Kupffer,  (15,  16)  sulla  lampreda 
comune  {Petromyzon  Planeri),  di  Froriep  (8)  sulla  torpedine  {Tor- 
pedo  ocellata),  di  Piatt  sal  Necturus,  le-quah  osservazioni  tutte  con- 
fermarono  in  massima  i  fatti  gia  menzionati. 

Per  quanto  Van  Wijhe  avesse  gia  accennato  alia  relazione  che 
corre  tra  queste  connessioni  di  nervi  con  I'epiderraide  e  I'origine  de- 
gli  organi  deUa  linea  laterale  nei  pesci,  spetta  tuttavia  al  Beard 
I'aver  richiamato  I'attenzione  degh  embriologi  su  queste  speciali  for- 
mazioni.  Contribuirono  poi  grandemente  a  farle  meglio  conoscere  ed  a 
dar  loro  un'importanza  piii  generale  i  lavori  degli  altri  embriologi, 
ma  pill  specialmente  quelli  di  Kastschenko,  di  Beranek  c  di 
Froriep  perche  dimostrarono  che  tali  formazioni,  le  quali  nei  ver- 
tebrati inferiori  sono  permanenti,  conipaiono  pure  durante  lo  sviluppo 
nei  vertebrati  superiori  ossia  negli  uccelli  e  nei  mammiferi,  sebbene 
non  abbiano  in  essi  che  un'esistenza  temporanea. 

Quanto  all'uomo  si  trova  uji  solo  accenno  di  queste  formazioni 
in  una  descrizione  di  un  embrione  umano  giovane  fatta   dal  Chia- 
rugi  (5).   "  Dans  le  trait  le  plus  dorsal  des  sillons  (branchiaux)  — 
egli  dice  —  quand  ceux-ci  ne  sent  pas  encore  vis-a-vis  des  poches 
branchiales,  1' epithelium  est  tres  epaissi  (fig.  7),  moins  parce  que 
les  cellules  sent  disposees  en  plusieurs  couches  que  parce  qu'ellos 
sent  tres  developpees  en  hauteur;  du  fond  des  sillons,  en  remon- 
tant sur  les  arcs,  I'epaisseur  de  Tectoderme  decroit  et,  dans  quel- 
ques  sections,  11  apparait  tres  mince  sur  la  ligne  saillante  des  arcs. 
Cette  disposition    ne   peat   etre  attribuee  a  une   obliquitu    do  la 
section.  Le  nerf  facial  s'approche  de  I'epaississement  ectodermique 
correspondant  au  l^r  sihon  sans  qu'on  puisse  aflirmer  qu'il  se  pro- 
duise  une  fusion  de  I'epaississement  epitheliale  avec  le  nerf.   Lo 
ganglion  plexiforme  du  vague  contracte  dorsalement  d'intimes  rap- 
ports avec  I'epaississement  ectodermique  qui  correspond  a  I'ebau- 
che  du  46  arc  branchial  „.  (p.  278). 
Come  si  vede,  11  Chiarugi   non    ha   potuto   constatare   simih 
inspessimenti  dell'epidermide  e  connessioni  con  i  nervi  ne  nella  re- 


-   107   - 

gione  del  trigemino,  ne  in  quella  del  glosso-faringeo,  cosi  che  le  nostre 
cognizioni  su  questo  argomento,  per  quanto  riguarda  1'  uomo,  sono 
ancora  oggidi  molto '  scarse.  Ed  e  facile  d'altronde  darsene  ragione 
quando  si  pensi  che  queste,  di  cui  parliamo,  essendo  formazioni 
molto  fugaci,  non  e  sempre  facile  avere  in  esame  embrioni  umani 
proprio  in  quella  fase  in  cui  esse  sono  presenti. 

E  siccome  io  ebbi  la  fortuna  di  avere  un  embrione  umano  as- 
sai  pill  giovane  di  quelle  descritto  dal  Chiarugi,  in  cui  tali  for- 
mazioni sono  ben  evidenti,  credo  opportune  il  descriverle,  potendo 
queste  mie  osservazioni,  quando  sieno  convenientemente  collegate 
con  altre  relative  a  fasi  piu  o  meno  avanzate  dello  sviluppo  del- 
ruomo,  servire  alia  conoscenza  perfetta  di  una  questione  morfolo- 
gica,  che  ha  certamente  grande  importanza  e  per  I'ontogenesi  e  per 
la  filogenesi. 

L' embrione  umano  che  mi  ha  servito  per  questo  studio  (e  che 
io  ho  distinto  con  A)  proviene  da  un  aborto,  ma  e  perfettamente 
normale  e  ben  conservato.' Esse  e  dell' eta  di  circa  17  giorni,  hail 
tube  midollare  non  ancora  chiuso,  ma  alio  stato  di  doccia  e  di 
placca  airestremita  posteriore;  le  vescicole  ottiche  primitive  sono 
in  formazione ;  le  fossette  acustiche  sono  ancora  largamente  aperte 
all'esterno;  i  segmenti  primitivi  sono  in  numero  di  15. 

Vi  si  trovano  gli  abbozzi  dei  nervi  trigemino,  acustico-faciale 
e  glosso-faringeo  con  qualche  lieve  traccia  del  vago,  ma  tutti  sono 
esclusivarnente  costituiti  di  cellule  disposte  a  mucchi  piii  o  meno 
distinti  per  i  gangli,  ed  a  cordoni  per  i  nervi.  Ora,  siccome  questi 
mucchi  0  cordoni  cellulari  non  rappresentano  in  realta  gli  elementi 
dei  gangli  e  dei  nervi  definitivi,  ma  segnano  solamente  le  vie  che 
questi  seguiranno  neha  lore  ulteriore  formazione,  ho  stabihto  in  un 
lavoro  precedente  (9)  di  designarh  coi  nomi  rispettivamente  di  pro- 
gangli  e  pronervi.  Seguiro  pertanto  anche  qui  questa  nomenclatura 
che  mi  pare  legittimata  dalle  ragioni  esposte  in  quel  lavoro. 

Nel  descrivere  queste  formazioni  io  procedero  dall'  avanti  al- 
I'indietro,  esaminando  successivamente  le  regioni  innervate  dagli 
abbozzi  del  trigemino,  dell' acustico-faciale,  del  glosso-faringeo  e  del 
vago,  avvertendo  che  in  queste  regioni  le  sezioni  dell'  embrione  sono 
quasi  perfettamente  trasversah  e  di  15  a  caduna. 

Regione  del  trigemino. 

Ho  date  in  un  mio  precedente  lavoro  (9)  una  minuta  descri- 
zione  dell' abbozzo' del  trigemino  e  spiegata  la  formazione  primitiva 


-   108   - 

del  ganglio  di  Gasser.  Ad  esso  rimando  percio  il  lettore  che  desi- 
derasse  migliori  ragguagli  suirargomento.  Qui  mi  liniito  per  brevita 
a  riassumore  che  neli'embrione  esaminato  I'abbnzzo  del  trigemino 
hsulta  formato  di  uii  grosso  proganglio  neurale  adiacente  al  cer- 
vello  e  di  tre  progangli  die  chiamai  mesocefalici,  lontani  dal  cervello 
e  posti:  il  primo  al  di  dietro  delle  vescicole  ottiche,  il  secondo  nella 
regione  del  future  prolungamento  mascellare  superiore,  il  terzo  nella 
regione  del  prolungamento  mascellare  inferiore  o  mandibolare.  II 
proganglio  neurale  e  unito  ai  tre  progangli  mesocefalici  mediante 
una  lamina  che  ho  detto  lamina  del  trigemino.  L'  insieme  del  pro- 
gangho  neurale,  dei  tre  progangli  mesocefalici  e  della  lamina  del 
trigemino  rappresentano  I'abbozzo  del  gangho  di  Gasser. 

Or  bene,  mentre  1'  epidermide  che  nelie  regioni  anteriori  e  late- 
rah  deU'estremita  cefalica  e  sottihssima,  la  dove  incomincia  il  pri- 
mo progangho  mesocefahco  che  per  la  sua  posizione  e  per  altre 
ragioni  ho  detto  progangho  mesocefahco  oftalmico,  ossia  a  liveho 
del  margine  posteriore  delle  vescicole  ottiche  e  un  po'  al  di  sopra 
di  esse,  presenta  un  ispessimento  visibile  che  va  poi  gradatamento 
accentuandosi  a  mano  a  mano  che  si  precede  verso  la  parte  poste- 
riore e  che  si  arresta  precisamente  al  hmite  posteriore  dell'abbozzo 
del  trigemino.  Questo  inspessimento  epidermico  corrisponde  dunque 
esattamente  a  quasi  tutta  I'area  occupata  da  quest'abbozzo. 

Nella  parte  anteriore,  cioe  in  corrispondenza  del  progangho  me- 
socefahco oftalmico,  tale  inspessimento  si  vede  limitato  alle  parti 
laterali  del  capo,  cioe  non  si  estende  ne  verso  il  dorso  ne  verso  il 
lato  ventrale,  e  rimane  quindi  hmitato  pure  alia  sola  area  corri- 
spondente  al  proganglio.  Ma,  procedendo  verso  la  regione  posteriore, 
a  mano  a  mano  che  I'ammasso  cehulare  rappresentante  il  progan- 
gho si  estende  verso  il  lato  ventrale,  dove  for  mora  poi  i  due  pro- 
gangli mesocefahci  mascellai-i  e  mandibolari,  anche  1' inspessimento 
si  estende  a  questa  regione  e  va  pure  accentuandosi  sempre  piu, 
mentre  dal  lato  dorsale  si  estende  anche,  ma  mono  distinto,  ed  in 
ogni  case  si  arresta  in  corrispondenza  del  proganglio  neurale. 

Cosi  che  I'area  dell'  inspessimento  corrisponde  piii  esattamente 
a  tutta  quella  regione  del  capo  dove  stanno  allogate,  immediata- 
mente  sotto  all' epidermide,  la  lamina  del  trigemino  e  quelle  tre 
masse  cellulari  fuse  insieme  che  sono  i  tre  progangli  mesocefalici, 
e  r  inspessimento  e  piil  accentuate  in  corrispondenza  del  proganglio 
mesocefahco  mandibolare. 

In  tutta  I'area  dell' inspessimento,  ma  specialmente  nella  sua 
parte  posteriore,  le  cellule  dell'abbozzo  sottostante  sono  intimamente 


-   109  - 

congiimte  con  quelle  epidermiche,  cosi  che  non  e  possibile  vedere, 
salvo  in  qualche  raro  punto,  una  fessura  che  separi  le  due  sorta  di 
element!.  Cio  non  ostante  e  sempre  facile  distingue  re  per  la  loro 
forma  caratteristica  epiteliale  le  cellule  e})idermiclie  da  quelle  loro 
sottostanti. 


Fig.  I.  —  Einhrione  umano. 

Sezione  quasi  trasversale  in  corrispondenza  del  liiuite  superiore  della  vestjicola  cerebrale  ante- 
riore.  —  am.  amnios;  gmo,  ganglio  meso:efalico  oftalmico  ;  gnt,  ganglio  neurale  del  trigemino  ;  rd, 
sua  radice  dorsale  primitiva ;  U,  lamina  del  trigemino;  gin.  ganglio  mesocefalico  mascellare,  te,  iu- 
spessimento  epidermico  ;  c,  cervello  (X  circa  80  diam.) 


Froriep  (7)  che  fece  special!  osservazioni  intorno  a  questo  ar- 
gomento  su  embrioni  di  hue,  non  vide  simih  inspessimenti  e  con- 
nessioni  nella  regione  del  trigemino :  "  Speciel  am  Ganghon  Gassed 
•"  —  egli  scrive  —  ist  keine  Andeutung  einer  Verbindung  mit  der 
"  Epidermis  nachzuweisen  „  (pag.  43).  Solamente  egli  osservo  un 
inspessimento  epidermico  al  di  dietro  delle  vescicole  ottiche,  inspes- 
simento  che  io  giudico  corrispondere  per  la  sua  posizione  a  quel 
tratto  che  sta  al  disopra  del  proganglio  mesocefahco  oftalmico. 

An  che  C  hi  a  rug  i  (5)  non  fa  parola  di  inspessimenti  ne  di  con- 
nessioni  simili  nella  regione  del  trigemino  nell'uomo,  ma  egh  pero 
pote  constatarh  negli  embrioni  di  mammiferi  (6).  Del  resto,  per 
quanto  riguarda  i  vertebrati  inferiori;  gli  embriologi  sono  in  mas- 
sima  d'accordo  nel  ritenere  che  tali  formazioni  compaiano  anche 
nella  regione  del  trigemino. 

Molti  di  colore  che  si  occuparono  di  questo  argomento,  special- 
mente  noi  vertebrati  inferiori,  parlano  di  inspessimenti,  non  dovuti 


-  no  - 

solamente  airaumentare  dell'altezza  delle  cellule  epidermiche,  ma 
anche  alia  loro  proliferazione  e  quindi  al  lore  disporsi  in  vari  strati, 
concorrendo  cosi  anche  alia  formazione  del  proganglio  sottostante. 
Questo  io  non  ho  potato  assolutamente  constatare  neU'embrione 
di  ciii  parlo.  Sebbene  gli  inspessimenti  non  solo  sieno  ben  distinti, 
ma,  qualche  volta,  discnitamente  notevoh,  tuttavia,  ne  nella  regione 
del  trigemino,  ne  in  quelle  seguenti,  io  non  ho  potuto  constatare 
che  essi  risultassero  di  piia  strati,  ma  sempre  unicamente  di  un 
solo  strato  di  cellule  epidermiche. 

Cio  che  invece  *mi  ha  colpito  e  di  cui  non  trovo  menzione  al- 
cuna  in  tutti  i  lavori  che  conosco,  si  e  la  struttura  speciale  delle 
cellule  costituenti  questi  inspessimenti,  ben  diversa  da  quella  delle 
medesime  cellule  deh'  epidermide  la  dove  questa  non  e  inspessita. 


Fig.  II  —  Embrione  umaoo. 

Sezione    trasversaie  a  i  veho  del  limite  posteriore    dell'abbozzo    del    trifj^einiuo     —  f,  faringe 
eu,  cuore  ;  gm,  ganj^lio  mesocefalico  mandibolare.  Le  altre  lettere  come  in  fig.  1  (X  83  circa). 


Mentre  le  comuni  cellule  epidermiche  per  la  loro  sottighezza 
sono  piuttosto  da  ascriversi  alia  categoria  di  ceHulo  cubiche  e  tal- 
volta  quasi  tabulari,  quelle  corrispondenti  agh  ispessimenti  sono 
visibilmente  piu  o  mono  alte  e  quindi  diventano  cilindriche,  for- 
mando  cosi  un  epitelio  prettamente  cilindrico.  II  loro  nucleo  si  al- 
lunga  anche  corrispondentemente  e  sta  in  prevalenza  allogato  nella 
parte  interna  della  cellula,  cioe  dove  questa  e  in  diretto  contatto 
con  gh  elementi  del  sottostante  abbozzo. 

Ma  non  basta.  Mentre  le  cellule  sohte,  cioe  non  ispessite,  mo- 
strano  quasi  sempre  una  struttura  omogenea,  quelle  degh  ispessi- 
menti presentano  invece  una  struttura  distintamente  e  fortemente 


-  Ill  - 

vacuolare.  Si  vede  cioe  la  parte  esterna  di  esse  occupata  •  da  un 
grosso  vacuolo  incoloro,  talvolta  cosi  grande  che  sporge  fuori  della 
cellula  stessa  alia  superficie  dell' epidermide.  Qiiesto  vacuolo,  nella 
celliila  vivente,  era  naturalmente  pieno  di  un  liquido,  prodotto  di 
secrezione  molto  probabile  della  cellula  stessa,  e  questo  liquido, 
accumulandosi  nella  cellula,  dovette  spostare  per  forza  il  nucleo  e 
cacciarlo  cosi  alia  periferia  della  cellula,  precisamente  come  vediamo 
avvenire  nolle  cellule  grasse  od  in  cellule  ghiandolari,  dove  il  con- 
tenuto  cellulare  va  aumentando  considerevolmente  oltre  il  volume 
primitive  della  cellula.  Per  cui  in  moltissime  di  queste  cellule  epi- 
dermiche  si  vede  il  nucleo  rimpicciolito,  assottigliato,  cacciato  sui 
lati  e  prevalentemente  al  fondo  della  cellula,  ed  incur vato  second© 
il  contorno  del  vacuolo  che  gli  sta  d'accanto.  Esse  prendono  in- 
somma  una  forma  ed  una  strultura  che  ricordano  moltissimo  quelle 
deUe  cellule  caliciformi  intestinali. 

Reg^ione  deiracustieo-faciale. 

Subito  dietro  all'  abljozzo  del  trigemino  T  epidermide  ridiventa 
sottile,  ma  appena  si  arriva  nella  regione  deh'acustico-faciale  pre- 
sents un  altro  inspessimento,  il  quale  offre  press'a  poco  gli  stessi 
caratteri  di  quelle  precedente,  vale  a  dire  si  manifesta  in  tutta  la 
regione  a  cui  si  estende  I'abbozzo,  accentuandosi  a  mano  a  mano 
che  dal  dorso  si  precede  verso  la  regione  ventrale.  Pero,  un  po'  so- 
pra  al  livello  della  notocorda  esiste  un  tratto  di  epidermide  le  cui 
cellule  sono  visibilmente  piii  alte  delle  altre  circostanti  e  formano 
con  il  lore  insieme  una  regione  piu  inspessita  che  si  presenta  a  un 
dipresso  come  una  lente  biconvessa.  Quest'area  di  maggior  ispessi- 
mento  rappresenta  secondo  me  una  di  quelle  formazioni  che  Kupffer 
chiamo  placodi. 

Ora  al  disotto  di  questo  placode,  cioe  piu  verso  la  regione  ven- 
trale, le  cellule  epidermiche  dell'arco  joideo  sono  ancora  inspessite 
ed  entrano  in  connessione  con  le  cellule  del  sottostante  abbozzo. 

In  un  recente  lavoro  che  ho  pubblicato  sui  primordi  dello  svi- 
luppo  deh'acustico-faciale  (10)  (al  quale  rimando  il  lettore  per  quehe 
particolarita  che  vi  si  riferiscono)  io  ho  dimostrato  che  in  origine 
il  faciale  e  I'acustico  hanno  due  abbozzi  nettamente  distinti,  di  cui 
queUo  del  faciale  e  sovrapposto  a  quelle  deR'acustico  e  scorre  quindi  a 
flor  di  pelle,  mentre  quelle  dell'acustico,  so1}tostante  ad  esse,  si  tro- 
va  ahogato  piu  profondamente  nel  capo.  Solo  piu  tardi  per  I'atrofla 
di  una  parte  dell'  abbozzo  del  faciale  queho  dell'acustico  diventa  un 
abbozzo  misto  acustico-faciale. 


-   112   - 

Or  bene,  1'  abbozzo  del  faciale,  mentre  nella  sua  part,e  ante- 
riore  scorre  sotto  al  placode  menzionato  per  penetrare  nell'arco  ioi- 
deo  sotfcostante  fondendosi  con  le  sue  cellule  epidermiche  inspessite 
nella  regione  superiore  dell'arco,  nella  sua  parte  posteriore  si  arre- 
sta  al  placode  menzionato  con  le  cui  cellule  intimamente  si  unisce. 
Cosi  che  possiamo  dire  clie  il  faciale  si  unisce  in  due  regioni  con 
repidermide:  in  una  corrispondente  al  placode  al  disopra  del  livello 
della  notocorda  ed  in  un'  altra  a  livello  di  questa  o  un  po'  al  di- 
sotto. 


Fig.  III.  —  Embrione  umano. 

Sc/idiic  ijiiasi  trasversale  a  livel'o  dell'abbozzo  ueil'acustico-faciale.  —  va,  fossetta  acustica;  ac, 
alibozzo  (luli'acustico  ;  ah,  abbozzo  del  faciale;  pf,  placode  dorso-laterale  del  faciale;  pt.  placode  epi- 
lirancliiale  delTacustico  faciale  ;  ge,  ganglio  epibraiichiale  dell'acustico  faciale.  Le  altre  lettere  come 
Ill-lie  figure  precedenti.  (X  80  circa). 

Quanta  all'acustico  presenta  anch' esse  una  disposizione  analo- 
ga  poiche  la  sua  estremita,  penetrando  nell'  arco  ioideo,  si  unisce 
l)ure  con  le  sue  cellule  epidermiche  nella  regione  superiore  di  esse 
c  pill  in  alto  si  connette  intimamente  con  le  cellule  originariamente 
epidermiche  delle  fossette  acustiche,  anch'esse  notevolmente  inspes- 
site, le  quali  rappresentano  percio  il  placode  corrispondente  all'  a- 
custico. 

Anche  qui,  come  nella  regione  del  trigemino,  le  cellule  costi- 
tuenti  i'  inspessimento  presentano  distintamente  quella  struttura 
vacuolaro  che  ho  gia  descritto. 

Suha  presenza  di  queste  formazioni  nella  regione  dell'acustico- 
taciale  non  v'  ha  discussione  fra  gU  embriologi.  Esse  furono  osser- 
vate  fra  altri  da  Semper,  van  Wijhe,  Beard  nei  verte])rati  infe- 


-   113  - 

riori,  da  Kastschenko  negli  uccelli,  da  Froriep  nei  maramiferi, 
da  Chiarugi  nell'uomo.  Solo  Weigner  (21)  non  pote  constataiie  con 
sicurezza,  ma  cio  e  forse  dovuto  alia  fase  uri  po'  troppo  avanzata 
degli  embrioni  da  lui  esaminati. 

Formazioni  simili  furono  pure  osservate  da  Goronowitsch  (11) 
negli  uccelli,  ma  egli  sostiene  che  queste  non  hanno  nulla  a  die  fare 
con  quelle  descrifcte  dal  Froriep  nei  mammiferi,  in  fasi  di  sviluppo 
pill  avanzate.  Cio  e  forse  probabile,  ma  non  si  potra  asserire  con 
sicurezza  flnche  non  si  faranno  altre  speciali  ricerche  in  propo- 
sito. 

Reg-ione   del   glosso-faring'eo  e   del  vag-o. 

Subito  dietro  alia  fossetta  acustica  ricompare  un  altro  inspes- 
simento  epidermico  il  quale  si  protrae  ininterrotto  e  sempre  ben  di- 
stinto  per  ben  15  sezioni  di  15  u.  caduna  assumendo  cosi  una  esten- 
sione  di  225  [j-  circa.  Anche  in  questa  regione  esse  presenta  netta- 
raente  spiccata  un'  area  in  cui  le  sue  cellule  sono  piu  inspessite  e 
formano  percio  un  placode,  collocate  come  quelle  del  faciale  un  po' 
sopra  al  livello  della  notocorda.  Le  cellule  sono  come  al  solito 
disposte  in  un  solo  strato  e  mostrano  la  struttura  vacuolare  gia 
descritta. 

Al  disotto  dell'epidermide  per  tutta  la  regione  in  cui  si  estende 
I'inspessimento  si  ha  I'abbozzo  di  un  nerve  che,  a  giudicare  dalla 
sua  posizione,  corrisponde  al  glosso-faringeo  ed  al  vago.  Questo 
abbozzo  e  pero  complessivamente  molto  mono  sviluppato  del  pre- 
cedents 

lo  ho  detto  nei  mio  precedente  lavoro  sull'  acustico  faciale  (10) 
che  I'abbozzo  del  faciale,  passando  nell'arco  ioideo,  si  porta  fine  a 
contatto  col  mesoderma  circondante  il  cuore,  mesoderma  che  io  col 
Goronowitsch  chiamero  assiale.  Tale  abbozzo  risulta  cosi  formate 
da  un  cordone  cellulare  che,  scorrendo  a  fior  di  pelle,  si  porta  dal 
disopra  del  cervello  fine  al  mesoderma  assiale  passando  dentro  al- 
I'arco  ioideo.  Esse  fu  chiamato  dal  Goronowitsch  (11)  il  "  prime 
cordone  periassiale  „  {erster  ijeridxialer  Strang)  perche,  secondo  le  sue 
interessanti  ricerche  sul  polio,  esse  deriva  in  massima  parte  dalla 
proliferazione  delle  cellule  del  mesoderma  assiale,  le  quali  formano 
col  lore  insieme  una  massa  cordoniforme  che  si  dirige  verso  il  tube 
midollare  e  si  unisce  con  altre  cellule  prohferanti  dalla  cresta  neu- 
rale  secondaria  {secunddre  Leiste).  Cos!  che  I'abbozzo  del  faciale 
risulta  costituito,  secondo  Goronowitsch,  di  due  parti:  una  pros- 


-   114  - 

simale  di  origine  esodermica,  I'altra  distale  di  origine  mesoder- 
mica. 

Se  il  Goronowitscli  abbia  ragione  neH'attribuire  al  faciale  una 
simile  doppia  origine  e  cio  che  io  non  posso  dire,  perche  nell'  em- 
l)rione  di  cui  parlo  Tabbozzo  e  gia  completamente  formato,  e  quindi 
non  e  piu  possibile  riconoscere  con  precisione  1' origine  primitiva 
delle  sue  cellule.  Ma  e  certo  pero  che  la  dove  le  cellule  dell'abbozzo 
si  uniscono  a  quelle  del  mesoderma  assiale,  la  fusione  e  cosi  com- 
pleta  e  la  somiglianza  degli  elementi  dell'abbozzo  e  del  mesoderma 
e  cosi  perfetta,  che  si  e  indotti  a  dar  ragione  intera  al  Grorono- 
witsch. 

Or  bene,  I'esame  dell'abbozzo  del  glosso-faringeo  e  del  vago 
quale  si  presenta  nel  mio  embrione  ci  conferma  ancora  di  piu  la 
esattezza  di  una  parte  delle  opinion!  di  Goronowitsch  sull'origine 
primitiva  di  questo  abbozzo  che  egli  chiama  il  "  secondo  cordone 
periassiale  „  (zweitei-  periaxialer  Strang 


Fig.  IV.  —  Embrione   umano. 

Sezione  quasi  trasversale  a  livello  dell'abbozzo  del  glosso-faringeo  e  vago.  —  af,  abbozzo  ilel 
plosso-faringeo;  pf,  placoile  dorso-laterale  del  glosso-faringeo;  ijeg,  ganglio  epibrancliiale  del  glosso- 
faringeo  ;  peg,  placode  epibranchiale  del  glosso-faringeo  ;  pv,  placode  dorso-laterale  del  vago  ;  ce,  ce- 
lonia.  Le  altre  lettere  come  nelle  figure  precedent!.  (X  80  circa). 


Di  fatto,  se  si  esaminano  tutte  le  sezioni  comprendenti  1'  inspes- 
simento  epidermico  di  questa  regione,  si  trova  costantemente  che  il 
mesoderma  assiale,  in  vicinanza  dei  lati  del  corpo,  si  continua  insen- 
sibilmente  con  un  cordone  di  cellule  tondeggianti,  compatte  che  so- 
migliano  perfettamente  a  quelle  formanti  gli  abbozzi  precedents  II 
passaggio  dalle  cellule  mesodermiche  a  queste  altre  e  cosigraduale 


-   115   - 

che  non  si  riesce  a  segnare  un  limite  netto  di  separazione  dei  due 
tessuti  e  quindi  ropinione  che  I'uno  derivi  dall'altro  e  perfettamente 
legittimata. 

Ma  un'altra  prova,  che  sta  pure  tutta  in  favore  di  essa,  si  echo 
il  cordone  cellulare  suddetto,  sebbene  si  diriga,  stando  a  fior  di 
pelle,  verso  il  tube  midollare,  non  lo  raggiunge  tuttavia  ma  termina 
ad  una  certa  distanza  da  esso;  quindi  il  dubbio,  che  le  cellule  di 
tiuesto  cordone  possano  aver  avuto  origine  dalla  cresta  neurale, 
dubbio  che  avrebbe  potuto  sorgere  per  I'abbozzo  dell' acustico-fticiale, 
non  puo  piia  esistere  in  questo  case. 

Se  si  esamina  quest'  abbozzo  proprio  dietro  alia  seconda  fessura 
branchiale,  cioe  al  margine  anteriore  del  terzo  arco  branchiale  (com- 
putando  per  prime  quelle  mandibolare  e  per  secondo  1'  arco  ioideo), 
si  vede  bensi  che  le  sue  cellule  compatte  e  numerose  formano  un 
ammasso  che  puo  essere  considerato  come  un  proganglio  epibran- 
chiale  analogo  a  quelh  degli  abbozzi  precedenti,  ma  fra  gli  elementi 
dell'abbozzo  e  quelli  deh'epidermide  non  esiste  quella  connessione  epi- 
branchiale  che  si  scorge  invece  negli  allri  abbozzi.  Anzi  una  fessura 
ben  distinta  separa  1'  un  daU'albro  nettamente  i  due  tessuti.  II  che 
non  deve  gia  portarci  alia  conclusioiie  che  tale  connessione  non  si 
stabilisca'  mai  in  questa  regione,  ma  seraplicemente  che  essa  non 
esiste  ancora  in  tale  fase  di  sviluppo  e  che  la  formazione  del  coi"- 
done  periassiale  rappresentante  I'abbozzo  e  indipendente  dalle  cellule 
esodermiche  almeno  in  questo  stadio,  e  quindi  che  essa  e  dovuta 
da  principle  esclusivamente  al  mesoderma  assiale. 

Pero,  giunto  il  cordone  periassiale  a  hvello  del  placode  di  que- 
^sta  regione,  le  sue  cellule  si  fanno  piii  rare  e  incominciano  a  presen- 
tare  una  notevole  somiglianza  con  quelle  del  mesenchima.  Qua  e  la 
intanto  si  nota  la  presenza  di  alcune  cellule  distintamente  fusiformi, 
di  cui  talune  sparse  senza  una  orientazione  determinata,  mentre  ta- 
lune  altre  riunite  insieme  e  compatte  formano  una  sottile  striscia 
triangolare,  la  quale,  con  la  sua  base  rivolta  verso  I'arco  branchial(3 
sottostante,  si  unisce  alle  altre  cellule  dell'abbozzo  e  si  dirige,  at- 
traversando  obliquamente  il  capo,  verso  il  tube  midollare.  La  punta 
di  questa  striscia  viene  cosi  a  trovarsi  allegata  daccanto  aha  parte 
dorsale  delle  pareti  del-  tube  midollare.  lo  ritengo  che  per  la  sua 
posizione  e  per  la  sua  struttura  questa  striscia  di  cellule  fusiformi 
rappresenti  I'abbozzo  del  glosso-faringeo  e,  piii  propriamente,  quel  tes- 
suto  che  Goronowitsch  chiama  "  tessuto  conduttore  dei  nervi  „ 
(nervenfuhrendes  Grewebe)  destinato  a  segnare  la  via  che  seguiranno 
le  fibre  del  future  nervo  definitivo  (fig.  4). 


-   116  - 

Goronowitsch  credo  che  le  cellule  fusiformi  di  questo  tessuto 
conduttore  sieno  derivate  da  quelle  stesse  del  mesenchima  e  trae  ra- 
gioni  per  questa  credenza  dall'  aver  osservato  tutti  i  termini  di  pas- 
saggio  dalle  cellule  del  connefctivo  a  queste  fusiformi.  Per  conto  mio 
io  non  posso  asserire  che  Goronowitsch  sia  nel  vero,  ma  certo 
e  che  la  presenza  delle  cellule  fusiformi  sparse  qua  e  la  nel  connet- 
tivo  Jegittima  una  simile  supposizione. 

Tra  questa  striscia  di  cellule  fusiformi,  di  cui  ho  parlato  e  che 
ritengo  rappresentare  1'  abbozzo  del  glosso-faringeo,  e  1'  epidermide 
intercede  uno  spazio  il  quale  e  occupato  da  cellule  facenti  parte 
sempre  del  cordone  cosidetto  periassiale,  cellule  che,  come  dissi,  sono 
pill  rare  e  presentano  una  certa  somiglianza  con  quelle  del  mesen- 
chima. Or  bene  mentre  tutto  il  resto  dell'  abbozzo  e  nettamente  di- 
staccato  dall'  epidermide,  quelle  cellule  che  si  trovano  in  vicinanza 
del  i)]acode  dal  lato  dorsale  di  esse,  vi  si  uniscono  intimamente. 

Questa  connessione  delle  cellule  dell'  abbozzo  con  quehe  del  pla- 
code si  conserva  per  quasi  tutte  le  sezioni  seguenti,  ed  il  cordone 
periassiale  si  presenta  nolle  altre  sezioni  posteriori  a  quoUa  conte- 
nente  F  abbozzo  del  glosso-faringeo  press'  a  poco  dello  stesso  aspetto 
gia  descritto.  Pero  le  cellule  fusiformi  che  si  trovano  sul  suo  decorso 
vanno  aumentando  in  vicinanza  del  tube  midollare,  ma  sono  sem- 
pre sparse  irregolarmente  e  non  formano  mai  una  striscia  distinta 
come  quella  del  glosso-faringeo.  Alcune  di  queste  cellule  fusiformi 
si  trovano  allogate  nell'angolo  comproso  tra  I'epidei-mide  e  le  pareti 
del  tubo  midollare  e  talune  si  vedono  diroltamente  connesse  colla 
vOlta  del  tubo  midollare,  ond'  io  suppongo  che  esse  rappresontino  la 
cresta  neurale,  quella  che  Goronov^itsch  chiama  "  tertiare  Lei- 
ste  „  e  che  sarebtae  anche  qui,  come  nel  polio,  pochissimo  sviluppata. 

Finalmente  all'ostremita  posteriore  di  questo  abbozzo  (sezioni 
569-570)  si  vede  comparire  sul  decorso  dello  stesso  cordone  perias- 
siale, ai  lati  del  tubo  midollare,  un  gruppetbo  di  cellule  con  disposi- 
zione  raggiata,  il  quale  rappresenta  senza  dubbio  un  segmento  pri- 
mitive, un  somite  rudimentale.  Che  questo  somite  sia  destinato  a 
scomparire  e  che  le  sue  cellule  si  trasformino  in  elementi  del  me- 
senchima circostante,  come  Goronowitsch  sostiene,  e  cio  che  io 
non  posso  qui  ne  affermare  ne  negare. 

(^uali  sono  ora  le  conclusioni  che  si  possono  dedurre  da  (j^ueste 
osservazioni  ? 

Anzitutto  questa :  che  gli  ispessimenti  epidermici  riscontrati  nei 
vertebrati  inferiori  in  corrispondenza  di  certi  nervi  cefahci  esistono 


-   117  - 

pure  neiruomo  fin  dal  momento  in  cui  compaiono  gli  abbozzi  di 
questi  nervi,  e  che  anche  in  tutta  la  regione  del  trigemino  I'epider- 
mide  si  mostra  inspessita. 

In  secondo  luogo  che  gli  abbozzi  nervosi  primitivi  contraggono 
adesione  con  1'  epidermide  inspessita,  lasciando  per  ora  insoluta  la 
questione  se  questa  concorra  anche  nell'uomo  alia  formazione  dei 
progangli  corrispondenti. 

Tanto  nella  regione  dell'acustico-faciale,  quanto  in  quella  del 
glosso-faringeo  e  del  vago  I'epidermide  presenta  un  inspessimento, 
distinto  dal  resto,  che  sta  al  disopra  della  regione  epibranchiale  e 
che  rappresenta,  a  mio  parere,  un  placode  dorso-laterale  nel  senso 
di  Kupffer,  mentre  puo  ritenersi  come  un  iMcode  epibranchiale 
indistinto  quell'  inspessimento  epidermico  che  sta  nella  regione  epi- 
branchiale. Un  placode  dorso-laterale  non  si  era  flnora  trovato  nei 
mammiferi. 

Ogni  abbozzo  di  nervo  presenta  connessioni  con  I'epidermide  in 
due  punti,  corrispondenti  al  placode  dorso-laterale  ed  al  placode  epi- 
branchiale. II  placode  dorso-laterale  dell'acustico  e  rappresentato 
dalla  fossetta  acustica.  Fa  eccezione  I'abbozzo  del  gjosso-faringeo- 
vago  che  ancora  non  mostra  connessioni  con  1'  epidermide  nella 
regione  epibranchiale,  ma  solo  in  corrispondenza  del  placode  dorso- 
laterale. 

Quanto  al  trigemino  non  e  possibile  distinguervi  un  placode 
dorso-laterale.  Devesi  forse  ritenere  che  in  questa  regione  ed  in  que- 
sta fase  di  sviluppo  i  placodi  dorso-laterali  ed  epibranchiali  sieno 
fusi  insieme  in  un  unico  ispessimento '?  Cio  potrebbe  essere  probabile. 

In  ogni  caso  le  cellule  formanti  gli  ispessimenti  descritti  sono 
sempre  disposte  in  un  solo  strato  e  mostrano  tutte  una  speciale 
struttura  vacuolare. 

Se  poi  questi  inspessimenti  epidermici  non  corrispondano  vera- 
mente  a  quelh  descritti  dal  Froriep  nei  mammiferi  e  da  Kast- 
schenko  negh  uccelh,  come  Goronowitsch  asserisce,  si  potra  solo 
stabilire  con  speciali  ricerche  in  proposito. 

Quanto  al  significato  fisiologico  di  tali  inspessimenti  io  credo  che, 
visti  i  loro  rapporti  stretti  coi  nervi  cefahci,  e  la  loro  posizione 
lungo  i  lati  del  corpo,  sia  difficile  non  riconoscere  in  essi  i  rappre- 
sentanti  di  organi  lateral!  di  senso,  i  quali,  ben  sviluppati  nelle 
forme  ancestrali  dei  vertebrati  e  nei  vertebrati  viventi  inferiori, 
fanno  la  loro  apparizione  effimera  anche  nei  vertebrati  superiori. 

Cio  almeno  io  credo  che  si  possa  concludere  per  quanto  ri- 
guarda  i  placodi  dorso-laterali  di  cui  fin  qui  non  si  era  fatta  men- 


-   118  - 

zione  ne  per  i  mammiferi  ne  tanto  meno  per  I'liomo.  Quanto  ai 
placodi  epibranchiali  la  questjone  e  ancora  da  risolversi.  Froriep 
in  un  suo  primo  lavoro  (7)  era  gia  veiiuto  alia  conclusione  che  si- 
mili  inspessimenti  epidermici  nella  regione  branchiale  del  mammi- 
feri rappresentassero  organi  di  senso  che  egli  chiamo  "  organi  delle 
fessure  branchial!  „  (Organe  der  Kiemenspalten),  ma  piu  tardi,  avendo 
ripetuto  le  sue  ricerche  sulla  Torpedine  (8),  ritenne  che  solamente 
gli  ispessimenti  epidermici  laterali  rappresentassero  organi  di  senso, 
mentre  quelli  epibranchiah,  almeno  nella  regione  del  vago,  si  tra- 
sformassero  in  una  parte  del  timo. 

lo  non  posseggo  ne  osservazioni  ne  prove  per  infirmare  questa 
opinione  del  Froriep,  ma,  mentre  da  una  parte  ammetto  che  cio 
possa  essere  nella  torpedine  od  anche  in  tutti  i  selaci,  dall'altra 
mi  pare  strano  che  la  stessa  cosa  avvenga  nei  vertebrati  superiori. 
Del  resto  Kastschenko  (14),  che  aveva  gia  studiato  nel  polio  que- 
st! inspessimenti  in  relazione  con  la  formazione  del  timo,  viene  pur 
egh  alia  conclusione  che  sieno  da  cun^iderai'si  come  abbozzi  di  or- 
gani rudimentali  di  senso. 

Ad  ogn!  modo  e  da  teners!  sempre  presente  che  i  fatti  esposti 
in  questa  nota  si  riferiscono  ad  una  sola  fase  dello  sviluppo  del- 
I'uomo  e  quindi  nuove  ricerche  adeguate  si  richieggono  prima  che 
una  conclusione  definitiva  possa  essere  accolta  in  questa  quistione 
altrettanto  intricata  quanto  interessante. 

NB.  —  Le  figure  che  accompagnano  questa  nota  sono  tolte  da  microtb- 
tografie  eseguite  dall'  autore  e  sono  tutte  ingrandite  circa  80  volte. 

Bibliografla 

(1)  Beard  J.  —  C'd  the  Segmental  Sense  Organs  of  the  lateral  line  and  on  the    Morphology   of  the 

Vertebrate  Auditory  Organ.  Zool.  Anz.,  Bd.   VII,  p.  i23-i43.   i884. 

(2)  Id.  —  The  system  of  Branchial    ^ense    Organs    and    their    Associated   Ganglia    in   Ichthyopsida. 

Qxiart.  Journ.  Micros.  Sc.  N.  S.,  vol.  XXVI,  p.  0o-i56,  18S6. 

(3)  Id.  —  The  Development   of  the    Peripheral   Nervous    System    of  "Vertebrates.    Ivi,   vol.    XXIX. 

p.   i53-223,  1889. 

(4)  H^raneck  E.    —   Etude   sur   les  replis    m^dullaires  du    Poulet.    Rec.    Zool.    Siiis.,    Tom.    IV, 

p.  305-364.  i88S. 

(5)  Chiarugi  G.  —  Anatomic  d'un  embryon  humain  de    la   longueur   de    mm.   2.6   en    ligne    droite. 

Arch.  ital.  de  Biol ,   Tom.  XII,  p.  ^73-291,  1889- 

(6)  Id.  —  Contribuzioni  alio  studio  dello  sviluppo  dei  nervi  encefalici  nei  Mammiferi  in  confronto  con 

aitri  Vertebrati.  IV.  Svilup:o  dei  nervi  oculoiiiotore  e  trigen.ello,  Puhblicazioni  del  H.  Isti- 
tiito  di  Stiidi  Superiori.  Firenze,  p.  99,  iS97. 

(7)  Froriep.  A.  —  Ueber  Anlagen  von  Sinnesorganen  am  Facialis.    Glossopharyngeus   und    Vagus. 

■      Arch.  f.  Anat.  u.  Phtjs.,  Anat.  Abth.,  p.  1-55,    IS85. 

(8)  Id.  —  Zur  Entwickelungsgeschichte der  Kopfnerven.  Verhand.  d.  Anat.  Gesells.  Munchen.  p.  55  56, 

IbBi. 

(9)  Giglio-Tos  E,  —  Sull'origine  embrionale  del  nervo  trigemino  nell'uomo.  Anat.  Anz.,  Bd.  XXI. 

i902. 

(10)  Id.  —  Sui  primorJi  dello  sviluppo  del  nervo  acustico -faciale  nell'uomo.  Ivi. 


-  119  - 

(11)  Goronowitsch  N.  —  Untersiichungen  Uber  di>?  fintwickelung  <1er    sag.  "  Oangliealeistea   n    in 

Kopfe  des  Vogelembryoneo.  Morphol.  Jahrb.,  20  Bd.,  p.  IS7-259,  1S93. 
(18)  Giitte  A.  —  Die  Entwickelutiirsgeschichte  der  Uake.  Leipzig.  1875. 

(13)  Johnson  and  S  hel  don    —    Notes    on    the    Duvelopinent  of  the  Newt.    Quart.   Journ.  Micros. 

Sc,  vol.  XXVI.  isse. 

(14)  Kastschenko  N.  —  Das  Schlundspaltengeb;et  des  HUnchens.   Arch.  f.  Anat.    u.    Phys.-Anat. 

Abth.,  p.  2.5S-300,   iSS7. 

(15)  Kupffer  C.  (von)  —    Die    Entwickelung    von    Petroiiiyzon   Planeri.   Arch.    f.    mikrosh.     Anal., 

Bd.  35,  p.  469-55S,   iS90. 
(Itj)  Id.  —  Die  Entwickelung  des  Kopfnerven  der  Vertebraten.   Verhandl.  d.  Atvat.  Gesells.,  in  Miin- 
chen,  p.  22  25,  189  i. 

(17)  Piatt  Julia  —  Ontogenetic  Differenciations  of  the  Ectoderm  in  Necturus.  Quart.   Jour.    Micr. 

Sc.  N.  S.,  vol.  XXXriII.  p.  487-547,   1896. 

(18)  Seniper  C.  —  Das  Urogenitalsystem  der  Plagiostomen  u.  seine  Bedeutung  fUr  die  hoheren  Wir- 

belthiere.  .\rb.  aus  d.  Zool.-Zoolom.  Instilut.  zu   Wiirzbury.,  Bd.  II.   lS7o. 

(19)  Spencer  W.  B.  —  Notes  on  the  Early  Pevelopinent  of  Sana  teniporaria.  Quart.  Journ.  Micr. 

Sc.  Suppl.,  1885. 

(20)  Van  Wijhe  J.  W.  —  Ueber  die  Mesodermsegmente  und  die  Entwickelung  der  Nerven   des   Se- 

lachierkopfes.   Verhandel,  d.  k.  Akad.  van   Welenschapptn,  XXII  Beel,  Amslerdam,  p.   1-50, 
1883. 

(21)  Weigner  K.  —  Beinerkungen  zur  Entwickelung  des  Ganglion  acustico-faciale  und  des  Ganglion 

seaiilunare.  .A.nal.  Anz.,  Bd.  XIX,  p.   145-155,  1901. 


DoTT.  GIUSEPPE  FAVAKO 

ASSISTENTE    ONORARIO    NED.'  ISTITUTO    ANATOMICO    DI    PADOVA. 

Cenni  anatomo-embriologici 

intorno  al 

Musculus  retractor  arciium  branchialium   dorsalh  nei  Teleostei. 


Ricevuta  11  10  aprile  1902 
fi  vietata  la  riproduzione 

Poche  e  brevi  fiotizie  trovo  nella  letteratura  intorno  al  muscolo 
retrattore  dorsale  degli  archi  branchiali  dei  ganoidi  e  dei  teleostei: 
credo  quindi  opportune  qualche  ceniio  ulteriore  relative  alia  sua 
morfologia,  all' innervazione  ed  alio  sviluppo  nella  seconda  delle 
menzionate  sottoclassi. 

Secondo  il  Cuvier  e  il  Valenciennes  (^)  il  muscolo  si  reca 
(nella  perca)  dal  terzo  osso  faringeo  superiore  alia  spina  dorsale. 

II  Meckel  C)  ammette  che  esse  si  estenda  "dalle  vertebre  an- 
teriori  alia  faccia  superiore  delle  ossa  faringee. 

(•)  C  uvier  et  Valenciennes  —  Uistoire  naturelle  des  poissons.  Tome  premier.  -  Paris,  1828 
pag.  411. 

(2)  Meckel  J.  F.  —  System  der  vergleichenden  Anatomie.  Vierler  Theil.  —  Halle.  1829,  pa- 
ijina  209. 


-   120  - 

Dal  Olivier  e  dal  Duvernoy  (')  il  inuscolo  viene  denominato 
retrattore  superiore  (clelle  placche  faringee)  o  sottovertehro-faringeo. 

Lo  Stannius  (")  chiama  il  muscolo  retractor  ossium  pharyn- 
georum  superiorum  e  (^)  lo  ammette  innervate  nel  diodonte  dai 
rami  faringei  inferiori  del  vago. 

II  Vetter  C^)  ritiene  che  il  inuscolo  retractor  arcuum  branchia- 
lium  dorsalis,  che  manca  nel  luccio,  si  estenda  nella  perca  dalla 
terza  vertebra  all'estremo  interno  del  quarto  faringo-branchiale,  rice- 
vendo  un  fascio  aberrante  dalla  muscolatura  longitudinale  dell'eso- 
fago.  Nei  ciprinidi,  secondo  I'A.,  il  muscolo  si  reca  dal  processo  im- 
parl del  basioccipitale  alia  porzione  superiore  del  quinto  arco  bran- 
chiale.  II  Vetter  ripete  per  1' innervazione  i  dati  dello  Stannius 
ed  ammette  una  possibile  omologia  del  retrattore  con  il  muscolo 
suhspinalis  del  selacei  (il  quale  giace,  come  e  note,  cranialmente  al- 
I'apparato  branchiale  ed  e  in  rapporto  con  questo). 

Secondo  1'  Emery  (^)  il  muscolo  retrattore  si  reca  nel  Fierasfer 
dal  margine  interno  del  secondo  faringeo  ad  una  speciale  fossetta 
della  terza  vertebra. 

II  Cunningham  (^)  descrive  nella  soghola  un  muscolo  che  va 
dalla  superflcie  inferiore  delle  vertebre  anteriori  alia  faccia  dorsale 
del  faringei  superiori. 

II  Jaquet  (''')  ammette  che  nella  perca  il  retrattore  si  fissi  ai 
lati  della  colonna  vertebrale  e,  per  mezzo  di  quattro  fascetti,  alle 
ossa  sospensorie  dei  quattro  archi  branchiali. 

Tra  i  ganoidi  il  muscolo  venne  descritto  liQlYAmia  calva.  Cito 
per  brevita  I'ultimo  e  piu  complete  lavoro,  quello  di  Phelps  Al- 
1 1  s  (^).  Questi  considera  il  muscolo  nel  gruppo  di  quelli  innervati  dal 
glosso-faringeo  e  dal  vago.    II  retrattore  si  reca,    secondo  I'A.,   dai 


(*)  Cuvier  G.  et  Duvernoy  G.  L.  —  Legons  d'Aiiatomie  cotTi[iar(ie.  Seconde  (Edition,  Tome 
seiJti6me.  —  Paris,  1840,  paij.  282. 

(*)  Stannius  H.  —  Handbuch  der  Anatoinie  der  Wirbelthiere.  Zweite  Auflage.  —  Jierlin,  1854, 
pag.  115. 

(')  Stannius  H.  —  Das  iieripherisi-he  Nervensysteiii  der  Kische,  aiiatoiiiisch  und  physiologiscli 
untersucht.  —  Jiostocli,   1849,  pag.  90. 

(')  Vetter  B.  —  Untersuchungen  zur  vergleichenden  Anatomie  der  Kienicn- und  Kiefermuscula- 
tur  der  Fische.  H  Theil.  Jenaische  Zmlschr.  fiir  Naturwis.s.,  Zvcolfter  Band,  Neue  Fntije,  Fiiiifter 
Band,   1878,  paij.  511  e  534. 

(5)  Emery  C.  —  Fierasfer.  Studi  iutorao  alia  Sisteiiiatica,  I'Anatomia  e  la  Biolpgia  delle  specie 
niediterranee  di  questo  genere.  Ji.  Accademia  dei  Lined.  Anno  CCLXXVII,  1879-80,  paij.  37  del- 
t'eslratto. 

(8)  Cunningham  F.  T.  —  A  Treatise  on  the  Common  Sole  {solea  vulgaris)  considered  both  as 
an  Organism  and  as  a  Commodity.  —  P/i/moutfi,   1890.  pag.  49. 

O  Vogt  C.  et  Yung  E.  —  Traite  d'Anatomie  compar^e  pratique.  Tome  deu.\i6me.  —  Paris,  1894. 
Classe  des  Poissons  par  Jaquet  M.,  ;>«(/.  508. 

(')  Phelps  All  is  E.  —  The  Cranial  Muscles  and  Cranial  and  First  Spinal  Nerves  in  Amia 
calva.  Journ.  of  Morphology,  vol.  XII,   1897,  pag.  671  e  681. 


-    121   - 

lati  della  terza  e  quarta  vertebra  alia  superflcie  dorsale  del  terzo 
faringo-branchiale  del  lato  proprio  e  dell'opposto.  E  ritenuto  omo- 
logo  al  suhspinalis. 

Altri  Autori  non  fanno  menzione  del  muscolo  oppure  accen- 
nano  molto  vagamente  ad  esse. 

Passo  ad  esporre  i  caratteri  generali  die  presenta  il  retrattore 
nell'iiitera  sottoclasse  del  teleostei,  ricordando  pure  i  rapporti  die 
gli  organi  vidni  coiitraggono  coii  esse. 

II  muscolo  retrattore  del  fariiigei  uon  seiiipre  e  un  orgauo  pari, 
giacente  di  lato  al  piano  di  simmetria  del  corpo ;  qualdie  volta  e 
imparl  ed  occupa  la  linea  mediana  (es.  generi  Labrus  e  Crenilahrus). 

E  un  muscolo  lungo,  disposto  con  I'asse  maggiore  piii  o  meno 
parallelo  a  quelle  del  corpo  ed  apparisce  un  po'schiacciato  sagittal- 
mente.  Esse  presenta  adunque  due  superflcie,  Tuna  ventrale,  I'altra 
dorsale  ;  due  margini,  V  uno  Morale,  Y  altro  mediale  (se  e  muscolo 
imparl,  il  prime  soltanto);  due  estremi,  I'uno  caudale,  I'altro  cefalico. 

La  superflcie  ventrale  e  in  rapporto  con  la  parete  posteriore 
dell'esofago  con  cui  scambia  talora  fascetti  muscolari  (es.  Crenila- 
hrus) ;  in  vicinanza  all'  estremo  orale  puo  essere  a  contatto  con  la 
porzione  posteriore  della  superflcie  dorsale  dell' ultimo  faringeo  (es. 
Uranoscopus  scaber  L.) ;  caudalmente  con  1'  estremo  prossiraale 
della  vescica  natatoria  (es.  Smaris  vulgaris  C.  V.),  alia  quale  puo 
aderire  con  qualclie  fascetto  (es.  SerraMus  cabrilla  Cuv.) ;  nella  por- 
zione di  mezzo  puo  essere  flnalmente  a  contatto  con  un  lembo  ven- 
trale del  rene  (es.  Perca  fluviatilis  L.). 

La  superflcie  dorsale  e  in  rapporto  con  lo  sclieletro,  ma  talora, 
fatta  astrazione  dall'estremo  anteriore,  pure  con  il  rene  (es.  Blen- 
nius  ocellaris  L.) ;  in  vicinanza  ai  faringei  puo  essere  a  contatto  con 
le  vene  degli  arclii  branchiali  e,  piii  vicino  ancora  all'inserzione,  con 
il  muscolo  adduttore  del  faringei  (es.  Fierasfer  acus  Kp.). 

II  margine  laterale  e  abbracciato,  meno  la  porzione  anteriore  e 
per  lunghezza  differente,  dal  rene. 

11  margine  mediale  e  in  rapporto  profondamente  con  T  aorta  e 
talora  con  un  lembo  del  rene  (es.  Seriola  Bumerilii  Risso)  e  con  il 
margine  corrispondente  del  muscolo  dell'altro  lato.  I  due  retrattori 
possono  fondersi  per  una  certa  estensione  o  cranialmente  (es.  Tri- 
gla  corax  Bp.)  o  caudalmente  (es.  Lophius  parvipeymis  Cuv.)  oppure 
in  totalita,  avendosi  allora,  come  vedemmo,  un  muscolo  unico  ed 
imparl.  In  tal  case  1'  aorta  giace  profondamente,  scorrendo  in  un 
canale  fibrose  aderente  ai  corpi  vertebrafl. 


.  -.12^  - 

Oltre  a  questa  fiisione  che  si  manifesta  come  carattere  fisso 
nelle  singole  specie  e  non  e  dovuta  ad  un  semplice  addossamento 
reciproco  delle  fibre,  ma  ad  un  incrociamento  di  fascetti  musc<^lari 
e  aponevrotici  in  corrispondenza  della  linea  mediana,  ho  spesso  no- 
tato  come  varieta,  nel  caso  di  muscoli  totalmente  separati,  dei  fa- 
sci  i  quali,  staccandosi  dal  margine  mediale  di  un  muscolo  in  vi- 
cinanza  all'  estremo  distale,  incrociano  obliquamente  la  linea  me- 
diana passando  ventralmente  all' aorta  e  si  fondono  con  il  muscolo 
del  lato  opposto  in  prossimita  all'esfcremo  orale  di  questo. 

L'inserzione  spinale  o  inserzione  fissa  puo  spingersi  caudal- 
mente  sine  alia  sesta  vertebra  (es.  Belone  acus  Risso ;  Merluccius 
vulgaris  Flem.) ;  puo  aver  luogo  in  corrispondenza  di  uno  o  piii  me- 
tameri  e  in  ciascuno  di  questi  in  tre  regioni  distinte.  Anzitutto  alia 
superficie  ventro-latorale  del  corpo  della  vertebra  (es.  Lophius) ;  se- 
condariamente  al  margine  ventrale  della  parapoflsi  (es.  MuUus  bar- 
batus  L.) ;  oltre  a  cio  al  margine  anteriore  delle  coste  vicino  al  lore 
estremo  mediale  (es.  Belone  ac).  L'inserzione  ha  spesso  luogo,  per 
ogni  singola  sede,  con  una  digitazione  distinta  che  si  mantiene  auto- 
noma  per  un  tratto  piir  o  meno  lungo. 

L'inserzione  alle  ossa  faringee  superior!  corrisponde  o  al  lab- 
bro  dorsale  del  margine  postero-interno  o  alia  superficie  dorsale  di 
esse.  Si  verifica  in  via  generale  il  fatto  che,  quando  I'ultimo  farin- 
geo  e  bene  sviluppato,  ahora  il  muscolo  s'inserisce  a  questo  o  in 
corrispondenza  del  margine  posteriore  (es.  Crenilabrus)  o  della  fac- 
cia  superiore  (es.  Uranoscojnis  sc).  Se  1'  ultimo  osso  faringeo  e  pic- 
colo e  spostato  all'esterno,  l'inserzione  ha  luogo  al  penultimo  (es. 
Brama  Raji  Schn.).  II  muscolo  puo  finalmente  inserirsi  ad  ambedue 
i  detti  faringei  (es.  Perca  fluviatilis  L.,  contrariamente  alle  osser- 
vazioni  degli  Aa.),  non  pero  con  digitazioni  distinte.  Non  ho  mai 
veduto  l'inserzione  estesa  sine  al  prime  faringeo  superiore. 

L'attacco  vuoi  spinale,  vuoi  branchiale,  avviene  per  cortissime 
fibre  tendinee,  le  quali  si  prolungano  talora  a  rivestire  per  un  certo 
tratto  la  superficie  del  muscolo :  qualche  volta  pero  ha  luogo  al- 
I'apparato  bi-anchiale  per  mezzo  di  un  robusto  tendine  (es.  Coris 
julis  Gthr. ;  Uranoscopus  sc). 

II  muscolo  retrattore  dei  faringei  in  parecchie  specie  fa  difetto. 
Tale  mancanza  ho  trovato,  ad  esempio,  nei  murenoidi  {Anguilla  vul- 
garis Turt.;  Conger  vulgaris  Cuv.)  ove  lo  scheletro  branchiale  e  molto 
sottile  e  le  ossa  faringee  superiori  poco  sviluppate. 

Per  quanto  conceme  finalmente  il  muscolo  descritto  dal  Votter 
nei  ciprinidi,  esse  deve  ritenersi  (pare  ne  convenga  in  parte  anche 


-   123   - 

I'A.  nelle  conclusioni)  come  una  formazione  diversa  dal  sottoverte- 
bro-faringeo  ed  affirie  piuttosto  al  sistema  dei  muscoli  trasversi.  II 
Cunningham  (')  infatti  descrive  nella  sogliola,  oltre  al  retrattore, 
un  nmscolo  branchiale  in  rapporto  con  il  processo  del  basioccipitale. 

Riguardo  all'innervazione  ho  trovato  che  il  retrattore,  nelle  spe- 
cie dove  e  un  po'  esteso  caudalmente  (es.  Belone  ac;  Scorpaena),  ri- 
ce ve  ancora  filamenti  nervosi  derivanti  dah'anastomosi  longitudinale 
formata  dai  primi  nervi  spinah  e  decorrente  al  di  sopra  del  muscolo 
di  flanco  alle  vertebre. 

Lo  sviluppo  del  retrattore,  studiato  nella  specie  Belone  acus 
Risso,  dimostra  come  il  muscolo  sia  da  principio  confuso  con  la 
superficie  mediale  dei  primi  miotomi  spinah  in  vicinanza  al  loro 
margine  ventrale  e  a  liveho  deha  superficie  inferiore  deha  corda ;  e 
molto  probabile  una  compartecipazione  di  miotomi  cefahci  in  corri- 
spondenza  dell'estremo  craniale  dell'abbozzo. 

II  subspinous  invece  si  sviluppa,  secondo  il  Dohrn  f),  dai  mio- 
tomi anteriori  deU'  ipoglosso,  ma  e  dubbio  1'  intervento  dei  poste- 
riori del  vago. 

A  poco  a  poco  le  gemme  muscolari  del  retrattore  si  recano 
latero-ventralmente  alia  corda,  insinuandosi  tra  questa  e  il  rene  ce- 
fahco,  lateralmente  ah'aorta  e  dorsalmente  aH'intestino.  Tale  mi- 
grazione  e  tanto  piu  accentuata  quanto  piii  si  precede  cranialmente, 
sine  in  corrispondenza  dell'abbozzo  dell'apparato  branchiale. 

Yodiamo  quindi  come  i  muscoh  retrattori  non  siano  in  origine 
che  una  porzione  del  segmento  ipaxonico  del  grande  muscolo  late- 
rale  e  come  solo  in  istadi  piii  avanzati  e  in  rapporto  con  lo  svi- 
luppo dell'apparato  branchiale  si  rendano  autonomi  entrando  in  re- 
lazione  con  quest'ultimo. 

II  Fiirb ringer  (^),  che  afferma  non  aver  trovato  nei  teleostei 
del  pari  che  nei  ganoidi  traccia  di  musculatura  spinale  epibranchiale, 
ritiene  il  suhspinalis  dei  selacei  omologo  al  muscolo  longus  colli  dei 
vertebrati  superiori. 


(')  Loc.  cit. 

(*)  Dohrn  A.  —  Studien  zur  Urgeschichte  des  Wirbelthierkorpers.  Mittheil.  a.  d.  zool.  Station 
2u  Neapel,  Sechster  Band,  iS86  Zur  Phylogenese  des  Wirbelthierauges,  pag.  445-6.  —  Neunter 
Band  iSS9-9i.  Neue  Grundlagen  zur  Beurtbeilung  der  Metamerie  des  Kopfes,  pag.  355. 

(')  FUrbi'inger  M.  —  Ueber  die  spino-occipitalen  Nerven  der  Selachier  und  Holocephalen  und 
^hre  vergleichende  Morphologie.  Festschr.  zum  70ten  Geburtstag  v.  C.  Gegenbattr.  Driller  Band. 
Leipzig,  1897,  pag.  468  e  572. 


124 


Vedemmo  d'altro  lato  la  omologia  proposta  dal  Vetter  e  sta- 
bilita  dall'Allis  tra  retractor  e  subspinalis. 

Ammesse  esatte  tali  asserzioni,  si  ha  come  necessaria  conclu- 
sione  la  omologia  del  muscolo  retrattore  dei  faringei  con  il  lungo- 
del  collo. 

In  verita,  se  puo  ammettersi  die  un  muscolo  in  rapporto  nei 
vertebrati  inferior!  con  I'apparato  branchiale  possa  adattarsi  nei  su- 
periori  a  muscolo  esclusivamente  dello  scheletro  assiale,  osservo 
che  la  sede,  I'innervazione  e  la  primitiva  disposizione  embrionaria 
non  costituirebbero  argomenti  confcrari  alia  supposta  omologia. 

ISTon  intendo  pero  con  questo  di  confermarla  in  alcun  mode,  ma 
di  esporre  semplicemente  il  mio  giudizio  su  tale  questione.  Se  da 
alcune  ricerche,  cui  sto  ora  attendendo,  intorno  alio  sviluppo  dei 
muscoli  cervicali  e  dorsali  negli  amnioti,  potro  trarre  argomenti 
ulteriori  per  chiarire  la  questione,  non  manchero  di  riprenderla. 


CosiMO  Uhbkubini,   AMMINISTKATORE-KEJsPONSABILE. 


■^■^•^41?  fgi, 


^iifisHt 


Milano  -  Via  G-.  Revere,  S  -  Milano 


UNICA  FABBRIGA  NAZIONALE 

DI  MICROSCOPI  ED  ACCESSORI 


DITTA    FORNITRICE 


di  tutti  i  Gabinetti  UiiiTersitari  del  RegQo 
MICROSCOPIO  GRANDE  MODELLO 

con  crem&gliera,  apparato  Abbe,  diaframma 
ad  iride,  tavolino  in  ebanite,  revolver,  due 
obbiettivi  a  secco  3e7*,  unoad  imraersione 
omogenea  Via")  ^^^  oculari  2  e  4;  il  tutto 
posto  in  elegante  armadietto  in  mogano 
L.  400 
{ingrandimenti  fino  a  1000  diametri) 

Nnovo  olilileiliTO  Vjs-  Seiiiiapocroiiiatico 

IMMERSIONE  OMOGENEA 

Obbiettivo  raccomandato  per  la  graride  po- 
tenza  e  per  la  sua  durata  (Vedi  Zeit- 
sclirift  filr  wisse7ischoft. Microscopie  del 
12  settembre  1894,  Band  XI,  Heft  2) 
L.  200  coi  due  oculari  compensatori 
4  ed  8. 

CATALOGO  GENERALE  GRATIS 

a  seraplice  richiesta 

Pagavienti  rateali  mensili 
pel  Sigg.  Ufficiali  sanitan  comunali. 


Firenze,  iy02.  —  Tip.  L.  Niccoluj  .  Via  Faenia ,  -ii. 


Monitore  Zoologico  Italiano 

(Pubblicazioni  Italiane  di  Zoologia,  Anatomia,  Embriologia) 

Organo  ufficiale  della  Unione  Zoologica  Italiana 

DIRETTO 
DAI    DOTTORI 

GIULIO  CHIARUGI  EU6ENI0  FICALBI 

Prof,  di   Anatomia  umana  Prof,  di  Anatomia  comp.  e  Zoologia 

nel  R.  Istituto  di  Studi  Super,  in  Kirenze  nella  R.  Uuivwsita  di  Padova 

Ufficio  di  Direzione  ed  Amtninistrazioue :  Istituto  An.atomico,  Firenze. 
12  numeri  all' anno  —  Abbuonamento  annuo  L.  15. 

XIII  Anno  Firenze,  G-iugno  190S  N.  6 

SOMMARIO  :  Biblioguapia.  —  Pag.  125-127. 

SuNTi  E  Riviste:  A-Scoli  C,  II  meccanesirao  di  formazione  della  mucosa 
gastrica  uraana.  —  Pag.  127  128. 

CoMUNiCAZiONi  ORiGiNALi :  Livini  F.,  A  proposito  di  una  classificazione 
delle  ghiandole.  Replica  al  Prof.  G.  Paladino.  —  Vastarini-Cresi  Gr., 
Comunicazioni  dii-ette  tra  le  arterie  e  le  vene  (anastomosi  artero-venose) 
nei  inammiferi.  —  G-iacomini  E.,  Contributo  alia  conosceiiza  delle 
capsule  surrenali  nei  Ciclostomi  —  Sulle  capsule  surrenali  del  Petrorai- 
zonti.  ^Con  tav.  II-III).  —  Pag.  129-162. 

NOTA    BIBLIOGRAFICA.   —    Pag;    163. 

Avvertenza 

Delle  Comunicazioni  Originali  che  si  pubblicano  nel  Monitore 
Zoologico  Italiano  e  vietata  la  riproduzione. 


BIBLIOGRAFIA 

Si  da  notizia  soltanto  dei  lavori  pubblicati  in  Italia. 


VI.  Protozoi. 

Grassi  B.  —  Studi  di  uno  Zoologo  sulla  malaria.  Seconda  edizione  notevol- 
mente  accresciuta,  con  21  figg.  e  8  tav.  —  Roma,  tip.  R.  Ace.  Lincei,  1901. 

IX.  Vermi. 

2.  Platodi  o  Platiblminti  (Turbellari.  Trematodi.  Cbstodi). 

Messineo  G.  —  Sul  veleno  contenuto  in  alcune  tenie  dell'uomo :  ricerche  spe- 
rimentali.  —  Atti  Accad.  Gioenia  Sc.  nat.  Catania,  An.  78  (1901),  S.  4, 
Vol.  14,  Mem.  VI  di  pp.  36.  Catania  1901. 


-  126  - 

Mingazzini  P.  —  Sull'esistenza  di  una  secrezione  emessa  dalla  superficie  del 
corpo  dei  Cestodi  adulti.  —  Estr.  di  pp.  6  d.  Rassegna  internaz.  medicina 
moderna,  An.  5,  190i,  N.  5-6.  Catania  1902. 

3.  Nematodi  o  Nematelminti. 

Corti  E.  —  Di  un  nuovo  Nematode  parassita  in  larva  di  Chironomus.   —  Ren- 

dic.  Istit.  lomh.  sc.  e  lett,  S.  2,   Vol.   35,    Fasc.    2-3,  pp.    105-113.    Milano 

1902. 
Fieri  G.  —  Sul     niodo    di    trasmissione    dioW Anchilostoma    duodenale.   —   Atfi 

Accad.  Lincei  (Rendic),  CI.  Sc.  fis.,  matem.  e  nat.  An.  299,  S.  5,  Vol.  11, 

Sent.  1,  Fasc.  5,  pp.  211-220.  Roma  1902. 

12,  Anellidi  (Archianellidi.  Oligocheti.  PoLicHBTi.  Irudinei). 

Concetti  L.  —  Viaggio  del  D."*  A.  Borelli  nel  Chaco  boliviano  e  nella  Repub- 

blica  Argentina.  XYII.  Terricoli    boliviani  ed  argentini.  Con  tav.  —  Boll. 

Musei   zool.    e   anat.  comp.    Uiiiv.  Torino,   Vol.  11,  N.  420,  pp.  11.    Torino 

1902. 
Rosa  D.  —  Un  lombrico  cavernicolo  {Allolobophora  spelaea  n.  sp.).  —  Estr.  di 

pp.  4  d.  Atti  Soc.  Naturalisti  e  Matem.  Modena,  S.  4,  Vol.  4,  An.  35,  Modena 

1901. 
Rosa  D.  —  II  cloragogo  tipico  degli  Oligocheti.  Con  tav.  —  Estr.  di  pp.    26 

d.  Mem.  Accad.  Sc.  Torino,  S.  2,  Tomo  52,  An.  1901-1902.  Torino,  Clausen 

edit  1902. 

X.  Artropodil 

4.  Crostacei. 

Bottazzi  F.  —  L'  innervazione  viscerale  nei  Crostacei  e  negli  Elasmobranchi. 
—  C.  R.  5'^  Congr^  internal.  Physiologie :  Arch.  ital.  Biologic,  Tome  36, 
Fasc.  1,  pp.  19-81.  Turin  1901. 

Capeder  G.  —  Contribuzione  alio  studio  degli  Entomostraci  Ostracodi  dei  ter- 
reni  miocenici  del  Piemonte.  Con  tav.  —  Atti  Ace.  Sc.  Torino,  Vol.  31 
(1901-1902),  Disp.  1,  pp.  5-18.  Torino  1902. 

Orlandi  S.  —  Sulla  struttura  dell'  intestino  della  Squilla  mantis  Rond.  Con 
2  tav.  —  Estr.  di  pp.  22  d.  Boll.  Musei  zool.  ed  anat.  compar.  Univ.  Ge- 
nova,  N.  101,  1901.  Genova,  tip.  Ciminago  —  anche :  Estr.  di  pp.  24 
d.  Atti  Soc.  ligustica  Sc.  nat.  e  geograf..  An.  12,  Vol.  12;  Genova,  tip,  Ci- 
minago. 

Orlandi  S.  —  Sulla  struttura  dell'  intestino  della  Squilla  mantis  (Sunto).  — 
Rendic.  2*  Assemhlea  ord.  e  Convegno  Unionb  zool.  ital.  in  Napoli  {10-13 
aprile  1901),  in:  Monit.  zool.  ital.  An.  12,  N.  1,  pp.  116-118.  Fir enze  1901. 

5.  Aracnidi. 

D'Agostino  A.  P.  —  Prima  nota  dei  ragni  dell'Avellinese.  —  Avellino,  pp.  4, 

1901. 
liCardi-Airaghi  Z.  —  Aracnidi  di  Mahe  e  Kandy.  —  Atti  Soc.   ital.    Sc.  nat. 

e  Museo  civ.  St.  nat.  Milano,  Vol.  40,  Fasc.  4,  pp.  345-313.  Milano  1902. 


-   127  - 

Trotter  A.  —  Di  una  nuova  specie  d'Acaro  (Eriophyes)  d'Asia  minora,  pro- 
duttore  di  galle  su  Tamarix.  —  Atti  Istit.  Veneto  sc,  left,  ed  arti,  Tomo  60 
{S.  8,  Tome  3),  An.  Accad.  1900-1901,  Parte  2,  DLsp.  10,  pp.  953-955.  Ve- 
nezia  1901. 

7.    MiRIAPODI. 

Rossi  Gr.  —  Sulla  resistenza  del  Miriapodi    all'asfissia.  —    Estr.  di  pp.    31  d. 

Boll.  Soc.  entomol.  ital..  An.  33,  Trim.  3-4.  Flrenze.  tip.  Bicci  1901. 
Rossi  Gr.  —  Sulla  locomozione    dei    Miriapodi.  —  Estr.  di  pp.  17  d.  Atti  Soc. 

Ugustica  sc.  nat,  An.  12,   Vol.  12.  Genova,  tip.  Ciminago  1901. 

8.  Insetti  o  Esapodi. 

I)  Ditteri  e  Afanitteri. 

Grassi  B.  —  Studi  di  uno  Zoologo  sulla  malaria.  Seconda  ediz.  notevolmente 
accresciuta,  con  21  figg.  e  8  tav.  —  Vedi  in  questo  N.  a:  Protozoi. 

XI.  Ediinodermi. 

Bather  F.  A.  —  Che  cosa  e  un  echinoderma?  Con  note  di  Achille  Russo.  — 
Torino,  G.  B.  Paravia  edit.,  pp.  31,  1.902. 

XII.  Molluschi. 

1.  Parte  genbrale. 
Bellardi  L.  —  I  inolluschi  dei  terreni  terziarii  del  Piemonte  e  della  Liguria, 
descritti  dal  D.""  Federico  Sacco.  Parte  XXIX.  —  Torino.  C.  Clausen  edit., 
pp.  216,  1901.  Con  29  tav. 

3.  Gasteropodi 

(PrOSOBIIANCHI.   EtBROPODI.    QPISTOBRANCHI.   PfEROPODI.    POLMONATi). 

Mazzarelli  Gr.  —  Note  biologiche  sugli  Opistobranchi  del  Golfo  di  Napoli. 
J'arte  I'' :  Teotibranclii.  —  Atti  Soc.  ital.  Sc.  ?tat.  e  Museo  civ.  St.  nat. 
Milano,   Vol.  40,  Fasc.  4,  pp.  291-314.  Milano  1902. 

6.  Cefalopodi. 
Ficalbi  E.  —  Dovatop.His  vermicularis  larva  di  Chiroteuthis  Veranyi.  —  Monit. 
zool.  ital.  An.  13,  N.  2,  pp.  37-39.  Firenze  1902. 


SUNTI    E    RIVISTE 


C.  Ascoli.    —  II  meccanesimo  di  formazione  della  mucosa  gastrica  umana.    — 

Arch.  Scienze  mediche.   Vol.  XXV,  N.  12.  Torino  1901. 

II  materiale  scelto  per  questo  studio  fu  limitato  esclusivamente  all'uomo; 
furono  esaminati  embrioni  e  feti  da  2  mesi  e  mezzo  fino  alia  nascita,  inoltre 
iiumerosi  bambini  ed  adulti  di  varie  eta.  L'A.  divide  il  processo  istogenetico 
della  mucosa  gastrica  in  3  periodi  a  ciascuno  dei  quali  egli  dedica  un  capi- 
tolo. 

Nel  1°  periodo  egli  comprende  la  comparsa  degli  abbozzi  delle  ghiandole, 
la  quale  piecede  la  differenziazione  degli  elementi  ghiandolari  e  ne  e  indi- 
pendente.  La  mucosa  del  fondo  al  principio  di  questo  periodo  e  costituita  da 
un   epitelio  cilindrico  stratificato,  il  quale    ben  presto  si    trasforma    in    cilin- 


-   128   - 

drico  semplice  ;  e  questo  e  attribuito  dall'A.  alia  scarsa  sua  proliferazione  in 
confronto  all'aumento  del  coanettivo,  per  cui  le  cellule  degli  strati  superiori 
vanno  gradatamente  adagiaudosi  sul  raesenchima  :  per  la  nuova  architettura 
deU'epitelio  le  sue  condizioni  di  nutrizione  divengouo  migliori  e  la  sua  capa- 
city proliferativa  aumenta  ;  ed  in  questa  2^  fase  il  suo  accrescimento  supera 
quelle  del  connettivo,  per  cui  essendo  i  due  tessuti  intimamente  aderenti,  ha 
kiogo  un'  iuvaginazione  deU'epitelio  nel  connettivo,  tavorita  in  special  modo 
dalla  scarsa  consistenza  di  quest'ultimo.  L'asse  della  scissione  delie  cellule  e 
parallelo  alia  superficie  del  connettivo,  e  le  raitosi  sono  localizzate  esclusiva- 
mente  alia  porzione  piu  profonda  dei  gerraogli  epiteliali,  rappresentanti  gli 
abbozzi  delle  ghiandole. 

II  2"  periodo,  o  periodo  del  dififei-enziamento  specifico,  s'  inizia  soltanto 
dopoche  lo  schema  della  mucosa  gastrica  e  delineato,  ed  e  visibile,  g\k 
in  feti  al  3"  mese,  negli  elementi  piu  profondi  di  alcuui  abbozzi  ghiandolari, 
i  quali  aumentano  alquanto  di  volume  e  si  colorano  piu  intensamente  delle 
cellule  vicine  con  alcuni  colori  (cellule  priucipali).  In  feti  al  4°  mese,  in  al- 
cune  cellule  che  costituiscoiio  le  rilevatezze  della  mucosa,  delimitanti  le  fos- 
sette,  s' inizia  la  differenziazione  mucipara,  caratterizzata  non  dalla  reazione 
specifica  della  mucina,  che  non  si  puo  ottenere  anoora  in  questo  stadio,  ma 
da  una  zona  a  calice  tinta  piu  delicataraente  all'apice  della  cellula.  Nel  feto 
al  5"  mese  le  cellule  mucipare    danno  la  reazione  specifica. 

Le  cellule  delomorfe  od  aggiunte  si  differenziano  in  feti  di  5  mesi  e 
mezzo  sotto  forma  di  elementi  grandi,  granulosi  e  tingibili  soltanto  nella 
zona  perinucleare. 

La  mucosa  pilorica  e  per  un  breve  periodo  arretrata  nello  sviluppo  in 
confronto  alia  mucosa  del  tondo,  ma  ben  presto  la  supera  cosicche  nel  feto 
al  3f-  mese  lo  spessore  della  mucosa  e  maggiore  che  nel  fondo,  le  cellule  diflfe- 
renziate  in  mucipare  piu  numerose  ;  queste  ultime  invadono  a  poco  a  poco 
col  progredire  dello  sviluppo  tutti  gli  elementi  dei  tubuli,  cosicche  nel  feto  a 
termine  questi  appaiono  quasi  esclusivamente  costituiti  da  elementi  mucipari ; 
molti  Aa.,  scambiando  i  tubuli  tappezzati  da  cellule  mucipare  per  ghiandole, 
afPerraarono  che  la  differenziazione  di  queste  si  compie  precocemente  nella 
regioue  pilorica,  ma  questo  e  decisamente  iuesatto,  secondo  I'Ascoli;  le  ghian- 
dole piloriche  si  differenziano  solo  dopo  il  4"  mese  di  vita  intrauteriua,  sotto 
forma  di  un  cumulo  di  cellule  tingibili  coireosina,  il  quale  appare  al  fondo  di 
alcuni  tubuli. 

Le  figure  cariocinetiche  hanno,  com'e  ben  naturale,  in  tutte  le  ghiandole 
una  sede  determinata  al  limite  fra  cellule  ditterenziate  ed  indifierenti  (centro 
germiuativo). 

Le  cellule  delomorfe  si  moltiplicano  esse  pure  per  mito.si ;  e  simultanea- 
mente  alia  loro  comparsa  si  presenta  uno  speciale  focolaio  di  proliferazione 
all'estremo  inferiore  dei  tubuli.  Alia  nascita  i  vari  centri  germinativi  di  una 
ghiandola  vengono  a  contatto  fra  loro. 

Nel  3'J  periodo  o  periodo  successive  alia  differenziazione,  il  fatto  che  me- 
rita  maggiore  attenzione  e  la  formazione  dei  tubuli  composti,  la  quale  av- 
viene  secondo  I'A,  per  estrofiessione  dapprima  del  fondo  cieco  dei  tubuli  pri- 
mitivi,  cioe  per  iuvaginazione  del  loro  epitelio  entro  il  connettivo  ;  in  un  pe- 
riodo successivo  dello  sviluppo  i  tubuli  secondari  si  formano  dal  colletto  delle 
ghiandole  ;  questo  spostamento  e  dall'A.  attribuito  alia  differenziazione  ghian- 
dolare,  col  procedere  della  quale  si  sposta  verso  I'alto  la  sede  della  prolife- 
razione, da  cui  partono  i  nuovi  germogli  cellulari. 

In  un  aliro  capitolo  sono  trattate  di  sfuggita  alcune  quostioni  relative 
alia  specificita  delle  cellule,  alle  cellule  di  Nussbaum,  alia  rigenerazione  della 
mucosa,  sulle  quali  non  aveiido  esse  che  un  rapporto  molto  iudiretto  coU'isto- 
genesi,  tralasciero  di  riferire. 

La  formazione  di  nuove  fossette  sarebbe  sempre  secondaria  alia  forma- 
zione dei  tubuli,  di  cui  essa  rappresenta  una  conseguenza  diretta. 

G.  Levi. 


-   129  - 


COMUNICAZIONI    ORIGINALI 


ISTITUTO    ANATOMICO    DI    FIRENZE,    DIEETTO   DAL    PKOF.    a.     CHIARUGI, 


DOTT.    F.    LIVINI 

A  proposito  di  una  classificazione  delle  ghiandole. 

Replica  al  Prop.  G.  PALADINO 


Ricevuta  il  10  Maggio  1902. 


£;  vietata  la  riproduzione. 

II  prof.  Paladino  si  e  compiaciuto  rispondere  (')  alle  osserva- 
zioni  ch'  io  affacciai  C)  intorno  alia  nuova  classificazione  delle  ghian- 
dole da  lui  proposta  (^),  e  ne  sono  veramente  lusingato.  Duolmi 
pero,  anche  dopo  le  sue  piu  ample  dilucidazioni,  di  non  poter  con 
lui  convenire,  poiche  queste  non  hanno  menomamente  scosso  i  miei 
convinciinenti.  Keplichero  colla  maggior  brevita  possibile,  prendendo 
in  esame  uno  ad  uno  i  punti  oggebto  di  discussione. 

1.  A  proposito  delle  ghiandole  miste,  delle  quali  sarebbe  solo 
rapprosentante  il  timo,  date  e  non  concesso,  dice  Paladino,  clie 
gli  elementi  linfoidi  di  quest'organo  derivino  da  trasformazione  del 
primitivi  elemenfci  epiteliali,  non  c'  e  ragione  per  negare  la  base  al 
gruppo  delle  ghiandole  enisle,  poiche,  nel  case  in  esame,  non  si  tratta 
deH'origine  dei  costituenti  il  timo,  sibbene  del  lore  carattere  e  della 
concorrenza  lore  alia  costituzione  di  esse. 

Ecco  ora  quanto  a  tale  riguardo  egii  scriveva  nella  sua  prima 
nota  ed  ha  trascritto  nella  seconda :  "  D'altra  parte  non  deve  tra- 
scurarsi  di  considerare  che  I'enchima  o  il  parenchima  glandolare  ha 
diversa  derivazione  e  da  questo  punto  di  vista  -le  glandole  si  divi- 
dono  nel  gruppo  di  quelle  a  fondo  archiblastico  (tutte  le  predette  a 
base  epitehale)  e  nel  gruppo  di  quelle  a  fondo  parablastico  (tutte  le 


(I)  Paladino  G.  —  In  difesa  della  nuova  classiricazione  delle  glandole  da  me  proposta.  Os- 
servazioni  alle  considerazioni  del  dott.  V.  Livini.  —  Monit.  zool.  ital..  An.  13,  N.  4,  pp.  19-83. 
Firenze   1902. 

(^)  Livini  F.  —  A  proposito  di  una  nuova  classificazione  delle  ghiandole  proposta  dal  prof. 
G.  Paladino.  Con  2  figure.  —  Monit.  zool.  ital.,  An.  13,  N.  2,  pp.  41-47.  Firenze  1902. 

(^)  Paladino  G.  —  Per  una  migliore  classificazione  delle  glandole:  nota.  —  Estr.  di  pp.  5 
d.  Rendic.  Accad.  sc.  fis.  e  uialeni.  Napoli,  adunanza  6  Luglio  1901,  Fasc.  7.  Napoli  1901. 


-   130  - 

glandole  linfatiehe  e  le  ernatopoietiche).  Glandola  intermedia  poi  tra 
I'uno  e  I'altro  gruppo  e  il  timo,  il  quale  s'inizia  con  propaggini  epi- 
teliali  degli  archi  brancJdali  e  si  svolge  e  si  compleia  con  Vaggiun- 
gersi  in  prevalente  misura  dell'elemento  parahlastico  o  meseyichima- 
toso  „. 

Evidentemente  qui  Paladino  si  riferisce  alia  origine  degli  ele- 
menti  del  timo,  e  apparisce  chiaro  che  egli  accetta  I'opinione  di  co- 
lore clie  sostengono  la  immigrazione  iieH'organo  di  olementi  linfoidi 
provenienti  dal  mesenchima ;  e  quindi  a  proposito  die  io  ho  richia- 
mato  le  ricerche  di  Beard  (')  sulla  diretta  trasformazione  delle 
cellule  epiteliali  primitive  in  cellule  linfoidi,  trasformazione  ammessa, 
mi  place  notarlo,  non  da  Beard  unicamente,  ma  da  altri  autorevoli, 
quali  Kolliker  {%  Prenant  {\  0.  Schultze  (%  Maurer  {%  Nu- 
sbaum  e  Prymak  {^). 

Ma  se  noi  vogiiamo  seguire  Paladino  nella  sua  seconda  ver- 
sione  e  non  tener  conto  dell'origine  degli  elementi  linfoidi  del  timo, 
dall'ammettere  che  quest'organo  sia  una  ghiandola  mista  altre  consi- 
(lerazioni  ci  trattengono.  Per  Paladino  rappresenterebhero  nel  timo 
I'elemento  archiblastico  0  i  corpuscoh  di  Hassal.  Ora  questi  non 
sono  formazioni  costanti :  cosi  mancano,  secondo  Beard  (^),  nel 
timo  della  Boja^  e  Maurer  (^)  asserisce  di  non  averh  mai  osservati 
negli  Urodeli  da  lui  presi  in  esame.  Ma  c'e  di  piii.  Se  v'ha  chi  am- 
mette  che  questi  corpuscoli  sieno  il  resto  delle  cellule  epiteliali 
delle  quah  il  timo  resultava  primitivamente  costituito,  altri  vi  sono 
che  negano  assolutamente  ad  essi  la  natura  epiteliale.  Gia  A f anas- 
si  ew  {^'^)  aveva  sostenuto  che  negii  Anfibi  e  nei  Mammiferi  i  corpu- 
scoli concentrici  si  sviluppano  ^ixW endotelio  del  caplllari  sanguiferi. 
Recentissimamente  I'origine  di   queste   formazioni   dalle   pareti   dei 


(')  Beard  J.  —  Tho  source  of  leucocytes  and  the  true  function  of  the  thynius.  —  Anat.  An- 
seiger,  Bd.  iS,  N.  22-23-24.  Jena  1900. 

(2)  Koelliker.  —  Cit.  da  Beard. 

(3)  Prenant  A.  —  Contribution  a  I'tilude  du  d^veloppement  organique  et  histologique  dii  thymus, 
de  la  glande  tbyroide  et  de  le,la  glande  carotidienne.  —  La  Ce/hite,   T.   iO,   1S94. 

(■*)  Schultze  O.  —  Cil.  da  Beard. 

(5)  Maurer  "".  —  Cit.  daNusbaum  e  Ma>rho-wsM. 

(")  Nusbauni  J.  u.  Priuiak  T.  —  Zur  Entwicklung  del*  lymphoiden  Elemente  der  Thymus  der 
Knochenfische.  —  Anal.  Anzeiger,  lid.   I'J,  N.  1.  Jena  l!>01. 

(')  Mi  servo  qui  delle  parole  aicJiib'astico  e  parahlastico,  ormai  passate  in  disuso,  perch6  ado- 
perate  da  Paladino. 

(8)  Beard.  —  loc.  cil. 

(9)  Maurer  F.  —  Sciiilddrllse,  Thymus  und  Kiemenreste  der  Amphibien.  —  Morpliol.  Jahrhuch, 
Bd.  i:i.  Leipzig  iSSS. 

[}")  Afanassiew  B.  —  Ueber  die  concentr.  Korpor  der  Thymus  —Arch.  f.  mihr.  Analomie, 
Bd:  14,  1S77.  —Id.—  Weitere  Uutersuch.  ftber  d.  Bau  und  die  Kutwick.  d.  Thymus  etc.  der  i>au^«- 
thiere.  —  Ibidem,  Bd.   14,iS77.  [( 'Halt  da  Nusbauni  e  Wachowski). 


-   131   - 

capillari  e  dei  piccoli  vasi  sanguiferi  e  stata  riconosciuta  da  Pry- 
mak  C)  nei  Teleostei,  da  Nusbaum  e  Machowski  f)  negli  An- 
fibi.  Se  questo  e  vero,  dato  e  non  concesso  che  il  timo  sia  da  consi- 
derare  come  una  ghiandola,  esso  non  sarebbe  una  ghiandola  mista; 
e  poiche,  secondo  Paiadino,  del  grappo  delle  ghiandole  miste  e  solo 
rappresentaute  il  timo,  logicamente  questo  gruppo  non  ha  ragione 
di  sussistere, 

2.  Eccomi  al  11°  gruppo,  quelle  delle  ghiandole  a  fondo  parahla- 
stico. 

Da  quanto  Paiadino  scrive  a  tale  riguardo,  questo  apparisce 
evidente,  che  egh  pone  a  base  della  sua  classificazione  il  concetto 
fisiologico,  non  facendo  alcun  conto  del  concetto  anatomico.  Egli  dice 
infatti  fra  le  altre  cose:  "  La  ghiandola  e  un  organo  di  lavoro  il  cui 
prodotto  morfologico  o  chimico  viene  ad  essere  versato  o  diretta- 
mente  nolle  cavitii  del  corpo  ecc,  o  direttamente  nel  sangue,  e  la 
sua  costituzione  puo  avere  a  base  o  I'epitelio  o  il  tessuto  linfogeno  „. 

Qui  il  Paiadino  non  si  accorge  di  confondere  tessuti  o  organi 
secretori  con  organi  gJdandolari^  mentre  gli  uni  debbono  rimanere 
dagli  altri  nettamente  distinti :  il  concetto  della  secrezione^  infatti, 
non  e  necessariamente  legato  al  concetto  di  organo  ghiandolare. 
Ecco,  in  riassunto,  quanto  a  tale  riguardo  scrive  Luciani  (^) : 

"  Se  per  secrezioue  si  intendesse  qualsiasi  modiftcazione  operata 
dagli  elementi  dei  tessuti  dell'ambiente  in  cui  vivono,  sia  perche  sot- 
traggono  ad  esso  tutti  i  materiah  di  cui  hanno  bisogno  per  vivere, 
sia  perche  versano  in  esso  tutti  i  prodotti  del  loro  metabohsmo,  e 
chiaro  che  a  ciascun  elemento  vivente,  come  tale,  bisognerebbe  ri- 
conoscere  un'attivita  secre trice  „. 

Mi  fermo  un  memento  su  questo  primo  punto  per  ricordare  che 
il  concetto  di  considerare  come  secernenti  tutti  gh  elementi  dei  tes- 
suti e  state  espresso  recentemente  da  Gomez  Ocaila  (^)  nell'ultimo 
Congresso  internazionale  di  Fisiologia  di  Torino,  con  queste  parole  : 
"  Depuis  qu'on  admet  Texistence   de  glandes  sans  canal  excreteur 

'')  Pi-yniak  T  —  Cil.  da  Nnsljauiii  c  Maoliowski  —  Id.  —  Beitrage  zur  Kenntnis  des 
feinereu  Baues  und  del-  Involution  der  Thyniusdruse  bei  den  Teieostiern.  Mit.  2  Abbild.  —  Anal. 
Xnzeiger,  Bd.  21,  N.  6-7.  Jena  1902. 

(*)  Nusbaum  J.  n.  Machowski  J.  —  Die  Bildung  der  concentrischen  Kiirpei-chen  und  die 
pliagocytotisclien  Vorgange  bei  der  Involution  der  Aiuphjbienthym  js  nebst  einige  Beiiierkungeu  iiber  die 
Kienienreste  und  Epitl^elkorpcr  der  Ainphibieo.  Mit  5  Abbildungen.  —  Anal.  A7xzeiger,  Bd.  21, 
N.  3-4,  pp.  110-127    Jena  1902. 

(')  Luciani  L.  —  Fisiologia  deli'uorao.  —  Milano,  soc.  editrice  libra*-ia  1901- 

i*)  Gomez  Ocana.  —  Sur  les  secretions  internes  des  glandes  avec  et  sans  canal  excrt5teur  et 
nieiiie  des  organes  non  glandulaires.  —  C.  H.  du  5  Congrbs  internal,  de  Physiologie :  Arch,  ilal, 
Biologie,  Tome  36,  Fasc.  1,  pp.  43-44.  Turin  1901. 


-   132  - 

nniquemeut  parce  qu'elles  modifient  la  composition  du  sang  avec 
los  produits  de  son  metabolisme,  on  no  pent  plus  refuser  la  fon- 
ction  secretrice  aux  autres  tissus,  y  compris  le  nerveux  „.  E  se  si 
convenisse  nell' intendere  in  senso  cosi  largo  questo  concetto  di 
secrezione,  vede  il  Paladin o  dove  egli  sarebbe  condotto?  Ad  esten- 
dere  tan  to  il  concetto  di  ghiandola  da  dover  considerare  come  tale 
ogni  organo. 

Ma  questo  concetto  di  secrezione  va,  secondo  Luciani,  assunto  in 
un  senso  piii  ristretto  emeglio  determinato;  egli  infatti,  cosi  continua: 
Noi  non  diciamo  secretori  gli  elementi  die  compongono  i  tessuti  ner- 
voso  e  muscolare,  mentre  chiamiamo  secretori  gli  elementi  istologici 
clie  concorrono  attivamente  alia  formazione  e  alia  depurazione  della 
linfa  e  del  sangue,  e  specialmente  gli  epitelii  clei  tessuti  ed  organi  glan- 
dolari.  La  differenza  di  attribute  generalmente  riconosciuta  ai  due  or- 
dini  di  elementi  sta  in  cio  :  nei  primi  lo  scambio  di  material!  coll'am- 
biente  (rappresentato  dalla  linfa  e  dal  sangue)  e  mezzo  e  condizione 
per  lo  svolgimento  di  altre  energie  ;  nei  secondi  in  voce,  che  si  dicono 
secretori,  detto  scambio  rappresenta  e  costituisce  la  loro  propria 
funzione  ed  assume  per  conseguenza  maggiore  intensita  e  caratteri 
pill  spiccati  e  speciali.  Da  questo  punto  di  vista,  il  concetto  fisiologico 
di  secrezione  e  affazto  indipendente  dal  concetto  morfologico  di  glandola. 
I  tessuti  ed  organi  linfoidi  o  adenoidi ....  possono  dirsi  e  sono  ve- 
ramente  tessuti  ed  organi  secretori . . .  .  ;  mentre  per  glandola,  nei 
senso  piii  lato,  si  intende  un  complesso  di  cellule  epiteliali  secretrici. .  . . 

II  succo  dei  riferiti  ragionamenti  e  questo,  che  il  processo  di  se- 
crezione non  e  esclusivo  delle  ghiandole,  ma  puo  avvenire  in  altri  tes- 
suti ed  organi  non  ghiandolari,  e  cio  che  ci  permette  di  separare  net- 
tamente  gli  organi  secernenti  ghiandolari  dagli  organi  secernenti  non 
ghiandolari  e  precisamente  il  concetto  anatomico.  Estendendo  per- 
tanto,  come  vorrebbe  Paladino,  il  nome  di  ghiandole  agU  organi  lin- 
foidi, in  quanto  funzionalmente  posson  considerarsi  come  organi  secre- 
tori, vorrebbe  dire  riadottare  un  sisiema  ormai  giustamente  abbando- 
nato  in  anatomia,  quelle  della  comparazione  degli  organi  secondo  la 
corrispondenza  nei  significato  funzionale  (analogia).  E  in  base  a  questa 
che  dai  vecchi  Zoologhi  vennero  introdottc  denominazioni  sinonimi- 
che  tra  organi  che  si  corrispondono  dal  punto  di  vista  funzionale, 
per  nulla  dal  punto  di  vista  morfologico  {all  di  ima  farfalla,  ali  di 
un  uccello ;  branchie  di  un  pesce,  branchie  di  un  crostaceo).  Ma 
questa  corrispondenza  funzionale,  come  giustamente  fa  osservare 
Ficalbi  ('),  nulla  ci  dice  sul  significato  vero,    fondamentale   di   un 

(•)  Ficalbi  E.  —  Zoologia  generaJe,  -^  Firenze.  succesaori  Le  Mounter,  1SV5. 


-   133  - 

organo  considerato  nella  serie  organizzaba,  la  stessa  funzione  potendo 
risiedere  in  parti  affatto  diverse,  ed  e  invece  la  corrispondenza  mor- 
fologica  che  ci  addita  il  sigiiiflcato  formale  degli  organi ;  per  questo 
la  moderna  scienza  ha  abbandonato  il  metodo  analogico  pex  seguire 
quelle  morfologico.  G-li  effetti  dannosi  poi  che  da  un  punto  di  vista 
pratico  posson  derivare  daUa  comparazione  degli  organi  sulla  sola 
base  dell'analogia  appaiono  evidenti,  se  si  riflette  che  gli  inesperti 
possono  essere  condotti  a  credere  che  organi  sinonimi  che  si  corri- 
spondono  funzionalmente  si  conispondano  anche  morfologicamente, 
cio  che  puo  non  essere,  e  questo  e  proprio  il  case  degh  organi  se- 
cernent! ghiandolari  (ghiandole)  e  degli  organi  secernenti  non  ghian- 
dolari   (organi  linfoidi). 

In  base  a  queste  considerazioni,  a  ragione,  mi  sernbra,  io  scri- 
vevo,  e  ripeto  ora,  che  devesi  rigettare  la  nuova  classificazione  delle 
ghiandole  del  Paladin o,  poiche  essa  ha  per  base  il  solo  criterio 
fisiologico  che  e  insufflciente ;  e  che,  accettandola,  altro  resultato 
non  si  otterrebbe  che  portar  confasione  dove  non  c'  e. 

3.  Nella  ultima  parte  della  sua  risposta  il  prof.  Paladin o,  pur 
non  contestando  il  valore  di  ghiandole  a  tipo  sporgente  e  di  superfi- 
cie  hscie  ghiandolari  alle  formazioni  da  me  descritte  in  Lacerta  re- 
spettivamente  in  Anguis  fragilis  ('),  cerca  di  giustificare  gli  esempi 
da  lui  aho  stesso  riguardo  riferiti. 

a)  Per  quanto  si  riferisce  ai  villi  intestinal!,  esposi  gia  per  quah 
ragioni  non  si  possono  considerare  come  ghiandole  se  si  vuol  rite- 
nerli  come  tah  in  quanto  I'epiteho  che  h  riveste  contiene,  fra  le 
altre,  cellule  mucose,  che  in  allora  dovrebbesi  attribuire  lo  stesso 
valore  a  tutte  le  superficie  epiteliah  nolle  quah  fra  le  comuni  cel- 
lule sono  intercalate  cellule  mucose,  e  dove  cio  condurrebbe  ognuno 
intende. 

11  rimprovero  poi  che  Paladin o  mi  muove  di  aver  io  atteso 
i  lavori  di  Mingazzini  per  apprendere  la  funzione  di  secrezione 
interna  esercitata  dai  villi  intestinal!  non  mi  sembra  giusta.  Ho 
richiamato  le  ricerche  del    Mingazzini  (■)  perche  esso    ha   contri- 


(')  Relativamente  alle  figure  illustrative  della  niia  prdcedente  Nota,  il  prof.  Paladino  ha 
capito  benissinio,  data  la  ioi'o  natura,  che  esse  dovevano  soltaoto  servire  a  dare  idea  della  archittet- 
tiira  generale  della  trachea,  non  dimostrare  la  minuta  struttura  degli  elementi,  e  non  poteva  quindi 
da  esse  apparire  la  natura  ghiandolare  rlelle  cellule  epiteliali  corrispondenti  ai  segmenti  interannlari. 

(2)  Mingazzini  P.  —  Cam^iamenti  morfologici  dell'epitelio  intestinale  durante  rassorbimento 
delle  sostanze  alimentari.  —  Rendic.  Accad.  Lincei,  Vol.  9,  sem.  1.  —Id.—  Id.  Nota  II.  —Ricerche 
fatle  nel  Lahorat.  anal.  norm.  Univ.  Roma  ed  in  altri  Labor.  b-oL,  Vol.  S,  Fasc.  I.  —  Id.  —  La 
secrezione  interna  nell'assorbimento  intestinale.  —  Ibidem,  Vol.  8,  Fasc.  2. 


-  134  - 

buito  nel  miglior  modo  a  chiarire,  con  la  dimostrazione  citologica, 
il  lavorio  secretive  clie  lia  luogo  negli  element!  epiteliali  che  tappez- 
zano  i  villi. 

Perche  poi  questa  funzione  di  secrezione  interna  dei  villi  sia  da 
paragonare  alia  secrezione  interna  sopratutto  del  fegato,  come  si  espri- 
me  Paladino,  davvero  non  si  arriva  ad  intendere.  Se  i  villi  intestinali 
sono  da  considerare  come  ghiandole  a  secrezione  interna,  devesi 
riconoscere  che  funzionalmente  essi  differiscono  da  tutte  le  altre 
ghiandole  per  questo,  che  essi  assumono  i  materiah  da  una  superfi- 
cie  libera  e  h  riversano  nel  torrente  sanguigno :  ha  luogo  cioe  una 
corrente  in  direzione  opposta  a  quella  che  i  materiali  seguono  nelle 
ghiandole  a  secrezione  esterna;  mentre  in  tutte  le  altre  ghiandole 
a  secrezione  interna  (tiroide,  paratiroidi.,.)  le  cellule  ghiandolari  dal 
sangue  assumono  i  materiali  e  nel  sangue  direttamente  o  indiret- 
tamente  li  riversano.  Ora,  ch'io  mi  sappia,  la  funzione  del  fegato, 
in  quanto  questo  e  ghiandola  a  secrezione  interna,  e  perfettamente 
paragonabile  a  quella  delle  comuni  ghiandole  di  tal  gruppo  (tiroide, 
paratiroidi...),  non  e  paragonabile  a  quella  dei  villi  intestinali. 

h)  Consideriamo  le  capsule  sinoviah.  Se  il  prof.  Paladino 
vorra  leggere  il  lavoro  del  Banchi  C)  (lavoro  del  quale  egh  dice  di 
ignorare  la  data  di  pubblicazione,  ma  che  gli  sarebbe  state  agevole 
conoscere,  fra  Taltro  perche  io  ho  citato  il  lavoro  nella  mia  precedente 
nota),  acquistera  la  convinzione  che  le  piii  vecchie  opinioni  intorno 
alia  struttura  delle  sinoviali,  ed  in  particolare  sul  supposto  loro  ri- 
vestimento,  erano,  contrariamente  a  cio  che  egli  afferma,  tutt'altro 
che  in  accordo;  che  concordi  invece  sono  le  piii  recenti,  sostenute  dal- 
I'Hueter  C^),  Hagen-Torn  (^),  Hammar  ('),  Banchi  nel  negare  un 
rivestimento  endoteliale  o  epitehale  alia  superficie  di  esse  sinoviali. 

Paladino  pero  porta  un  contribute  personale  nella  questione. 
Egh  ha  constatato  che  queste  sinoviali  e  sopratutto  le  villosita  di 
quella  del  ginocchio,  della  articolazione  scapolo-omerale  ecc.  sono 
rivestite  di  epitelio  o  endotelio  qua  e  Id  perflno  a  piic  strati.  Come 
si  vede,  il  Paladino  non  sa  decidersi  se  dare  I'appellativo  di  en- 
dotelio 0  invece  quelle  di  epitelio  al  rivestimento  da  lui  veduto.  Qual 
sia  il  sue  pensiero  in  proposito   ha   pero  manifestato  chiaramente, 

(*)  Banchi  A.  —  Coatributo  alia  conoscenza  dell'origine  della  sinovia.  —  Lo  Sperimentale 
{Arch,  di  Biologia  norm,  e  patol  J.  An.  .jj,  Fuse.  2,  pp.  27:i--?<>o.  Firenze  1901. 

(2)  Hueter.  —  Zur  Histologie  der  Gelenkflachen  uod  Gelenkkapseln.  —  Virchow's  Arch., 
Bd.  36,  1S06. 

(')  Hagen-Torn.  —  Entwick.  u.  Bau  der  Synovialmembranen.  —  Are/t.  f.  rmhrosk.  Anal., 
Bd.  21,  1882. 

(')  Hammar  A.  —  Debar  den  feineren  Bau  der  Gelenke.  —  Arch,  fur  mthrosli.  Anat.^ 
Bd.  43,   1894. 


-   135  - 

dal  momento  che  ha  posto  le  sinoviali  nel  gruppo  delle  ghiandole  a 
base  epiteliale.  Ma  egli  sa  benissimo  che,  data  la  origine  delle  sino- 
viah,  non  e  il  case  di  parlare  di  epitelio.  D'altra  parte  daH'ammet- 
tere  un  rivestimento  endoteliale  sta  contro  il  fatto  che  si  e  oggi- 
giorno  concordi  nel  considerare  I'endoteUo  come  un  tessuto  che  per 
la  forma,  disposizione...  degli  elementi  e  in  tutto  simile  ad  un  epi- 
telio pavimentoso  semplice,  diversiflcando  i  due  tessuti  uno  dall'altro 
soltanto  per  la  differente  origine. 

La  particolare  disposizione  che  Paladin o  ha  intraveduto  dipende, 
come  spiega  il  Banchi  C),  da  cio:  che  gli  elementi  connettivah  sono 
fittissimi  alia  superficie  libera  delle  sinoviali,  ed  ora  disposti  in  fila, 
uno  accanto  all'altro,  ora  invece  accumulati  in  mode  da  simulare 
qua  un  epitelio  semphce,  la  un  epitelio  composto. 

Le  ricerche  del  Paladino  sulle  capsule  sinoviali  non  infirmano 
dunque  affatto  i  dati  di  Hammar,  Banchi.... 

Che  poi  io  appigliandomi  ai  dati  di  questi  ultimi,  abbia,  come 
dice  Paladino,  gettato  a  mare  tutta  la  mia  contraria  disposizione  ad 
ammettere  il  lavorio  gliiandolare  all'  infuori  delVepitelio  e  cosa  che 
non  si  puo  sostenere:  Paladino  aveva  ascritto  le  capsule  sinoviali 
al  gruppo  delle  ghiandole  a  base  epiteliale,  ammettendo  necessaria- 
mente  alia  superficie  di  quelle  un  rivestimento  epitehale;  I'avere  io 
rilevato  che  un  epiteho  non  puo  assolutamente  esistere  portava, 
come  conseguenza  logica,  alia  esclusione  delle  sinoviali  dal  gruppo  del- 
le ghiandole,  ed  era  quindi  perfettamente  inutile  insistere  di  piu  sul- 
I'argomento. 

c)  Un  ultimo  punto  mi  rimane  da  prendere  in  esame.  Pala- 
dino insiste  nel  voler  considerare  I'ovaia  come  una  ghiandola,  ed  am- 
mette  che  I'uovo  rappresenti  "  un  prodotto  di  elahoi^azione  morfologica 
della  stessa  „  son  sue  parole.  Nel  ripudiare  ch'  io  faccio  questa  ma- 
niera  di  vedere,  mi  sembra  superfluo  1'  indugiarmi  a  riferire  le  gravi 
obiezioni  che  dal  punto  di  vista  morfologico  si  possono  affacciare 
in  contrario.  Mi  hmitero  a  indicarne  una  che  ritengo  decisiva,  que- 
sta :  r  novo  non  puo  esser  considerate  come  il  prodotto  di  elabora- 
zione  della  ovaia,  dappoiche  si  e  riconosciuto  come  esse,  in  alcune 
forme,  si  differenzi  in  periodi  precocissimi  deho  sviluppo,  quando  non 
si  puo  davvero  ancora  parlare  di  ovaia.  E  ricordero  all'uopo,  fra  le 
altre,  le  ricerche  di  Eigenmann  ('),  secondo  le  quah,  in  Cymatoga- 
ster,  la  differenziazione  delle  cellule  sessuah  e  gia  constatabile  alio 

(')  Banchi  A    —  loc.  cit. 

(-)  Eiyenmann  C.  H.  —  Sex-D.tierentiation  in  the  viviparous  Teleost  Cymatogaster.  — Arch. 
f.  Entivickelwigsiaechanik  d.  Organism  en,  Bd.  4,  H.   I.  Luipztg.   1S97. 


-   136  - 


staclio  cli  32  blastomeri.  "  The  sex-cells  are  segregated  very  early, 
before  any  protovertebrae  are  forired.  ludging  from  their  size  they 
are  segmentation  cells  of  the  5th  generation  or  thereabout  „. 


Queste  le  mie  osservazioni,  fatte  senza  preoccupazione  di  sorta 
e  non  certaaiente  per  la  smania  di  polemizzare,  ma  sulla  scorta  di 
dati  di  fatto  attendibili  e  col  solo  obiettivo  della  ricerca  del  vero. 
E  questa  la  concliisione  :  che  nulla  ho  da  modificare  di  quanto  ebbi 
a  scrivere  neUa  mia  prece'dente  nota  a  riguardo  della  classificazione 
delle  ghiandole  proposta  dal  Paladino,  e  che  percio  non  solo  non 
posso,  com'esso  ama  sperare,  farmi  suo  alleato  nel  divulgare  quelle 
idee  che  egli  ritiene  le  migliori  sulla  classificazione  degli  organi  ghian- 
dolari,  ma  che  anzi  ad  esse  mi  dichiaro   recisamente  avverso. 


B.    ISTITUTO    DI    ANATOMIA    UMANA   NORMAl.E    DI    NAPOLI    DIEBTTO    DAL    PROF.    GIOVANNI     ANTONELLI 


Comunicazioni  dirette  tra  le  arterie  e  le  vene  (anastomosi  artero-venose) 

nei  mammiferi. 

Nota    prelim inare 

DKL  DoTT.  GIOVANNI  VASTAllINI-CEESI,  coadiutoke. 


Kicevuto  il  17  Maj:gio  1902. 


ft  vietata  la  riproduzione 

Dope  che  il  Malpighi,  nel  1661,  ebbe  data,  sul  polmone  tras- 
parente  della  rana  viva,  la  dimostrazione  del  sistema  capillare,  si 
ritenne  universalmente  che  questo  sistema  di  esihssimi  tubi  fosse 
sempre  1' intermediario  obbligatorio  tra  le  arterie  e  le  vene;  ne,  a 
scuotere  il  valore  di  questa  legge  generale,  valsero  i  fatti  da  piii 
parti  addotti  di  anomalie  qua  e  la  riscontrate  o  di  peculiari  dispo- 
sizioni  vasah  in  taluni  organi,  come  la  milza,  i  corpi  cavernosi,  la 
placenta,  nei  quah  il  sangue  dalle  arteriole  passa  direttamente  in 
spazi  cavi  o  lacune  di  diametro  notevolmente  superiore  a  quelle 
dei  comuni  capillari.  Ma,  nel  1860,  il  Sucquet  presentava  all'Acca- 


-   137  - 

demia  Imperiale  di  Medicina  di  Parigi  una  memoria,  nella  quale  an- 
nunziava  di  avere  scoperto,  in  varie  regioni  superflciali  del  corpo 
umano,  comunicazioni  dirette  tra  le  arterie  e  le  vene.  Queste  comu- 
nicazioni,  alle  quali  il  Sue  que t  conserva  la  denominazione  di  ca- 
pillari  soltanto  per  conformarsi  all'uso,  sono  in  realta  piii  grandi 
dei  comuni  capillari.  Questi  ultimi,  secondo  TA.,  presentano  in  me- 
dia un  diametro  di  7i2o  ^i  millimetro  (=:  8  a  circa) ;  quelle  invece 
misurano  un  diametro  di  V'lo  <^i  va'^Ti.  (:=  100  ;-'•)  e  sono  quindi  visibili 
a  debolissimi  ingrandimenti.  Le  regioni  del  corpo,  nelle  quali,  al  dire 
del  Sucquet,  abbondano  le  dette  comunicazioni  sono:  1°  nell'arto 
superiore  :  il  gomito,  le  eminenze  tenare  ed  ipotenare,  le  dita;  2^  nel- 
l'arto inferiore:  il  ginocchio,  la  pianta  del  piede,  le  dita;  S^  nel  capo: 
le  labbra,  il  naso,  i  pomelli,  le  palpebre,  la  fronte,  le  orecchie. 

Dai  risultati  delle  sue  ricerche  egii  si  crede  poi  autorizzato  a 
trarre  alcune  conseguenze  flsiologiche:  negli  arti  e  nel  capo  vi  hanno, 
secondo  lui,  clue  distinte  circolazioni :  una,  profonda,  costante,  rego- 
lare,  costituita  da  piccoli  capillari,  il  lume  dei  quali  lascia  appena 
passare  un  globule  rosso  ;  attraverso  le  lore  pareti  avvengono  gli 
scambi  fra  gli  elementi  del  sangue  ed  i  tessuti :  e  questa  la  circo- 
lazione  nutritiva ;  I'altra  superficiale,  intermittente,  irregolare,  fatta 
in  prevalenza  dai  canali  artero-venosi  e  destinata  a  portar  via  I'ec- 
cesso  del  sangue  arterioso  che  eventualmente  possa  affluire  ad  una 
delle  suddette  regioni,  ed  e  la  circolazione  derivativa.  Queste  due 
specie  di  circolazione  presentano,  secondo  lo  stesso  A.,  una  certa 
analogia  con  quanto  Claudio  Bernard  aveva  ammesso  per  alcune 
giandole,  nelle  quali  il  sommo  fisiologo  francese  distingueva  una  cir- 
colazione chimica  ed  una  meccanica. 

Le  ardite  conclusioni  del  Sucquet  sollevarono  gran  rumore,  ma 
la  imperfezione  del  metodo  di  ricerca  da  lui  adoperato  le  fecero  ac- 
cogliere  con  molta  diffidenza,  Cosi  I'Henle  nel  "  Bericht  iiber  die 
Fortschritte  der  Anatomie  und  Physiologie  im  Jahre  1862  „,  e  piii 
tardi  nel  suo  Manuale  di  Anatomia  umana,  crede  non  dimostrata  la 
esistenza  delle  comunicazioni  immediate  artero-venose,  ritenendo  come 
indirette  le  prove  che  il  Sucquet  ne  fornisce. 

Intanto,  quasi  contemporaneamente  al  Sucquet,  e  probabilmente 
senza  conoscerne  il  lavoro,  I'Hyrtl  pubblicava,  insieme  con  altre 
osservazioni  anatomiche,  un  fcdto  molto  curioso  e  non  privo  di  in- 
teresse  fisiologico,  osservato  nella  espansione  memhranosa  deU'ala  del 
pipistrello^  cioe  a  dire  il  passaggio  immediato  del  sangue  arterioso  in 
un  tronco  venoso,  senza  interposizione  di  capillari.  Un  tal  trovato, 
secondo   I'anatomico    tedesco,  avrebbe  potuto  spiegare  il  fenomeno 


-  138  - 

cla  molti  precedentemente  osservato  nell'ala  stessa  del  pipistrello, 
cioe  la  pulsazione  delle  vene. 

Ma,  nello  stesso  anno  1862,  H.  Miiller  si  da  a  controllare  le  ri- 
cerche  dell'Hyrtl  e  giunge  a  risultati  corapletamente  negativi.  Se- 
condo  lui  le  apparent!  anastomosi  fra  le  arterie  e  le  vene,  ad  una 
esatta  osservazione,  si  rivelano  sempre  come  incrociamenti  dei  vasi 
stessi  strettamente  accollati.  Per  quanto  poi  riguarda  la  pulsazione 
delle  vene,  che  ancli'  egli  ha  potuto  vedere,  essa  non  e  punto  sin- 
cronica  con  la  pulsazione  delle  arterie,  e  va  quindi  diversamente  in- 
terpetrata.  Tuttavia  il  Miiller  esita  a  pronunziare  un  giudizio  de- 
finitive suir  importante  quistione,  che  si  augura  di  veder  risoluta  da 
altii  ricercatori. 

Poco  dopo  infatti  (1867)  G.  Arnold  pubblica  il  suo  celebre  la- 
voro  sui  glomeruli  caudali  dei  mammiferi,  e  stabilisce  la  omologia 
tra  queste  formazioni  vascolari  e  quelle  simighanti  deha  glandola 
coccigea  dell'uomo  (glomeruli  coccigei).  Ora,  esaminando  al  microsco- 
pio  siffatti  gomitoli,  I'Arnold  v'incontra  frequentemente  comunica- 
zioni  dirette  tra  le  arterie  e  le  vene.  Tuttavia  non  pare  che  ad  un 
tale  reperto  egli  attribuisca  una  grande  iraportanza,  e  si  direbbe 
cho  a  lui  sieno  ignote  le  ricerche  e  le  dispute  anteriori  sull'argo- 
mento.  Ad  ogni  mode  le  osservazioni  di  questo  eminente  anatomico, 
specialmente  per  quanto  si  riferisce  alia  struttura  dei  vasi  in  que- 
stione  nei  detti  giomeruh,  sono  di  un'esattezza  veramente  ammirevole. 

Dopo  deH'Arnold  molti  ancora  furono  quelli  che  riferirono  os- 
servazioni di  anastomosi  dirette  tra  le  arterie  e  le  vene  in  varie 
regioni  dei  corpo  ed  in  differenti  animali. 

Ma  quegli  che  di  proposito  studio  nuovamente  la  questione  fu 
I'Hoyer  (seniore)  di  Varsavia,  con  uni  serie  di  accuratissime  ricer- 
che, pubblicate  tra  il  1872  e  il  1877.  Servendosi  di  metodi  perfezio- 
nati  d'indagine,  I'A.,  tanto  per  via  indiretta,  quanto  mediante  il  mi- 
croscopio,  pote  dimostrare  nel  conigho,  nel  cane,  nel  gatto,  nella 
cavia  e  nell'  uomo  comunicazioni  immediate  tra  le  arterie  e  le  vene, 
senza  interposizione  di  capillari.  Siffatte  comunicazioni  egli  vide 
prima  di  tutto  e  nel  mode  piii  manifesto  nell'orecchio  del  conigho, 
ma  le  ritrovo  poi  in  parecchie  parti  del  corpo  deho  stesso  e  degh 
altri  animaU  sopramenzionati. 

I  lavori  deirHoyer  segnano,  rispetto  ai  precedenti,  un  note- 
vole  progresso,  in  quanto  egh  pote  dimostrare  direttamente  al  mi- 
croscopio  i  canali  anastomotici  e,  quel  che  e  piii,  studiarne  anche 
la  costituzione  istologica,  alia  conoscenza  della  quale  nulla  aggiun- 
sero  le  ricerche  degli  anatomici  posteriori.  Questi  infatti  o  si  limi- 


-   139  - 

tarono  a  confermare  quanto  gia  I'Hoyer  aveva  osservato  (F.  Ber- 
linerblau,  Bourceret,  Mouret)  o  a  segnalare  la  esistenza  delle 
ripetute  comunicazioni  in  nuovi  organi,  quali :  la  dura  madre  (M  i- 
chel,  Langer),  la  capsula  propria  del  rene  (G-eberg),  il  parenchima 
renale  (Grolubew),  la  pia  madre  (Testut),  ecc.  I  dati  istologici  del- 
THoyer  sono  oggi  generalmente  accettati  da  quelli  che  ammettono 
la  reale  esistenza  delle  anastomosi  dirette  fra  le  arterie  e  le  vene. 
Poiche,  bisogna  pur  dirlo,  di  fronte  ai  sostenitori  di  sitfatte  anasto- 
mosi vi  sono  autorevoli  scrittori  i  quali  le  negano  recisamente 
(Sappey,  Duval),  o  trascurano  di  parlarne  (Ranvier,  Renaut). 

I  vasi  descritti  dall'Hoyer  coi  caratteri  istologici  cti'egli  ad  essi 
attribuisce  sarebbero  formazioni  cos  tan ti  e  normali,  che  avrebbero 
la  doppia  funzione  di  ccmali  derivativi^  secondo  il  concetto  gia  espres- 
so dal  Sue  que  t,  e  di  regolatori  della  temperattira  nelle  YSihe  legioni 
deir  organismo. 

Ma  accanto  a  questi  canali  costanti,  e  di  diametro  relativa- 
mente  esiguo  (mm.  0,010  —  0,060),  altri  ne  furono  descritti  (Win slow, 
Tschaussow,  Gerard,  Debierre,  ecc.)  incostanti,  molto  piii  volu- 
minosi  (mm.  0,3  —  0,4)  e  visibili  ad  occhio  nudo,  sul  significato  del 
quali  non  vi  ha  ancora  pieno  accordo  fra  gh  autori. 

In  un  lavoro  di  revisione  e  di  controllo  quale  e  quelle  che  gia 
da  piu  di  un  anno  ho  intrapreso,  sul  tema,  "  Comunicazioni  dirette 
fra  le  arterie  e  le  vene  „,  ho  creduto  mio  prime  compito  dover  es- 
sere  quelle  di  accertare  la  reale  esistenza  delle  comunicazioni  sud- 
dette,  e  di  studiarne  poi  eventualmente  la  costituzione  istologica. 
E  quelle  appunto  che  ho  fatto  e  devo  dire  che  le  lunghe  e  pazienti 
indagini  furono  coronate  da  risultati  abbastanza  soddisfacenti. 

Riserbandomi  di  esporre  minutamente  nel  mio  lavoro  complete 
tutte  le  particolarita  della  tecnica  da  me  seguita,  ed  i  reperti  otte- 
nuti  nei  varii  organi  dei  differenti  animah,  come  anche  tutta  la  bi- 
bUografla  dell'argomento,  mi  limito  per  era  a  riferire  concisamente 
quanto  ho  potuto  osservare  nell'  orecchio  del  coniglio^  che  scelsi  a 
prime  oggetto  dehe  mie  ricerche. 

Se,  con  le  norme  opportune,  dal  padighone,  iniettato  e  flssato  m 
formalina,  si  disseca  un  lembo  del  connettivo  che  riunisce  la  cute 
della  superficie  convessa  alia  cartilagine,  si  colora  con  un  colo- 
rante   nucleare,    si   disidrata,   diafanizza  e  monta  in    balsamo   del 

oc.     3\ 

Canada,  anche  a  un  debole  ingrandimento  (Koristka  00-^73)  ®^   ^^' 


-  140  - 

mane  colpiti  dalla  nitidezza  con  la  quale,  sul  fondo  chiaro  del  pre- 
parato,  si  veggono  i  grossi  e  i  piccoli  vasi,  che,  per  il  lore  decorso 
rettilineo  o  sinuoso,  e  per  il  lore  vario  volume,  come  pm'e  per  lo 
spessore  della  parete,  gia  rivelano  la  loro  rispettiva  natura  arte- 
riosa  o  venosa. 

Se  ora  si  segue  per  un  certo  tratto  il  cammino  di  un'arteria 
principale,  si  vedono  da  questa  distaccarsi  qua  e  la  ad  angolo  acuto 
rami  collaterali  (di  2^  ordine)  e  da  questi  ramoscelli  (di  3°  ordine) 
che  conservano  ancora  manifesfci  i  caratteri  di  vasi  arteriosi.  Que- 
sti ultimi  frattanto  o  si  risolvono  senz'  altro  in  capillari,  ovvero, 
quel  che  e  piii  frequente,  tornano  a  dividersi  in  due  tronchicini  di 
calibre  per  lo  piu  eguale,  Tuno  dei  quali  si  risolve  in  capillari, 
mentre  F  altro,  dope  un  decorso  piii  o  mono  tortuoso,  va  a  sboccare 
direttamente  in  una  vena,  che,  per  direzione  e  per  volume  corri- 
sponde  ordinariamente  alia  branca  arteriosa  generatrice  del  ramo- 
scello  di  3°  ordine. 

Accanto  a  questa  disposizione,  che  e  la  piii  comune,  ve  ne 
hanno  altre  svariatissime,  che  per  ora  tralascio  di  descrivere,  pa- 
rendomi  invece  piii  opportune  il  soffermarmi  alquanto  su  le  parti- 
colarita  proprie  dei  ricordati  tronchicini  anastomotic!. 

La  hmghezza  di  questi,  calcolata  dal  pun  to  di  distacco  dal  ra- 
moscello  generatore,  e  abbastanza  variabile  (da  mm.  0,2  a  mm.  0,8), 
ma  raramente  raggiunge  il  milhmetro. 

Quanto  al  lume  e  anch'  esso  variabile  non  solo  secondo  i  varii 
campi  microscopici,  ma,  quel  che  e  piu,  secondo  i  varii  tratti  del 
vase,  e  dello  state  di  dilatazione  o  di  restringimento  del  mede- 
simo. 

Secondo  I'Hoyer  il  lume  dei  rami  arteriosi  anastomotici,  che, 
a  parer  sue,  si  riempiono  sempre  piii  facilmente  dei  capillari,  dope 
iniezione  di  una  soluzione  acquosa  pui'a  di  azzurro  di  Prussia  (mo- 
dica  dilatazione)  misura  mm.  0,01  a  0,02;  ma,  dope  iniezione  di  ni- 
trate d'  argento  ammoniacale  e  forte  riempimento  con  soluzione  con- 
centrata  di  gelatina,  raggiunge  mm.  0,03  a  0,06. 

Dalle  mie  osservazioni  risulta  invece  che,  le  dette  anastomosi 
non  sempre  si  lasciano  attraversare  dalle  iniezioni  piii  facilmente 
dei  capillari,  ma  che,  variando  le  condizioni  loro,  in  seguito  ai  va- 
rii metodi  tecnici  adoperati  (iniezione  di  sostanze  vasodilatatrici  o 
vasocostrittrici)  si  possono  ottenere  risultati  diversi,  e  cioe : 

a)  riempimento  delle   arterie,   dei   vasi   anastomotici  c  delle 
vene  con  vacuita  dei  capillari ; 

b)  riempimento  completo  di  tutti  i  vasi; 


^  -   141   - 

c)  riempimento  delle  arterie,  dei   capillari  e  delle   vene,    con 
vacuita  dei  vasi  anastomotici. 

Nel  lo  e  nel  2°  caso  il  lume  dei  canali  si  presenta  ordinariamente 
molto  ampio,  fino  a  raggiungere  la  dimensione  di  80  ,a  ed  anche  piu. 

Nel  30  caso  invece  il  lume  stesso  si  ridnce  fino  al  punto  da 
scomparire  del  tutto  0  da  raggiungere  appena  i  3  0  4  .a. 

Corrispondentemente  ed  inversamente  al  lume  varia  lo  spessore 
delle  pareti  e  la  forma  dei  vasi  anastomotici.  Nel  caso  di  forte  di- 
latazione,  le  pareti  appaiono  piii  assottigliate  ed  e  specialmente  in 
questo  caso  che  verso  lo  sbocco  nolle  vene  essi  si  dilatano  ad  im- 
biito  (trichterformig),  cio  che  I'Hoyer  ritiene  invece  come  costante. 
Tale  aspetto  infatti  manca  quando  essi  vasi  sono  poco  0  punto  riem- 
piti  dalla  massa  d'  iniezione,  e  quando  questa  e  stata  spinta  con  mo- 
dica  pressione. 

Ma  ancora  in  altri  punti  i  risultati  delle  mie  osservazioni  si 
discostano  da  quelli  dell' anatomico  polacco,  specialmente  per  quanto 
riguarda  la  struttura  istologica  dei  canali  in  questione. 

Secondo  I'Hoyer  le  pareti  di  questi  vasi  non  differiscono  di 
molto  per  la  lore  costituzione  da  quelle  delle  comuni  arteriole :  ol- 
tre  air  intima  e  all'  avventizia  essi  possiederebbero  una  media  non 
molto  differente  da  quella  delle  arteriole  medesime,  essendo  costi- 
tuita  da  uno  strato  di  fibrocellule  muscolari  disposte  circolarmente. 
Tali  caratteristiche  essi  serberebbero  fino  al  loro  sbocco  nel  tronco 
venoso. 

lo  invece,  dall'esame  attento  dei  miei  preparati,  son  condotto  a 
distinguere,  nella  lunghezza  totale  dei  tronchicini  anastomotici,  tre 
diverse  porzioni ;  cioe :  un  segmento  arterioso,  un  segmento  venoso 
ed  un  segmento  intermedio.  Nel  P  segmento  la  struttura  non  dif- 
ferisce  punto  da  quella  del  tronco  arterioso  generatore,  poiche  non 
si  trova  che  uno  strato  di  fibre  circolari,  circondato  da  rare  fibrocellule 
longitudinalmente  disposte.  Nel  segmento  venoso  manca  un  chiaro 
strato  di  fibre  circolari,  mentre  e  evidentissimo  quelle  delle  fibre 
longitudinali,  che  si  continua  con  lo  strato  longitudinale  della  vena 
vicina.  A  questa  disposizione  e  dovuto  certamente  I'aspetto  ad  im- 
buto  che  nolle  forti  dilatazioni  assume  questo  tratto  del  vaso. 

Piu  importante  tra  tutti  e  il  segmento  intermedio,  che  per  la 
sua  struttura  differisce  completamente  dagh  altri  due  e  dai  comuni 
vasi  arteriosi  0  venosi,  e  la  nota  differenziale  e  data  dallo  enorme 
spessore  della  media.  Questa  risulta  infatti  di  parecchi  strati  di  fi- 
brocellule muscolari,  il  piu  interne  dei  quah  ha  una  disposizione 
nettamente    circolare,  mentre  i  piii   esterni   risultano  di   fibre   che 


-   U2   - 

gradatamente,  dallo  interno  verso  lo  esterno,  van  cambiando  direzione 
fino  a  divenire  longitiidinali.  Quesfco  tratto  del  vaso  acquista  per 
tal  modo  i  caratteri  di  un  vero  bulbo  contrattile  o  sfintere. 

Formazioni  circumvasali  che  arieggiano  questi  bull)i  contrattili, 
ma  sulla  natura  dei  quali  riserbo  il  mio  giudizio  al  lavoro  complete, 
ho  rinvenuto  nel  polpastrello  delle  dita  e  nel  letto  imgneale  dell'iiomo 
adulto  C). 

L'esame  —  per  quanto  accurate  —  dei  varii  segment!  in  rap- 
porto  agli  elementi  elastici,  non  mi  ha  fornito  finora  dati  tanto  si- 
curi  da  poter  venire  ad  una  recisa  conclusione ;  tuttavia  credo  di 
poter  affermare  che  I'elemento  elastico,  specialmente  in  corrispon- 
denza  dello  sfintere,  difetti  anziche  abbondi. 

Un  altro  fatto  che  mi  sembra  degno  di  rihevo  —  e  anch'esso 
sfuggito  fin'ora  a  tutti  gli  altri  osservatori  —  si  e  che  i  tronchi 
anastomotici  sono  riccamente  provvisti  di  sottili  vasa-vasorum,  i 
quah  all'  esterno  della  muscolare  formano  un'  elegante  rete  a  maghe 
rettangolari  ed  allungate  nel  sense  dell'asse  vasale. 

Riguardo  alia  innervazione  le  mie  indagini  —  ancora  incom- 
plete —  non  mi  permettono  pel  momento  affermazione  di  sorta. 

Qui  tralascio  del  pari  ogni  considerazione  d'  indole  fisiologica. 


(')  Queste  ultime  formazioni  sono  pressoehti  identiche  a  quelle  descritte  recentemente  dal  Gros- 
ser nelle  estremitii  flegli  arti  di  alcuni  mammiferi  e  deU'uonio  sttjsso,  in  due  iniportanti  meniorie, 
che,  grazie  alia  squisita  cortesia  doll'A.  ho  potuto  leggere  durante  la  correzione  della  presente  nota 
(Anatomische  Hefte,  Bd.  XVJJ  (19(11);  Archiv  f.  mi/tr.  Anat.  u.  EnlwickL,  Ed.  60  (I'JOS). 


-   143  - 


GARINblTTO    DI    ZOOLOGIA    ED    ANATOMIA    COMP\RATA    DELLA     LIHEUA     UNIVEKSITA     DI     PERUGIA. 


Pbof.  E.  GIACOMINI. 


Contribute  alia  conoscenza  delle  capsule  surrenali  nei  Ciclostomi 


Le  Tavole  II-III  relative  al  lavoro  del  Prof.  Giacomini 
compariranno  nel  prossimo  numero. 


certo  sul  loro  signiticato,  ricniaiiiu  i  iiubeuAnjuc  on  <ac.v.  w.^...-.  ^ — 
dulari  dei  Potromizonti,  situati  di  contro  al  cuore,  al  principio  della 
cavifca  addominale,  e  addossati  alle  vene  cave. 

Da  quel  tempo,  pero,  flno  a  noi,  malgrado  il  progressivo  per- 
fezionarsi  dei  mezzi  d'  indagine,  la  presenza  di  capsule  surrenali  nei 
Ciclostomi  non  venne  mai  soddisfacentemente  dimostrata,  come  puo 
facilmente  desumersi  dai  seguenti  brevi  cenni  bibliografici,  relativi 
al  nosbro  argomento. 

J.  Miiller  (1845)  (26)  credette  di  averle  trovate  per  la  Myxine 
in  due  glandule  speciali,  disposte  ai  iati  del  cuore,  riguardate  invece 
da  Retzius  come  reni.  In  Ammocoetes  organi  omologtii  credette  di 
vedere  sotto  forma  di  quel  zaffi  bianchi,  gia  segnalati  da  Rathke, 
addossati  ai  tronchi  delle  vene  cardinali,  mentre  organi  consimili 
non  riusci  a  scoprire  in  Fetromyzon.  Successivamente  J.  Miiller 
cambio  d'  avviso,  ritenendo  quelle  glandule  come  rappresentanti  del 
timo. 

Ecker  (1846)  (8),  dopo  aver  ricordato  che  Retzius  considera 
le  due  glandule  ai  Iati  del  cuore  della  Myxine  come  reni,  stabilisce, 
accordandosi  in  cio  con  J.  Miiller,  1' omologia  tra  quelle  glandule 
e  gli  zaffi  bianchi  descritti  da  Rathke  in  Ammocoetes.  L' esistenza 
pero  di  capsule  suri'enah  non  e  chiaramente  provata  nemmeno  per 


-   142  - 

gradatamente,  dallo  interno  verso  lo  esterno,  van  cambiando  direzione 
fino  a  divenire  longitudinali.  Quesfco  tratto  del  vaso  acquista  per 
tal  modo  i  caratteri  di  un  vero  hulho  contrattile  o  sfintere. 

Formazioni  circumvasali  che  arieggiano  quest!  bulbi  contrattili, 
ma  sulla  natura  del  quali  riserbo  il  inio  giudizio  a]  lavoro  completo, 
ho  rinvenubo  nel  polpastrello  delle  dita  e  nel  letto  imgueale  dell'uomo 

adulto  C). 

L'esame  —  per  quanbo  accurabo  —  del  varii  segmenti  in  rap- 
porto  agli  element!  elastic!,  non  mi  ha  fornito  finora  dab!  banbo  si- 
curi  da  pober  venire  ad  una  recisa  concliisione ;  tubbavia  credo  di 
poter  affermare  che  relemento  pi-j«fi^^    ^.,..-:^i 


(')  Queste  ultime  formazioni  sono  pressocht!  identiohe  a  quelle  descritte  recentemente  dal  Gros- 
ser nelle  estreiriita  degli  arti  di  alcnni  mammiferi  e  deU'uoino  stesso,  in  due  importanti  memorie, 
che,  grazie  alia  squisita  cortesia  dcll'A.  ho  potuto  leggere  durante  la  correzione  della  presente  nota 
(AnaComische  Uefie,  lid.  XVJl  (i'JOl);  Archiv  f.  rnihr.  Anat.  u.  Entwichl.,  Bd.  GO  (li)O'J). 


-   143   - 


GABINKTTO    DI    ZOOLOGIA    ED    ANA TOMIA    COMPARATA    DELLA     LIBEItA     UNIVERSITA     Dl     PERUGIA. 


Peof.  E.  GIACOMINI. 


Contributo  alia  conoscenza  delle  capsule  surrenali  nei  Ciclostomi 


Sulle.  capsule  surrenali  dei  Petromizonti. 

(Con  tav.  II-III). 

Kicevuta  il  3  Ma!?gio  1902. 


E  vietata  la  riproduzione. 

Le  ricerche  sulle  capsule  surrenali  dei  Ciclostomi  incominciano 
dal  1827,  da  quando,  cioe,  Rathke(30),  pur  rimanendo  del  tutto  in- 
certo  sul  loro  significato,  richiamo  1'  attenzione  su  due  organi  glan- 
dulari  dei  Petromizonti,  situati  di  contro  al  cuore,  al  principio  della 
cavita  addominale,  e  addossati  alle  vene  cave. 

Da  quel  tempo,  pero,  lino  a  noi,  malgrado  il  progressivo  per- 
fezionarsi  dei  mezzi  d'  indagine,  la  presenza  di  capsule  surrenali  nei 
Ciclostomi  non  venne  mai  soddisfacentemente  dimostrata,  come  puo 
facilmente  desumersi  dai  segueuti  brevi  cenni  bibliografici,  relativi 
al  nostro  argomento. 

J.  Miiller  (1845)  (26)  credette  di  averle  trovate  per  la  Myxine 
in  due  glandule  speciali,  disposte  ai  lati  del  cuore,  riguardate  invece 
da  Retzius  come  reni.  In  Animocoetes  organi  omologhi  credette  di 
vedere  sotto  forma  di  quel  zaffi  bianclii,  gia  segnalati  da  Rathke, 
addossati  ai  tronchi  delle  vene  cardinali,  mentre  organi  consimili 
non  riusci  a  scoprire  in  Petromyzon.  Successivamente  J.  Miiller 
cambio  d'  avviso,  ritenendo  quelle  glandule  come  rappresentanti  del 
timo. 

Ecker  (1846)  (8),  dopo  aver  ricordato  che  Retzius  considera 
le  due  glandule  ai  lati  del  cuore  della  Myxine  come  reni,  stabilisce, 
accordandosi  in  cio  con  J.  Miiller,  1'  omologia  tra  quelle  glandule 
e  gli  zaffi  bianchi  descritti  da  Rat  like  in  Ammocoetes.  L'  esistenza 
pero  di  capsule  surrenali  non  e  chiaramente  provata  nemmeno  per 


-  144  - 

Ecker.  Egli  in  Petromijzon  marinus  trovo  da  ogni  lato,  tra  le  grosse 
vene  del  corpo  e  I'aorta,  un  organo  giallognolo  con  macchie  di  pig- 
mento.  I  due  organi  cominciano  dietro  al  pericardio  cartilagineo  e 
corrono  poi  fino  all'  estremita  posteriore  delia  cav-ita  addominale. 
Ecker  fu  dapprima  inclinato  a  ritenere  quest!  organi  per  capsule 
surrenali,  ma  poi,  accortosi  che  a  tale  opinione  si  opponeva  la  lore 
costituzione  microscopica,  dove  lasciarne  completamente  in  dubbio 
la  natura. 

W.  Miiller  (27),  che  nel  1875  studio  il  pronefro  in  giovani  Myxine, 
in  Ammocoetes,  Fetromyzon  fluviatilis  e  P.  Planeri,  non  parla  affatto 
di  capsule  surrenali. 

Wei  don  (1884-85)  (40),  basandosi  sopra  alcune  particolari  condi- 
zioni  di  struttura  del  rene  cefalico  di  Bdellostoma,  formula  I'ipotesi 
che  una  parte  di  esso  si  sia  modiflcata  in  maniera  da  formare  un 
organo  funzionalmente  analogo  alle  capsule  surrenali. 

Petti t  (1896)  (28),  ritrova  in  Petromyzon  marinus  gli  organi  in- 
dicati  da  Ecker  e  conclude  che  "  nei  Ciclostomi,  in  addietro  delle 
branchie,  da  una  parte  e  dall'  altra  del  cuore  esistono  peculiari  glan- 
dule in  intimo  rapporto  con  1'  aorta  e  la  vena  cava ;  ma  non  e  pos- 
sibile  decidere  se  trattasi  di  organi  rassomigliabili  alle  capsule  sur- 
renah  del  Mammiferi  „  (*). 

CoUinge  e  Vincent  (1896)  (4)  in  un  apposite  lavoro  "  On  the 
so-called  suprarenal  bodies  m  Cyclostomata  „  esaminarono  esem- 
plari  di  Myxine  glutinosa,  Petromyzon  marinus,  P.  Planeri  e  Ammo- 
coetes. In  Petromyzon  marinus  videro  i  corpi  triangolari  descritti  da 
Ecker,  ma  non  vi  riscontrarono  nemmeno  all'esame  microscopico 
alcuna  traccia  di  struttura  glandulare,  e  ritennero  quel  corpi  tes- 
suto  connettivo  embrionale,  forse  osteogene.  Constatarono  la  presen- 
za  degli  zaffi  bianchi,  del  corpi  descritti  da  Rathke,  i  quaU  all'  e- 
same  microscopico  apparvero  formati  di  tessuto  connettivo.  "  E 
possibile,  scrivono  i  due  autori,  che  quel  corpi  fossero  una  volta 
glandulari,  ma  hanno  degenerate.  Noi  non  sappiamo  dire  se  i  me- 
desimi  hanno  nulla  che  fare  con  le  capsule  surrenali  „. 

In  esemplari  di  ^mmocoefes  trovaronoi  corpi  bianchi  di  Rathke, 
che,  pure  consistendo  di  tessuto  connettivo,  erano  pero  considere- 
volmente  piii  grandi  di  quelli  trovati  in  adulti  di  Petromyzon  ma- 
rinus. Un  pronefro  mancherebbe  in  Petromyzon  e  le  capsule  surre- 
nah  sarebbero  forse  degenerate  nei  Ciclostomi. 

Le  conclusioni  atfatto  negative  alle  quali  giunsero  Collin ge   e 


(•)  Dalla  descrizione  di  Fettit  non  si  capisce  a  quali  glandule  egli  vojrlia  precisaiiieate  alludere. 


-   145   - 

Vincent,  dopo  essersi  occupati  in  modo  cosi  speciale  dell'argo- 
mento,  lasciayano  supporre  vano  ogni  altro  tentative  di  ricerca  delle 
capsule  surrenali  nei  Ciclostomi,  quantunque  nulla  valesse  a  persua- 
derci  della  mancanza  in  questi  Vertebrati  di  organi,  il  cui  alto  valore 
morfologico  e  funzionale  nei  Gnatostomi  si  va  ognor  piu  manife- 
stando  ed  affermando  con  i  risultati  delle  nuove  osservazioni. 

Dubitando  che  nella  ricerca  delle  capsule  surrenali  nei  Ciclosto- 
mi non  si  fossero  ancora  adoperati  mezzi  sufficientemente  adeguati 
alio  scope  e  non  si  fosse  sempre  usufruito  di  un  materiale  di  stu- 
dio in  buono  state  di  conservazione,  e  che  da  queste  cause  dipen- 
desse  I'esito  sfortunato  di  tutte  le  indagini  precedenti,  volli  ripren- 
dere  lo  studio  dell'  argomento,  istituendo  un  metodico  esame  in  Pe- 
tromyzon  marinus,  Petromyzon  Planeri  e  Ammocoetes  a  vario  grade 
di  sviluppo.  II  lavoro  e  state,  in  vero,  lungo  e  paziente,  ma  in  com- 
penso  ha  valso  a  mettere  in  evidenza  organi  di  cosi  particolare 
struttura  e  cosi  particolarmente  disposti,  che,  se  io  non  m'  inganno 
neir  interpretazione  del  lore  signiflcato  morfologico,  ci  rappresente- 
rebbero  una  condizione  assai  primitiva  delle  capsule  surrenah  nei 
Petromizonti  e  ci  spiegherebbero  inoltre  la  presenza  di  nidi  cellu- 
lari,  di  cellule  cromaffine,  ossia  di  quel  tessuto  simile  alia  sostanza 
midollare  delle  capsule  surrenali,  nei  gangli  del  simpatico  dei  Gna- 
tostomi  anche  piii  elevati  ed  in  regioni  del  corpo  che  con  le  capsule 
sarrenali  hanno  apparentemente  perduto  ogni  rapporto. 

Riserbando  ogni  piii  particolareggiata  descrizione  al  lavoro  che, 
accompagnato  da  piii  ricche  illustrazioni,  verra  pubblicato  nell'Archi- 
vio  Italiano  di  Anatomia  e  di  Embriologia,  mi  limito  a  riassumere 
qui  i  principali  risultati  delle  mie  osservazioni. 

Dico  anzitutto  delle  disposizioni  in  esemplari  adulti  di 

Petromyzon  marinus. 

Esistono  le  capsule  surrenali  con  le  lore  due  parti  costitutive, 
la  cosi  detta  sostanza  corticale  e  la  cosi  detta  sostanza  midollare, 
e  sono  estese  non  solo  a  tutta  la  regione  del  tronco  ma  anche  alia 
regione  caudale  ed  alia  cefalica. 

Per  maggiore  chiarezza  e  alio  scope  di  evitare  ripetizioni,  ac- 
cennero  prima  in  succinto  alle  disposizioni  notate  nella  regione  me- 
dia del  tronco  e  poi  brevissiniamente  a  quelle  che  si  incontrano 
nehe  altre  regioni. 

Regione  media  o  renale.  —  Per  prendere  una  prima  ed  esatta 
cognizione  della  disposizione  delle    capsule   surrenali  in  Petromyzon 


-    146  - 

marinus,  assai  bene  si  prestaiio  le  sezioni  serial!  trasverso-verticali, 
sagittaii  e  frontali,  praticate  in  quella  parte  del  tronco  corrispon- 
dente  ai  reni,  e  che  chiamero  regione  renale  o  media. 

Dal  coraplesso  di  osservazioni,  fatte  sopra  serie  di  sezioni  cosi 
condotte  per  varie  direzioni,  risulta  quanto  segue. 

La  sostanza  corticale  e  cosfcituita  da  numerosi,  piccoli  lobuletti 
epiteJiali  solidi,  di  varia  forma  (sferici,  ovalari,  ellissoidali,  o,  meno 
frequentemente  pero,  cilindrici  a  guisa  di  brevi  cordoni)  situati  al- 
r  intorno  delle  vene  cave  (vene  cardinali  posteriori),  ma  di  pi-efe- 
renza,  e  percio  piii  abbondantemente,  sulla  parete  ventrale  e  nie- 
diale  delle  vene,  nel  tessuto  adipose  interposto  tra  esse  e  1'  aorta 
(Fig.  1,  s.  c).  La  maggior  parte  di  questi  lobiili  sporgono  nel  lume 
delle  vene,  dal  quale  rimangono  quindi  separati  mediante  il  solo 
endotelio  vasale.  Sono  tutti  circondati  da  membrana  propria  e  tutti 
contengono  cellule  epiteliali,  cilindriche  o  svariatamente  poliedriche 
oppure  affusate,  nel  citoplasma  delle  quali,  merce  trattamento  con 
acido  osmico  o  con  liquidi  fissativi  che  ne  contengano,  si  riesce  a 
mettere  in  evidenza  numerose  goccioline  d'una  sostanza  grassa,  che, 
a  mio  avviso,  non  va  confusa  col  comune  adipe  (Fig.  3  e  6,  s.  c). 

Lobuletti  sohdi  consimih  si  possono  incontrare,  sebbene  di  rado, 
anche  sul  decorso  delle  arterie  renaU  o  nelle  trabecole  circoscriventi 
gli  spazi  dei  seni  sanguigni  posti  dorsalmente  ai  reni. 

Tutti  i  predetti  cnrpicciuoli  epiteliali  mi  sono  apparsi  assai  si- 
mili  ai  cordoni  o  lobuli  della  sostanza  corticale  delle  capsule  surre- 
nali  degli  Anfibii  non  che  a  quelh  del  corpo  interrenale  dei  Selaci. 

La  sostanza  ynidollare  (Fig.  1,  c.  m.)  e  costituita  da  un  tessuto 
di  aspetto  epilehale,  con  le  proprieta  del  tessuto  cromaffine,  che, 
situate  ai  lati  dell' aorta,  si  estende  poi  lungo  le  arterie  parietali 
che  da  questa  si  dipartono,  ed  inoltre  lungo  le  lore  diramazioni, 
dorsale  e  ventrale.  Ad  ogni  lato  dell' aorta,  tra  la  sua  parete  ed  11 
lume  della  corrispondente  vena  cardinale,  trovasi  uno  strato  di  tes- 
suto i  cui  elementi,  d' aspetto  epiteliale,  si  colorano  intensamente 
con  ematossihna  od  emallume  e  danno  pure  la  nota,  caratteristica, 
reazione  con  bicromato  di  potassio.  Lo  strato  di  siffatto  tessuto  si 
ispessisce  maggiormente  all'  intorno  del  ■  luogo  d'origine  di  ciascuna 
arteria  parietale  e  si  assottiglia  invece  nello  spazio  intercedente  tra 
una  arteria  e  I'altra;  guarda  il  lume  del  vaso  venoso  e  ne  resta  se- 
parate unicamente  per  mezzo  del  rivestimento  endoteliale.  Segue  la- 
teralmente  il  decorso  del  tronco  d'origine  d'ogni  arteria  parietale,  spor- 
gendo  sempre  nel  lume  della  vena  cardinale  situata  ventralmente, 
e  quando  I'arteria  si  biforca,  per  dare    le  sue  due  diramazioni  dor- 


-   147  - 

sale  e  ventrale,  si  dispone  lungo  queste  diramazioni  in  maniera  pero 
da  continuare  a  guardare  il  lume  delle  vene  parietali,  dorsale  e  ven- 
trale, accompagnanti  le  rispettive  arterie,  e  da  essere,  al  solito,  se- 
parate dal  lume  vasale  venoso  per  mezzo  del  solo  endotelio.  S'  in- 
sinua  cosi  nella  parete  del  corpo,  nella  quale  dorsalmente  si  spinge 
sine  al  disopra  dei  gangli  spinali,  sorpassando  anche  il  livello  rag- 
giunto  dalla  parete  superiore  del  canale  spinale  e  quelle  del  nervo 
laterale,  ventralmente  si  estende  molto  in  basso  nella  parete  del- 
I'addome,  seguendo  il  decorso  deH'arteria  parietale  ventrale,  nei  cui 
dintorni  e  facile  vederlo,  sopratutto  dal  lato  del  lume  della  vena, 
satellite  dell'arteria,  verso  il  quale  lume  esse  sporge,  ricoperto  dal- 
I'endotelio  vasale  (Fig.  4).  Dati  i  rapporti  di  cui  abbiamo  era  par- 
lato,  s'intendera  senz'altro  come,  nell'osservare  tagli  che  colpiscano 
gangli  spinali,  accada  talvolta  di  scorgere  nidi  di  cellule  vicino  ai 
grossi  element!  ganglionari. 

II  sistema  nervoso  simpatico  non  mi  si  e  mai  presentato,  ne 
in  Fetromyzon,  ne  in  Ammocoetes,  con  la  costituzione  descritta  da 
Jul  in,  e  devo  subito  dichiarare  che  le  mie  ricerche  non  conferma- 
rono  affatto  la  esistenza  di  veri  e  propri  gangli  simpatici  lungo  i 
lati  deH'aorta,  come  Julin  (14  e  15)  rafflguro  per  VAmmocoetes. 

In  ordine,  poi,  alio  relazioni  del  simpatico  con  la  sostanza  mi- 
dollare  dice  che  soltanto  di  rado  ho  veduto  qualche  cellula  nervosa 
nel  tessuto  cromaffine  che  costeggia  Faorta,  mentre  abbastanza  di 
frequente  ne  ho  osservate  in  quelle  che  segue  le  diramazioni  delle 
arterie  parietah  (Fig.  4,  c.  g.  s.). 

Lo  strato  di  sostanza  midollare,  dove  e  sottile,  mostrasi  costi- 
tuito  da  una  seraphce  serie  di  cellule  d'aspetto  epiteliale  e  per  lo 
pill  di  figura  cilindrico-prismatica  o  cubica,  con  limiti  non  sempre 
netti,  specialmente  se  la  fissazione  non  fu  fatta  in  liquido  di  Flem- 
ming  0  di  Hermann.  Laddove,  invece,  possiede  maggiore  spessore, 
assume  I'apparenza  di  ammassi  cellulari  suddivisi  in  piccoli  lobuli, 
i  cui  elementi,  pure  di  aspetto  epiteliale,  possono  mostrarsi  di  assai 
svariata  figura  e  talora  con  brevi  prolungamenti  del  lore  corpo  (Fi- 
gura 6,  c.  m.).  In  tal  case  salta  subito  agli  occhi  la  somiglianza,  che 
gli  elementi  della  sostanza  midollare  delle  capsule  surrenali  di  Petro- 
myzon  off'rono  con  quelli  che  costituiscono  la  sostanza  midollare 
delle  capsule  surrenali  e  i  nidi  di  cellule  nei  gangli  simpatici  degli 
Anfibi,  e  la  somiglianza,  inoltre,  con  quegh  altri  elementi  dei  quali 
si  corapone  il  parenchima  dei  corpi  soprarenali  dei  Selaci. 

Ai  lati  dell'aorta  o  nei  punti  d'origine  delle  arterie  parietah, 
tra  i  lobuletti  di  sostanza  midollare  o  vicino  ad  essi  puo  rinvenirsi 


-   148  - 

qualche  piccolo  lobulo  di  sostanza  corticale  (Fig.  6,  s.  c,  c.  m.).  Al- 
r  incontro,  non  viene  mai  fatto  di  ritrovare  sostanza  corticale  fuori 
del  territorio  dell'aorta  e  delle  vene  cardinal!,  e  percio  mai  se  ne  vede 
lungo  il  decorso  delle  diramazioni  dorsali  e  ventrali  delle  arterie  e 
vene  parietali. 

Regione  caudale.  —  Un  paio  di  centinietri  prima  di  giungere  a 
livello  dell'apertura  anale  si  passa  gia  alia  regione  della  vena  cau- 
dale. Effettuatosi  questo  passaggio,  accade  die  le  due  strisce  di  tes- 
suto  cromafflne,  che  seguivano  i  lati  dell'aorta,  si  congiungono  tra 
di  lore  in  maniera  da  andare  a  guarnire  la  volta  della  vena  caudale 
di  uno  strato  di  sostanza  midollare,  che  guarda  il  lume  vasale  ed  e 
da  questo  lato  rivestito  dall'endotelio,  mentre  dal  lato  opposto  si 
approfonda  con  delle  gettate  nel  connettivo  situate  tra  I'arteria  (aorta) 
caudale  e  la  vena.  Tale  strato  di  sostanza  midollare  dalla  volta  della 
vena  si  estende  poi  lateralmente  sul  decorso  delle  arterie  parietali  e 
delle  loro  diramazioni  dorsali  e  ventrali,  come  faceva  nella  prece- 
dente  regione  (Fig.  2,  c.  m.). 

La  sostanza  corticale,  sotto  forma  dei  soliti  lobuletti,  si  distri- 
buisce  pill  specialmente  sulle  pareti  laterali  e  ventrale  della  vena 
(Fig.  2,  s.  c). 

Similmente  si  comportano  le  cose  per  buon  tratto  della  regione 
caudale,  quasi  sin  presso  I'estremita  posteriore  della  medesima. 

Regione  intermedia  o  prerenale.  —  In  quella  regione  del  tronco 
che  sta  fra  il  pericardio  e  I'apice  dei  reni,  e  che  per  comodita  d'  in- 
dicazione  chiamo  regione  prerenale  o  intermedia^  si  constata  pure  una 
disposizione  somigliante  a  quella  descritta  per  la  regione  media  (re- 
nale),  con  la  differenza,  pero,  che  mentre  qui  va  diminuendo  il  nu- 
mero  dei  lobuletti  di  sostanza  corticale,  aumenta  considerevolmente 
lo  spessore  della  sostanza  midollare,  la  quale,  in  alcune  sezioni,  a 
livello  deh'origine  delle  arterie  parietali,  diviene  assai  vistosa. 

Regione  cardiaca.  —  Dalla  regione  intermedia,  portandoci  cra- 
nialmente,  passiamo  alia  regione  cardiaca.  Qui  le  due  vene  cardi- 
nali  posteriori  si  aprono  quasi  alio  stesso  livello  nel  seno  venoso, 
e  la  sostanza  midollare,  che  seguiva  gia  i  lati  dell'aorta,  va  ora  a 
disporsi  anche  sulla  sua  faccia  ventrale,  sporgendo  nel  lume  del 
seno.  Dal  lato  destro,  a  meta  circa  deUo  spazio  compreso  dal  seno 
venoso,  si  stacca  dall'aorta  I'arteiia  celiaca,  e  la  sostanza  midollare 
circonda  pure  questa  arteria,  che  attraversa  il  seno  obliquamente 
in  direzione  caudo-laterale.  Nella  regione  cardiaca  la  sostanza  midol- 
lare si  accumula  in  masse  relativamente  cospicue,  suddivise  in  pic- 
coli  lobuli,  alcuni  dei  quali  si  approfondano  nella  parete  dell'aorta. 


-   149  -. 

Soltanto  in  numero  assai  scarso  s' intromettono  cellule  nervose  fra 
gli  elementi  deila  sostanza  midollare. 

Quando  dal  seno  venoso  si  arriva  a  lie  giugulari,  la  sostanza 
midollare  torna  a  disporsi  per  breve  tratto  nelle  faccie  laterali  del- 
I'aorta. 

Regione  cefalica  o  precardiaca.  —  Questa  regione  per  i  rapporti 
della  sostanza  midollare  potrebbe  anche  dirsi  giugulare.  Sorpassati  i 
reni  cefalici,  non  s'incontra  piu  sostanza  corticale,  ma  solamente 
sostanza  midollare,  la  quale  segue  il  decorso  delle  arterie  parietali 
della  regione,  guardando  pero  sempre  il  lume  delle  vene  giugulari, 
alia  cui  parete  le  diramazioni  di  quelle  arterie  si  addossano,  di  guisa 
che  la  sostanza  midollare  si  mostra  adesso  come  uno  strato  di  cel- 
lule cromaffine,  applicato  alia  faccia  interna  delle  giugulari,  nei 
tratti  in  cui  esse  trovansi  a  contatto  con  le  diramazioni  arteriose 
(Fig.  5).  Una.  circostanza  che  qui  sembrami  assai  degna  di  nota,  si 
e  che  gh  elementi  della  sostanza  midollare,  seguendo  il  ramo  arte- 
rioso  parietale,  sorpassano  lateralmente  la  giugulare,  fine  ad  avvi- 
cinarsi  al  pneumogastrico. 

Quando  stanno  per  aprirsi  nel  seno  venoso,  le  giugulari  costeg- 
giano  I'aorta,  mentre  da  essa  si  allontanano  sempre  piii  coU'avan- 
zarci  nella  regione  branchiale  ed  allora  ai  lati  dell'aorta  viene  a 
mancare  ogni  traccia  di  sostanza  midollare.  D'altra  parte,  pero,  la 
presenza  di  questa  sostanza  lungo  le  vene  giugulari  io  ho  potuto 
chiaramente  osservare  sine  in  corrispondenza  del  secondo  paio  di 
branchie. 

Reni  cefalici.  —  Nella  regione  cardiaca  esistono  i  rudimenti  dei 
roni  cefalici,  sfuggiti  alle  osservazioni  di  Collinge  e  Vincent  (4), 
che  li  dichiararono  assenti. 

Asportato  il  segmento  ventrale  del  pericardio  cartilagineo  e  di- 
staccato  con  cautela  il  cuore,  si  pone  alio  scoperto  il  fondo  della 
cavita  pericardica,  nel  quale  apparisce,  quasi  sulla  linea  raediana, 
il  seno  venoso  ed  a  sinistra  un  rilievo  cihndrico,  diretto  ol)liqua- 
mente  dall'avanti  all'indietro,  determinato  dall'esofago,  che  in  questo 
tratto  del  suo  decorso  si  sposta  verso  sinistra.  In  due  cripte,  Tuna 
al  margine  anteriore  del  seno  venoso,  I'altra,  piii  profonda,  al  lato 
sinistro  dell'esofago,  stanno  allogati  i  reni  cefalici. 

Dei  due  proreni,  adunque,  il  destro  e  situate  quasi  trasversal- 
mente  sul  margine  craniale  del  seno  venoso,  il  sinistro,  con  direzione 
obhqua  cranio-caudale,  lateralmente  aU'esofago  che  lo  separa  dal  mar- 
gine laterale  sinistro  del  seno.  I  due  reni  cefahci  non  sono  in  rap- 
porto  con  le  vene  cardinah  posteriori;  poiche  ognuno  di  essi,  come  mi 


-  150  - 

risulta  da  ripetute  osservazioni,  trovasi  collocato  ventralmente  alia 
vena  giugulare  del  proprio  lato,  a  livello  del  suo  sbocco  nel  seno 
venoso. 

I  pronefri  nell'  adulto  sono  due  corpiciattoli  di  piccole  dimen- 
sioni  (mm.  3,5  per  1,5  circa),  i  quali  alio  stato  fresco  hanno  un  co- 
lorito  grigio-pejia,  quasi  trasiucido,  in  quella  loro  parte  costituita  dai 
nefrostomi,  e  un  colore  bianco-porcellana  nell'altra  parte  rappresen- 
tata  dal  glomeruio  e  posta  medialmente  alia  prima.  Spiccano  cosi 
dal  fondo  sul  quale  riposano  e  che  e  abbondantemente  cosparso  di 
macchie  di  pigmento.  La  superficie  del  glomeruio  e  lobulata,  men- 
tre  quella  corrispondente  alia  regione  dei  nefrostomi  mostrasi  varia- 
mente  pieghettata,  increspata,  con  ombellicature  dovute  alle  aperture 
degl'  imbuti  nella  cavita  pericardica.  Un  epitelio  flagellate,  i  cui  lun- 
gtii  flagelli  si  muovono  assai  energicamente,  come  ben  si  osserva 
nell'esame  a  fresco,  limita  il  contorno  dei  nefrostomi  e  li  riveste 
internamente  nel  mentre  si  approfondano  in  un  tessuto  connettivo 
assai  ricco  di  spazi  linfatici  e  di  seni  sanguigni,  comunicanti,  que- 
st' ultimi,  con  la  vena  giugulare.  Gl'  imbuti  sembrano  aprirsi  pro- 
fondamente  in  seni  linfatici.  II  glomeruio  rimane  ancora  abbondan- 
temente vascolarizzato.  La  cavita  pericardica  contiene  sempre  una 
piccola  quantita  di  un  liquido  incoloro  e  limpido.  E  supponibile  che 
ai  proreni  rudimentali  spetti  ora  la  funzione  di  fornire  questo  li- 
quido e  di  regolarne  al  tempo  istesso  la  quantitci. 

Nolle  masserellO;  a  cui  si  riducono  nei  loro  resti  i  proreni,  non 
si  ravvisa  piii  alcun  canalicolo  orinario  e  nemmeno  traccia  alcuna 
del  canale  del  pronefro. 

Ma  cio  che  sopratutto  mi  preme  di  ricordare  si  e  che  nella 
massa  rappresentante  il  rudimento  del  prorene,  oltre  ad  accumuh 
di  cellule  linfoidi,  si  rinvengono  pure  lobuletti  di  sostanza  corticale, 
simili  a  quelli  sparsi  lungo  la  parete  delle  vene  cardinah. 

Petromyzon  Planeri. 

Dopo  quanto  ho  esposto  sulle  capsule  surrenali  di  Petromyzon 
marinus,  mi  basteranno  pochissime  parole  per  riassumere  le  di- 
sposizloni  osservate  a  tale  riguardo  in  Petromyzon  Planeri.  In 
questa  specie,  infatti,  si  realizzano  condizioni  assai  simili  a  quelle 
che  si  veriflcano  nell'altra,  con  la  differenza,  non  certamente  es- 
senziale,  che  i  lobuletti  di  sostanza  corticale  sono  mono  abbon- 
danti  e  piia  piccoli  e  la  sostanza  midollare  si  lascia  scoprire  meno 
facilmente,  formando  strati  assai  sottili,  per  lo  piij  di  una  sola  se- 


-  151   - 

rie  di  cellule,  e  quindi  pochissimo  appariscenti  in  tutta  la  regione 
post-cardiaca.  Nella  regione  cardiaca  invece,  ove  nella  sua  distribu- 
zione  si  comporta  similmente  a  quanto  gia  accennai  per  il  P.  ma- 
rinus,  la  sostanza  midollare  diviene  piii  evidente,  principalmente 
sulla  faccia  ventrale  dell'aorta  e  all'  intorno  deH'arteria  celiaca. 

Solo  con  attenta  osservaziono  si  arriva  a  scorgere  cellule  cro- 
mafflne  in  quel  tratti  delle  giugulari  addossati  alle  diramazioni  delle 
artejie  parietali  della  regione  precardiaca. 

liudimenti  dei  reni  cefalici  con  nefrostomi  e  col  glomerulo  non 
mancano  neppure  in  Petromyzon  Planeri,  e  tanto  nella  lore  strut- 
tura  quanto  nei  loro  rapporti  ricordano  perfettamente  quelli  gi^. 
dianzi  descritti  in  P.  marinus^  senonche  i  lobuli  di  sostanza  corti- 
cale,  che  vi  si  contengono,  raggiungono  cospicue  dimensioni  di 
fronte  agli  altri  sparsi  lungo  le  vene  cardinali. 

Ammocoetes. 

Gia  in  Ammocoetes  di  mm.  35  di  lunghezza,  le  piu  piccole  che 
io  abbia  potuto  esaminare,  si  accennano  le  disposizioni  che  poi  si 
verificano  nell'adulto.  Le  medesime  si  rendono  sempre  piii  manife- 
sto coll'accrescersi  della  larva,  finche  st\idiando  serie  di  sezioni  tra- 
sversali  di  Ammocoetes  vicine  a  trasformarsi,  non  riesce  affatto  dif- 
ficile vedere  la  sostanza  corticale  delle  capsule  surrenali  in  forma 
di  piccoli  lobuletti,  sparsi  nella  parete  delle  vene  cardinali  oppure 
sulla  faccia  ventrale  dell'  aorta.  Una  piu  attenta  osservaziono  ri- 
chiede  la  sostanza  midollare,  la  quale  per  altro  o  discretamente  evi- 
dente ai  lati  dell'aorta,  in  corrispondenza  dell'origine  delle  arterie 
parietali.  Qui  la  sostanza  midollare  e  rappresentata  per  lo  piu  da 
una  sempUce  serie  di  cellule,  relativamente  grandi,  di  aspetto  epi- 
teliale,  sporgenti  nel  lume  della  vena  cardinale,  dal  quale  le  separa 
soltanto  una  sottihssima  lamina  endotehale.  Cellule  consimili,  ma 
mono  alte,  seguendo  il  decorso  delle  arterie  parietali,  si  estendono 
anche  sulla  parete  dorsale  e  per  un  certo  tratto  sulla  parete  late- 
rale  delle  vene  cardinali. 

Quando  si  passi  alia  regione  caudale,  si  osserva  assai  bene, 
massimamente  in  larve  piuttosto  avanzate  nel  loro  sviluppo,  che  la 
volta  della  vena  caudale  si  riveste  di  uno  strato  di  cellule  midol- 
lari,  simili  a  quelle  rinvenute  ai  lati  dell'aorta. 

Disposizioni  non  meno  caratteristiche  si  incontrano  in  corri- 
spondenza della  regione  cardiaca.  Sulla  faccia  ventrale  dell'aorta, 
particolarmente  a  livello  della  confluenza  delle  vene  giugulari,  si  di- 


-   152   - 

spone  uno  straterello  di  cellule  midollari  (cromaffine).  Ugualmente 
air  intorno  deU'arteria  celiaca,  quando  questa  si  e  gia  staccata  dal 
lato  dorsale  deH'aorta,  si  dispongono  delle  cellule  di  sostanza  mid(>l- 
lare,  che  I'accompagnano  poi  per  buon  tratto  del  suo  tragitto.  De- 
vesi  inoltre  notare  che  nella  regione  cardiaca  si  rinvengono  lobu- 
letti  di  sostanza  corticale,  addossati  alia  faccia  ventrale  dell'  aorta 
0  all'arteria  celiaca,  e  die  talora  questi  appaiono  interposti  o  sot- 
tostanti  alle  cellule  cromaffine,  sicche  accade  non  di  rado  che  alia 
parete  dell'aorta  o  deU'arteria  celiaca  stiano  insieme  appesi  lobu- 
letti  di  sostanza  corticale  ed  elementi  della  sostanza  midollare,  e 
che  gli  uni  si  pongano  in  varia  maniera  in  rapporto  con  gli  altri, 
flno  a  mettersi  a  contatto  tra  lore.  Ma  per  quanto  possa  essere 
intimo  11  rapporto  degli  uni  cogli  altri,  non  avverra  mai  di  confon- 
derli,  poiche  i  respettivi  caratteri,  assai  peculiar!,  permettono  sem- 
pre  di  ben  distinguerli,  anche  quando  non  si  voglia  tener  conto 
della  membrana  propria,  che  circoscrive  i  lobuletti  di  sostanza  cor- 
ticale. Ad  ogni  modo,  escludo  che  gli  uni  derivino  dagji  altri,  non 
avendo  mai  rilevato  segni  che  mi  facessero  ritenere  probabile  una 
tale  trasformazione,  e  cio  valga  anche  per  quanto  concerne  i  rap- 
porti  della  sostanza  midollare  con  la  sostanza  corticale  delle  capsule 
surrenah  dell'adulto. 

Lobuli,  piuttosto  grandi,  di  sostanza  corticale  si  rinvengono  an- 
che nei  reni  cefalici  di  Ammocoetes. 

Nei  reni  cefalici  delle  larve  piu  giovani  da  me  esaminate  si 
scorgono  gia,  tra  i  canalicoli  orinari,  lobuli  o  cordoni  epitehah  so- 
lidi,  circondati  da  una  membrana  propria  e  racchiudenti  cellule  di  va- 
ria flgura,  cihndrico-prismatiche,  o  in  altra  maniera  poliedriche,  op- 
pure  affusate  e  stipate  tra  lore,  le  quali  posseggono  caratteri  pro- 
pri,  che  le  fanno  differire  dagli  elementi  dei  canalicoli  renali  e  rasso- 
migliare  invece  a  quelle  racchiuse  nei  lobuletti  di  sostanza  corti- 
cale, distribuiti  lungo  le  vene   cardinali. 

Di  tali  lobuh  contenuti  nei  pronefri,  ale  uni  sono  situati  super- 
ficialmente,  altri  piii  o  meno  profondamente.  Un  esame  dei  tagli  se- 
riali  dimostra  che  essi  mancano  affatto  di  lume  e  che  non  hanno 
alcun  rapporto  genetico  con  i  canalicoli  orinari.  D'altra  parte  lo  stu- 
dio dei  reni  cefalici  negli  stadi  larvali  successivi  sino  alle  Ammo- 
coetes in  procinto  di  trasformazione,  dimostra  che  i  lobuh  epiteliali 
solidi,  dei  quah  teniamo  parola,  non  vanno  in  verun  modo  a  fornire 
canalicoli  orinari,  ma  si  conservano  con  i  lore  particolari  ca}'atteri; 
e  che,  mentre  i  canahcoli  dei  proreni,  negli  stadi  inoltrati  scompaiono 
completamente  o  quasi,  quel  lobuli  permangono  e  si  ritrovano  infine 


-   153   - 

come  lobuli  di  sostanza  corfcicale  nei  reni    cefalici   rudimentali  del' 
I'adulto. 


Riassunte  le  disposizioni  relative  alle  capsule  surrenali  di  Afn- 
mocoetes,  conviene  che  io  ponga  a  confronto  i  dati  delle  mie  osser- 
vazioni  con  alcuni  reperti  di  Julin  (14  e  15)  sul  sistema  nervoso 
simpatico  di  Aiymiocoetes. 

Nei  brevi  cenni  bibliografici,  posti  a  principio  di  questo  mio 
scritto,  non  feci  menzione  alcuna  delle  belle  ed  accurate  ricerche  di 
Julin  ^mW Ammocoetes^  per  la  semplice  ragione  che  in  esse  non  si 
parla  affatto  no  dei  corpi  descritti  da  Rathke,  ne  di  altri  parago- 
nabili  alle  capsule  surrenali;  ma  dovendo  ora  spendere  qualche  pa- 
rola  sui  rapporti  delle  capsule  surrenali  dei  Petromizonti,  segnata- 
mente  della  loro  sostanza  midollare,  con  il  sistema  nervoso  simpa- 
tico, conviene  che  io  qui  accenni  ai  resultati  cui  Julin  arrivo  stu- 
diando  questo  sistema  xiqW Ammocoetes. 

E  noto  come  nessuno,  prima  di  Julin,  avesse  dimostrato  nei 
Ciclostomi  un  sistema  nervoso  simpatico  paragonabile  a  quello  dei 
Vertebrati  superiori. 

Julin,  rivolgendo  il  suo  studio  al  sistema  nervoso  simpatico  in 
Ammocoetes  lunghe  dai  15  ai  18  cm.,  constato  a  destra  ed  a  sini- 
stra deir  aorta,  tra  questa  e  le  vene  cardinali,  la  presenza  di  pic- 
coli  organi,  generalmente  arrotonditi,  ripetentisi  di  distanza  in  di- 
stanza,  dall'origine  del  cuore  flno  un  po'in  avanti  deU'orifizio  della 
cloaca. 

In  tali  organi  egli  riconobbe  la  struttura  di  gangh  nervosi,  e 
quindi  i  rappresentanti  dei  gangli  nervosi  simpatici,  congiunti  per 
mezzo  di  rami  nervosi  (rami  viscerah)  con  i  rami  ventrali  dei  nervi 
spinah.  Rilevo,  per  altro,  1'  assoluta  mancanza  nelV Ammocoetes  di  un 
cordone  simpatico  riuniente  tutti  i  gangh  di  un  medesimo  lato. 
Oltre  a  questi  gangli  simpatici  "  superflciali  „  ne  esistono,  secondo 
Julin,  altri,  situati  piii  profondamente  ("  gangli  simpatici  profondi  „), 
che  presentano  con  i  primi  dei  rapporti  assai  intimi,  e  che  sono 
molto  pii!i  direttamente  in  relazione  con  gh  organi  viscerah. 

Ora  devo  subito  dire  che  daUe  mie  osservazioni,  eseguite  non 
soltanto  su  tagli  serial!  di  Ammocoetes  e  Petromyzon  Flaneri,  ma  an- 
che  sopra  numerose  serie  di  sezioni  trasversali  delle  varie  regioni 
del  tronco  di  Petromyzon  mariims^  non  risulta  che  questi  Ciclostomi 
posseggano  un  sistema  nervoso  simpatico  come  quello  descritto  da 
Julin.  Se  i  gangh  simpatici  veduti,  descritti  e  disegnati   da  Julin 


-   154  - 

in  Ammocoetes,  avessero  potuto  sfuggire  alia  mia  osservazione  nelle 
larve  e  in  Petromyzon  Planeri,  non  credo  dovessero  sottrarsi  ai  miei 
occhi  nei  grandi  esemplari  di  Petromyzon  marlnus  da  me  esaminati. 
Fra  le  tante  sezioni  passate  in  rassegna,  nemmeno  una  me  ne  ca- 
pito  mai,  che  mi  mostrasse  i  gangli  simpatici  descritti  da  Julin  ai 
lati  deir  aorta.  Siccome  pero  non  e  da  mettersi  in  dubbio  I'esattezza 
delle  osservazioni  di  Julin,  e  necessario  supporre  che  questi  abbia 
interpetrato  quali  gangli  simpatici  i  lobuletti  di  sostanza  corticale 
delle  capsule  surrenali  che,  come  dissi,  possono  trovarsi  ai  lati  del- 
I'aorta  e  ventralmente  ad  essa;  ed  abbia  del  pari  interpetrato  quali 
gangh  simpatici  le  cellule  della  sostanza  midollare,  rappresentata  in 
Ammocoetes,  ai  lati  dell'aorta  in  corrispondenza  dell'  origine  delle  ar- 
terie  parietali,  da  gruppetti  di  cellule,  disposte  per  lo  piii  in  un  sem- 
pUce  strato,  relativamente  grandi,  sporgenti  nel  lume  delle  vene 
cardinali,  dal  quale  le  separa  sollanto  una  sottilissima  lamina  endo- 
teliale. 

Confesso  pero  che  una  cosa  io  non  arrive  a  spiegarmi  ed  e 
questa:  come  mai  Julin  ha  veduto  in  tah  gruppetti  di  cellule  tutta 
la  struttura  di  un  vero  e  proprio  ganglio  nella  maniera  dall'A.  di- 
segnata  nella  Fig.  6  della  Tav.  XXIII  della  sua  memoria,  struttura 
che  io  non  vi  ho  in  mode  alcuno  riconosciuta. 

Nel  negare  pertanto  una  disposizione  del  simpatico  quale  venne 
descritta  in  Ammocoetes  dal  Julin,  debbo  ritenere  che  egli  fu  cer- 
tamente  tratto  in  errore  da  apparenze,  le  quali  ora  ricevono  tut- 
t'altra  spiegazione  dal  confronto  che  delle  medesime  puo  farsi  con 
condizioni  realizzate  in  adulti  di  Petromyzon  marinus.  Aggiungasi, 
inoltre,  che  se  le  mie  osservazioni,  confermando  in  questo  punto 
quelle  di  Freud  (9),  constatarono  I'esistenza  di  cellule  gangliari  lungo 
il  decorso  dei  rami  ventrah  (ed  anche,  quantunque  piii  raramente, 
dei  rami  dorsah)  dei  nervi  spinali,  non  mi  assicurarono  mai,  nem- 
meno in  P.  marinus^  dove,  nel  case,  per  la  lore  grossezza  avrebbe 
dovuto  essere  piii  facile  rilevarli,  dell'esistenza  di  rami  nervosi  vi- 
scerali  nel  sense  di  Julin,  nel  sense,  cioe,  di  rami  nervosi  ben  vi- 
sibili  che  dai  tronchicini  ventrali  dei  nervi  spinali  si  portassero  a 
quel  cumuli  di  cehule  midohari  distribuiti  lungo  i  lati  deh'  aorta. 
Insisto  quindi  nell'affermare,  basandomi  principalmente  suUe  mie  ri- 
cerche  in  P.  marinus^  che  per  quanto  almeno  concerne  il  sistema 
nervoso  simpatico  di  tutta  la  regione  post-branchiale,  ossia  del 
tronco  e  della  coda,  esse  non  e  rappresentato  da  gangh  ai  lati  del- 
l'aorta e  da  rami  viscerali  (rami  comunicanti)  in  mode  da  essere 
paragonato,  fatta  astrazione    dalla    mancanza  di   un    cordone  limi- 


-  155  - 

trofo,  a  quelle  del  Vertebrati  superiori.  Ed  a  conforto  della  mia  as- 
serzione  potrei  ricordare  die  anclie  le  ricerche  di  Ransom  e  Thomp- 
son (29),  di  poco  antecedent!  a  quelle  di  Julin,  non  valsero  a  dimo- 
strare  nella  regione  post-branchiale  di  Petromyzon  ne  gangli  ne  rami 
comunicanti  del  simpatico. 

Pertanto,  senza  negarne  Tesistenza,  io  penso  che  il  sistema  ner- 
voso  simpatico  dei  Petromizonti  sia  rappresentato  da  cellule  gan- 
gliari  sparse  o,  meno  frequentemente  j)ero,  riunite  in  piccoli  gan- 
glietti,  nella  parete  del  corpo  (^),  cosi  lungo  i  rami  ventrali  e  dor- 
sali  dei  nervi  spinali  come  lungo  il  decorso  delle  diramazioni  delle 
arterie  e  vene  parietali.  Ai  lati  deH'aorta  io  trovo  soltanto,  e  assai 
raramente,  qualche  singola  cellula  gangliare.  Piii  numerose,  ma  sem- 
pre  sparse,  le  cellule  gangliari  sono  in  vicinanza  dello  sbocco  delle 
vene  parietali  nelle  cardinali,  come  pure  presso  la  biforcazione  delle 
arterie  parietali  e  lungo  il  decorso  dei  rami  ventrali  di  questi  vasi. 
Cellule  nervose  simpatiche  s'  incontrano  pure  all'  intorno  delle  vene 
cardinali.  Parimente  nella  regione  caudale  ho  veduto  singole  cellule 
ganghari  all'  intorno  della  vena  caudale  e  piii  specialmente  dal  lato 
dorsale,  presso  Io  strato  di  sostanza  midollare.  Ma  nella  regione 
caudale  si  veggono,  assai  bene,  frequenti  cellule  nervose,  od  anche 
gangliettini,  lungo  i  rami  nervosi  ventrali  e  vicino  ai  vasi  parietali 
ventrali. 

E  con  questi  miei  reperti,  io  mi  accorderei  con  il  prof.  Dohrn  (7), 
il  quale  in  Petromyzon  trovo  il  simpatico  aU'estremo  posteriore  del 
tronco  sotto  forma  di  cellule  gangliari  sparse,  se  non  che  invece  di 
circoscrivere  questo  sistema  soltanto  all'estremo  posteriore  del 
tronco,  io  devo  estenderlo  non  pure  a  tutto  il  tronco,  sibbene  an- 
che alia  regione  caudale.  Per  la  qual  cosa  sarei  indotto  a  ritenere 
quelle  cellule  gangliari  simpatiche  sparse,  anziche  un  ultimo  residue 
del  sistema  nervoso  simpatico  in  questi  Vertebrati,  come  vorrebbe 
Dohrn,  una  prima  condizione  di  manifestarsi  di  tale  sistema.  Per 
la  filogenesi  del  quale  mi  parrebbe  infatti  piii  probabile  che  esso 
sia  venuto  dapprima  comparendo  sotto  forma  di  singoli  neuroni 
simpatici  distaccatisi  dal  materiale  dei  gangh  spinali,  e  che  soltanto 
pill  tardi  si  sia  andato  maggiormente  concentrando  e  sviluppando 
lino  ad  assumere  la  forma  definitiva. 

Julin  vedeva  una  disposizione  primitiva  in  quelle  serie  di  gan- 


(*)  S'  intends  che  qui  faccio  astrazione  dal  simpatico  dei  visceri  contenuti  nella  cavity  addomi- 
nale,  cosl  dal  simpatico  dell' intestino.  ecc...  che,  del  resto,  6  pure  rappresentato  da  cellule  gangliarj 
sparse. 


-  156  - 

gli,  non  congiunti  tra  loro  mediante  un  corclone  limitrofo,  die  cre- 
dette  esistere  ai  lati  dell'aorta ;  ma  essendo  ora  stabilito  dalle  mie 
ricerche  che  quel  gruppi  di  cellule  non  sono  gangli  simpatici,  io 
vorrei  invece  riguardare  come  disposizione  primitiva  quella  del  sim- 
patico  non  ancora  raccolto  in  gangli  ai  lati  dell'aorta.  C) 

Qualcuna  delle  cellule  gangliari  simpatiche  cosi  sparse  lungo 
I'aorta,  le  vene  cardinal!  e  caudale,  o  lungo  le  diramazioni  delle  vene 
parietali,  si  mette,  come  gia  feci  notare,  in  rapporto  piii  o  mono 
stretto  di  contiguita  con  i  gruppi  di  cellule  della  sostanza  midol- 
lare  delle  capsule  surrenali. 


La  conclusione  principale  alia  quale  portano  i  resultati  delle 
mie  ricerche  si  riassume  essenzialmente  in  questo:  che  i  Petromi- 
zonti  posseggono  due  ben  distinte  serie  di  particolari  organi  secer- 
nenti  (organi  glanduliformi)  a  secrezione  interna  (endocrina),  estesi 
a  quasi  tutto  il  corpo,  paragonabiU  nel  loro  insieme  alle  capsule 
surrenali  dei  Gnatostomi. 

II  paragone  acquista  maggior  valore,  allorquando  si  confrontino 
le  disposizioni  constatate  in  Petromyzon  con  quelle  gia  note  nei 
Selaci  e  negii  Anfibii.  Delle  dette  due  serie  di  organi,  1'  una  corri- 
sponde  alia  sostanza  corticale  o  corteccia  (cortex  degli  Stapediferi, 
corpo  interrenale  dei  Selaci),  I'altra  alia  sostanza  midoUare  (medulla 
degli  Stapediferi,  corpi  soprarenali  dei  Selaci). 

Questi  organi  non  contraggono  intimi  rapporti  con  il  sistema 
escretore,  come  ci  viene  provato  dal  loro  estendersi  in  regioni  del 
corpo  (regione  branchiale  e  caudale),  alle  quali  il  sistema  escretore 
non  giunge  mai.  Tale  fatto,  ammessa  la  giustezza  delF  interpetra- 
zione  che  ho  data  e  del  confronto  sopra  istituito,  omologando  Tuna 
serie  dei  peculiari  organi  dimostrati  nei  Petromizonti  all'  interrenale 
dei  Selaci  e  alia  sostanza  corticale  delle  capsule  surrenah  dei  Ver- 
tebrati  superiori,  I'altra  serie  ai  corpi  soprarenali  dei  Selaci  e  alia 
sostanza  midollare  delle  capsule  surrenali  dei  Vertebra ti  superiori,  tale 


(1)  fe  ben  vero  che  nei  Ciclostomi  e  pel  nostro  case  nei  Petromizonti,  Vertebrati  ritenuti  non 
^.I'iniitivamente  seinplici,  ina  in  parte  degenerati,  il  deterniinare  se  certe  disposizioni,  che  vi  si  riscoQ- 
trano,  siano  o  no  da  considerarsi  come  veraniente  priiuitive,  riiuane  assai  difficile,  ma  ad  ogni  mode 
non  mi  sembra  doversi  ad  esse  negare  qualunque  importanza  mortologica,  specialmente  qiiaiido  si 
tenga  preseUe  un  giusto  concetto  espresso  dal  Grassi  (13)  sul  valore  delle  forme  animali  semplificate 
o  degenerate  ;  che,  cio6,  queste  forme  "  da  un  lato  conservano  caratteri  che  almeno  in  parte  nelle 
altre  forme  del  gruppo  sono  andati  perduti.  D'altro  lato,  possono  ripetere  le  condizioni  che  presen- 
tavano  primitivamentu  i  loro  progenitori  ». 


-   157  - 

fatto,  dicevo,  si  oppone  recisamente  alle  veduie  di  Aichel  (1)  che 
vuol  far  derivare  enfcrambe  le  sostanze  componenti  le  capsule  sur- 
renali  dal  rene  priraitivo.  I  risultati  delle  mie  ricerche  si  oppongono 
inoltre  alia  nuova  omologia  che  lo  stesso  Aichel,  contrariamente 
a  quanto  fu  dapprima  intraveduto  da  Leydig  e  da  Balfour,  dipoi 
confermato  e  megho  dimostrato  da  Diamare  (6),  Vincent  (32,  33) 
e  in  parte  anche  da  me  (10,  12),  vorrebbe  stabilire  da  un  lato  tra 
I'interrenale  dei  Selaci  e  le  capsule  surrenali  del  Yertebrati  supe- 
riori,  dall'altro  lato  fra  i  corpi  pari  soprarenali  dei  Selaci  e  certi 
corpi  (capsule  surrenali  accessorie  o  capsule  surrenali  di  Marchand, 
come  Aichel  le  chiama)  che  normalmente  si  troverebbero  nei 
Mammiferi  in  rapporto  con  gli  organi  genitali,  nel  ligamentum  latum 
nella  femmina,  in  vicinanza  del  testicolo  e  del  cordone  spermatico 
nei  maschi. 

La  particolare  disposizione  delle  capsule  surrenali  nei  Petromi- 
zonti  condurrebbe  a  ritenere  il  sistema  di  questi  organi  affatto  indi- 
pendente  dal  sistema  escretore,  col  quale,  forse,  assume  rapporti 
soltanto  secondariamente. 

Converrebbe  percio  abbandonare  la  denominazione  di  capsule 
surrenali  e  I'altra  di  sostanza  corticale  e  sostanza  midollare,  il  che 
si  fara  certamente,  quando  conoscenze  piia  sicure  sulla  loro  rispet- 
tiva  funzione  ci  offriranno  anche  il  modo  di  sostituire  I'antica  ter- 
minologia  con  altra  meno  impropria. 

La  disposizione  della  sostanza  midollare,  nella  maniera  che  si 
verifica  nei  Petromizonti,  rappresenta  probabilmente  una  condizione 
primitiva  C),  ma  se  anche  come  tale  non  volesse  ritenersi,  essa  vale 
tuttavia  a  meglio  spiegarci  quella  reahzzatasi  negli  Elasmobranchi 
ed  a  chiarirci  piii  soddisfacentemente  la  presenza  di  nidi  di  cellule 
(cellule  cromaffine)  nei  gangh  e  tronchicini  nervosi  del  simpatico  ad- 
dominale  degli  Anfibii  e  dei  Vertebrati  superiori,  nei  gangli  del  sim- 
patico cervicale  e  nella  glandula  intercarotica  dei  Mammiferi  e  del- 
I'uomo.  Potra  inoltre  illuminarci  sulla  formazione  e  sulla  struttura 
della  glandula  coccigea,  rispetto  aha  quale,  dopo  aver  veduto  che  la 
sostanza  midollare  si  estende  anche  alia  regione  caudale,  non  rechera 
alcuna  meraviglia  se,  come  gia  intui  Yincent  (38  e  39),  vi  si 
avessero  a  ritrovare  cellule  cromaffine. 

Un  fatto  da  prendersi  poi  in  particolare  considerazione  si  e  che 
nei  Petromizonti  il  tessuto  della  sostanza  midollare   di   gran  lunga 


(')  Veggasi  la  nota  alia  pag.  precedente. 


-   158  - 

predomina  su  quelle  del  sistema  .  simpatico,  col  quale  puo  trovarsi 
in  rapporto,  sicche  ai  gruppi  di  cellule  della  sostanza  midoUare,  co- 
me ci  si  mostrano  nei  Petromizonti,  male  si  applicherebbe  la  deno- 
minazione  di  paragangli  (paraganglia)  che  Kohn,  seguendo  un  suo 
proprio  concetto,  proporrebbe  per  indicare  i  corpi  soprarenali  dei 
.Selaci,  i  nidi  di  cellule  cromaffine  e  la  sostanza  niidoUare  delle 
capsule  surrenali  dei  Vertebrati  superiori  (paraganglio  delle  capsule 
surrenali),  riserbando  il  nome  di  capsula  surrenale  unicamente  alia 
sostanza  corticale. 

Kohn  (16,  17  e  19)  nega  alle  cellule  cromaffine,  e  quindi  ai 
corpi  soprarenali  dei  Selaci,  la  natura.  glandulare  lore  attribuita 
da  Vincent  (82  e  33)  e  da  me  (10  e  12),  nega  inoltre  die  gli  ele- 
menti  parenchimali  di  questi  corpi  e  quelli  dei  nidi  cellulari  nei 
gangli  del  simpatico  siano  elementi  epiteliali  e  secernenti,  come  io 
li  ho  ritenuti  dope  aveiii  studiati  negh  Anfibii,  e  li  riguarda,  invece, 
come  speciali  elementi  nervosi.  Alia  stessa  stregua  sarebbero  da 
considerarsi  le  ceUule  componenti  la  sostanza  midollare  delle  capsule 
surrenali  di  tutti  gli  Stapediferi.  Ora  le  mie  osservazioni  intorno 
aha  struttura  ed  aha  disposizione  della  sostanza  midollare  nei  Pe- 
tromizonti, anziche  farmi  abbandonare  I'opinione  gia  antecedente- 
mente  espressa,  mi  .confermano  sempre  piu  nella  medesima,  poiche 
io  non  saprei  davvero  riconoscere  i  caratteri  di  un  tessuto  nervoso 
in  quegli  strati  di  cellule  disposti  lungo  i  lati  deh'  aorta,  lungo  le 
arterie  parietali,  rivolti  costantemente  verso  il  lume  delle  vene  sa- 
telhti  e  da  questo  separati  soltanto  per  mezzo  deha  sottilissima  la- 
mella endotehale.  Secondo  h  mio  avviso,  anche  siffatti  rapporti  par- 
lano  in  favore  della  natura  secernente  del  tessuto  rappresentante  la 
sostanza  midohare,  sicche  dubito  sempre  fortemente  che  i  nidi  di 
cehule  abbiano  a  riguardarsi  con  Kohn  come  complessi  di  speciali 
elementi  nervosi. 

E  cio  io  dice  basandomi  unicamente  suhe  apparenze  strattu- 
rah,  che  se  poi  non  si  vuol  disco noscere  il  valore  degh  esperimenti 
fisiologici  di  Vincent  e  di  altri,  tendenti  a  dimostrare  che  gli  ele- 
menti parenchimali  dei  corpi  soprarenali  e  della  midolla  delle  cap- 
sule surrenah  contengono  una  sostanza  attiva  d'  una  potenza  vera- 
mente  straordinaria  neh'  elevare  la  pressione  sanguigna,  allora  il 
dubbio  non  fa  che  aumentare. 

II  trovare  sostanza  midollare  distribuita  lungo  il  decorso  dei 
rami  dorsah  delle  arterie  e  vene  parietali,  sine  al  disopra  dei  gangli 
spinali,  potrebbe  ritenersi  come  un  segno  della  via  seguita  dagh  ele- 
menti di  quella  sostanza  per  andare  a  situarsi  profondamente,  e  po- 


-   159  - 

trebbe  riguardarsi  come  una  prova  in  favore  clella  sua  derivazione 
dal  sistema  nervoso  (dal  simpatico)  o,  in  ultima  analisi,  della  sua 
origine  ectodermica. 

Quantunque  nuovi  fatti  siano  stati  addotti  da  Kohn  (17  e  19)  e 
recentemente  da  Diamare  (6)  in  appoggio  della  derivazione  dei  nidi 
di  cellule  e  dei  c.  soprarenali  dal  simpatico,  mettendo  in  rilievo  forme 
intermedie  di  passaggio  tra  le  cellule  nervose  e  le  cellule  cromaffine, 
tuttavia  io,  riferendomi  a  quanto  osservo  nei  Petromizonti  non  po- 
trei  dire  di  avere  riscontrato  altrettanto.  Tutto  al  piu  dai  fatti  rile- 
vati  in  Petromyzon  dovrebbe  desumersi  che  se  cellule  gangliari  sim- 
patiche  e  cellule  cromaffine  (cellule  midoUari)  prendono  origine  da  un 
medesimo  materiale  primitivo,  si  diflferenziano  poi  per  due  vie  diver- 
se, evolvendosi  per  proprio  conto.  Dal  che  trarrebbe  allora  confer- 
ma  il  pensiero  espresso  da  Diamare  (6)  "  che  elementi  provenienti 
dai  gangli  (in  condizioni  iniziali  di  sviluppo)  non  pervengono  al  grade 
di  corpi  gangliari  „.  Pensiero  che  mi  sembra  collima.re  in  parte  con 
I'opinione  da  me  espressa  in  precedent!  note,  sostenendo  che,  pur 
data  la  derivazione  delle  cellule  midoUari  dal  simpatico,  esse  non 
mostrano  i  caratteri  di  cellule  nervose  ma  di  elementi  epitehali  e 
secernonti  (10,  11  e  12). 

Devo  pero  fare  qualche  riserva  intorno  all'  idea  suespressa  che 
la  distribuzione  della  sostanza  midollare,  nella  parete  latero-dorsale 
del  corpo  dei  Petromizonti  adulti,  indichi  la  strada  da  essa  percorsa 
in  origine,  poiche  mentre,  a  sostegno  di  cotesta  mia  idea,  mi  aspet- 
tavo  di  vedere  in  giovani  Ammocoetes  piu  distinta  la  sostanza  mi- 
dollare in  vicinanza  dei  gangli  spinali  o  neha  parete  latero-dorsale 
del  corpo  che  ai  lati  dell'aorta,  mi  accadde,  al  contrario,  di  scorge- 
re  chiaramente  nelle  piu  piccolo  Ammocoetes  (35  mm.  di  lunghezza) 
da  me  esaminate,  cellule  midoUari,  tra  la  parete  laterale  dell'aorta 
e  r  endotelio  delle  vene  cardinal!,  in  vicinanza  deH'origine  dell'arte- 
rie  parietah,  ma  non  ancora  lungo  il  ramo  dorsale  di  queste  arterie 
0  presso  i  gangli  spinali.  Occorrono  quindi  ulterior!  ricerche  su  que- 
sto  punto  e  1'  esame  di  stadi  piu  precoci,.  prima  di  poter  dare  un 
giudizio  definitive. 

Ma  se  qualche  dubbio  mi  rimane  sull'  origine  della  sostanza  mi- 
dollare nei  Petromizonti,  senza  poter  per  altro  escludere  a  priori 
la  sua  derivazione  dah'  ecboderma  (dal  materiale  ectodermico  del  si- 
stema nervoso),  qualche  altro  me  ne  sorge  pure  suU'  origine  della 
sostanza  corticale.  E  note  come  riguardo  all'  origine  di  questa  so- 
stanza nei  Vertebrati  superior!  regni  non  poca  incertezza,  essendosi 
posta  in  dipendenza  ora  del  mesenchima  ora  dell'epitelio  celomatico 


-  160  - 

0  dell'  epitelio  della  cresta  genitale,  ora  dell'  epitelio  della  capsula 
del  glomeruli  malpighiani,  ora  del  nefrostomi  e  del  canalicoli  orinari 
del  prorene  o  del  rene  primitivo. 

Avverto  subito  che,  non  possedendo  osservazioni  dirette  e  pro- 
ve di  fatto,  procedo  soltanto  per  induzione  nel  mio  ragionamento. 
Tralasciando  di  trattare  dell'  origine  dei  lobuletti  di  sostanza 
corticale  che  s'  incontrano  nella  regione  dei  reni  cefalici  e  degli  al- 
tri  situati  lungo  1'  aorta  e  lungo  le  vene  cardinal!,  in  ordine  ai  quali, 
del  resto,  ebbi  gia  sopra  occasione  di  far  rilevare  come  io  sia  incli- 
nato  ad  escliidere  ogni  loro  rapporto  genetico  con  I'apparato  escretore 
e  potrei  aggiungere,  a  maggior  ragione,  con  1'  epitelio  della  cresta 
genitale;  desidero  soffermarmi  a  discutere  soltanto  I'origine  di  quel 
lobuletti  di  sostanza  corticale  situati  all'  intorno  della  vena  caudale 
nei  Petromizonti.  Senza  alcun  dubbio  mi  pare  die  per  essi  vada 
subito  eliminata  una  qualsiasi  origine  dall'  apparato  escretore  o  dal- 
I'epitelio  della  cresta  germinale,  poiche  sarebbe  davvero  vano  ricer- 
care  qui  un  tale  rapporto.  Si  potrebbe  pero  supporre  che  ripetes- 
sero  la  loro  origine,  in  un  momento  assai  precoce  di  sviluppo,  dal- 
r  epitelio  celomatico  che  riveste  1'  estremo  posteriore  della  cavita 
viscerale.  Ma  di  contro  a  questa  supposizione  sta  il  fatto  della  loro 
tardiva  comparsa.  Ed,  invero,  dalle  mie  osservazioni  sull 'J.mmocoefes 
risulta  che  essi  appariscono  relativamente  tardi  ed  in  punti  coi  quali 
la  cavita  celomatica  non  ha  piii  nulla  che  vedere. 

JSTon  sembrando  quindi  probabile  una  loro  diretta  origine  dal- 
r epitelio  celomatico,  non  rimarrebbe  che  ammetterne  la  derivazione 
dal  mesenchima  o  da  una  differenziazione  di  cellule  del  connettivo 
perivasale. 

Ora  se,  come  io  ritengo,  i  lobuletti  di  sostanza  corticale  situati 
air  intorno  della  vena  caudale  e  gli  altri  posti  lungo  le  vene  cardi- 
nali  e  nella  regione  del  prorene  sono  tra  di  loro  omologhi,  a  meno 
di  non  volere  invocare  per  gli  uni  una  derivazione  diversa  da  quella 
degli  altri,  converrebbe  di  necessita  giungere  alia  conclusione  che 
tutti  i  lobuletti  della  sostanza  corticale  delle  capsule  surrenali  dei 
Petromizonti  prendano  origine  dal  mesenchima  o  dal  connettivo  pe- 
rivasale dei  vasi  venosi,  all'  intorno  dei  quali  si  trovano.  Ma  non 
possedendo,  come  sopra  avvertii,  prove  ed  osservazioni  dirette,  non 
030  affermare  che  cosi  debba  realmente  accadere,  tanto  piii  che  cosi 
concludendo  si  andrebbe  incontro  ad  un  forte  disaccordo  tra  la  na- 
tura  schiettamente  epiteliale  dei  lobuletti  di  sostanza  corticale  e  la 
loro  origine  da  un  germe  (mesenchima),  che  non  ha  struttura  epi- 
teliale (come  invece  I'ha  il  mesoderma  o  il  mesoteho),  e   dal   quale 


-   161   - 

non  siamo  abituati  veder  derivare  organi  che  in   deflnitiva   posseg- 
gaiio  carattere  epiteliale. 

Ho  soltanto  esposto  delle  considerazioni  ed  espresso  dei  dubbi, 
poiche  parmi  che  alio  state  attuale  delle  nostre  conoscenze  sull'  o- 
rigine  delle  parti  costitutive  delle  capsule  surrenali  (corteccia  e  mi- 
dolla)  tanto  nei  Oiclostomi  quanto  nei  Gnatostomi  ci  manchino  an- 
cora  dati  sicuri  per  asserire. 

Bibliografla 

(1)  Aichel    O.  —  Vergleichendo  Entwicklungsgeschichte  und  Stammesgeschichte  der    Nebennieren. 

Ueber  ein  neues  normales  Organ  des  Menschen  und  der  Saugethiere.    Arch,   fur    mik.    Anat. 
Bd.  56.   1900. 

(2)  Balfour    F.    M.  —  Ueber  die  Entwickelung  und  die  Morphologie   der  Suprarenalkorper  (Ne- 

benniei-en).  Biolog.  Centratbl.,  1881. 

(3)  —  A  monograph  on  ihe  development  of  elasmobranch  Fishes.  London  1878. 

(4)  C  o  1 1  i  n  g  e    W.    E      and    Vincent    Sw.  —  On  the  so-called  suprarenal  bodies  in  Cyclosto- 

mata.  Anat.  Anz.  Bd.  XII,  pag.  332-241.   1896. 

(5)  D  i  a  111  a  r  e    V.  —  Kicerche  iatorno  all'organo  inttjrrenale  degli   Elasmobranchi  ed  ai    corpuscoli 

di  Stann.us  dei  Teleostei,  contributo  alia  inorfologia  delle  capsule  surrenali.    Mem.  di  mat.  e 
di  fls.  della  Socield  Italiana  delle  scienze.  S.  3,   T.  10. 

(6)  —  Suila  costituzione  dei  gangli  siinpatici  negli  Elasmobranchi  e  sulla   morfologia  dei  nidi    cellu- 

lari  del  simpatico  in  generale.  Anat.  Anz.  Bd.  XX,  N.   17,   1902. 

(7)  D  o  h  rn    A .  —  Studien    zur    Urgeschichte    des    Wirbelthierkorpers  IX.  Mitlheilungen    aus    der 

zool.  Station  zu  Neapel. 
(8)Ecker    Al.  —  Der  feinere  Bau  der  Nebennieren  beim  Menschen  und  den  vier  Wirbelthierklassen. 

Braunschweig  1846. 
(9)     Freud    S.  —  Ueber    Spinalganglien  und  Rilckenmark  des  Petromyzon.    Silzungsberichte  der 

kais.  Akad    der   Wiesensch.   Wien   1879. 

(10)  Qiacomini    E.  —  isopra  la  fine  struttura  delle  capsule  surrenali  degli  Anflbii.  Estr.  dai  Pro- 

cessi  verbali  della  R.  Accad.  dei  Fisioiritici.  Ad.  30  Giugno  1897.  Siena  1898. 

(11)  —  SuUe  terminazioni  nervose  nelle  capsule  surrenali  degli  Uccelli.  Ibid.  Ad.  24  Noveinbre  1897. 

Siena  1898. 

(12)  —  Brevi  os-'ervazioni  intorno  alia  minuta  struttura  del  corpo  interrenale  e  dei  corpi    soprarenali 

dei  Selaci.  AIti  della  R.  Accad.  dei  Fisiocritici,  S.  IV.   Vol.  X-  Siena  1898. 

(13)  Gr  as  si    B.    —    Metodi  e  flni  della  morfologia.    Estr.  dal  Supjilemento    o,l   Policlinico.    Anno 

1896.  Roma  1896. 

(14)  Julia    Ch.  —  Kecherches  sur  I'appareil   vasculaire    et    le    syst6me    nerveux    periph^rique    de 

I'Ammocoetes  (Petromyzon  Planeri).  Arch,  de  Biologic.   Toitie   VII.  1887. 

(15)  —  Le  syst6me  nerveux  grand  sympatique  de  I'Ammocoetes  (Petromyzon  Planeri).  Anat.  Anz.  II 

Jahrg.  1887. 

(16)  Kohn    A.  —  Ueber  die  Nebeniiiere.  Prager  med.   Wochenschr.  Jahrg.  23,  1898. 

(17)  —  Die  Nebeiiniere  der  Selachier  nebst  Beitragen  zur  Keontniss  der  Morphologie  der  Wirbelthier- 

nebenniere  im  Allgemeinen.  Arch,  ftir  mik.  Anat.  Bd.  53.  1898. 

(18)  —  Die  chromaffinen  Zellen  des  Sympathicus.  Anat.  Anz.  Bd.   15.  1899. 

(19)  —  Ueber  den  Bau  unJ  die  Entwicklurg  der  sog.  CaratisdrUse.  Arch,  fiir  mik.  Anal.  Bd.  56.  1900. 

(20)  Ley  dig    K  .  —  Beitrage  zur  mikroscopischen  Auatomie  der  Rochen  und  Ilaie.  Leipzig  1852. 

(21)  —  Anatoraische-histologische  Untersuchungen  tlber  Fische  und  Reptilien.  Berlin  1853. 
{tZ)  —  Lehrbuch  der  Histulogle  des  Menschen  uod  der  Thiere.  Frankfurt  a  M.  1857. 

(23)  —  Die  in  Deutschland  lebenden  Arten  der  Saurier.  Tubingen  1872. 

(2i)  Moore    B  .    and    Sw.    Vincent.  —  On  the  comparative    chemistry  of  the  suprarenal    cap- 
sules. Proc.  Roy.  Soc.  London,   Vol.  62. 

(25)  Further  observations  upon  the  comparative  chemistry  of  the  suprarenal  capsules,  etc.  Ibid.  Vol.  62. 

(26)  MUller    J.  —  Vergleichende  Anatomie  der  Myxino.den.  Berlin  1834-1845. 

(27)  M  U  1 1  e  r    W .  —  Uas  Urogeuitalsystnin  des  Amphioxus  und  der  Cyclostomen.  Jenaisch  Zeitschr. 

fiir  Naturwiss.  9  Bd.  Neue  Folge,  2  Bd  p.  94-129.  Jena  1875. 

(28)  Pet  tit    A.  —  Recherches   sur    les    capsules    surreuales.    Journal   de    I'Anal.   et    de  la  Phys. 

Annie  32.  Paris  1896. 

(29)  Ransom  W.    B.    and    Thompson    W.  D  '  A  r  cy .  —  On  the  spinal  and   visceral    nerves  of 
Cyclostomata.  Zool.  Anz,  IX.  Jahrg.  18  86. 


-  162  - 

(30)  Rathke    H.—  BeitrJige  zur  Geschichte  der  Thierwelt.  Abt.  4.  Halle  1827. 

(31)  Retzius    A.  —  Beitrag  zu  der  Anatoinie  des  Ader-und   Nervensysteins  der  Myxine    (^lutinosa. 

Arch.  f.  Anat.  und  Phi/s.  1826. 

(32)  Vincent   Sw.  —  Contributions  to  the  comparative    anatomy    and  histology  of  the    suprarenal 

capsules.  The  suprarenal    bodies  ia  Fishes,  and  their  relation  to    the   so-called   head-kidney. 
The  Transactions  of  the  zoological  Society  of  London.    Vol.  XIV.  Part.  III.  1897. 

(33)  —  The  suprarenal  capsules  in  the  lower  vertebrates.  Proceed,  of  the  Birmingham  natural  hist. 

and  phil.  Soc.    Yol.   10.   1896. 
(31)  —  On  the  morphology  and  phisiology  of  the  suprarenal  capsules  in  Fishes.  Anat.  Anz.  Bd.   13. 

1897. 
(35)  —  On  the  suprarenal  capsules  and  the  lymphoid  tissue  of  teleostean  Fishes.  Anat.  Anz.  Bd.  14. 

1897^. 
(■i6)  —  The  comparative  physiology  of  the  suprarenal   capsules.   Proc.   Roy.  Soc.  London.   Vol.  61. 

1897. 

(37)  —  Further    observations    upon  the    comparative    physiology  of  the    suprarenal   capsules.    Ihid. 

Vol.  62. 

(38)  —  The  comparative  histoloj-'y  of  the  suprarenal  capsules.  Internal.    Monalschr .    f.     Anat.   und 

PJiys.  Bd.   15.   1898. 

(39)  —  The  carotid  gland  of  Mammalia  and  its  relation   to   the   suprarenal    capsule,    with    some  re- 

marks upon  internal  secretion,  and   the   phylogenv  of  the  latter    organ.  Anat.  Anz.,  XVIII, 
1900. 

(40)  Weldon    W.  —  On  the  head  kidney  of  Bdellostonia  with  a  suggestion  as  to  the  origin    of  the 

suprarenal  bodies.  Stud,  froin  the  morphol.   laboratory  in  the  Univ.  of    Cambridge.   Vol.  II. 
Part.  I.  1884.  —  Quart.  Journ.  of  microscop.  science.  N.  S.,   Vol.  XXIV.  London  1884. 

(41)  —  On  the  supi'arenal  bodies  of  Vertebrata.  Ibid.  N.  S.,   Vol.  XXV.  London  1885. 

Spiegazione  delle  figure 

contenute  nella  Tav.  II-III. 
Tutte  le  figure  furono  disegnate  con  la  camera  lucida  Abbe. 

Fig.  1  —  Scheinatica  e  ricostruita  sopra  alcune  delle  sezioni  trasverso-verticali  della  regione 
media  del  tronco  {regione  re nale).  Ingrand.  11  diam.  circa. 

c.  d.,  corda  dorsale  ;  to.  s.,  midoUo  spiuale  ;  a.  p.,  arco  dorsale  ;  r.,  reni  ;  s.  v.  s..  seni  venosi 
soprarenali ;  ao.,  aorta  ;  v.  c,  vene  cave  (vene  cardinali) ;  a.  p.,  arteria  parietale  ;  a.  p.  d.,  arteria 
parietale  dorsale  (diramazione  dorsale  dell'art.  jar.)  ;  a.  p.  v.,  arteria  parietale  ventrale  (diramazione 
venirale  dell'art.  par.)  ;  v.  p.  d..  vena  parietale  dorsale  (ramo  dorsale  della  vena  parietale)  ;  v.  p.  v., 
vena  parietale  ventrale  (ramo  ventrale  della  v.  par.)  ;  c.  m.,  strato  di  cellule  midollai-i,  sostanza 
niidoliare  delle  capsule  surrenali  ;  s.  c,  lobuletti  della  sostanza  corticale  delle  capsule  surrenali. 

Fig.  2  —  Scheraatica.  Da  una  sezione  trasverso-verticale  della  regione  caudate,  non  molto  al 
di  dletro  dell'apertura  anale.  Ingrand.   15  diam.  circa. 

a.  ca.,  arteria  (aorta)  caudale  ;  v.  ca.,  vena  caudale.  Tutte  le  altre  indicazioni  come  nella  figura 
precedente. 

Fig.  3  —  Tre  lobuletti  di  sostanza  corticale,  s.  c,  disegnati  da  una  sezioue  trasversa  in  cor- 
rispondenza  della  porzione  posteriore  della  regione  renale.  I  lobuletti  disegnati  si  trovavano  sulla 
parefe  laterals  di  una  delle  vene  cardinali.  v.  c,  indica  il  lume  della  vena,  verso  il  quale  i  lobuletti 
sporgono,  ricoperti  dall'endotelio.  n.  e.,  nuclei  dell'endotelio  vasale.  Ingrand.  215  diam.  circa. 

Fig  4  —  Tolta  da  una  sezione  frontalo  in  corrispondenza  della  /•cgione  media  o  renale.  La  fi- 
gura rappresenta  un  tratto  di  vena  parietale  ventrale  (satellite  della  diramazione  ventrale  d'  una 
art.  par  ),  e  v.  p.  v.  ne  indica  il  lato  del  lume.  Nella  parete  della  vena  uno  strato  di  cellule  midol- 
lari,  c.  m.,  sporgente  nel  lume  e  da  questo  separate  mediante  la  sola  lamina  endoteliale.  n.  e.,  nuclei 
deU'endotelio.  Presso  le  cellule  midollari,  in  c.g.s.,  una  cellula  gangliare  simpatica.  c,  p.,  cellula 
pigmentata.  p.  a.  p.  v.,  parete  dell'art.  par.  ventrale.  Ingrand.  4J0  diam.  circa. 

Fig.  5  —  Tolta  da  una  sezione  trasversale  della  regione  cefalica  {precardiaca  o  gtugulare).  Rap- 
presenta uno  straterello  di  cellule  midollari,  c.  m.,  separate  dal  lume  della  vena  gingulare,  v.  g,,  per 
mezzo  deU'endotelio,  di  cu  in  n.  e.  si  veggono  i  nuclei,  c  p  ,  cellula  pigmentata.  Ingrand.  400 
diam.  circa. 

Fig.  6  —  Tolta  da  una  sezione  trasversa  nella  regione  medta  o  renale.  Rappresenta  un  lobu- 
letto  di  sostanza  corticale,  s.  c,  e  un  gruppo  di  cellule  midollari,  c.  m.,  a  lato  deH'aorta,  tra  questa 
ed  il  lume  della  vena  cardinale.  Nel  caso  disegnato  le  due  sostanze,  corticale  e  iriidoUare,  sono  conti- 
giie.  Fissazione  con  liq.  di  Fie  mining;  colorazione  con  violeto  di  ^enziana  secondo  il  metodo  iodo- 
cromico  di  B  i  z  z  o  z  e  r  o .  Le  macchie  ner  j  nel  citoplasma  delle  cellule  della  sostanza  corticale  rap- 
presentano  gocciolette  della  sostanza  grassa  che  vi  si  contiene.  lugrand.  560  diam.  circa. 


-   163  - 


NOTA  BIBLIOGRAFICA 

Atti  della  Society  per  gli  studi  della  Malaria.  Volume   III,  Roma,    1902;    656 

pp.  con  20  tavole. 

Poiche  il  tema  della  Malaria  interessa,  oltreche  i  Medici  e  gli  [gienisti, 
anche  i  cultori  della  Zoologia,  diamo  qui  1'  annunzio  che  e  uscito  in  questi 
ultimi  mesi  il  terzo  volume  degli  Atti  della  benemerita  Societa  per  gli  Studii 
della  Malaria,  Societa  che  risiede  in  Roma,  ma  clie  spande  la  sua  attivita  nelle 
varie  parti  d' Italia. 

Nel  volume  sono  compresi  32  lavori,  che  furono  eseguiti,  salvo  uno  che 
si  riterisce  all'  Olanda,  in  varie  regioni  italiane.  In  questi  lavori  la  Malaria  e 
trattata  da  vai'ii  punti  di  vista,  ma  sempre  in  base  alle  vedute  nuove,  e  lar- 
gamente  si  parla  dejle  zanzare  malarifere  ;  una  delle  questioni,  che  si  toccano, 
e  quella,  che  oggi  ha  richiamato  i'attenzione  di  varii  autori  (tra  cui  lo  stesso 
Grassi),  cioe  la  quistione  delle  localita,  che  pur  avendo  stato  palustre,  pre- 
senza  di  anofeli,  e  altre  delle  condizioni  favorevoli  alia  Malaria,  non  si  pos- 
sono  tuttavia  dire  veramente  malariche,  poiche  il  malanno  vi  attecchisce  punto 
o  poco  ;  varie  altre  quistioni  sono  toccate  nei  diversi  lavori  (che  si  debbono 
all'opera  di  piu  che  una  quarantina  di  osservatori),  i  quali  in  largo  senso  puo 
dirsi  che  trattano  la  Malaria  dal  lato  epidemiologico  e  da  quello  profilattico. 


CosiMO  Chbrubini,  Amministratorb-responsabilb. 


Milano  -  Via  G-.  Revere,  3  -  Milano 


UNICA  FABBRICA  NAZIONALE 

DI  MICROSCOPI  ED  ACCESSORI 


DITTA    FOKNITRICE 


di  tutti  i  Gabinetti  Unifersitari  del  Regno 


MICROSCOPIO  GRANDE  MODELLO 

con  crem&gliera,  apparato  Abbe,  diaframma 
ad  iride,  tavolino  in  ebanite,  revolver,  due 
obbiettivi  a  secco  3  e  7*,  uno  ad  immersione 
omogenea  ^/j^",  due  oculari  2  e  4 ;  il  tutto 
posto  in  elegante  armadietto  in  mogano 
L.  400 
[ingrandimenti  fino  a  1000  diametri) 

loyo  otMelliTo  Vis-  Seniiapocromalico 

IMMERSIONE  OMOGENEA 

Obbiettivo  raccomandato  per  la  grande  po- 
tenza  e  per  la  sua  durata  (Vedi  Zeit- 
schrift  fur  wissenschaft. Microsiiopie  del 
12  settembre  1894,  Band  XI,  Heft  2) 
L.  200  coi  due  oculari  compensatori 
4  ed  8. 

CATALOGO  GENERALE  GRATIS 

a  semplice  richiesta 

Pagamenti  rateali  mensili 
pei  Sigg.  Ufficiali  sanitari  comunali. 


-    164  - 


SOCIETA  EDITRICE  LIBRARIA  -  MILANO 
Prof.  GIULIO  CHIARUGI 

XJirettore    dell'  Istitvito    .A.natomico    d.i    Firerxze 

ISTITUZIONI 

DI 

ANATOMIA  DELUOOMO 


CHARLES  CLAUSEN,  Libraire-Editeur  —  TURIN 


INSTITUT   ANATOMIQUE   DE   FLORENCE,   DIRIG^   PAR   LE   PROF.   G.    CHIARUGI 


D/    FERDINAND    LIVINI 

1"'  Ass'stant  et  Libre  Doceiit  d'Aiiatomie  huniaine 


LE  TISSU  ELASTIQUE 

DANS  LES  ORGANES  DU  CORPS  HUMAIN. 


i=^R  MEMOIRE. 
Sa   distribution   dans   I'appareil  digestif. 

(Avec  7  Planches  chromolithographiques  et  1  Figure  dans  le  texte). 


Prix:    L,    12, 


Firenze,  1002.  —  Tip.  L.  Niccolai ,  V'ia  FaeMa,44. 


Monitore  Zoolopo  Italiano 

(Pubblicazioni  Italiane  di  Zoologia,  Anatomia,  Embriologia) 

Organo  ufficiaie  della  Unione  Zoologica  Italiana 

DIRETTO 
DAI    DOTTORI 

GIULIO  GHIARUGI  EUGENIO  FIGALBI 

Prof,   di   Anatomia  uniaua  Prof,  di  Anatumia  conip.  e  Zoologia 

nel  R.  Istituto  di  Studi  Supeiv  in  Firenze  nella  R.  Universita  di  Padova 

t 

Ufficio  di  Direzione  ed  Amministrazione :  Istituto  Anatomico,  Firenze. 
12  numeri  all'anno  —  Abbuonamento  annuo  Li.  15. 

XIII  Anno  Firenze,  Luglio  1903  N.  *7 

SOMMARIO  :  Bibliografia.  —  Pag.  1(>5-171. 

CoMUNiCAZiONi  ORiGiNALi:  G-iaiiiielli  L.,  Ricerche  istologiche  sul  pancreas 
degU  uccelli.  (Con  3  figg.).  —  Giacomini  E.,  Sulla  esistenza  della  so- 
stanza  midollare  nelle  capsule  surrenali  dei  Teleostei.  —  Paladino  G-., 
A  proposito  di  una  classificazione  delle  ghiandole.  —  Pag>  171-195. 

Unione  Zoologica  Italiana.  —  Pag.  195-196. 


Avvertenza 

Delle  Comunicazioni  Originali  che  si  pubblicano   nel  Monitore 
Zoologico  Italiano  e  vietata  la  riproduzione. 

BIBLIOGRAFIA 

Si  da  notizia  soltanto  dei  lavori  puhblicati  in  Italia. 


XV.  Vertebrati. 

II.  PARTE  ANATOMICA. 
I.  Parte  genbrale. 


Alfieri  E.  —  Le  dimension!  degli  arti  in  rapporto  col  Bp.  [biparietale]  a.  [ana- 
tomico] dei  feti  negli  ultimi  mesi  di  gestazione :  Prima  serie  di  misura- 
zioni.  —  Arch.  Ostetr.  e  Ginecol.,  An.  9,  N.  1,  pp.  19-45.  Napoli  1902. 

Cao  G.  —  II  valore  numerico  dell'uomo  :  Nuovo  metodo  per  valutare  lo  svi- 
luppo  fisico.  —  Giorn.  soc.  ital.  igiene,  An.  24,  N.  1,  pp.  1-28.  Milano  1902. 

Tenchini  L.  —  Compendio  di  anatomia  umana  normale.  —  Milano,  F.  Val- 
lardi  edit.  1902,  2  vol.  (pp.  XV-342 ;  IX-40G). 


-    160    - 


2.   TeQUMENTO   E   PRODUZIONI   TEGUMENTAKIH. 

Chiarini  P.  —  Ricerche  sulla  struttura  degli  organi  fosforescenti    dei    pesci. 

Con  tav.  —  Ricerche  di  Fisiologia  e  Sc.  affiiii  dedicate  al  prof.  Luigi  Lu 

ciani  nel  25°  anno  del  sua  insec/namento,  pp.  381-402.    Milano,    Soc.   edit. 

libraria,  1900. 
Chiarini  P.  e  Gatti  M.  —  Ricerche    sugli    organi    biofotogenetici    dei    pesci. 

Parte  I.  Orgaui  di  tipo  ghiandolare.  —  Alti  Accad.  Lincei,  Clasne  Sc.  fi.'i., 

matem.  e  nat.  (Rendic),  An.  296  (1899),  S.  5,  Vol.  8,  P'asr.  11,  p  Semestre, 

pp.  551-556.  Roma  1899. 
Be  Sanctis  S.  e  Toscano  P.  —  Le  impronte  digitali  dei  fanciulli  normal],  fre- 

nasteuici  e  sordomuti.  Con  figg.  —   Atti   Soc.    romana    antropol.,    Vol.    8 

(1901),  Fasc.  2,  pp.  62-79.  Roma  1902. 
Gatti  M.  —  Ricerche  sugli  organi  biofotogenetici  dei  pesci.  Parte  II.  Organi 

di  tipo  elettrico.  Parte  III.  Sviluppo  degli  organi    dei    due    tipi.    —  Atti 

Accad.  Lincei,  CI.  Sc.  fis.,  matem.  e  nat.,    An.   296  (1899),   S.  5  (Rendic), 

Vol.  8,  Fasc.  2,  Semestre  2",  pp.  81-87.  Roma  1899. 
Kiesow  F.  e  Fontana   A.    —    Sur    la    distribution    des   polls  comme  organes 

tactiles  sur  la  superficie  du  corps  humain.  —  Arch.  ital.  Biologic,  Tome  36, 

Fasc.  2,  pp.  303-312.  Turin  1901. 

3.   SiSTBMA    NERVOSO   CBNTRALE   E   PBRIFERICO. 

Cabibbe  G,  —  II  peso  dell'encefalo  nei  Senesi.  —  Atti  Accad.  Fisiocritici  Siena, 
An.  Accad.  210  (1901),  N.  9-10,  pp.  287-294.  Siena  1902. 

Capobianco  F.  —  De  la  partecipation  raesodermique  dans  la  genese  de  la 
nevroglie  cerebrale  (Resume  de  I'A.).  —   Vedi  M.  Z.,  Xlll,  5,  99. 

Dorello  P.  —  Sopra  lo  sviluppo  dei  solchi  e  delle  circonvoluzioni  nei  cervello 
del  majale.  Con  tav.  15».  —   Vedi  M.  Z.,  XIII,  1,  2. 

Falcone  C.  —  Sulla  crganogenia  comparata  del   midollo   spinale  :    nota    prev. 

—  Atti  Accad.  med.-chir.  Napoli,  An.  55,  N.  S.,  N.  5.  Napoli  1901. 
Flechsig  P.  —  Ueber  die  entwickelungsgeschichtliche  (myelogene.tische)  Fla- 

chengliederung  der   Grrosshirnrinde    des    Menschen.  —  C.  II.  du  5^   Con- 
gr^s  internal.  Physiologic:  Arch.  ital.  Biologic,  Tome  36,  Fasc.  1,  pp.  30-39. 
Turin  1901  (Avec  2  pi.). 
Glannettasio  N.  e  Pugliese  A.  —   Contribution    k    la    physiologie    des    voies 
motrices  dans  la  moelle  epiniere   du    chien  (Resume  du  D""  A,  Pugliese). 

—  Arcli.  ital.  Biologie,  Tome  37,  Fasc.  1,  pp.  116  122.   Turin  1902. 
Giannelli  A.  —  Contributo  alio  studio  della  microgiria.  Con  tav.  —  Riv.  spe- 

rim.  Freniatria,   Vol.  27,  Fasc.  3-4,  pp.  867-893.  Reggio  Emilia  1901. 

Mirto  G.  —  Sopra  un  cervello  umano  con  assenza  quasi  completa  del  corpo 
calloso:  Osservazioni  raorfologiche  macro-  e  microscopiche.  —  Pisani, 
Giornale  Patologia  nerv.  e  mentale.  Vol.  22,  Fasc.  3,  pp.  181-199.  Palermo 
1901. 

Saccone  G.  —  Sulla  localizzazione  corticale  del  centro  dell'odorato  e  del  gu- 
sto. Con  tav.  II  o  III.  —  Annali  medicina  navale.  An.  8  (1902),  Vol.  1, 
Fasc.  3,  pp.  261-275.  Roma  1902. 

Salvi  G.  —  Sopra  la  regione  ipofisaria  e  le  caviti  premandibolari  di  alcuni 
Saurii.  Con  figg.  —   Vedi  M.  Z.,  XIII,  1,  3. 


-    167   - 

Sperino  G.  —  L'encefalo  dell'anatomico  Carlo  Griaoonaini.  —  Eiv.  sperinu  Fre- 

niatria,   Vol.  27,  Fasc.  2,  pp.  .543-581.  Reggio  Emilia  1901    (Continuazione 

e  fine). 
Staderini  R.  —  II  terzo  occhio,    I'epifisi   e    piu  particolarmente    il    nervo    pa- 

rietale  del  Gongylus  ocellatus.  Con  tav.  —   Vedi  M.  Z ,  XIII,  5,  100. 
Zimmeii  U.  —  Intorno  all'etmoide    ed    al    decorso    deH'artefia    e    del    nervo 

etmoidale  nel  cavallo.  Con  2  tig.  —   Vedi  M.  Z.,  XIII,  3,  52. 

4.  Organi  di  senso. 

Addario  C.  —  Sulla  matrice  del  vitreo  neH'occhio  uraaiio  e  degli  animali.  — 
Rifonna  ined.,  An,  IS,  N.  17  (Vol.  1,  N.  17),  pp.  194-196.  Roma  1902. 

Marina  A.  —  Importanza  del  ganglio  ciliare  come  ceutro  periferico  per  lo 
sfintere  dell' iride.   —   Vedi  M.  Z.,  XIII,  3,  51. 

5.    SCHELETRO   E    ArTICOLAZIONI. 

Bianchi  S.   —  Sulla  divisione  dell'osso    parietale  e  sul  suo   sviluppo.  —   Vedi 

M.  Z.,  XIII,  1,  2. 
Grhillini  C.  e  Canevazzi  S.  —  Sulle  condizioni  statiche  del  femore.  Con  fig.  — 

Policlinico,  An.  9,   Vol.  9-C.,  Fasc.  1-2,  pp.  47  52.  Roma  1902. 
Ottolenghi  D.  —  Sui  nervi  del  midollo  delle  ossa.  Con  tav.  —  Atti  Accad.  Sc. 

Torino,  Vol.  36,  Disp.  15,  pp.  611-618.   Torino  1901. 
Ottolenghi  D.  —  Sur  les   nerfs  de  la  moelle    des    os.   —  Arch.    ital.    Biologie, 

Tome  37,  Fasc.  1,  pp.  73-80.  Turin  1902. 
Regalia  E.  —  Collezione   osteologica  di  E.  Regalia  in  Firenze.  —  Arch.    An- 

tropol.  e  Etnol.,   Vol.  31  (1901),  pp.  265-270.  Firenze  190t. 
Tridondani  E.  —  Bacini  da  assimilazione.  Con  tav.  I-Il.  —  Vedi  M.  Z.,  XIII,  5, 

100. 

6.  Apparecchio  muscolare, 

Bovero  A.  —  Ricerche  morfologiche  sul  Musculus  cuta7ieo- mucosas  labii.  Con 
tav.  —  Estr.  di  pp.  60  d.  Mem.  Ac^ad.  Sc.  Torino,  S.  2,  Tome  52.  Torino, 
Clausen  edit.  1902. 

1.  Apparecchio  cardiaco-vascolare.  Milza. 

Antonini  A.  —  Anomalia  pericardio-diaframmatica  in  un  cane.  —  Vedi  M.  Z., 

XIII,  3,  54. 
Bossi  V.  e  Spampani  G.  —  Ricerche  sui  vasi  linfatici  degli  arti  del  cavallo. 

Con  -2  tav.  —  Nuovo  Ercolani,  An.  6,  N.  18,  pp.  341-346.  Pisa  1901.  (Con- 

tinuaz.  e  fine). 
Bruscalupi.  —  Un  caso  di  vizio  congenito  di  cuore  con  iperglobulia  notevole. 

—   Vedi  M.  Z.,  XIII,  3,  54. 
Cabibbe  G.  —  Una  rarissima  anomalia  dei  tronchi  che  si  originano  dall'arco 

aortico.  Con  1  fig.  —  Atti  Accad.  Fisiocritici  Siena,  An.  accad.  210  (1901), 

X.  9-10,  pp.  319-323.  Siena  1902. 
Morandi  E.  e  Sisto  P.  —  Sulla  struttura    e    sul    significato    fisiologico    delle 

ghiandole  emolinfatiche.  Con   tav.  XIV,  —  Arch.  Sc.  med.,  Vol.  25,  Fasc.  4, 

pp.  3.97-433.  Torino  1901. 
Moussu  G.  —  Recherches    sur    I'origine  de  la  lymphe  de  la  circulation  lyn>- 

phatique    peripherique.  —  C  R.   5"   Congres   iiiternat.   Phy-iiologie :    Arch. 

ital.  Biologic,  Tome  36,  Fasc.  1,  pp.  88  89.  Turin  1901. 


-    168   - 

Zimmerl  U.  —  Intorno  all'etmoide  ed    al    decorso    dell'  arteria    e    del    neryo 
etmoidale  nel  cavallo.  Con  2  fig.  —   V.  M.  Z.,  XIII,  3,  52. 

8.    TUBO   DIGBSTIVO   B   GHIANDOLE   ANNESSB, 

Ascoli  C.  —  II  meccanesimo  di  formazione  della  mucosa  gastrica  uraana.  Con 

tav.  XI-XIII.  —  Vedi  M.  Z.,  XIII,  1,  2. 
Calderone  C,  —  Contributo  alio    studio    delle    glandole    a    secrezione    grassa 

nella  mucosa  orale  dell'uomo.  Con  tav.  —  Giorn.   ital.   malattie  veneree   c 

pelle,  An.  36,  Fasc.  5,  pp.  572-581.  Milano  1901. 
Galasso  F.  —  Anatoraia  macroscopica  e  microscopica  della    mucosa    palatina 

di  Muraeria  helena,  con  speciale  riguardo  alia  questione   dell'apparecchio 

velenifero.  —  Catanzaro,  tip.  Nuova,  pp.  34,  1901.  Con  3  tav. 
Morpurgo  B.  e  Martini  V.  —  Innesti  di  pareti    di    ci.sfcifellea   nella    sostanza 

del  fegato.  —   Vedz  M.  Z.,  XIII,  5,  98. 
Ottolenghi  D.  —  Sur  la  transplantation  du  pancreas.  —  Vedi  M.  Z.,  XIII,  5,  98. 

9.  Apparecchio  polmonarb.  Branchib.  Timo.  Tiroide. 

Civalleri  A.  —  Sulle  Glandulae  parathyroideae  dell'uomo.  Con  tav.  —  Policli- 

nico.  An.  9,  Vol.  9-C,  Fasc.  3,  pp.  97-109.  Roma  1902. 
Gley  E.  —  Eesume  des  preuves  des  relations  qui  existent    entre    la    glande 

thyroide    et    les    glandules    parathyroides.    —  C.  R.  •5'^  Congres    internal. 

Physiologie :  Arch.  ital.  Biologie,  Tome  36,  Fasc.  1,  pp.  57-58.  Turin  1901. 

10.  Apparecchio  uro-genitalb.  Capsule  surrbnali. 

Bossi  V.  —  Bicerche  sopra  alcuni  organi  annessi  alia   porzione    pelvica    del* 

I'uretra  maschile  dei  mammiferi  domes tici.  Con  3  tav.  —  Nuovo  Ercolani, 

An.  6,  N.  18,  pp.  351-255  ;  N.  19,  pp.  361-367  ;  N.  20.  pp.  381-387  ;  N.21, 

pp.  401-410  e  N.  22,  pp.  421-430.  Pisa  1901. 
Cappellani  S.  —  Contributo  all' istologia  dell'ovidutto.  —  Arch.  ital.  Ginecol., 

An.  5,  N.  1,  pp.  1-20.  Napoli  1902. 
De  Leo  R.  —  Un  caso  di  assenza  della  meta  inferiore  della  vagina  con  ema- 

tocolpometra.  —  Vedi  M.  Z.,  XIII,  3,  54. 
Fieri  P.  —  L' istologia  delle  trombe  falloppiane  durante  la  gestazione  dell'u- 

tero.  —  Riforma  med.,  An.  18,  N.  78  (Vol.  2,  N.  3),  pp.  27-32.  Roma  1902. 
Marocco  C.  —  Ulteriori  ricerche  suila  formazione  della  portio  e  sul  segmento 

muscolare  fornico-cervicale.  Dimostrazione  embrio-anatomica.  Con  10  tav. 

e  12  ^gg.  intercal.  —  Vedi  M.  Z.,  XIII,  1,  2. 
Patellani  Rosa  S.  —  Uu  caso  di  gravidanza  assai  progredita  nel  corno  chiuso 

di  un  utero  bieorne  unicolle.  —  Vedi  M.  Z.,  XIII,  3,  54. 
Sfameni  P.  —  Contribution    k    la   connaissance    des    terminaisons    nerveuses 

dans  les  organos   genitaux    externes  et  dans  le  mamelon    de    la  femelle. 

—  Arch.  ital.  Biologie,  Tome  36,  Fasc.  2,  pp.  256-261.  Turin  1901. 
Sfameni  P.  —  Contribution  k  I'etude    des    terminaisons  nerveuses    dans    les 

vaisseaux  sanguins  des  oi-gaues  genitaux  femelles  externes.  —  Arch.  ital. 

Biologie,  Tome  36,  Fasc.  2,  pp.  255-256.  Turin  1901. 
Spangaro  S    —  Sur  les  modifications  histologiques  que  subissent  le  testicule 

de    riiorame  et  les  premieres  voies  de  conduction   du    sperme    depuis    la 

naissance  jusqu'a  la  vieillesse,  avec  consideration  speciale  sur  le  processus 


-   169  - 

— 1 ^ — . — 

d'atrophie,  sur  le  developperaent  du  tissu  elastique  et  sur  la  presence  de 
cristaux.  —  Arch.  Hal.  Biologie,  Tome  36,  Fasc.  3,  pp.  429-439.  Turin  1901. 

11.  Tbratologia. 

Bernucci  G.  —  Di  un  raro  arresto  di  sviluppo  [Ecrodattilia]  osservato  in  un 

iscritto  di  leva.  Con  tav.  —  Giorn.  med.   Esercito,  An.  50,  N.  2,  pp.  164- 

169.  Roma  1902. 
Bidone  E.  —  Appendice  cutaneo-rauscolare  sul  mento  di    neonata  :    contribu- 

zione  alio  studio  delle  anomalie  embrionali    al    viso.  —  Arch.    Ortopedia, 

An.  18,  Fasc.  4,  pp.  201-219.  Mila.no  1901. 
Cecca  R.  —  Note  anatoraiche  su  di  un  anorchide.    —    Boll.  Sc.  med.,  Aii.  13, 

(S.  8,   Vol.  2),  Fasc.  1,  pp.  29-40.  Bologna  1902. 
Cutore  G.  —  Lo  scheletro  di  un  feto   uniano    acranico.    Con    2    figg,  —   Vedi 

M.  Z.,  XIII,  3,  52. 
Gigli.  —  Atresia  completa  congenita  della  laringe.  Tracheotomia.  Con  fig.  — 

Boll.  Soc.  toscana  Ostetr.  e  Ginecol.,  An.  1,  N.  3,  pp.  27-31.  Firenze  1902. 
Lamari  A.  —  Struma  et  situs  viscerum  inversus.  —  Nuova  Riv.   Clinico-Tera- 

peut,  An.  4,  N.  12,  pp.  621-626.  Napoli  1901. 
Lucchi  A.  —  Considerazioni  sopra  un  caso  di  destrocardia  congenita  a  fo>'ma 

rara.  —  Riforma  medica.  An.  18,  N.  67,  pp.  795-798  e  N.  68,  pp.  806-809. 

Roma  1902. 
Salaghi  M.  —  Malforniazioni  della  rachide  e  contenuto  e  loro  cura.  Con  tav. 

—  Arch.  Ortopedia,  An.  17,  Fasc.  5-6,  pp.  372-381.  Milano  1900  (Continuaz. 

e  fine). 
Sarra  G.  —  Doppia  uretra  peniena :  Contributo  alia  genesi  dell'epispadia.  — 

Arch,  internaz.  medicina  e  chir.,  An.  18,  Fasc.  5,  pp.  101-105.  Napoli  1902. 

III.  PAETE  ZOOLOGICA. 
2.  Pesci. 
Ricci  0.  —  Ricerche  sulla  metamorfosi  dei  Murenoidi.  —  Vedi  M.  Z.,  XIII,  1,  2. 
Tuttolomondo  A.  —  Fauna   ittiologica  del  Compartimento    marittimo  di  Ca- 
tania. —  Girgenti,  Stamperia  Montes,  pp.  164,  1901. 

5.   UCCELLI. 

Martorelli  G.  —  Nota  ornitologica  :  Ulteriori  osservazioni  svlW Athene  Chiara- 
diae  Giglioli.  Con  tav.  —  Atti  Soc.  ital.  sc.  nat.  e  Museo  civ.  st.  7iat.  Mi- 
lano,  Vol.  40,  Fasc.  4,  pp.  325-338.  Milano  1902. 

Ninni  E.  —  Note  ornitologiche  per  la  Provincia  di  Venezia  (Accipitres).  — 
Atti  Soc.  ital.  sc.  nat.  e  Museo  civ.  st.  nat.  Milano,  Vol.  40,  Fasc.  4, 
pp.  316-324.  Milano,  1902. 

6.  Mammiperi. 

Salvi  G.  —  Osservazioni  sopra  raccoppiamento  dei  Chirotteri  nostrani  — 
Vedi  M.  Z.,  XIII,  1,  2. 

7.  Antropologia  ed  Etnologia. 

—  Trent'anni  di  storia  della  Societa  italiana  d'Antropologia,  Etnologia  e  Psi- 
cologia  comparata.  —  Arch.  Antropol.  e  KtnoL,  Vol.  31  (1901),  pp.  1-7.  Fi- 
renze 1901. 


-   170  - 

Ammon  O.  —  Tipi  di  razza  pura  in  popolazioni    miste.   —  Arch.    Antropol.   e 

Etnol,   Vol  31  (1901),  pp.  377-380.  Firenze  1901. 
Bellucci  Gr.  —  Collezione  Paletnologica  ed  Etaologica  Bellucci  in  Perugia.  — 

Arch.  AnLropol.  e  EtiioL,   Vol.  31  (1901),  pp.  299-312.  Firenze  1901. 
Giglioli  H.  E.  —  latorno  ad  alcuni   strumenti    litici    recentemente  o  tuttora 

in  uso  nell'Europa.  Con  figg.  —  Arch.  Antropol.  e  Etnol.,    Vol.  29  (1899)^ 

Fasc.  3,  pp.  229-238.  Firenze  1899. 
Giglioli  H.  E.  —  Material!  per  lo  studio  della    «  Etk  della  pietra  »  dai  tempi 

preistorici  all'epoca  attuale.  (Origine  e  sviluppo  della  inia  collezione).  Con 

figg.  _  Arch.  Antropol.  e  Etnol,   Vol.  31  (1901),  pp.  19-264.  Firenze  1901. 
Haddon  A.  C.  —  A  Sketch  of  the   Ethnography  of  Sarawak.  —  Arch.  Antro- 
pol e  Etnol,  Vol  31  (1901),  pp.  341-355.  Firenze  1901. 
Kraus  A.,  figlio.  —  Museo  Etnografico-psicologico-musicale  Kraus  in  Firenze. 

Con  fig.  —  Arch.  Antropol  e  Etnol,   Vol.  31  {1901),  pp.    271-297.    Firenze 

1901. 
Kollmann  J.  —  Die  Fingerspitzen  aus  dem   Piahlbau    von    Corcelettes   (Sch- 

weiz)  und  die  Persistenz  der  B.assen.  —  Arch.  Antropol.  e  Etnol,  Vol  31 

(1901),  pp.  403-412.  Firenze  1901. 
Magnanimi  R.  —  Sulla  superficie  del  corpo  umano  :    JSIota  prev.  —  Atti  Son. 

romana  mitropol.  Vol  8  (1901),  Fasc.  2,  pp.  114-120.  Roma  1902. 
Mariani  A.  e  Prati  G.  —  Nuovo  gonioraetro  per  misurare    I'angoio    facciale, 

il  prognatismo  e  tutti  gli  altri  elementi  del  triangolo  facciale.  Con   figg. 

—  Arch.  Psich.,  Sc.  pen.  e  Antropol.  crimin..    Vol    23,  Fa.sc.  1,  pp.  43-48, 

Torino  1902. 
Pigorini  L.  —  Museo  I'reistorico  ed  Etnografico  di  Homa.  —  Arch.  Antropol. 

e  Etnol,  Vol  31  (1901),  pp.  313-317.  Firenze  1.901. 
Regalia  E.  —  II  Museo  nazionale  d'Antropologia   in  Firenze.  —  Arch.  Antro- 
pol e  Etnol,   Vol  31  (1901),  pp.  918.  Firenze  1901. 
Sergi  G.  —  Crani  arabi.  Con  figg.  —  Atti  Soc.  romana  Anfiojwl,  Vol  8  (1901) 

Fasc.  2,  pp.  80-88.  Roma  1902. 
Sommier  S.    -   Note  volanti  sui  Karaciai    ed    alcune   misure    di    Abasa,    Ka. 

bardini  e  Abasekh.  —  Arch.  A7itropol.  e  Etnol,   Vol  31  (1901),  pp.  413-457- 

Firenze  1901. 
Weitzecker  G.  —  La  donna  fra  i  Basuto.  —  Arch.  Antropol  e  Etnol,  Vol  31 

(1901),  pp.  459-478.  Firenze  1901. 

APPENDICE  :  antropologia  applicata  allo  studio  dei  pazzi, 

DEI   CRIMINALI   ECC. 

Cabihhe  C.   —  II  processo  post-glenoideo  nei  crani  di  normali,  di   pazzi    e    di 

criminali,  in  rapporto  a  quello  di  vari  Mammiferi.  — Vedi  M.  Z.,  XIII,  3,  52. 
De  Blasio  A.  —  Forma  geometrica  della  faccia  fra  i  delinquenti    napoletani. 

Con  tav.  —  Arch.  P-Hch.,  Sc.  pen.  ed  Antropol.    crimin.,    Vol  23,  Fasc.  1, 

pp.  60-64.  Torino  1902. 
Fi-assetto  F.  —  Ceuni  preliminari  sul  nuovo  carattere  ereditario  (prevalenza 

del  secondo  dito  sull'alluce)  nel  piede  dei  criminali.  —  Arch.    Psich.,  Sc. 

penali  ed  Antropol  crimin..   Vol.  22,  Fasc.  3,  p.  257.  Torino.  1901. 
Frassetto  F.  —  La  sutura  metopica  basale  nei  delinquenti.  —    Estr.  di  pp.  2 

d.  Arch.  Psich.,  Sc.  pen.  e  Antropol  crimin.,  Vol.  22,  Fasc.  6.   Torino  1901- 


-   171   - 

Mori  A.  —  Alcuni  dati  statistic!  sulla  forma  e  sull'  indice  nasale  dei  delinquenti 

italiani.  —  Arch.  Antropol.  e  EtnoL,   Vol.  29  (189.9),  Fasc.  3,  pp.  243-280. 

Firenze  1899. 
Netri  F.  —  Identificazione  dei  recidivi  (Sistema  dattiloscopico).  —  Atti   Soc. 

romana  Antropol,  Vol.  8  (1901),  Fasc.  2,  pp.  121123.  Roma  1902. 
Parnisetti  C.  —  Anomalie  del  poligono    arterioso  del  Willis    nei    delinquenti 

in  rapporto  con  alterazioni  del  cervello  e  del  cuore.  Con  1  tav.  —  Arch. 

Psich.,  Sc.  pen.  e  Antropol.  criniin.,  Vol.  23,  Fasc.  1,2>P-  -^^-27.  Torino  1902. 
Romiti  G.  —  Sopra  i  caratteri  anatomici  nei  cadaveri  dei  criminali  studiati 

neir  Istituto  anatomico  della  R.  TJaiversita  di  Pisa.  —  Arch.    Psich.,    Sc. 

pen.  ed  Antropol.  crimin..   Vol.  23,  Fasc.  1,  pp.  65-66.  Tori)io  1902. 
Treves  M.  —  Intorno  alia  frequenza  ed  al  significato  della  striatura  ungueale 

trasversa  nei  normali,  nei  criminali  e  negli  alienati.  Con  una  tav.  e  1  fig. 

nei  testo.  —   Vedi  M.  Z.,  XIII,  3,  50. 


COMUNICAZIONI    ORIGINALI 


ISTITOrO    ANATOMICO    DI    FEHRAKA. 


Prof.  LUIGI  GIANNELLI 


Ricerche  istologiche  sul  pancreas  degli  uccelli. 

Not a   preyentira 

(Con  3  figure) 

fi  vietata  la  riproduzione. 

Solo  il  Pugnat  {Recherches  sur  Vliistologie  du  pancreas  des  oi- 
seaux.  Journal  de  I'Anat.  et  de  la  Physiol.  1887),  per  quanto  ho  po- 
tato rilevare  dalla  hibliografia  assai  estesa  suH'istologia  del  pancreas 
nell'^  varie  classi  di  vertebrati,  si  e  dettaghatamente  occupato  della 
fine  anatomia  del  pancreas  degli  uccelli,  e  fu  a  causa  di  certe  parti- 
colarita  strutturaU  dal  Pugnat  riferite,  e  che  non  concordano  con 
quanto  si  sa  verifiearsi  nei  pancreas  degli  altri  vertebrati,  che  io  da 
vario  tempo  ho  intrapreso  delle  ricerche  su  tale  argomento,  i  di  cui 
principah  resultati  affido  a  questa  nota  preventiva.    Alia  loro  pub- 


-   172   - 

blicazione  mi  sospinge  il  fatto  di  avere  rinvenuto  nel  pancreas  di 
un  passero  comime  (Fringilla  domestica)  una  disposizione  anoraala, 
I'iguardante  anche  i  suoi  condotti  escretori,  meritevole,  a  parer  mio, 
di  essere  portata  a  conoscenza  degli  studiosi. 

Riguardo  alia  configm-azione  del  pancreas  negli  uccelli  il  Pugnat 
dice  di  non  avere  osservato  alcuna  difTerenza  essenziale  in  individui 
di  varii  ordini  da  lui  esaminati  (Gallinacei,  Colombi,  Passeracei).  In  tutti 
egli  descrive  il  pancreas  costituito  da  3  lobi,  posti  nell'ansa  del  duo- 
deno,  di  cui  due  molto  piu  grandi,  ed  il  terzo  piii  gracile.  Dei  due 
lobi  piu  grandi  I'uno  e  dorsale  e  I'altro  ventrale,  e  sarebbero,  sebbene 
addossati,  separati  I'uno  daH'altro  per  il  mesentere.  II  lobo  ventrale 
si  continua  per  un  ponte  di  sostanza  assai  tenue  con  il  terzo  lobo, 
il  piu  piccolo  dei  tre,  che  arriva  fino  alio  stomaco.  Ciascuno  dei  tre 
lobi  poi  possiede,  a  quanto  ci  riferisce  il  Pugnat,  an  condotto  escre- 
tore  distinto,  che  viene  a  sboccare  nel  duodeno. 

Tutto  questo,  stando  ai  resultati  miei,  non  e  conforme  al  vero, 
almeno  per  quanto  concerne  la  famiglia  delle  Fringillidae  apparte- 
nente  all'ordine  dei  Passeracei,  e  della  quale  famiglia  alcuni  individui 
sono  stati  oggetto  di  studio  anche  del  Pugnat.  Nel  passero  doyne- 
stico  io  ho  praticato  delie  sezioni  in  serie  del  pancreas  insieme  agli 
organi,  con  cui  essa  e  in  rapporto,  come  ho  fatto  anche  per  I'ad- 
dietro  nello  studio  del  pancreas  di  Rettili  e  di  Anflbi,  e  con  Tesame 
di  queste  sezioni  seriali  ho  potuto  rendermi  esatto  conto  della  con- 
ligurazione  del  pancreas  e  della  disposizione  dei  suoi  condotti  escre- 
tori. Ho  scelto  per  un  simile  studio  il  passero  anzitutto  perche  solo 
in  animah  di  piccola  mole  si  rende  possibile  sezionare  in  serie  un 
numero  cosi  considerevole  di  organi,  ed  in  secondo  luogo  per  pra- 
ticare  le  mie  ricerche  su  qualche  individuo  appartenente  ad  uno  de- 
gh  ordini  studiati  dal  Pugnat.  Per  lo  studio  minuto  poi  della  so- 
stanza ghiandolare  ho  esaminato,  oltre  il  pancreas  di  passero,  anche 
fjuello  di  Gallus  domesticus  e  di  Columba  livia. 

Ho  sezionato  in  serie  il  pancreas  di  4  passeri,  ed  e  in  uno  di 
questi  che  ho  riscontrata  una  disposizione  anomala  mai  fino  ad  ora 
descritta.  Passo  subito  aUa  descrizione  di  questo  pancreas  anormale, 
che  nei  tratti  generali  della  sostanza  ghiandolare  e  nella  disposi- 
zione della  maggior  parte  dei  condotti  escretori  di  poco  si  allontana 
da  quanto  osservasi  nei  casi  ordinari. 

II  pancreas  resulta  costituito  da  due  segmenti  uniti,  come  ve- 
dremo,  tra  lore,  uno  dorsale  e  I'altro  ventrale,  e  di  piu  si  ha  un 
tiltro  piccolo  segmento  in  rapporto  con  la  milza,  e  che  presentasi 
perfettamente  separate  dal  resto  deUa  sostanza  ghiandolare.  II  seg- 


173 


mento  dorsale  {d.  fig.  1)  di  forma   allungata   e   posto   nella   curva 
duodenale  c,  i,  e  si  continua  airinnanzi  con  una  linguetta  I,  la  quale 


Fig.  1. 
Pancreas  di  passero  veduto  dal  lato  dorsale. 

d,  segiuento  dorsale  del  pancreas,  che  continuasi  con  una  linguetta  gbiandolare  /;  c.  i  curva  duo- 
denale ;  b.  d  branca  destra  della  ctirva  duodenale;  v.b  vescicola  biliare  ;  m  niilza;  f  fegato. 

segue  la  branca  destra  dell'ansa  flno  a  che  questa,  ripiegandosi  di 
basso  in  alto  e  dall'innanzi  all'indietro,  si  continua  col  resto  del 
tenue  intestino.  II  segmento  ventrale  {v.  fig.  2)  occupa  il  lato  ven- 


E0.2: 


Fig.  2. 
Pancreas  di  passero  veduto  dal  lato  ventrale. 

V  segmento  ventrale  del  pancreas;  v.  b  vescicola  biliare;  c.  i  curva  duodenale  ;  /'  fegato. 

trale  della  curva  duodenale  c.  i,  e  veduto  in  sito  appare  della  forma 
di  piramide  triangolare,  la  di  cui  base  e  in  rapporto  col  fondo  della 
curva  duodenale,  ed  il  di  cui  apice  si  prolunga  innanzi  flno  all'unio- 


-   174   - 

ne  dei  Vg  posteriori  col  3°  anteriore  di  quella  curva.  Ma,  seguendo 
dall'indietro  all'innanzi  qiiesto  segmento  ventrale  nelle  sezioni  se- 
riali,  si  scorge  quanto  ho  schematicamente  rappresentato  nella  fig.  3. 


Fig.  3. 

Figura  schematica  del  pancreas  anomalo  di  passero  con  i  suoi  condotti 

escretori. 

d  sei'inento  dorsale  del  pancreas  ;  v  segmento  ventrale  del  pancreas  che  divides!  all'innanzi  in 
due  segiiienti  pifi  piccoli,  uno  ventrale  v*,  ed  uuo  dorsale  v" ;  a  segmento  pancreatico  giustaspleuico  ; 
m  iiiilza ;  b.  d  branca  destra  dell'ansa  duodenale :  c.  a  condotto  pancreatico  anteriore ;  c.  m  condotto 
pancreatico  medio;  c.  r  anastomosi  tra  questi  due  condotti;  c.  p  condotto  pancreatico  posteriore;  c.  e. 
c  punto  di  sbocco  neli'intestino  del  condottf  epato-cistico ;  c.  e  punto  di  sbocco  teH'intestino  del  con- 
dotto epatico  ;  c.  g  condotto  del  segmento  pancreatico  giustaspleuico  ,•  I.  v  lacuna  vascolare. 


Esso  (?')  ad  un  dato  punto  del  suo  decorso  si  scinde  in  due 
segmenti  piii  piccoli,  di  cui  uno  ventrale  (y^),  ed  e  quelle  che  si 
scorge  esaminando  il  pancreas  in  site,  e  che  si  unisce  per  un  ponto 
molto  esile  di  sostanza  ghiandolare  col  segmento  pancreatico  dor- 
sale, gia  descritto,  rappresentato  in  d  nella  fig.  schematica  3'^,  ed 
uno  dorsale  (v-),  che  portasi  in  avanti  fine  in  vicinanza  della  milza, 
rappresentata  con  m  neha  fig.  1. 

II  segmento  pancreatico  distaccato  perfettamente  dal  resto  deha 
ghiandola,  e  conti'assegnato  con  a  nella  fig.  schematica  3^,  e  in  rap- 
porto  di  contiguita  con  la  milza  m,  situate  tra  questa  e  vescicola 
biliare  (organi  distinti  con  w,  v.  b  nella  fig.  1=^  in  cui  pero  non  scor- 
gesi  quel  segmento  di  pancreas).  Unico  anteriormente  presentasi  bi- 
forcato  posteriormente,  e  con  le  due  branche  di  biforcazione  abbrac- 
cia,  senza  unirvisi,  I'estremita  anteriore  della  branca  dorsale  {if  fig.  3) 
di  biforcazione  del  segmento  i)ancreatico  ventrale  v.  II  descritto  seg- 


-    175   - 

mento  di  pancreas  puo  per  la  sua  posizione  designarsi,  onde  distin- 
guerlo  dagli  altri  due,  col  nome  di  segmento  giustasplenico. 

Negli  altri  tre  passeri,  in  cui  pure  ho  praticato  la  sezione  in 
serie  del  pancreas  insieme  con  gli  organi  vicini,  il  segmento  di  pan- 
creas giustasplenico  non  era  indipendente  dagli  altri,  raa  invece  a 
questi  si  univa  nel  seguente  modo.  In  due  di  questi  passeri  una 
delle  sue  branche  di  biforcazione  univasi  col  segmento  dorsale,  ed  un 
altra  con  la  branca  dorsale  di  biforcazione  del  segmento  ventrale.  Nel 
terzo  passero  poi  ho  trovato  che  esisteva  solo  quest'ultima  unione, 
mentre  rimaneva  indipendente  I'altra  branca  di  biforcazione  del  seg- 
mento   giustasplenico. 

Ed  ora  due  parole  sul  modo  di  comportarsi  dei  condotti  escre- 
tori,  parlando  dapprima  dello  speciaie  lore  comportamento  nel  pan- 
creas anomalo  teste  descritto.  NeUa  fig.  schematica  '^^  sono  rap- 
presentati  questi  condotti  escretori,  che  nehe  sezioni  seriali  ho  po- 
tuto  seguire  in  tutto  il  lore  decorso.  Diro  dei  condotti  del  segmento 
dorsale,  del  segmento  ventrale,  ed  infine  dei  condotti  del  segmento 
giustasplenico  del  tutto  indipendente,  nel  passero  che  ci  occupa,  dai 
resto  della  sostanza  ghiandolare. 

Si  noti  anzitutto  che  nessuno  dei  condotti  pancreatici  si  unisce 
ai  condotti  epatici.  Questi  ultimi  fuoriescono  dal  fegato  in   numero 
di  quattro^  che,  unitisi  poi  a  due  a  due,  danno  origine  a  due  grossi 
condotti  epatici,  i  quaU,  laddove  compare  la  vescica  biliare,  decorrono 
daH'innanzi  all'indietro  addossati  al   suo    contorno.    Uno    di    questi 
condotti  riceve  nel  suo  tragitto  il    condotto    cistico   dando    origine 
cosi  al  condotto  epato-dstico^  mentre  1'  altro  rimane  indipendente  sino 
al  suo  sbocco  nell'intestino.  Entrambi  sono   provvisti    di    una   mu- 
cosa con  phche  longitudinali,  rivestita  da  un  epitelio  cihndrico  non 
molto  alto,  e  sono  accerchiati  da  una  spessa  capsula  di  flbrocellule 
muscolari  a  direzione  circolare.  Tatti  e   due   poi  sboccano  sul  con- 
torno sinistro  deha  branca  destra  {b.  d,  fig.  1)  dell'ansa  duodenale; 
il  condotto  epato-cistico  in  immediata  vicinanza  dello  sbocco  dei  con- 
dotto pancreatico  anteriore  proveniente  dal  segmento  dorsale  (e  tale 
sbocco  e  contrassegnato  con  c.  e.  c.  nella  fig.  3),  ed  il  condotto  epa- 
tico  a  circa  2  mm.  al  di  dietro  del  precedente,  tra  gli  sbocchi  dei  con- 
dotti pancreatici  anteriore  e  medio  provenienti  entrambi  dal  segmento 
dorsale.  L'immissione  del  condotto  epatico  nell'intestino  e  indicata 
con  c.  e  nella  fig.  3.  Le  capsule  muscolari  dei  condotti  epato-cistico 
ed  epatico  si  continuano  con  la  tonaca  muscoiare  dell' intestine. 

Dei  condotti  pancreatici  se  ne    osservano   tre;    uno   anteriore, 
uno  medio  ed  uno  posteriore  (c.a,  c.m^  c.p,  fig.  3^),  ma  disposti   in 


-   176  - 

modo  molto  diverso  da  quello  descritto  dal  Pugnat.  Due  di  essi, 
ranteriore  ed  il  medio,  appartengono  al  segmento  dorsale,  mentre 
il  posteriore  appartiene  al  segmento  ventrale.  Seguiamoli  brevemento 
dair  intestine  nell'  interne  dei  rispettivi  segment!  pancreatici. 

II  condotto  anteriore  c.  a.,  che  sbocca  nella  branca  destra  del- 
Tansa  duodenale  proprio  al  di  dietro  dello  sbocco  del  condotto  epa- 
to-cistico,  si  addentra  nel  segmento  pancreatico  dorsale,  avendo  per 
breve  tratto  una  costituzione  identica  a  quella  dei  condotti  epato- 
cistico  ed  epatico,  essendo  cioe  fornito  di  una  mucosa  piegbettata 
parallelamente  al  suo  asse  maggiore  e  rivestita  di  epitelio  cilindrico, 
e  di  una  capsula  di  flbro-cellule  muscolari  circolari.  Dope  aver  dati 
pochi  rami  collateral!  esse  si  biforca  in  due  branche,  di  cui  V  una 
anteriore,  piu  voluminosa,  che  si  porta  verso  I'estremita  anteriore 
del  segmento  dorsale,  emettendo  nel  suo  decorso  scarsi  rami  colla- 
terali,  I'altra  posteriore,  che,  forniti,  portandosi  indietro,  rami  an- 
cora  pill  scarsi  della  prima,  imbocca  poi  a  pieno  canale  nel  condotto 
medio  del  pancreas  cm.  Le  branche  di  biforcazione  del  condotto  an- 
teriore non  hanno  traccia  di  capsula  muscolare,  ma  resultano  sem- 
plicemente  costituite  da  un  involucre  connettivale  tappezzato  inter- 
namente  da  epiteho  cubico. 

II  condotto  pancreatico  medio  cm.,  che  sbocca  nella  branca  de- 
stra dell'ansa  duodenale  mm.  0,9  dietro  lo  sbocco  del  condotto  epa- 
tico e  mm.  2,7  dietro  quello  del  condotto  pancreatico  anteriore,  si 
addentra  nel  segmento  dorsale  del  pancreas  avendo  la  stessa  costi- 
tuzione, che  abbiamo  descritta  al  condotto  anteriore  nel  suo  inizio. 
Ricevuta  (od  emessa,  giacche  senza  dat!  embriologici  non  s!  puo 
dire  se  I'anastomosi  tra  i  due  condotti  proviene  dall'  uno  o  dall'al- 
tro),  I'anastomosi  del  condotto  anteriore,  si  volge  all'  indietro  per- 
dendo  la  sua  primitiva  costituzione  ed  apparendoci  formate  di  una 
capsula  connettivale  rivestita  da  epitelio  cubico,  e  fornisce  pochi  rami 
collateral!  alia  parte  posteriore  del  segmento  dorsale   del  pancreas. 

II  condotto  pancreatico  posteriore  cp.,  che  sbocca  nella  branca 
destra  dell'ansa  duodenale  vicino  al  fondo  di  quest'ansa  ed  alia  di- 
stanza  di  mm.  2,8  dal  condotto  precedente,  penetra  nel  segmento 
ventrale  del  pancreas,  comportandos!  nella  sua  costituzione  come  ! 
due  precedent!  condotti,  e  fornisce  scarsi  rami  collaterah  a  quel 
segmento  ghiandolare. 

Del  tutto  speciale  poi  e  il  modo  di  comportarsi  dei  condotti 
escretori  del  segmento  pancreatico  giustasplenico,  che  nel  passero,  d! 
cu!  ora  stiamo  occupandoci,  si  e  detto  essere  perfettamente  diviso 
dal  resto  della  ghiandola.  I  suo!  condotti  escretori  non   fuoriescono 


-   177  - 

dalla  sostanza  ghiandolare  per  raggiungere  1' intestine,  ma  si  aprono 
invece  in  una  lacuna  vascolare,  dipendente  da  un  ramo  della  vena 
porta.  Descrivo  questa  speciale  apparenza. 

Esaminando  nelle  sezioni  seriali  il  segmento  giustasplenico  del 
pancreas  dall'innanzi  all'  indietro,  si  scorge  che  in  mezzo  ad  esse  si 
costituisce,  per  la  confluenza  di  pochi  condottini  escretori,  un  con- 
dotto  di  calibre  maggiore,  tappezzato  da  epitelio  cubico.  Nel  sue 
percorso  antero-posteriore  emette  scarsi  rami  collaterali,  e  si  assiste 
alia  sua  biforcazione  in  una  branca  ventrale  ed  in  una  dorsale  prima 
die  sia  avvenuta  la  biforcazione  del  segmento  pancreatico,  cui  il 
condotto  appartiene,  come  ho  rappresentato  nella  fig.  schematica  3^, 
in  cui  il  condotto  c.  g.  del  segmento  giustasplenico  a  si  biforca  quando 
il  segmento  e  sempre  unico.  Allorche  questi  si  scinde,  come  ho  gia 
detto,  in  due  segmenti  piii  piccoli,  dorsale  e  ventrale,  ciascuna  di 
quelle  due  branche  di  biforcazione  del  condotto  pancreatico  penetra 
nel  segmento  corrispondente.  II  condotto  del  segmento  ventrale  lo 
percorre  flno  alia  sua  estremita  posteriore  dando  scarsi  rami  colla- 
terali, ed  in  quel  segmento  si  esaurisce.  Ma  non  fa  altrettanto  il 
condotto  del  segmento  dorsale.  Questi  e  lungo  il  sue  decorso  inter- 
rotto  da  una  grossa  lacuna  vascolare,  l.v.  fig.  3^,  incastrata  in  mezzo 
alia  sostanza  ghiandolare,  e  che  si  vede  far  capo  ad  un  ramo  della 
vena  porta.  Tale  lacuna  divide  quel  condotto  in  due  porzioni,  I'una 
anteriore  e  I'altra  posteriore,  che  forniscono  scarsi  rami  collaterali. 
Si  noti  il  fatto,  perche  non  sorga  in  alcuno  il  dubbio  che  si  possa 
qui  trattare  di  una  lacerazione  del  condotto,  che  entrambe  le  sue 
porzioni,  molto  innanzi  che  si  aprono  nella  lacuna  vascolare,  conten- 
gono  entro  di  se  del  secrete  ghiandolare  in  mezzo  al  quale  si  scor- 
gono  del  globuli  sanguigni  rossi,  che  vanno  aumentando  in  numero 
mano  a  mano  che  le  sezioni  si  avvicinano  alia  lacuna  suddetta,  che 
di  quel  globuli  si  presenta  ripiena.  Dopoche  si  e  assistito  alio  sbocco 
nella  lacuna  della  porzione  anteriore  di  quel  condotto,  non  si  ha 
traccia  alcuna  di  condotto  per  varie  sezioni  notandosi  solo  la  pre- 
senza  della  lacuna,  e  poi  si  assiste  alio  sbocco  in  questa  della  por- 
zione posteriore  del  condotto  stesso,  che  si  esaurisce  ne]  resto  del 
segmento  pancreatico  giustasplenico.  Laddove  i  condotti  si  aprono 
nella  suindicata  lacuna  le  lore  pareti  contimiansi  con  la  esihssima 
parete  di  questa. 

Siamo  dunque  in  questo  case  dinanzi  ad  un  segmento  di  pan- 
creas, che,  per  causa  a  noi  ignota,  si  e  durante  lo  sviluppo  distac- 
cato  dal  resto  della  sostanza  ghiandolare,  ma  che  non  si  e  per  tal 
fatto  atroflzzato  continuando  invece  a  funzionare  ed  immettendo  il 


-   17<S  - 

prodotto  della  propria  secrezione  nel  circolo  sanguigno.  La  sostaiiza 
ghiandolare  del  segmento  giustasplenico  e  per  caratteri  istologici 
perfettamente  identica  a  quella  del  resto  del  pancreas,  ed  identico 
quindi  deve  essere  il  prodotto  elaborate,  dal  clie  se  ne  induce  che 
il  succo  pancreatico,  posto  in  circolo,  e  compatibile  con  la  vita  del- 
r  individuo.  Vedremo  come  nel  segmento  giustasplenico  oltremodo 
numerosi  vi  sieno  gli  accumuli  di  Langerhans. 

Negli  altri  3  passeri,  nei  quali  il  segmento  pancreatico  giusta- 
splenico era  unito  al  resto  della  ghiandola,  si  avevano  i  soliti  tre 
condotti  pancreatici,  Yanteriore,  il  tnedio  ed  il  posterhre,  nei  quali 
immettevano  i  condotti  escretori  di  quel  segmento. 

Configurazione  istologica  del  pancreas.  —  Ciascun  segmento  di 
pancreas,  tanto  nel  passero,  come  nel  piccione  e  nel  polio,  non  si 
presenta  affatto  lobulato,  ma  e  invece  compatto,  ed  esaminandone 
delle  sezioni  si  rimane  sorpresi  della  grande  somiglianza  (qualora  si 
osservi  a  piccolo  ingrandimento)  che  presenta  il  pancreas  col  tes- 
suto  epatico.  I  tubi  ghiandolari,  anastomizzati  gli  uni  co.i  ^li  alui, 
danno  origine  ad  una  rete  fittissima  canalicolata,  nelle  di  cui  maglie 
piu  strette  cii'colano  i  capillari  sanguigni  e  nelle  piu  grandi  decor- 
rono  prevalentemente  i  vasi  venosi. 

Scarsissimi  si  ritrovano  i  condottini  escretori  intercalari. 

I  tubi  secernenti  sono  molto  stretti  ed  in  sezione  trasversa 
appaiono  limitati  da  3,  4  cellule  ghiandolari.  Le  cellule  poi,  molto 
piccole,  di  forma  cilindro-conica,  presentano  le  due  caratteristiche 
zone  delle  cellule  pancreatiche,  la  distale,  che  e  la  piii  estesa, 
provvista  di  granuli  di  zimogeno,  che  ci  vengono  con  la  massima 
nettezza  rivelati  dahe  speciali  colorazioni  (Galeotti,  Biondi,  La- 
guesse),  e  la  prossimale,  o  prezimogenica,  nella  quale  e  contenuto 
il  nucleo.  Questi  non  e  molto  ricco  in  cromatina,  ed  e  per  il  suo 
volume  proporzionale  alia  grossezza  della  cellula,  cui  appartiene. 

"  Les  cordons  cellulaires,  dMQYmn.  il  Pugnat,  sont  constitiies  par 
une  settle  espece  de  cellule  :  la  cellule  pancrealique,  le  pancreas  des 
oiseaux  ne  possedant  pas  de  cellule  centro-acineuse  „.  Tale  afferma- 
zione,  che  ha  date  origine  alle  mie  ricerche,  non  e  del  tutto  esatta 
stando  ai  resultati  dei  miei  studi.  Osservando  diligentemente  nei 
miei  preparati,  sopratutto  in  quelli  tratti  da  frammenti  di  pancreas 
lissati  in  liquido  di  Zenker  e  colorati  con  ematossilina  ed  eosina, 
mi  e  state  invece  possibile  rinvenire  qua  e  la  qualche  cellula  cen- 
tro-acinosa,  segnatamente  in  tubi  sezionati  pel  loro  maggiore  asse  ; 
ed  usando  della  piii  grande  pazienza  sono  state  fortunate  di  ve- 
deme  anche  in  qualche  sezione  trasversa  di  tubi  secernenti,  tanto 


-    179   - 

da  togliere  a  me  qualsiasi  dubbio  sulla  loro  esistenza.  II  nucleo  di 
tali  cellule,  il  solo  elemento  cellulare  visibile  in  preparati  perma- 
nenti,  e  poverissimo  in  cromatina,  pii^i  povero  assai  di  quello  che 
non  sia  il  nucleo  della  cellula  pancreatica  ordinaria,  e  per  questa 
sua  proprieta,  che  e  causa  non  ultima  della  difflcolta  di  vederlo,  si 
ravvicina  molto  al  nucleo  delle  cellule  degli  accumuli  di  L  anger  bans. 

10  debbo  percio  dire  che  non  puo  negarsi  nel  pancreas  degli 
Uccelli  I'esistenza  di  cellule  centro-acinose ;  non  vi  sono  in  cosi 
grande  numero,  come  negh  altri  vertebrati,  ma,  sebbene  scarse, 
pure  vi  sono.  Ed  anzi  il  cosi  piccolo  numero  di  tali  cellule  nel  pan- 
creas degli  Uccelli  mi  sembra  che  convalidi  sempre  piii  i  resultati 
di  Laguesse  sul  loro  sviluppo. 

11  Laguesse  infatti  {Recherches   sur   V  histogenie   du   'pancrcas 
dies  le  mouton.  Journal  de  TAnat.  et  de  la  Physiol.  1895)  distingue 
due  specie  di  cellule  centro-acinose,  tenuto   conto  del  loro   speciale 
mode  di  originarsi ;  delle  cellule  centro-acinose  primitive  e  seconda- 
rie.  Le  primitive  sono  rappresentate   da  quelle   cellule   delle  cavita 
secernenti  primordiali,  le  quali,  anziche  differenziarsi  in  cellule  pan- 
creatiche    ordinarie,    presentano  il  nucleo,  che  invece   di    spostarsi, 
come   nolle    altre,  verso  la  periferia,  si  sposta   verso  il  lume   della 
cavita,  ed  il  corpo  che  non  si  carica  di  granuh,  ma  diviene  invece 
pill  chiaro,  e  viene  poi  sospinto  dalla  compressiono  delle   altre  cel- 
lule zimogeniche  piii  voluminose  verso  la  cavita  apphcandosi  percio 
suha  loro  estremita  distale.  Le  cellule  centro-acinose   second'arie  poi 
si  originano  per  una  notevole  moltiphcazione  dehe  cellule  piatto  del 
condottino   escretore   intercalare   nel    punto   dove  questi   s'innesta 
alia  cavita  secernente,  per  la  quale  attiva  moltiphcazione  le  cellule  di 
nuova    formazione  si  addentrano  nel  lume    dehe    cavita   secernenti 
stesse   apphcandosi   suhe    estremita   distah    dehe  cellule  secretrici. 
Orbene ;  io  ho  gia  fatto  notare  la  scarsita  grandissima  dei  condot- 
tini  intercalari  nel  pancreas  degli  Uccelh,  dal  che  ne  consegue  che 
scarse  pure  debbano  essere  le  cellule  centro-acinose  secondarie,  che 
in  tali  condotti  hanno   origine.    D'altro    canto   pensando   che   negli 
Uccelh  molto  viva  deve  mantenersi  la  combustione  organica,  atteso 
la  loro  temperatura  piu  elevata  che  nei  Mammiferi,  e  che  percio  e 
necessario  in  questo    gruppo   zoologico,  oltreche  una   ossigenazione 
perfetta,  anche  una  ininterruzione  degh  atti  digestivi,  ne  consegue 
che  le  ghiandole  annesse  ah'apparecchio  digestive   sono  sottoposte 
ad  un  grande  e  continuo   lavorio,  cui,  perche  tale  possa  compiersi, 
debbono  essei'e  adibiti  il  maximum  possibile  di  elementi.   E  quindi 
giusto  il  supporrc  che  a  tal  fine  quasi  tutte  le  cellule  delle  primi- 


-    180   - 

tive  cavita  secernenti  si  differenzino  in  cellule  pancreatiche  ordina- 
rie,  e  che  molto  poche  invece,  rimanendo  indifferenti,  divengano 
cellule  centro-acinose.  Queste  due  cause  percio  ci  rendono  conto  del- 
I'esiguo  numero  di  cellule  centro-acinose  nel  pancreas  degli  Uccelli. 

Accumuli  di  Langerhans.  —  Come  da  numerose  ricerche  e  stato 
dimostrato  in  tutti  gli  altri  vertebrati,  anche  negli  Uccelli  le  cel- 
lule epiteliali,  che  costituiscono  questi  accumuli,  sono  in  diretta 
continuita  con  le  cellule  secretrici  ordinarie  del  pancreas,  tantoche 
questi  accumuli  interrompono  qua  e  la  il  decorso  dei  tubi  secer- 
nenti. Non  mi  soffermo,  giacche.  cio  non  trova  posto  conveniente  in 
una  nota  preventiva,  sulle  variabili  apparenze  di  simili  rapporti, 
apparenze  che  del  resto  non  si  discostano  da  quelle  descritte  negh 
altri  vertebrati. 

Gh  accumuli  di  Langerhans  sono  di  varia  dimensione ;  da 
quelli  di  poche  cellulle  disposte  radialmente  attorno  ad  un  capillare 
si  passa  per  gradi  ad  accumuli  assai  voluminosi,  formati  da  molti 
cordoni  cellulari  pieni,  anastomizzati  fra  lore  a  rete,  nolle  cui  ma- 
glie  stanno  capillari  sanguigni  abbastanza  ampi.  Le  cellule  epiteliah 
costitutive  sono  alte,  con  nucleo  molto  povero  in  cromatina,  e, 
(luello  che  mi  preme  far  notare,  prive  afFatto  di  granuli  di  secre- 
zione. 

Onde  assicurarmi  della  presenza  o  no  di  tah  granuli  ho  ricorso 
alle  speciah  colorazioni  di  Galeotti  e  di  Biondi,  gia  note  a  tutti, 
ed  a  quehe  di  Laguesse  esposte  in  alcuni  dei  suoi  lavori  suU'isto- 
logia  del  pancreas,  e  con  nessuna  di  queste  colorazioni  ho  potuto 
porre  in  evidenza  granuh  metaplasmatici  nel  protoplasma  di  quelle 
cellule,  le  quali  percio,  apparentemente  almeno,  sono  indifierenti. 

Questo  reperto  negli  Uccelli  coincide  con  quanto  ebbi  occasione 
di  verificare,  alcuni  anni  or  sono,  nei  Mammiferi,  in  cui  riscontrai 
che,  trattando  il  pancreas  con  le  stesse  speciali  colorazioni  ora  ac- 
cennate,  le  ceUule  degh  accumuh  di  Langerhans  si  presentavano 
prive  affatto  di  granuli  di  secrezione.  I  preparati  aUora  ottenuti 
ebbi  opportunita  di  mostrarli  nell'adunanza  della  societa  anatomica 
in  Pavia  nel  1900  (Verhandlungen  der  anatomischen  Gesellschaft  auf 
der  vierzehnten  Versammlung  in  Pavia  von  18-21  april^  1900). 

Tutto  questo  insieme  di  fatti  mi  convince  sempre  di  piu  che 
gh  accumuh  di  Langerhans,  piii  che  importanza  dal  lato  flsiolo- 
gico,  la  presentano  dal  lato  morfologico. 

Ed  anzi  sono  ben  lieto  di  poter  constatare  come  la  ipotesi  da 
me  emessa,  dietro  precedenti  studii,  alcuni  anni  or  sono,  che  gli 
accumuh  di  Langerhans  cioe  rappresentinu  una  parte  rudimeniak 


-• 181   - 

del  pancreas,  sia  stata  ora  abbracciata  anche  da  albri  ricercatori, 
quali  rOppel  ed  in  parte  anche  il  Laguesse.  L'Oppel  non  solo 
crede  accettabile  la  ipotesi  anzidetfca,  ma  ne  estende  anche  il  concetto 
(Ergehnisse  der  Anatomie  und  Entwickelungsgeschichte,  IX  Band  1899), 
ed  il  Laguesse  nei  suoi  brillanti  studii  suUa  struttiira  del  pancreas 
negli  ofidii  (Sur  la  structure  clii  pancreas  cJiez  quelques  Ophidiens  et 
particidierement  sur  les  Hots  etidocrines.  Archives  d' Anatomie  mi- 
croscopique.  Tom.  IV,  fasc.  2°  e  3o,  1901),  dopo  avere  confermato 
in  embrioni  di  Vipera  quanto  io  avevo  precedentemente  dimostrato 
in  embrioni  di  Seps  chalcides,  la  primitiva  formazione  cioe  di  accn- 
muli  di  Langerhans  a  spese  dell'abbozzo  dorsale,  tende  a  vedere 
in  questo  fatto  un  richiamo  di  disposizioni  ancestrali,  confortando 
la  sua  tendenza  con  le  ricerche  di  Diamare  sul  pancreas  dei  Selaci 
e  di  Giacomini  sul  pancreas  dei  Ciclostomi,  ricerche,  sulle  quali 
appunto  altra  volta  io  mi  fondai  per  discutere  sul  valore  morfolo- 
gico  di  quegli  accumuli  (Sul  valore  morfologico  degli  accumidi  di 
Langerhans.  Atti  della  R.  Accad.  dei  Fisiocritici  di  Siena.  Serie  IV, 
Vol.  XII). 

Come  sono  repartiti  nel  pancreas  degli  UccelU  gli  accumuli  di 
Langerhans?  Solo  nel  pancreas  di  passero,  sezionato  in  serie,  sono 
state  in  grade  di  poterlo  verificare.  Intanto  subito  diro  ehe  il  seg- 
mento  di  pancreas  giustasplenico  si  presenta  ricchissimo  di  tali  ac- 
cumuli, tantoche  la  ghiandola  in  alcuni  punti  e  per  buona  parte  da 
(juesti  costituita.  Richiama  questo  fatto  quanto  io  e  Giacomini 
(ed  in  seguito  il  Laguesse)  dimostrammo  esistere  nei  Rettih.  Ac- 
cumuli di  Langerhans  poi  sono  sparsi  tanto  nel  segmento  ven- 
trale  come  nel  dorsale,  e  soltanto  se  ne  mostrano  privi  il  ponte  di 
sostanza  ghiandolare,  che  unisce  tra  lore  questi  due  segment!,  e 
quella  parte  di  sostanza  ghiandolare,  che  sta  all'intorno  del  con- 
dotto  pancreatico  anteriore  fine  alia  sua  biforcazione.  Si  puo  quindi 
dire  che,  tranne  in  alcuni  punti,  si  osservano  accumuh  di  Langer- 
hans dappertutto,  numerosi  e  voluminosi  poi  nel  segmento  di  pan- 
creas, che  avvicina  la  milza.  Se  anche  nel  passero  si  verificasse 
quanto  ho  dimostrato  avvenire  nella  Seps  chalcides  (ed  il  Laguesse 
in  seguito  nella  Vipera)  e  nel  Trltone,  che  cioe  gh  accumuli  di  Lan- 
gerhans si  costituiscono  a  spese  dell'abbozzo  dorsale,  bisognerebbe 
dedurne  che  il  pancreas  del  passero  sarebbe  prevalentemente  for- 
mate alle  dipendenze  di  quell'abbozzo;  Le  ricerche  embriologiche  sul 
sue  sviluppo,  che  intendo  ora  imziare,  porteranno  luce  su  tale  qui- 
stione,  tanto  piii  che  i  pareri  sono  divisi,  giacche  di  fronte  al- 
r  Ham  mar  (Ueber  Duplicitdt   des    ocidralen  Fankreas,  Anat.  Anz. 


-   182   - 

1897)  chc  ha  veduto  uno  solo  dei  due  abbozzi  pancreafcici  ventrali 
fornire  del  tessuto  pancreatico,  nel  qual  caso  esso  in  massima  parte 
si  formerebbe  a  spese  dell'abbozzo  dorsale,  sta  il  Brouha  (^iir  les 
premieres  phases  du  deoeloppement  du  foie  et  sur  revolution  des  pan- 
creas ventraux  chez  les  Oiseaux.  Anat.  Anz.  1898),  che  dalle  sue  ri- 
cerche  nel  polio  conclude  che  entrambi  gli  abbozzi  pancreatici  ven- 
trali si  sviluppano  e  forniscono  del  pancreas. 

Concludendo  quindi  io  diro  che  : 

lo.  II  pancreas  di  Fringilla  domestica  (che,  attesa  la  piccola 
mole  deR'animale,  ho  potuto  sezionare  in  serie  con  gli  organi  vicini) 
e  formato  da  3  segmenti,  due  piu  grandi  (ventrale  e  dorsale)  rac- 
chiusi  nell'ansa  duodenale  e  riuniti  a  mezzo  di  un  ponte  di  sostanza 
ghiandolare,  ed  il  terzo  piia  piccolo,  che,  distaccatosi  in  generale  dal 
segmento  ventrale,  portasi  all'  innanzi  entrando  in  rapporto  di  con- 
tiguita  con  la  milza,  tanto  da  meritare  il  nome  di  segmento  pan- 
creatico giustasplenico. 

2^.  Esistono  tre  condotti  pancreatici,  anteriore,  medio  e  poste- 
riore,  che  sboccano,  indipendenti  tra  loro  e  dai  condotti  epato-ci- 
stico  ed  epatico,  nella  branca  destra  dell'ansa  duodenale ;  e  di  essi 
Tanteriore  .ed  il  medio,  congiunti  tra  loro  a  mezzo  di  un  condotto 
reuniente,  appartengono  al  segmento  dorsale,  ed  il  posteriore  al  ven- 
trale. Non  possiede  il  segmento  pancreatico  giustasplenico  un  con- 
dotto, che  vada  separatamente  neU'  intestine,  ma  invece  i  suoi  con- 
dotti si  scaricano  nei  precedents 

3".  In  uno  di  quegli  animali  ho  rinvenuto  il  segmento  giu- 
stasplenico perfettamente  separate  dal  resto  della  ghiandola,  ed  i 
suoi  condotti  escretori  aprivansi  in  una  lacuna  vascolare,  dipendenza 
della  vena  porta. 

40.  II  pancreas  di  iringilla  domestica^  di  Callus  doniesticus  e 
di  Golumba  livia  non  e  lobulato,  ma  invece  compatto,  e  nolle  se- 
zioni  si  veggono  i  suoi  tubi  secernenti  anastomizzati  gli  uni  con  gli 
altri  in  modo  da  costituiro  una  rete ;  ed  in  mezzo  al  tessuto  se- 
cernente  scarsissimi  litrovansi  i  condottini  escretori  intercalari. 

50.  Le  cellule  secretrici  hanno  le  stesse  caratteristiche  che 
negh  altri  vertebrati,  e,  contrariamonte  a  quanto  sine  ad  ora  si  e 
aff'ermato,  anche  nel  pancreas  degU  Uccehi  osservansi,  se])bene  molto 
scarse,  cellule  centro-acinose.  La  loro  scarsita  negli  Uccelli  conva- 
hda  sempre  di  piu  i  resultati  di  Laguesse  sul  loro  sviluppo. 

6".  Gh  accumuh  di  Langerhans,  in  rapporto  di  continuita 
con  i  tubi  secomcnti,  sono  formati  da  cellule  epiteliali,  nolle  quali 


-    183   - 

con  nessuna  delle  special!  colorazioni  (Galeotti,  Biondi,  La. 
giiesse)  atte  a  porre  in  evidenza  granuli  di  secrezione,  mi  e  riu- 
scito  poter  rinvenire  bimili  granuli.  Tranne  in  alcnni  punti,  si  os- 
servano  accumuli  di  Langerhans  dappertutto,  ma  molto  numerosi 
0  voluminosi  presentansi  nel   segmento   pancreatico   giustasplenico 


GABlNhJTTO    DI    ZOOI.OGl A    KD    ANATOMIA    COMPMtATA    IIKI.T.A     T.IIIEHA     UNIVEHSITA     Dt     PEKUOIA. 


Prof.  E.  GIACOMINI. 


Sulla  esistenza  della  sostanza  midollare  nelle  capsule  surrenali 

dei  Teleostei. 


Ricevuta  il  2C  niaggio  1902. 
li  vietata  la  riiiroiliizione. 

jSTei  Teleostei,  come  venne  deflnitivamente  stabilito  con  tutta 
esattezza  dalle  ricerche  di  Diamare  (4  e  5)  e  di  Vincent  (20  e  21), 
i  cosi  detti  corpuscoli  di  Stannius,  situati  per  lo  piii  sulla  faccia 
dorsale  dei  reni,  talvolta  sulla  lore  faccia  ventrale  oppure  inclusi 
nella  loro  massa,  corrispondono,  avendone  simile  la  struttura,  al- 
r  interrenale  degii  Elasmobranchi  ed  alia  sostanza  corticale  delle  cap- 
sule surrenali  dei  Vertebrati  superiori. 

La  bibliografia  sull'argomento  si  trova  assai  bene  registrata  e 
riassunta  nelle  memorie  di  Diamare  e  di  Vincent. 

A  me  basta  soltanto  di  far  qui  rilevare  che  ne  gli  antichi  au- 
tori  [Stannius  (17,  IS  e  19),  Ecker  (7  e  8),  Hyrtl  (15)],  ne  i  mo- 
derni  [Diamare  (4  e  5),  Vincent  (20  e  21),  Petti t  (16),  Huot  (14)] 
riuscirono  mai  a  dimostrare  nei  Teleostei  I'esistenza  d'una  sostanza 
midollare  o  di  un  tessuto  che  a  questa  corrispondesse. 

Stando  all'opinione  di  Grosglik  (12  e  13),  i  corpuscoli  di  Stannius 
sarebbero  da  omologarsi  alia  sostanza  midollare  degli  Amnioti  e  ai 
corpi  soprarenali  dei  Selaci,  mentre  la  sostanza  corticale  delle  capsule 
surrenali  dei  Teleostei  dovrebbe  ricercarsi  nel  tessuto  linfoide  inter- 
posto  ai  canalicoli  renali  e  nella  massa  linfoide  del  rene  cefalico. 
Ma  tale  opinione,  apparsa  gia  infondata  per  i  lavori  di  Balfour  (1), 
di  Emery  (9  e  10)  e  di  Bizzozero  e  Torre  (2),  si  trovo  in  com- 
pleto  disaccordo  con  i  risultati  ottenuti    con    successive  investiga- 


-    184   - 

zioni  da  Diamare  (4  e  5),  da  Vincent  (20  e  21)  e  da  Huot  (14), 
e  si  dovette  assolutamente  respingere. 

Nemmeno  Chevrel  (3),  che  ebbe  a  studiare  it  simpatico  dei 
Teleostei,  riusci  a  dimostrare  in  quest'ordine  la  presenza  della  so- 
stanza  midollare,  ossia  di  quella  sostanza  corrispondente  ai  corpi 
soprarenali  degli  Elasmobranchi. 

Dopo  le  nuove  osservazioni,  tendenti  a  dimostrare,  nell'orga- 
nismo  dei  Vertebrati,  la  grande  estensione  del  tessuto  cromaffine 
(sostanza  midollare),  e  la  sua  importanza  fisiologica,  diveniva  ancor 
pill  interessante  Tistituire  altre  indagini,  dirette  a  discoprire  Tesi- 
stenza  di  tale  tessuto  in  quel  Vertebrati  che,  come  i  Teleostei,  ne 
furono  sinora  ritenuti  privi. 

Messo  suUa  via  dalle  mie  ricerche  sulle  capsule  surrenali  dei 
Petromizonti  (11),  e,  sopratutto,  dalla  disposizione  che  la  sostanza 
midollare  (cellule  cromaffine)  assume  in  questi  Ciclostomi,  intrapresi 
un  metodico  esame  sopra  le  seguenti  specie  di  Teleostei :  Anguilla 
vulgaris  Flem.,  Esox  lucius  Lin.,  Cyprinus  carpio  Lin.,  Tinea  vul- 
garis Cuv.,  Leuciscus  albus  Bp.,  Leuciscus  aula  Bp.  (L.  ty^asimenicus 
Bp.),  Barhus  plebejus  VaL,  i  cui  esemplari  potei  avere  vivi  a  mia 
disposizione. 

Per  il  mio  studio  mi  servii,  anzitutto,  non  dei  reni  distac- 
cati,  ma  di  questi  organi  lasciati,  insieme  ai  vasi  (vene  cardinah  e 
aorta)  e  al  sistema  simpatico,  attaccati  alia  colonna  vertebrale. 
Aperta  la  cavita  addominale  ed  asportati  cautamente  1'  intestine 
con  i  suoi  annessi  e  la  vescica  natatoria,  tolto  quanto  piii  era  pos- 
sibile  dei  muscoli  parietali  sen/a  ledere  gli  organi  da  esaminare, 
ottenevo  un  preparato  rappresentato  dalla  colonna  vertebrale  con  i 
reni  ad  essa  attaccati. 

I  vari  pezzi,  in  cui  suddividevo  il  preparato,  posi  a  fissare  in 
diversi  liquidi  (sublimate  acetico,  hq.  di  Miiller  semphce  o  mescolato 
a  formalina).  I  pezzi  fissati  vennero,  dopo  conveniente  decalcifica- 
zione,  inclusi  in  celloidina  e  sezionati  trasversalmente  in  serie.  Mi 
servii  anche  di  pezzi  di  reni  accuratamente  distaccati  e  fissati  in 
subhmato,  in  liq.  di  Zenker,  in  liq.  di  Flemming  o  di  Hermann. 

Quantunque  poche  le  specie  da  me  esarainate,  pure,  estendendo 
ai  Teleostei  in  gcnere  il  fatto  principale  stabilito  dal  complesso  delle 
mie  osservazioni,  mi  ritengo  autorizzato  ad  affermare,  fin  da  ora, 
che  le  cellule  deha  sostanza  midollare  (cellule  cromaffine)  delle  cap- 
sule surrenali,  contrariamente  a  quanto  sine  ad  oggi  erasi  a  torto 
creduto,  non  mancano  nei  Teleostei. 


-    185   - 

Con  maggiore  o  minore  evidenza  io  ho  veduto  cellule  cromaf- 
tiiie  (cellule  midollari)  in  tutte  le  specie  studiate.  Si  trovanoesse 
Situate  nella  parete  delle  vene  cardinal!  (vene  cave),  di  preferenza, 
pero,  e  quindi  piu  abbondantemente,  sulla  parete  della  vena  cardi- 
nale  destra,  che,  come  si  sa,  nei  Teleostei  e  molto  pivi  ampia,  molto 
piu  voluminosa  della  sinistra.  Esse  non  si  rinvengono  in  tutta  la 
estensione  delle  vene  cardinali,  ma  sono,  piu  precisamente,  distri- 
buite  in  corrispondenza  della  porzione  craniale  di  questi  vasi,  in 
quel  loro  tratto,  cioe,  che  decorre  lungo  la  massa  hnfoide  del  rene. 

Con  maggiore  evidenza  osservai  la  sostanza  midoUare  delle 
capsule  surrenali  neH'anguilla  e  nel  luccio,  e  su  queste  due  specie 
mi  fermero  un  po'  di  piii,  prendendole  a  base  della  mia  descrizione. 

Ang-uilla  vulgaris  Flem. 

Le  cellule  midollari  (cellule  cromaffine)  stanno  situate  nello 
spessore  della  parete  di  quel  tratto  craniale  delle  vene  cardinali 
decorrente  lungo  la  massa  linfoide  dei  reni,  massa  che  comprende 
circa  i  tre  quarti  anteriori  di  questi  organi. 

Le  predette  cellule  appariscono  meglio  mauifeste  ed  in  maggior 
copia  nella  vena  cardinale  destra.  Nolle  sezioni  ottenute  da  pezzi 
tissati  in  sublimate  e  doppiamente  colorite  con  ematossihna,  od 
emallume,  ed  eosina,  risaltano  assai  bene  per  il  colore  bleu  piutto- 
sto  intense  che  le  medesime  assumono.  La  parete  della  vena  si  vede 
cosparsa  di  nidi  cellulari  (nidi  di  cellule  cromaffine),  od  anche  nidi 
di  nuclei,  di  varia  grandezza  e  di  forma  irregolare  svariatissima, 
piu  0  mono  nettamente  circoscritti.  In  certe  sezioni  trasverse  tutta 
la  parete  della  vena  mostrasi  disseminata  di  siffatti  nidi.  In  alcuni 
l)unti  osservasi  che  i  nidi  tendono  a  mettersi  in  rapporto  con  1'  en- 
dotelio.  Inaltri  punti  le  cellule  midollari  si  dispongono  a  guisa  di 
uno  strato  di  elementi  d'aspetto  epiteliale  al  disotto  dell'endotelio, 
che  11  separa  dal  lume  vasale.  Talvolta  i  nidi  in  rapporto  con  lo 
endotelio  prendono  I'aspetto  di  lobuletti  nettamente  delimitati  anche 
dal  lato  opposto  a  questo  rivestimento.  Raramente  si  rinviene  qual- 
che  nido  cellulare  situate  dorsalmente  alia  vena,  al  di  fuori  della 
sua  parete  oppure  nella  sua  avventizia. 

Le  cellule  midollari  hanno  forma  assai  varia:  cubica,  cilindrica, 
cihndrico-prismatica  od  irregolare  per  qualche  corto  prolungamento 
emanante  dal  loro  corpo;  talora  si  presentano  anche  di  forma  ro- 
tondeggiante.  II  loro  citoplasma  e  finamente  granuloso,  in  alcune 
piu  scuro,  in  altre  piu  chiaro ;  il  loro  nucleo,  relativamente  grande, 


-    186   - 

e  rotondeggiante,  vescicolare.  ISTel  loro  iusieme  le  cellule  in  discorso 
mi  si  sono  manifestate  simili  a  quelle  da  me  poste  in  rilievo  nelle 
vene  cardinali  dei  Petromizonti.  Cio  die  soprattutto  le  caratterizza; 
escludendo  ogni  dubbio  sulla  loro  natura,  si  e  il  colorito  giallo-bruno 
0  bruno  che  assuraono  nei  pezzi  fissati  con  liq.  di  Miiller  o  con 
liq.  di  M tiller  mescolato  a  formalina,  dando  cosi  la  nota  reazione 
delle  cellule  midollari. 

Circa  ai  rapporti  delle  cellule  della  sostanza  midollare  con  il 
sistema  nervoso  simpatico,  devo  far  rilevare  che  non  trovo  mai 
nidi  di  cellule  entro  ai  gangli  simpatici,  che  solo  assai  raramente 
veggo  qualche  nido  vicino  a  qualcuno  dei  gangli  situati  dorsalmente 
alia  vena,  e  che  soltanto  lungo  qualche  filetto  nervoso  simpatico, 
che  si  porta  alia  vena,  riesco  a  scorgere  singole  cellule  midollari  o 
piccohssimi  nidi. 

Le  disposizionipiuinteressantisiriscontrano  versol'estremo  cra- 
niale.  Allorche  ci  si  avvicina  a  questa  regione,  i  nidi  di  cellule  nella  pa- 
rete  della  vena  aumentano  di  numero  e  di  grandezza.  Osservasi  inoltre 
che  nel  segment©  ventrale  di  essa  comincia  a  comparire  uno  strato 
glandulare  costituito  da  lobuletti  od  otricoli  epitehali  solidi,  netta- 
mente  circoscritti  da  membrana  propria  e  bagnati  da  seni  sangui- 
gni,  il  cui  endotelio  e  strettarnente  addossato  ai  lobuletti  stessi.  Le 
cellule  epiteliali,  piuttosto  piccole,  stivate  negli  otricoh,  hanno  forma 
poliedrica,  cubica  o  cilindrico-prismatica,  mostrano  un  nucleo  rotondo 
con  distinto  nucleolo.  Per  il  loro  aspetto  e  per  i  loro  caratteri  strut- 
turah,  considero  i  descritti  otricoli  simih  a  quelli,  che  costituiscono 
la  sostanza  corticale  raccolta  nei  cosi  detti  corpuscoli  di  Stannius. 

Portandoci  ancora  piii  cranialmente,  s'incontrano  tratti  nei 
quah  tutta  la  vena  e  circondata  dai  predetti  otricoh,  situati  nello 
spessore  della  sua  parete. 

Nella  regione  in  parola  la  sostanza  midollare  e  molto  aumen- 
tata,  particolarmente  neha  parte  dorsale  della  vena. 

Sui  lati  di  questa  ed  anche  sulla  sua  faccia  ventrale  si  veggo- 
no,  situati  verso  il  lume  vasale,  nidi  di  cellule  midollari  od  anche 
uno  straterello  di  tali  cellule,  e  al  di  sopra  di  essi,  verso  il  con- 
torno  esterno  del  vaso,  otricoli  di  sostanza  corticale.  Qui  gli  ele- 
ment! della  sostanza  midollare  possono  anche  interporsi  tra  i  lobu- 
letti di  sostanza  corticale.  Tanto  fra  i  lobuletti  di  quest'  ultima 
quanto  fra  i  nidi  cellulari  s'  intromettono  pure  cehule  linfoidi.  In 
tale  regione  s'incontrano  gangliettini  nervosi  piii  o  meno  addossati 
alia  parete  della  vena,  in  modo  da  stare  indifferentemente  o  vicini 
alia  sostanza  midollare  o  presso  alia  corticale. 


-   187   - 

Solo  assai  di  rado  nello  spessore  della  parete  della  vena  si  ve- 
de  qualche  singola  cellula  gangliare  presso  un  nido  cellulare  o  tra 
le  cellule  midollari. 

Esox  lucius  Lin. 

II  luccio  oflfre  un  materiale  assai  adatto  per  la  dimostrazione 
della  sostanza  midoUare.  In  questa  specie,  infatti,  nella  porzione 
craniale  linfoide  dei  reni  le  due  vene  cardinali,  e  particolarmente  la 
destra,  contengono,  inclusi  nello  spessore  della  lore  parete,  abbon- 
danti  nidi  di  cellule  o  strati  di  cellule  midollari  con  aspetto  epite- 
liale.  Dal  lume  vasale  gli  strati  rimangono  separati  per  mezzo  del 
solo  endotelio.  I  nidi  cellulari  seguono  le  sinuosita  delle  vene,  e  si 
spargono  inoltre  lungo  i  primi  tratti  dei  rami  venosi  {ve^iae  reve- 
hentes)  che  affluiscono  alle  cardinali. 

Procedendo  caudalmente,  allorche  sta  per  cominciare  la  por- 
zione escretrice  del  rene,  le  cellule  midollari  nella  parete  delle  vene 
cardinali  divengono  sempre  piu  rare,  fine  a  scomparire  completa- 
mente.  In  alcune  delle  sezioni,  praticate  a  livello  dell'  inizio  della 
porzione  escretrice,  vedesi  nel  lato  sinistro  un  corpuscolo  di  S tan- 
nins incluso  nel  rene  e  medialmente  ad  esse  la  vena  cardinale  si- 
nistra con  rari  nidi  di  cellule. 

II  colore  giallo-bruno  o  addirittura  bruno  scuro  die  le  cellule 
midollari  del  luccio  assumono  nei  pezzi  fissati  in  liq.  di  Mil  Her  sem- 
plice  0  in  liq.  di  MiiUer  con  formolo,  e  cosi  intense,  che  serve  be- 
nissimo  a  fade  distinguere  dai  rimanenti  elementi,  anche  quando 
giacciono  isolate. 

Una  circostanza,  poi,  che  molto  importa  di  rilevare  si  e  :  che 
nel  luccio  anche  piu  raramente  che  nell'anguilla  si  riesce  a  scorgere 
qualche  cellula  gangliare  vicino  alle  ceUule  midollari,  le  quali  percio 
si  mostrano  in  questa  specie  aft'atto  indipendenti  dal  simpatico. 

Cyprinus   carpio  Lin. 

Anche  nella  carpa  esistono  nidi  di  cellule  midollari  assai  ben 
distinti  nella  porzione  linfoide  dei  reni,  all'intorno  delle  vene  cardi- 
nali. Alcuni  piccoli  gruppi  di  cellule  cromafflne  s'internano  pure 
nella  massa  hnfoide,  seguendo  i  rami  venosi  che  affluiscono  alle  car- 
dinali. 


-   188    - 


Tinea  vulgaris  Guv. 

Nella  tinea  s'incontra  una  disposizione  consimile  con  nidi  cel- 
lulari  nella  massa  linfoide. 

Leuciscus  albus  Bp. 

In  questa  specie,  sopra  alcune  sezioni  della  regione  craniale  dei 
reni,  all'intorno  del  lume  delle  vene  cardinal!,  si  osserva  come  un 
vero  e  proprio  strato  epiteliale,  costituito  da  cellule  cromaffine.  II 
solo  endotelio  separa  le  cellule  piu  interne  dal  lume  vasale. 

Nei  punti,  in  cui  rami  venosi  affluiscono  dal  rene  nolle  vene 
cardinali,  le  cellule  midollari  si  estendono  pure  lungo  il  prime  tratto 
di  (juesti  rami  venosi  {venae  revehentes). 

Leuciscus  aula  Bp.  e  Barbus  plebejus  Val. 

In  queste  due  specie  riesce  piuttosto  difficile  scorgere  le  cel- 
lule cromaffine  a  causa  delle  loro  piccole  dimensioni.  Tuttavia,  os- 
servando  attentamente  lungo  la  faccia  dorsale  ed  il  lato  mediale 
delle  vene  cardinali,  particolarmente  della  vena  cardinale  destra,  si 
veggono  singole  cellule  midollari  o  piccoli  gruppetti  di  queste  cel- 
lule sporgenti  nel  lume  vasale,  e  dal  medesimo  separate  soltanto 
mediante  la  sottile  lamina  deU'endotelio. 

Converra  completare  lo  studio  ed  estendere  la  ricerca  a  molte 
altre  specie,  ma,  ad  ogni  mode,  da  quanto  ho  sopra  riferito,  mi 
sembra  ciie  si  possa  sin  da  ora  concludere,  senza  troppo  allonta- 
narsi  dal  vero,  che  anche  nei  Teleostei  in  generale  il  sistema  delle 
capsule  surrenali  e  rappresentato  da  due  distinte  maniere  di  organi, 
vale  a  dire  dalla  cosi  detta  sostanza  corticale  (corpuscoli  di  S tan- 
nins) corrispondente  all'interrenale  degli-  Elasmobranchi  e  dalla  cosi 
detta  sostanza  midollare,  corrispondente  ai  corpi  soprarenali  degii 
Elasmobranchi.  Quest'ultima,  negata  sine  ad  oggi  nei  Teleostei,  e 
posta  ora  in  evidenza  dalle  mie  ricerche,  e  in  tale  ordine  di  Pesci 
costituita  da  cellule  cromaffine  disposte  airintorno  delle  vene  cardi- 
nali e  particolarmente  della  vena  cardinale  destra.  Siffatta  disposi- 
zione delle  cellule  midollari  all'intorno  delle  vene  cardinali  richiama 
alia  mente  Y  altra  da  me  descritta  nei  Petromizonti  (11). 

La  sostanza  midollare  nei  Teleostei  puo  dirsi  indipendente  dal 


-    189   - 

sistema  nervoso  simpatico,  il  che  mi  induce  a  rimanere  sempre  al- 
quanto  diibbioso  sulla  sua  derivazione  da  quel  sistema. 

Uno  studio  dolla  istogenesi  di  questa  sostanza  nei  Teleostei 
potrebbe  forse  fornire  qualche  dato  molto  interessante  circa  all'ori- 
gine  delle  cellule  cromafflne  nei  Vertebrati  in  genere. 

Veduta  la  disposizione  della  sostanza  midollare  nei  Teleostei,  e 
da  supporsi  che  con  molta  probabilita  nei  Ganoidi  e  nei  Dipnoi,  nei 
quali  sostanza  midollare  non  fu  ancora  dimostrata,  si  abbia  pure 
una  disposizione  consimile  e  che  cellule  cromafflne  si  trovino  anche 
qui  incluse  neUe  pareti  delle  vene  caidinah. 

Bibliografla. 

(1)  B  a  1  f  0  u  r  F  .  M  .  —  On  the  nature  of  the  organ  in  adult  teleosteans  and  ganoids  which  usually 
regarded  as  the  head-kidney  or  pronephros.  Quart.  Journ.  of  microscop.  science.,  N.  t>. 
Vol.  XXII.  London   1882. 

(2)Bizzozero  G.  e  Torre.  —  Sulla  produzione  dei  globuli  rossi  nella  classe  dei  vertebrati. 
Mein.  della  R.  Accad.  dei  Lincei,   Vol.  XVIII.  Roma  1883-84. 

(3)Chevrel  R.—  Snr  raaatomie  du  systeme  narveux  grand  sympatique  des  Elasraobranches 
et  des  poissons  osseu.K.  Arch,  de  zool.  exp4r.  el  gin.  Se  ,'•'.  Tom,    V  (his).   1887. 

(4)Diamare  V.  —  I  corpuscoli  surrenali  di  Stanuius  ed  i  corpi  del  cavo  addominale  dei  teleo- 
stei. Boll,  della  Sac.  di  Naturalisti  in  Napoli.,   Vol.  IX,  Anno  IX.   1805. 

[b)  —  Ricerche  intorno  all'organo  surrenale  degli  Elasiiiobranchi  ed  ai  corpuscoli  di  Staanius  dei  Te- 
leostei, Contributo  alia  ir.orfologia  delle  capsule  surrenali.  jMem.  di  mat.  e  di  fis.  della  So- 
ciela  Italiana  delle  scie"ze.  S.  3.   T.   10. 

(6)  E  berth    (J.    J.  —  Die    Nebennieren.    Strieker's    Handbuch    der   Lehre  von  den  Geweben    des 

Menschen  und  der   Thiere.  Bd.  I.  Leipzig  1871. 

(7)  Ecker    Al.  —  Der  feinere  Bau  der  Nebennieren  bei  Menschen  und  den  vier  Wirbelthierklassen. 

BratiHsclnveiy  1846. 
(S)  —  Recherches  sur  la  structure  intime  des  corps  surrenaux    chez    rhomine    et    dans    les    quatre 

classes  d'animaux.  Annal.  des  scien.  natur.  Ser.  Ill  (Zool.).  Paris  1847. 
(9)  Emery    G.  —  Stiidii    intorno   alia    mortologia  ed  alio    sviluppo  del  rene  nei    Teleoste'.    Mem. 

della  R.  Accad.  dei  Lincei.  Ser.  Ill,    Vol.  XIII.  Roma,  1881-82. 

(10)  —  Zur  Morphologic  der  Kopfniere  aer  Teleosteer.  Zool.  Anz.,  Jahr.    VIII.   1885. 

(11)  G  i  ac  o  m  i  n  i    E.  —  Contributo  alia  conoscenza  delle   capsule    surrenali    nei    Ciclostomi.  Sulle 

capsule  surrenali  dei  Petrointzonti.  Monit.  Zool.  ItaL,  Anno  XIII,  N.  6.   1902. 

(12)  Grosglik    S.  —  Zur  Morphologie  der  Kopfniere  der  Fische.  Zool.  Anz.,  Jahr.    VIII.    1885. 

(13)  —  Zur  Krage  uber  die  Persistenz  der  Kopfi.iere  der  Teleosteer.  Zool.  Am.  Jahr.   IX.   1886, 

(14)  Huot    M.    E.  —  Sur  les  capsules  surr6uales,  les  reins,  le  tissu  lyniphoide  des  Poissons    lopho- 

branches.  Compl.  Rend,  de  I' Accad.  des  sciences.  Paris  18'J7.  T    124. 
(16)  Hyrtl  J.  —  Das  uropootische  System  der  Knochenfische.  Denltschr.  der  Nalurv-iss.    Classe  der 
h.  k.  Acad.    Wien  1850. 

(16)  Pet  tit    A.  —  Recherches    sur    les    capsules    surr(5nales.   Journal  de    I' Anal,    el  de  la   Phys., 

Annie  32.  Paris  1896. 

(17)  Stannius    H.  —  Ueber  Nebennieren  in  Knochenfische.  Muller's  Archiv,   1839. 

(18)  —  Vergleichenile  Anatoniie.  Berlin   1846. 

(19)  —  Handbuch  der  Zootomie.  Berlin  1854. 

(20)  Vincent    S\v.  —  Contributions  to  the  comparative  anatomy  and    hystology  of  the  suprarenal 

capsules.    The    suprarenal    in    Fishes,  and    their    relation  to  the  so-called  head-kidney.   The 
Transactions  of  tite  Zoolog.  Soc.  of  London,   Vol.  XIV,  Part.  Ill,  1897. 

(21)  —  Ou  the  morphology  and  physiology  of  the  suprarenal  capsules  in  Fishes.  Anat.  Anz..  Bd.  /•>'. 

1897. 

(22)  —  On  the  suprarenal  capsules  and  the  lymphoid  tissue  of  teleostean  Fishes.  Anat.  Anz.,  Bd.  14. 

1897. 

(23)  Wagner.  —  Lehrbuch  der  vergleichende  Anatomic  der  Wirbelthiere.  Leipzig  1843. 

(24)  Weldon    W.  —  On  the  head-kidney  of  Bdellostorna  with  a  suggestion  as  to  the  origin  of  the 

suprarenal  bodies.  Quart.  Jo'trn.  of  microscop.  science,  N   S.    Vol.   XXIV.   London    1884 

(25)  —  On  the  suprarenal  bodies  of  Vertebrata.  Ibid.,  N.  S.   Vol.  XXV.  London  i88p. 


-   190  - 

Pkof.  GIOVANNI  PALADINO. 

A  proposito  di  una  classificazione  delle  ghiandole. 

JilSl'OSTA    ALLA    KePLICA    DEL    DOTT,  LIVINI  (') 


Ricevuto  il  14  Luglio  1902. 


fi  vietata  la  riproduzione. 

II  dott.  Livini  nel  precedente  numero  di  questo  G-iornale  (^). 
replica  al  mio  articolo  —  In  difesa  della  nuova  classificazione  da  me 
proposta  — ,  e  dichiara  di  non  rinunziare  alle  sue  idee,  benche  gli 
si  fosse  dimostrato  che  non  ha  I'appoggio  di  buone  ragioni,  e  quindi 
bisogna  dire  che  il  solo  spirito  polemico  lo  assista  in  simile  dibat- 
tito  e  non  certamente  Tamore  pel  trionfo  del  vero. 

I.  E,  difatti,  il  timo^  che  sarebbe  per  me  una  glandola  mista, 
costituita  cioe  dal  concorso  deU'elemento  archiblastico  e  parabla- 
stico,  non  puo  esser  considerate  tale  dal  Livini,  perche  I'elemento 
parablastico  o  hnfoide,  secondo  le  ricerche  di  Beard  ecc.  sui  selacii, 
deve  considerarsi  come  proveniente  dalla  trasformazione  degli  ele- 
menti  epiteliali,  dai  quali  il  timo,  anche  per  Livini,  resuUa  pri- 
mitivamente  costituito. 

FattogU  osservare  che  I'origine  deU'elemento  parablastico  non 
infirmava  ne  il  carattere  di  questo,  ne  la  costituzione  del  timo,  non 
altrimenti  che  sarebbe  puerile  combattere  nella  lore  individualita  i 
tessuti  parablastici  o  mesenchimatosi  tutti  quanti,  solo  perche  vanno 
ritenuti  quah  tessuti  secondarii,  provenienti  dagli  epitehi  o  tessuti 
primitivi,  egii  crede  di  trovare  una  risorsa  nel  fatto  che  i  corpuscoli 
di  Hassall  mancano  nel  timo  della  Raja  (Beard),  e  Maurer  non 
n  ha  rinvenuti  in  alcuni  degh  Urodeli  esaminati. 

Non  contento,  aggiunge  che,  secondo  Afanassiew,  i  corpuscoH 
di  Hassall,  si  svilupperebbero  ddll'endotelio  dei  vasi  sanguiferi,  e 
quindi  non  sarebbero  di  natura  epitehale,  dalla  cui  trasformazione 
iniziale  ha  pure  fatto  il  Livini  provenire  Telemento  hnfoide  del  timo. 

Ora  e  il  case  di  dire  al  dott.  Livini:  ma  la  si  decida.  Che  si- 
gniflca  quest'altalena  tra  opinioni  cotanto  opposte  e  stridenti  o  que- 


(1)  CoUa  pubblicazione  di  qiiesta  Nota  del  Prof  Paladino,  la  polemica,  per  ()uanto  ci  ri- 
guarda,  s'intende  esaurita.  La  Dikbzione. 

(-)  A  proposito  di  una  classificazione  delle  glandole.  Replica  al  prof.  G.  P  a  1  u  d  i  n  o.  —  Moni- 
lote  Zoologico,  Ann.  Xlll.  Fircnze  1902. 


-    191   - 

sto  ricorrere  ad  armi  cos]  diverse  e  tutte  spuntate  ?  Che  valore  puo 
mai  avere  il  fatto  che  in  alcuni  urodeli  e  nella  raja  non  si  sono 
trovati  i  corpuscoli  di  Hassall?  lo  in  questo  argomento  posso  fon- 
darmi  su  studii  proprii  e  su  quelli  di  uno  dei  miei  allievi,  e  non 
posso  menomamente  dubitare  della  presenza  dei  corpuscoli  di  Has- 
sall nel  timo  della  massima  parte  dei  vertebrati,  e  di  ritenerli  quali 
residui  dell'  elemento  epiteliale  iniziale,  a  cui  si  sono  uniti  alcuni 
elementi  -linfoidi,  ond'  e  da  rifiutarsi  con  tutta  sicurezza  I'opinione 
di  Afanassiew  e  di  tutti  quelli  che  vi  si  associano,  dappoiche  e 
conseguenza  di  un'erronea  interpetrazione  di  trovati  istologici,  che 
presentano,  del  resto,  abbastanza  difficolta.  Nel  patrocinare  simili 
nozioni  sono  in  ottima  compagnia,  ma  rinunzio  ben  volentieri  al 
lusso  di  inutih  citazioni  e  qmndi  conclude  che  restando  ai  fatti  bene 
accertati  il  timo  puo  benissimo  rappresentare  nella  classificazione  da 
me  proposta  il  terzo  gruppo  di  ghiandole,  cioe  delle  glandole  costi- 
tuite  dalla  concorrenza  dell'elemento  archihlastico  e  parahlastico. 

In  una  nota  della  replica  il  Livini  aggiunge  che  si  serve  delle 
parole  archihlastico  e  parablastico,  perche  ie  ho  adoperate  io,  men- 
tre  sono  andate  in  disuso.  In  disuso  e  perche,  se  sono  appena 
usate  ?  Se  sono  consacrate  in  una  classificazione  dei  tessuti  a  fondo 
di  embriologia  ontogenica?  Ha  voluto  forse  dire  il  Livini  che  non 
hanno  Toriginario  signiflcato  datole  da  His,  dope  che  i  fratelli 
Her  twig  hamio  fondata  la  teoria  del  mesenchima,  e  quindi  oggi 
si  parla  di  tessuti  mesenchimatosi  o  parablastici ;  ma  da  cio  al  di- 
suso ci  corre,  e  molto. 

II,  II  dott.  Livini  ribatte  il  secondo  gruppo  di  ghiandole,  cioe 
quelio  a  fondo  parablastico  o  di  glandole  non  a  fondo  epiteliale,  ed 
a  tale  proposito  trova  a  distinguere  tessuti  o  organi  secretori  ed  or- 
gan! glandolari,  ed  illumina  tale  distinzione  "con  sottih  considera- 
zioni  del  Luciani,  e  col  ricordare  che  T  idea  di  considerare  come 
secernenti  tutti  gli  elementi  dei  tessuti  e  stato  espresso  recentemente  da 
Gomez  Ocana  nel  Congresso  di  Fisiologia  di  Torino,  considerando 
la  funzione  secretoria  comune  a  tutt'  i  tessuti,  compreso  il  tessuto 
nervoso.  Mi  mette  sull'avviso  di  non  intendere  in  un  senso  cosi 
largo  questo  concetto  di  secrezione,  perche  allora  sarebbe  da  consi- 
derarsi  come  glandola  ogni  organo. 

Ora  mi  consenta  il  dott.  Livini  di  dirgli  che  poteva  risparmiarsi 
una  simile  divagazione,  e  per  parecchi  motivi,  di  cui  ecco  i  princi- 
pali :  a)  distinguere  semplicemente  cosi  i  tessuti  od  organi  secretori 
dagli  organi  glandolari  e  un  mezzo  logogrifo,  quando  si  sa  che  in 
un  senso  generale  e  comparative  le  glandole    cominciano  da  forme 


-   192  - 

semplicissime,  le  glandule  unicellulari,  per  arrivare  a  forme  com- 
plessissime  quale  il  fegato.  h)  Se  il  dott.  Livini  avesse  riflettuto 
alia  deflnizione  da  me  data  in  senso  flsiologico,  cioe :  la  glandola  e 
un  organo  che  produce  un  secreto  non  ittilizzato  dall'organo  secretore 
e  differente  per  stati  fisici  e  per  composizlone  .  clmnica  e  morfolo- 
gica  ecc,  non  avrebbe  pensato  che  io  avessi  potato  comprendere 
tra  le  glandole  gli  organ!  ed  i  tessuti  tutti  quanti  per  i  relativi  fe- 
nomeni  nutritivi  e  rigenerativi.  c)  Del  pari,  se  il  dott.  Livini  avesse 
tenuto  presente  lo  svolgimento  storico  delle  questioni  della  scienza 
die  coltiviamo,  avrebbe  saputo  che  il  concetto  di  considerare  il  pro- 
cesso  di  secrezione  quale  un  fenomeno  generale  dell'organismo  e 
vecchio  di  oltre  un  secolo,  perche  rimonta  a  Wolff,  il  quale  si 
spinse  a  considerare  ogni  parte  del  corpo  quale  una  secrezione  del 
sangue,  e  ripetuto  da  T rev ir anus  per  cui  "  ciascuna  parte,  pei' 
„  la  sua  nutrizione,  e  relativamente  al  resto  del  corpo  nelle  condi- 
„  zioni  di  una  sostanza  escreta  „. 

Adunque,  il  dott.  Livini  ha  fatto  una  divagazione  inutile  ed 
erronea,  essendo  state  trascinato  a  dare  brevetto  di  novita  a  cose 
vecchissirae. 

d)  Non  meno  erronea  e  superflua  e  I'altra  divagazione  sul- 
I'abbandono  del  metodo  analogico  in  Anatomia,  quando  si  sa  che 
oggi  nello  studio  della  organizzazione,  nell'  esame  dell'  architettura 
degli  organismi  non  si  segue  un  metodo  esclusivo,  ma  in  cambio  si 
fa  lo  studio  degh  organi  e  dei  sistemi  anatomici  sotto  varii  punti 
di  vista,  e  cosi  per  i  rapporti  di  posizione  degh  organi,  per  i  rap- 
porti  anatomici  e  di  sviluppo,  ed,  infine,  per  i  rapporti  funzionali. 
Di  qui  vi  sono  organi  oinologhi  e  non  analoghi^  viceversa  organi 
analoghi  e  non  omologhi^  ed  inline  organi  omologhi  ed  analoghi. 

L'Anatomia  moderna  o  morfologia  fa  tanto  lo  studio  delVana- 
logia  0  parentela  fisiologica,  quanto  quelle  della  omologia  e  della 
derivazione  loro,  e  talora  il  primo  e  cosi  prevalente  che  solo  con 
esso  si  puo  intendere  perche  certi  organi  spariscano,  mentre  altri 
raggiungano  uno  sviluppo  eccessivo ;  e  perche  altri  organi  di  origine 
comune  si  difterenziino  per  diverse  funzioni. 

Adunque,  la  funzione  e  sempre  importante  nella  valutazione 
morfologica  degli  organi,  ed  in  dati  rincontri  ha  valore  prevalente, 
come,  ad  esempio,  nel  caso  presente,  dappoiche  la  funzione  speci- 
fica  delle  glandole  a  fondo  parablastico  corrisponde  i)i  mode  carat- 
teristico  al  concetto  di  un  organo  glandolare.  Volerle  considerare 
diversamente  significa  non  sapersi  sottrarre  alia  tirannia  di  un  vero 
pregiudizio  scolastico. 


.-   193  - 

III.  II  dott.  Livini,  a  proposito  degli  esempi  da  lui  addotti 
in  appoggio  delle  glandole  da  me  dette  a  tipo  sporgente  ed  a  su- 
perficie  liscia,  fa  bonne  mine  d  mauvais  jeu  e  giustifica  la  manche- 
volezza  delle  figure  che  accompagnano  il  sue  articolo  col  dire  die 
le  figure  dovevano  dare  idea  dell'architettura  della  trachea,  e  non 
dimostrare  la  minuta  struttura  degli  elementi,  inentre  che  era 
precisamente  per  questa  minuta  struttura  che  quei  punti  potevano 
essere  considerati  come  glandole  a  tipo  sporgente  ed  a  superficie 
liscia. 

Ricordatogh  che  non  da  oggi  si  sa  che  I'epitelio  dei  vilh  inte- 
stinah  esercita  un'azione  modificatrice  su  quanto  assorbe  dall' inte- 
stine, risponde  di  riconoscere  che  i  lavori  del  Mingazzini  al  ri- 
guardo  sono  una,  contribuzione  citologica  suH'argomento,  ma  nel  cor- 
reggersi  cosi  suUa  intrinseca  significazione  dei  lavori  citati,  incespica 
poi  maledettamente  suUo  state  delle  cognizioni  riflettenti  la  secre- 
zione  interna  del  fegato. 

II  Livini  non  trova  da  paragonare  la  secrezione  interna  del 
fegato  a  quella  deirepiteho  intestinale,  perche  dove  il  parenchima 
epatico  riceve  materiale  dal  sangue,  I'epiteho  intestinale  lo  pigha 
dair  intestine,  e  quindi  la  secrezione  del  fegato  e  per  lui  perfetta- 
mente  paragonabile  a  quelle  delle  comuni  glandole  di  tal  gruppo  (ti- 
roide,  paratiroidi),  e  non  paragonabile  a  quella  dei  viUi  intestinah. 

Se  non  che,  dicendo  cio,  il  Livini  ignora  o  mostra  d'ignorare 
che  il  maggior  prodotto  di  secrezione  interna  del  fegato  e  il  ghco- 
gene,  e  la  sorgente  principale  di  questo  e  soprattutto  rappresentata 
dalle  zucchero,  che  il  fegato  riceve  dall'  intestine,  onde  da  questo 
punto  di  vista  il  fegato  e  la  sede  di  una  vera  riserva  amilacea,  un 
vero  deposito  dell'idrato  carbonico  che  gh  arriva  dall' intestine  e  che 
cede  al  sangue  gradatamente,  a  norma  dei  bisogni   dell'  organismo. 

Stando  cosi  le  cose,  se  la  secrezione  interna  dell'epitelie  inte- 
stinale puo  paragonarsi  a  quella  delle  altre  glandole  per  la  sorgente 
dei  materiah,  senza  dubbio  non  la  si  puo  paragonare  che  sopratutto 
con  quella  del  fegato. 

Ed  eccoci,  inline,  alle  capsule  sinoviah,  per  le  quah  si  puo  dire 
che  veramente  il  dott.  Livini  ama  gareggiare  di  equivoci. 

Non  riconobbe  giusto  annoverare  le  capsule  sinoviali  con  le  re- 
lative frange  tra  le  glandole  a  tipo  sporgente,  perche,  secondo  i  la- 
vori di  Hueter,  Hagen-Torn,  Hammar  e  Banchi,  fa  assoluta- 
mente  difetto  un  rivestimento  epiteliale  (endoteliale),  e  quindi  non  e 
il  caso  di  parlare  di  glandole. 

Intanto,  nolle  articolazioni  havvi  un  secrete,  e  si  avverti  per- 


-   194   - 

cio  il  Li  villi  che  in  questa  guisa  egli  doveva  ritenere  la  sinovia 
come  un  prodotto  di  secrezione  degli  elementi  connettivali  rivestenti 
il  cavo  arfcicolare.  Fattagli  osservare  la  contraddizione  in  cui  era  ca- 
duto,  il  Livini  risponde  a)  col  rilevare  che  io  male  adopero  indif- 
ferentemente  le  parole  epitelio  ed  endotelio,  b)  che  oggiyiorno  si  i 
concordi  nel  considerare  I'endotelio  come  un  tessuto  che  per  la  forma 
e  disposizione  degli  elementi  e  in  ttitto  simile  ad  un  epitelio  pavimen- 
toso  semplice,  diversiflcando  i  due  tessuti  1'  uno  dall'altro  soltanto 
per  la  differente  origine,  c)  che  le  capsule  sinoviali  non  hanno  ri- 
vestimento  ne  epitehale,  ne  endoteliale,  ed  in  camhio  hanno  in  su- 
perficie  gh  elementi  connettivaU  fittissimi  da  simulare  qua  un  epi- 
telio bemplice  e  la  un  epiteho  composto  (stratificato  ?). 

Comincio  col  dirgli  che  adoperando  indifferentemente  le  parole 
epiteho  ed  endotelio  ho  seguito  lui,  e  quindi  tutt'al  piii  mi  avrebbe 
dovuto  rimproverare  di  averne  imitate  il  cattivo  esempio.  Ma  non 
voglio  ripararmi  dietro  una  si  magra  scusa.  Io  avevo,  in  cambio, 
creduto  che  il  Livini  considerasse  per  quehi  che  veramente  sono 
gh  epitehi  e  gh  endotelii,  cioe  per  una  sola  famiglia  di  tessuti,  di- 
versi  per  grade  e,  piii  che  per  origine,  per  il  site,  ove  si  trovano. 
Ma  il  dott.  Livini  ripete  ancora  I'errore  di  considerare  gli  uni  per 
epitehi  genuini  e  gh  altri  per  pseudo-epiteln,  e  quindi  ripete  I'errore 
che  I'endoteho  non  abbia  se  non  la  forma  deh'epiteho  pavimentoso 
semphce,  mentre  e  notissimo  che  I'endoteho,  oltre  questa  forma, 
puo  presentare  la  cubica,  la  cilindrica  e  perftno  la  vibratile,  come 
un  esempio  classico  si  ha  nella  cavita  pleuroperitoneale  dei  batracii. 

Inoltre,  non  e  interamente  esatto  che  I'epitelio  si  origina  dai 
due  foglietti  blastodermici  primitivi  e  I'endotelio  dal  mesenchima, 
dappoiche  e  orainai  ovvio  che  I'endoteho  del  celoma  negii  animali 
a  tipo  enterocehco  sia  di  genesi  entodermica  o  del  foglietto  primi- 
tive interne. 

Insomma,  pare  che  il  Livini  stia  ancora  alia  dottrina  di  His 
per  quanto  riguarda  I'epitelio  e  I'endotelio,  che  non  ostante  pur  ado- 
pera  indifferentemente. 

II  dott.  Livini  termina  con  I'insistere  nel  non  riconoscere  iiel- 
I'ovario  una  glandola  e  nel  rifiutare  all'  novo  il  valore  di  un  prodotto 
di  elaborazione  morfologica  della  stessa,  e  cio  pel  fatto  che  le  ri- 
cerche  di  Eigenmann  hanno  dimostrato  nel  Cymatogaster  che  la 
differenziazione  delle  cellule  sessuali  sia  gia  constatabile  alio  stadio  di 
32  blastomeri.  Ora  io  qui  potrei  fare  una  lunga  divagazione  per  li- 
levare  che  nehe  parole  del  Livini  e  una  fitta  confusione  di  questioni 
disparatissime.  Mi  limito  a  richiamare  solo  Tattcnzione  del   lettore 


-   195  - 

sulla  circostanza  che  tutti  i  lavori  nel  senso  di  Weismann  hanno 
voluto  dimostrare  questa  differenziazione  precoce  degli  elementi  ses- 
suali  nel  materiale  di  segmentazione,  ma  die  da  questo  a  negare 
la  individualita  istologica  e  flsiologica  deH'ovario  mi  pare  addirittura 
un'assurdita,  tanto  piu  che  1'  uovo  maturo,  pur  legandosi  origina- 
riamente  alle  uova  primordiali  ed  alle  cellule  germinali,  ha  subito 
tali  e  tanti  cangiamenti,  per  i  quah  vi  e  assoluto  bisogno  di  un 
lavorio  complesso  di  elaborazione  secernente  da  parte  dell'ovario. 

In  conclusione,  le  osservazioni  del  dott.  Livini  quando  non 
sono  sorrette  da  pregiudizii  scolastici  rivelano  difetto  tanto  nella 
storia  quanto  nello  state  presente  delle  questioni  annodantisi  all'ar- 
gomento,  e  quindi  mi  pare  che  esse  non  valgano  a  scuotere  la  so- 
hdita  della  nuova  classificazione  da  me  proposta. 


UNIONE    ZOOLOGICA    ITALIANAW 


A  VVISO.  ^"--^ 

Si  pregano  caldamente  i  siguori  Socii  che  non  hanno  ancora  versata  la 
quota  sociale  del  cori'ente  anno  190i  di  volersi  mettere  subito  in  I'egola  con 
l.i  cassa  (a  norma  dell'art.  4  dello  Statute)  inviandola  {per  cartolina  vaglia) 
al  Segretario-Cassiere 

Napoli  27  marzo  1902 

Prof.  Fr.  Sav.  Monticelli 
I.stituto  Zoologico,  E,.  Universita  di  Napoli. 


Ill  AsseiiiMea  oriiiiaria  e  GouKpo  Zoologico  Nazionale  in  Roina. 


Egrbgio  Collega, 

Come  fu  deliberato  nella  seconda  assemblea  dell'Unione  Zoologica  italiana 
tenutasi  in  Napoli  nell'aprile  del  1901,  si  terr^  quest'anno  in  Roma  la  terza 
assemblea  ordinaria  e  Conveguo  Zoologico  nazionale  nel  prossimo  autunno. 

II  Comitato  ordinatore  del  Convegno,  invita  pertanto  ad  intervenire  a 
questa  assemblea  e  Convegno  a  nome  della  Presidenza  dell'U.  Z-  I.,  non  solo 
i  soci,  ma  ancora  le  altre  Societi  italiane  di  Zoologia  e  di  tutte  le  discipline 
affini  e  quanti  in  Italia  si  interessano  agli  studii  di  biologia.    E  saranno  an- 


-    196   - 

cora  ospiti  graclifci  tutti  quegli  stranieri  che  volessero  onorare  della  loro  pre- 
senza  queste  aclunanze  della  nostra  Unione  (1). 

II  Comitato  prega  tutti  coloro  che  intendono  intervenire  al  Coavegno 
Zoologico  di  Koraa  di  inviare  la  loro  adesione,  non  oltre  il   1°  ottobre   1902. 

I  socii  deirU.  Z.  I.,  che  vorranno  prender  parte  al  Convegao  dovranno 
far  pervenire  al  Segretario  del  Comitato  ordinatore,  dott.  Felice  Supino  {Isti- 
tuto  di  Anatomia  comparata,  Via  Agontino  Depretis,  Roma),  L.  2  mediante  car- 
tolina  vaglia.  Essi  riceveranno,  nel  prossimo  ottobre,  una  tessera  d'iscrizione  e 
le  carte  di  riconoscimento  per  usufruire  dei  ribassi  sulle  ferrovie  e  sui  pi- 
roscafi. 

Gli  estranei  all'Unione  godranno  degli  stessi  vantaggi  dei  Socii.  La  loro 
quota  di  adesione  e  fissata  per6  in  L.  5. 

La  tessera  d'iscrizione  dk  diritto  a  tutti  gli  aderenti  a  ritirare  dalla  Se- 
greteria  del  Convegno  in  Roma  la  tessera-programma,  il  distintivo  del  Con- 
vegno  e  quanto  altro  a  questo  si  riferisce  onde  poter  godere  dei  vantaggi 
ferroviari  (2). 

L'iscrizione  potra  pure  ottenersi  direttamente  nell'ufficio  di  Segreteria  in 
Roma  ;  in  tal  caso  non  si  ha  diritto  a  riduzioni  sul  prezzo  del  viaggio. 

II  programma  del  convegno  d  stdbilito  come  segue: 

GrioTedi  30  Ottobre         —  Riunione  dell'ufficio  di  Presidenza  e  del  Comitato 

ordinatore. 
Venerdi  31  Ottobre         —  Ore  ant.  -  Seduta  inaugurale. 

Ore  pom.  -  Seduta  scientifica. 
Sabato  1  Novembre        —  Ore  ant.  -  Seduta  scientiiica; 
Domenica  2  Novembre  —  Gita  ai  Castelli  Romani. 

Lunedi  3  Novembre        —  Ore  ant.  -  Seduta  scientifica  per  le  dimostrazioni. 

»      pom.  -  Seduta  amministrativa  (elezione    delle 

cariche  sociali),  e  chiusura  del  Convegno. 
Alia  .sera  Banchetto  sociale. 
Gli  aderenti  al  convegno  che  intendono  di  fare  delle  comunicazioni  scien- 
tifiche,  dimostrazioni  di  preparati,  ecc,  sono  vivamente  pregati  di  darne  no- 
tizia  possibilmente,  nella  prima  quindicina  di  Ottobre,  con  lettera,  al  Segre- 
tario deirUnione  prof.  Fr.  Sav.  Monticelli  (Istituto  Zoologico,  R.  UniversitA, 
Napoli). 

IL  COMITATO  ORDINATORE 
F.  Todaro  Presidente,  B.  Grassi,  L.  Luciani,  R.  Pirotta,  R.  Versari,  D.  Vin- 
ciguerra,  M.  Cermenati,  M.  Lanzi,  F.  Supino  Segretario. 

(1)  Perch6  al  Convegno  potessero  prender  parte  tutti  i  Soci,il  Comitato  promotore,  tenuto  conto 
dell'epoca  di  questo,  ha  fatto  pratiche  presso  il  Ministero  peixh^  conceda  speciale  permesso  di  inter- 
venirvi  ai  Professor!  delle  scuole  secondai'ie. 

(2)  Agli  aderenti  al  Convegno  Zoologico,  inuniti  della  tessera  personale  e  delle  carte  di  ricono- 
scimento rilasciate  dal  Comitato,  le  Societa  delle  ferrovie  Adriatichc,  Mediterranee,  Sicule  e  Venete 
concedono  per  un  periodo  di  tempo  dal  25  ottobre  al  10  novembre  il  ribasso  consueto  del  30  al  50  "(j 
se;ondo  il  percorso;  la  Society  delle  Ferrovie  barde  il  30  "[g;  la  Navigazione  generale  italiana  il  50  0(9 
Miiipre  che  il  v'aggio  si  compia  nel  tempo  indicato  suUa  carta  di  riconoscimento  e  secondo  le  norme 
stampate  a  tergo  della  medesima. 

CosiMO  Cherubini,  Amministratore-responsabile. 


Firenze,  1908.  —  Tip.  L.  Niccolai  ,  Via  Faeuia  ,  44. 


^i^osi-vio    Z;OOIL.OC3-IOO 

PUHLICATO   SOTTO   GLI    AUSPICI    BELLA 

UNIONE     ZOOLOGICA     ITALIANA 

PER   CURA 

DEL  CONSIGLIO  DIEETTIVO 


Lo  studio  delle  scienze  biologiche  e  della  zoologia  in  particolare  ha  acqui- 
hlato  in  Italia,  durante  I'ultirao  mezzo  secolo,  sempre  piu  numerosi  cultori. 
Col  numero  di  questi,  e  cresciuto  sempre  piu  quello  dei  lavori  scientifici. 

Ma  i  mezzi  per  pubblicare  in  Italia  quei  lavori  sono  ancora  insufficienti. 
Per  quanto  importanti  pubblicazioni  vengano  fatte  a  cura  di  singoli  istituti 
e  musei,  accogliendo  anche  lavori  di  estranei,  e  non  ostante  il  prof.  Todaro 
abbia  generosamente  aperto  agli  scienziati  di  tutte  le  scuole  il  periodico  de- 
stinato  in  origine  ai  soli  lavori  del  suo  laboratorio  di  Anatoraia,  buona  parte 
dol!a  produzione  zoologica  nazionale  e  tuttora  costretta  ad  emigrare  all'estero, 
dove  i  giornali  scientifici,  massime  tedeschi,  le  concedono  larga  ospitalita. 

JJUnicn'i  Zoologica  Italiana,  costituitasi  or  sono  due  anni,  ha  vivamente 
sentito  quella  mancanza  ed  ha  formulate  il  voto  che  un  nuovo  periodico  possa 
presto  vedere  la  luce  ed  essere  I'espressione  del  lavoro    Zoologico  italiano. 

Abbiamo  raccolto  quel  voto  :  sotto  gli  auspici  dell'  Unione  Zoologica  ci 
proponiamo  d'  incominciare  la  pubblicazione  di  un  Archivio  Zoologho  desti- 
nato  ad  accogliere  lavori  scritti  in  lingua  italiana  e  latina  e  rif'erentisi  a 
tutti  i  rami  della  zoologia  intesa  nel  suo  piu  ampio  significato,  qualunque 
sia  il  loro  indirizzo.  Avremo  cura  che  la  forma  tipografica  e  1'  esecuzione 
delle  tavole  siano  tali  da  sostenere  il  confronto  con  le  piu  riputate  pubbli- 
cazioni ejstere  del  genere. 

h^ Archivio  Zoologico  si  pubblicheri  a  fascicoli  senza  periodo  determinato; 
questi  fascicoli  saranno  messi  in  vendita  ad  un  prozzo  che  verra  fissato  volta 
per  volta,  secondo  il  costo  della  stampa  e  delle  tavole.  Tre  o  quattro  fascicoli 
formeranno  un  volume  di  circa  400  pagine  con  nuraerose  tavole. 

L'accoglienza  che  il  primo  fascicolo  ricevera  dal  pubblico.  se,  come  ci 
lusinghiamo,  sar^  favorevole,  varri  ad  assicurare  la  vita  deW Archivio  e  c'  in- 
coraggeri  a  continuare  nella  nostra  impresa. 

In  tale  caso  apriremo  associazioni  a  pagamento  anticipato  per  1'  intiero 
volume,  il  cui  prezzo  sar^  inferiore  a  quello  dei  fascicoli  acquistati  separata- 
mente. 

La  casa  libraria  W.  Junk  di  Berlino  N.  W.  5  assume  1' esclusiva  rap- 
presentanza  e  comm'issione  deW Archivio  Zoologico  per  I'estero.  Per  1' Italia  la 
gestione  e  provvisoriamente  afifidata  al  Segretario  dell'  Unione  Zoologica  Ita- 
liana (I). 

II  Gonsiglio  dh'ettivo 
dell'  Unione  Zoologica  Itahana. 


(1)  Attualmente  Prof.  Fr.  Cav.  M  o  nt  ice.  Hi  (Istituto  Zoologico  della  K.  Uiiiversit£i  di  Napoli), 


ARGHIVIO  ITAliIfldO 


DI 


AHATOiyilfl  BD,  EJUBllIOLOGIft 

PUBBLICATO    DA 

D.  BALDI,  Pisa  —  D.  BERTELLI,   Fadova  —  S.  BIANCHI,  Siena 

Cx.  CKIARUGI,  Firenze  —  E.  GIACOMINI,  Ferugia  —  L.    GIANNELLI,    Ferrarn 

P.  LAGHI,  Genooa  —  G.  ROMITI,  Fisd,  —  U.  ROSSI,  Perugia 

R.  STADERINI,  Catania  -  G.  VALENTI,  Bologna 

E   DIRETTO 
DA 

Qr.    CHIARUG-I. 


L'Archivio  Italiano  di  Anatomia  e  di  Embriologia  si  pubblica  in  tre  f'asci- 
coli  clio  formeraimo  ogni  anno  un  volume  di  pagine  500  a  GOO,  con  illustrazioni 
e  con  tavolo. 

II  pi'ezzo  annuo  di  abbonamento  e: 
Per  ritalia  L.  30. 
Per  I'Estero  Fr.  31,50  comprese  le  spese  di  spedizione. 

II  terzo  f'ascicoio  dell'Archivio  vedra  la  luce  nel  prossimo  Settembre  1902. 

Per  quanto  riguarda  la  Direzione  rivolgersi  al  prof.  G.  Chiarugi,  Istituto 
Anatomico,  Via  AUani  33,  Firenze. 

Per  quanto  riguarda  I'Ammiiiistrazione  dirigersi  alia  Ditta  LUIGI  NICCO- 
LAI,  Editore,  Via  Faenza  44,  Firenze. 


Milano  -  Via  G-.  Revere,  S  -  IVtilano 


UNIGA  FABBRICA  NAZIONALE 

DI  IVIICROSCOPI  ED  ACCESSORI 

DITTA    FORNITRICE 

di  tutti  i  Gabinetti  Uiiiversitari  del  Regno 


MICROSCOPIO  GRANDE  MODELLO 

con  cremagliera,  apparato  Abbe,  diafrarama 
ad  iride,  tavolino  in  ebanite,  revolver,  due 
obbiettivi  a  secco  3  e  7*,  uno  ad  immeisione 
omogenea  Via"?  *^"^  oculari  2  e  4;  il  tutto 
posto  in  elegante  armadietto  in  mogano 
L.  400 
(ingrandimenti  fino  a  1000  diavietri) 

NuoYo  oMellivo  7i5"  Seuiiapocroiiiatico 

IMMERSIONE  OMOGENEA 
bUbiettivo  raccomandato  per  la  grande  po- 
tenza  e  per  la  sua  durata  (Vedi  Zeit- 
schrift  filr  icissenschaft.  Microscopie  del 
12  settembre  1894,  Band  XI,  Heft  2) 
II.  200  coi  due  oculari  compensatori 
4  ed  8. 


CATALOGO  GENERALE  GRATIS 

a  semplice  richiesta 

Pagamenti  rateali  mensili 
pei  Sigg.  Ufficiali  sanitari  comunali. 


MonitoFe  Zoologico  Italiano 

(Pubblicazioni  Italiane  di  Zoologia,  Anatomia,  Embriologia) 

Organo  ufficiale  della  Unione  Zoologica  Italiana 

DIRETTO 
DAI    DOTTORI 

GIULIO  CHIARUGI  EU6ENI0  FICALBI 

Prof,   di   Anatomia   nmana  Prof,  di  Anatmnia  comp.  e  Zoologia 

uel  R.  Istiiuto  di  Studi  Super,  in  Kirenze  nella  R.  Universita  di  Fadova 

XJfficio  di  Direzione  ed  Amministrazione:  Istituto  Auatomico,  Firenze. 

12  numeri  all' anno  —  Abbuonamento  annuo  L.  15. 

XIII  Anno  Firenze,  Agosto  1903  N.  8 

SOMMABIO  :  Comunioazioni  originali:  Bortolotti  C,  Sviluppo  e  propaga- 
zioiie  delle  Opalinine  parassite  del  lombrico.  (Con  4  figure).  —  Rossi  G-., 
Di  alcune  proprieta  microchiraiche  delle  isole  del  Langerhans.  —  Be- 
retta  A..,  La  raoltiplicazione  cellulare  nel  midollo  delle  ossa  del  Riccia 
durante  I'ibernazioGe.  —  Meneghetti  A.  e  Dall'Acqua  XJ.,  Discesa 
anomala  del  testicolo.  (Con  tav.  IV).  —  Pag.  195-220. 

Unione  Zoologica  Italiana.  —  Pag.  220. 

Avvertenza 

Delle  Comunicazioni   Originali   che   si   pubblicano   nel  Monitore 
Zoologico  Italiano  e  vietata  la  riproduzione. 


COMUNICAZIONI    ORIGINALI 


ISTITOTO    ZOOLOGICO    DKLLA.    U.    UNIVERSITA    DI    BOLOGNA. 


Sviluppo  e  propagazione  delle  OpaIi?une  parassite  del  lombrico. 

DoTT.  GIRO  BORTOLOTTI. 
(Con  4  figure) 


Ricevuta  11  29  aprile  1902 


fi  vietata  la  riproduzione 

Esaminando  al  microscopio  il  contenuto  digerente  di  un  gran 
numero  di  Lomhricidi  che  volgarmente  si  distinguono  col  noma  di 
Lombrici,  ci  troviamo  dmnanzi  ad  una  vera  fauna  parassitaria  che 
Vive  a  spese  del  verme,  senza  pero,  almeno  apparentemente,  arre- 
cargli  alcun  danno. 


-    19(3   - 

lo  mi  propongo  di  trattare  in  particolare  degli  infusori  appar- 
tonenti  alia  famiglia  delle  Opalinine  e  clie  sono  i  piu  comuni  e  nu- 
merosi  ospiti  dell' intestine  del  Lombrico.  Le  Opalinine  sono  infu- 
sori che  appartengono  all'ordine  degli  Olotrichi  ed  al  sottordine  de- 
gli Hymenostomidi.  Esse  si  distinguono  dalle  Opaline^  notissimi  in- 
fusori viventi  parassiti  nelF  intestine  degli  Anfibi,  per  caratteri  se- 
condari  (vacuole  pulsanti:  organi  adesivi  unciniformi).  Le  Opalinine 
che  riscontrai  nel  Lombrico  sono  dei  due  generi  Anoplophrya  ed 
Hoplitophrya  e  precisamente  V Anoplophrya  circulans  St.  e  1'  Hopli- 
tophrya  Lumbrici.  La  prima  non  e  tan  to  frequente,  la  seconda  la 
rinvenni  in  quasi  tutti  i  vermi  esaminati. 

L\iu.  circulans  e  lunga  da  O'l  a  0'9  mm.,  ovoidale,  come  un 
poco  ritorta  sopra  il  sue  asse,  uniformemente  ciliata,  col  corpo  ri- 
gato  longitudinalmente  o  debolmente  spirale.  A  forte  ingrandimento 
si  possono  distinguere  una  membrana  esterna  sottilissima,  un  ecto- 
plasma  ialino  ed  un  endoplasma  granuloso.  Si  notano  vacuole  pul- 
yanti  in  numero  diverso  situate  lungo  uno  dei  suoi  bordi  laterali. 
E  munita  di  un  grosso  macronucleo  nastriforme  ed  assai  lungo,  rare 
volte  ovale  a  stento  visibile  nell'animale  vivo,  ben  distinto  nell'ani- 
male  flssato  e  colorato.  Si  osserva  pure  un  piccolissimo  micronu- 
cleo  situate  di  fianco  al  macronucleo,  invisibile  a  fresco  e  con  una 
certa  difflcolta  anche  nel  preparato,  soltanto  in  determinati  periodi 
della  vita  dell' infusorio  C).  L' Anoplophrya  non  presenta  alcuna  trac- 
cia  di  bocca,  di  faringe,  di  ano, 

L'  Hoplitophrya  Lumbrici  St.  e  grossa  quanto  VAnoploprhya.  II 
corpo  e  di  forma  irregolarmente  ovale  non  ritorto,  rigato  longitudi- 
nalmente e  con  uniformita  ricoperto  di  ciglia :  si  notano  numerose 
vacuole  pulsanti.  II  macronucleo  e  nastriforme,  del  micronucleo  non 
potei  in  nessun  case  constatare  la  presenza ;  non  v'ha  alcuna  trac- 
cia  di  bocca,  di  faringe,  di  ano.  II  carattere  principale  dell'  Hoplito- 
phrya e  la  presenza  di  un  apparato  adesivo  sulla  parte  anteriore  del 
corpo,  formate  di  una  sostanza  dura  che  secondo  Stein  e  cornea 
ed  originata  dalla  membrana  e  dull'ectoplasma  e  secondo  Btitschli 
e  solida  ma  non  cornea,  formatasi  per  indurimento  locale  e  di  facile 
distruzione  come  I'anello  adesivo  delle  Tricodine.  Nelle  diverse  specie 
di  Hop)litophrya  I'apparato  detto  anche  della  "  lista  trasversale  „ 
non  e  ugualmente  costituito.  Nella  Lumbrici   lo   potei   bene   osser- 


(')  [  nseloJi  che  seguii  nell^i  ricerche  sono:  Fissazioue  al  calore  e  al  s'ibliinato  1  */j.  Colorazione 
con  color!  d'anilma  e  specialiiieiite  cob  la  Vesuvina.  Provai  a  lissare  auche  ai  vapori  di  acido  osmico, 
ma  con  niinore  risuliato. 


-   197  - 

vare.  Esso  e  formato  da  un  piccolo  uncino  diretto  all'  iiidietro  e  che 
sporge  sopra  la  superflcie  ventrale.  L'uncino  rappresenta  Testremita 
di  una  breve  linea  obliqua  (linea  trasversale)  che  si  scorge  nell'ani- 
male.  Secondo  Stein  sarebbero  due  le  linee  trasversali  che  terminano 
con  l'uncino,  una  da  una  parte  ed  una  dah'altra,   come   nelVHopU- 
tophrya  falcifera.  II  ramo  sinistro  nella  Lumbrici  sarebbe  ridotto  in 
mode  tale  da  non  essere  visibile,  ma  non  del  tutto  scomparso  p'er- 
che  un  avanzo  esisterebbe  nella    cosi  detta    "  piega  dell'animale  „ 
"  Falte  „  dei  tedeschi.  II  mio  parere  e  che  questo  apparato    ade- 
sivo  sia  formato  da  una  sostanza  identica  a  quella  delle  ciglia  e  che 
appunto  sia  costituito  dalla  fusione  di  un  gran  numero    di    queste. 
Lo  deduce  dall'  identico  comportamento  delle    cigha  e  dell'apparato 
sotto  I'azione  dei  fissatori.  Fissati  rapidamente  al  calore  gh  infusori 
alle  volte  si  possono  conservare  in  mode  che  tanto  le  ciglia,  quanto 
I'apparato  adesivo  siano  ben  distinti;    con  un  piccolissimo    eccesso 
di  calore  o  col  subhmato  queste  formazioni  scompaiono   e   non   ho 
mai  osservato  il  case  dell'esistenza  dell'  una  e  della   mancanza  del- 
I'altra  e  reciprocamente.  Quanto  aR'aftermazione  dello  Stein  che  le 
linee  trasversah  terminanti  con  1'  uncino  siano  state  primitivamente 
due  e  poi  ridotte,  io  non  la  nego  date  che  tale  e  la  conformazione 
dell'apparato  in  specie  affini  e  perche  I'animale  in  tutte  le  parti  del 
suo  organism 0  ha  subito  una  evoluzione  regressiva,  ma  in    quanto 
all'avanzo  del  ramo    sinistro,    neppure    coi   maggiori    ingrandimenti 
r  ho  potato  constatare  e  credo  assolutamente  che   non   ve   ne   sia 
alcuna  traccia. 

Data  cosi  la  descrizione  generale  dei  due  infusori  verro  dicendo 
piu  minutamente  deUe  singole  parti. 

Belle  linee  e  delle  ciglia.  —  Come  abbiamo  veduto  tutto  il  corpo 
delle  Opalinine  e  rigato.  II  rigamento  dipende  dalla  presenza  di  ft- 
briUe  muscolari  che  seguono  la  direzione  dei  solchi  delle  ciglia  ed  e 
tanto  pill  evidente,  quanto  piii  tende  ad  essere  spirale.  Secondo 
Stein  vi  e  un  rapporto  fra  ciglia  e  hnee  ed  anzi  e  improbabile 
che  vi  siano  ciglia  disposte  sen'za  linee.  Le  linee  si  distinguono  tanto 
a  fresco  che  nel  preparato,  pero  a  forte  ingrandimento. 

Delia  mancanza  della  bocca  e  dell'ano.  —  Quantunque  senza  dub- 
bio  la  bocca  e  I'ano  debbano  essere  stati  un  acquisto  dei  primitivi 
ciliati,  pure  nelle  Opalinine.^  come  anche  nolle  Opcdine,  tutti  infusori 
endoparassiti,  la  lore  mancanza  non  e  certo  primitiva,  ma  seconda- 
ria.  Si  puo  aflfermare,  come  vedremo  in  seguito,  che  questi  infusori 
derivano  da  parenti  che  vivevano  aho  state  libero  o  nella  terra 
umida  o  sulle  erbe  in  decomposizione   e  che   divenuti  casuahiiente 


-    198   - 

parassiti,  si  sono  adattati  al  nuovo  ambiente,  perdendo  aiiche  gra- 
dualmente  la  bocca  e  I'ano  ormai  divenuti  inutili.  Infatti  gii  infu- 
sori  trovano  nel  corpo  dell'ospite  degli  alimenti  liquid!  del  tutto 
preparati  e  direttamente  assorbibili  per  dii!usione.  Non  sara  inutile 
notare  die  i  Lombrici  si  cibano  appunto  e  di  terriccio  e  di  foglie 
fermentate  onde  e  chiaro  come  I'infusorio  abbia  potuto  penetrare  ed 
adattarsi  nel  tube  digerente  del  vernie.  Voglio  tuttavia  accennare 
come  diversi  autori  cerchino  di  dimostrare  la  mancanza  delle  parti 
in  questione  come  primitiva,  fondandosi  sulla  generale  semplicita  di 
questi  animali. 

Mi  pare  che  si  possa  combattere  questa  osservazione,  anclie  tra- 
lasciando  i  numerosissimi  esempi  che  nella  scala  animale  ci  mostrano 
I'azione  riducente  del  parassitismo  sopra  tutte  le  parti  dell'organi- 
smo,  pensando  come  non  sia  possibile  ammettere  che  i  primi  infu- 
sori,  benche  privi  di  bocca,  ano  ecc,  siano  stati  parassiti.  II  Biit- 
schli  poi  dice  che  le  condizioni  di  movimento  delle  OpaVme  e  delle 
Upalinine,  sono  in  relazione  con  la  presenza  della  bocca  posta  ge- 
neralmente  innanzi  e  quindi  scorn parsa. 

Delle  vacuole  contrattili.  —  Quanto  alle  vacuole  contrattili  esse 
sono  sempre  chiaramente  visibih  negh  individui  adulti,  negli  mdivi- 
dui  giovanissimi  rnancano.  Si  formano  poi  secondo  alcuni  ex  novo, 
secondo  altri  da  piccolissime  vacuole  preesistenti.  La  loro  funzione 
e  secretoria. 

Del  macro  e  del  micronucleo.  —  Come  dissi  descrivendo  i  due 
infusori  neWHoplitophrya  non  potei  constatare  la  presenza  del  mi- 
cronucleo accanto  al  grosso  macronucleo,  micronucleo  che  potei  in- 
vece  qualche  volta  mettere  in  evidenza  neWAnoploplinja.  Questo  e 
un  fatto  importantissimo  e  merita  osservazioiie.  La  presenza  del 
micronucleo  neWAnoplojJhrya  ed  in  altre  specie  di  HopUtoplirtje 
affini  alia  lumbrici,  condurrebbe,  secondo  Biitschli,  alia  conclu- 
sione  che  tutte  le  opalinine  provviste  all'apparenza  del  solo  ma- 
cro tenessero  anche  il  micronucleo  difficile  a  vedersi  stante  la 
sua  piccolezza.  Secondo  Engelmann  invece  nelle  opahnine  con  solo 
macro  si  dovrebbe  supporre  un  fenomeno  di  eta.  Gli  individui  cioe, 
non  arriveranoo  al  possesso  di  un  distiuto  micronucleo  che  con  il 
processo  della  couiugazione.  Egh  ratfronta  la  sua  teoria  con  altii 
fatti  tolti  dal  canipo  degli  infusori  parassiti,  Secondo  me,  dalle  os- 
servazioni  fatte,  mi  pare  che  questa  teoria  dell'Engelmann  possa 
sussistere  per  i'AnoplopJirya  circulans  del  lomljrico,  nella  quale  a 
punto  si  puo  mettere  in  evidenza  il  micronucleo  solamente  in  de- 
terminati  periodi  deha  vita  deU'animale,  quando  cioe    questi,   come 


-    199   - 

vedremo  in  seguito,  si  prepara  alia  coniugazione ;  ma  per  VHopli- 
tophrya  lumbrici  che  assolutamente  non  si  coniuga,  non  credo  si 
possa  parlare  di  fenomeiio  di  eta,  bensi  di  assoluta  mancanza. 

E  certo  pero  clie  qui  non  siamo  in  presenza  di  una  mancanza 
primitiva,  ma  dobbiamo  dare  al  fenomeno  il  significato  di  una  ridu- 
zione  secondaria,  come  all'assenza  della  bocca,  dell'ano  ecc. 

Sit'uazione  dei  parassiti  e  loro  differenze  nelle  diverse  posizionl 
del  tiibo  digerente.  —  Sezionando  qualche  centinaio  di  vermi  ho  po- 
tuto  stabilire  che  non  vi  e  una  regola  cosfcante  neiraffluenza  dei 
parassiti  in  una  parte  o  nell'altra  del  tube  digerente.  Alle  volte  e 
fra  le  grosse  pareti  del  ventrigho  che  numerose  si  muovono  le  Ho- 
plUophri/e  e  le  Anoplophrye^  alle  volte  nella  parte  superiore  del- 
I'intestino  o  nell'intestino  medio,  assai  di  rado  si  trovano  numerosi 
individui  nella  parte  inferiore  o  rettale.  Si  puo  pero  lo  stesso  affer- 
mare  che  nel  maggior  numero  dei  casi  e  nella  parte  deU'intestino 
che  segue  immediatamente  al  ventriglio,  che  trovansi  i  parassiti  in 
numero  maggiore  e  nel  loro  maggiore  sviluppo.  Nell'esofago  del 
verme  ebbi  occasione  di  osservare  piii  volte  delle  forme  di  passag- 
gio  (di  cui  diro  piii  innanzi)  dai  piccoh  individui  appena  usciti  daUa 
cisti,  aH'infasorio  perfetto.  Mai  sia  nell'esofago,  sia  nel  ventrigho 
notai  forme  in  divisione  agama  (Anoplo.  ed  Hoplit.)  ed  in  coniu- 
gazione (Anopl.).  Le  forme  in  via  di  scissione  si  trovano  numerose 
nella  parte  superiore  e  media,  quehe  iu  coniugazione  nella  media 
deU'intestino.  Col  procedere  verso  la  parte  rettale  gli  individui  di 
HopUtophrya  vanno  generalmente  diminuendo  di  volume  e  restrin- 
gendosi  sine  all'incistidamento,  le  Anoplophrye  subiscono  la  diminu- 
zione  prima  ancora  di  coniugarsi,  discendono  poi  anch'esse  verso  la 
parte  inferiore  per  rinchiudersi  neha  cisti. 

MoUiplicazione  e  coniugazione.  Le  Opcdinine  nel  Lombrico  si 
moltiphcano  per  scissione  agama. 

^q\V HopUtophrya  ho  osservato  un  particolare  mode  di  scissione. 
L'  infusorio  si  scinde  senza  subire  notevole  strozzamento,  mante- 
nendo  la  sua  forma  generale,  tanto  che  alle  volte  se  si  potessero 
riunire  le  due  parti  dell'animale  appena  diviso,  si  avrebbe  1'  adulto 
primitive.  NeU'animale  si  cominciano  da  prima  a  distinguere  due 
linee  oscure  che  partendo  dalla  periferia  nella  parte  mediana  del 
corpo,  si  avanzano  direttamente  verso  il  centro.  Le  hnee  che  non 
sono  altro  che  fessure  strettissime  coi  bordi  rivestiti  dal  prolunga- 
mento  della  membrana  esterna,  sono  corte  da  principio,  poi  vanno 
sempre  piii  avanzandosi  I'una  verso  I'altra,  finche  giungono  ad  in- 
contrarsi.  Le  due  parti  dell'  animale  restano  per  alcun  po'  di  tempo 


-   200   - 

ancora  aderenti,  poi  si  staccano  e  la  forma  pressoche  rettangolare 
che  presentano  va  rapidamente  modificandosi,  finche  I'animale  ar- 
riva  al  completo  punto  di  sviluppo.  II  macronucleo  nelki  scissione 
viene  naturalmente  diviso  come  la  restante  parte  del  corpo,  dallo 
avanzarsi  delle  due  fessure;  e  pare  che  una  piccola  parte  di  esse 
venga  eliminata,  quella  cioe  che  si  trova  nel  centre  lungo  la  linea 
di  divisione  (Vedi  Fig.  3).  E  importante  anche  notare  come,  prima 
che  le  due  meta  delF  Hoplitophrya  in  scissione  si  stacchino,  si  veda 
tormarsi  lentamente  I'apparato  adesivo  in  quella  meta  che  ne  e  priva. 


,#^ 


^ 


e 


m 


m 


1^ 


o 

O 

O 


M 


Fig.  1. 


Fig.  2. 


Tu 


Fi^.  I.  Hoplitophrya  con  un  principio  ili  scissione,  —  Fig.  2.  Hoplitophrya  appena 
Fig.  3.  Hoplitophrya  in  uno  stadio  avanzato  ili  scissione  con  eliiiiinazione  di  una  parte 
nuclfo. 


scissa.    — 
del    macro 


'^olV Anoplo2:)hrya  la  scissione  avviene  in  un  mode  molto  di- 
verse. L'animale  va  restringendosi  nella  sua  parte  mediana  e  va 
gi"adataniente  prendendo  la  forma  di  otto  sempre  piii  pronunciata 
sine  alio  scindersi  in  due  parti  per  la  rottura  del  sottilissimo  pe- 
duncolo  centrale.  II  macronucleo  nastriforme  segue  le  fasi  del  feno- 
meno  e  dividendosi  in  due,  va  a  far  parte  degli  iiidividui  figli.  II 
micron ucleo  durante  la  scissione  resta  invisibile. 

E  noto  che  in  quasi  tutti  gli  infusori  ad  nn  niiniero  piu  o  meno 
grande  di  scissioni,  segne  una  specie  di  degenerazione  che  conduce 
0  alia  lore  scomparsa,  o  si  arresta  col  fenonieno  della  coniugazione. 


-  201  - 

Questo  consiste  In  generale  in  uno  scambio  di  parte  del  proprio  mi- 
cronucleo  fra  i  due  infusori  coniugati.  Moltiautori  si  sono  occupati 
della  coniugazione  degli  infusori  in  genere  e  qualcuno  anche  in  par- 
ticolare  delle  Opalinine.  Quanto  alV  Hoplitophrya  dalle  raie  osserva- 
zioni  come  non  ho  mai  potuto  mettere  in  evidenza  il  micronucleo, 
cosi  non  ho  mai  riscontrato  il  fenomeno  della  coniugazione.  Alcuni 
protistologi  invece,  pur  non  avendolo  mai  osservato,  suppongono 
debba  succedere,  dopo  che  gii  individui  hanno  subito  un  certo  nu- 
mero  di  suddivisioni  per  scissione,  e  la  supposizione  si  basa  sul 
fatto,  che  al  presente  e  conosciuto  il  fenomeno  in  infusori  affini 
come  per  esempio  nelV Anoplophri/a  del  Lombrico.  In  questa  infatti 
oltre  alia  temporanea  presenza  del  micronucleo,  osservai,  (benche 
assai  di  rado),  la  coniugazione,  Yidi  degli  individui  coniugati  ma  di 
dimensioni  molto  ridotte  con  macro  e  micronucleo  evidente.  Notai 
durante  la  coniugazione,  un  sensibilissimo  cambiamento  di  forma 
nel  macronucleo,  prima  nastriforme  poi  ovoidale. 


Fig.  4. 

Fig.  4.  Anoplojjlirya  in  principio  di  scissions. 

Lo  Schneider  che  delle  Opalinine  si  puo  dire  siasi  occupato 
solamente  dal  punto  di  vista  della  coniugazione,  pure  non  asserisce 
che  poca  cosa  con  certezza,  intorno  ai  fenomeni  nucleari.  II  macro- 
nucleo, egh  scrive,  da  prima  nastriforme  poi  si  frammenta  in  due 
parti  arrotondate  e  sembra    avvenga    uno    scambio   della  meta  dei 


-  202   - 

macronuclei.  Fin  qui  le  osservazioni,  in  seguito  egli  crede  che  en- 
trambi  i  frammenti  del  macronucleo  di  ciascun  individuo  vadano 
perduti  o  megiio  vengano  eliminati  e  che  un  nuovo  macronucleo  si 
formi  come  prodotto  del  micronucleo.  Dalla  parte  attiva  die  prende 
il  macronucleo  nella  coniugazione  dell' Anoplophry a  lo  Schneider 
deduce  che  nei  cihati  primitivi,  privi  di  micronucleo,  la  coniugazione 
abbia  consistito  aempliceraente  in  uno  scambio  di  parti  del  macro- 
nucleo e  che  cosi  appunto  avvenga  ora  nelV Hoplitophrya  Lumbrici 
che  il  micronucleo  non  presenta  e  che  per  tutti  i  suoi  caratteri  de- 
nota  un  ritorno  a  condizioni  primitive.  Con  queste  considerazioni 
I'autore  vione  a  rafforzare  I'ipotesi  che  V  Hoplitophrya  si  coniughi. 
Ho  voluto  riportare  il  pensiero  di  Schneider  non  perche  a  mio  pa- 
rere  abbia  un  gran  valore,  giacche  non  si  basa  sopra  osservazioni  di 
fatto,  ma  perche  egli  e  solo  che  si  sia  occupato  un  po'  estesamente 
della  questione.  lo  sono  convinto  che  la  coniugazione  nell'  Hoplito- 
phrya non  avvenga  assolutamente  perche  neppure  cercando  in  tutti 
i  modi  di  alterare  le  condizioni  d'ambiente  generalmentc  ottime  e 
che  sono  di  ostacolo  alia  rapida  degeuerazione  dell'infusorio,  I'ho  po-, 
tuto  osservare.  Certo  pero  la  mancanza  del  fenomeno  non  e  primi- 
tiva  e  V  Hoplitophrya  senza  dubbio  discende  da  antenati  provvisti 
di  micronucleo  deputato  esclusivamante  alia  coniugazione  e  pas- 
sando  per  lo  stadio  che  attualmente  ci  presenta  VAnoplophrya  con 
micronucleo  temporaneo  e  macronucleo  attivo,  e  per  stadi  ancor 
pill  avanzati  di  riduzione,  e  giunta  alio  state  attuale. 

Delle  cisti.  —  Le  Opalinine  come  la  maggior  parte  degli  infu- 
sori  si  incistidano.  L'  Hoplitophrya  s'  incistida,  trovandosi  special- 
mente  nell' intestine  medio  e  retto,  quando  ha  subito  un  numero 
grande  di  suddivisioni  per  scissione  e  le  dimensioni  del  sue  corpo 
sono  molto  ridotte;  s' incistida  pure  quando  le  condizioni  ambiente 
divengono  airimprovviso  sia  naturalmente,  sia  artificialmente  cat- 
tive  per  la  sua  vita  parassitaria. 

L'infusorio  da  prima  ritira  le  ciglia,  poi  comincia  a  secernere 
una  membrana  giallastra  che  va  gradatamente  ingrossandosi  per 
I'aggiunta  di  nuovi  strati  dall'lnterno  aU'esterno.  Le  vescicole  pul- 
santi  coiitinuano  a  pulsare  per  un  certo  tratto  auche  sotto  la  mem- 
brana poi  scompaiono. 

Tanto  le  cisti  della  prima  specie  che  chiamero  "  normal!  „, 
quanto  quelle  della  seconda  che  diro  "  casual!  „  si  formano  nelio 
stesso  mode  sopradetto,  e  nel  lore  aspetto  esterno  c'  e  da  principio 
poca  differenza.  Sono  entrambe  di  forma  rotondeggiante,  giallognole 
e  di  dimensioni  molto  minor!    dell' animale  adulto  da  cm  derivano. 


-   203   - 

Ma  in  seguito  le  cisti  "  normali  „  numerosissime  in  tutti  i  lom- 
brici  sani  e  nel  terriccio  dei  loro  escrementi,  vanno  evolvendosi.  Se 
ne  notano  in  diversi  stadi,  con  la  membrana  piu  o  meno  ingrossata 
non  solo,  ma  anche  col  macronucleo  o  tiifcto  intero  o  piii  o  meno 
diviso  tanto  da  dare  alle  cisti  il  carattere  di  una  vera  sporulazione. 
Le  altre  cisti  invece  dope  la  loro  rapida  formazione  non  presentano 
alcun  difFerenziamento,  sia  nella  membrana,  sia  nel  macronucleo.  E 
importante  notare  clie  le  cisti  di  qiiesta  seconda  specie,  o  "  ca- 
sual! „  si  osservano  assai  di  rado  e  questo  e  naturale,  perche  anor- 
mali  sono  le  condizioni  di  loro  formazione.  lo  appunto  le  osservai 
in  lombrici  sezionati  ed  abbandonati  per  qualche  tempo  a  se  stessi 
prima  di  esaminare  il  loro  contenuto  intestinale  ed  in  lombrici  morti 
naturalmente  sotto  la  campana  dove  li  tenevo  in  osservazione.  Non 
le  rinvenni  mai  negli  escrementi.  E  certo  che  queste  cisti  casuali 
protettive  haimo  pochissima  importanza,  come  vedremo  in  seguito, 
per  la  propagazione  della  specie,  dato  che  raramente  si  formano  e 
data  la  loro  esilita. 

Le  cisti  "  normali  „  seguendo  la  nomenclatura  usata  dagli  au- 
tori  in  casi  afflni,  si  possono  chiamare  anche  cisti  di  "  moltiphca- 
zione  „.  Infatti  nel  loro  interne  il  macronucleo  che  si  e  scisso  in 
pill  parti  prelude  la  scissione  del  protoplasma  e  quindi  la  forma- 
zione di  altrettanti  piccoli  individui,  quanti  sono  i  frammenti  del 
macronucleo,  individui  che  in  seguito  usciranno  dalla  cisti  quando 
essa  si  trovera  nelle  condizioni  opportune. 

Quanto  dXV Anoplophrya  pur  non  trovandola  di  frequente  nel 
lombrico,  tuttavia  ho  avuto  campo  di  fare  osservazioni  abbastanza 
numerose  sulle  sue  cisti.  Posso  dire  dunque  che  esse  sono  di  di- 
mensioni  ancora  minori  delle  cisti  delV  Hoplitophri/a^  specialmente 
le  "  normali  „  o  di  "  moltiphcazione  „.  La  piccolezza  delle  cisti 
trova  la  sua  spiegazione  nel  fatto  che  wqW Anoplophrya  la  coniuga- 
zione  avviene  fra  individui  di  dimensioni  ridottissime  e  sono  ap- 
punto questi  che  di  nuovo  separati  si  incistidano.  Le  cisti  sono 
giallognole,  rotondeggianti  e  nel  loro  interne  il  macronucleo  va  fram- 
mentandosi.  Del  microuucleo  non  si  puo  constatarne  le  traccie  nella 
piccola  cisti.  Esistono  pure  d.Q\V  Anoplophrya  le  cisti  che  ho  chia- 
mato  "  casuah  „  e  per  i  loro  caratteri  esterni  non  si  distinguono 
da  quelle  deW  Hoplilophrya. 

Della  moltiplicazione  dentro  la  cisti.  —  In  entrambi  gli  infusoii 
la  moltiphcazione  nella  cisti  e  evidentissima,  per  il  successive  fram- 
mentarsi  del  macronucleo  e  del  protoplasma  e  la  conseguente  for- 
mazione di  tanti  piccoli  individui.  II  fenomeno   e   spiegabile   anche 


.     .    -  204  - 

fisiologicamente  per  Y Anoplophrya,  perche  essa  dopo  un  numero  in- 
cleterminato  di  scission!  ripara  con  la  coniugazione  alia  vitalita  per- 
duta  e  riacquista  il  potere  di  moltiplicarsi,  non  lo  e,  a  mio  parere, 
per  Y  Hoplitoxjhrya  che  va  lentamente  degenerando  (cioe  diminuen- 
do di  volume  e  di  vitalita)  e  ad  un  tratto  si  incistida  e  si  molti- 
plica. 

Propagazione.  —  Le  cisti  di  moltiplicazione  delle  due  opalinine 
vengono  aU'esterno  coi  prodotti  di  eliminazione  per  I'apertura  anale 
del  lombrico,  e  si  mescolano  al  terriccio.  Diluendo  infatti  degli 
cscrementi  di  lombrico  con  acqua  e  cloroformio  le  cisti  leggerissime 
vengono  a  galla,  per  cui  raccogiiendo  una  goccia  del  liquido  super- 
flciale  con  una  provetta  ed  esaminandolo  al  microscopic,  potei  sem- 
pre  constatare  la  loro  presenza.  Si  capisce  come  le  cisti  sparse  per 
ii  terreno  possano  essere  ingoiate  dai  lombrici:  in  questo  modo  il 
parassita  si  propaga  da  un  verme  all'altro.  Una  prova  indiscutibile 
di  questo  fatto  1'  abbiamo  nella  presenza  delle  cisti  e  clei  piccoli  in- 
dividui  che  escono  da  esse  nella  parte  superiore  del  tubo  digerente 
(esofago-ventriglio).  Le  cisti  pervenute  cosi  nell' interne  del  lombrico 
dopo  poco  tempo  schiudono  o  per  megiio  dire  si  produce  un  foro 
nel  loro  integumento  e  da  questo  escono  i  piccoli  individui  prov- 
visti  di  nucleo  che  da  prima  rotondi  vanno  rapidamente  crescendo 
e  prendendo  la  forma  ovale  dell'adulto.  8i  possono  osservare  anche 
numerosi  gii  involucri  abbandonati  delle  cisti:  sono  leggerissimi, 
spesso  attaccati  a  qualche  corpo  estraneo ;  alle  volte  conservano  la 
Ibrma  priraitiva,  altre  volte  causa  il  vuoto  interne  sono  piegati  e 
schiacciati. 

Mi  sernbra  opportune  inline  accennare  ad  un  fatto  osservato 
dal  Darwin  che  cioe:  i  lombrici  sogliono  qualche  volta  cibarsi  del 
loro  simili  giovani:  questa  potrebbe  essere  un'altra  via  per  la  pro- 
pagazione delle  opalinine. 

Bibliografia 

(1)  Blitschli  —  Protozoa  —   Thierrelchs  ersler  hand   lS87-f^9. 

(2)  Schneider  —  Aiiiie  sur  TAnopIophrya  —  Comp.  rend,  de  I'Acad.  Paris   T.   100,    ISSO. 

(3)  Lanessan  —  Protozoaires  —  T.  I.  de  la  Zoolngie  g4n4rak;.   ISS3. 

(4)  Delage  —  Protozoaires  —  7'.  I.  de  fc  znolo<jie  concrdte,   ISiXS. 

(5)  Stein  —  Der  Orgaiiismiis  tier  JiilnsionthicTe  —  Leijizo-    1SS7. 

(6)  Engeliiiann   —   Ueber    liutwickluii'^    mid    Fortpflanzury    dcr   infiisoricii    —    Morpliot,  Jalirhncfi 

187G. 


-  ^05  - 


HBORA.TORIO    Dl    PATOLOGIA    GENERALE    DBLL'iSTITUTO    DI   STUDII    SUFBRIORI    DI    FIRENZE 
DIRETTO   DAL  PROF.  A.    LUSTIG 


DoTT.  GILBERTO  ROSSI 


Di  alcune  proprieta  microchimiche  delle  isole  del  Langerhans. 

Stndio    critlco    speiimentale 


Kicevuto  il  29  Maggio  1902. 
E  vietdta  la  riproduzione 

II  Mankowski  nel  99  e  900  nel  laboratorio  di  patologia  gene- 
rale  del  prof.  Podwyssotzki  in  Kiew  aveva  fatta  una  serie  di  ri- 
cerche  di  anatomia  comparata,  flsiologia,  patologia  sperimentale  e 
anatomia  patologica  con  lo  scope  principale  di  riconoscere  la  natura 
anatomica  e  il  significato  fisiologico  delle  [isole  del  Langerhans, 
giungendo  alle  seguenti  conclusioni. 

1.  Le  isole  del  Langerhans  sono  senza  dubbio  parti  di  ghian- 
dola  pancreatica  che  hanno  subita  una  trasformazione,  esse  sono 
strettamente  legate  alle  parti  restanti  della  ghiandola  ed  hanno  in  co- 
mune  con  esse  i  vasi  sanguigni  ed  il  dotto  escretore.  Manca  per  essi 
una  speciale  e  caratteristica  capsula  connettivale.  Tra  le  cellule  delle 
isole  e  quelle  dei  lobuli  pancreatici  esiste  una  intiera  serie  di  forme 
di  passaggio. 

2.  II  protoplasma  delle  cellule  delle  isole  ha  una  struttura 
molto  delicata  e  viene  facilmente  alterato  dall'  azione  dei  varii  mezzi 
flssativi  e  conservativi.  Nolle  sezioni  di  pezzi  fissati  secondo  tutte 
le  regole  neha  soluzione  di  Flemming,  il  protoplasma  delle  cellule 
delle  isole  si  comporta  in  maniera  molto  caratteristica  con  la  saf- 
franina. 

3.  Verosimilmente  questo  comportamento  del  protoplasma 
flssato  con  la  saftranina,  e  dovuto  a  speciali  proprieta  chimiche  che 
possiede  da  vivo  il  protoplasma  delle  cellule  delle  isole. 

4.  II  protoplasma  vivente  delle  cellule  delle  isole  agisce  ri- 
ducendo  energicamente  una  soluzione  di  nitrato  d'argento,  iniettata 
dal  dotto  escretore  della  ghiandola. 

5.  II  numero  delle  isole  del  Langerhans  si  puo,  come  mo- 


-  206  - 

strano  gli  esperimenti  negli  animali  della  stessa  specie  e  anche  nello 
stesso  animale,  ora  aumentare  e  era  diminuire,  durante  i  vari  pe- 
riod! dell'attivita  digestiva  del  pancreas. 

6.  II  numero  delle  isole  aumenta  durante  Tattivita  e  dimi- 
nuisce  durante  il  riposo. 

7.  Non  c' e  alcun  dubbio  che  ie  isole  del  Langerhans  rap- 
presentano  uno  degli  stadii  morfologici  dell'attivita  della  ghiandola 
pancreatica,  che  io  propongo  di  chiamare  stadio  delle  isole  de  Lan- 
gerhans. 

Ciascuna  porzione  di  ghiandola  deve  alia  fine  della  sua  attivita 
secretoria  arrivare  a  questo  stadio  che  rappresenta  la  manifesta- 
zione  della  piii  energica  attivita. 

8.  II  passaggio  da  uno  stadio  morfologico  negli  altri  non  si 
presenta  in  tutti  i  lobuli  della  ghiandola,  ma  si  vedono  in  una  stessa 
sezione  parti  in  diversi  stadii  di  attivita ;  tali  forme  di  passaggio  si 
osservano  non  solo  tra  i  varii  lobuli  del  pancreas,  ma  anche  bra 
le  singole  cellule  dello  stesso  lobulo. 

Contemporaneamente  al  lavoro  deh'  A.  ne  apparve  uno  del 
Tschassownikow  (2)  il  quale  giunge  alle  stesse  conclusioni,  solo 
dissente  in  cio  che  I'A.  crede  che  le  isole  tornino  a  trasformarsi 
in  lobuli  pancreatici,  il  Tschssownikow  afferma  che  cio  non  av- 
viene. 

Seguirono  poi  i  lavori  di  Schulze  (3)  e  Ssoblew  (4)  i  quahgiun- 
gono  ^a  conclusioni  diametralmente  opposte ;  che  cioe  le  isole  del 
Langerhans  sono  formazioni  a  se,  che  non  appartengono  al  si- 
stema  secretorio  del  pancreas ;  che  le  isole  considerate  anatomica- 
mente  sono  ghiandole  sanguigne  del  tipo  della  ipofisi  e  quanto  alia 
funzione  sono  verosimiimente  deputate  a  regolare  il  contenuto  zuc- 
cherino  del  sangue. 

II  Mankowski  prende  occasione  da  questi  lavori  per  tornare 
sulle  sue  esperienze ;  siccome  egli  dalle  esperienze  nella  legatura  del 
dotto  escretore  del  pancreas  del  conigho  e  di  singole  parti  della 
stessa  ghiandola  nel  cane  era  giunto  riguardo  alio  isole,  a  conclu- 
sioni opposte  a  quelle  dello  Schulze  penso  che  forse  le  differenze 
potessero  dii)endere  dai  diversi  animali  adoperati  e  ripete  le  espe- 
rienze dello  Schulze  (5). 

II  Manhowski  sperimento  in  porcelhni  d'  India  ponendo  due 
legature  vicino  alia  coda  del  pancreas,  e  studiando  poi,  la  parte  tra 
le  due  legature  e  le  parti  vicine. 

Da  queste  ricerche  per  quanto  emergano  dei  fatti  interessanti 
nulla  apparisce  che  serva  a  risolvere  la  questione  delle  isole  e  I'A. 


-   207   ~ 

crede  piu  conveniente  a  risolvere  la  questione  uno  studio  delle  isole 
norma  li. 

Le  cellule  delle  isole  flssate  inFIemming  e  colorate  con  saf- 
franina  o  picroindigocarminio  si  mostrano  piene  di  minutissimi  gra- 
nuli  colorati. 

Iniettando  nei  vasi  del  pancreas  di  un  coniglio  appena  morto 
una  massa  di  gelatina,  formalina  e  carminio,  nelle  sezioni  della  ghian- 
dola  si  vede,  su  un  fondo  non  colorato,  una  fitta  rete  di  vasi  ripieni 
della  sostanza  iniettata;  nei  punti  corrispondenti  alle  isole  i  vasi  sono 
molto  dilatati:  inoltre  i  nuclei  delle  cellule  delle  isole  sono  coloriti. 
Se  si  inietta  nei  dotto  pancreatico  di  un  coniglio  appena  morto 
una  soluzione  di  nitrate  d'  argento  al  1  %,  al  momento  dell'  iniezione 
appaiono  numerosi  punti  bianchi  nei  pancreas,  in  preparati  non  co- 
loriti, fatti  con  pezzi  di  ghiandola  induriti  in  alcool  metilico  e  inclusi 
in  parafflna,  si  osserva  aU'esame  microscopico  un  fatto  molto  in- 
teressante : 

Nelle  fette  non  colorite  di  un  colore  grigio  chiaro  si  vedono 
macchie  nere  o  grigie-scure  clie  corrispondono  alle  isole  del  Lan- 
gerhans;  se  si  osserva  una  di  queste  macchio  a  forte  ingrandi- 
mento  ci  si  puo  persuadere  che  la  colorazione  nera  e  dovuta  a  una 
grande  quantita  di  finissime  particelle  di  argento  metallico  o  di  os- 
sido,  particelle  che  si  trovano  esclusivamente  nei  protoplasma  delle 
cellule  delle  isole.  Le  restanti  parti  della  ghiandola  non  contengono 
questo  precipitate  d' argento. 

Questo  fatto  dimostra  secondo  il  Mankowski  che  le  cellule 
del  pancreas,  quando  sono  nello  stadio  di  isole  del  Langerhans, 
presentano  non  solo  cambiamenti  morfologici  ma  acquistano  anche 
delle  speciah  proprieta  chimiche  che  trovano  la  loro  espressione 
iieha  riduzione  del  nitrate  d' argento. 

La  questione  della  natura  delle  isole  del  Langerhans  e  molto 
complessa  ne  io  intesi  con  questo  lavoro  di  trattarla,  solo  volli  ri- 
pe tere  alcune  ricerche  del  Mankowski. 

II  M.  afferma  che  nelle  cellule  dello  stesso  lobulo  pancreatico 
si  possono  trovare  cellule  appartenenti  alle  isole  e  cellule  pancreati- 
che  comuni. 

II  Diamare,  (6  e  7)  il  quale  nei  suoi  lavori  usciti  poco  prima  di 
quelh  del  M.  giunse  sulle  isole  del  Langerhans  a  conclusioni  dia- 
metralmente  opposte,  combattendo  il  fatto  asserito  dal  Giannelli  (8) 
dell'esistenza  di  canali  tra  i  cordoni  delle  isole,  diceva  che  essi  sono 
una  semphce  apparenza  e  che  appartengono  al  tessuto  zimogenico 
il  quale  puo  in  varia  guisa  addentellarsi  col    tessuto    delle   isole  e 


-   208   - 

compenetraiie,  dal  che  derivano  nel  taglio  le  immagini  piii  illusorie 
della  promiscLiita.  Questo  argomento  che  il  Diamare,  fondandosi 
suH'osservazione  di  molti  preparati,  opponeva  al  Giannelli  per  I'esi- 
stenza  di  canali  escretori  si  puo  egualmente  opporre  all'M.  sia  ri- 
guardo  all'esistenza  di  canali  escretori  clie  riguardo  all'esistenza  di 
acini,  alcune  cellule  dei  quali  sarebbero  trasformate  in  cellule  delle 
isoie. 

Quanto  al  comportamento  del  protoplasma  delle  cellule  delle 
isole  con  la  saffranina  esso  era  gia  noto  dai  lavori  del  Diamare  il 
quale  aveva  anipiaraente  discusso  il  fatto  col  Laguesse  che  cre- 
deva  che  questo  fatto  si  trovasse  solo  nei  rettili  (9). 

II  fatto  della  maggior  vascolarizzazione  delle  isole  del  Langer- 
hans  e  gia  noto,  e  Diamare,  Griannelli,  Vassale  ecc,  ne  avevano 
parlato  e  discusso;  il  fatto  poi  che  con  la  mistura  iniettata  dall'A. 
i  nuclei  delle  isole  si  colorino  e  gli  altri  no,  si  comprende  benissimo 
poiche  la  diffusione  della  sostanza  colorante  dei  vasi  sara  tanto 
maggiore,  quanto  piti  fitto  e  il  reticolo  vascolare. 

La  riduzione  del  nitrate  d'argento  da  parte  delle  cellule  delle 
isole  e  certamente  molto  interessante  e  in  queste  esperienze  volh 
portare  le  mie  ricerche  di  controllo. 

lo  feci  le  mie  esperienze  nel  cane  e  nel  coniglio  ;  nel  prime 
perche  volli  esperimentando  in  due  animali  mettei'mi  in  piii  larghe 
condizioni  di  osservazioni ;  nel  secondo  perche  era  quelle  adoperato 
dall'M. 

Contemporaneamente  al  pancreas  sperimentai  anche  nella  pa- 
rotide sperando  di  peter  trarre  qualche  vantaggio  dalla  comparazio- 
ne  dei  risultati  ottenuti  nei  due  organi,  come  difatti  riuscii  ad  ot- 
tenerne. 

Feci  iniezioni  in  9  pancreas  di  cane  e  in  4  di  conigho  ed  iniet- 
tai  le  parotidi  in  4  cani.  Gli  animali  ei'ano  adoperati  subito  dope 
morti. 

Per  la  iniezione  mi  servivo  di  una  cannula  di  vetro  che  intro- 
ducevo  nel  dotto  Wirsungiano  o  nel  dotto  di  Stenone,  la  can- 
nula comunicava  con  un  recipiente  contenente  la  soluzione  di  ni- 
trate d'argento,  recipiente  che  io  sollevavo  piii  o  meno  secondo  la 
pressione  che  volevo  ottenere,  e  cosi  potevo  misurare  la  pressione 
con  la  quale  facevo  I'iniezione. 

Le  soluzioni  usate  erano  al  1  ^{o  e  al  2  °[„  di  nitrate  d'argento. 
che  io  adoperavo  erano  freschissime  e  tenute  fuori  della  luce ;  i  re- 
cipienti  con  i  quali  facevo  I'iniezione  erano  neri  in  raodo  da  evitare 
la  formazione  di  precipitati, 


-   209   - 

In  jilcune  esperienze  tenni  lungamente  la  soliizione  alia  luce  del 
solo,  per  provocare  appositamente  im  fluissimo  precipitate. 

Gli  organi  iniettati  erano  esposti  o  no  alia  luce  secondo  le  e- 
sperienze,  fissati  in  alcool,  inclusi  in  parafflna  e  le  sezioni  osser- 
vate  in  gran  numero  alcuno  venivano  colorite  ed  altre  osservate 
incolore. 

Esperimenti  sui  cani.  —  Pancreas. 

Osservazione  prima.  —  Iniezione  di  una  soluzione  di  nitrate 
d'argento  all'l  o[o  ad  una  altezza  di  15  cm.  lasciando  agire  I'appa- 
recchio  per  un  minute.  Nella  superficie  del  pancreas  durante  Tinie- 
zione  si  vedono  comparire  delle  piccolo  macchie  biancastre  opache, 
grosse  come  un  capo  di  spillo.  Fissati  i  pezzi  in  alcool  si  vedono 
sulle  sezioni  non  colorate,  su  un  fondo  cliiaro,  delle  macchie  grigie 
di  una  grandezza  variabile  da  \/^  a  1  mm.  nelle  quail  a  forte  ingran- 
dimento  si  distinguono  gli  elementi  ceilulari  colorati  quasi  unifor- 
memente.  Nelle  sezioni  colorate  si  vedono  le  isole  del  L an gerhans 
non  colorite  col  nitrate  d'argento. 

Osservazione  seconcla.  —  Iniezione  di  una  soluzione  all'  1  °io  ad 
una  altezza  di  50  cm.  lasciando  agire  la  pressione  per  5  minuti. 
Durante  1' iniezione  si  vedono  le  piccolo  macchie  biancastre  sopra 
descritte  aumentare  plan  piano  di  grandezza,  ed  in  alcuni  punti 
confluire.  Nelle  sezioni  non  colorite  si  ha  presso  a  poco  I'aspetto 
che  si  aveva  nella  precedente  osservazione,  solo  le  macchie  brune 
sono  piii  grandi.  Le  isole  del  Langerhans  nelle  sezioni  colorite  si 
vede  che  non  hanno  nulla  che  fare  con  queste  macchie  brune. 

Da  questi  due  primi  esperimenti  appare  intanto  che  le  piccolo 
macchie  bianche  che  appaiono  alia  superficie  del  pancreas  durante 
1' iniezione,  non  sono  isole  dal  Langerhans  e  che  esse  corrispon- 
dono  ai  punti  dove  arriva  1'  iniezione,  aumentando  la  pressione  au- 
mentano  infatti  di  grandezza  sine  a  confluire  e  ad  invadere  tutto 
il  pancreas.  Queste  macchie  bianche  si  vedono  nelle  sezioni,  quando 
il  nitrate  d'argento  si  e  ridotto,  come  macchie  scure  le  quali  nulla 
hanno  che  fare  con  le  isole. 

Osservazione  terza.  —  Facendo  1' iniezione  ad  una  altezza  di 
1  metro  e  facendo  agire  la  pressione  per  10  minuti,  si  vede  che 
tutto  il  pancreas  assume  un  colorite  biancastro.  Nelle  sezioni  non 
colorite,  si  vede  che  il  pancreas  ha  assunto  un  colore  grigio.  Qua  e 
la  si  vedono  deUe  zone  dove  il  colore  e  un  po'  piu  intense,  nei  cana- 
licoh  qualche  granule  di  precipitate.  Interne  alle  sezioni  un  bordo 
oscuro  dove  il  nitrato  si  e  piii  ridotto,  a  caus.a    della  Ivice  diffusa, 


-   210   - 

alia  quale  furono  tenuti  i  pezzetti  durante  la  flssazione.  Nelle  se- 
zioni  colorate  si  vedono  le  isole,  nelle  quali  non  si  vedono  affatto 
i  granuli  descritti  dal  M. 

Osservazione  qiiarta.  —  Iniezione  di  una  soluzione  all'  1  \  di 
nitrate  d'argento,  non  purissimo,  tenuto  lungaraente  alia  luce,  e  che 
quande  venne  iniettata  aveva  acquistate  un  leggerissimo  colore 
bruno.  L'  iniezione  venne  fatta  ad  una  altezza  di  1  m.  7^  e  duro 
15  minuti.  Nelle  sezioni  non  colorite  si  vedono  qua  e  la  delle  zone 
biancastre  tendenti  un  po'  all'azzurro,  esaminandole  a  forte  ingrandi- 
mento  si  vede  che  questo  colorito  e  dovuto  a  un  numero  grandissimo 
di  finissirae  granulazioni  raccolte  nei  canalicoli  e  tra  cellula  e  cellula. 

In  alcune  di  queste  zone  i  granuli  sono  piii  fitti  in  altre  piii 
scarsi.  Colorando  in  varie  maniere  le  sezioni,  ci  si  puo  persuadere 
che  queste  zone  nulla  hanno  che  vedere  con  le  isole  del  Langerhans, 
esse  hanno  aspetto  identico  a  quello  delle  descritte  dal  M.  come 
isole  che  hanno  ridotto  il  nitrate  d'argento,  anche  piij  corrispondono 
alia  figura  che  questi  ne  da.  In  questa  si  vede  che  le  granulazioni 
sono  raccolte  nei  canalicoli  e  tra  cellula  e  cellula,  malgrado  che  il  M. 
nella  descrizione  non  dica  questo.  Granulazioni  di  argento  ridotto  si 
trovano  benche  in  minor  quantita  sparse  per  tutto  il  pancreas. 

Un  pezzetto  di  pancreas,  cosi  trattato,  esposi  lungamente  alia 
luce  solare,  ma  ottenni  di  differente  solo  la  stria  di  contorno  nera 
molto  pill  spessa,  colorite  le  sezioni,  apparve  manifestamente  che  le 
zone  con  granuh  fltti  non  hanno  che  fare  con  le  isole  del  Langer- 
hans. 

Esperimenti  sui  cani.  —  Parotide. 

Nella  parotide  feci  iniezioni  seguendo  lo  stesso  metodo  ed  ot- 
tenni presso  a  poco  gh  stessi  risultati. 

Osservazione  prima.  —  Iniezioni  a  25  cm.  per  2  minuti.  Fondo 
chiaro  con  macchie  uniform!. 

Osservazione  seconda.  —  Pressione  di  50  cm.  per  10  minuti. 
Fondo  grigio  con  zone  nere  piii  grandi. 

Osservazione  terza.  —  Iniezione  con  tubi  neri  e  tutte  le  precauzio- 
ni.  Scarsi  granuli  sparsi  qua  e  la  per  la  sezione,  no)i  zone  di  granuli. 

Osservazione  quarta.  —  Iniezione  con  argento  ridotta.  Numerose 
zone  e  granuh  sparsi  ovunque. 

Esperimenti  sui  eonig-li. 

Nei  coniglio  ripetei  nei  pancreas  le  stesse  esperienze  che  avevo 
fatte  nei  cane  ottenendo  i  medesimi  risultati. 


-   211   - 

Da  questi  esperimenti  risulta  dunque  che  le  zone  tinte  in  nero 
considerate  dal  M.  come  isole  del  Langerlians,  non  lo  sono  perclie 
nei  preparati  coloriti  si  vede  che  le  due  cose  non  hanno  nulla  che  fare. 

Che  i  granuli  che  I'A.  dice  esser  di  Ag.  ridotto  nolle  cellule 
delle  isole,  sono  invece  granuli  di  precipitate,  prendendo  infatti  tutte 
le  precauzioni  per  evitare  la  riduzione  del  Nitrate  d'Ag.  le  zone 
mancano,  mettendosi  invece  in  condizioni  favorevoli  per  avere  pre- 
cipitati  le  zone  sono  numerose  e  identiche  a  quelle  dell'A. 

La  figura  dell'A.  mostra  benissimo  come  tutti  i  granuli  sono 
raccolti  principalmente  in  canahcoli  e  solo  in  molto  minor  quantita 
sovrapposti  al  protoplasma  cellulare. 

I  preparati  infine  fatti  nolle  parotidi  mostrano  delle  zone  iden- 
tiche a  quelle  del  Pancreas  e  anche  cio  dimostra  che  queste  zone 
non  sono  isole  del  Langerhans. 

I  numerosi  punti  bianchi  che  si  vedono  nel  pancreas  durante 
I'iniezione  non  sono  isole  d^l  Langerhans,  infatti  questi  punti  ap- 
paiono  solo  al  principio  dell'iniezione,  seguitando  a  far  agire  la  pres- 
sione  essi  si  allargano  sempre  piti,  confluiscono  tra  lore  e  tutto  il 
pancreas  assume  quel  colore  biancastro.  Secondo  me  si  tratta  dei 
punti  nei  quali  prima  arriva  ad  agire  la  soluzione  di  nitrato  d'argento. 

Nella  osservazione  1^  infatti,  sulla  quale  1'  iniezione  fu  fatta  a 
debole  pressione  e  questa  fu  fatta  agire  poco  tempo  e  fu  cessata 
quando  ancora  esistevano  i  puntolini  bianchi,  si  vide  infatti  alia  se- 
zione  che  il  nitrato  d'argento  aveva  agito  solo  in  piccolo  zone  dis- 
seminate qua  e  la,  come  le  zone  bianche  che  si  vedono  a  occhio  nudo. 

Bibliografla 

(1)  A.    Mankowski.    —   Zur    Mikro-Physiologie    der    Hankreasdriise  Die    Bedeutuny   der    Lanyer- 

hans'chen  Inseln.  Kiew  Nachrichten  der  Kaiserl.    Universitdt  IVOU. 

(2)  S.  Tschasso  wniko  w.  ^  Ueber  die  Struktur  und    die    funktionellen    Veriinderungen    der    Pan- 

kreas-zellen.   Varschau  1900. 

(3)  W.  Schiilze.  —  Die  Bedeutung  der  Langerliaus' chen  iLseln  iiu    Pankreas.  Archiv.  fiir  mikrosk. 

Anatoiiiie.  Bd.  56,  n.  ^,   I'JOO. 

(4)  L.  Ssobolew.  —  Zur  Morphologie  des  Pankreas  nach.  Unterbindiing  seines    ^  usfuhrganges,   bei 

Diabetes  und  ein!gen  anderen  Btdiugungen.  PetersbufQ.  Dissert.  1901. 

(5)  A.  Maiikowski.  —  Ueber  die  mikrosko|iisclieu  Verandeiungen  des  Pankreas  noch  Unterbindung 

einzelner  Theile  und   neber  einige  mikrocheraische  Besonderheiten  der  Langerhans'  chen  Inseln. 
Archiv  filr  Mikrosliopische  A)iatomie  und  EntwicklutKjsgesdtichtc.  1901.  pog.  2SG. 

(6)  V.  Diamarp.  —  Studii  comparafi  sulle  isole  di  Langerhans  del  pancreas.  Memoria  I  (Internat. 

Monatschr.  f.  Anal.  u.  thys.  1899.  Bd.  16.  n.  7-8). 
0)  V.  Diamare.  —  Sul  valore  anatomico  e  fisiologico  delle  isole  di  Langerhans.    (Anat.    Anzeiger, 
1899.  Bd.   16,  n.   19) 

(8)  1.  Giannelli.  —  Sullo  sviluppo  del  Pancreas  e  delle  ghiindole  intraparietali  del  tubo  digestive 

de^'Ii  anfili  urodrli.  Monitore  Zoologico  Italiano.  Anno  li,  n.  7. 

(9)  E.  Laguesse.  —  Les  tiots  endocrines  dans  le  pancreas  de  la  v'pere.  Association  des  Aiialomistes, 

Session,   1899. 


-   212 


LABOK^TORIO    DI    ANiTOMIA    PATOLOGICA    DELLA    B.    UNIVERSITA    DI    BOLOGNA 
DIRETTO    DAL    PROF.    G.    MARTINOTTI. 

La  moltiplicazione  cellulare  nel  midollo  deile  ossa  del  riccio 
durante  I'ibernazione. 

NoTA  DEL  DOTTOR  ARTURO  BERETTA. 


Hicevuta  il  13  Giujino  1902. 


IS  vietata  la  riprodu/ione. 

II  dott.  Hansemann  (1),  due  anni  or  sono,  comunico  allaSocieta 
fisiologica  di  Berlino  i  risultati  di  alcune  ricerche  intorno  all'  in- 
fluenza deir  ibei-nazione  sulla  moltiplicazione  cellulare. 

L'autore  e  partito  dalla  supposizione  che  una  rigenerazione  fi- 
siologica si  abbia  soltanto  in  quelle  cellule  che  vengono  eccitate 
direfctamente  da  stimoli  esfcerni,  siano  fisici,  meccanici  o  termici;  e'd 
ha  concluso  che  se  mancano  questi  stimoli  anche  la  rigenerazione 
deve  mancare  completamente.  Siccome  non  si  puo  artiflcialmente 
mettere  un  animale  in  condizioni  tali  da  sottrarlo  a  qualunque  sti- 
molo  esterno,  l'autore  penso  di  ricorrere  agli  animali  ibernanti  nei 
quali  la  natura  ha  riprodotte  le  condizioni  desiderate.  Ha  percio 
esaminati  alcuni  tessuti  della  marmotta  e  del  riccio  (epidermide, 
mucosa  pituitaria,  intestino,  esofago,  testicoli  ecc.)  nei  quali  si  ha 
fisiologicamente  una  rigenerazione  degli  elementi,  ed  ha  dimostrato 
come  durante  il  sonno  invernale  non  si  trovi  in  questi  organi  al- 
cuna  cellula  in  mitosi. 

Quando  pero  egli  produceva  nel  riccio  in  letargo  una  scalflttura 
superficiale,  ad  es.  sul  naso,  poteva  riscontrare  figure  cariocinetiche, 
le  quali  pero,  invece  che  dopo  24  od  al  pii^i  48  ore,  comparivano 
solo  dopo  4  0  6  giorni. 

Da  queste  esperienze  egli  ritiene  confermata  la  propria  asser- 
zione. 

Le  ricerche  da  me  eseguite  insieme  al  dottor  Luigi  Ba- 
roncini  (2)  intorno  alle  modificazioiii  istologiche  nei  vari  organi  del 
mammiferi  ibernanti  (rene,  cuore,  capsule  surrenali,  sistema  ner- 
voso  ecc.)  verrebbero  a  conferniare  le  conclusioni  del  prof.  Hanse- 
mann, giacche  in    nessuno    degh   organi   esaminati   mai  avemmo 


-   213  ~ 

campo  di  riscontrare  alcuna  figura  cariocinetica.  A  questo  proposito 
pero  giova  ricordare  che  pur  non  trovando  negli  organi  da  noi  esa- 
minati  figure  cariocinetiche,  non  ci  sentiamo  tuttavia  autorizzati  a 
concludere  che  non  vi  sia  moltiplicazione  cellulare,  potendo  questa 
avvenire  per  semplice  divisione  diretta  ;  ed  anzi  in  questo  senso 
potrebbero  interpretarsi  alcuni  gruppi  di  nuclei  riuniti  a  2,  4,  o  piili. 
che  si  possono  -riscontrare  con  particolari  disposizioni  nell'  interno 
delle  cellule  dell'epitelio  renale  e  che  appunto  offrono  le  apparenze 
di  cellule  con  la  divisione  diretta  in  atto. 

Questi  fatti  potrebbero  ricordare  cio  che  e  stato  trovato  negli 
animali  durante  1'  inanizione  dove,  oltre  a  process!  involutivi  (quali 
degenerazione  granulo-grassa,   atrofia    semplice  ecc.)  furono    riscon- 
trati  altresi  processi  attivi   di    cariocinesi  (3),    sebbene  sia   note    a 
tutti  gli  osservatori,  che  gli  animali    digiunanti    presentano  un  mi- 
nor numero  di  mitosi  degli  animali  normalmente  nutriti.  Aggiungo 
pero  subito  che  sarebbe  errore  il  volere  paragonare  semplicemente 
il  letargo    del   mammiferi  ibernanti  all'  inanizione  a  cui  furono  sot- 
toposti  gli  animali  delle  esperienze  ricordate,  perche  se  e  vero   che 
neH'ibernazione    abbiamo,  come   nel   digiuno,  I'astinenza    quasi  as- 
soluta  del  cibo  e  della  bevanda,  altri  fenomeni  I'accompagnano  e  la 
caratterizzano  (come  ad  es.  il  riposo  assoluto),  condizioni  particolari 
di    ereditarieta   proprie  di  questi  animah  entrano  in   campo,  talche 
r  ibernazione  riveste  i    caratteri  di  funzionaUta  fisiologica  normale. 
Nonostante  i  reperti  negativi  avuti  da  me  e  da  Baroncini,  e 
le  conclusioni  dell'  Hansemann,  mi  parve  interessante  esaminare 
un  organo  di  particolare  importanza  funzionale  ed  anatomica,  voglio 
dire  il  midollo  osseo,  nel  quale  prestamente  ed  in  copia  vanno  pro- 
ducendosi  gli  elementi   del   sangue,  come  da  molte    osservazioni  e 
risaputo.  Aggiungo  ancora  che  I'esame  di  questo  organo  nei  mam- 
miferi ibernanti  in  torpore,  per  quel  che  io  mi  sappia,  non  e  ancora 
stato  fatto  da  alcuno  ;  esistono  soltanto  osservazioni  su  condizioni 
affini  in  lavori  sopra  argomenti  analoghi. 

Cosi  Sanfelice(4)  studiando  gh  effetti  del  digiuno  sul  midoUo 
delle  ossa  trovo,  nei  mammiferi,  scomparsa  deU'adipe,  aumento  di 
leucociti,  molti  dei  quali  in  fasi  cariocinetiche,  e  diminuzione  del 
corpuscoh  rossi  giovani.  Marquis  (5)  in  un  lavoro  speciale  suhe  mo- 
dificazioni  del  midoUo  osseo  degli  anfibi  nolle  varie  stagioni  trovo 
che  neU'  inverno  il  midollo  osseo  appare  di  costituzione  grassa :  egli 
non  accenna  affatto  alia  presenza  di  figure  cariocinetiche.  Bizzoz- 
zero  e  Torre  (6)  nelle  rane  tenute  a  digiuno  hanno  osservato  au- 
mento nel  numero  dei  leucociti, 


-  214  - 

Come  si  vede  si  fatte  osservazioni  hanno  soltanto  una  certa 
relazione  col  presente  argomento. 

Per  le  mie  ricerche  impiegai  alcuni  ricci  (Erynaceus  europaeus) 
animale  che  insieme  alia  marmotta  servi  pure  alio  studio  dell' Ha n- 
semann. 

Li  avevo  in  cattivita  dal  settembre,  e  li  sacrificai  nel  gennaio 
quando  erano  in  letargo  da  un  paio  di  mesi  ed  erano  passati  gia 
7  giorni  dall'  ultimo  risveglio. 

A  questo  proposito  giova  ricordare  che  il  sonno  dei  mammiferi 
ibernanti  non  e  continuo,  come  quello  di  altri  animali  che  cadono 
in  letargo,  ma  interrotto  da  periodici  risvegli  durante  i  quali  essi 
emettono  V  urina  raccolta  in  vescica,  evacuano  I'alvo  ed  alcuni  fra 
essi,  non  tutti  pero,  consumano  i  cibi  accumulati  durante  la  bella 
stagione.  Percio  e  giustiflcata  la  precauzione  di  sorvegliare  il  me- 
mento di  questi  risvegli  per  non  cadere  nell'errore  di  esaminare  or- 
gani  di  animali  ibernanti  si,  ma  uccisi  in  un  periodo  di  veglia. 

A  questo  fine  posi  sul  fondo  delle  casse,  che  mi  servivano  come 
gabbie,  un  grosso  strato  di  trucioU  di  legno  e  di  paglia  sotto  il 
quale  i  ricci  rimasero  durante  tutto  il  tempo  delle  mie  osservazioni ; 
aggiunsi  un  recipiente  per  I'acqua  ed  uno  pel  cibo,  giacche  anche 
durante  il  sonno  lasciavo  accanto  agli  animali  il  cibo  consueto,  ij 
quale  mi  serviva  come  indice  di  un  possibile  risveglio  dell'animale 
sia  nel  giorno  come  nella  notte.  Per  questo  trovo  inutile  il  ripor- 
tare  le  singole  temperature  ambienti  osservate  e  notate ;  diro  sol- 
tanto che  non  vennero  varcati  quel  limiti  naturali  di  temperatura 
nei  quah  I'lbernazione  si  compie  (da  -|-  10°  a  ■]-  5»),  e  che  quindi 
sui  tessuti  non  venne  ad  agire  uno  stimolo  termico  determinato  da 
uno  squilibrio  di  temperatura. 

Come  dissi  erano  gia  passati  7  giorni  dall' ultimo  risveglio  quando 
sacrificai  gli  animali. 

Asportati  i  femori  ed  aperte  rapidamente  le  cavita  midollai'i 
con  tanaghette  ossivore,  misi  alcuni  pezzetti  di  midollo  in  diversi 
liquid!  fissatori,  quali  sublimato  (metodo  Denys),  liquido  di  Carney, 
di  F lemming  (soluzione  forte)  ed  alcool  assoluto.  Inclusi  i  pezzetti 
in  paraffina,  colorai  le  sezioni  con  allume  ed  eosina,  saffranina,  sat- 
franina  ed  acido  cromico  (metodo  G.  Martinotti),  la  quale  ultima 
colorazione  mi  diede  i  migliori  risultati. 

I  preparati  vennero  esaminati  cogli  obbiettivi  E.  Zeiss,  coll'ob- 
biettivo  ad  immersione  omogenea  '/^a  e  cogli  oculari  3  e  12  compen- 
sator! Zeiss. 

Con  questi  mezzi  e  facile  peter   riscontrare   nel   midollo   delle 


-  215  - 

ossa  alcune  figure  cariocinetiche  (osservando  con  obbiettivo  E  (Zeiss) 
se  ne  scorge  una  circa  in  ogni  campo  microscopico),  figure  benissimo 
evidenti  specialmente  nelle  sezioni  colorate  colla  saffranina  secondo 
il  metodo  Martinotti.  A  tutta  prima  non  e  facile  poter  dire  a  quali 
elementi  le  mitosi  appartengano,  tuttavia  ripetuti  e  diligenti  esami 
mostrano  clie  queste  si  trovano  in  maggior  numero  in  elementi 
aventi  i  caratteri  dei  globuli  sanguigni  rossi  e  nei  leucociti,  alcune 
rare  altresi  nelle  cellule  cosidette  midollari. 

Adunque  contrariamente  a  quanto  ha  affermato  I'Hansemann 
in  tesi  generale,  nel  midollo  osseo  degli  animali  ibernanti  si  ha  una 
moltiplicazione  cellulare  indipendentemente  da  qualsiasi  stimolo. 

Cio  si  verifica  in  misura  abbastanza  rilevante  se  si  tiene  conto 
che  negh  animali  ibernanti  il  metabolismo  generale  e  ridotto  a  pro- 
porzioni  minime  avendosi,  come  si  sa,  diminuzione  enorme  nel  nu- 
mero dei  battiti  cardiaci  e  dei  moti  respiratori,  ossidazione  limitata 
ed  astinenza  pressoche  assoluta  di  cibo  e  di  bevande.  Quindi  anche 
il  consumo  dei  corpuscoli  sanguigni  deve  essere  molto  ridotto,  ossia 
in  altre  parole,  lo  stimolo  flsiologico  deve  farsi  sentire  corrispon- 
dentemente  in  misura  molto  hmitata. 

Si  osservi  poi  che  il  midollo  osseo,  nascosto  entro  la  cavita  mi- 
dollare  e  assolutamente  al  coperto  da  qualsiasi  h-ritazione  esterna, 
invocata  dall'Hansemann  quale  momento  causale  necessario  per  la 
produzione  delle  mitosi. 


Bibliog'pafia 

(1)  HansemanD  —  Ueber  den  Einfluss  des  VX'jnterschlafes  auf  die  Zellteilung.  Verhandl.  d.  physiol. 

Ges.  in  Berlin.  Sitzung.  vom  28  Januar  1898  —  Archiv.  f.  Anal.  n.  PInjsiol.  —  Phi/s.  Abllieilung 
18 VS.  S.   ■262-3G3. 

(2)  Beretta  e  Baroncini  —  Ricerche  istolo^iche    suUe    modificazioni   degli   organi    nei    mammiferi 

ibernanti  —  Sistema  nervoso  centrale  —  Reni  —  Rifot  ma  Medica  n.  93-94.  Anno  XVI  — 
Cuore  —  Ibid.  n.   163-163,  Anno  XVI.  —  Capsule  surrenali  —  Ibid.  n.  7.  Anno  XVII. 

(3)  Ochotin  —  Congr^s  dts  la  Socidtd  des  mddecines  russes  1SS6. 

(4)  Sanfelice  —  Genesi  dei  corpuscoli  rossi  nel  midollo  delle  ossa  dei  vertebrati  —  BoU.  delta  So- 

cietd  dei  Natiiralisti  in  Napoli.  Anno  3.  fasc.  3.  1SS9. 

(5)  Marquis  —  Das  Knochenuiark  der  Amphibien  in  den  verschiedenen  Jahreszeiten  —  Dorpat.  1S93. 

pay.  38.  e  pag .  71 . 

(6)  Vedi  in  Sanfelice.  Loc.  cit.  pag.  16. 

(7)  Dubois  —  Physiologie  compar^e  de  la  Marinotte  —  Paris  1896. 


-   216  - 


ISTITCTO    ANATOMICO    DI    PADOVA    DIKETTO    DAL    PKOF.    D.    BERTELLI. 


DoTT.    ANTONIO    MENEGHETTl    e   Dott.   UGO   DALL'ACQUA 


Discesa  anomala  del  testicolo. 

(Con  tav.  IV). 


Kicevuta  il  23  Giugno  1902. 


fi  vietata  la  ri|ii'oiluzione. 

Fu  osservato  die  il  testicolo^  invece  di  percorrere  il  canale  in- 
guinale, passu  attraverso  a  quelle  femorale  ;  Forster  (')  raccolse  sei 
di  questi  casi,  Englisch  C^)  due.  II  testicolo  puo  scendere  al  davanti 
del  canale  femorale  anche  essendo  uscito  normalmente  dal  canale 
inguinale;  Chassaignac  (^)  riferisce  due  casi  nei  quali  una  difet- 
tosa  applicazione  di  cinto  erniario  aveva  prodotto  una  tale  ectopia. 
Questo  autore  ricorda  anche  d'aver  riscontrato  una  volta  che  il  te- 
sticolo era  venuto  a  situarsi  nella  regione  inguino-femorale  passando 
attraverso  alia  parete  anteriore  del  canale  inguinale. 

Zuckerkandl  (^)  descrisse  un  testicolo  atrofico  contenuto  in  un 
processo  vaginale  del  peritoneo  ancora  aperto  e  giacente  fra  il  mu- 
scolo  oblique  interne  e  I'obliquo  esterno  deH'addome. 

Gruber  (^)  in  un  individuo  di  diciotto  anni  trovo  che  11  testi- 
colo per  la  ristrettezza  dell'anello  inguinale  sottocutaneo  non  aveva 
potuto  uscire  dal  canale  ed  era  risalito  al  di  sopra  del  legaraento 
inguinale,  fra  I'aponevrosi  dell'obliquo  esterno  ed  il  muscolo  oblique 
interne. 

Norton  {^)  e  Salzmann  C)  videro  il  testicolo  situate  nella 
superficie  anteriore  dell'aponevrosi  deH'obliquo  esterno. 


(*)  Cfr.  Borgstede  Karl.   Veber  tinen  Fall  von  Lcislenltoden.  Diss.    Freiburg  iu  Baden   1S99. 

(*)  Englisch  J.  Veber  abnorme  Lagerung  des  Hodens  atisserhalb  der  Bauchhvle,  (Wiener  Kli- 
nili.  Heft  XI,  Wien,  1885). 

(')  Chassaignac.  Bullettin  de  la  Soei4te  de  chirurgie.  T.  Ill,  Paris  1853,  p.  166. 

(*)  Cfr.  Kocher  S.  Die  Kraiikheiten  der  mdnnlichen  Geschlectsorgane.  Stuttgart  1887  (Hand- 
buch  der  deutscheu  Chirurgie). 

(^)  Gruber  W.  Bin  Fall  von  rechtseitigen  Cryplorchie  mil  Lagerung  des  Tcslihels  und  seiner 
Anhdnge  zwischen  d^n  die  vordere  Wand  des  Canalis  inguinalis  bildenden  Muschelschichten.  (FiV- 
chow's  Archiv  Bd.  73.  S.  332j. 

(')  Norton.  Case  of  mal-descended  Testis,  going  in  front  of  the  caual  inguinal  (The.  Lanret. 
London  1870,  vol.  I,  4,  p.  :^iiO). 

(J)  V.  Kocher  S.  loc.  cit. 


-   217   - 

Lenliossek  (')  e  Jordan  (")  descrissero  due  casi  nei  quali  en- 
train bi  i  testicoli  occupavano  la  meta  sinistra  dello  scroto  ove  s'era- 
no  portati  passando  per  il  canale  inguinale,  sinistro. 

Inoltre  il  testicolo,  disceso  nello  scroto,  puo  per  cause  diverse 
ritornare  neU'addome.  Berchon  (^)  afferraa  essersi  cio  verificato 
iiel  salto,  Gintrac  {^)  in  altri  esercizi  ginnastici,  Salmuthius  (^) 
in  seguito  a  coito  troppo  violento.  Furono  anche  riferiti  due  casi, 
I'uno  da  Scarpa  C"),  I'altro  da  Eckardt  C)  nei  quali  il  testicolo  era 
dapprima  disceso  normalmente,  ma  poscia  era  rientrato  nei  ventre 
e  ridisceso  nei  canale  femorale. 

Godard,  Muller,  Le  Dentu,  Stocks  (^)  videro  .  che  il  testi- 
colo uscito  dall'anello  inguinale  sottocataneo  s'era  situate  nella  pie- 
ga  compresa  fra  scroto  e  coscia  (ectopia  scroto-femoralis). 

Di  ectopie  perineal!  Kocher  C^)  annovera  quaranta  casi  raccolti 
nella  letteratura ;  dopo  la  sua  puljblicazione  im  altro  caso  fu  comu- 
nicato  da  Pollard  C^). 

Neir  individuo  caduto  sotto  la  nostra  osservazione  il  viscere 
aveva  prcso  nella  discesa  un  cammino  del  tutto  nuovo. 

Si  ti'attava  di  un  uomo  di  quarant'anni,  di  costituzione  sche- 
letrica  norniaie,  di  mediocre  svihippo  muscolare,  dell'altezza  di  me- 
tri  1,70,  venuto  a  morte  in  seguito  a  pneumonite. 

L'aspetto  esteriore  della  regione  inguino-scrotale  del  due  lati 
non  mostrava  alcuna  differenza  dalla  norma.  Tolta  la  cute  e  la  fa- 
scia superficialo  venne  messa  alio  scoperto  I'aponevrosi  dell'obliquo 
esterno  die  in  ambedue  i  lati  presentava,  come  di  consueto,  una 
sottile  aponevrosi  d'  invoglio. 

A  sinistra  I'anello  inguinale  sottocutaneo  si  trovava  nella  sede 
normale  e  misurava  due  centimetri  in  altezza  ed  uno  in  larghezza. 

La  region(3  inguinale  di  destra  attiro  in  modo  particolare  la  no- 
stra attenzione,  non  soltanto  perche  nella  solita  sede  non  esisteva 
alcuna  traccia  d'anello  inguinale  sottocutaneo,  ma  anche  perche   si 


('i  Lenliossek  M.  Ectopia  testis  transversa  {Analoiaischer  Anzeiijer,  ISsa). 

(•)  Jordan  M.  Ein  Fall  von  einseiti;;en  Descensus  testiculorum  (Ectopia,  testis  t  ati->versa.  {Deut- 
sche laedicinische,   Woclienschrift,  13  August  18V5. 

(•'j  Berchon.  Coinptes  rendus  de  la  Sec.  bid    ISTb. 

(■*)  Gintrac.  Recue'l  de  mdd.   miUt.   1866. 

C*)  V.    Borgstede,  loc.  cit. 

(^)  Scarpa  A.  SuH'ernie,  memorie  anatomico-chirurgiohe.  Ed.  seconda    Pavia  1819. 

(')  Cfr.  Kocher  loc.  cit. 

(*)  Cfr.  Kocher  loc.  cit. 

(■')  Cfr.  Kocher  loc.  cit. 

(•")  Pollard  Bilton.  A  case  of  perineal  displacement  of  tiie  Testicle  2  ^^,  (The  Lancet,,  iS04, 
vol.  2,  n.  i'  (3608}  p.  70). 


-  218   - 

allontanava  dalla  noi'ina  la  morfologia  delle  altro  parti  che  costitui- 
scono  la  regione  inguinale. 

La  continuita  dell'  oponevrosi  dell'  oblique  esterno  cola  ove 
avrebbe  dovuto  trovarsi  I'anello  inguinale  sottocutaneo,  non  appa- 
riva  affatto  interrotta. 

In  cornspondenza  alia  meta  interna  del  solco  1'  aponevrosi  era 
ispessita  in  forma  di  tendine  robusto,  largo  circa  un  centimetre,  il 
quale  veniva  ad  inserirsi  sul  tubercolo  pubico.  Di  qui  la  maggior 
parte  deile  sue  fibre  si  gettavano  sul  pettine  del  pube  a  formare  il 
legamento  lacunare  (di  Gimbernat).  (Vedi  Tav.  IV). 

II  tendine  presentava  una  superficie  superiore  concava,  una  in- 
feriore  piuttosto  plana,  un  margine  anteriore  col  quale  stava  riu- 
nita  la  fascia  femorale,  uno  posteriore  col  quale  veniva  a  congiun- 
gersi  la  porzione  d'aponevrosi  dell'obliquo  esterno  situata  nella 
meta  interna  della  regione  inguinale.  Le  fibre  dell'aponevrosi  non 
si  potevano  seguire  piii  in  basso  del  margine  posteriore  del  ten- 
dine ;  esse  non  pj'endevano  parte  alia  costituzione  del  legamento 
lacunare. 

Le  fibre  del  tendine,  dope  essersi  inserite  al  tubercolo  pubico, 
non  si  gettavano  in  totalita  sul  pettine  a  formare  il  legamento  la- 
cunare ;  alcune  si  espandevano  sul  corpo  del  pube  riunendosi  col 
tendine  di  origine  del  lungo  adduttore  ;  altre  ancoi'a,  quelle  che  nor- 
malmente  contribuiscono  a  formare  il  legamento  riflesso  (di  Colles), 
si  dirigevano  bensi  in  alto  ed  in  dentro  come  di  consueto,  ma  assu- 
mevano  diversi  rapporti.  E  note  infatti  (')  che  a  formare  il  legamento 
ritlesso  prendono  parte  due  ordini  di  fibre :  le  -une  provengono  dal- 
I'aponevrosi  dell'obliquo  esterno  dell'altro  lato  ;  queste  dope  essersi 
incrociate  nella  hnea  mediana  si  cohocano  dorsalmente  al  pilastro 
superiore  dell'  anello  inguinale  sottocutaneo  e  formano  un  lembo 
aponevrotico  triangolare,  la  base  del  quale  riposa  sul  pube,  uno  dei 
lati  corrisponde  alia  linea  mediana,  ed  il  lato  esterno  attraversa  il 
fondo  deH'anello  inguinale  sottocutaneo.  Le  altre  derivano  da  quelle 
fibre  dell'aponevrosi  del  proprio  lato  che  formano  la  meta  interna 
del  legamento  inguinale  ;  esse  dal  tubercolo  pubico  si  riflettono  in 
dentro  ed  in  alto  e  al  di  dietro  del  pilastro  superiore  dell'  aneho 
inguinale  sottocutaneo  si  congiungono  colle  fibre  incrociate  dell'al- 
tro lato  rimanendo  tuttavia  in  un  piano  ventrale. 

Nel  caso  oggetto  del  nostro   studio  le  fibre   del    tendine,  al  di 


(')  Dall'Acijiia  U.  Morfologia  delle  ajjonevrosi  addoininali  daWnomo.  (Jl  PofAcUnico,  Vol.  VIII 
C,  I'JOl). 


-   219  - 

dietro  della  porzione  d'aponevrosi  nella  quale  avrebbe  dovuto  essere 
il  pilastro  superiore  dell'  anello  inguinale  sottooutaneo,  si  riunivano 
strettamente  a  quelle  incrociate  dell'aponevrosi  dell'altro  lato,  ma 
collocandosi  dorsalmente  anziche  ventralmente  ad  esse. 

Le  fihrae  intercolumnares  (le  quali  a  sinistra  erano  assai  poco 
sviluppate^  formavano  a  destra  un  nastro  flbroso  abbastanza  spesso 
il  quale  nasceva  dalla  spina  iliaca  anteriore  superiore  e,  seguendo 
il  solco  dell'inguine,  si  gettava  sull'aponevrosi  dell' oblique  esterno 
circa  a  meta  di  detto  solco.  Adunque  il  muscolo  oblique  esterno, 
privo  com' era  di  un  anello  inguinale  sottocutaneo,  con  un  tendine 
die  occupava  la  meta  interna  del  solco  inguinale  e  con  un  fascio  di 
fihrae  intercolumnares  bene  sviluppato  ricordava  assai  da  vicino  la 
morfologia  dell'obliquo  esterno  dei  roditori  C). 

II  funicolo  spermatico  perforava  la  parete  addominale  a  cm.  5.3 
dal  tubercolo  pubico,  sagittalmente ;  di  conseguenza  1' anello  sotto- 
cutaneo si  trovava  al  davanti  dell'anello  addominale.  (Vedi  Tav.  IV). 
II  prime  era  I'appresentato  da  una  stretta  apertura  deH'aponevrosi 
dell'obliquo  esterno,  situata  in  corrispondenza  del  solco  inguinale  e 
compresa  nell'angolo  die  il  fascio  delle  fihrae  intercolumnares  get- 
tandosi  sull'aponevrosi  dell'obliquo  esterno  formava  col  tendine  di 
questo  muscolo.  La  forma  dell' apertura  era  rotondeggiante ;  i  suoi 
margini  stavano  ad  immediato  contatto  del  funicolo.  Essendo  essa 
situata  profondamente,  nel  limite  tra  coscia  ed  addonie,  per  poterla 
bene  osservare  era  necessario  sospingere  moderatamente  la  parete 
addominale  dal  solco  inguinale  verso  I'alto. 

II  funicolo,  uscito  dalle  pareti  addominali,  decorreva  sulla  fac- 
cia  superiore  del  tendine  dell'obliquo  esterno  accoltovi  come  in  una 
doccia;  passava  al  davanti  del  tubercolo  pubico  e  scendeva  nello 
scroto. 

La  fascia  spermatica  era  molto  sottile:  la  tonaca  vaginale  co- 
mune  e  la  propria  non  presentavano  nulla  d'anorraale.  II  testicolo 
aveva  dimensioni  press'a  poco  uguali  a  quelle  dell'altro  lato. 

Abbassando  verso  la  coscia  un  lembo  dell'aponevrosi  dell'  obli- 
que esterno  si  metteva  in  evidenza  la  porzione  inguinale  dell'obli- 
quo interne.  Questa  nella  meta  interna  della  regione  possedeva  un'a- 
ponevrosi  caudale  di  mediocre  spessezza  che,  come  di  norma,  si  tro- 
vava in  rapporto  verso  I'alto  col  corpo  muscolare,  all' interne  col- 
I'aponevrosi  d' inserzione,  all' esterno  colla  porzione  tendinea  del 
muscolo  che    s'  inserisce   alia   spina   iliaca   anteriore  superiore  ;    in 

(')  Cfr.  DaH'Acqua  U.  —  loc.  cU. 


-   220  - 

basso,  dopo  essere  passata  dorsalmente  al  margine  posteriore  del 
tendine  deil'obliquo  esterno,  arrivava  fino  ai  vasi  femorali  prenden- 
do  parte  alia  costituzione  della  loro  guaina,  aH'interno  di  essi  s'in- 
seriva  sul  pettine  del  pube  intrecciando  le  proprie  fibre  con  quelle 
pettinee  del  tendine  deil'obliquo  esterno.  L'aponevrosi  deil'obliquo 
interne  offriva  poi  una  particolarita  molto  rara  ad  incontrarsi,  essa 
cioe  era  riunita  piuttosto  tenaceinente  colla  corrispondente  porzione 
deiraponevrosi  deil'obliquo  esterno  in  modo  die  distaccare  I'una 
dall'altra  riusciva  assai  difficile.  Le  fibre  muscolari  piii  basse  dei- 
l'obliquo interne  in  vicinanza  del  confine  fra  corpo  muscolare  ed 
aponevrosi  caudale  venivano  perforate  dagli  elementi  del  funicolo  al 
quale  mandavano  un  fascio  cremasterico. 

L'anello  inguinale  addominale,  la  fascia  trasversale  ed  il  mu- 
scolo  trasverso  furono  studiati  dall' interne,  tolto  il  peritoneo. 

L'anello  aveva  forma  ovale,  il  diametro  verticale  era  di  11  mm. 
il  trasversale  di  5  mm.,  1'  estremita  superiore  arrivava  fino  alle  fi- 
bre muscolari  piii  basse  del  trasverso,  le  quail  inviavano  al  funicolo 
un  esile  fascio  cremasterico;  1' estremita  inferiore  riposava  sul  na- 
strino  ileopubico  (Thomson).  Quest' ultima  estremita  giaceva  3  mm. 
al  disopra  del  legamento  inguinale,  piu  in  basso  quindi  di  quanto, 
secondo  gli  Autori,  comunemente  si  trova. 

L'aponevrosi  caudale  del  trasverso  era  separabile  cosi  dall' apo- 
nevrosi caudale  deil'obliquo  interne  come  dalla  fascia  trasversale; 
il  nastrino  ileo-pubico  (che  come  e  noto  fa  parte  dell' aponevrosi 
caudale  del  trasverso)  terminava  al  tubercolo  pubico. 

II  legamentum  inter foveolare  era  chiararaente  riconoscibile  come 
dipendenza  della  linea  semicircolare  (Douglas). 

L'Lilteriore  decorso  degli  elementi  del  funicolo  aeH'interao  del- 
r  addome  appariva  completamente  normale. 


NOTIZIE 


Ai  7  del  Luglio  u.  s.  cessava  di  vivere  in  Bologna  il  Prof.  Cesare  Ta- 
HUKFi  che  tenne  la  cattedra  di  Anat.  Patol.  in  queirAteneo  fino  all'anno  1894. 

La  opercsita  scientifica  di  lui,  testimoniata  dalle  molte  ed  importanti 
raemorie  pubblicate,  si  svolse  specialmente  nel  campo  della  Teraiolo(/ia,  della 
quale  disciplina  dettava  ultima  una  Storia  cospicua  per  mole  ed    erudiziono. 


09]      _ 


UNIONS    ZOOLOGICA    ITALIANA 


A  VV  I  S  0  . 

Si  pregano  caldamente  i  signori  Saeii  che  non  hanno  ancora  versata  la 
quota  sociale  del  corrente  anno  1901  di  volersi  mettere  subito  in  regola  con 
la  cassa  (a  norma  dell'art.  4  dello  Statuto)  inviandola  {per  cartolina  vaglia) 
al  Segretario-Cassiere 

Napoli  27  marzo  1902 

Prof.  Fr.  Sav.  Monticelli 
Istituto  Zoologico,  R.  Universita  di  Napoli. 


III.  AssciiiWea  orMnaria  e  Cohtceuo  Zoologico  Naziouale  in  Roiiia. 

Egregio  Collega, 

Come  fu  deliberato  nella  seconda  asserablea  dell'Unione  Zoologica  italiana 
tenutasi  in  Napoli  nell'aprile  del  1901,  si  terr^  quest'  anno  in  Roma  la  terza 
assemblea  ordinaria  e  Convegno  Zoologico  nazionale  nel  prossimo  aatunno. 

II  Comitato  ordinatore  del  Convegno,  invita  pertanto  ad  intervenire  a 
qaesta  assemblea  e  Convegno  a  aome  della  Presidenza  dell'U.  Z.  I.,  non  solo 
i  soci,  ma  ancora  le  altre  Societa  italiane  di  Zoologia  e  di  tutte  le  discipline 
affini  e  quanti  in  Italia  si  interessano  agli  studii  di  biologia.  E  saranno  an- 
cora ospiti  graditi  tutti  quegli  stranieri  che  volessero  onorare  della  loro  pre- 
senza  queste  adunanze  della  nostra  Unione  (1). 

II  Comitato  prega  tutti  coloro  che  intendono  intervenire  al  Convegno 
Zoologico  di  Roma  di  inviare  la  loro  adesione,  non  oltre  il    I"  ottobre   1902. 

I  socii  dell'U.  Z.  I.,  che  vorranno  prender  parte  al  Convegno  dovranno 
far  pervenire  al  Segretario  del  Comitato  ordinatore,  dott.  Felice  Supino  {Isti- 
tiito  di  Anatomia  comparata,  Via  Agostino  Depretis,  Roma),  L.  2  mediants  car- 
tolina vaglia.  Essi  riceveranuo,  nel  prossimo  ottobre,  una  tessera  d'iscrizione  e 
le  carte  di  riconoscimento  per  usufruire  dei  ribassi  sulle  ferrovie  e  sui  pi- 
roscafi. 

Gli  estranei  all'Unione  godranno  degli  stessi  vantaggi  dei  Socii.  La  loro 
quota  di  adesione  e  fissata  pero  in  L.  5. 

La  tessera  d'iscrizione  da  diritto  a  tutti  gli  aderenti  a  ritirare  dalla  Se- 
greteria  del  Convegno  in  Roma  la  tessera-programma,  il  distintivo  del  Con- 
vegno e  quanto  altro  a  questo  si  riferisce  onde  poter  godere  dei  vantaggi 
ferroviari  (2). 

L'iscrizione  potra  pure  ottenersi  direttamente  nell'uffif^io  di  Segreteria  in 
Roma  ;  in  tal  caso  non  si  ha  diritto  a  riduzioni  sul  prezzo  del  viaggio. 

II  programma  del  convegno  e  stdbilito  come  segue: 

Giovedi  30  Ottobre         —  Riunione  dell'uflScio  di  Presidenza  e  del  Comitato 

ordinatore. 
Venerdi  31  Ottobre         —  Ore  ant.  -  Seduta  inaugurale. 

Ore  pom.  -  Seduta  scientifica. 

(1)  Perch6  al  Couvegno  jiotessero  prender  parte  tutti  i  Soci,  il  Comitato  promotore,  tenuto  couto 
dell'epoca  di  questo.  ha  fatto  praliche  presso  il  Miuistero  perch^  conceda  speciale  permesso  di  in'er- 
■veoirvi  ai  rrot'essori  delle  scuole  secondarie. 

(2)  Agli  aderenti  al  Convegno  Zoologico,  niuaitl  della  tessera  personale  e  delle  carte  di  ricon<j- 
scimento  rilasciate  djl  Comitato,  le  Societa  delle  ferrovie  Adriatiche,  Mediterranee,  Sicule  e  Venete 
concedono  per  un  periodo  di  tempo  dal  25  ottobre  al  10  novembre  il  ribasso  consueto  del  30  al  50  *[|j 
secondo  il  percorso;  la  Societal  delle  Ferrovie  Sarde  il  30*[Q;Ia  Navigazione  jrenerale  italiana  il  50 '[, 
sempre  che  il  viaggio  si  compia  nel  tempo  indicato  sulla  carta  di  riconoscimento  e  secondo  le  nornie 
stanipate  a  tergo  della  iiiedesinia. 


_     ooo     _ 


Sabato   1  Novembre 
Domenica  2  Novembre 
Lunedi  3  Novembre 


Ore  ant.  -  Seduta  scientitica. 
Gita  ai  Castelli  Romani. 

Ore  ant.  -  Seduta  scieutifica  per  le  dimostrazioni. 
»      pom.  -  Seduta  amministrativa  (elezione   delle 

cariche  sociali),  e  cliiusura  del  Convegno. 
Alia  s?era  Banchetto  sociale. 


Gli  aderenti  al  convegno  che  intendono  di  fare  delle  comunicazioni  scien- 
tifiche,  dimostrazioni  di  preparati,  ecc,  sono  vivamente  pregati  di  darne  no- 
tizia  possibilm.ente,  nella  prima  qtiindicina  di  Ottobre,  con  iettera,  al  Segre- 
tario  dell'Unione  prof.  Fr.  Sav.  Monticelli  (Istituto  Zoologico,  R.  University 
Napoli). 

IL  COMITATO  OEDINATOEE 

F.  Todarp  Presidente,  B.  Grassi,  L.  Luciani,  R.  Pirotta,  R.  Versari,  D.  Vin- 
ciguerra,  M.  Cermenati,  M.  Lanzi,  F.  Supino  Segretario. 


CosiMO  Chbrubini,  Amministratore-responsabile. 


Milano  -  Via  Gr.  Revere,  S  -  ivnilano 
UNICA  FABBRICA  NAZIONALE 

DI  MICROSCOPI  ED  ACCESSORI 

DITTA    FOIINITRICE 

di  tutti  i  Gabinetti  UiuTersitari  del  Regno 
MICROSCOPIO  GRANDE  MODELLO 

con  cremagliera,  apparato  Abbe,  diaframma 
ad  iride,  tavolino  in  ebanite,  revolver,  due 
obbiettivi  a  secco  3e  7*,  unoad  immersione 
omogenea  Via"'  ^^^  oculari  2  e  4;  il  tutto- 
posto  in  elegante  armadietto  in  mogano 
L.  400 
{ingrandiinenti  fino  a  1000  diametri) 

Ndovo  oljlieltivo  Vis-  Seiniapcroiualico 

IMMESSIONE  OMOGENEA 
Obbiettivo  raccomandato  per  la  grande  po* 
tenza  e  per  la  sua  duiata  (Vedi  Zeit- 
schrift  fiXr  wissenachaft.  Microscopie  del 
12  settembre  lb94,  Band  XI,  Heft  2) 
L.  200  coi  due  oculari  compensatori 
4  ed  8. 


CATALOGO  GENERALE  GRATIS 

a  seraplice  richiesta 

Pagamenti  rateali  mensili 
pei  Sigg-   Ufficiali  .sanitari  comunalL 


Firenze,  1902.  —  Tip.  L.  Niccolai ,  Via  Faenza,4J. 


MonitoFe  Zoologieo  Italiano 

(Pubblicazioni  Italiane  di  Zoologia,  Anatomia,  Embriologia) 

Organo  ufficiale  deila  Unione  Zoologica  italiana 

DIKKTTO 

DAI  DOTTORI 
GIULIO  GHIARUGI  EUGENIC  nCALBI 

Prof,   di   Anatomia   iniiana  Prof",  di  Anatomia  comp.  e  Zoologia 

Del  R.  Istituto  di  Studi  Super,  in  Firenze  nella  R.  Univei-sita  di  Padova 

TJfficio  di  Direzione  ed  Amministrazione:  Istituto  Anatomico,  Firenze^ 

12  numeri  aH'auiio  —  Abbuonamento  annuo  L.  15. 


XIII  Anno        Firenze,  Settembre  190S  N.  &• 


SOMMARIO:  Biblikgrafja.  Pag.  223-226. 

CoMUNiCAZiONi  ORiGiNALi:  Orru  jE.,  Sullo  sviluppo  della  milza.  (Con  tav.  V.:^). 

—  Beretta  A..,  Dell'influenza  deH'accumulo  dell'adipe  sulla  determina- 
zione  e  sul  decorso  del  sonno  invernale  nei  mammiferi  ibernanti.  —  I>al- 
1'A.cqua  U.    e    Meneghetti  A..,    Sulle  arterie  della  f'accia  neH'uoino. 

—  Ceccherelli  G-.,  Sulle  piastre  motrici  e  suile  fibrille  ultraterminali 
nei  muscoli  della  lingua  di  Eana  esculenta.  —  Pag.  227-247. 

Unione  Zoologica  Italiana.  —  Pag.  247-248. 


Avvertenza 

Delle  Comunicazioni  Originali  che  si  pubblicano  nei  Monitore 
Zoologico  Italiano  e  vietata  la  riproduzione. 

BIBLIOGRAFIA 

Si  dh  notizia  soltanto  dei  lavori  jpubblicati  in  Italia. 


I.  Seritti  general!  di  Zoologia  e  di  Anatomia. 

Cameran.  L.  —  Lo  studio  quautitativo  degli  organismi  e  gli  indici  di  varia- 

bilita,  di  variazione,  di  frequenza,  di  deviazione  e  di  isolamento.  —  Boll. 

Musei  zool.  ed  anat.  comp.  Univ.  Tomio,  Vol.  16,  N.  405,  pp.  14.  Torino  1901^ 
Camerano  L.  —  Lo  studio  quantitativo    degli   organismi  e  gli  indici  di  man- 

canza,  di  correlazione  e  di  asirametria.  —  Boll.  Musei  zool.  ed  anat.  comp.. 

Univ.  Torino,   Vol.  16,  N.  406,  pp.  5.  Torino  1901. 
Camerano  L.  —  Studio  quantitativo  statistico    degli    organismi.    Tabelle    pel 

calcolo  degli  indici  di  deviazione.  —  Boll.  Musei  zool.  ed  anat.  comp.  Univ.. 

Torino,   Vol.  16,  N.  413,  pp.  6.  Torino  1901. 


-   224   - 

Capobianco  F.  —  Tj'autodifesa  dell'organisruo.  —  Incurabili,  An.  11^  Fasc.  11- 

12,  pp.  321-346.  Napoli  1902. 
Doria  G.  e  Gestro  R.  —  ■  Annali  del  Museo  Civico  di  Storia  Naturale   di    Ge- 
neva.   Indies  generale   sisteraatico    delle   due    prime    serie    (Vol.    I,    1H70 

a  XL,  1901).  —  Genova,  tip.  Sordomuti,  pp.  48,  1901. 
Emery  C.  —  La  zoologia  secondo  il  nuovo  regolainento  delle  Facolta  di  Scienze. 

—  Atti  Accad.  Lincei  (Rendtc),  CI.  Sc.  fis.,  matem.  e  not.,  A71.  299,   S.   5, 

Vol.  11,  Fasc.  12,  1"  Sem.,  pp.  503-504.  Roma  1902. 
Feoizia  C.  —  Un  caso  di  simbiosi    utilitaria    reciproca.  —  Boll.    Naturalista, 

An.  22,  N.  5,  pp.  55-58.  Siena  1902. 
Grassi  B.  —  Studi  di  uno  Zoologo  sulla  malaria.    Seconda    edizione    notevol- 

mente  accresciuta,  con  21  tig.  e  8  tav.  —   Vedi  M.  Z.,  XllI,  6,  125. 
Mariani  F.  e  Figari  F.  —  Nota    preventiva    sul    trapianto    degli    organi.  — 

Boll.  Accad.  med.  Genova,  An.  11,  N.  3,  pp.  131-134.  Genova  1902. 
Ottolenghi  D.  —  Ricerche  sperimentali  sul  trapianto  della  ghiandola  salivare 

sottomascellare.  Con  tig.  —  Giorn.  Accad.  Medicina  Torino,  An.  65,  N.  3, 

pp.  178-188.  Torino  1902. 
Pezzolini  P.  —  Sugli  innesti  cutanei  alia  Krause.  Contributo  alio  studio  del- 

I'autonoraia  vitale  dei  tessuti.  Con  tav.  X^^.  —  Arch.    Sc.    med.,    Vol.   26, 

Fasc.  3,  pp.  319-333.  Torino  1902. 
Volterra  V.  —  Sui  tentativi  di  applicazione  delle    Matematiche    alle    Scienze 

biologiche  e  sociali.  —  Roma,  tip.  fratelli  Pallotta,  pp.  26,  1901. 

II.  Evoluzionismo  biologico.  Filogenia. 

Moclii  A.  —  La  legge  di  Goethe.  —  Arch.  Antropol.  et  Etnol.,  Vol.  32,  Fasc.  1, 
pp.  176-183.  Firenze  1902. 

III.  Ontogenia  (Embriogenia.  Organogenia). 

Addario  C.  —  Sulla  matrice  del  vitreo  nell'occhio  umano  e  degli  animali.  — 
Vedi  M.  Z.,  XIII,  7,  167. 

Addario  C.  —  Sulla  struttura  del  vitreo  embrionale  e  de'neonati,  sulla  ma- 
trice del  vitreo  e  suU'origine  della  zonula.  Con  9  tav.  —  Annali  Ottalmologia, 
An.  30  (1901),  Fasc.  10-11,  pp.  721-739 ;  An.  31  (1902),  Fasc.  3,  4  e  5, 
pp.  141-154  e  Fasc.  6-7,  pp.  281-322.  Pavia  1901  e  1902. 

Ariola  V.  —  La  natura  della  partenogenesi  neWArbacia  pustulosa.  Con  tav.  IX. 

—  Boll.  Musei  Zool.  e  Anat.  compar.  Univ.  Genova,  N.  Ill  (1901),  pp.  12, 
Genova. 

Coggi  A.  —  Nuove  ricerche  sullo  sviluppo  delle  ampolle  di  Lorenzini.  Nota  I. 

—  Atti  Accad.  Lincei  (Rendic.),  CI.  Sc.  fis.,  matem.  e  nat..  An.   299,  S.  5, 
Vol.  11,  Fasc.  7,  P  Sem.,  pp.  289-297.  Roma  1902. 

Coggi  A.  —  Nuove  ricerche  sullo  sviluppo  delle  ampolle  di  Lorenzini.  Nota  II. 

—  Atti  Accad.  Lincei  (Rendic),  Cl.  Sc.  fis.,  matem.  e  nat..   An.   299,  S.  5, 
Vol.  11,  Fasc.  8,  1"  Sem.,  pp.  338-340.  Roma  1.902. 

Cristalli  G.  —  Contributo  alia  istogenesi  del  corpo  luteo.    Con    tav.  —  Arch. 

Ostetricia  e  Ginecol.,  An.  9,  N.  5,  pp.  272-288.  Napoli   1902.  Vedi  anche  : 

Giorn.  Associaz.  Napolet.    Medici  e  Natural.,  An.  12,  Punt.    1,  pp.    14-32. 

Napoli  1902. 
Cutore  G.  —  Di  un  embrione  di  polio  con  amnios   insufficientemente    svilup- 

pato  ed  estremo  cefalico  normale.  Con  2  figg.  —  Monit.  zool.  ital.,  An.  13, 

N.  4,  pp.  88-90.  Firenze  1902. 


-  225  - 

Dorello  P.  —  Osservazioni  sopra  lo  sviluppo  del  corpo  calloso  e  sui  rapporti 

che  esso  assume  colle  varie  formazioni  dell'arco    raarginale    nel   cervello 

del  maiale  e  di  altri  Mammiferi.  —  Atti  Accad.   Lincei   (Rendic),  CI.  Sc. 

fis.,  matem.  e  nat.,  An.  299,  S.  5,   Vol.  11,  Fasc.   2,   2'^    Sem.,  pp.   58-63. 

Roma  1902: 
Favaro  Gr,  —  Cenni  anatomo-embriologici  intorno    al    Musculus  retractor  ar- 

cuum    branchialium   doraalis   nei  Teleostei.  —  Monit.  zcol.   ital.,    An.    13, 

N.  5,  pp.  119-124.  Firenze  1902. 
Ferroni  E.  —  Note  embriologiche  ed  anatoraiche  sull'utero  fetale.    Con    tav. 

—  Annali  Ostetricia  e  Ginecol. ,  An.  24,  N.  6,  pp.  631-684,  e  N.  8,  pp.  801- 

869.  Milano  1902.  (Gontinua). 
Flechsig  P.  —  Ueber  die  Eatwickelungsgescbichtliclie  (myelogenetische)  Fla- 

chengliederung  der  Grosshirnrinde  des  Menscben.  —   Vedi  M.   Z.,  XIII, 

1,  166. 
Ganfini  C.  —  Struttara  e  sviluppo  delle  cellule  interstiziali  del  testicolo.  Con 

tav.  XV-XVIII.  —  Arch.  ital.  Anat.  e  Emhriol.,  Vol.  1,  Fasc.  2,  pp.   233- 

294.  Firenze  1902. 
Giglic-Tos  E.  —  Sugli  organi  brancbiali    e   laterali    di    senso    nell'  uomo  nei 

primordi  del  suo  sviluppo.  Con  4  figg.  —  Monit.  zool.  ital.,  An.  13,  N.  5, 

pp.  105-119.  Firenze  1902. 
Levi  Or.  —  SuUo  sviluppo  del  pronefros  degli  anfibi.  —    Rendic.  Accad.  med.- 

fis.  Fiorentina,  Seduta  10  giugno  1902,  in  :  Sperimentale  (Arch.  Biol.  norm. 

e  patoL),  An.  56,  Fasc.  4,  pp.  586-588.  Firenze  1902. 
Mazzarotto  G.  —  Una  vera  superfetazione.  —  Gazzetta  Ospedali,  An.  23,  N.  54, 

2}p.  535-537.  Milano  1902. 
Mirto  D.  —  La  mielinizzazione  del  nervo  ottico  come  segno  di  vita  extraute- 

rina  protratta  nei  neonati  prematuri  ed  a  termine.    Con    tav.    —  Pisani, 

Vol.  23,  Fasc.l,  pp.  5-31.  Palermo  1902. 
Oiiandi  S.  —  Contribuzione  alio  studio  della  struttura  e  dello  sviluppo  della 

glandula  uropigetica  degli  uccelli.  Con  tav.  II.  —  BoU.  Musei  Zool.  e  Anat. 

compar.  Univ.  Genova,  N.  114  (1902),  pp.  11.  Genova  1902. 
Rossi  XJ.  —  Sopra  i  lobi  laterali  della  ipofisi.  Parte  la  —  Pesci  (Selaci).  Con 

tav.  XXI-XXV.  —  Arch.  ital.  Anat.  e  Emhriol,    Vol.  1,  Fasc.  2,  pp.   362- 

391.  Firenze  1902. 
Roster.  —  Note  sulla  vita  e  sulla  vitalita  dei  nemaspermi.  Con  tav.  —  Boll. 

Soc.  toscana  Ostetr.  e  Ginecol.,  An.  1,  N.  4,  pp.  61-67.  Firenze  1902. 
Salvi  G.  —  L'origine  ed  il  significato  delle  fossette  laterali  dell'  ipofisi  e  delle 
cavity  premandibolari  negli  embrioni  di  alcuni  Sauri.  Con  tav.  XIII-XIV 

e  10  figure   nel  testo.  —    Arch.   ital.    Anat.   e   Emhriol.,    Vol.  1,  Fasc.   2, 

pp.  197-  232.  Firenze  1902. 
Sterzi  G.  —  Rechercbes  sur  I'anatomie  comparee  et  sur  I'ontogenese  des  me- 
ninges. Resume  de  I'A.  —  Arch.  ital.  Biologie,  Tome  37,  Fasc.  2,  pp.  257- 

269.  Turin  1902. 

IV.  Istologia. 

Beretta  A.  —  La  raoltiplicazione  cellulare  nel  midollo  delle  ossa  del  riccio 
durante  I'ibernazione.  —  Monit.  zool.  ital,  An.  13,  N.  8,  pp.  212-215.  Fi- 
renze 1902. 

Ceni  C.  e  Pastrovich  G.  —  Adaptation  de  la  cellule  nerveuse  k  I'byperacti- 
vite  lonctionnelle.  Resume  des  Auteurs.  —  Arch,  ital  Biologie,  Tome  37, 
Fasc.  2,  pp.  298-302  Turin  1902. 


-  226  -  >' 

"u  ^ 

Donaggio.  —  Suf^li  apparati  fibrillari  endocellulari   di    conduzipne    nei    centri 

nervosi  dei  vertebrati   superiori.  —  Rendic.  XI  Congresso,.  Soc.    Freniatr. 

ital,  in:  Riv.  sperim.  Freniatria,   Vol.  28,    Fasc.   1,  pp.   108-109.    Reggio- 

Emilia  1902.  ,     •■ 

Foa  C.  —  Ricerche  fisico-chimiche  sul  sangue  normale.  —  Gioim.  Ar.cad.  Me- 

dicina  Torino,  An.  05,  N.  4-5,  pp.  251-258.  Torino  1902. 
Grandis  V.  e  Copello  0.  —    Studi    sulla   composizione    chimica    delle    ceneri 

della  cartilagine  in  relazione  col  processo    di    ossificazione.  —  Arch.   Sc, 

med.,   Vol.  26,  Fasc.  2,  pp.  175-183.  Torino  1902. 
Livini  F.  —  A  proposito  di  una    classiQcazione    delle    ghiandole.    Replica    al 

Prof.  G.  Paladino.  —  Monit.  zool.  ital,  An.  18,  N.  6,  pp.  129-136.  Firenze 

1902. 
Mauca  Gr.  e  Catterina  G.  —  Intorno  al  coraportamento   della    resistenza  dei 

globuli  rossi  nucleati  del  sangue  conservato  a  lungo  fuori  dell'organismo. 

—  Atti  Mit.  veneto  Sc,  Lett,  ed  Arti,  An.  accad.  1901-1902,  Tamo  61  (S.  8, 

T.  4),  Disp.  3,  pp.  203-219.   Venezia  1902. 
Molon  C.  e  Gasparini  G.  —  Ricerche  fisico-chimiche  del  sangue  nel  digiuno. 

Resistenza  delle   einazie    —    crioscopia    —    conducibiliti    elettrica.    Nota 

prev.  —  Gazz.  Ospedali,  An.  23,  N.  45,  p.  439.  Milano  1902. 
Negri  A.  —  Osservazioni  sulla  sostanza  colorabile    col    rosso    neutrale    nelle 

emazie  dei  vertebrati:  nota  riassunt.  —  Rendic.  Istit.  lomb.    S^.    e    Lett., 

S.  2,  Vol.  35,  Fasc.  10,  pp.  445-448.  Milano  1902. 
Paladino  G.  —  In  difesa  della    nuova    classificazione    delle   glandole    da    me 

proposta.  Osservazioni  alle  considerazioni  del  dott.  F.  Livini.    —    Monit. 

zool.  ital,  A7i.  13,  N.  4,  pp.  79-83.  Firenze  1902. 
Paladino  G.  —  A  proposito  di  una  classificazione    delle    ghiandole.    Risposta 

alia  Replica  del  dott.  Livini.  —  Monit.  zool.  ital,  An.  13,  N.  7,  pp.   190- 

195.  Firenze  1902. 
Perroncito  A    —  Studi  ulteriori  sulla  terminazione  dei  nervi  nei    muscoli    a 

fibre  striate.  —  Rendic.  Istit.  lomb.  Sc.  e  Lett.,  S.    2,    Vol.   35,    Fasc.  16, 

pp.  677-685.  Milano  1902. 
Tanzi  E.  —  SuU'atrofia  secondaria  indiretta  degli  elementi  nervosi  :  Ricerche 

sperimentali  ed  un' osservazione  di  anoftalmia  congenita  in  un  cane.  Con 

fig.  —  Riv.  Patol.  nervosa  e  meat.,  Vol.  7,  Fasc.  8,  pp.  337-360.  Firenze  1902. 
Tridondani  E.  —  II  peso  specifico  del  sangue  inaterno  e  suoi   rapporti    collo 

sviluppo  e  col  sesso  del  feto.  —  Annali  Ostetricia  e  Ginecol.,  An.  24,  N.  5, 

pp.  485-522.  Milano  1902. 

V.  Tecnica. 

Andres  A.  —  Di  un  nuovo  istrumento  misuratore  per  la  somatometria  (so- 
raatometro  a  compasso).  Con  4  tav.  —  Rendic.  Istit.  lomb.  Sc.  e  Lett,  S.  2, 
Vol  35,  Fasc.  12,  pp.  529-533.  Milano  1902. 

Cao  G.  —  II  valore  numerico  dell'uomo  :  Nuovo  metodo  per  valutare  lo  svi- 
luppo fisico.  —   Vedi  M.  Z.,  XIII,  7,  165. 

Fenizia  C.  —  Note  di  tecnica  microscopica.  —  Riv.  ital.  Sc.  nat..  An.  22, 
N.  1-2,  pp.  14-18.  Siena  1902. 

Mariani  A.  e  Prati  G.  —  Nuovo  goniometro  per  misurare  I'angolo  facciale, 
il  prognatismo  e  tutti  gli  altri  elementi  del  triangolo  facciale.  Con  figg. 
—   Vedi  M.  Z.,  XIII,  7,  170. 

Viola  G.  —  Descrizione  di  una  tecnica  antropometrica  ad  uso  clinico.  Con 
figg.  —  Morgagnl  An.  44,  Parte  I,  N.  5,  pp.  261-299.  Milano  1902. 


-  227    - 


ISTITUTO  ANATOMICO   DELLA   R.    UNIVERSITA    ol  CAGLIARI   DIRETTO   DAL  PROF.     LKGGE    FRANCESCO. 


DOTT.    OERU    EPISIO 

SETTORE 


Sullo  sviluppo  della  milza. 

(Con  tav.  V.a) 


Ricevuta  il  17  maggio  1902. 


fi  vietata  la  riproduzione. 

A  complemento,  quasi,  del  miei  precedenti  lavori,  ho  voluto  m- 
traprendere  lo  studio  sullo  sviluppo  della  milza.  Sebbene  il  mate- 
riale  ch'  io  disponga  sia  limitato  ad  una  sola  specie,  al  Gongylus 
ocellahis,  non  essendomi  state  possibile  procararmene  altro,  tutta- 
via,  io  non  credo  privo  d'  importanza  il  presente  lavoro,  in  quanto 
puo  permettermi  numerose  osservazioni,  avendo  arricchito  la  mia 
collezione  con  sezioni  di  nuovi  embrioni,  ed  anche  perche,  nei  ret- 
tili,  lo  sviluppo  della  milza  venne  meno  studiato  die  in  altre 
specie. 

Numerosissimi  autori  si  occuparono  dello  studio  dello  sviluppo 
della  milza  nelle  diverse  specie,  ma  ben  disparate  sono  le  conclu- 
sioni  cui  arrivarono. 

Cosi  Peremeschko,  nei  mammiferi,  ritiene  die  si  sviluppi  dal 
mesogastrio,  Pliisalix  nei  Selacei  dal  mesenterio  duodenale,  G-ray 
negli  uccelli  dal  mesenterio  duodenale,  Arnold  e  Bisclioff  da  un 
blastema  derivato  dalla  parete  intestinale  e  comune  al  pancreas  ed 
alia  milza. 

II  Toldt  osservo,  che  la  milza  si  sviluppava  dall'epitelio  del 
celoma.  II  Laguesse,  nei  Teleostei  e  nei  Selacei,  die  il  tessuto 
splenico  e  in  origine  un  ispessimento  del  inesencliima  in  connessione 
colla  vena  sotto-intestinale.  Maurer  invece  ritiene,  die  la  milza  si 
sviluppi  dall'entoderma  e  cosi  pure  Kupffer,  per  mezzo  delle  sue 
osservazioni  fatte  sullo  Storione  e  sul  Ammocoetes.  Anche  Retterer 
ritiene  la  milza  d'origine  entodermica. 

II  Laguesse  in  un  lavoro  posteriore,  pure  riconfermando  le 
sue  osservazioni  fatte  sui  pesci,  chiede  se  v'  ha,  tra  I'opinione  di 
Maurer,  Kupffer  e  la  sua,  una  si  profonda  differenza.  La  genesi 
mesodermica   o   mesenchimatosa   d'  un   organo  non  e  che  un  pro- 


-   228   - 

cesso  derivato  dalla  genesi  entodermica,  perche  mesoderma  e  me- 
senchima  non  sono  che  dei  prodotti  deU'entoderraa.  Egli  conchiude 
percio  volentieri  appoggiandosi  sul  lavoro  del  prof.  Kupffer,  come 
sill  suo,  che  nei  pesci  la  milza  deriva  indirettamente  deU'entoderma, 
sia  per  1'  intermediario  dell'  epitelio  del  celoma  e  del  mef^enchima 
(il  mesoderma  degli  autori  essendo  uii  esempio  di  formazione  ento- 
dermica secondaria  e  non  avendo  il  valore  di  foglietto),  sia,  in  as- 
senza  d'una  quantita  notevole  di  mesenchima  e  nel  caso  di  svi- 
luppo  rapido,  per  1'  intermediario  della  gemma  pancreatica. 

Lo  lanosik,  in  tutti  gli  animali  da  lui  esaminati,  contraria- 
mente  a  cio  che  osservo  Kupffer,  non  trovo  alcuna  dipendenza  della 
milza  dalla  gemma  pancreatica,  ma  non  e  neanche  d'  accordo  con 
Laguesse,  perche,  secondo  lui,  bisogna  fare  una  differenza  tra  I'ori- 
gine  del  tessuto  mesenchimatoso  e  quella  del  tessuto  che  nasce  di- 
rettamente  dall'  epiteho  mesodermico  o  mesoteUo,  quantunque  sia 
vero  che  il  mesotelio  dia  origine  alle  cellule  del  mesenchima,  solo, 
le  cellule  hanno  cambiato  di  gia  il  loro  carattere,  perche  alcuna 
d'  esse  non  puo  produrre,  in  suo  luogo,  una  cellula  mesoteliale,  che 
ha  conservato  il  suo  carattere  epiteliale.  Se  noi  diciamo  che  una 
formazione  ha  preso  la  sua  origine  a  spese  del  mesenchima,  o  del 
mesotelio,  noi  esprimiamo  due  cose  differenti.  Egli  trovo,  che  il  me- 
soteUo adiacente  comincia  a  proliflcare,  quando  le  prime  traccie  della 
milza  incominciano  a  farsi  vedere,  vide  questa  proliferazione  molto 
accentuata  negli  embrioni  di  Lacerta.  Le  cellule  che  provengono  dal 
mesotelio  si  dispongono  a  gruppi,  che  costituiscono  i  centri  di  pro- 
liferazione di  Flemming.  E  un  mode  di  vedere  questo,  che  s' ac- 
corda  colle  osservazioni  di  Toldt. 

Negli  embrioni  di  Lacerta,  negh  stadi  piia  avanzati,  la  prolifera- 
zione non  e  pii^i  cosi  manifesta  e  cessa  del  tutto  piii  tardi.  Le 
gemme  pancreatiche,  che  sono  coUocate  vicinissime  all'  abbozzo 
della  milza,  sono  sempre  nettamente  dehmitate. 

II  Kratz  studio  la  milza  diOWAlite  ohstetricans  e  nella  Rana 
temporaria  e  ritiene,  che  si  sviluppi  dal  mesenchima. 

Woit  studio  la  milza  negli  anflbi  e  negli  uccelh,  le  sue  osser- 
vazioni concordano  con  quelle  di  Kupffer. 

B.  Choronschitzki  osservo  in  vari  animali,  che  la  milza  si 
origina  per  1' epitelio  celomatico,  per  il  mesenchima  e  per  ceUule  en- 
toderraali  che  provengono  dall' epiteho  intestinale 

Tonkoff  studio  lo  sviluppo  della  milza  noi  rettili,  uccelh  e 
mammiferi.  Nei  rettili  osservo  lo  sviluppo  della  milza  nella  Lacerta 
agilis  e  nei  Crocodrilus  hiporcatus. 


-    ■22^J   - 

111  tre  embrioni  di  Lacerta  osservo,  che  il  limite  caudale  della 
milza  siede  colla  sua  base  nella  dorsale  parete  della  V.  onfalo-me- 
senterica.  II  mesenchimatoso  abozzo  della  railza  consiste  di  cellule  con 
nucleo  rotondo  e  protoplasma  scarso,  il  corpo  di  esse  si  serra  siret- 
tamente  I'uno  all'altro.  L'epitelio  del  celoma,  sul  punto  dello  sviluppo 
della  milza,  apparisce  ispessito  :  il  tessuto  della  milza  e  del  pancreas 
sono  rigorosamente  distinti  I'uno  dall'altro.  In  embrioni  piii  piccoli, 
nello  abbozzo  della  milza,  osservo,  che  tra  le  cellule  mesenchimatoso 
a  nucleo  rotondo  e  a  scarso  protoplasma,  in  qualche  tagho  si  trovano 
isolate  o  riunite  in  due  o  tre,  speciah  grosse  cellule,  con  grosso  nu- 
cleo e  protoplasma  trasparente.  Anche  in  essi,  il  tessuto  del  pan- 
creas dorsale  dall'  abbozzo  della  milza  e  separate.  L'epitelio  del  ce- 
loma, che  corrisponde  all'  abbozzo  della  milza  e  molto  ispessito,  vi 
si  osservano  delle  cellule  in  cariocinesi  e  non  esiste  un  limite  netto 
tra  questo  ed  il  mesenchima,  gli  elementi  dell'  uno  vanno  nell'  altro. 
Nel  Crocodrilus  Uporcatus  non  pote  avere  degli  individui  giovanis- 
simi,  e  le  sue  osservazioni  in  essi  fatte,  corrispondono  a  quelle  della 
Lacerta  agilis ;  nega  qualunque  partecipazione  dell'  entoderma  alio 
sviluppo  della  milza  ed  ammette  la  partecipazione  del  celomepitelio, 
come  dimostrano  le  sue  figure. 

lo  studiai  lo  sviluppo  della  milza  nel  Gongylus  ocellatus.  Fissai 
gli  embrioni,  parte  con  sublimate  acetico  e  parte  con  il  hquido  del 
Bouin. 

Ho  fatto  di  essi  le  sezioni  trasversali  in  serie  e  di  qualcuno 
anche  longitudinah.  Grli  embrioni,  che  sottoposi  alle  mie  osserva- 
zioni avevano  una  lunghezza,  che  variava  da  3  Vg  a  14  mm. 

Nell'animale  adulto,  la  milza  ha  una  lunghezza  media  di  5  mm. 
ed  una  larghezza  di  un  mm.  e  mezzo,  si  trova  incastrata  nel  meso- 
gastrio,  ha  la  forma  di  un  piccolo  fagiuolo  e  proprio  nella  sua  con- 
cavita  mediale,  nel  punto  mediano,  va  ad  unirsi  quella  porzione  del 
pancreas  che  io  chiamai  in  un  mio  precedente  lavoro  (')  splenico ; 
nel  punto  d'unione  questa  porzione  pancreatica  diventa  piii  larga, 
men  tre  e  molto  piii  stretta  nel  tratto  piii  mediale. 

Prendendo  per  base  questi  intimi  rapporti  del  pancreas  coUa 
milza,  io  ricercai,  nello  studio  dei  diversi  embrioni,  quah  modifica- 
zioni  avvenissero  nelle  parti,  che  circoscrivevano  I'estremita  del 
pancreas  dorsale. 

Sapendosi   che  la  milza  comparisce  dope  lo  sviluppo  del   pan- 


(*)  Sullo  sviluppo  del  pancreas  e  del  legato  nel   Gongylus  ocell.  —  Boll,    della  R.    Accad     Med. 
di  Roma.,  An.  XXV,  Fate.  3. 


-   230  - 

creas  dorsale,  io  mi  servii,  potrei  dire,  del  pancreas,  come  pmito  di 
ritrovo  per  sorprendere  i  primi  stadi  di  sviluppo  della  milza. 

II  prime  embrione  ch'  io  esaminai  ha  la  lunghezza  di  3  mm.  e 
mezzo,  in  esse  si  osserva  gia  il  diverticolo  del  pancreas  dorsale,  si 
iiota  pm'e  im  maggiore  spessore  neU'epitelio  celomatico  di  sinistra 
in  paragone  a  quelle  di  destra  ed  una  curva  abbastanza  sensibile 
in  corrispondenza  del  diverticolo  pancreatico,  la  quale  forma  una 
leggiera  convessita  nella  cavita  del  celoma.  Nessuna  cellula  in  cario- 
cinesi  osservai,  in  questo  periodo,  neU'epitelio,  e  questo  e  netta- 
mente  limitato  dalle  poche  cellule  di  mesenchina  che  vi  si  osservano. 

Embrione  2^.  E  piij  sviluppato  del  precedente,  presenta  una  lun- 
ghezza di  quattro  mm.  e  mezzo.  II  diverticolo  del  pancreas  dorsale 
e  molto  pill  sviluppato.  L'epitelio  del  celoma  di  sinistra  e  molto  piia 
spesso  che  neU'embrione  precedente  ed  inoitre  vi  si  rileva  una  mag- 
giore attivita  per  la  presenza  di  qualche  cellala  in  cariocinesi,  che 
vi  si  riscontra.  Nel  tratto  dell'epiteho  del  celoma,  che  corrisponde 
al  diverticolo  del  pancreas  dorsale,  si  nota  la  maggior  apessiBzza,  che 
si  continua,  gradatamente  diminuendo,  anche  nel  tratto  che  corri- 
sponde all'intestino. 

Questo  tratto  viene  distinto  anche,  perche  una  piccola  incava- 
tura  Io  separa  lateralmente  quasi  dal  resto,  inoitre  esse  descrive 
una  piccola  curva,  che  ho  gia  notato  nel  prime  embrione  e  che  si 
nota  in  qualche  sezione  tanto  cranialmente  come  caudalmente  al 
pancreas  dorsale. 

Embrione  3°.  Misura  mm.  5  e  mezzo  di  lunghezza.  L'epiteho 
del  celoma  di  sinistra,  sebbene  apparisca  anche  qui  spesso,  nel  tratto 
corrispondente  al  pancreas  ed  in  poche  sezioni  piii  craniaU  e  piu  cau- 
dali  ad  esse,  si  presenta  piii  spesso  che  nel  resto.  In  alcani  punti 
v'  ha  un  limite  chiaro  tra  le  cellule  mesenchimah  e  I'epiteho  celo- 
matico, in  altri  punti  in  voce  non  v'ha  alcun  limite,  ed  alcuni  gruppi 
cellular!  del  mesenchima  formano  una  continuazione  coll'epiteho  del 
celoma.  Un  altro  fatto  piii  importante  qui  si  nota ;  all'  estremita 
<lel  pancreas  dorsale,  un'  attiva  proliferazione  viene  determinata  dal 
gran  numero  di  cellule  in  cariocinesi  che  vi  si  riscontrano,  e  men- 
tre  il  resto  del  pancreas  rimane  limitato  chiaramente  dal  mesenchi- 
ma circostante,  in  questo  punto  non  e  possibile  riscontrare  un  limite 
precise,  ma  le  cellule  pare  che  invadano  il  mesenchima  che  Io  circonda. 

In  qualche  sezione  di  quest'embrione,  io  riscontrai,  nel  mesen- 
chima che  circonda  I'estremita  dorsale  del  pancreas,  qualche  cellula, 
che  si  dijfferenzia  dalle  altre  per  la  grossezza,  con  un  nucleo  rotondo 
e  protoplasma  abbondante  e  trasparente;  queste  cellule  hanno  tutta 


-   231   - 

I'apparenza  d'un  grosso  corpuscolo  sanguigno  (fig.  1).  Non  saprei  se 
siano  identiche  a  quelle  risoonbrate  dal  Tonkoff,  ma  posso  dire 
con  certezza,  che  non  riscontrai  altre  cellule,  che  per  grossezza  si 
differenziassero  dalle  altre. 

Embrione  4o.  Pure  in  quest'embrioue,  della  lunghezza  di  7  mm., 
si  nota  il  maggiore  spessore  dell'epitelio  celomatico  di  sinistra  in 
rapporto  a  quello  di  destra,  nel  tratto  corrispondente  al  pancreas 
dorsale,  ed  in  alcune  sezioni  caudali  e  craniali  ad  esso.  E  notevole 
in  questo  il  gran  numero  di  corpuscoli  rossi,  che  si  trovano  disse- 
minati  nel  mesenchima  sottostante  all'epitelio  notato,  molti  del  quali 
sono  in  cariocinesi.  Anche  in  questo  embrione,  io,  in  certe  sezioni. 
non  ho  potuto  assolutamente  trovare  una  distinzione  netta  tra  il 
pancreas  dorsale  ed  il  mesenchima  che  lo  avvolge ;  le  sue  cellule 
pare  che  si  separino  e  vadano  nel  mesenchima. 

In  quest'embrione,  lo  strato  del  mesenchima  interposto  tra  il 
pancreas  e  I'epitelio  celomatico  e  piia  ampio  ed  una  sporgenza  piu 
notevole  si  osserva,  di  questo  tratto,  nella  cavita  del  celoma  (fig.  2). 
II  50  Embrione,  della  lunghezza  di  7  mm.  e  mezzo,  oltre  ai 
fatti  precedentemente  notati,  dimostra  piu  chiaramente,  come  il 
pancreas,  a  misura  che  si  sviluppa,  invade  il  mesenchima  circostante 
ed  alcune  sue  cellule  con  esso  si  confondono.  Infatti  nella  fig.  3  si 
vedono  dei  gruppi  cellulari  aderenti  al  pancreas,  che  invadono  il  me- 
senchima circostante  e  cosi  pure  nella  fig.  4,  che  rappresenta  un 
ingrandimento  maggiore  d'una  sezione  successiva. 

Negh  embrioni  6°,  7o,  80.  deUe  rispettive  lunghezze  di  8,  9, 
10  mm.  si  continuano  ad  osservare  i  fatti  notati  negli  embrioni 
precedenti ;  I'epitelio  del  celoma,  nel  tratto  corrispondente  al  pan- 
creas, si  mostra  sempre  spesso  ed  e  in  continua  proliferazione,  il 
mesenchima  corrispondente  e  piii  stipato  ed  aho  stesso  tempo  piu 
ampio,  tanto,  che  aumenta  la  curva  del  corrispondente  epiteho  nella 
cavita  del  celoma.  Si  notano  pure,  in  questo  punto,  molti  vasi  sangui- 
gni.  II  pancreas,  che  e  molto  piii  sviluppato,  anche  in  questi  em- 
brioni non  presenta  in  qualche  sezione  ed  in  qualche  punto  nes- 
suna  divisione  dal  mesenchima  circostante,  mentre  in  altre  e  chia- 
ramente separate. 

Embrione  9°.  Quest'embrione  della  lunghezza  di  12  mm.  e 
molto  pill  sviluppato  dei  precedenti ;  la  milza  si  osserva  chiara- 
mente in  64  sezioni  dello  spessore  di  8  jj.  ciascuna.  Nolle  prime  se- 
zioni caudah,  la  milza  e  rappresentata  da  un  semicerchio  che  si 
spinge  nella  cavita  peritoneale,  ed  e  hmitata  lateralmente  e  ven- 
tralraente,  in  parte,  dalla  vena  onfalo-mesenterica.  In  queste  sezioni 


-   282   - 

si  osserva  lo  ispessimento  deU'epitelio  celomatico,  ancora  attiva  in 
esso  si  presenta  la  proliferazione  celliilare,  il  resto  e  costituito  da 
cellule  rotonde,  1'  una  all'  altra  addossate  e  da  qualche  corpuscolo 
sanguigno  in  cariocinesi ;  a  misura  che  si  procede  cranialmente  il 
raggio  di  questo  semicerchio  aumenta  fino  alle  sezioni  in  cui  la 
milza  si  trova  in  rapporto  col  pancreas,  esso  appare  allora  schiac- 
ciato  e  circonda  il  pancreas  dorsale.  Alle  sue  due  parti  laterali  la 
milza  e  piii  spessa,  mentre  al  centre  e  piu  sottile,  cosicche,  in 
certe  sezioni,  il  pancreas  pare  incuneato  nella  milza.  Come  pure  in 
molte  sezioni  e  impossibile  dire  dove  finisca  la  milza  ed  incominci 
il  pancreas :  non  esiste  assolutamente  una  separazione ;  il  tessuto 
deir  uno  pare  che  passi  in  quelle  dell'altro  (V.  fig.  5).  Nolle  sezioni 
dove  la  milza  e'  in  rapporto  col  pancreas,  molto  piu  compatto  e  il 
sue  tessuto,  Sempre  piu  cranialmente,  la  milza  diminuisce  di  esten- 
sione,  diventa  piu  stretta,  a  misura  che  perde  i  rapporti  col  pancreas. 

Embrione  10'\  Quest'  emhrione  e  il  piii  grosso  della  serie,  della 
lunghezza  di  14  mm.  In  esso  la  milza  puo  dirsi  quasi  completa- 
mente  abbozzata.  Nolle  prime  sezioni  caudah,  la  milza  si  mostra  di 
forma  circolare,  separata  completamente  dalla  vena  onfalo-mesente- 
rica,  ma  tosto  riacquista  questo  rapporto,  a  misura  che  si  procede 
cranialmente.  In  queste  prime  sezioni  si  osserva  la  ricchezza  sem- 
pre maggiore  dei  vasi  sanguigni,  in  paragone  agli  embrioni  prece- 
denti ;  I'epitelio  del  celoma  non  appare  piii  ispessito.  Nolle  sezioni, 
dove  viene  compreso  anche  il  pancreas,  la  milza  non  si  presenta 
piii  rotondeggiante  di  forma,  ma  assume  la  forma  di  semicerchio. 
Anche  in  questo  embrione  non  ho  potuto  vedere,  in  certi  punti,  una 
divisione  chiara  tra  il  pancreas  e  la  milza  (fig.  6). 

Nelle  sezioni  pih  craniali  ancora,  la  milza  diminuisce  di  spes- 
sore  mentre  aumenta  in  larghezza.  Nelle  ultime  sezioni  craniah,  la 
milza  riacquista  la  sua  figura  rotondeggiante,  fino  ad  essere  com- 
pletamente circolare. 

Ho  pure  esaminato  delle  sezioni  longitudinal!  di  embrioni  di 
varia  lunghezza;  ma  anche  in  questi,  in  certi  tratti,  non  potei  ve- 
dere una  separazione  netta  tra  pancreas  e  milza,  mentre  e  chiaris- 
sima  in  altri  punti. 

Dalle  esposte  osservazioni  io  ne  deduce,  che  la  milza  incomin- 
cia  a  svilupparsi  poco  dope  I'apparizione  del  pancreas,  che  parte- 
cipa  alia  sua  formazione:  il  mesenchima,  I'epitelio  del  celoma,  il 
pancreas  dorsale  ed  i  vasi  sanguigni.  Io  ritengo  che  il  pancreas  ab- 
bia  nello  sviluppo  della  milza  una  grande  importanza;  tan  to  questa 
come  quello  progrediscono  nello  sviluppo  quasi  contemporaneamente 


-  233  - 

e  sono  cosi  strettamente  uniti,  tanto  negli  stadi  embrionali,  come 
nello  stadio  adulto,  die  in  molte  sezioni  io  assolutamente,  in  qual- 
che  tratto,  non  potei  distinguere  una  separazione  tra  la  milza  ed  il 
pancreas,  e  quasi  in  tutti  gli  embrioni  da  me  osservati,  e  tanto 
nelle  sezioni  longitudinali  come  nolle  trasversali. 

Le  mie  osservazioni  sono  quindi  in  contradizione  con  quelle 
fatte  da  Janosik  il  quale,  nella  Lacerta  trovo  che  il  pancreas  e 
esattamente  delimitate  dalla  milza;  con  quelle  del  Choronschitzki, 
il  quale  ritiene  che  la  milza  oltre  ad  una  proliferazione  dell'  epitelio 
del  celoma,  sia  formata  anche  dal  concorso  di  cellule  entodermali 
provenienti  daU'epitelio  intestinale,  ma  nQW'Anguis  fragilis  pero,  os- 
servo,  che  dal  pancreas  si  separano  delle  cellule  in  complesso,  e  che 
s'  isolano  nel  mesenchima,  dove  rimangono. 

Cosi  pure  il  Tonkoff  non  e  del  mio  parere;  nella  Lacerta  e 
nel  Crocodrilus  hiporcatus,  che  sono  i  due  rettili  studiati  da  lui, 
esclude  assolutamente  la  partecipazione  del  pancreas  neho  sviluppo 
deha  milza.  E  cio  per  quanto  riguarda  lo  sviluppo  deUa  milza  nei 
soli  rettih. 

Bibliografia 

Brachet.  —  Recherches  sur  le  d^veloppement  du  pancreas  et  du  foie,  selacieas,  reptiles,  mammifti- 

res.  Journal  de  Vanatomie  et  de  la  physiologie,  1896. 
Brachet.  —  Sur  le  ddveloppement  du  foie  et  sur  le  pancreas   de  I'Aminocoetes.   Anatomischer   An- 

zeiger  IS 97. 
Hevlvf'ig.  —  Die  Elemente  der  Entwickelungslehre  des  Menschen  und  der  Wirbelthiere.  Jena  1900. 
Janosik  F.  —  Le  pancreas  et  la  rate.  Bihliographie  anal.   T.  III.   1895. 
Kupffer  C.  V.  —  Ueber  die  Entwickelung  von  Milz  und  Pancreas.  Munch,  medicin.  Abhandlungen 

1892. 
Laguesse  E.  —  Recherches  sur  le  developpement  de  la  rate  chez  le   poisson.   Journal  d'anatomie 

et  physiologie  1890. 
Laguesse    —  La  rate  cst  elle    d'origine   entoderinique   ou   mesodermique ? .    Bihliographie  anatomi- 

que,  T.  II.   1894. 
Maurer.  —  Die  ers'e  Anlage  der  Milz  und  das  erste  Auftreten  von  lynpbatischen  Zellen  bei  Anipbi- 

bien.  Morph.  lahrbuch.  B.  XVI.  1890. 
Peremeschko.  —  Ueber  die  Enstehung  der  Milz     Sit:,  d,  math.  nat.    Classe  d.    Akad.  Wien  Bd. 

LVI.   1867. 
Phisalix.  —  Recherches  sur  Tanatonre  et  la  physiologic  de  la  rate  chez  les  Ichthiopsides.   Archiv. 

de  Zool.  exper.  1885. 
Prenant.  —  Element  d' Embriologle  de  1' homme  et  des  vertebras. 

Ruffini  A.  —  Siillo  sviluppo  della  milza  nella  Rana  esculenta.  Monit.  Zoolog.  Ital.  Anno  10\ 
Tonkoff.  W.  —  Die  Eatw.  d^r  Milz  bei  dem  Amniotin.  Archiv  f.  imkr.  Anat.  und.  Entw.  Bd.    56 

H.  50. 
Volker.  —  Beitrag  zur  Entw.  des  Paakreas  bei  deo  Amnioten.   Archiv  f.  mikr.   Amt.    und    Entw. 

Bd.  59.  H.  L 

Spiega25ione  delle  figure 

Fig.  1  —  Sezione  trasversa  di  ua  embrione  di  Gongylus  ocell.  della  lunghezza  di  mm.  5  1'2  — 
i.  intestino,  ni,  milza  p.  d.  pancreas  dorsale. 

Fig.  2  —  Sezioue  trasversa  di  un  embrione  di  G.  o.  della  lunghezza  di  mm.  5  1/2  —  *'•  intestine, 
m.  milza,  p.  d.  pancreas  dorsale. 

Fig.  3  —  Sezioue  trasversa  di  un  eiubrio'^.e  di  G.  o.  della  lunghezza  di  mm.  7  ^  j.  intestino, 
m.  milza,  p.  d.  pancreas  dorsale. 


-   284  - 

F  g.  4  —  Altra  sezione  trasversa  del  precedente  einbrione  osseivata  ad  uu  iugraiuliniento  uislh- 
giore    m.  milza,  p.  d.  pancreas  dorsale. 

Fig.  5  —  Sezione  trasversa  di  un  enibrione  di  G.  0.  della  lunghezza  di  itim  12  —  i.  iotestino, 
p.  d.  pancreas  dorsale.  w,  milza. 

Fig.  6  —  Sezione  trasversa  dell' enibrione  pid  lungo  della  serie  —  /.  intestino,  ,*(.  milza,  p.  d. 
pancreas  dorsale. 


ISTITUTO    DI    ANATOMIA    PATOLOGICA    DELLA    R.    UNIVERSITI    DI    BOLOONA 
DIRETTO    DAL    PROP.    G.     MAETINOTTl. 


DeH'influenza  dell'accumulo  dell'adipe  sulla  determinazione  e  sul  decorso 
del  sonno  invernale  nei  mammiferi  ibernanti. 

EicERCHE  DEL  DoTT.  ARTURO  BERETTA. 

Ricevuta  il  13  Gki-no  1902. 


ii  vietata  la  riproduzione. 

I  mammiferi  ibernanti  hanno  un  periodo  preparatorio  (fine  del- 
I'estate  ed  autunno)  dm'ante  il  (.juale  dispongono  I'organismo  al  sonno 
invernale.  Oltre  la  presenza  di  un  organo  particolare  a  questi  ani- 
mali,  la  cosidetta  ghiandola  ibernante,  dove  in  modo  speciale  si  ac- 
cumula  il  grasso,  noi  osserviamo  in  questo  tempo  un  fortissimo  de- 
posito  di  adipe  in  tutto  I'organismo,  tanto  sotto  forma  di  blocchi 
come  sotto  forma  di  piccolo  goccie,  regolari  od  irregolari  a  seconda 
dei  tessuti. 

Tale  condizione  trova  facile  spiegazione  quando  si  pensi  all'uf- 
ficio  fisiologico  dell'adipe,  il  quale,  essendo  un  cattivo  conduttore,  si 
oppone  alia  dispersione  del  calore  per  irradiazione,  e  per  mezzo  delle 
ossidazioni  e  decomposizioni  rappresenta  una  potente  sorgente  di 
energia  viva. 

II  Valentin  (1)  oltre  ad  un  aumento  dell'adipe  in  tutto  I'orga- 
nismo aveva  trovato  che  neU'animale  ibernante  compaiono  ammassi 
di  grassi  anclie  in  prossimita  del  cuore;  I'ecentemente  le  ricerche  mie 
e  di  Baroncini  (2)  hanno  dimostrato  come  in  quasi  tutti  i  visceri 
osservali,  persino  nel  miocardio,  si  abbia  la  presenza  di  gocciole  adi- 
pose le  quali  vanno  scomparendo  col  progredire  del  sonno. 

Questo  reperto  potrebbe  giustiflcare  il  dubbio  che  I'adipe,  il  quale 
si  ritrova  adunque  costantemente  negli  animali  in  questa  partico- 
lare condizione  fisiologica,  potesse  avere  qualche  azione  sulla  detei-- 


-   235   - 

minazione  o  sul  decorso  del  letargo,  concordando  cosi  in  parte  col- 
I'ideagia  espressa  dal  Sacc  (3),  il  quale  esplicitamente  afferma  essere 
la  fatica  ed  il  grasso  la  causa  dell'  ibemazione.  Da  cio  1'  utilita  di 
uno  studio  che  stabiiisca  la  parte  che  ha  I'adipe  nella  produzione  e 
nel  decorso  del  sonno  invernale.  Questo  io  ho  tentato  di  fare  cer- 
cando  se  vi  fossero  differenze  nella  data  dell'  inizio  o  variazioni  nel 
decorso  del  letargo  fra  due  serie  d'animali  dei  quali  alcuni  cibati 
normalmente,  ed  altri  posti  in  condizioni  tali  da  rendere  meno  fa- 
cile I'accumulo  del  grasso  durante  i  periodi  antecedenti  all'  ibema- 
zione. 

A  questo  scopo  presi  sei  ricci  {Erinaceus  europaeus)  i  quali,  come 
e  note,  sono  ibernanti;  li  divisi  in  due  serie  comprendenti  due  ma- 
schi  ed  una  femmina  ciascuna.  Ai  ricci  della  prima  serie  davo  da 
mangiare  in  abbondanza  cibi  misti,  prevalentemente  ricchi  di  grassi 
e  di  idrati  di  carbonio,  a  quelli  della  seconda  serie  davo  una  alimen- 
tazione  scarsa  e  rigorosamente  carnea. 

Se  e  vero  che  anche  nei  casi  di  magrezza  estrema  il  grasso 
non  scompare  mai  dai  tessuti  e  non  vi  e  astinenza  cosi  prolungata 
che  basti  a  consumare  tutto  il  grasso  (Hoffmann  (4)  e  recentemente 
Schulz(5))  tuttavia  ogni  qualvolta  il  numero  di  calorie  introdotte 
e  inferiore  ai  bisogni  dell'organismo,  si  ha  un  consume  delle  comuni 
riserve  di  glicogene  e  grasso   ed  anche   dell'albumina  organica  (6). 

Esperimenti  non  recentissimi  di  Pfliiger  (7)  indurrebbero  a  cre- 
dere che  gli  animali  superiori  possano  quasi  esclusivamente  venire 
nutriti  e  mantenuti  con  sostanze  albuminose  purche  I'attivita  dello 
stomaco  sia  tale  da  secernere  in  gran  copia  succhi  che  elaborino 
attivamente  le  albumine  e  si  possano  quindi  digerire  grandi  quan- 
tita  di  carne ;  tali  condizioni  si  hanno  negli  animali  carnivori  (es. 
cani)  i  quah  per  la  costituzione  e  la  capacita  funzionale  dello  sto- 
maco e  del  breve  intestine,  possono  conservare  I'equilibrio  del  loro 
ricambio  cibandosi  di  sola  carne  magra,  la  quale  pero  contiene  sem- 
pre  una  percentuale  per  quanto  assai  minima  di  grassi. 

Ma  gU  omnivori  (es.  I'uomo  ed  anche  il  riccio)  non  potendo  per 
la  costituzione  loro  digerire  ed  assimilare  I'enorme  quantita  di  carne 
che  sarebbe  necessaria  a  sopperire  alia  mancanza  dei  grassi  e  degli 
idrati  di  carbonio,  sarebbero  costretti  a  consumare  i  componenti  del 
proprio  corpo  prevalentemente  i  grassi.  Cosicche  non  dando  io  che 
sostanze  albuminose  (perche  non  credo  calcolabile  la  percentuale  del 
0,50  o{o  che  si  trova  di  norma  nella  carne  magra  di  cavallo  che  io 
somministravo  ai  ricci  della  seconda  serie)  e  questa  in  quantita  as- 
sai limitata,  credo  poter  asserire  che  seppure  non  andaya   perduto 


-   236  - 

una  parte  di  grasso,  certamente  non  se  ne  depositava  nei  tessuti. 
Le  tavole  1  e  2  mi  dimostrano  che  i  ricci  della  2^  serie  perdevaiio 
assai  maggiormente  in  peso  in  confronto  di  quelli  della  1^  serie.  E 
mai  possibile  supporre  che  questa  perdita  in  peso  si  debba  alle  so- 
stanze  albuminose  piuttosto  che  ai  grassi  ?  lo  credo  di  no.  L'orga- 
nismo  a  nutrizione  deficiente  sacrifica  alcune  sue  parti  per  la  con- 
servazione  del  tutto.  L'energia  necessaria  pei  movimenti  muscolari 
e  per  la  produzione  del  calore  e  fornita  neH'organismo  digiunante 
dalla  distruzione  del  proprio  glicogene  e  del  proprio  grasso  e  solo 
in  piccola  parte  dall'ossidazione  delle  albumine. 

Le  belle  osservazioni  di  Voit  (8)  circa  la  parte  che  ogni  organo 
prende  alia  diminuzione  del  peso  del  corpo  dimostrano  evidente- 
raente  come  nel  digiuno  certi  organi  vivano  a  spese  di  altri  (9). 

L'adipe  ed  i  muscoli  sopportano  la  maggior  parte  della  perdita 
in  peso  in  confronto  degli  altri  costituenti  del  corpo,  poi  seguono 
la  pelle,  il  fegato,  le  ossa ;  il  cuore  ed  ii  sistema  nervoso  centrale 
mantengono  intatto  il  lore  peso. 

Le  tavole  di  Lewis  e  Gilbert,  di  Pfeifter  (10)  dimostrano 
I'enorme  differenza  della  percentuale  in  grasso  degli  animali  pingui 
di  fronte  a  quelli  mantenuti  a  nutrizione  deficiente. 


Montone  magro         18,7  °,o 

Maiale  magro 

23,3% 

„     molto  grasso    45,8  '^Jq 

„       grasso 

^2,2  Oo 

Cani  magri                9,40  7o 

Conigli  magri 

«,6  7o 

„     grassi     18,7  a  22,6  Jq 

„        grassi 

15,7  7o 

Polli  magri 

5,4  7o 

„     grassi  27,50  a  28  o/o 
A  dimostrazione    poi  della  diversa  nutrizione  delle    due  serie 
degli  aniraah  credo  utile  riportare  in  calorie  il  valore  del  cibi  som- 
ministrati  (11). 

Carne  di  cavallo  Patate 

Massimo 

Sost.  albuminose     23.  3  \ 
Grassi  15.64  \ 

Idrati  di  C  — 

Esprimendo  queste  cifre  in  calorie 
avremo: 

(  Valore  minimo:     calorie     83 
I  Valore  massimo:  calorie  269 
Patate  Valore  medio :      calorie  132 

Ogni  animale  era  tenuto  in  una  cassa  separata,  tutti  pero  nello 
stesso  ambiente,  del  quale  veniva  volta  a  volta  osservat%  la  tern- 


Minimo 

8.90  \ 

3.60  X 

0.50  \ 

0.80  \ 

— 

26.57  \ 

Carne  di  cavallo 


-  237   - 

peratura.  Mi  riusci  impossibile,  per  la  mancanza  di  un  calorimetro 
adatto,  di  calcolare  la  termogenesi  dell'  animale,  ne  misurai  la  tem- 
peratura  a  cagione  della  nota  proprieta  del  ricci,  di  raggomitolarsi 
a  palla  sotto  I'azione  d'ogni  stimolo,  cosa  che  rende  difficile  ogni 
tentativo  di  ricerca  coi  comuni  termometri. 

Posi  sul  fondo  delle  casse  un  grosso  strato  di  trucioli  di  legno 
e  di  paglia,  sotto  al  quale  i  ricci  stettero  in  permanenza  durante 
I'ibernazione;  aggiunsi  un  recipiente  per  I'acqua  ed  uno  pel  cibo, 
giacche  anche  durante  il  sonno  lasciavo  accanto  agli  animali  il  cibo 
consueto,  il  quale  mi  serviva  come  indice  di  un  possibile  risveglio 
deir  animale  durante  la  notte. 

Regolarmente  ogni  10  giorni  pesavo  gli  animali  notando  la  tem- 
peratura  dell'ambiente  e  lo  state  dell' animale  al  memento  dell' e- 
same.  Al  termine  delle  esperienze,  sacrificati  gli  animali,  corredai 
le  mie  osservazioni  coll'  esame  necroscopico  grossolano  e  con  ricer- 
che  microscopiche. 

Ed  ecco  il  risultato  delle  mie  ricerche. 
i.a  Serie  d'Esperienza.  (Vedi  tavola  N.  1). 
Gli  animali,  vennero,  come  gia  dissi,  alimentati  con  cibo  misto 
prevalentemente  con  grassi  ed  idrati  di  carbonio. 

A  questo  scope  somministrai  loro  abbondantemente  carne  di 
cavallo,  cercando  le  parti  pii^i  grasse,  mele  e  fecola  di  patate  cotte. 
Riccio  N.  1.  Maschio.  —  Mi  fu  portato  il  30  settembre.  Peso 
gr.  5-iO  che  ando  crescendo  fine  al  30  novembre,  per  quindi  dimi- 
nuire  di  alcuni  grammi.  II  6  dicembre  comincio  a  dormire  e  tranne 
due  risvegli,  [il  prime  durato  24  ore  (dal  30  al  31  dicembre),  I'altro 
cinque  giorni  (dal  5  al  10  febbraio)],  dormi  sempre. 

Dair  inizio  del  sonno  perdette  in  peso  gr.  100  circa. 
Uccisi  I'animale  il  giorno  12  febbraio.  Alia  necroscopia  trovai 
gli  organismi  normali,  la  glandola  ibernante  grossa  e  di  colorito 
giallognolo-rossastro,  la  vescichetta  biliare  plena  di  liquido  verde 
smeraldo,  ed  in  tutto  il  corpo  abbondantissimi  blocchi  di  grasso 
tendenti  al  fluido,  la  quale  ultima  particolarita  dell'adipe  fu  gia  no- 
tata  anche  dal  Dubois  (12)  nel  sue  pregevole  studio  sulla  marmotta 
ibernante. 

Riccio  N.  2.  Femmina.  —  Mi  fu  portata  il  18  ottobre.  Pesava 
gr.  510  e  crebbe  fine  al  30  novembre,  giorno  in  cui  comincio  a 
dormire. 

Dair  8  gennaio  al  27  gennaio  rimase  costantemente  svegha 
tranne  alcuni  giorni  di  sopore.  Dal  principle  alia  fine  del  sonno  per- 
dette in  peso  gr.  110  circa. 


-   238   - 

L'animale  venne  sacrificato  il  giorno  12  febbraio.  Alia  necro- 
scopia  mi  diede  risultato  identico  a  quelle  della  necroscopia  del 
K  1. 

Riccio  N.  3.  Maschio.  —  L'ebbi  il  10  ottobre,  pesava  gr.  600. 
II  20  novembre  crebbe  sine  a  625  grammi. 

Dal  22  novembre  al  terraine  dell'  ibernazione,  tranne  qualche 
giorno  di  risveglio  verso  la  fine  di  dicembre,  dormi  costantemente 
perdendo  in  peso  gr.  135  circa. 

Ucciso  l'animale  il  giorno  12  febbraio  la  necroscopia  mostro  i 
blocchi  adiposi  e  la  glandola  ibernante  un  po'  ridotti. 


TAVOLA  N.  1 
la  Serie  di    esperienze 


Data 

Temp. 

1"  riccio 
Peso 

Stato 

2o  riccio 
Peso 

Stato 

3"  riccio 
Peso 

Stato 

10  settemb. 

17"  C. 



— 









20 

15o 

— 

— 

— 

— 

— 

30 

19"> 

540 

Sveg. 

— 

- 

— 



10  ottobre 

8» 

654 

> 

— 

— 

600 

Sveg. 

20 

14o 

565 

» 

510 

Sveg. 

580(?) 

30 

14o 

560 

> 

520 

> 

586 

» 

10  novemb. 

10" 

575 

> 

540 

> 

590 

» 

20 

5^ 

600 

» 

560 

> 

625 

» 

30 

7o 

605 

> 

575 

Dor. 

600 

Dor. 

10  dicembre 

70 

560 

Dor. 

660 

» 

575 

» 

20        . 

40 

500 

> 

540 

» 

510 

> 

30 

2° 

540 

Sveg. 

490 

» 

542 

Sveg. 

10  gennaio 

0° 

530 

Dor. 

472 

Sveg. 

536 

Dor. 

21 

_2o 

490 

» 

480 

> 

617 

» 

30 

Oo 

440 

» 

490 

> 

600 

» 

10  febbraio 

-30 

520 

Sveg. 

470 

Dor. 

482 

» 

12 

lo 

492 

Dor. 

465 

» 

468 

> 

11 

riccio 

N. 

1 

comincio 

a 

dormire 

il  6  dicembre 

11 

J? 

» 

2 

V 

» 

il  30  novembre 

11 

» 

n 

3 

» 

» 

il  22  novembre 

-  239  - 


TAVOLA  N.  2 
2a  Serie   di  esperienze 


Data 

Temp. 

1°  riccio 
1      Peso 

Stato 

2°  riccio 
Peso 

Stato 

I  3»  riccio 
Peso 

Stato 

10  settemb. 

17oC. 

1 

580 

Sveg. 





1 

_ 

20 

15o 

540 

» 

— 

— 

1       ~ 

— 

30 

19o 

555 

— 

— 

— 

10  ottobre 

8o 

560 

— 

— 

594 

Sveg. 

20 

14o 

550 

600 

Sveg. 

580 

> 

30 

14o 

555 

580     1       » 

570 

> 

10  noverab. 

lOo 

540 

Dor. 

565 

» 

570 

Dor. 

20 

5o 

540 

* 

550 

> 

560 

Sveg. 

30 

7o 

500 

» 

540 

» 

565 

Dor. 

10  dicembre 

7o 

485 

» 

535 

Dor. 

635 

20 

4o 

479 

490 

> 

507 

30 

2o 

462 

432 

> 

490 

10  gennaio 

Oo 

440     1 

405       Sveg. 

470 

21 

-2" 

428 

400 

Dor. 

462 

30        »           i 

0" 

450 

Sveg. 

465 

Sveg. 

480 

Sveg. 

10  febbraio 

-30     i 

430 

Dor.   \ 

415 

Dor. 

438 

Dor. 

12 

10 

427 

t      1 

405 

» 

420 

» 

11  riccio  I^ 

'.    1    CO 

mincio  a 

dorm 

ire  1'8  novembre 

11    .    , 

2 

J? 

?j 

rs  dicembi'e 

11    „    „ 

3 

)5 

55 

il  27 

noven 

fibre 

2"  Serie  d' esperienze  (Vedi  Tavola  N.  2). 

Gli  animali  vennero  cibati  con  alimenti  il  piii  possibile  privi  di 
grassi,  adoperando  percio  muscolo  di  cavallo  private  diligentemente 
del  grasso.  Come  ho  gia  detto  giova  ricordare  che  tuttavia  questa 
carne  coritiene  0,59-0,65  7o  ^i  grassi  e  dal  0,37  all'  1,07  7o  in  gH" 
cogene  piia  della  carne  degli  altri  animali,  ad  es.  del  bove,  la  quale 
contiene  solo  il  0,20  %  di  glicogene,  come  risulta  dagli  studi  di 
Brautingam  e  Edelmann  (13)  confermati  da  Humbert (14).  Tut- 


-  240   - 

tavia  e  evidente  che  queste  percentuali  di  sostanze  termo-dinamo- 
gene  perdono  ogni  valore  quando  si  pensi  alia  esigua  quantita  di 
carne  somministrata  in  confronto  all'abbondante  dieta  degli  animali 
della  prima  serie  d'esperienze. 

Riccio  N.  1.  Maschio.  —  Mi  fu  portato  il  7  settembre.  Pesava 
gr.  580,  peso  che  ando  diminuendo  progressivamente. 

Comincio  a  dormire  1'  8  novembre  e  tranne  alcimi  giorni  di  ri- 
sveglio  alia  fine  di  gennaio,  dormi  quasi  sempre. 

Sacriflco  I'animale  il  giorno  12  febbraio.  Noto  la  differenza  in 
peso  d-.il  principio  del  sonno  uguale  a  gr.  130.  x\lla  necroscopia  si 
trovarono  gli  organi  tutti  alio  stato  normale,  un  po'  di  liquido  nel- 
r  intestino  e  nello  stomaco,  la  vescichetta  biliare  gonfia  di  bile  verde 
scura  e  densa ;  i  blocchi  adiposi  ridottissimi  e  la  glandola  ibernante 
di  volume  un  po'  minore  del  normale. 

Riccio  N.  2.  Maschio.  L'ebbi  alia  meta  del  mese  di  ottobre.  Pe- 
sava allora  600  grammi.  Al  principio  del  sonno  (8  dicembre),  pesava 
gr.  535  e  soffri  una  perdita  in  peso  di  140  gr.  circa.  Ebbe  irrego- 
lari  period!  di  sveglia  e  di  letargo.  II  12  febbraio  V  uccisi  e  alia  ne- 
croscopia trovai  gli  stessi  reperti  che  nel  riccio  N.  1. 

Riccio  N.  3.  Femmina  —  Mi  fu  portata  alia  meta  d'ottobre.  II 
peso  da  594  gr.  diminui  flno  a  575  come  riscontrai  al  principio  del 
sonno.  Tranne  due  risvegli  dormi  sempre  fine  al  12  febbraio  nel 
qual  giorno  venne  ucciso.  Perdette  in  peso  circa  150  gr.  Alia  ne- 
croscopia la  glandola  ibernante  era  ridotta,  ed  il  grasso  quasi  del 
tutto  scomparso.  All'esame  microscopico  non  trovai  differenza  fra 
lo  stato  degU  organi  parenchimatosi  negU  animah  delle  due  serie. 

Tanto  dai  diari  come  dalle  tavole  una  cosa  si  puo  subito  asse- 
rire,  che  cioe  la  qualita  del  cibo  e  I'accumulo  del  grasso  nell'orga- 
nismo  non  hanno  veruna  importanza  nella  determinazione  dell'  ini- 
zio  del  sonno  invernale.  Ma  se  si  sommano  poi  le  perdite  in  peso 
sofferte  dagh  animali  delle  due  serie  dall'  inizio  alia  fine  dell'  iber- 
nazione,  e  se  ne  trae  la  media,  si  riconosce  chiaramente  che  gli 
animah  tenuti  esclusivamente  a  cibo  hmitato  perdono  assai  piii  in 
peso  di  quelli  della  prima  serie  i  quali  hanno  potuto  immagazzinare 
copiosamente  grassi ;  infatti  mentre  in  quelli  della  1*  serie  si  ha 
una  media  sulla  perdita  in  peso,  di  115  gr.,  in  quelU  della  2*  serie 
si  giunge  alia  perdita  media  di  140  gr.  circa.  II  che  probabilmente 
devesi  al  fatto  che  mentre  gh  animali  grassi  hanno  provveduto  al 
bisogno  di  calorie,  durante  il  periodo  ibernante,  principalmente,  e 
forse  solo,  con  la  combustione  dei  grassi,  quelli  magri  hanno  do- 
vuto  usufruire  in  gran  parte  delle  albumine  organiche,  le  quah,  come 


-     241    - 

e  risapafco,  hanno  un  minor  valore  di  combustione.  Se  i  grassi  svi- 
luppano  y.o  calorie  mentre  le  albumine  no  sviluppano  soltanto  4.1, 
per  avere  un  uguale  effetto  utile  di  combustione  si  dovra  consu- 
mare  in  peso  assai  piu  di  albumine  che  di  grassi. 

Potrebbe  far  meraviglia  il  trovare,  come  si  vede  nelle  tavole, 
ibernanti  gli  animali  benche  la  temperatui'a  fosse  discesa  sotto  0 
(—8  C°  ai  10  di  febbraio)  sap(!ndo  che  i  mammiferi  ibernanti  si 
dillerenziano  appunto  dalla  generalita  degli  altri  ibernanti,  pesci, 
anflbi,  rettili,  pel  fatto  che  ogni  volta  la  temperatura  si  abbassa 
verso  0  sotto  0^,  si  destano  avendo  maggiormente  favorevole  al 
torpore  il  limite  10^  e  5°  gradi  centigradi;  ma  ho  gia  detto  che  sui 
fondo  delle  singole  casse,  che  servivano  da  gabble  per  le  mie  espe- 
rienze,  avevo  posto  an  grosso  sbrato  di  trucioli  di  legno  e  di  pa- 
glia  sotto  il  quale  restarono  sempre  durante  il  sonno  protetti  quindi 
dal  freddo  ambiente. 

Provata  cosi  la  nessuna  intluenza  del  grasso  suUa  provocazione 
dell'inizio  dell' ibernazione,  volli  tentare  se  ne  avesse  alcuna  sal 
decorso.  E  noto  per  gU  stadi piii recenti  delDiibois,  Rina  e  Achille 
Monti  (15)  e   d' altri,    che   1' andamento    del    letargo  e  subordinate 

air  azione  degh  stimoli  (calore,  freddo,  irritazione,    dolori,    ecc )  i 

quali  agendo  sull'  organismo  ibernante,  determinano  i  periodici  risve- 
gli.  Volli  adunque  assicurarmi,  prima  di  sacriflcare  i  miei  ricci,  se 
la  reazione  agU  stimoli  fosse  egaale  per  tutti  gli  animah  delle  due 
serie. 

Li  posi  a  questo  scopo  in  un  ambiente  dove  successivaraente 
feci  variare  la  temperatura,  e  vidi  che  alia  temperatura  di  +  2" 
centigradi  dormivano  tutti  profondamente  ;  alia  temperatura  di  -j-  14" 
(dove  li  lasciai  per  24  ore)  tutti  dormivano  tranne  il  riccio  N.  1 
della  1^  serie  (di  quelh  cioe  a  cibo  misto  prevalentemente  ricco  di 
grassi  e  di  idrati  di  carbonio)  il  quale  si  desto  e  si  mantenne  sve- 
glio  per  tutto  il  tempo  dell'  esperienza.  Riposti  alia  temperatura 
di  +  5°  anche  quest'  ultimo  cadde  in  letargo.  Adunque  lo  stimolo 
termico  agiva  irregolarmente  su  di  essi. 

Dope  di  cio  provai  a  punzecchiarli  con  un  lungo  ago;  soltanto 
il  N.  1  della  l^-  serie  ed  il  3  della  2^  serie  mostrarono  un  accele- 
ramento  negh  atti  respiratorii  ed  una  certa  sensibilita,  deducibile 
questa  dal  rinserrare  maggiormente  la  palla  che  questi  animah  for- 
mano  mediante  il  mantello  spinoso  quando  dormono.  ISTegli  altri  non 
fu  evidente  alcun  sintomo  reattivo. 

Di  fronte  ai  risultati  delle  mie  esperienze  credo  essere  giustq 
il  concludere  che : 


-   242  - 

1.^  La  pinguedine  non  solo  non  e  determinante  del  sonno 
invernale  ma  neppure  ha  azione  notevole  nella  produzione  del  me- 
desimo. 

2.°  Gli  animali  magri  perdono  assai  piu  in  peso  di  quelli  che 
hanno  nei  period!  aiitecedenti  aH'ibernazione,  depositato  in  copia 
grasso  nei  tessuti.  Sofcto  questo  punto  di  vista  il  grasso  negli  ani- 
mali ibernanti  rappresenta  una  sostanza  di  altissimo  valore. 

3.0  Non  esiste  veruna  differenza  per  la  reazione  agli  stimoli 
(termici  e  doloriflci)  tra  gli  animali  delle  due  serie,  cioe  fra  quelli 
cibati  nei  periodo  preibernale  con  dieta  mista  ricca  di  idrati  di  car- 
bonic e  di  grassi,  e  quelli  mantenuti  a  dieta  rigorosamente  carnea. 


Bibliografla. 

(i)  Valentin.  —  BeUrage  zur  Kentniss  des  Winterschlafes  des  Murmelthiere.  MoleschoU's  untcfu- 
chungen  zur  Naturlehre  des  Menschen  und  der   Thiere.  Mem.  1~9. 

(2)  Beretta  e  Bai-oncioi.  —  Ricerche   istologiche  sulle  modificazioni  degli    ortrani   nei   niamroiferi 

ibernanti.    Sisteraa  nnrvoso   centiale.    Rene.    Cnore.  Capsule  surrenali.    V.   Riforma  medica. 
If.  <j:i-'J4,  Anno  XVI,  N.   162-163;  Anno  XVI,  N.  7  ;  Anno  XVII. 

(3)  Sacc.  —  Notices  sur  la  Marraotte  des  Alpes.  Revue  et  Mag.  de  Zool.  X,  Deuxieme  S4rie.  Paris, 

1858. 

(4)  Hofmann.  Vedi  Beaunis.  —  Elementi   di    flsiologia     uniana.     Trad,    del   prof.    Aducco,    1897, 

pag.  89  e  seg, 

(5)  Schulz.  —  Ibid. 

(6)  Albertoni  e  Stefani.  —  Fisiologia  umana.  Secotida  edizione,  pag     IVI  e  seg.    1900. 

(7)  Fflflger.   Vedi  Landois.  —  Fisiologia  deiruomo.   T/ad.  ilaliana,    Vol.  I,  pag.  469  e  seg.    Val- 

lardi  1893. 

(8)  Voit.  —  Physiologie  d.  Stoffwechsels,  citato  da  Krehl.  —  Fisiologia  patologica.    Trad,  italiana, 

1892., 

(9)  Vedi  KreHl.  —  Fisiologia  patologica.   Trad,  ilaliana,  pag.  296  e  seg. 

(10)  Vpdi  Beaunis.  —  Loc.  cit  ,  pag.  8S. 

(11)  Vedi  Konig.  —  Die  menschlichen  Nahrungs-und  Genussmittel.  Berlin   1880. 

(12)  Dubois.  —  Physif logic  compar^e  de  la  Marniotte.  Annates  de  /'University  de  Lyon  1896. 

(13)  BrautingdUi  et  Edelmann.    (Che, a.    Cenlralb.    189t  —  abst.    Anahjst    XIX,  24)    in    Com- 

mercial organic  analysis,    Vol.  IV.  Alfred  H.  Allen  1898. 

(14)  Humbert.  —  (Journal  Pharm.  el  CMin.   1895.19.')  abst  —  Analys  1895),  pag.  95  in  Comm. 

organic  analysis.    Vol.  IV.  Alfred  H.  Allen   1898. 

(15)  Rina  ed  Achille  Monti.  —  Osservazioni  sulle  Marmotte   ibernanti.    Rendiconto   del    R.    Iftt- 

tuto  Loiabardo,  Serie  II,    Vol.  XXXIII,  fasc.  7  e  S. 


-  24S  - 

ISTITUTO    ANATOMICO    DI    PADOVA    DIRETTO    DAI.    PKOF.    D.     II  K  R  T  K  L  L  I  . 

DoTT.  UGO  DALL'ACQUA  Dott.  ANTONIO  MENEGHETTI 

Suite  arterie  deila  faccia  neiruomo. 


Kicevuta  il  12  Agosto  J902. 
il  vietata  la  riproduzioDe. 

Di  un  lavoro  che  pubblicheremo  fra  breve  sulle  arterie  della 
faccia  comiuiichiamo  colla  presente  nota  alcuni  risultati. 

Fra  i  rami  dell'arteria  masceJlare  esterna  re  sono  alcuni  che 
non  vengono  ricordati  dai  Trattatisti,  eppure  sia  per  costanza,  ca- 
libre ed  estensione,  sia  perche  rappresentano  nella  nostra  specie 
disposizioni  esistenti  in  altri  mammiferi,  meritano  di  essere  presi 
in  considerazione. 

Un  rarao  nasce  dalla  porzione  della  mascellare  esterna  che 
circonda  il  margine  inferiore  del  corpo  della  mandibola.  Esso  a  circa 
un  centimetre  dalla  origine,  si  divide  in  tre  diramazioni  tutte  sot- 
tocutanee.  L'una,  anteriore,  viene  a  distribuirsi  nella  regione  sopra- 
ioidea:  la  seconda,  superiore,  irrora  la  cute  della  regione  massete- 
rina,  la  terza,  inferiore,  si  dirige  verticalmente  in  basso  lungo  il 
margine  anteriore  del  muscolo  sterno-cleido-mastoideo  vascolariz- 
zando  il  platisma  e  la  cute  della  meta  superiore  della  regione  ca- 
re tidea  e  della  regione  sottoioidea. 

Un  altro  ramo  si  origina  dalla  mascellare  esterna  a  circa  un 
mezzo  centimetre  piu  in  alto  del  precedente;  si  colloca  al  davanti 
del  massetere  decorrendo  prima  sulla  mandibola,  poi  sul  buccinatore. 
Poco  dope  la  sua  origine  si  biforca,  una  diramazione  si  getta  fra 
le  due  porzioni  del  massetere,  I'altra  risale  situandosi  sotto  la  zolla 
adiposa  di  Bichat  e  si  reca  al  muscolo  buccinatore  anastomizzan- 
dosi  colle  diramazioni  dell'arteria  buccinatoria. 

Un  terzo  ramo  prende  origine  circa  a  meta  altezza  del  corpo 
della  mandibola.  Si  dirige  trasversalmente  in  avanti  coUocandosi  fra 
lo  strato  muscolare  del  labbro  inferiore  ed  il  periostio,  passa  ad  im- 
mediata  vicinanza  del  forame  mentale  inviando  un  ramoscello  ana- 
stomotico  all'arteria  mentale,  prosegue  verso  la  linea  mediana   del 


-   2U   - 

mento,  incontra  la  terminazione  cleirarteria  sottoraentale  e  si  ana- 
stomizza  con  questa. 

Un  quarto  ramo  nasce  all'altezza  dell'  angolo  della  bocca  fra 
arteria  labiale  superiore  ed  arteria  labiale  inferiore.  Si  fa  tosto  sot- 
tocutaneo  ed  attraversando  la  regione  zigomatica  risale  verso  la 
parte  di  regione  temporale  che  confina  coll 'angolo  esterno  dell'  oc- 
chio;  irrora  gli  strati  superflciali  di  queste  regioni.  Quattro  volte 
abbiamo  osservato  che  il  ramo  ora  descritto  mandava  una  grossa 
diramazione  verso  I'angolo  interno  dell'  occhio  costituendo  1'  arteria 
angolare;  in  un  case  questa  diramazione  proseguiva  verso  la  fronts 
e  dava  I'arteria  frontale  interna. 

Fra  i  rami  della  mascellare  esterna  se  ne  osserva  frequente- 
mente  un  altro  destinato  al  labbro  inferiore.  Su  34  individui  esa- 
minati,  in  8  era  rappresentato  d'ambo  i  lati  da  un  tronco  che  ori- 
ginava  poco  piii  in  basso  del  margine  superiore  del  corpo  della 
mandibola;  procedendo  trasversalmente  in  avanti  irrorava  il  mu- 
scolo  triangolare,  il  quadrate  del  labbro  inferiore,  nonche  la  cute 
che  li  ricopriva  e  terminava  un  po'  aU'esterno  della  linea  mediana. 
In  16  individui  (nei  quali  I'arteria  labiale  inferiore  era  assai  pic- 
cola)  esisteva  da  un  lato  solo,  ma  era  di  calibre  notevole,  eguale 
qualche  volta  a  quelle  della  stessa  mascellare  esterna;  fra  questi 
16,  in  10  (provenendo  7  volte  da  destra,  3  da  sinistra)  raggiungeva 
la  linea  mediana  e  dope  essere  risalito  verticalmente  verso  il  mar- 
gine orale  del  labbro  si  divideva  in  due  di  ramazioni  pressoche  eguali, 
I'una  si  anastomizzava  colla  labiale  inferiore  destra,  I'altra  colla  si- 
nistra. In  6  individui  si  recava  al  margine  orale  della  meta  destra 
del  labbro  e  qui  si  biforcava  nel  mode  indicate.  In  tutti  i  casi 
nei  quali  si  noto  la  presenza  di  questa  arteria,  la  labiale  inferiore 
nasceva  molto  in  alto  verso  I'angolo  orale,  alle  volte  da  un  tronco 
comune  colla  labiale  superiore,  invece  negli  altri  10  individui  dove 
mancava,  la  labiale  inferiore  originava  piuttosto  in  basso. 

Abbiamo  anche  trovato  che  la  mascellare  esterna  il  piii  delle 
volte  non  termina  coll'arteria  angolare,  ma  coll'  arteria  dell'ala  del 
naso  e  che  le  diramazioiii  di  quest'  ultima  hanno  decorso  determi- 
nate e  costante. 

Su  34  individui  I'arteria  angolare  era  costituita  dalla  termina- 
zione della  mascellare  esterna  solo  11  volte;  52  dal  ramo  laterale 
deH'arteria  nasale  dell'oftalmica,  1  volta  da  un  ramo  terminale  del- 
rinfraorbitale  e  4  volte,  come  pii::  sopra  fu  affermato,  dalla  dira- 
mazione della  mascellare  esterna  che  nasce  all'  altezza  dell'  angolo 
della  bocca  per  raggiungere  la  regione  temporale. 


-   245   - 

L'arteria  cleH'ala  del  naso  in  corrisponclenza  deirangolo  esterno 
della  cartilagine  alare  si  divide  in  due  rami  terminali,  di  calibre 
pressoche  eguale :  Tunc  decorre  lungo  il  margine  superiore,  1'  altro 
lungo  I'inferiore  della  cartilagine  e  si  recano  al  lobulo  ove  si  anasto- 
mizzano  coirarteria  dorsale  del  naso  e  coirarteria  del  setto  nasale. 

L'arteria  dell'ala  del  naso  invia  anche  un  terzo  ramo  di  cali- 
bre un  po'  minore  a  qaello  dei  rami  ora  descritti.  Prende  origine 
a  mezzo  centimetre  circa  all'infuori  dell'angolo  esterno  della  narice, 
decorre  sottocutaneo  lungo  il  contorno  inferiore  di  questa  ed  in 
corrispondenza  del  lobulo  del  naso  si  anastomizza  con  la  termina- 
zione  deH'arteria  labiale  superiore.  Avviene  talora  che  l'arteria  del- 
l'ala del  naso  si  divida  in  tutti  e  tre  i  suddescritti  rami  in  corri- 
spondenza dell'angolo  esterno  della  narice. 

Inoltre  merita  d'essere  ricordata  una  diramazione  dell'infraorbi- 
tale,  che  negli  altri  mammiferi  e  cospicua;  nell'uomo  benche  ridotta 
di  calibre  e  di  lunghezza,  si  riscontra  costantemente.  Irrora  alcuni 
organi  contenuti  nell'orbita  ed  in  piccola  parte  la  faccia. 

Si  separa  dall'  infraorbitale  ad  una  distanza  dall'  origine  di 
questa,  variabile  fra  qualche  millimetre  ed  un  paio  di  centimetri. 
Quando  il  solco  infraorbitale  e  piuttosto  lungo,  penetra  nella  cavita 
orbitaria  traversando  la  periorbita;  all'opposto,  se  il  solco  e  breve 
ed  e  esteso  il  condotto,  passa  prima  per  un  forame  che  si  trova 
nella  parete  superiore  di  questo.  Su  300  cranii  esaminati  il  forame 
esisteva  d'ambo  i  lati  in  85,  in  34  soltanto  a  destra,  in  42  soltanto 
a  sinistra;  complessivaraente  adunque  su  600  condotti  si  riscontro 
246  volte.  Pervenuta  nell'orbita  la  diramazione  precede  in  avanti, 
situata  fra  periostio  e  grasso,  qualche  millimetre  aU'  indietro  del 
margine  inferiore  della  base  deh'orbita  ripiega  all'interno  ed  in  alto 
e  si  getta  nella  porzione  iniziale  dell'  arteria  palpebrale  inferiore. 
Durante  il  sue  decorso  invia  un  ramoscello  che  raggiunge  la  pal- 
pebra  inferiore,  circa  a  meta  della  sua  lunghezza ;  esse  puo  sepa- 
rarsi  talora  prima  che  la  diramazione  entri  nell'orbita,  cosicche  in 
questi  casi,  se  il  solco  e  lireve,  esistono  nella  parete  superiore  del 
condotto  infraorbitale  due  forami  invece  di  uno.  Manda  ancora  vari 
ramoscelli  agli  strati  superficiali  della  regione  zigomatica,  uno  al 
muscolo  obliquo  inferiore,  ed  infine  uno  piu  grosso  al  sacco  lagri- 
male  ed  al  condotto  naso-lagrimale,  ramoscello  che  viene  riguardato 
dalla  maggior  parte  dei  Trattatisti  come  proveniente  dalla  palpebrale 
inferiore  mentrc  una  tale  disposizione  si  osserva  soltanto  di  rado, 


-   246   - 


ISTIIUTO     DI     ANATOMIA     NORMALE     DELLA     R.     UNIVERSITA     DI     SIENA    (PROF.     S.     BlANCUl). 


Sulle  piastre  motrici  e  sulle  fibrille  ultraterminali  nei  muscoli 
del  la  lingua  di  Rana  esculenta. 

PER  GIULIO  CECCHERELLI  students  in  medicina. 


Ricevuta  il  25  Settembre  1902. 


i^  vietata  la  riproduzione. 

Avendo  io  gia  da  qualche  tempo  intrapreso  uno  studio  sul 
modo  di  comportarsi  dei  nervi  nei  muscoli  deila  lingua  della  Bana 
esculenta,  sono  venuto  alle  seguenti  interessanti  conclusioni,  che  mi 
affretto  a  rendere  di  pubblica  ragione. 

I.  Vi  e  una  grande  differenza  fra  le  piastre  motrici  dei  muscoli 
della  punta  e  quelli  della  base,  sia  riguardo  alia  forma,  che  ai  rap- 
porti  colla  flbra  muscolare. 

Sulla  base  esistono  piastre  motrici  molto  simili  a  quelle  degli 
arti  e  completamente  accollate  alia  libra  muscolare  striata ;  verso 
il  mezzo  della  lingua  le  piastre  vanno  assumendo  una  forma  a  grap- 
polo;  sulla  punta  finalmente  si  ritrovano  le  schiette  terminazioni  a 
grappolo,  le  quali  solo  in  parte  si  adagiano  sulla  libra  muscolare 
striata. 

II.  Diffusa  a  tutto  il  perimisio  dei  muscoli  della  lingua  ed  al 
connettivo  sottomucoso,  piii  evidente  verso  la  punta  che  verso  la 
base,  esiste  una  vera  e  propria  rete  nervosa  amielinica  a  larghe 
maglie  e  di  una  sottigliezza  estrema,  con  nuclei  intercalati  tanto  sul 
decorso  delle  fibrille  quanto  sui  punti  nodali. 

III.  II  fatto  pill  interessante  e  capitale  messo  in  evidenza  da  que- 
ste  mie  ricerche  e  di  aver  potuto  osservare,  come  molte  tra  le  fi- 
brihe  ultratermioali  che  partono  specialmente  dalle  terminazioni  a 
grappolo  della  ])unta,  si  contiuuino  direttamente  e  indubbiamente  colla 
rete  nervosa  amielinica  sopra  ricordata. 

IV.  Esistono  anche  fibrille  collaterali  che  sebbene  abbiano  ori- 
gine  diversa,  si  comportano  in  tesi  generale  in  modo  assai  simile  a 
quelle  ultraterminali. 

V.  Nei  muscoli  linguali  della  Rana  non  ho  flnora  mai  osservati 
Fusi  neuro-muscolari, 


-  247  - 

Nella  prima  parte  del  lavoro,  che  ho  gia  condotto  a  termine, 
daro  una  particolareggiata  descrizione  dei  fatti  qui  sommariamente 
esposti,  accompagnata  da  alcune  figure  che  riproducono  fedelmente 
i  rapporti  indicati. 

Siena,  20  settembre  1902. 


UNIONE    ZOOLOGICA    ITALIANA 


AV  VISO. 

Si  pregano  caldamente  i  signori  Socii  che  non  hanno  ancora  versata  la 
quota  sociale  del  corrente  anno  1901  di  volersi  mettere  subito  in  regola  con 
la  cassa  (a  norma  dell'art.  4  dello  Statuto)  inviandola  {per  cartolina  vaglia) 
al  Segretario-Cassiere 

Napoli  27  marzo  1902 

Prof.  Fr.  Sav.  Monticelli 
Lstituto  Zoologico,  E.  Universita  di  Napoli. 


III.  AssefflMea  oriiiiaria  e  Conycpo  Zoologico  Nazioiiale  iu  Roma. 


Egregio  Collega, 

Come  fu  deliberato  nella  seconda  assemblea  dell'Unione  Zoologica  italiana 
tenutasi  in  Napoli  nell'aprile  del  1901,  si  terr4  quest'  anno  in  Roma  la  terza 
assemblea  ordinaria  e  Convegno  Zoologico  nazionale  nel  prossimo  autunno. 

II  Comitato  ordinatore  del  Convegno,  invita  pertanto  ad  intervenire  a 
questa  assemblea  e  Convegno  a  nome  dolla  Presidenza  dell'U.  Z.  I.,  non  solo 
i  soci,  ma  ancora  le  altre  Society  italiane  di  Zoologia  e  di  tutte  le  disciplino 
affini  e  quanti  in  Italia  si  interessano  agli  studii  di  biologia.  E  saranno  an- 
cora ospiti  graditi  tutti  quegli  stranieri  che  volessero  onorare  della  loro  pre- 
senza  queste  adunanze  della  nostra  Unione  (1). 

II  Comitato  prega  tutti  coloro  che  intendono  intervenire  al  Convegno 
Zoologico  di  Roma  di  inviare  la  loro  adesione,  non  oltre  11   I"  ottobre  1902. 

I  socii  dell'U.  Z.  I.,  che  vorranno  prender  parte  al  Convegno  dovranuo 
far  pervenire  al  Segretario  del  Comitato  ordinatore,  dott.  Felice  Supino  {Isti- 


(1)  Perch6  al  Convegno  potessero  prender  parte  tutti  i  Soci,il  Comitato  promotore,  tenuto  conto 
dell'epoca  di  questo,  ha  fatto  pratiche  pvesso  ii  Miuistero  perohd  conceda  spaciale  pennesso  di  inter- 
venirvi  ai  Professori  delle  scuole  secondarie. 


-   248   - 

tuto  di  Anatomia  compai^ata,  Via  Agostlno  Depretis,  Roma),  L.  2  mediante  car- 
tolina  vaglia.  Essi  riceveranno,  nel  prossimo  ottobre,  una  tessera  d'iscrizione  e 
le  carte  di  riconoscimento  per  usufruire  dei  ribassi  sulle  ferrovie  e  sui  pi- 
roscafi. 

Gli  estranei  all'Unione  godranno  degli  stessi  vantaggi  dei  Socii.  La  loro 
quota  di  adesione  e  fissata  pero  in  L.  5. 

La  tessera  d'iscrizione  Ak  diritto  a  tutti  gli  aderenti  a  ritirare  dalla  Se- 
greteria  del  Convegno  in  Roma  la  tessera-programma,  il  distintivo  del  Con- 
vegno  e  quanto  altro  a  questo  si  riferisce  onde  poter  godere  dei  vantaggi 
ferroviari  (2). 

L'iscrizione  potri  pure  ottenersi  direttamente  nell'ufficio  di  Segreteria  in 
Roma     in  tal  caso  non  si  ha  diritto  a  riduzioni  sul  prezzo  del  viaggio. 

II  programma  del  convegno  d,  Htahilito  come  segue: 

Giovedi  30  Ottobre         —  Riunione  dell'ufficio  di  Presidenza  e  del  Comitato 

ordinatore. 
Venerdi  31  Ottobre         —  Ore  ant.  -  Seduta  inaugurale. 

Ore  pom.  -  Seduta  scientifica. 

Sabato  1  Novembre        —  Ore  ant,  -  Seduta  scientifica. 

Domenica  2  Novembre  —  Gita  ai  Castelli  Romani. 

Lunedi  3  Novembre        —  Ore  ant.  -  Seduta  scientifica  per  le  dimostrazioni. 

»      pom.  -  Seduta  amministrativa  (elezione   delle 
cariche  sociali),  e  cliiusura  del  Convegno. 

Alia  sera  Bancbetto  sociale. 

Gli  aderenti  al  convegno  che  intendono  di  fare  delle  comunicazioni  scien- 
tifiche,  dimostrazioni  di  preparati,  ecc,  sono  vivamente  pregati  di  darne  no- 
tizia  possibilmente,  nella  prima  quindicina  di  Ottobre,  con  lettera,  al  Segre- 
tario  deirUnione  prof.  Fr.  Sav.  Monticelli  (Istituto  Zoologico,  R.  University 
Napoli). 

IL  COMITATO  ORDINATORE 

F.  Todaro  Presidente,  B.  Grassi,  L.  Luciani,  R.  Pirotta,  R.  Versari,  D.  Vin- 
ciguerra,  M.  Cermenati,  M.  Lanzi,  F.  Supino  Segretario. 


(2)  Agli  aderenti  al  Convegno  Zoologico,  muniti  della  tessera  personale  e  delle  carte  di  riconu* 
scimento  rilasciate  dal  Comitato,  le  Societa  delle  ferrovie  Adriatiche,  Wediterranee,  Sicule  e  Veuete 
concedono  per  un  periodo  di  tempo  dal  25  ottobre  al  10  novembre  il  ribasso  consueto  del  30  'ul  50  "(q 
secondo  il  percorso;  la  Societii  delle  Ferrovie  yarde  il  SCj^;  la  Navigazione  generale  italiana  il  50  0|g 
sempre  che  il  viaggio  si  compia  nel  tempo  indicato  sulla  carta  di  riconoscimento  e  secondo  le  norme 
stampate  a  tergo  della  medesima. 


CosiMO  Chbrubint,  Amministratorb-responsabile. 


249 


Milano  -  Via  G-.  Revere,  2  -  Milano 


UNIGA  FABBRIGA  NAZIONALE 

Dl  MICROSCOPI  ED  ACCESSORI 


DITTA    FORNITRICE 


di  tntti  i  Oabinetti  UniTersitari  del  Re^no 
MICROSCOPIO  GRANDE  MODELLO 

con  cremagliera,  apparato  Abbe,  diaframma 
ad  iride,  tavolino  in  ebanite,  revolver,  due 
obbiettivi  a  secco  3  e  7*,  uno  ad  immersione 
omogenea  1/12")  d"e  oculari  2  e  4;  il  tutto 
posto  in  elegante  armadietto  in  mogano 
L.  400 
{ingrandimenti  fino  a  1000  diametri) 

NuoYo  oMietliyo  Vis-  SeiDlapocroDiatico 

IMMERSIONE  OMOGENEA 

ttivo  raccomandato  per  la  grande  po- 
'  tenza  e  per  la  sua  durata  (Vedi  Zeit- 
schrift  filr  wissenschaft. Microscopie  del 
12  settembre  1894,  Band  XI,  Heft  2) 
L.  200  coi  due  oculari  compensator! 
t  ed  8. 


CATALOGO  GENERALE  GRATIS 

a  seraplice  richiesta 

Pagamenti  rateali  mensili 
pel  Sigg.  Ufficiali  sanitari  comunali. 


SOCIETA  EDITRICE  LIBRARIA  -  MILANO 


Prof.  GIULIO  CHIARUGI 

IDirettore    dell'  Istitvito    .A.natomico    d.i    ZPireiaze 


ISTITUZIONI 


DI 


JIJIJ 


-   250  - 


flRGHlViO  ITfllilfldO 


DI 


AIlflTOIHIfl  E  D,  ElUlBHlOIiOGIfl 

PUBBLICATO    DA 

D.  BALDI,   Pisa  —  D.  BERTELLI,  Fadova  —  S.  BIANCHI,  Siena 

G.  CHIARUGI,  Firenze  —  E.  GIACOMINI,  Perugia  —  L.   GIANNELLI,   Ferrara 

P.  LACHI,  Genova  —  G.  ROMITI,  Pisa  —  U.  ROSSI,  Perugia 

R.  STADERINI,  Catania  -  G.  VALENTI,  Bologna 

B   DIRETTO 
DA 

G-.    CHIARXJGH. 


L'Archivio  Italiano  di  Anatomia  e  di  Embriologia  si  pubblica  in  tre  fasci- 
coli  che  formeranno  ogni  anno  un  volume  di  pagine  500  a  600,  cou  illustrazioni 
e  con  tavole. 

II  prezzo  annuo  di  abbonamento  e: 
Per  I'ltulia  L.  30. 
Per  TEstero  Fr.  31,50  coraprese  le  spese  di  spedizione. 

Per  quanto  riguarda  la  Direzione  rivolgersi  al  prof.  G.  Chiarugi,  Istituto 
Anatomico,  Via  Alfani  33,  Firenze. 

Per  quanto  riguarda  I'Araministrazione  dirigersi  alia  Ditta  LUIGI  NICCO- 
LAI,  Editore,  Via  Faenza  44,  Firenze. 

CHARLES  CLAUSEN,  Libraire-Editeur  —  TURIN 


INSTITUT   ANATOMIQUE   DE   FLORENCE,   DIRIG6   PAR   LE   PROP.   G.    CHIARUGI. 


D/    FERDINAND    LIVINI 

1"  Assistant  et  Libre  Docent  d'Anatomie  bumaine 


LE  TISSU  ELASTIQUE 

DANS  LES  ORGANES  DU  CORPS  HUMAIN. 

i^R  MEMOIRE. 
Sa  distribution   dans   I'appareil  digestif. 

(Avec  7  Planches  chromolithographiques  et  1  Figure  dans  le  texte). 


JPrix:    L.    12, 


Firenze,  1908.  —  Tip.  L.  Niccolai  .  Via  Faenia ,  4J. 


1/  fUyf  t  u  Jh^uA^-'-^y^ 

lonitoFe  Zoologico  Italiano 

(Pubblicazioni  Italiane  di  Zoologia,  Anatomia,  Embriologia) 

Organo  ufficiale  deila  Unione  Zoologica  Italiana 

DIRETTO 
DAI    DOTTORI 

GIULIO  GHIARUGI  EUGENIO  FICALBI 

Prof,  di  Anatomia  umaua  i'rof.  di  Anatuiiiia  coiiip.  e  Zoologia 

nel  R.  Istimto  di  Studi  Super,  in  Firenze  nella  R.  Universita  di  Fadova 

Ufflcio  di  Direzione  ed  Amministrazione :  Istituto  Anatomico,  Firenze. 
12  numeri  all'anno  —  Abbuonamento  annuo  L.  15. 


XIII  Anno         Firenze,  Ottobre  1903  N.  lO 


SOMMARIO  :  BiBLiOGRAFJA.  Pag.  251-255. 

SuNTi  B  EiviSTE:  NoTA  DI  TECNiCA    MicuoscopiCA :    Minervini  R.,    Moclifi- 

cazloni  del  metodo  di  Weigert  per  la  colorazione  specifica  del  tessuto  ela- 

stico.  —  Pag.  255-266. 
COMUNICAZIONI  ORiGiNALi:    Giuffrida-Ruggeri   V.,  Qualche  contestazione 

intorno  alia  piu  vicina  filogenesi  umana.    —    Chiarugi   G.,    L'insegna- 

mento  dell'anatomia  dell'uomo  secondo  i  nuovi  Regolamenti  universitari. 
Pag.  257-277. 

Avvertenza 

Delle  Comunicazioni  Originali  che  si  pubblicano   nel  Monitore 
Zoologico  Italiano  e  vietata  la  riproduzione. 


BIBLIOGRAFIA 

Si  dh  notizia  soltanto  dei  Lavori  pubblicati  in  Italia. 


VI.  Frotozoi. 

Bortolotti  C.  —  Sviluppo  e  propagazione  delle   Opalinine    parassite    del    lom- 

brico.  Con  4  figg.  —  Monit.  zool.  ital.,  An.  13,  N.  8,  pp.    195-204.  Firenze 

1902. 
Drago  XJ.  —  Coccidium  Scyllii  n.  sp.  Con  7   figg.    —  Ricerche   Lahorat.  Anat. 

norm.  Univ.  Roma,   Vol.  9,  Fasc.  1,  pp.  89-94.  Roma  1902. 
Enriques  P.  —  Ricerche  osmotiche  sugli  Infusori.  —  Atti  Accad.  Lincei  (Ren- 

dic),  Classe  Sc.  fis.,  matem.  e  nat,  An.  299,  S.  5,  Vol.  11,  Fasc.  8,  P  Seme- 

sire,  pp.  340  347.  Roma  1902. 
Enriques  P.  —  Ricerche  osmotiche  sui  Protozoi  delle  infusioni.  —  Atti  Accad. 

Lincei  (Rendic),  CI.  Sc.  fis.,  matem.  e  nat.  An.  299,  S.  5,  Vol.  11,  Fasc.  9, 

1"  Semestre,  pp.  392-391.  Roma  1902. 


-   252   - 

Issel  B.  —  Studi  sulla  fauna  termale    euganea :    nota    prey.    —    Boll.    Miisei 

Zool.  e  Anat.  compar.  Univ.  Genova,  N.  108  (1901).  Genova,  1901.  pp.  5. 
Mariotti-Bianchi  Gr.  B.  —  Di  alcuni  fatti  poco  trequenti  rilevabili   all'  esame 

del  sangue  dei  raalarici.  —  Rtforma  med.,  An.  18.  N.  161,  pp.  122-126.  Roma 

1902. 
Panichi  L.  —  Sulla  sede  del  parassita  malarico  nell'eritrocito    dell'  uomo.  — 

Arch.  Farmacol.  sperim.  e  Sc.  affini,  An.  1,    Vol.    1,    Fasc.    9,  pp.  418-432. 

Roma  1902  (continua). 
Perroncito  E.  —  II  coccidio  jalino  (Coccidium  jalinum  n.  sp.)  od  il  microspo- 

ridio  polled  rico  (Microsporidium  polyedricum  Bolle)  nell'uomo.   —  Giorn. 

Ace  ad.  Medicina  Torino,  An.  65,  N.  6-7,  p.  378.  Torino  1902. 

IX.  Vermi. 

2.  Platodi  o  Platielminti  (Turbbllari.  Trematodi.  Cestodi). 
Barbagallo  P.  —  Sugli  elminti  parassiti  dell'intestino  del    polio.    Con   fig.  — 

Boll.  Sedute  Accad.  Gioenia  Sc.  nat.  Catania,  Fasc.   73,  aprile  1902  (N.  S), 

pp.  5-7.  Catania  1902. 
Parona  C.  —  Catalogo  di  elminti  raccolti  in  vertebrati  dell'Isola  d'Elba  :  Se- 

conda  nota.  —  Boll.  Musei  Zool.  e  Anat.  compar.    Univ.    Genova,    N.   113 

{1902).  Genova  1902,  pp.  20. 

3.  Nematodi  o  Nematelminti 

Camerano  L.  —  Gordii  raccolti  dalla  spedizione  €  Skeat  »  nella  penisola  Ma- 
lese  1899  1900.  —  Boll.  Musei  Zool.  ed  Anat.  comp.  Univ.  Torino,  Vol.  16, 
N.  408,  Torino  1901.  pp.  2. 

Camerano  L.  —  Gordii  raccolti  dal  dott.  Filippo  Silvestri  nella  Repubblica 
Argentina  e  nel  Paraguay.  —  Boll.  Musei  Zool.  ed  Anat.  comp.  Univ.  To- 
rino,  Vol.  16,  N.  410,  Torino  1901.  pp.  2. 

Camerano  L.  —  Viaggio  del  dott.  A.  Borelli  nel  Matto  G rosso  e  nel  Para- 
guay —  VI.  Gordii.  —  Boll.  Musei  Zool.  ed  Anat.  comp.  Univ.  Torino, 
Vol.  16,  N.  411,  Torino  1901.  pp.  2. 

Camerano  L.  —  Gordii  di  Madagascar  e  delle  isole  Sandwich.  —  Boll.  Musei 
Zool.  ed  Anat.  comp.  Univ.  Torino,   Vol.  16,  N.  412,  Torino  1901.  pp.  2. 

liinstow  (v.)  O.  —  Dorylaimus  atratus  n.  sp.  Con  ^g^.  —  Boll.  Musei  Zool. 
e  Anat.  compar.  Univ.  Genova,  N.  109  {1901).  Genova  1901,  pp.  2. 

Parona  C.  e  Stossich.  M.  —  Oe,Hophagostomum  tuberctdatum  n.  sp.  parassita 
dei  Dasypus.  Con  figg.  —  Boll.  Musei  Zool.  e  Anat.  compar.  Univ.  Genova, 
N.  110  {1901).  Genova  1901,  pp.  3. 

Pieri  G.  —  Sur  le  mode  de  transmission  de  V Ankylo.'^toma  diiodenale.  —  Arch, 
ital.  Biologie,  Tome  37,  Fasc.  2,  pp.  26^-273.  Turin  1902. 

Stossicli  M.  —  Sopra  alcuni  Nematodi  della  coUezione  elmintologica  del 
Prof.  dott.  Corrado  Parona.  Con  3  tav.  —  Boll.  Mu.sei  Zool.  e  Anat.  com- 
par. Univ.  Genova,  N.  116  {1902).  Genova  1902,  pp.  16. 

12.  Anellidi.  (Archianellidi.  Oligocheti.  PoLiGHETt.  Irudinei). 

Bortolotti  C.  —  Nota  preventiva  sulla  lunzione  delle  cellule  cloragogene  nei 
gen.  Lumhricus  ed  Allolohophora.  —  Atti  Ace.  Lincei  {Rendic),  CI.  Sc.  fis., 
matem.  e  nat.,  An.  299,  S.  5,  Vol.  11,  Fasc.  10,  1"  Sem.,  pp.  449-451.  Roma 
1902. 

Cognetti  L.  —  Res  italicae.  III.  Gli  Oligocheti  della  Sardegna.  Con  tav.  — 
Boll.  Musei  Zool.  ed  Anat.  comp.  Univ.  Torino,  Vol.  16,  N.  404,  Torino 
1901.  pp.  26. 


-  253  - 

Cognettl  L.  —  Oligocheti  raccolti  dal  dott.  F,  Silvestri  nel  Chile  e  nella  Re- 
pubblica  Argentina.  —  Boll.  Musei  Zool.  ed  Anat.  comp.  Univ.  Torino, 
Vol.  16,  N.  407,  Torino  1901.  pp.  2. 

X.  Artropodi. 

4.  Crostacei. 

Airaghi  C.  —  Di  alcuni  Trilobiti  della  Cina.  Con  tav.  —  Atti  Soc.  ital.  Sc  nat- 
e  Museo  civ.  St.  nat.  Milano,   Vol.  41,  Fasc.  1,  pp.  11-21.  Milano  1902. 

Brian  A.  —  Note  su  alcuni  Crostacei  parassiti  dei  pesci  del  Mediterraneo. 
Con  tav.  I.  —  Boll.  Musei  Zool.  e  Anat.  compar.  Univ.  Genova,  N.  115 
{1902).  Genova  1902,  pp.  16. 

Fabiani  R.  —  Di  un  nuovo  Crostaceo  isopodo  {Caecosphaeroma  bericum  n.  sp.) 
delle  grotte  dei  Colli  Berici  nel  Vicentino.  Con  tav.  —  Bull.  Soc.  entomol. 
ital.,  An.  33,  Trim.  3-4,  pp.  169-116.  Firenze  1902. 

Nobili  G.  —  Viaggio  del  dott.  Enrico  Festa  nella  fiepubblica  deU'Ecuador  e 
regioni  viciiie.  XXIII.  Decapodi  e  Storaatopodi.  —  Boll.  Musei  Zool.  ed 
Anat.  comp.  Univ.  Torino,   Vol.  16,  N.  415,  Torino  1901.  pp.  58. 

Senna  A.  —  Le  esplorazioni  abissali  nel  Mediterraneo  del  R.  Piroscafo  Wa- 
shington nel  1881,  I.  Nota  sugli  Oxicefalidi.  Con  tav.  —  Bull.  Soc.  ento- 
mol. ital..  An.  34,  Trim.  1-2,  pp.  10-32.  Firenze  1902. 

5.  Aracnidi. 

Leardi  in  Airaghi  Z.  —  Ragni  di  Manila  (Arcipelago  delle  Filippine).  — 
Atti  Soc.  ital.  Sc.  nat.  e  Museo  civ.  St.  nat.  Milano,  Vol.  41,  Fasc.  2,  pp. 
111-121.  Milano  1902. 

Trani  E.  —  Intorno  ai  costumi  dei  Dolomedes.  —  Boll.  Naturalista,  An.  22, 
N.  3,  pp.  21-23.  Siena  1902. 

7.    MiRIAPODI. 

Rossi  Gr.  —  Suirapparecchio  digerente  dell' lulus  communis :  nota  prelim.  Con 
tav.  —  Bull.  Soc.  entoinol.  ital..  An.  34,  Trim.  1-2,  pp.  3-9.  Firenze  1902. 

Rossi  Gr.  —  Sulla  organizzazione  dei  Miriapodi.  Con  2  tav.  e  10  figg.  nel  te- 
sto.  —  Ricerche  Laborat.  Ajiat.  norm.  Univ.  Roma,  Vol.  9,  Fasc.  1,  pp. 
5-88.  Roma  1902. 

8.  Insetti  o  Esapodi. 

a)  Parte  generate. 
Brunelli  G-.  —  Sul  significato  della  metamortosi  negli    Insetti.    —    Riv.   ital. 
Sc.  nat.  An.  22,  N.  7-8,  pp.  100-106.  Siena  1902. 

b)  TIsanuri.        , 
Silvestri  F.  —  Materiali  per  lo  studio  dei  Tisanuri.  Con  figg.   —    Bull.    Soc. 
entomol.  ital.  An.  33,  Trim.  3-4,  pp.  204-249.  Firenze  1902. 

f)    Coleotteri. 

Gestro  R.  —  I.  Contribuzioni  alio  studio  dei  Paussidi.  —  Bull.    Soc.  entomol. 

ital.  An.  34,  Trim.  1-2,  pp.  33-49.  Firenze  1902. 
Gestro  R.  —  Materiali  per  lo  studio  delle  Hispidae.  XVII,  Cenni  sulle  Hispi- 

dae  di  Ceylan.  —  Bull  Soc.  entomol  ital.  An.  34,   Trim.    1-2,  pp.   50-60. 

Firenze  1902. 
Ghigi  A.  —  Note  biologiche  e  faunistiche.  Con  figg.  —  Bull.  Soc.  entomol  ital, 

An.  33,  Trim.  3-4,  pp.  183-196.  Firenze  1.902. 


-  254  - 

Mainardi  A.  —  Rhizotrogus  Grassii,  nuovo  Coleottero    italiano.  Con    figg.    — 

Bull.  Soc.  entoinol.  ital.,  An.  34,  Trim.  1-2,  pp.  10.^  111.  Firenze  1902. 
Porta  A.  —  Le  differenze  sessuali  secondarie    quantitative    nel    Carahu.^    au- 

ratus  L.  —  Bull.  Soc.  entomol.  ital.,  An.  34,  Trim.  1-2,  pp.  61 104.  Firenze 

1902. 
Porta  A.  —  La  metamorfosi  dello  Zabrus  tenebrioides  Goeze    (gibhus    F,j.   — 

Bull.  Soc.  entomol.  ital..  An.  33,  Trim.  3-4,  pp.  177-182.    Firenze  1902. 
Vitale  F.  —  Osservazioni  su  alcune  specie  di  Eincotori   Messinesi.    Nota    l-i. 

—  Riv.  ital.  Sc.  nat,  An.  22,  N.  7-S,  pp.  115-116.  Siena  1902. 
Vire  A.  e  Alzona  C.  —  Nota  snW Anophthalmu.^  Fabiaai  (Gestro).  —  Boll.  Na- 

turalista,  An.  22,  N.  6-7,  pp.  74-75.  Siena  1902. 
Zodda  G.  —  Proposta  per  un  catalogo  descritiivo  dei  Coleotteri    italiaui.  — 

Boll.  Naturalista,  An.  22,  N.  2,  pp.  13-14.  Siena  1902. 

i)  Lepidjtteri 
Cecconi  G.  —  La  Tortrix  pinicolana  Zll.  iu  Italia.  —   Hull.  Soc.  entomol.  ital., 
An.  33,  Trim.  3-4,  pp.  162-168.  Firenze  1902. 

k)  Imenotteri. 
Mantero  G-.  —  Descrizione  di  alcune    specie    nuove    di    Imenotteri    scavatori 

provenienti  dal  Rio  Santa  Cruz  in  Patagonia.  —  Bull.  Soc.  entomol.  ital.. 

An.  33,   Trim.  3-4,  pp.  197-203.  Firenze  1902. 
Trotter  A,  —  Di  una  nuova  specie  di  Pinipide  galligeno  e  della  sua  galla  gia 

nota  a  Teofrasto.  —  Atti  Accad.  Lincei  -(Rendic),    CI.    Sc.   fis.,    matem.  e 

nat.  An.  299,  S.  5,   Vol.  11,  Fasc.  6,  P  Sem.,  pp.  254  257.  Roma  1902. 

I)  Ditteri  e  Afanitteri 

Celli  A.  —  La  malaria  in  Italia  durante  il  1901:    ricerche   epidemiologiche  e 

profilattiche.  Con  figg.  (liiepilogo).  —  Annali  Igiene  sperim..  Vol.  12  {N.  S.}, 

Fasc.  2,  pp.  258-286.  Roma  1902. 
Celli  A.  —  La  malaria  en  Italie  durant  I'annee  1901.  Recherches  epidemiolo- 

giques  et  prophylactiques:  etude    recapitulative.    —    Arch.    ital.    Biologie, 

Tome  37,  Fane.  2,  pp.  209-241.  Turin  1902. 
Celli  A.  e  Gasperini  G.  —  Stato  palustre  ed  auofelico  (paludismo)  senza  ma- 
laria. Memoria  l^.  Con  tav.  III*.  —  Annali  Igiene  sperim.,  FoZ.  12  (X.  S.), 

Fasc.  2,  pp.  227-257.  Roma  1902. 
Monti  R.  —  Contributo  alia  conoscenza  della    Dolichopoda  geniculata    (0.  G. 

Costa):  Nota  1*.  Con  1  tav.  —  Rendic.  Istit.  lomb.  Sc.  e  Lett.,  S.  2,  Vol.  35, 

Fasc.  12,  pp.  470-491.  Milano  1902. 
Perroncito  E.  —  Importanza  patologica  delle    larve    di    estro    nello    siomaoo 

del  cavallo.  —  Giorn.  Accad.  Mediciua   Torino,  An.  65,  N.  6-7,  pp.  374  377. 

Torino  1902. 
Perrone  E.  —  Sui  costumi  delle  zanzare  del   genere    Anopheles    in    relazione 

con  le  bonificho  idrauliche.  Memoria  II.  —  Annali  Igiene  sperim.,    Vol.  12 

{N.  S.),  Fasc.  2,  pp.  161194.  Roma  1902. 
Schoo  H.  J.  M.  —  La  malaria  in  Olanda.  Con  Cgg.  —  Annali  Igiene  sperim., 

Vol.  12  {N.  S.),  Fasc.  2,  pp.  195  214.  Roma  1902. 
Testi  F.  —  Topografia  ano:elica  e  bonifica  idrauiica.  —   Giorn.  med.  Esercito, 

An.  50,  N.  5,  pp.  449  462.  Roma  1902. 
Testi  F.  —  Ricerche  sugli  anofeli  durante    la    campagua    antimalarioa    nella 

Maremraa  Grossetana  (1901)   —  Giorn.  med.  Esercito,  An.  50,    N.    4,   pp. 

337-360.  Roma  1902. 


-  255 


XI.  Ecliinoderini. 

Ariola  V.  —  La  natura  della  partenogenesi  ueWArbacia  pustolosa.  Con  tav. 
—   Vedi  M.  Z.  XIII,  5,   99. 

XII.  Mollusclii. 

1.  Parte  generalb 

Enriques  P.  —  Le  foie  des  Mollusques  et  ses  fonctions.  (Resume  de  I'A.).  — 
Arch.  ital.  Biologie,   Vol.  37,  Fasc.  2,  pp.  177-199.  Turin  1902. 

3.  Gasteropodi 
(Prosobranchi.  Eteropodi.  Opistobranchi.  Ptbropodi.  Polmonati). 

Mazzarelli  G.  —  Ricerche  intorno  alia  struttura  delle  larve  libera  dei  Gaste- 
ropoili  Opistobranchi.  Con  figg.  —  Rendic.  Istit.  lomb.  Sc.  e  Lett.,  S.  2, 
Vol.  85,  Fam.  16,  pp.  715-732.  Milano  1902. 

XIII.  XJrocordati  o  Tunicati. 

Todaro  F.  —  Sopra  gii  organi  escretori  delle  Salpidi.  Con  figg.  —  Atti  Accad. 
Lincei  (Rendic),  CI.  Sc  fis.,  matem.  e  nat.  An.  299,  S.  5,  Vol.  11,  Fasc  10, 
1°  Se?n.,  pp.  405-417.  Roma  1902. 


SUNTI    E    RIVISTE 


Nota  di  tecnica  microscopiea. 

Minervini  R.  —  Modificazioni  del  metodo  di  Weigert  per  la  colorazione  spe- 
cifica  del  tessuto  elastico  —  Bollettiiio  della  R.  Accad.  medica  di  Geneva, 
An.  XVI,  1901,  N.  1,  pay.  20-24. 

L'A.  occupato  da  lungo  tempo  nella  ricerca  delle  fibre  elastiche  nei  tes- 
suti  di  cicatrice,  ha  avuto  agio  di  fare  alcune  osservazioni  sul  metodo  di 
Weigert  e  di  apportarvi  delle  varianti.  Anzitutto  lia  potato  osservare  che 
la  colorazione  degli  elementi  elastici  avviene  anche  assai  bene  nei  pezzi  (co- 
lorazione in  maisa).  In  tal  caso  essi  devono  essere  piuttosto  piccoli  (al  mas- 
simo  di  1  c.c.) ;  restano  nella  soluzione  colorante  (Weigert)  per  48  ore;  si 
tengono  poi  per  24  ore  nell'alcool  ordinario  acidulato  con  acido  cloridrico  (1 ''/o), 
quindi  in  alcool  90"  per  altre  24  ore  ;  si  passano  finalmente  in  alcool  assoluto, 
trementina  o  xilolo  e  si  includono  in  paraffina.  Desiderando  inoltre  I'A.  otte- 
nere  una  colorazione  rossa  degli  elementi  elastici  che  facesse  contrasto  con 
quella  azzurra  della  ematossilina,  ha  cercato,  seguendo  la  via  indicata  da 
Weigert,  di  ottenere  colla  safranina,  che  e  il  colore  che  presenta  forse  mag- 
giore  atfinita  elettiva  per  il  tessuto  elastico,  un  derivato  che  rispondesse  alio 
scopo.  Cosi  procede  I'A.:  si  prepara  una  soluzione  acquosa  al  2  "/„  a  caldo  di 
safranina  (Merck),  con  1' aggiunta  dell' 1  ^/^  di  resorcina.  Dopo  raftredda- 
mento  si  filtra  ed  al    filtrate  si  aggiunge  */«  tlel  volume    di    soluzione    offici- 


-  256  - 

nale  di  cloruro  ferrico  (Liquor  ferri  sesquichlorati,  densita  =»  30  Beaunae)  e  si 
ottiene  cosi  un  abbondante  precipitate  colore  rosso  raattone.  Si  riscalda  fino 
all' ebollizione  ;  dopo  raffreddamento  si  filtra  ;  si  lava  il  residuo  sul  filtro,  lo 
si,  discioglie  a  caldo  in  100  parti  di  alcool  a  90",  acidificato  con  acido  cloridrico 
1  su  100.  Si  ottiene  cosx  una  soluzione  di  colore  rosso-rubino  che  si  adopera 
come  la  soluzione  coloraute  di  Weigert.  I  tagli  iramersi  in  questa  soluzione 
per  lo  2  ore  assumono  una  tinta  rosso-vivo  diffusa,  che  perdono  poi  rapida- 
mente  nell'alcool.  I  prepai-ati  cosi  fatti  mostrano  tutti  gli  altri  tessuti  com- 
pletamente  decolorati,  raentre  il  reticolo  elastico,  ancbe  nelle  sue  piu  fini 
raraificazioni  presenta  una  bellissima  colorazione  rosso-scarlatto.  Con  questo 
colore  si  puo  ottenere  ancbe  la  colorazione  in  massa  di  piccoli  pezzi  di  tes- 
suti ed  organi ;  meglio  se  fissati  in  formalina  od  alcool  cbe  in  liquido  di 
Miiller.  II  contrario  invece  succede  col  metodo  genuino  di  Weigert,  cbe 
riesce  piu  evidente  nei  pezzi  induriti  in  soluzioni  di  bicromato  potassico  o  di 
acido  cromico. 

Quest' ultima  osservazione  indusse  nell'A.  il  sospetto  cbe  1' acido  cromico 
avesse  potuto  rendere  piu  cbiara  la  reazione  di  Weigert;  infatti  sottopo- 
nendo  i  tagli  colorati  secondo  questo  metodo  all'azione  di  soluzioni  cromiche 
a  diversa  diluizione  (la  piu  adatta  soluzione  e  quella  al  0,5  "/q  che  agisca  non 
meno  di  1  ora)  ha  ottenuto  una  sensibile  modificazione  in  meglio  nella  reazione 
nel  senso  che  le  fibre  elastiche  assumono  una  tinta  piu  oscura,  mentre  il  fondo 
del  preparato  si  decolora  piu  sicuramente. 

Procedendo  in  questo  ordine  di  idee  e  di  tentativi  I'A.  convinto  che  in 
quest'  ultimo  caso  la  reazione  colorante  specifica  fosse  in  rapporto,  piu  che  col 
sale  ferrico  contenuto  nel  colore  di  Weigert,  con  I'azione  dell' acido  cro- 
mico succedente  a  quella  della  fucsina,  ha  pensato  di  fare  reagire  fra  loro  le 
due  sostanze.  Ha  cosi  ottenuto  una  nuova  sostanza  colorante  derivata  dalla 
fucsina  che  si  potrebbe  chiamare  cromo- fucsina.  Si  prepara  nel  modo  seguente. 
Si  fa  a  caldo  una  soluzione  acquosa  di  fucsina  all'i  **/„  con  I'aggiunta  dell'l  °/o 
di  resorcina.  Dopo  raffreddamento  si  filtra  e  si  aggiunge  ^/^  del  volume  di  una 
soluzione  di  acido  cromico  al  2  "/o  o  di  bicromato  potassico  al  S^/o.  Si  ottiene 
la  formazione  di  un  precipitato  uerastro.  Si  riscalda  fino  all'  ebollizione  agi- 
tando  il  miscuglio  e  dopo  raffreddamento  si  filtra.  Si  lava  il  residuo  sul  filtro 
e  si  lascia  disseccare  nella  stufa  a  30".  Indi  si  scioglie  in  alcool  a  90°  a  caldo, 
immergendo  tutto  il  filtro  nell'alcool.  Si  aggiunge  alcool  fino  a  riportare  il 
volume  della  soluzione  al  primitive  (100  p.),  indi  si  acidifica  con  acido  clori- 
drico (1-2  su  100)  e  si  filtra  di  nuovo.  Si  ottiene  cosi  una  soluzione  di  colore 
rosso  vinoso  che  colora  elettivamente  le  fibre  elastiche  in  bleu-viola  assai 
scuro.  I  tagli  si  lasciano  nella  soluzione  colorante  per  1-2  ore,  indi  si  passa- 
no  in  alcool  a  90"  fino  a  completa  decolorazioue  ossia  circa  30  rainuti.  Le  piii 
sottili  fibre  elastiche  sono  assai  nettamente  colorate  ;  il  rimanente  del  tessuto 
resta  affatto  decolorato. 

Si  puo  anche  con  questo  sistema  ottener  la  colorazione  in  massa  di  pic- 
coli pezzi  di  organi  e  tessuti,  lasciandoli  nella  soluzione  colorante  per  1  a  2 
giorni  e  poi  in  alcool  acidulato  per  un  eguale  periodo  di  tempo. 


~  257  - 
Qualche  contestazione  intorno  alia  piu  vicina  filogenesi  umana. 

DEL  DoTT.  V.  GIUFFRIDA-KUGGEill 

DOCENTE    DI    ANTROPOLOGIA   NELL\   R.    BNIVERSItX    DI    KOMA 


Ricevuto  il  25  Luglio  1902. 


^  vietata  la  riproduzione. 

In  un  breve  studio  precedentemente  pubblicato  C)  facevo  no- 
tare,  incidentalmente,  che  le  nuove  scoperte  riguardo  alia  identifl- 
cazione  degli  ossicini  soprannumerari  del  cranio  umano  come  vere 
persistenze  morfologiche,  e  non  come  fatti  casuali,  facevano  pensare 
che  il  cranio  stesso  fosse  quanto  alia  sua  costituzione  morfologica 
molto  vicino  alio  state  primitive,  donde  la  possibilita  che  i  Primati, 
anche  i  piii  alti,  siano  tuttora  piii  prossimi  alio  stipite,  cioe  all'ideale 
Promammale,  che  altri  ordini  di  mammiferi.  Questo  concetto  difatti 
dev'essere  ammesso.  II  prof.  Morselli,  che  e  particolarmente  com- 
petente  su  quanto  riguarda  1'  uomo  secondo  la  teoria  dell'evoluzione, 
scrive  appunto  :  "  linea  lunga  di  devergenza  non  sarebbe  certamente 
quella  dei  Primati  la  quale  prende  punto  d'attacco  nei  Pachilemuri 
cotanto  vicini  alio  stipite  insettivoro  dei  Placentari,  raggiunge  quasi 
subito  nel  palilemuride  Anaptomorphus  e  nel  procebide  Anthropops 
deU'eocene  una  struttm'a  preumana  (almeno  nella  a  noi  nota  den- 
tiera),  e  poco  dope  nell'  ilobatide  PUopithecus  del  miocene  ci  mostra 
gia  una  struttura  decisamente  antropoidea.  Linee  ben  piii  allungate 
nel  tempo  e  piCi  distaccate  dal  centre,  talune  anzi  in  sense  regres- 
sive, rappresenterebbero  la  specificazione  degU  Aganodonti  (Roditori 
e  Sdentati),  dei  Cetacei,  dei  Pinnipedi,  degli  Ungulati,   degU  stessi 

Chirotteri C)  ,,  ;    cosicche  non  si  perita  di  aftermare  che  "  certi 

tipi  che  noi  consideriamo  superiori  possono  essersi  originati  prima 
di  altri 'che  diciamo  inferiori  l^)  „.  Se  cio  e  avvenuto  per  1' uomo,  e 
naturale  che  questi  realizzi  tanto  spesso  nel  cranio  una  costituzione 
morfologica  di  tipo  inferiore :  come  dissi  ahora,  il  fatto  non  deve 
piu  meravigliare. 


(')  G  iu  if  rid  a-R  u  ggeri.  —  Un  caso  lii  atrofia  AeWala  maijna  ecc.  Considerazioni  sul  si- 
gnificato  gerai-chico  delle  anomalie  craniche  —  Monitore  Zooloyico  Jtaliano.  Anno  XIII.  N.  I, 
i'J02. 

OMonelli.    —    Antropologia  generale,  p.  776. 

(»)  Ibidem,  p.  760. 


-  258  - 

Cio  non  toglie  pero  che  il  fatto  stesso  riesca  ai  piu  alquanto 
impreveduto  e  si  presti  a  diverse  riflessioni.  Ne  esce  specialmente 
diminuita  la  dottrina  Haecl^eliana,  mentre  viene  rafforzata  la  se- 
guente  riflessione  del  Morselli :  "  e  propriamente  necessario,  si  do- 
manda  il  chiaro  antropologo,  costrurre  la  genealogia  dei  Primafci  con 
indirizzo  monofiletico,  disponendola  sistematicamente  come  iin  albero 
a  diramazioni  dicotomiche?  0  non  vi  e  la  possibilita  di  ideaiia  an- 
che  in  sense  poliflletico,  cioe  con  origine  distinta  dei  principali  gruppi 
da  stipiti  indipendenti,  arieggianti  per  cio,  in  sense  allegorico,  arbo- 
scelli  a  radici  separate,  quantunque  impiantati  sul  medesimo  terre- 
ne C)  „.  Che  la  possibilita  vi  sia  non  pno  mettersi  in  dubbio,  poi- 
che  e  stata  piii  volte  ventilata  da  scienziati  di  valore  (Oscar  Sch- 
midt, Carlo  Vogt,  Clementina  Royer,  ecc).  Accenno,  per  la 
grande  autorita  del  nome,  all'ipotesi  ardita  di  Cope.  L' illustre  pa- 
leontologo  sostiene  C)  la  discendenza  diretta  degii  Antropomorfi  (cioe 
r  uomo  e  gli  antropoidi)  dai  Lemnri,  saltando  le  scimmie  inferiori, 
per  due  ragioni :  1°  per  la  frequenza  del  tipo  tricuspidale  nei  molari 
umani,  tipo  che  non  si  trova  ne  nelle  scimmie  ne  negli  antropoidi, 
ma  soltanto  nei  lemuri ;  2°  per  la  dentatura  delle  Anaptomorphidae, 
lemuri  fossih  dell'eocene  Americano  con  formula  dentaria  umana. 
Non  e  chi  non  veda  quanto  con  cio  resterebbe  abbassato  il  livello 
di  origine  e  di  divergenza  degli  Antropomorfi,  compreso  1'  uomo.  E 
chiaro  difatti  che  non  potendosi  far  derivare  i  diversi  antropomorfi 
r  uno  dall'altro,  bisogna  ammettere  delle  linee  di  divergenza  precoci 
e  autonome  ;  il  che  vale  a  dire  per  1'  uomo  una  linea  di  divergenza 
speciale,  che  parte  dai  Lemuri.  Precisamente  tra  V Anaptomorphus 
homunculus  dell'eocene  e  gli  Hominidae  del  pleistocene  Cope  inter- 
calava  un  genere  distinto,  con  caratteri  tra  Simia  e  Hylobates,  che 
conduce  direttamente  all'  uomo. 

II  Morselli  osserva  che  il  passaggio  da  un  qualsiasi  lemuroide 
piu  0  mono  imparentato  con  Anaptomoiylms  ad  un  presunto  Proto- 
simia  conducente  all'  uomo  implica  I'esistenza  di  fasi  intermedie  che 
il  Cope  si  dimentica  di  accennare.  Si  potrebbe  diminuire  la  distaiiza 
tra  il  punto  di  partenza  e  il  punto  di  arrive  dell'evoluzione  auto- 
noma,  facendo  partire  le  linee  divergent!  degli  Antropomorfi  e  dei 
Piteci  a  hvelio  dei  Cebidi.  E  nota  la  grande  rassomiglianza  che  ha 
la  scatola  cranica  di  certe  Platirrine  con  quella  dell' uomo.  Gia  Gra- 


(')  Jbidem,  p.  760.  —  I'er  lo  sIlsso  coiutUo  voJ;isi  .'uiclu! :  Kcaiie  Ethnology  Cnmbridye 
iS'JG,  2.  ed.  paiisiia. 

{-)  Ct'r,  Uope.  —  The  priiruiry  Factors  ol'  otjj'ailic  Kvohition  —  (.'hicuyo,  Iti'Jd,  pp.  lot, 
lo7. 


-  259  - 

tiolet  scriveva :  "  II  est  evident  que,  abstraction  faite  de  la  diffe- 
rence des  dents,  I'aspect  general  du  crane  d'  un  sajou,  d'  un  ouistiti 
et  de  quelques  autres  especes  voisines  ressemble  en  miniature  beau- 
coup  plus  au  crane  humain  que  celui  d'  un  gorille,  d'un  orang  ou 
d'un  chimpanze  adultes  „.  Hovelacque  e  Herve  dicono  la  stessa 
cosa.  Topinard  ugualmente  :  "  Par  la  forme  general  du  crane,  par 
une  certaine  adaptation  a  I'attitude  droite  de  la  tete,  par  le  deve- 
loppement  des  hemispheres  au-dessus  du  cervelet  et  par  d'autres 
caracteres  encore,  certains  Cebiens  sont  plus  avances  a  la  fois  que  les 
Pitheciens  et  les  Anthropoides  C)  „.  Cio  nonostante  Cope  li  esclude 
dall'albero  genealogico  dell'  uomo,  preferendo  i  Lemuri,  che,  ad  ac- 
cennare  soltanto  qualche  differenza  principale,  hanno  aperta  comu- 
nicazione  fra  la  cavita  orbitaria  e  la  fossa  temporale,  1'  utero  ordi- 
nariamente  bicorne  come  i  Marsupiah,  la  placenta  diffusa  e  senza 
decidua,  in  una  parola  sono  di  cosi  bassa  organizzazione  che  si  du- 
bita  se  possano  entrare  nell'albero  genealogico  dei  Cebidi  e  degli  altri 
Primati.  Ma  anche  Topinard  esclude  i  Cebi  dall'albero  genealogico 
deir  uomo  per  il  fatto,  troppo  insignificante  invero,  che  le  cuspidi 
dei  loro  molari  sono  ordinariamente  appuntite  ('),  Ammette  che  i 
Lemuri  stiano  alia  base  deh'evoluzione,  ma  non  entra  nelle  vedute 
del  Cope  ;  si  pronunzia  invece  in  favore  di  una  discendenza  indi- 
retta  dai  Piteci  e  dagli  Antropoidi.  Cos!  provvede  alia  continuita 
della  formula  dentaria,  e  quanto  all'altro  argomento  del  Cope,  cioe 
la  frequenza  del  tipo  tricuspidale,  conviene  che  il  tipo  quadricuspide 
deriva  dal  tricuspide,  ma  la  presenza  di  quest' ultimo  e,  secondo  lui, 
troppo  abbondante  nell'  uomo  attuale  per  potersi  ammettere  che  si 
tratti  di  un'anomaha  reversiva,  come  crede  il  Cope.  Egh  crede  piut- 
tosto  che  si  tratti  di  acquisizione  di  un  nuovo  tipo,  tanto  piu  che 
gli  Europe!  stanno  all'avanguardia. 

Del  resto,  aggiungo  io,  anche  ammesso  che  si  tratti  di  una 
reversione  lemurinica  non  e  legittimo  dedurne  la  discendenza  di- 
retta  dai  Lemuri ;  aho  stesso  modo  che  non  la  proverebbe  la  pre- 
senza nell'uomo  della  varieta  lemurinica  del  processus  rami  man- 
cUhidaris^  se  anche  fosse  piu  frequente  di  quelle  che  e  (^).  E  se  si 
volesse  concedere  che  tali  reversioni  hanno  un  significato  cosi  stra- 
namente  imprescindibile  da  escludere  assolutamente  altri  anelli  in- 
termedi,  I'argomento  varrebbe    soltanto    per   1'  uomo  in  cui    queste 


C)  Topinard  .  —  L'  homiue  dans  la  nature.  —  Paris  IS'Jl,  p    :i8S. 

(-)  Topinard.  —  De  I'evolntion  des  molaires  et  pr^molaires  chez  les  primates  et  en  parti- 
culior  chez  rhomnie.   —  L'Anl/tropologie,  189'-^.  p.  70'J. 

(')  G.  Mingazzini  —  Sul  sigaiftcato  morl'ologico  de\  processus  rami  maitdibularis  neiruomo 
—  Archivio  prr  I'Antropoloijia  e  VEtnologia,   18'J:^,  p.   145. 


-   260  - 

reversioni  si  osservano  e  non  per  gli  alfcri  antropomorfl,  i  quali,  a 
detta  dello  stesso  Cope,  non  presentano  il  tipo  tricuspidale.  Quindi 
egli  logicamente  dovrebbe  parlare  soltanfco  della  discendenza  diretta 
dell'uomo  dai  Lemuri,  e  non  degli  antropomorfl. 

Mentre  rafforziamo  gli  argomenti  del  Topinard  in  favore  dei 
Primati  in  genere,  non  ci  sembra  pero  die  I'esclusione  clie  questi 
fa  dei  Cebidi  dall'albero  genealogico  deH'uomo  sia  giustificata.  L'  im- 
portantissima  mandibola  ^elVAnthropops  perfectus  note  vole  per  J  a 
forma  parabolica  dell'arcata,  I'altezza  e  la  larghezza  della  sinfisi,  la 
continuita  della  serie  dentale,  la  piccolezza  del  canino,  tutti  carat- 
teri  mnani,  dice  il  Morselli('),  presentava  la  formula  dentaria  dei 
Cebidi  attuali,  cioe  nella  dentizione  permanente  un  premolare  di 
pill  che  I'uomo.  Cio  dimostra  la  possibilita  clie  i  Cebidi  potessero 
evolvere  per  proprio  conto  a  un  tipo  morfologico  superiore.  II  che 
e  confermato  dal  Nesopithecus  del  Madagascar,  un  simiade  di  alta  sta- 
tura,  che  (-)  Forsyth-Major,  suo  scopritore,  ritiene  un  Antropoide, 
almeno  pel  cranio,  quantunque  gli  trovi  poi  una  dentatura  di  Le- 
muride,  e  che  Gaudry  pel  numero  dei  denti  mette  fra  i  Cebidi  di 
America.  Dunque  non  e  azzardato  pensare  che  dal  tronco  dei  Ce- 
bidi potessero  provenire  direttamente  e  precocemente  primati  di 
alto  grade  gerarchico,  per  quanto  cio  sconvolga  i  nostri  schemi  a 
somiglianza  burocratica,  schemi  del  resto  molto  arbitrari.  Sarebbe 
difatti  assai  imbarazzato  chi  volesse  cercare  quali  evidenti  caratteri 
d' inferiorita,  a  parte  la  formula  dentaria,  presentano  realmente  i 
Cebidi  di  fronte  ai  Piteci :  non  presentano  certo  I'angolo  sfenoidale 
piu  aperto  i^),  nepiu  piccolo  I'angolo  della  fossa  olfattiva  (Topinard), 
ne  il  prognatismo  maggiore,  ne  Y  indice  toracico  piii  alto.  L'  indice 
pelvico,  lo  scapolare  e  il  sottospinoso  sono  piii  favorevoh  ai  Cebi 
che  ai  Piteci,  i  quali  si  avvantaggiano  un  po'  nell'angolo  di  torsione 
dell'omero ;  la  formula  sacrale  e  la  stessa.  Di  positive  non  resta 
che  la  formula  dentaria,  la  quale  e  siifflcientemente  controbilanciata 
dai  caratteri  di  superiorita  che  lo  stesso  Topinard,  e  altri,  ab- 
biamo  visto  concedere  ai  Cebidi.  In  verita,  noi  che  assistiamo  alia 
perdita  che  va  facendo  I'uomo  del  suo  3"  molare,  troveremmo  tanta 
difficolta  ad  ammettere  una  simile  perdita  per  il  3^  premolare  dei 
Cebidi  ?  Certo  non  si  puo  trovare  in  questo  un  ostacolo  alia  lore 
evoluzione  ulteriore :  la  formula  dentaria  e  troppo   soggetta  a   va- 


(1)  Op.  cit.,  pag.  751.  Cfr.  Ibidem,  la  fig.  403. 
(')  Riferisco  ancora  rial  Morse  Hi. 

(^)  Per  questo  e  per  gli  altri  caratteri  si  veda :  Hovelacque    et    llerv^.   Precis  d'Antiiro- 
pologie.  Paris  1887,  p.  5  1  e  seyy.  Ctr.  anche  :  MorseUi.    Op.  cit.  p.  i-iVfi. 


-  261   - 

riare.  L'uomo  stesso  presenta  talora  un  4°  molare,  raggiungendo 
cosi  il  numero  complessivo,  sommando  molari  e  premolari,  dei  Ce- 
bidi.  Forse  che  i  Piteci  sono  meglio  conformati  per  divenire  dei  bi- 
pedi?  A  questo  riguardo,  afferma  Mahoudeau:  "  rien  ne  permet 
de  reconnaitre  chez  eux  un  degre  de  trasformation  plus  avance  que 
Chez  les  Cebiens  „  C).  Non  e  il  case  dunque  di  meravigliarsi  che  lo 
SchloMser  (2)  abbia  messo  le  scimmie  platirrine  piu  avanti  che  i 
Piteci  neiralbero  genealogico  dei  Primati :  e  curioso  pero  che  Tab- 
bia  fatto  in  base  alle  modificazioni  deha  dentatura,  che  a  prima 
vista  farebbe  sorgere  delle  difficolta  in  sense  contrario,  come  gia 
abbiaino  esposto. 

A  noi  del  resto  non  importa  che  i  Cebidi  siano  piii  avanti  o 
piii  indietro  dei  Piteci ;  ammettiamo  anzi  volentieri  che  siano  piu 
indie  tro  per  ragioni  paleontologiche.  Quelle  che  ci  interessa  di  con- 
statare  e  la  possibihta  che  dal  loro  livello  si  siano  svolti  dei  rami 
divorgenti,  dei  quali  uno  puo  essere  benissimo  costituito  appunto 
dai  Piteci,  un  altro  invece  dagli  Antropomorfi.  Mentre  il  prime  non 
reahzzo  alcun  progresso,  in  sense  gerarchico,  I'altro  invece  avrebbe 
raggiunto  le  maggiori  altezze. 

A  somiglianza  del  ragionamento  fatto  da  noi,  si  potrebbe  dire 
che  non  vi  e  alcuna  ragione  per  non  includere  anche  i  Piteci  nel- 
I'albero  genealogico  degli  Antropomorfi;  pero  non  ve  ne  e  alcuna 
per  includerli.  Difatti  perche  includerli  se  non  hanno  realizzato  alcun 
progresso  sensibile  ?  Per  la  dentatura  ?  Ma  come  e  stata  acquistata 
dai  Piteci,  sara  stata  acquistata  ugualmente  dagli  Antropomorfi.  Un 
intermediario  che  non  rende  alcun  servizio,  e  superfluo  (^).  Vero  e 
che  questa  divergenza  da  noi  ammessa,  potrebbe  urtare  centre  i 
criteri  di  quel  sistematici  che  riuniscono  i  Piteci  agii  Antropoidi  fa- 
cendone  un  gruppo  a  parte:  pero  siccome  gh  stessi  sistematici  non 
sono  tutti  unanimi  in  questo,  e  tra  i  discordi  mi  basti  citare  il 
Flower,  cosi  noi  possiamo  trascurare  quest' argomento,  tanto  piii 
che  ci  occupiamo  soltanto  del  punto  di  vista  filogenetico. 

Abbiarao  detto  che  i  diversi  antropomorfi  non  si  possono  far 
derivare  I'uno  dall' altro,  e  cio  e  ovvio  per  il  principio  di  Cope, 
che  dice:  quando  un  tipo  si  e  staccato  dal  tronco  principale  e  ha 
acquistato  caratteri  proprii,  non  puo  divenire  lo  stipite  di  altre  for- 


Mahoudeau.  —  La  locomotion  bip6de  et  la  caracWristique  des  Hominiens.  —  Revue 
mens,  de  I'Ecole  d'Anthropologie  de  Paris,  1896,  p.  235. 

(2)  Schlosser.  —  Die  Affen,  Lemuren,  ecc,  des  Europaischien  Tertiars.  —  Beitrdge  zur 
Paldontologie  Osterreicii-Ungarns.  3a  parte,  t.   VI-VIII.  1887-1890. 

C)  Per  equivoco  attribuii  altra  volto  un'opinione  analoga  a  Carlo  Vogt. 


-   262   - 

me  specifiche,  le  qiiali  invece  derivano  da  tipi  non  specializzati  (tlie 
law  of  the  unspecialized).  Tuttavia  lo  stesso  Cope  ammette  che  un 
Protosimia,  oltre  il  Pithecanthropus  erectus^  che  egii  ritiene  gia  uma- 
110  ('),  abbia  preceduto  Tuomo.  Questo  Protosimia  non  dovrebbe  es- 
sere  per  la  legge  accennata  un  antropomorfo  cosi  bene  differenziato 
come  i  viventi.  Pero  dandogli,  come  egli  fa,  del  caratteri  in  termed! 
tra  Simia  e  Hylohates,    dubitiamo  che  possa  essere   meno  differen- 
ziato dei  viventi:    quindi  non  risponderebbe    alle   quahta   ricliieste. 
Ugualmente  colore  che  ritengono  11  Pithecanthropus  erectus  una  spe- 
cie affine  all' Hylohates,  lo  allontanano,    senza  volere,    dalla   diretta 
genealogia   umana.   Molto   acutamente   disse    Mahoudeau,    che   11 
Pithecanthropus  entrera  o  no  nella  nostra  genealogia  11  giorno  che  si 
scopriranQO  i  suoi  arti  superiori  f).  Se  questi  si  troveranno    molto 
lunghi,    restera    confermata  I'ipotesi    che  si  tratti  di  un   Hylohates, 
ma,  ipso  facto,  11  P.  e.  verra  escluso  dalla  nostra  genealogia.  Tutto 
concorre  a  far  credere  che  lo  straordinario  sviluppo  delle  braccia  e 
un  fatto  divergente  esclusivo  degh  Antropoidi,  al  quale  gh  antenati 
deU'  uomo,  per  quanto  si  rimonti  indietro,  non  hanno    mai  parteci- 
pato,  sebbene  sia  da  ammettere   che   essi   siano    stati   arboricoh  e 
abbiano  avuto  in  un  certo  grade,  11  piede  prensile,  come  ammetteva 
Darwin.  Per  la   vita   arboricola   non  e  aftatto   necessario   che  gli 
arti  anteriori  siano  pm  lunghi  dei  posteriori,  come  ne  fanno  fede  i 
Piteci,  i  Lemuri,  ecc.  Lo  stesso  P.  e.   se  entra  realmente  neha  ge- 
nealogia umana,  non  solo  non  puo   essere  un  Hylohates,    ma  nem- 
meno  e  da  credere  che  sia  derivato  da  un  Hylohates.  II  Manouvrier 
ha  fatto  questa   ipotesi,  e  per  realizzarla  ha  dovuto    supporre  che 
r  Hylohates  sarebbe   diventato  il  P.   e.,   forse,   dice  lui,  per   essersi 
incendiate   le   foreste    deU'isola   in    cui   esse    viveva  cosicchc  non 
potendo  piu  fare  un  grande  use  dehe  lunghe  braccia,   queste  si  sa- 
rebbero  poco  a  poco  atroflzzate,  e  1'  animale  si  sarebbe  appoggiato 
inline  unicamente  sui  piedi.  Un  sorriso  di  scetticismo  non  e  invero 
azzardato :  niolte  geiierazioni  di  foreste  avranno  rinverdita    queh'  1- 
sola  nel  frattempo  che  all'  Hylohates  si  accorciavano  gli  arti  supe- 
riori. 

E  curioso  che  tutti  convengono  ohe  un  antropoide  e  gia  troppo 
diff"erenziato  per  poter  dare  origine  all'  uomo ;  tuttavia  non  si  cessa 
percio  (con  inavvertita  contradizioue),  tiitte  le  volte  che  si  parla  di 
un  prccursore  del)' uomo,  di  mettere  avanti  un  qiialche  antropoide. 


(I)    Coj,.;      -    Op.  fit.  pug.    iOO. 

(-)  Mutioudeau.  —  Loc.  cU.  jj.  24'i 


-  263  - 

Fortunatameiite  il  Plthecantropus  ha  maggiori  titoli  ad  essere  preso 
in  considerazione.  Gia  V  essere  erectus  affida  che  non  si  tratfci  di  un 
antropoide,  a  meno  che  non  sia  eretto  con  1' aiuto  degh  arti  supe- 
riori:  e  questa  1' incognita  alia  quale  alludeva  Mahoudeau.  Inoltre 
e  importante  il  fatto  osservato  dallo  Schwalbe,  che  il  cranio  del 
P.  e.  non  ha  quelle  affinita  con  Y  Hylobates,  che  erano  apparse  a 
Manouvrier  e  ad  altri,  ne  niolte  affinita  con  gli  altri  antropoidi; 
mentre  non  mancano  somighanze  con  scimmie  inferior! :  diguisache 
lo  Schwalbe  ritiene  che  si  tratti  di  una  forma  ancora  indifferen- 
ziata,  0,  come  egli  dice,  generahzzata  C).  Questa  condizione  e  vera- 
mente  necessaria  e  sufficiente  per  1'  evoluzione  ulteriore,  e  1'  averla 
riscontrata  e  per  la  teoria  di  discendenza  molto  piii  prezioso  che 
tutti  gh  alberi  genealogici  monofiletici  deUa  scienza  popolare.  Una 
forma  generahzzata,  mentre  non  puo  derivare  da  una  forma  specia- 
lizzata  (antropoide),  puo  originarla.  E  in  questo  case,  essendo  il  li- 
vello  gerarchico  deil'animale  gia  piu  elevate  che  quelle  dell' antro- 
poide, non  poteva  originare  che  forme  piii  o  meno  umane. 

Del  resto  anche  ammessa  la  somiglianza  del  P.  e.  con  VHylo- 
bateSj  non  si  puo  inferirne  altro  che  una  vicinanza  genealogica,  non 
una  derivazione  dell'uno  dall'altro;  alio  stesso  modo  che  Floren- 
tine Ameghino  ammise  la  vicinanza  genealogica  den'i??//o6ate<s  con 
r  uomo,  ma  nello  stesso  tempo  ammise  che  il  suo  ipotetico  Gollen- 
stermcm,  che  avrebbe  date  origine  ai  due  generi  Homo  e  Hylobates^ 
aveva  le  braccia  corte  quasi  come  le  nostre  (^).  L'allungamento  sa- 
rebbe  avvenuto  soltanto  in  uno  del  due  generi,  cioe  sarebbe  stato 
acquisito  dal  Protliylobates  e  aumentato  neW Hylobates ,  che  nel  con- 
cetto dell'Ameghino  non  hanno  piii  alcuna  relazione  diretta  con 
I'uorao  ;  e  cio  e  piii  verosimile  che  ammettere  un  ipotetico  accor- 
ciamento  deUe  braccia  gia  allungate,  come  vorrebbe  il  Manouvrier. 
La  veduta  dell'Ameghino  sempliflca  ed  e  accettabile,  mentre  I'al- 
tra  complica  inutilmente. 

In  conclusione  ci  sembra  essenziale  di  ammettere  quanto  dice 
in  proposito  I'egregio  professore  di  antropologia  zoologica  delYJEcole 
di  Parigi,  il  Mahoudeau  citato.  Gh  antenati  comuni  dell' uomo  e 
degli  antropoidi  non  presentavano  ne  la  preponderanza  dei  membri 
inferiori  propria  oggi  dell'uomo,  ne  la  preponderanza  dei  membri  su- 
periori  caratteristica  degli  antropoidi,  ma  erano  cosi  conformati  da 
poter  prendere  I'uno  o  I'altro  adattamento,  cioe  o  quelle  che  raffor- 

(')  Schwalbe.  —  Studien  tlber  Pilhecantropus  erectus  Dul)ois.  —  Zeilschr.  ftir  Morphologie 
u.  Anthropologie.  B.  I ,  H   /,  iSS9,  p.  S-JO. 

(")  Fl.    Ameghino.  —  Kilogenia.  Princ.  fie  Clasific.  transformista.  —  1SS4,  Cap.  XIV 


-  264  - 

zando  i  membri  inferiori  conduceva  alia  locomozioiie  bipede,  o   Tal- 
tro  che  rafforzando  i  superiori  perfezionava  la  vita    arboricola.  Av- 
venuta  la  scelta  per  condizioni  di  ambiente,    ciascuna   branca   pro- 
cede  per  la  sua  via,  ne  occorrono  adattamenti  regressivi,    che    agi- 
scano  in  senso  contrario  agli  adattamenti  anterior!  C).  Non  occorre 
pill  fare  allungare  gli  arti  superiori  per  poi  farli  accorciare ;  ne  che 
il  precursore  dell'uomo  poggiasse  il  suo  piede  al  suolo  prima  con  la 
parte  esterna  della  pianta,  poi  di  nuovo  con  tutta  la  pianta ;  men- 
tre  si  puo  ammettere  che  questa  particolarita   non   sia   stata   mai 
perduta,  anche  nella  vita  arboricola.  In  tal  modo  non   solo    I'inter- 
pretazione  morfologica  viene  in  molti  casi    semplificata,    ma   corte 
apparent!  contraddizioni  scompaiono.  II  Mors  ell  i,  ad  esempio,  nota 
con  meraviglia  che  "  alcuni    muscoli   di   bassa    organizzazione,    ad 
esempio  il  flessore  speciale  del  mignolo,  sono  nell'uomo  meno  atri)- 
flci  che  nel  Chimpanze  e  nell'Orang,  conservando  anzi   lo    svilup]>o 
che  hanno  nel  Cinocefalo  e  nel  Colobo,  vale  a  dire  che  per  tale  ri- 
guardo  noi  siamo  piii  pitecoidi  deUe  scimie  superiori  C)  „.  E  non  solo 
per  tale  riguardo ;  anche  lo  sviluppo  delle  ossa  nasali  e  la  distanza 
inteorbitale  ci  avvicina  piii  alle   scimmie   inferiori   che   agli   antro- 
poidi ;  il  terzo  trocantere  del  Lemuri  e  dei  Cebidi  e  neh'uomo  assai 
frequente,  mentre  manca  nelle  scimmie    superiori.    Che    significano 
tutte  queste  contraddizioni  ?  Che  I'uomo    e  una   scimmia  inferiore, 
come  sosteneva  Albrecht?  No,  per  certo.  Significano    pero  che   il 
punto  di  partenza  della  sua  evoluzione  autonoma  si  trova  a  livello 
delle  scimmie  inferiori.  A  partire  da  questo  punto  antropoidi  e  uo- 
mo  si  differenziano,  come  abbiamo  detto,  rispettivamente  per  conto 
proprio.  Contraddizioni  non  ne  esistono  altro  che  nella   nostra   fan- 
tasia ;  le  risurrezioni  di  organi  mi  lasciano  molto  scettico  (') :  sem- 
plicemente,  e  cio  non  puo  fare    meraviglia,    I'uomo   ha    conservato 
qualche  particolarita  delle  scimmie  inferiori  a  preferenza  che  gli  an- 
tropoidi, come  questi  alia  loro  volta  ne  hanno  conservata    qualche 
altra  che  I'uomo  ha  perduto. 

La  divergenza  precoce  che   abbiamo   ammesso,    mentre   spiega 


(')  Mahoudeau.  —  Loc.  cit.,  p.  245. 

(')  Morselli,  Op.  cit.  p.  234.  Per  altri  fatti  anaLighi  vedi  anche  pag.  860  e  altrove. 

(1)  u  Per  gli  attacchi  dei  muscoli  della  natica,  dice  il  Morselli  {p.  S07),  si  risvilupp6  un  ter- 
zo trocantere  che  le  scimie  superiori  avevano  perduto  n.  Questo  contrasterebbe  con  la  legge,  cl  >! 
«  un  organo  il  quale  nel  corso  della  tilogenesi  sia  scomparso,  6  scomparso  per  sempre  n,  stabilil.i 
dalTHaacke  e  da  altri,  e  alia  quale  il  Rosa  non  trova  una  sola  eccezione.  Cfr.  Daniele  Rosn, 
La  riduzione  progressiva  della  variabilila  e  i  suoi  rapporti  coWestinzioiie  e  coU'oriijine  delle  <pt'cj«. 
Torino  18"9,  p.  44,  e  il  corol'ario  a  p  48,  che  dice:  «  In  generale  nessun  sisteuiatico  trovandoiii 
un  gruppo  di  or^anisiui  una  data  strnttura  fari  discendere  queste  gruppo  da  organism!  in  cui  upii 
struttura  strettamente  oraologa  fosse  divenuta  rudinientale  (peggio  poi  fosse  sconiparsa)  n. 


-  265  - 

evidentemente  molti  fatti,  potrebbe  sembrare  in  contraddizione  con 
le  molte  coincidenze  morfologiche  che  si  osservano  fra  uomo  e  an- 
tropoidi.  Quest'obbiezione  pero  e  piu  apparente  che  reale,  se  si  pensa 
che  buon  numero  di  tali  coincidenze  sono  da  imputare  al  fondo  co- 
mune,  e  il  resto  aH'innalzamento  morfologico  su  due  hnee  che  pure 
essendo  divergenti  si  mantengono  sempre  abbastanza  vicine.  L'in- 
cesso  che  nell'uomo  diviene  eretto  e  negh  antropoidi  semieretto, 
sebbene  con  un  meccanismo  diverse,  cioe  con  I'aiuto  delle  braccia 
lunghissime,  produce  conseguenze  meccaniche  analoghe,  sia  quanto 
alie  disposizioni  per  trattenere  i  visceri  che  cadrebbero  in  basso,  sia 
quanto  a  modificare  la  colonna  vertebrale,  il  bacino,  ecc.  Certo  que- 
sti  fatti  sono  perfezionati  neH'uomo,  ma  e  una  gerarchia  apparente, 
inquantoche  possono  essere  avvenuti  indipendentemente  gh  uni  dagh 
altri ;  I'uomo  per  un  adattamonto  unico  avendo  rinforzato  i  suoi 
arti  inferiori  invece  del  superiori,  con  questo  meccanismo  diverse  si 
e  procurato  dei  risultati  analoghi  e  superiori  a  quelli  ottenuti  dagli 
antropoidi  rinforzando  e  allungando  le  braccia  (').  Si  puo  anche  di- 
scutere,  quanto  agli  antropoidi,  se  questi  caratteri  nuovi  in  dipen- 
denza  del  raddrizzamento  del  tronco,  si  devono  imputare  tutti  come 
acquisiti  in  seguito  alia  stazioae  semieretta,  la  quale  e  piuttosto 
eccezionale,  oppure  si  debba  prendere  in  considerazione  anche  il  rad- 
drizzamento del  tronco  nella  stessa  vita  arboricola,  raddrizzamento 
che  non  si  fonda  sulla  verticalita  molto  precaria  degh  arti  inferiori, 
anzi  si  avvera  megho  stando  I'animale  seduto.  Tanto  piu  che  e  la 
posizione  seduta  soltanto  che  puo  realmente  liberare  gU  arti  supe- 
riori dell'antropoide,  e  fargli  acquistare  quel  caratteri  di  superiorita 
che  dimostra  nella  posizione  della  scapola,  nell'angolo  di  torsione  del- 
I'omero,  ecc.  Anche  qui  i  risultati  sono  analoghi,  ma  il  meccanismo 
per  conseguirli  puo  essere  state  differente:  ah'uomo  non  essendo 
necessaria  la  posizione  seduta  per  liberare  gli  arti  superiori. 

La  gerarchia  dunque  dei  risultati  morfologici  puo  essere  appa- 
rente, e  il  lore  disporsi  in  serie  non  dimostra  che  siamo  realmente 
in  presenza  di  un  philum  che  passando  dagli  antropoidi  tormina  al- 
I'uomo.  Alio  stesso  mode  la  somiglianza  dei  feti  umani  e  dei  feti 
di  antropoidi  non  indica  altro  senonche  le  due  hnee  divergenti  si 
fanno,  com'e  naturale,  sempre  piii  vicine  risalendo  indietro ;  ma  non 
dimostra,  come  vorrebbe  qualcuno,  la  provenienza  comune  da  un 
antropoide  gerarchicamente  elevate.  L'ihusione  e  aumentata  dal  fatto 
che  nel  feto  o  nel  neonate  dell'antropoide  mancano  per  necessita  i 


(')  Cfr.  Morselli.  —  Op.  di.  p.  854. 


-   266   - 

caratteri  bestiali  deU'adulto  :  puro  adattamento  embrionale  che  ri- 
spannia  lo  sviluppo  dell'apparato  masticatorio  in  uii'epoca  in  cui 
non  potrebbe  servire.  riservandolo  a  piii  tardi,  e  non  avrebbe  dovuto 
dare  origine  a  tante  fantasticherie  sul  preteso  regresso  che  sul)i- 
scono  gli  antropoidi.  La  stessa  osservazione  si  puo  fare  per  le  raera- 
l»i-a  inferior]  del  feto  umano  o  del  neonate  che  sono  piii  corte  o 
uguali  delle  superior!  (le  proporzioni  rispetfcive  degli  art!  peraltro 
sono  ben  lontane  da  quelle  che  hanno  neW Hylobates),  senza  che  cio 
rappresenti  necessariamente  un  fatto  atavico.  Che  una  disposizione 
morfologica  possa  essere  infantile  senza  essere  atavica  e  stato  gia 
provato  a  esuberanza  (^),  fra  gli  altri  dal  Tanzi,  11  quale  ha  dimostrato 
che  la  fessura  orbitale  inferiore  o  sfeno-niascellare  di  tipo  infantile 
e  I'opposto  della  fessura  orbitale  inferiore  di  tipo  pitecoide  f ).  Vero 
e  che  questo  potrebbe  essere  un  argoniento  per  sostenere  la  nostra 
tesi,  che  Fuomo  non  Sia  passato  dai  Piteci ;  ma  qui  "  pitecoide  „  e 
inteso  in  sense  lato,  poiche  lo  stesso  tipo  va  esteso  ai  Cebidi.  Quindi 
I'opposizione  fra  la  fessura  sfeno-mascellare  infantile  e  la  atavica 
rimane  pienamente,  ed  e  una  conferma,  sia  detto  di  passaggio,  della 
classificazione  delle  variazioni  morfologiche  del  cranio  umano  da  me 
fatta  recentemente  (^) :  in  essa  difatti  io  ho  distinto,  fra  le  altre 
variazioni,  quelle  su  fondo  infantile  e  quehe  su  fondo  atavico. 

Riassumiamo  :  a  nostro  mode  di  vedere,  I'evoluzione  umana  va 
semplicizzata  e  ridotta  al  puro  necessario,  sopprimendo  i  "  tempi 
di  arresto  „  inutili  e  i  "  cambiamenti  di  rotta  „.  Invero  simih  com- 
phcazioni  gratuite  rappresentano  per  lo  mono  una  perdita  di  tempo, 
che  non  ci  sembra  molto  conciliabile  con  I'evoluzione  rapidamente 
ascendente  che  dobbiamo  ammettere,  perche  la  branca  umana  si 
sollevi  di  tanto  al  disopra  delle  coeve  antropomorfe.  Perche  cio  sia 
avvenuto  e  da  credere  che  I'uomo  abbia  seguito  la  linea  piii  breve, 
che  e  la  piii  diritta,  a  meno  che  non  vi  sia  una  <iiflicolta  insormon- 
tabile  implicita  in  tale  ipotesi.  Ma  noi  non  la  vediamo  :  se  scorgiamo 
una  difficolta,  e  in  quel  tale  cambiamento  di  rotta,  che  implica  tante 
complicazioni  morfologiche.  Abbiamo  gia  insistito  su  certi  ritorni  al 
punto  di  partenza,  che  non  bisognerebbe  ammettere  altro  che   per 


(')  Tanzi.  —  La  fessura  orbitalo  inferiore.  Arch,  per  I'nntropolmjia  e  retnolocjia,  lS!):^,p.  25 i. 

\^)  G  j  u  If  r  i  da-Rii  ggei- i.  —  Variations  morfologiques  du  crdne  humaiu.  Archives  d'nnthropo- 
loijie  criminelle,  n.   94,  Lyon,  iOOi. 

(')  ii  Doto  che  la  donna  presenta  dei  caratteri  infantili,  che  in  parte  sono  seinplici  coincidenze,  in 
jiarte  sono  persistenze,  conservate  neiror^anismo  adulto  perch6  utili,  ad  esenipio  il  maggior  sviluppo 
della  porziune  addoniinale  d»!l  tronco  ;  ma  niente  [iresentu  di  pid  atavico  che  I'uonao.  i'A'r.  Giiitrrida- 
Ruggeri.  Sulla  pretesa  inleriorita  somatica  delJa  donna.  Archivio  di  Psichiatriu  e  Anlropoloyia  cri- 
minate  Vol.  XXI  Fasc.  IV-V. 


-   267   - 

estrema  necessita.  E  siccome  la  serie  monofiletica  iion  e  una  ne- 
cessita,  cosi  la  tenerezza  che  lianno  taluni  per  essa  non  ci  sembra 
una  ragioue  sufflciente.  La  serie  poliflletica  risponde  megiio  al  com- 
plesso  del  fatti  che  abbiamo  esaminato,  e  sopprimendo  qualche 
tappa  nel  cammino  percorso  dall'uomo,  ravvicina  di  piu  quest!  al 
tronco  primitivo,  conforme  le  indicazioni  suggerite  dalle  recenti 
scoperte  morfologiche  sul  cranio  umano. 

Ne  soltanto  le  scoperte  minute  fatte  dal  Maggi,  da  me  e  da 
altri  sono  eloquent!,  perche  dimostrano  che  le  parentele  prossime 
deiruomo  sono  piii  in  basso  di  quanto  si  possa  credere  comune- 
mente ;  ma  anche  le  stesse  variazioni  morfologiche  in  toto,  in  cu!  il 
cranio  umano  esaurisce  quasi  tutte  le  possibilita  di  forma,  dimo- 
strano, secondo  me,  che  in  origine  I'uomo,  gia  costituito  come  tale, 
portava  con  se  ancora  una  enorme  variabilita  per  lo  mono  nel  cra- 
nio. Ora  una  variabilita  eccessiva  e  anch'  essa  indizio  che  il  tronco 
primitivo  non  e  lontano  C).  In  seguito  dovette  avvenire  il  differen- 
ziamento,  per  cui  taluni  gruppi  furono  dotati  di  forme  craniche  piu 
0  mono  allungate,  altri  al  contrario  di  forme  craniche  piu  o  meno 
corte,  e  cosi  la  variabilita  venne  limitata,  inquantoche  i  primi  per- 
dettero  la  possibilita  di  avere  le  forme  craniche  dei  second!  e  vice- 
versa.  I  due  tip!  sono  diventat!  irriducibili  come  quell!  di  due  specie  : 
si  sa  che  le  specie  diventano,  ma  non  nascono  tali.  Onde  il  Bauer- 
t/jpus  di  Kollmann  (^),  la  "  persistenza  delle  forme  „  di  Sergi. 
Alio  stesso  modo  si  puo  spiegare  come  le  proporzion!  rispettive 
degl!  art!  fra  di  loro  e  ne!  loro  component!  sono  svariate  e  tutta- 
via  stabili  nolle  grandi  division!  del  genere  umano  (^).  E  1'  essenziale 
e  che  queste  proporzion!,  come  fu  avvertito  da  Topinard  (^),  non 
si  dispongono  in  guisa  da  potersi  riferire  a  una  graduazione  gerar- 
chica  (^),  ma  si  mostrano  affatto  indipendenti  da  essa  :  il  che  secondo 
no!  significa  che  si  sono  originate  per  semphce  effetto  di  variabihta, 
quando  I'uomo  era  gia  costituito  come  tale,  ma  non  ancora  fissato 


(1)  Rosa,  Op.  cit.,  p.  59. 

(")  Anche  Kollmann  ha  ammesso  ultimamente  che  iin  periodo  di  grande  variabilita  della  spe- 
cie umana  precedette  raltro  della  fissita  relativa.  Cfr.  Kollmann:  Die  angebliche  Entstehung 
neuer  Rassentypeu   Correspondenz-Blatt  der  deut.  Aiitrop.   GeseUs..  t.  XX.XI.    n.    1.    I'JOO. 

(3)  Cfr.  Hovelaque  et  Herv(5.  Op.  cit.  p.  298. 

(')  Topinai'd.  Elements  d' Anthropologie  g^ntirale.  Paris  lSS5.p.   104:^. 

(^)  Avvertiamo  che  il  nm  trovare  alcutja  gerarchia  in  certi  caratteri  non  vuol  dire  che  non  esista 
;.iia  gerarchia  delle  razze  umane  :  anzi  per  rispetto  ad  altri  caratteri  le  razze  uinane  si  ditferen^ia- 
rouo  in  tal  guisa  che  una  gerarchia  6  inuegabile.  Basti  accennare  alia  grande  capacita  cranica  delle 
popolazioni  neolitiche  Europee  e  paragonaria  alia  piccolissima  dei  Tasmaniani  e  degli  Australian^ 
senza  dire  che  anche  piccoli  iadizi  morfologici  nei  cranl  di  razze  inferiori  sono  bastevoli  a  stabilire 
che  la  loro  evolnzione  soMiatica  6  realmente  rimasta  a  un  livello  piCi  basso.  Di  cio  mi  sono  giaoccu- 
pato  ne  i  miei  stndi  siii  cranl  Melanesiani. 


-  268  - 

nelle  proporzioni  scheletriche.  Qiiesto  differenziamento  e  flssamento 
ulteriore  spiega  le  cosiddette  "  formazioni  parallele  „  che  i  polige- 
nisti,  Topinard  ad  eserapio,  oppongono  ai  monogenisti ;  e  la  spie- 
gazione  e  tale  che  non  ha  bisogno  di  alcun  poligenismo,  e  tanto 
meno  degli  sforzi  per  conciliare  questo  col  monogenismo  C),  ma  8i 
basa  unicamente  sulle  vedute  piu  recenti  relative  alia  grande  varia- 
bilita  della  specie  al  siio  inizio,  seguita  dal  differenziamento  e  dal 
flssamento  delle  diverse  unita  somatiche  (Deniker),  alle  quali  essa 
ha  date  origine. 

Ritornando  al  cranio,  ripeto  dunque  che  I'essere  anche  adesso 
le  forme  craniche  cosi  numerose  C),  per  qiianto  quasi  stereotipate, 
dimostra,  come  ho  detto,  che  in  origine  si  formarono  per  una  varia- 
bilita  eccessiva,  deha  quale  sono  rimaste  come  documento.  Difatti 
non  si  potrebbe  ammettere  il  contrario,  cioe  che  le  svariate  forme 
craniche  siano  recenti,  poiche  in  questo  case  si  avrebbe  ana  varia- 
bilita  in  aumento,  un  risveglio  tardive  della  variabilita,  un  para- 
dosso ;  giacche  e  note  che  la  variabilita  si  ha  in  alto  grade  aH'ori- 
rigine  della  specie,  e  fatalmente  si  perde  mano  mano  che  la  specie 
invecchia  (^).  E  I'uomo  non  e  piii  al  sue  inizio :  questo  e  indiscutibile ; 
mentre  la  parentela  dell'uomo  cogli  altri  primati  e,  per  dire  le  pa- 
role del  Mingazzini,  "  tutt'altro  che  chiaramente  stabihta  (^)  „. 
II  che  ci  sara  di  scusa,  se  abbiamo  fatto  un  piccolo  tentative  per 
chiarire  tali  ]-a,pporti  dal  punto  di  vista  filogenetico. 

ANNOTAZIONE 

Avevo  corretto  e  licenziate  le  bozze  del  precedente  lavoro, 
quando  e  stato  pubblicato  (^)  il  resoconto  del  congresso  degh  antro- 
pologi  tedeschi  tenuto  a  Metz  neU'agosto  del  1901.  Trovando  che  il 
Klaatsch  di  Heidelberg  ha  fatto  una  comunicazione  dal  titolo:  Ueber 
die  Ausprcigung  der  specifisch  menschlichen  Me?'kmale  in  unserer 
Vorfahrenreihe,  mi  pare  interessante  riferirne  le  idee  fondamentali. 

L'A.  comincia  occupandosi  deU'opponibihta  del  pollice  :  egli  trova 
che  i  precursori  terziari  degli  attuali  Carnivori  e  Solipedi  si  avvici- 
navano  gia  per  lo  scheletro  della  mano  alle  attuali  Proscimmie  e 
ai  Primati :  tra  questi  Tuomo  prosegui  il  perfezionamento,  negii  al- 
tri Primati  invece  si  ha  una  certa  riduzione  del  polhce.  Quanto  al 
raddrizzamento  del  tronco,  egli  crede  che  il  progenitore  comune  dei 


(1)  Vedasi  ad  esempio:  Keane.  The  Man  past  and    present.    Caiuhridije.    IS'Ji).  p.    2.    nota    i. 

(2)  Cfr.  Sergi.  Specie  e  varieta  umane.   Torino  i900. 

(3)  Rosa.  Op.  cit.,  p.  29,  74. 

{*)  G.  Mingazzini,  loc.  cit.,    p.  145. 

('')  Correspondenz-Blatl  der  detcl.  Anthrop.  Gesells.  XXXII,  Nr.  10. 


-  269  - 

mamraiferi  dovesse  essere  semieretto,  e  che  la  posizione  quadru- 
pede  fu  acquistata  in  seguito  da  tutti  quel  mammiferi  in  cui  si  ef- 
fettuo  la  riduzione  della  mano.  A  questo  punto  I'A.  si  dichiara  par- 
tigiano  della  vocchia  ipotesi  che  i  progenitori  degli  antropoidi  sa- 
rebbero  stati  piu  simili  alFuomo  che  gli  attuaU  antropoidi,  mentre 
ruomo  alia  sua  volta  (e  questo  e  certamente  incontroverso)  sarebbe 
state  piu  scimmiesco  :  aggiunge  di  avere  Huxley  dalla  sua;  ma  a 
noi  sembra  che  le  opinioni  scientifiche  si  debbano  sostenere  per  se 
stesse,  cosa  molto  piii  difficile  che  quella  di  trovare  un'altra  per- 
sona la  quale  20  o  30  anni  fa  abbia  avuto  le  stesse  idee.  II  che  e 
lungi  dal  provare  che  siano  giuste ;  anzi  proverebbe,  se  mai,  che  si 
tratta  di  un  anacronismo.  Ad  ogni  mode  I'A.  vuole  con  cio  dimo- 
strare  di  essere  state  mal  compreso,  quando  si  e  detio  a  sue  pro- 
posito  che  egh  avrebbe  sostenuto  (in  precedenti  congressi)  un'indi- 
pendenza  assoluta  della  Knea  stipite  dell'uorao  da  quella  degh  an- 
tropoidi sino  dai  piu  antichi  tempi  terziari :  il  che  scaverebbe  poco 
meno  che  un  abisso  nel  seno  stesso  degli  antropomorfi.  L'A.  dice 
di  non  aver  mai  negate  la  stretta  parentela  degh  antropomorfi ;  con 
tutto  cio  vediamo  che  egh  sostiene  a  proposito  dei  tubercoli  den- 
tari,  che  partendo  dal  progenitore  comune  dei  Primati  le  scimmie 
si  sono  ahontanate  da  queha  linea  di  svhuppo  che  conduce  all'uomo. 
In  verita  a  noi  sembra  che  se  I'A.  in  passato  e  state  mal  compreso 
non  deve  incolpare  altri  che  se  stesso :  difatti  un  punto  di  partenza 
cosi  lontano  di  due  sviluppi  autonomi  non  puo  condurre  che  a 
un'indipendenza  assoluta.  Si  occupa  indi  del  piede,  che  gia  nei  pro- 
genitori dei  Carnivori  e  dei  Solipedi  aveva  caratteri  primatoidi:  que- 
sti  caratteri  dovevano  appartenere,  egh  dice,  al  progenitore  comune 
dei  mammiferi,  il  quale  aveva  altresi  I'alluce  uguale  alle  altre  dita, 
0  forse  superiore  di  volume.  Aggiunge  che  questo  dito  subisce  nei 
Primati  una  tendenza  aha  riduzione,  anche  neh'embrione  umano  il 
prime  dito  e  piii  corto  del  secondo,  e  cosi  pure  in  molte  razze  in- 
feriori.  Conclude  che  in  ogni  case  I'attuale  aumento  di  volume  del- 
I'alluce  e  "  eine  direct  aus  clem  Urzustande  sich  ergehende  Erschei- 
nung  „.  Confessiamo  di  non  comprendere  questo  nesso,  che  TA. 
chiama  "  directe  (!)  Ankniipfung  an  den  altesten  Saugethierzustand  „. 
L'A.  si  preoccupa  in  seguito  di  spiegare  come  s'e  originata  la  forma 
speciale  del  piede  umano  :  essa  dipenderebbe  principalmente  dall'ar- 
rampicarsi  sui  tronchi  degli  alberi :  questo  meccanismo  gh  serve  al- 
tresi a  spiegare  lo  sviluppo  che  prendono  nell'uomo  certi  muscoli 
degli  arti  e  del  torace.  Crede  infine  che  Tarrampicamento  favori  la 
formazione  delle  incurvature  del  rachide  umano :  la  deambulazione 


-  270  - 

eretta  noii  fece  che  rinforzare  e  corapletare  cio  che  altre  abitudini 
precedenti  avevano  incominciato.  Come  si  vede  non  mancano  le 
vedute  original!,  8ebl)ene  alcuni  punti  siano  da  criticare  come  poco 
cliiai'i,  0  contradittorii,  o  troppo  ipotetici. 


L'insegnamento  deH'anatomia  delTuomo 
secondo    i    nuovi    Regolamenti    universitarii. 


K  vietata  la  riiiroduzione. 

Sta  per  incominciare  il  nuovo  anno  scolastico,  nel  quale  saranno 
per  la  prima  volta  applicati  i  nuovi  Ptegolamenti  universitarii.  A 
chi  li  esamini  senza  preconcetti,  apparisce  evidente  la  bonta  di  al- 
cune  disposizioni,  che  riusciranno  vantaggiose  agli  studii  ed  alia  di- 
sciplina  universitaria.  Accanto  a  queste,  altre  se  ne  trovano,  suUe 
quali  il  giudizio  rimane  incerto  e  attende  il  resultato  della  esperienza. 
Inline  alcune  innovazioni  rappresentano,  a  nostro  avviso,  un  regresso, 
piuttostoche  un  progresso,  e  preparano  un  danno  al  quale  e  da  au- 
gurare  che  venga  posto  sollecito  riparo. 

Tra  queste  ultime  crediamo  che  siano  da  comprendere  quelle 
che  riguardano  l'insegnamento  deH'anatomia  dell' uomo  nelle  scuole 
di  niedicina. 

L'  insegnamento  anatomico  dovra  d'ora  innanzi  essere  impartito 
nei  primi  due  anni  del  corso  medico-chirurgico.  Lo  studente  dovra 
presentarsi  alia  prova  di  esame  al  termine  del  prime  biennio  ;  po- 
tra  pej'o,  anche  se  non  I'avra  superata,  essere  ammesso  al  terzo 
anno  ;  un  ulteriore  ritardo  non  e  consentito  e  la  iscrizione  al  quarto 
anno  e  negata  a  chi  non  e  in  regola  coll'anatomia.  Oltre  agli  esami 
nelle  materie  obbhgatorie,  lo  studente,  per  potersi  presentare  all'e- 
same  di  laurea,  dovra  superare  I'esame  in  due  materie  complemen- 
tari  a  sua  scelta:  tra  queste  sono  comprese  I'embriologia  e  I'ana- 
tomia  topografica. 

Non  esitiamo  a  riconoscere  che  I'avere  stabihto,  per  la  nostra, 
come  per  le  altre  materie  fondamentali,  un  determinate  ordine  ne- 
gU  studii  e  negli  esami,  rappresenti  un  reale  progresso  di  fronte 
alia  liberta  consentita  dai  vecchi  regolamenti,  che  era  troppo  spesso 
usata-  senza  nessun  riguardo  alia  naturale  connessione  fra  le  varie 
discipline  ;  merita  ampia  lode  il  Ministro  che  in  questo  ha  secondato 


-  271   - 

il  voto  piu  volte  manifestato  dalle  Facolta  universitarie.  Ma,  pure 
ammettendo  il  benefizio  di  questa  innovazione,  ci  sembra,  per  altri 
riguardi,  che  non  si  sia  provveduto  airanatomia  dell'  uomo  secondo 
i  veri  bisogni  dell'  insegnamento  medico. 

L'avere  ridotfco  a  soli  due  anni  il  corso  di  anatomia  e,  a  nostro 
avviso,  un  errore.  Ammesso  pure  che  Professore  e  studenti  gareg- 
gino  di  zelo  e  di  assiduita,  che  I'insegnamento  sia  sfrondato  di  tutto 
cio  che  puo  avere  di  superfluo  e  venga  impartito  in  forma  elem en- 
tare,  che  vi  concorra  I'opera  di  qualche  ajuto  abilitato  alia  libera 
docenza,  credo  tuttavia  che  in  due  anni  non  sia  possibile  svolgere  in 
maniera  completa  un  corso  di  anatomia  dell'  uomo. 

Se  in  qualche  altra  materia  puo  essere  sufflciente  la  esposizione 
cattedratica  di  alcuni  capitoli,  lasciando  che  lo  studente  possa  di 
sua  iniziativa,  appreso  il  metodo,  completare  in  quel  ramo  di  sci- 
bile  la  sua  cultura,  cio  non  puo  essere  ammesso  che  in  proporzioni 
limitate  per  I'anatomia  dell'  uomo,  che  e  materia  fra  tutte  fonda- 
mentale,  dalla  quale  le  altre  discipline  biologiche  e  cliniche  traggono 
i  materiali  indispensabili  per  un  efflcace  svolgimento.  Tnsegnamento 
essenzialmente  dimostrativo,  esso  deve  consistere  nella  esposizione 
teorica,  accompagnata  da  una  dimostrazione  obiettiva  al  piii  possi- 
bile completa,  e  in  esercitazioni  pratiche,  che  mettano  lo  studente 
in  grade  di  potere  direttamente  procedere  all'esame  della  conforma- 
zione  e  della  struttura  dehe  innumerevoli  parti  che  compongono  il 
nostro  corpo. 

In  un  corso  bene  ordinate,  ogni  anno  una  prima  serie  di  lezioni 
dovra  essere  impiegata  nella  illustrazione  di  quelli  argomenti,  la  cui 
conoscenza  e  indispensabile  per  procedere  nello  studio  della  anato- 
mia. Si  richiede,  come  preparazione  alio  studio  microscopico  degli 
organi,  lo  studio  della  cellula  e  dei  tessuti  (anatomia  generale).  Sa- 
rebbe  ugualmente  necessaria  la  illustrazione  dello  scheletro.  Ammet- 
tiamo  che  il  Professore  possa  fare  assegnamento  sulla  diligenza  deho 
studeute  per  lo  studio  dehe  ossa  di  piu  semplice  conformazione,  ma 
non  potra  dispensarsi  dall'insegnare,  a  colore  che  sono  nuovi  alio  stu- 
dio della  anatomia,  il  metodo  col  quale  si  deve  procedere  neh'esame 
di  questi  organi,  e  nemmeno  potra  dispensarsi  dalF  illustrare  le  ossa 
che  hanno  una  conformazione  piu  complicata. 

Sottraendo  dah'anno  scolastico  la  parte  destinata  alio  svolgi- 
mento dei  capitoli  sopra  ricordati,  cio  che  rimane  non  potra  essere 
sufflciente  per  esporre,  in  una  rotazione  biennale,  gli  altri  capitoli 
deh'anatomia  sistematica  con  quel  corredo  di  dimostrazioni  pratiche 
che  solo  puo  rendere  efflcace  1'  insegnamento.  Si  calcoli,  ad  esempio, 


-  272  - 

da  chi  abbia  competenza,  il  tempo  occorrente  per  illustrare,  in  con- 
formita  dello  stato  attuale  della  scienza  ed  in  vista  dei  futuri  bi- 
sogni  del  medico,  Tapparecchio  nervoso  centrale  e  periferico,  e  da 
questo  calcolo  si  desuma  il  tempo  che  rimarra  disponibile  per  le 
altre  parti  dell'anatomia  sistematica.  Si  consider!  anche  se  davvero 
riuscirebbe  proflcuo  im  corso,  nel  quale  si  facessero  passare  con  ra- 
pidita  vertiginosa  dinanzi  alio  studente  gli  argomenti  piu  disparati 
senza  dargli  il  tempo  di  bene  orientarsi  e  di  assimilare  il  nutrimento 
intellettuale  che  noi  gli  apprestiamo. 

Ne  va  dimenticato  che  nell'anatomia  1'  insegnamento  teorico  e 
in  molti  casi  subordinate  al  materiale  cadaverico  disponibile,  e  che 
in  un  tempo  limitato  puo  mancare  il  mode  di  averlo  a  sufflcienza 
per  una  dimostrazione  completa. 

Ma  un'altra  considerazione  deve  essere  fatta,  che  ha  forse  mag- 
giore  importanza  di  quelle  svolte  fin'ora.  Lo  studente  non  puo  im- 
parare  I'anatomia  soltanto  dalla  parola  dell' insegnante  e  per  I'esame 
dei  preparati  presentati  a  corredo  delle  lezioni.  Egli  deve  anche 
esercitarsi  nella  microscopia  e  nell'arte  della  dissezione.  Se  in  quanto 
alia  prima  potremo  contentarci  che  si  eserciti  nella  lettura  e  nel 
riconoscimento  dei  preparati,  e  nella  tecnica  generale  e  piii  elemen- 
tare,  e  nostro  dovere  imprescindibile  di  esigere  molto  di  piii  nella 
pratica  della  dissezione.  Non  si  impara  anatomia  se  non  si  lavora 
molto  sul  cadavere.  Chi  la  studia  sui  hbri  o  sugli  atlanti,  chi  si 
contenta  di  un'occhiata  fugace  ai  preparati  da  altri  eseguiti,  fa 
opera  vana.  Inoltre  e  colla  dissezione  che  si  educa  la  mano  del  fu- 
ture chirurgo,  che  si  formano  o  si  perfezionano  le  attitudini  a  quelle 
manualita  che  hanno  nella  pratica  chirurgica  una  grandissima  parte. 
Ma  per  raggiungere  questi  resultati,  la  dissezione  deve  essere  eser- 
citata  abbastanza  a  lungo.  Al  lavoro  sul  cadavere  Tallievo  deve  ap- 
phcarsi  quando,  dalla  parola  dell'  insegnante  e  daha  lettura  dei  libri, 
ha  presa  una  prima  idea  delle  parti  che  vuol  dissecare.  Gli  stu- 
denti  del  prime  anno  nei  primi  mesi  del  corso  lavorano  alia  cieca, 
senza  alcun  profitto  apprezzabile.  Si  sottragga  dal  tempo  comples- 
sivo  che  nel  biennio  sara  riserbato  agli  esercizii  di  dissezione  que- 
sto periodo  di  tirocinio  preliminare,  necessario  a  vincere  le  prime 
inevitabih  ripugnanze  e  ad  addestrare  aUe  manualita  piia  elemen- 
tari ;  si  sottraggano  i  periodi  durante  i  quah,  anche  negli  istituti 
meglio  provvisti,  il  materiale  cadaverico  divonta  scarso  e  quelle  nel 
quale  il  caldo  che  comincia  rende  impossibile  un  lavoro  proflcuo ; 
si  consider!  inoltre  che  lo  studente  deve  pure  attendere  nel  prime 
biennio,  oltreche  all'anatomia  dell'  uomo,  ad  altri  studii,  e  prepararsi 


-  273  - 

ad  esami  in  materie  importanti  e  difflcili ;  e  si  vedra  che  ben  poco 
tempo  rimarra  aU'allievo  per  ricavare  dalla  dissezione  il  necessario 
profitto. 

Queste  ed  altre  considerazioni  non  debbono  essere  sfuggite  a 
chi  compilo  il  Regolamento  per  la  Facolta  di  Medicina,  se,  a  diffe- 
renza  di  quanto  questo  prescrive  a  riguardo  delle  altre  materie, 
consente  per  I'anatomia  il  ritardo  di  un  anno  neU'epoca  deU'esame, 
senza  pero  obbligare  lo  studente  a  iscriversi  di  nuovo  al  corso.  Ed 
allora,  se  si  riconobbe  che  due  anni  di  corso  in  anatomia  possono 
riuscire  insufficienti,  perche  non  portarli  a  tre,  perche  si  e  prefe- 
lito  che  nel  Regolamento  fossero  insieme  la  regola  e  I'eccezione  ? 
perche  -ci  si  e  ostinati  in  un  artiflciale  aggruppamento  delle  mate- 
rie in  bienni,  anche  quando,  come  nel  case  deH'anatomia  e  di  qual- 
che  altra  materia,  la  lore  estensione  e  la  lore  importanza  e  il  lore 
concatenamento  logico  non  lo  consentivano  ? 

E,  secondo  me,  errore  di  principio  includere  in  un  Regolamento 
disposizioni  che  possono  non  essere  rigorosamente  apphcate.  Nulla 
varrebbe  ad  abituare  i  giovani  alia  stretta  osservanza  del  lore  do- 
vere,  quanto  il  fare  che  le  disposizioni  di  un  regolamento  fossero 
improntate  ad  una  ragionevole  severita,  fossero  facilmente  appli- 
cabili,  esigendo  pero  che  per  nessun  motive  si  potesse  derogare 
dalle  medesime. 


Nonostante  tutte  le  considerazioni  teste  svelte  e  la  convinzione 
che  in  un  biennio  non  sia  possibile  svolgere  in  maniera  completa 
ed  efflcace  1'  insegnamento  dell'anatomia  dell'uomo,  sarei  disposto 
a  considerare  come  tollerabili  le  disposizioni  del  nuovo  Regolamento 
in  quanto  riguardano  1'  insegnamento  anatomico,  se  un  grave  e  fon- 
damentale  errore  non  si  fosse  aggiunto  col  togliere  I'anatomia  to- 
pograflca  dal  quadro  delle  materie  obbhgatorie. 

Non  tutti  coloro  che  forse  leggeranno  queste  pagine  sono  obbli- 
gati  a  conoscere  con  precisione  quale  sia  I'obiettivo  che  I'anatomia 
topografica  si  propone,  in  confronto  ad  altre  parti  dell'anatomia. 
Cliovera  percio  ricordarlo. 

Nello  studio  anatomico  del  corpo  umano  la  parte  principale  e 
riservata  all'esame  dei  varii  apparecchi  che  entrano  a  comporlo  e 
degU  organi  che  costituiscono  gh  apparecchi,  che  si  considerano 
nella  lore  forma  e  nella  loro  struttura.  Si  procede  nello  studio  del 
corpo  umano  con  metodo  analitico,  e  si  passano  successivamente  in 
rivista  tutti  i  diversi  sistemi  di  organi :  cosi,  ad  esempio,  si  prende 


-  274  - 

a  studiare  il  cuore  e  successivamente  si  seguono  dal  centre  della 
circolazione  verso  la  periferia  tutte  le  arterie,  accompagnandole  fine 
alle  lore  piu  sottili  divisioni ;  mentre  d'altra  parte  si  scoprono  le 
sottili  vene  e  si  seguono  nel  cammino  che  fanno  per  raccogliersi  in 
pochi  tronchi  e  sboccare  in  ultimo  nel  cuore.  Cosi  si  fa  per  i  mu- 
scoli;  cosi  per  i  nervi  e  via  dicendo.  Ma  compiuto  questo  lungo  e 
faticoso  lavoro  di  analisi,  viene  un  lavoro  di  sintesi,  che  si  fa  special- 
mente  in  riguardo  alle  possibili  applicazioni  della  anatomia  alle  di- 
scipline medico-chirurgiche.  Si  tracciano  alia  superficie  del  corpo 
delle  linee  per  distinguervi  delle  regioni,  e  si  prendono  a  studiare  le 
regioni,  una  per  una :  se  ne  considerano  le  forme  esterne  e  si  de- 
scrivono  tutti  gli  strati  sovrapposti  che  entrano  a  formarle,  dal  piii 
superflciale  al  piia  profondo,  dalla  peUe  alle  ossa :  si  segnalano  tutti 
gh  organi  che  le  attraversano  e  si  indicano  colla  maggiore  preci- 
sione  i  rapporti  che  tutti  questi  strati  ed  organi  hanno  fra  loro. 
Nel  corso  di  questa  descrizione  si  mettono  in  evidenza  tutte  quelle 
particolarita  che  possono  specialmente  interessare  il  medico  od  il 
chirurgo.  In  cio  consiste  1'  insegnamento  della  anatomia  topografica, 
che  per  la  grande  importanza  apphcativa  fu  detta  anche  medico- 
chirurgica. 

Non  e  chi  non  vegga  come  due  siano  le  condizioni  indispensa- 
bili  perche  un  insegnamento  di  anatomia  topografica  possa  riuscire 
efflcace :  che  gli  studenti  abbiano  gia  una  sufflciente  conoscenza 
deir anatomia  sistematica  e  che  comincino  ad  avere  qualche  cogni- 
zione  di  ordine  medico.  I  rapporti  fra  gli  organi  e  tutti  i  fatti  sui 
quali  in  anatomia  topografica  particolarmente  ci  si  intrattiene,  si 
fissano  facihnente  nella  mente  deU'allievo  e  acquistano  per  lui  tutta 
la  loro  importanza,  se  egh  ne  vede  o  ne  intravede  subito  la  possi- 
bile  applicazione  alia  spiegazione  di  fatti  fisiologici  o  patologici,  o 
la  guida  a  provvedimenti  terapeutici.  E  egh  possibile  che  uno  stu- 
dente  di  secondo  anno,  che  nulla  sa  ancora  di  fisiologia,  di  patolo- 
gia,  di  anatomia  patologica,  di  patologie  speciali,  si  interessi  alio 
studio  dell'anatomia  topografica,  anche  se  avesse  gia  sufficienti  co- 
gnizioni  di  anatomia  sistematica  per  comprenderla,  e  ci  fosse  tempo 
per  insegnargliela  ? 

Chi  abbia  sufficiente  esperienza  sa  bene  quanto  facilmente  i 
giovani  dimentichino  I'anatomia.  Piu  volte  ho  sentito  lamentare  dai 
clinici  deflcienza  di  cognizioni  anatomiche  anche  in  giovani,  che  ave- 
vano  compiuto  il  loro  tirocinio  anatomico  con  onore.  Che  avverra 
ora  se  gli  studenti  cessano  di  occuparsi  di  anatomia  al  termine  del 
secondo  anno,  se  in  questo   periodo   non    possono   avere   imparato 


-  275  - 

anatomia  topograflca,  e  se  non  hanno  I'obbligo  di  seguire  piu  tardi 
un  corso  speciale  di  questa  materia  e  di  sostenervi  im  esame  ? 

Vi  e  un'altra  considerazione,  che  credo  di  dover  fare  per  insi- 
stere  sulla  necessita  di  un  corso  obbligatorio  di  anatomia  topogra- 
flca, da  impartirsi,  non  a  degli  esordienti,  ma  a  studenti  maturi; 
considerazione  che  desumo  dali'  indirizzo  scientifico  nel  quale  si  e 
felicemente  avviata  I'anatomia  dell'  uomo.  L'anatomia  ha  cessato  di 
essere  un'arida  descrizione  di  parti,  quando  alio  studio  degli  organi 
arrivati  a  perfetta  forniazione  si  e  aggiunta  1'  indagine  della  ma- 
niera  del  loro  sviluppo  e  il  raffronto  con  disposizioni  proprie  di 
specie  animali  inferiori.  II  concetto  evolutivo  che  guida  oggi  nella 
ricerca  anatomica  ha  necessariamente  la  sua  ripercussione  neh'  in- 
segnamento  scolastico  ;  ed  e  bene  che  cosi  avvenga,  se  vogliamo 
contribuire  a  formare  nei  giovani  una  soda  cultura  biologica  e  non 
semplicemente  prepararH  ah'esercizio  di  ana  professione.  Ma,  poiche 
non  dobbiamo  mai  dimenticare  che  anche  quest'  ultimo  e  un  nostro 
dovere,  cosi  dobbiamo  in  anatomia  completare  le  cognizioni  scienti- 
flche  con  quelle  che  hanno  una  apphcazione  pratica  piii  diretta;  in 
altri  termini  far  seguire  al  corso  di  anatomia  sistematica,  fatto  con 
indirizzo  moderno,  un  corso  complete  di  anatomia  medico-chirurgica 
0  topograflca. 

Potranno  forse  a  qualcuno  sembrare  eccessive  le  mie  preoccu- 
pazioni,  per  il  fatto  che  1'  anatomia  topograflca  e  compresa  fra  le 
materie  complementari,  su  due  delle  quali,  a  sua  scelta,  lo  studente 
deve  sostenere  un  esame.  Poiche  egli,  mi  si  dira,  non  potra  non 
rimanere  persuaso  della  importanza  deh'anatomia  topograflca,  la 
preferira  ad  altre  materie  e  la  considerera  come  materia  obbliga- 
toria. 

Non  posso  condividere  questa  fiducia.  Mi  duole  il  dirlo :  fra  i 
nostri  studenti  ve  ne  sono  certo  alcuni  che  muove  un'alta  idealita 
e  un  vero  desiderio  di  apprendere  ;  e  in  grazia  loro  se,  pur  col 
volgere  degli  anni,  il  docente  puo  considerare  ancora  la  sua  come 
una  nobile  missione  e  compierla  con  entusiasmo.  Ma  accanto  a  que- 
sta minoranza  di  studenti,  che  e  esigua,  sta  la  gran  maggioranza, 
che  un  solo  obiettivo  si  propone  :  conquistare  un  diploma  colla  mi- 
nore  spesa  e  colla  minore  fatica  possibili,  preoccupati  soltanto  di 
cio  che  stimano  di  piii  sicura  utilita  nella  lotta  per  la  vita. 

A  questa  maggioranza  si  devono  le  vacanze  abusive  che  in  al- 
cuni Istituti  raggiungono  delle  proporzioni  scandalose ;  sono  questi 
studenti  che  spesso  migrano  da  una  a  an'altra  Universita  in  eerca, 
non  dei  mighori  insegnanti  o  dei  laboratori  e  delle  cliniche  meglio 


-  276  - 

fornite,  ma  degli  esami  piu  facili ;  sono  questi  student!  che  coi  vec- 
chi  Regolamenti  anticipavano  gli  esami  che  logicamente  dovevano 
venire  per  ultimi,  se  erano  sicuri  di  una  grande  indulgenza,  o  ritar- 
davano  fino  all'estremo  limite  possibile  quelli  di  materie  prepara- 
torie  0  fondamentali,  se  qui  si  aspettavano  di  trovare  una  giusta 
severita.  Quante  volte  mi  sono  capitati  dei  giovani,  che  a  terzo 
anno  avevano  superato  I'esame  in  qualche  chnica  speciale  e  a  sesto 
anno  non  avevano  date  esame  di  anatomia! 

Pur  troppo  i  nuovi  Regolamenti  non  porteranno  rimedio  a  tutti 
questi  mah,  dipendenti  da  cause  troppo  complesse  e  specialmente 
non  riusciranno  in  cio  molto  efficaci,  perche  lasciano  sussistere  quella 
concorrenza  fra  le  varie  Universita,  che  si  esercita,  a  danno  ,  degU 
Istituti  megho  organizzati,  col  rendere  molto  elementari  i  corsi,  col 
facilitare  gh  esami,  col  concedere  larghe  votazioni  nella  prova  finale 
della  laurea.  Ma  di  cio  in  altra  occasione. 

Ritornando,  dopo  questa  lunga  parentesi,  al  nostro  punto  di 
partenza,  diro  che  non  possiamo,  per  la  conoscenza  che  abbiamo 
della  maggioranza  dei  nostri  giovani,  fare  alcun  assegnamento  sul 
loro  criterio  per  la  buona  scelta  dei  corsi  complementari :  preferi- 
ranno  le  materie  che  si  studiano  con  minor  fatica,  neUe  quah  si  su- 
pera  piu  facilmente  I'esame  e  specialmente  quehe  che,  per  i  futuri 
successi  nella  concorrenza  professionale,  stimeranno  utile  di  veder 
figurare  nei  loro.  diplomi.  L'anatomia  topografica  sara  dai  piu  scar- 
tata :  non  e  forse  di  piii  sicuro  effetto  presso  il  buon  pubblico  un 
certiflcato  di  esame  in  Pediatria  o  in  Otorinolaringojatria  o  in 
Batteriologia? 


Concludendo :  senza  attendere  i  resultati  della  esperienza,  che 
in  questo  sembra  superflua,  si  provveda  a  modiflcare  in  maniera 
adeguata  le  disposizioni  dei  nuovi  Regolamenti  relative  all'  insegna- 
mento  anatomico.  Vario  potrebbe  essere  il  mode.  L'ordinamento,  che 
io,  non  da  ora,  vagheggio,  sarebbe  tale  da  assicurare  una  piii  per- 
fetta  educazione  anatomica  dei  giovani,  senza  un  sensibile  aggravio, 
in  confronto  a  quelle  che  portavano  i  vecchi  Regolamenti. 

Io  vorrei  che  gU  studenti  del  prime  anno  fossero  dispensati  dal 
seguire  il  corso  principale  di  anatomia :  non  hanno  ancora  la  prepa- 
razione  sufficiente  per  profittarne,  talche  diviene  in  gran  parte  per 
loro  una  perdita  inutile  di  tempo.  Basterebbe  che  questi  studenti, 
in  un  corso  speciale  di  un  pajo  di  lezioni  per  settimana,  imparas- 
sero    r  anatomia   generale  e  acquistassero   una   prima   idea   molto 


-   277   - 

elementare  dei  vari  apparecchi  organic!.  Dovrebbero  esercitarsi 
neir  esame  di  preparati  relativi  alia  cellula  ed  ai  tessuti  e  fre- 
quentare  la  sala  di  dissezione  per  veder  lavorare,  per  assistere 
i  piu  provetti,  per  eseguire  in  fin  d'anno  qualche  preparazione  fra 
le  pill  facili.  —  Dopo  questa  istruzione  preliminare,  corroborata  dal- 
r  insegnamento  contemporaneo  deH'anatoraia  comparata,  gli  studenti 
sarebbero  ammessi  al  corso  di  anatomia  sistematica,  che  frequente- 
rebbero  durante  il  secondo  e  il  terzo  anno.  II  professore  che  potra 
dirigersi  a  giovani  gia  in  grade  di  seguirlo  nella  descrizione  piu  com- 
pleta  e  piii  minuta  degli  organi,  dei  quali  conoscerebbero  il  noma, 
la  sede  e  la  costituzione  fondamentale,  procedera  molto  piu  spedito, 
e  petendo  anche  dispensarsi,  per  le  ragioni  che  appariranno  in  se- 
guito,  da  estese  indicazioni  topograflche,  riuscira  in  una  rotazione 
biennale,  con  un  numero  di  lezioni  minore  di  quanto  attualmente  si 
usa,  ad  esaurire  il  suo  programma.  Principalmente  in  questo  biennio 
gli  studenti  dovrebbero  attendere  alle  esercitazioni  pratiche,  e  al  ter- 
mine  di  questo  dovrebbero  aver  superato  I'esame  in  anatomia  gene- 
rale  e  sistematica.  —  II  corso  di  anatomia  topografica  dovrebbe  essere 
riservato  agii  studenti  di  quinto  anno  ;  potr^  essere  ridotto  anche 
a  una  sola  lezione  per  settimana,  ma  sara  inestimabile  il  beneflzio 
di  ravvivare,  a  questo  periodo  degli  studi,  le  nozioni  anatomiche  prin- 
cipali  e  piij  direttamente  applicabili  alia  pratica.  II  relative  esame 
dovrebbe  essere  obbligatorio. 

Nel  caldeggiare  una  razionale  riforma  dell'  insegnamento  anato- 
mico,  parte  dal  principio  che  nel  corso  universitario  non  sia  neces- 
sario  ne  possibile  dar  fondo  a  tutto  lo  scibile  medico.  E  la  cultura 
biologica  e  clinica  fondamentale  che  occorre  formare:  il  resto  verra 
dopo ;  ma  se  quella  non  si  acquista  durante  il  periodo  scolastico,  dif- 
ficilmente  e  con  troppa  fatica  si  acquista  in  seguito,  e  senza  di  essa 
nessun  profitto,  nessun  successo  e  possibile  nolle  discipline  speciali. 

Che  se  qualcuno  vorra  poi  osservare  che  io  farei  nel  quadro 
degh  insegnamenti  una  parte  troppo  grande  alia  materia  che  pro- 
fesso,  chiamero  in  mio  ajuto,  piuttosto  che  qualche  autorevole  ana- 
tomico,  un  celebre  chirurgo,  il  Billroth,  e  ripetero  con  lui:  Ana- 
tomia, miei  Signori,  e  di  nuovo  anatomia,  e  poi  ancora  anatomia. 

GiuLio  Chiarugi 

Deputato  al  Parlamento 

Firenze,  Ottobre  1902. 


CosiMO  Cherubini,  Amministratore-responsabile. 


278   - 


Milano  -  Via  G-.  Revere,  3  -  Milano 
UNIGA  FABBRICA  NAZIONALE 

Dl  MICROSCOPI  ED  ACCESSOR! 

DITTA    FORNITRICE 

di  tutti  i  Gabinetti  Uiiiversitari  del  Reg;no 
MICROSCOPIO  GRANDE  MODELLO 

con  crem&gliera,  apparato  Abbe,  diaframma 
ad  iride,  tavolino  in  ebanite,  revolver,  due 
obbiettivi  a  secco  3e7*,  unoad  immersione 
omogenea  Via''^  due  oculari  2  e  4;  il  tutto 
posto  in  elegante  arraadietto  in  mogano 
L.  400 
{ingrandimenti  fino  a  1000  diametri) 

Ndoyo  oMietliyo  Vib-  SeDiiapocroiiiatico 

IMMERSIONE  OMOGENEA 

Obbiettivo  raccomandato  per  la  grande  po- 
tenza  e  per  la  sua  durata  (Vedi  Zeit- 
schrift  fill-  wissenschaft.  Microscopie  del 
12  settembre  1894,  Band  XI,  Heft  2) 
L.  200  coi  due  oculari  compensatori 
4  ed  8. 

CATALOGO  GENERALE  GRATIS 

a  semplice  richiesta 

Pagamenti  rateali  mensili 
pei  Sigg.  Ufficiali  sanitari  comunali. 


SOCIETA  EDITRICE  LIBRARIA  -  MILANO 


Prof.  GIULIO  CHIARUGI 

Direttore    d.ell'  Istitvito    -A-natozxiico   d.i   rirenze 


ISTITUZIONI 


DI 


ANATOMIA  DELL'UOMO 


Firenze,  1908.  —  Tip.  L.  Niccolai,  Via  Faenza,  44. 


Monitore  Zoologico  Italiano 

(Pubblicazioni  Italiane  di  Zoologia,  Anatomia,  Embriologia) 

Organo  ufficiale  deila  Unione  Zooiogica  Italiana 

DIRETTO 
DAI    DOTTORI 

6IULI0  CHIARUGI  EUGENIO  FICALBI 

Prof,  (li   Aiiatuiiiia  iiinaua  I'rof.  di  Anatomia  comp.  e  Zoologia 

nel  R.  Istituto  di  Siudi  Super,  in  I'ireiize  nella  R.  Univei'sita  di  Padova 

Ufficio  di  Direzione  ed  Amministrazioue :  Istituto  Anatomico,  Firenze. 
12  numeri  all'anno  —  Abbuonamento  annuo  L.  15. 

XIII  Anno       Firenze,  Novembre  1903  N.  11 

SOMMARIO  :  Bibliografja.  Pag.  279-284. 

SuNTi  E  rivistb:  Scaffidi  -V.,  Sui  rapporti  del  simpatico  con  il  mid  olio  spi- 
nale  e  con  i  gangli  intex'vertebrali.  —  Pag.  285. 

RiASSUNii  ORiGiNALi:  Norsa  GurrieriE.,  Un  caso  di  Encefalocele  conge- 
nito  Corvinus  (Ernia  cerebrale  Le  Dran)  in  embrioni  di  Mus  decuma- 
nus  V.  albinus.  —  Pag.  286-287. 

CoMUNiCAZiONi  ORIGINALI :  Sfameni  P.,  Sul  modo  di  terminare  dei  nervi 
nei  genitali  esterni  della  femmina,  con  speciale  riguardo  al  significato 
anatomico  e  funzionale  dei  corpuscoli  uervosi  terminal!.  —  Levi  G-.,  Dei 
corpi  di  Call  ed  Exner  dell'ovaio.  Con  tav.  VI.^  —  Pag.  288-304. 

StDDIO  COLLETTIVO  del  peso   DELL'eNCEFALO  BEGLI  ITALIANI.  —  Pag.  306. 

Unione  zoologica  italiana.  —  Pag.  305. 

Avvertenza 

Delle  Comunicazioni  Originali  che  si  pubblicano  nel  Monitore 
Zoologico  Italiano  e  vietata  la  riproduzione. 


BIBLIOGRAFIA 

Si  da  notizia  soltanto  dei  lavori  pubblicati  in  Italia. 


XV.  Vertebrati. 

II.  PARTE  ANATOMICA. 
1.  Parte  Genbralb. 
Corrado  G-.  —  Rapporti   tra  le  varie  parti  del  corpo  fetale  ed  altre    conside- 
razioni  in  ordine  all'  identita  (studio  medico  legale  ed   antropologicoj.    — 
Giorn.  Assoc.  Napoletana  medici  e  naturalistic  An.  12,  Punt.  2,  pp.  67-82. 
Napoli  1902. 

2.   TeGUMP^NTO   E   PRODirZlO.NI    tegumentakib. 

Ligorio  E.  —  L'  infundibolo  paracoccigeo.  —  Clinica   viodema,   An.  8,  N.  19, 
pp.  218-220.  Pisa  1902. 


-  280 


3.    SiSTBMA    NERVOSO   CENTUALE    E    PERIFERICO. 

Bottazzi  F.  —  L' innervazione  viscerale  nei  Crostacei  e  negli  Elas  mobranchi 

—  Vedi  M.  Z.,  XIII,  6,  126. 

Bottazzi  P.  —  L' innervazione  viscerale  nei  Crostacei  e  negli    Elasmobranchi 

—  Rendic.  Accad.  med.-fis.  fiorentina,  seduta  IS  marzo  1902,  in:  Sperimen- 
tale  (Arch.  Biol.  norm,  e  patol.),  An.  56,  Fasc.  5,  2^P-  455-457.  Firenze  1902. 

Cecca  R.  —  Sopra  una  nuova  variety  nella  innervazione  delle  dita  del  piede 

e  considerazioni  sulla  patogenesi  del  morbo  di  Morton.  —  Rendic.  Accad. 

Soc.  med.chir.  Bologna,  seduta  18  aprile  1902,  in:  Bull.  Sc.  med.,  A?i.   13 

S.  8,   Vol.  2,  Fasc.  8,  p.  447.  Bologna  1902. 
Delia  Rovere  D.  e  De  Vecchi  B.  —  Anomalia  del   cervelletto    (prima    osser- 

vazione  di  scissione  in  due  lobi    distinti    del    verrae).    Con    figg.   —  Riv. 

Patol.  nervosa  e  ment.,   Vol.  7,  Fasc.  6,  pp.  241-254.  Firenze  1902. 
Fiorentini  E.  —  Di  un'  anomalia  di  riunione  delle  due  radici  del  mediano  in 

rapporto  alia  legatura  dell'arteria    ascellare   ed    omerale.  —  Giorn.    med. 

Esercito,  An.  50,  N.  4,  pp.  391-392.  Roma  1902. 
Gatta  R.  —  TJlteriore  contributo  sul  decorso  delle  vie  sensitive  nella  raidolla 

spinale.  Con  figg.  —  Arch,  internaz.  medicina  e  chirurgia,  An.  18,  Fasc.  11, 

pp.  245-254.  Napoli  1902. 
Mochi  A.  —  Sopra  una  proposta  di  studio    coUettivo    sul    peso    dell' encefalo 

negli  italiani.  —  Rendic.  adun.  Soc.  Hal.  Antrop.,   Etnol.  e  Psicol.    comp., 

Seduta   24  marzo   1901,    in :    Arch.    AntroiJol.  ed  Etnol.,   Vol.  32,  Fasc.  1, 

pp.  233-235.  Firenze  1902. 
Roncoroni  L.  —  Le  fibre  amieliniche  pericellulari  e  peridendritiche  nella  cor- 

teccia  cerebrale.  —  Riforma  med^..  An.  18,  N.   121,  pp.  543-546  e  N.  122^ 

pp.  534-558.  Roma  1902. 
Scaffidi  V.  —  Sulla  questions  della   presenza    di    fibre    efferenti    nelle    radici 

posteriori.  —  Policlinico,  An.  9,   Vol.  9-M.,    Fasc.   8,   pp.    372-384.    Roma 

1902. 

5.   SCHELETRO   E   ARTICOLAZIONI. 

Fossataro  E.  —  Ricerche  sperimentali  sul  distacco  trauraatico  dell'epifisi  ca- 

pitule  del  femore,  con  osservazioni  sulla  struttura  anatomica  del  collo  del 

temore  e  sull'etiologia  della  coxa  vara   degli    adolescenti.    Con    tav.    I    e 

figure  nei  testo.  —  Annali  medicina  navale,  An.  8,  Vol.  2,  Fasc.1-2,  pp.  5-23. 

Roma  1902. 
Frassetto  F.  —  Osservazioni    comparative    sul    foro    olecranico.  —  Atti    Soc. 

romana  Antropol,  Vol.  8  (1901),  Fasc.  3,  pp.  264296.  Roma  1902. 
Maggi  L.  —  Postfrontali  e  sovraorbitali   negli    animali    e    nell'uomo    adulto. 

Con  figg.  —  i?e?zrfic.  Mit.  lomb.  Sc.  e  Lett,  S.  2,  Vol.  35,  Fasc.  12, pp.  534-541. 

Milano  1902. 
Maggi  L.  —  Intorno  alia  formazioue  del  foro  sovraorbitale.  Con  fig.  —  Ren 

die.  Istit.  lomb.  Sc.  e  Lett.,  S.  2,   Vol.  35,    Fasc.    16,  pp.    706-714.  Milano 

1002. 
Patellani-Rosa  S.  —  II  bacino  osseo  dei  vertebrati,  specialmente  dei  mammi- 

feri:  studio  di  anatoraia.  —  Arch.  Ostetricia  e  GinecoL,  An.  9,  N.  4,  pp.  214- 

250;  N.  5,  pp.  289-320;  N.  6.  pp.   359-384;  N.    7,   pp.    456-471  e  N.    8, 

pp.  528-536.  Napoli  1902  (continua). 
Zanotti  P.  —  La  fontanella  metopica  ed  il  suo  significato.  —  Rendic.  Accad. 

Soc.    med.-chir.    Bologjia,   Seduta    28   fehhraio    1902    in :    Bull.    Sc.    med.. 

An.  73,  S.  8,   Vol.  2,  Fasc.  7,  p.  395.  Bologna  1902. 


-  28i  - 


6.   APPARECCHIO  MUSCOLARE. 

Antonini  A.  —  Anomalia  pericardio-diaframmatica  in  un  cane.  —  Vedi  M.  Z., 

XIII,  3,  54. 
Favaro  G-.  —  Ricerche  sulla  morfologia  e  suUo    sviluppo  dei  muscoli    gracili 

del  dorso  (musculi  supracarinales)  dei  Teleostei.    Con   tav.    XXX-XXXII. 

—  Arch,  ital,  Anat.  ed  EmbrioL,   Vol.  1,  Fasc.  3,  pp.  448-490.  Firenze  1902. 
Mazzoue  F.  —  Una  rara  anomalia  del  rauscolo  flessore    superficiale    comune 

delle  dita.  Con  fig.  —  Policlinico,  An.  9,   Vol.  9-C.,  Fas'Z.   6,  pp.    289-292. 

Roma  1902. 
Orru  E.  —  Su  di  un  muscolo  soprannumerario  e  sulla  disposizione  delle  apo- 

nevrosi  del  dorso  della  mano  nell'uorao.    Con  1  fig.  —  Monit.    zool.    ital., 

An.  13,  N.  4,  pp.  84-87.  Firenze  1902. 
Tenchini  L.  —  Di  un  nuovo  muscolo  soprannumerario   della    regione    poste- 

riore  dell'antibraccio  umano  (M.  extensor  digiti   indicis   et   medii)    conso- 

ciato  ad  un  fascicolo  manidio.  Con  tav.  I.  —  Monit.  zool.  ital.,  An.  13,  N.  3, 

pp.  51-66.  Firenze  1902. 
Varaglia  S.     —  Di  alcune  disposizioni   miologiche    poco    note    della    regione 

del  poplite    nell'uomo    (regio   genu  posterior).    —  Giorn.  Accad.  Medicina 

Torino,  An.  65,  N.  6-7,  pp.  401-406.  Torino  1902. 

7.   ApPARECCHIO   CARDIACO-VASCOLARB.    MlLZA. 

Barpi  U.  —  Intorno  ai  rami  rainori  dell'aorta    addorainale  ed  all'  irrigazione 

arteriosa  del  ganglio  semihinare,  del  plesso  solare  e  delle  capsule  surre- 

nali  negli  equini,  nei  carnivori  e  nei  roditori  domestic!.  Con  tav.  XXXIII- 

XXXV.  —  Arch.  ital.  Anat.  ed   Emhriol.,    Vol.   1,    Fasc.    3,   pp.    491-522. 

Firenze  1902. 
Dall'Acqua  XJ.  e  Meneghetti  A.  —  Sulle  arterie    della    faccia  nell'  uomo.    — 

Monit.  zool.  ital,  An.  13,  N.  9,  pp.  243-245.  Firenze  1902. 
Fnriques  P.  —  La  milza  come  organo  d'escrezione  ed  i  leucociti  pigmentati 

del  duodeno.  Con  tav.  XX.  —  Arch.  ital.  Anat.  e  Emhriol.,  Vol.  1,  Fasc.  2, 

pp.  347-361.  Firenze  1902. 
Levi  G.  —  Morfologia  delle    arterie    iliache.    Con    tav.   XIX    e    77    figg.    nei 

testo.  —  Arch.  ital.  Anat.  e  Embriol.,  Vol.  1,  Fasc.  2,  pp.  295-346,  e  Fasc.  3, 

pp.  523-605.  Firenze  1902  (Continuaz.  e  fine). 
Livini  F.  —  II  tipo  normale    e    le   variazioni    dellM.  Carotis   externa :    Nota 

prelim.   —   Sperimentale  (Arch.  Biol.   norm,    e   palol.).    An.   56,    Fasc.   4, 

pp.  473-486.  Firenze  1902. 
Orru  E.  —  Sullo  sviluppo  della  milza.  Con  tav.  V.*  —  Monit.  zool.  ital..  An.  13, 

N.  9,  pp.  227-234.  Firenze  1902. 
Vastarini-Cresi  G.  —  Comunicazioni    dirette    tra    le    arterie  e  le  vene    (ana- 

storaosi  artero-venose)  nei  mammiferi.  Nota  prelim.  —  Monit.   zool.  ital., 

An.  13,  N.  6,  pp.  136-142.  Firenze  1902. 

8.  TUBO  DIGESTIVO  E  GLANDOLB  ANNESSE. 

Giannelli  L.  —  Ricerche  istologiche  sul   pancreas    degli    uccelli.    Nota    prev. 

Con  3  fig.  —  Monit.  zool.  ital,  An.  13,  N.  7.  pp.  111-183.  Firenze  1902. 
Giannelli  L.  —  Sullo  sviluppo  del  pancreas  e   delle   ghiandole    intraparietali 

del  tubo  digestivo  negli  anfibi  urodeli  (gen.   Triton),  con  qualche  accenno 

alio   sviluppo  del  fegato  e  dei  polmoni.  Con    tav.    XXVI  XXIX.  —  Arch. 

ital  Anat.  ed  Emhriol,  Vol  1,  Fasc.  3,  pp.  393-441.  Firenze  1902. 


-   282   - 

Levi  G.  —  Dimostrazione  ed  illusti-azione  di  preparati  microscopici  di  capil- 
lar! biliari.  —  Eendic.  Accad.  med.fis.  fiorentina^  seduta  18  marzo  1902, 
in:  Sperimentale  (Arch.  Biol.  norm,  e  patol.).  An.  56,  Fuse.  3,  pp.  462-463. 
Firenze  1902. 

Kossi  Gr.  —  Di  alcune  propriety  microchimiche   delle  isole  del  Langherhans. 

—  Rendic.  accad.  med.-fis.  fiorentina,  .-ieduta  20  niaggio  1902,  in :  Speri- 
mentale (Arch.  Biol.  norm,  e  patol.),  An.  56,  Fasc.  4,  pp.  570-573.  Firenze 
1902. 

Rossi  G.  —  Di  alcune  proprieta  microchimiche  delle  isole  del  Langeihans  : 
studio  critico  sperimentale.  —  Monit.  zool.  ital..  An.  13,  N.  8,  pp.  205-211 
Firenze  1902. 

9.  Apparecchio  polmonare.  Branchie.  Timo.  Tiroide. 

Crispino  M.  —  Contribute  all'istologia  delle  tormazioni  annesse  alia  glandola 

tiroide.  Con  tav.  —  Policlinico,  An.  9,  Vol.  9-M.,  Fasc.  7,  pp.  294-316.  Roma 

1902. 
Gigli.  —  Atresia  completa  congenita  della  laringe.  Tracheotomia.  Con  fig.  — 

Vedi  M,  Z.,  XIII,  7,  169. 
Nardi  J.  —  Ricerche  istologiche  sulla  struttura  della  regione    ipoglottica    in 

riguardo  al  punto  di  elezione  dei    tumori    ipoglottici,    seguite    dall'esanie 

di  cinque  casi  occorsi  in  Clinica  [Napoli]  nel  bienuio    19001901.  Con  tav. 

Arch.  ital.  Laringologia,  A7i.  22,  Fasc.  3,  pp.  97-119.  Naj)oli  1902. 
Pensa  A.  —  Osservazioni  a  proposito  di  una    particolarita    di    struttura    del 

timo.  Nota  prev.  Con  tav.    -   Rendic.  Istit.  lomb.  Sc.  e  Lett.,  S.  2,  Vol.  35, 

Fasc.  16,  pp.  799-810.  Milano  1902. 
Tamassia  A.  —  La  docimasia  della  glottide  in   rapporto  colla  respirazione.  — 

Atti  Istit.   Veneto  Sc,  Lett,  ed  Arti.  Tomo  60  (S.  8,  Tomo  3),    An.  accad. 

1900-1901,  Parte  2,  Disp.  IQ,  pp.  925  927.   Venezia  1901. 

10.  Apparecchio  uro-genitalb.  Capscle  surrenali. 

Fieri  P.  —  Istologia  delle  trombe  falloppiane  durante  la  gestazioue  dell'utero. 

—  Arch.  Ital.  Ginecol.,  An.  5,  N.  2,  pp.  128-129.  Napoli  1902. 
Giacomini  E.  —  Contribute  alia  conoscenza  delle  capsule  surrenali  nei  Ciclo- 

stomi  —  .Sulle  capsule  surrenali  dei  Petromizonti.  Con  tav.  II-III.  — ■ 
Monit.  zool.  ital,  An.  13,  N.  6,  pp.  143-162.  Firenze  1902. 

Giacomini  E.  —  Sulla  esistenza  della  sostanza  midollare  nelle  capsule  surre- 
nali dei  Teleostei.  —  Monit.  zool.  ital,  An.  13,  N.  7,  pp.  183-189.  Firenze 
1902. 

Levi  G.  —  Sui  corpi  di  Call  ed  Exner  deU'ovajo.  —  Rendic.  Accad.  med.-fis. 
fiorentina,  seduta  6  maggio  1902,  in :  Sperimentale  (Arch.  Biol.  norm,  e 
patol).  An.  56,  Fasc.  3,  pp.  471-472.  Firenze  1902. 

11.  Teratologia.  ^ 

Citelli  S.  —  Due  casi  di  occlusione  congenita  delle  coaue.  —  Arch.   ital.   La- 
ringologia, An.  22,  Fasc.  3,  pp.  120-/24.  Napoli  1902. 
Longo  N.  —  Un  case  rarissimo  di   deform ita    congenita    del    naso.    Con    fig. 

—  Giorn.  internaz.  sc.  med..  An.  24,  Fasc.  9,  x>p.  398-404.  Napoli  1902. 
Meneghetti  A.  e  DalPAaqna  U.  —  Discesa  anomala  del  testicolo.  Con  tav.  IV.^ 

—  Monit.  zool.  ital,  A?i.  13,  N.  8,  pp.  216-220.  Firmze  1902. 

Pabis  G.  —  Su  un  i-aro  case  di  ectopia  renale  congenita.  —  Gazz.  vied,  ital, 
An.  53,  N.  17,  pp.  161-163.  Torino  1902. 


-  283  - 

Taruffi  C.  —  Deformity  uretro-sessuali.  —  Rendic.  Ace.  Sc.  Istituto  Bologna, 
An.  Accad.  1901-902,  seduta  12  gennalo  1902,  in:  Bull.  S:.  med.,  An.  75, 
S.  8,   Vol.  2,  Fas-c.  8,  p.  448.  Bologna  1902. 

Tridondani  E.  —  Bacini  da  assimilazione.  Con  tav.  I-II.  —  Vedi  M.  Z.,  XIII,  5, 
100. 

Ill  PARTE  ZOOLOGICA 

2.  Pesci. 

Orlandi  S.  —  Sopra  uu  caso  di  ermatroditismo  nel  Mugil  chelo  Cuv.  Con  fig. 

—  Boll.  Musei  Zool.  e  Anat.  comp.   Univ.  Genooa,  N.  112  {1902),  pp.  4.  Ge- 
nova  1902. 

5.    UCCELLI. 

Altobello  G.  —  Avifauna  del  Molise.  —  Avicida,  Giorn.  ornitol.    ital,   An.   5, 

N.  47-48,  pp.  170-171.  Siena  1901. 
Arrigoni  degli  Oddi  E.  —  Nota  sopra  alcune  sottospecie  cS'^ervate  negli  Uc- 

celli  di  Sardegna.  —  Avicida,  Giorn.  ornitol.  ital.,  An.  6,  A.  55-56,  pp.  102- 

105.  Siena  1902. 
Brusina  S.  —  L'Atlante  ornitologico  del  pro'.  E.  Arrigoni  degli  Oddi-Uccelli 

Europei.  —  Avicula,  Giorn.  ornitol.  ital.,  An.  6,  N.  55-56,  pp.  89-100.  Siena 

1902. 
N.  O.  —  II  linguaggio  degli   Qccelli.  —  Avicida,    Giorn.    ornitol.   ital.,    An.  6, 

Fasc.  51-52,  pp.  33-86.  Siena  1902. 
Ninni  E.  —  Sopra  un  Ibrido  di  Dafila  acuta^^Anas  boscas.  —  Avicula,  Giorn. 

ornitol.  ital,  An.  6,  N.  53-54,  pp.  57  59.  Siena  1902. 
Perrotta  A.  —  Uccelli  die  nidificano  nella  valle  bassa  del  Garigliauo.  —  Avi- 
cula, Giorn.  ornitol.  ital.,  An.  6,  N.  51-52,  pp.  51 52.  Siena  1902. 
Ronna  E.  —  Gli  uccelli  nidiacei:  Allevaraento.    Educazione.    Malattie.    Cure. 

—  Avicula,  Giorn.  ornitol.  ital.,  An.  5,  N.  47-48;  An.  6,  N.  51-52  e  N.  53-54. 
Siena  1901-902.  (Continuaz.  efine). 

Salvador!  T.  —  Due  nuove  specie  di  uccelli  dell'isola  di  S.  Thome  e  dell'isola 

del  Principe  raccolte  dal  sig.  Leonardo  Fea.  —  Boll.  Musei  Zool.  ed  Anat. 

comp.   Univ.  Torino,    Vol.  16,  N.  414.  Torino  1901,  pp.  2. 
Vallon  G.  —  L'emigrazione  degli  uccelli.  —  Avicula,  Giorn.  ornitol.  ital.,  An.  5, 

N.  47-48,  pp.  163166;  An.  6,  N.  51-.52,p.  60.  Siena  1901-1902.  (Continuaz. 

e  fine). 

6.  Mammiferi. 

Beretta  A.  —    Dell' influenza  deiraccumulo  dell'adipe  sulla    determinazione  e 

sul    decorso    del    sonno     invernale    nei    mammiferi    ibernanti.    —    Monit. 

zool.  ital,  An.  13,  N.  9,  pp.  234-242.  Firenze  1902. 
Brunelli  G.  —  Intorno  alia  fisiogenia  del  letargo  nei  mammiferi.  —  Riv.  ital. 

sc.  nat,  An.  22  N.  3-4,  pp.  31-36.  Siena  1902. 
Sordelli  F.  —  Materiali  per  la  conoscenza    della    fauna    Eritrea    raccolti    dal 

dott.  Paolo  Magretti  :  Mammiferi.  Cou  o  tav.  e  fig.  nel  testo.  —  Atti  Sor. 

ital  sc.  nat.  e  Museo  Civ.  st.  nat.  Milano,   Vol.  41,  Fasc.  1,  pp.  49  99.  Mi- 

lano  1902. 

7.  Antropologxa  ed  Etnologia 

Belloni  C.  —  II  compasso  indice.  Con  fig.  —  Arch.  Psich.,  sc  pen.  ed  Antropol. 
crimin..   Vol.  23,  Fa.'ic.  2  3,  pp.  133-138.   Torino  1902. 


-  284  - 

Bertini  T.  —  II  contorno  facciale  e  sue  anomalie  negli  epilettici,  nei  para- 
noid e  negli  idioti.  Con  tav.  —  Arch.  Psich.,  sc.  pen.  ed  Antropol.  crim., 
Vol.  23,  Fasc.  4-5,  pp.  456-461.   Torino  1902. 

Cabibbe  G.  —  II  peso  dell'encefalo  nei  Senesi.  —   Vedi  M.  Z.,  XllF,  7,  166. 

Del  Campana  D.  —  Notizie  intorno  ai  Ciriguani.  Con  tav.  I-XI.  — Arch.  An- 
tropol. ed  Etnol.,   Vol.  32,  Fasc.  1,  pp.  11-144.  Firenze  1902. 

Frassetto  F.  —  Primi  tentativi  per  studiare  la  variability  del  cranio  umano 
col  metodo  quaiititativo  statistico  di  Catnerano  e  col  metodo  Sergi.  Con 
tav.  —  Atti  Soc.  romana  Antropol.,  Vol.  8  {1901),  Fasc.  3,  pp.  155-191 . 
Boma  1902. 

Giovannozzi  U.  —  La  misura  degli  angoli  faciali  senza  uso  di  goniometro 
d'applicazione  (mediante  costruzione  grafica).  Con  fig.  —  Arch.  Antropol. 
ed  Etnol,  Vol.  32,  Fa.sc.  1,  pp.  171 176.  Firenze  1902. 

Giuffrida-Ruggtri  V.  —  Materiale  paletnologico  di  una  caverna  naturale  di 
Isnello  presso  Cefalu  in  Sicilia.  Con  2  tav.  —  Atti  Soc.  romana  Antropol., 
Vol.  8  {1901),  Fasc.  3,  pp.  337-363.  Roma  1902. 

Giuffrida-Ruggeri  V.  —  Appunti  di  etnografia  comparata  della  Sicilia.  — 
Atti  Soc.  romana  Antropol,   Vol  8  {1901),  Fasc.  3,  pp.  241-263.  Roma  1902. 

Mochi  A.  —  L'Antropometria  nelle  scuole.  —  Rendic.  adunanze  soc.  ital.  An- 
tropol, Etnol.  e  Psicol.  comp.,  seduta  3  febbraio  1901,  in:  Arch.  Antropol. 
ed  Etnol,   Vol  32,  Fasc.  1,  pp.  223-224.  Firenze  1902. 

Mochi  A.  —  Su  alcune  fotografie  di  indigeni  delle  regioni  etiopiche.  —  Rendic. 
Adun.  soc.  ital.  Antropol^  Etnol  e  Psicol  compar.,  seduta  24  febbraio  1901, 
in:  Arch.  Antropol  ed  Etnol,   Vol  32,  Fasc.  1,  pp.  227-230.  Firenze  1902. 

Nistico  V.  —  Ija  plagiocefalia :  ricerche  aiitropologiche.  —  Riforma  med., 
A7i.  18,  N.  195,  pp.  530-534  e  N.  196,  pp.  542  547.  Roma  1902. 

Pulle  F.  —  Carlo  Cattaneo  come  antropologo  e  come  etnologo.  —  Arch.  An- 
tropol ed  Etnol,  Vol  32,  Fasc.  1,  pp.  166-170.  Firenze  1902. 

Sperino  G.  —  L'encefalo  delTAnatomico  Carlo  Giacoraiui.  —  Vedi  M.  Z.,  XIII,  7, 
167. 

Tedeschi  E.  E.  —  Crani  romani  moderni.  Saggio  di  una  craniologia  senza 
numeri.  Con  fig,  —  Atti  Soc.  romana  Antropol,  Vol  8  {1901),  Fasc.  3, 
pp.  297-336.  Roma  1902. 

Vitali  V.  —  Gli  Abruzzesi.  Studi  antropologici  in  servizio  della  pedagogia.  — 
Atti  soc.  romana  Antropol,   Vol  8  {1901),  Fasc.  3,  pp.  214-240.  Roma  1902. 

Vram  TJ.  G.  —  Crani  .svizzeri.  —  Atti  soc.  romana  Antropol,  Vol.  8  {1901), 
Fasc.  3,  pp.  198-213.  Roma  1902. 

Appendice:  Antropologia  applicata  allo  studio  dbi  pazzi, 

DEI   CRIMINALI    eCC. 

De-Blaslo  A.  —  Anomalie  multiple  in  un  cranio  di  prostituta.  —  Arch.  Psich., 
Sc.  pen.  ed  Antropol  crimin.,   Vol.  23,  Fasc.  2-3,  pp.  249-251.  Torino  1902. 

De  Sanctis  S.  e  To.scano  P.  —  Le  impronte  digitali  dei  fanciulli  normali,  fre 
nastenici  e  sordomuti.  Con  fig.  —   Vedi  M.  Z.  XIII,  7,  166. 


-  286  - 


SUNTI    E    RIVISTE 


Scaffidi  V.  —  Sui  rapporti  del  simpatico  con  il  midollo  spinale  e  con  i  gangli 
i liter vertebrali.  Con  tav.  e  fig.  nel  testo.  —  Estr.  cU pp.  58  d.  Bull.  Accad. 
med.  Roma,  An.  28,  Fasc.  7-8.  Roma,  tip.  Centenari,  1902. 
Considerando  clie  le  conoscenze  che  si  hanno  sulle  connessioni    del    sim- 
patico col  midollo  spinale  e  coi  gangli  intervertebrali  sono  assai  incomplete, 
I'A.  si  e  proposto  di  chiarire  sperimentalmente  alcune  questioni  che  a  questo 
argomento  si  riferiscono,  e  cioe : 

1.0  Da  quali  cellule  del  midolk»  spinale  originano  le  fibre  efferent!,  de- 
stinate  al  simpatico. 

2."  Per  quali  radici  passano  queste  fibre. 

3.0  Se  esistono  fibre  afferenti  che  abbiano  le  cellule  d'origine  nei  gan- 
gli intervertebrali  e  siano  in  rapporto  con  il  simpatico  alia  periferia  e  cen- 
tralmente  con  il  midollo. 

4."  Se  esistono  fibre  simpatiche  afferenti  e,  in  caso  affermativo,  quali 
sono  i  rapporti  che  prendono  con  i  gangli  intervertebrali  e  con  il  midollo 
spinale. 

Le  esperienze  per  risolvere  questi  quesiti  sono  state  dall'A.  praticate  su 
conigli. 

Conclusioni : 

1."  Le  fibre  efferent!,  che  dal  midollo  spinale  si  portano  al  simpatico, 
sono  sottili  fibre  midollate,  le  quali  originano  da  cellule  sparse  lungo  il  mar- 
gine  mediale  e  la  base  delle  corna  anteriori  e  i  processi  laterali. 

2.°  Queste  fibre  passano  tutte  per  le  radici  anteriori. 

8.0  Le  fibre  grosse  midollate  del  simpatico  provengono  da  cellule  poste 
nei  gangli  intervertebrali  e  sono  sensitive. 

4.0  I  prolungamenti  centrali  di  queste  cellule,  o  le  collaterali,  si  met- 
tono  in  rapporto  con  alcune  cellule  poste  alia  base  delle  corna  posterioi'i  e, 
probabilmente,  auche  con  le  cellule  dalle  quali  originano  le  fibre  efferenti  spi- 
nalisimpatiche. 

5.0  Non  esistono  fibre  midollate,  provenienti  dai  gangli  simpatici,  e  as- 
sumenti  rapporti  con  gli  elementi  cellulari  del  midollo  spinale. 

6.°  Le  fibre  amidollate,  che  si  riscontrano  nelle  radici  anteriori  e  poste- 
riori, provengono  dai  gangli  simpatici  e  sono  destinate  all'  innervazione  dei 
vasi  spinali. 

7.°  Esistono  probabilmente  fibre  afferenti  amidollate,  le  quali  originano 
dai  gangli  simpatici  e  si  portano  attorno  a  determinate  cellule  dei  gangli  in- 
tervertebrali (cellule  del  2°  tipo  di  Dogiel),  costituendo  le  cosidette  arboriz- 
zazioni  terminali  simpatiche  di  Ehrlich. 


-   286 


RIASSUNTI   ORIGINALI 


Norsa   Gurrieri  Dott.  Elisa    —   Un   caso   di   Encetalocele   congenito    Corvinus 

(Ernia  cerebrale  Le  Dran)  in  embrioni  di  Mus  decumanus  v.alhinus.  — 

Anatomischer  Anzeiger,  Bd.  XXL,  N.  12-13,  pp.  321-341,  1902. 

lo  ho  studiato  un  caso  interessante  di  Encefalocele  congenito  in  embrioni 
di  Mus  decumanus  v.  albinus,  estratti  da  una  femmina  nata  e  fccondata  in 
domesticita.  Questi  furono  fissati  in  liquido  di  Kleinenberg. 

Premessa  una  breve  rassegna  cronologica  dei  casi  di  ernia  cerebrale  ne- 
gli  animali  ricordati  dagli  autori  e  affermato  che  tale  anomalia  non  fu  ancora 
desci'itta  nei  Rosicanti,  passo  alia  minuta  descrizione  macroscopica  e  micro- 
scopica  dei  due  individui,  corredandola  con  opportune  figure.  La  prima  di 
queste  dimostra  I'aspetto  generale  dei  due  mostri,  le  altre  la  configurazione 
e  la  struttura  dell'ernia  e  dei  tessuti  adiacenti  nel  capo  di  uno  dei  due  indi- 
vidui (erano  pressoche  aguali),  che  fu  a  tal  uopo  sezionato  in  serie,  previa 
inclusione  in  paraffina,  con  tagli  frontali  di  20-25  u.,  diretti  dall'alto  in  basso. 

In  base  alle  mie  ricerche  anatomiche  io  ho  concluso :  1)  che  il  cervello 
ectopico  da  me  esaminato  costituisce  una  vera  ernia  cerebrale,  senza  idrope,  ma 
non  ^  completamente  anomalo,  ne  topograficamente,  ne  istologicamente ;  2)  che 
vi  ha,  invece,  riduzione  notevole  di  alcune  ossa  craniche  da  me  enumerate  {pssa 
di  origine  cartilaginea),  atrofia  di  altre  {ossa  di  origins  memhranosa) ;  3)  che  si 
riscontra  altresi  un  accenno  di  spina  bifida,  ma  non  coesiste  alcun'  altra  ano- 
malia nel  resto  del  corpo,  salco  un  esagerato  sviluppo  delta  li?igua,  la  quale 
sporge  all'  infuori  fra  le  labbra  fortemente  divaricate. 

Dopo  aver  discusso  le  opinioni  di  varii  autori  suUa  sede  e  sulle  cause 
deU'ernia,  io  aggiungo :  doversi  ritenere  che  tale  caso  teratoloyico  sia  dovuto  ad 
un  disticrbo  funzionale  prodottosi  verosimilme.nte  in  uno  stadio  embrionale  pri- 
mitivo  e  infiuenzante  direttamente  lo  .sviluppo  delta  parte  scheletrica,  indiretta- 
mente  lo  sviluppo  del  cervello,  onde  Vatrofia  delle  ossa  d  fatto  primitivo,  I'ectopia 
del  cervello  fatto  secondario. 

La  dimostrazione  di  un  tale  fatto  e  di  una  certa  importanza  perche  porta 
un  nuovo  contributo  alia  controversa  questione  deWarresto  di  sviluppo  |]come 
causa  dell'ernia  cerebrale. 

Dichiaro  poscia  che  le  cause  dell'ernia  valutato  dagli  autori  non  sono 
per  me  che  modalitd  del  fenomeno,  onde  si  impone  la  ricerca  della  vera  e 
prima  causa.  La  determinazione  di  questa  e  possibile  solo  quando  si  cerchi 
di  riannodare  i  fatti  di  pura  osservazione  coi  risultati  sperimentali. 

I  moderni  cultori  della  teratologia  sperimentale  intendono  appunto  alia 
ricerca  delle  cause  prime,  cioe  a  determinare  il  rapporto  di  causality  che  in- 
tercede fra  quegli  stati  e  mutamenti  d'ambiente  che  regolano  la  nutrizione 
della  cellula  germinale  tanto  prima  quanto  dopo  la  fecondazione  e  ne  favori- 
scono  o  ue  intralciano  il  determinismo  morfologico  e  istologico  che  si  fonda 
sull'eredita,  e  le  varie  anomalie. 

Con  una  rapidissima  corsa  a  traverse  le  fasi  storiche  della  teratologia 
razionale  io  ho  cercato  di  dimostrare    gli    ammirevoli    progress!    compiuti    in 


-  287  - 

questi  ultimi  tempi  sul  terreno  sperimentale  e  come  sia  logico  fondarsi  sui 
risultati  ottenuti  piuttosto  che  suUa  pura  induzione,  per  la  spiegazione  delle 
auomalie. 

E  appunto  sulla  base  di  taluni  fatti  sperimentali  genialmente  ideati  da 
Schultze  (0.  Schultze  —  Ueber  die  Einwirkung  niederer  Temperatur  auf 
die  Entwickelung  des  Frosches.  —  Anat.  Anz.,  Bd.  10,  pp.  291-294,  1894),  mi 
e  possibile,  per  esempio,  di  ritenere  che,  anche  nel  caso  in  questione,  il  di- 
sturho  fumionale  {qualunque  esao  sia  stato),  fattoi-e  di  alterazioni  strutturali, 
sia  sorto  nei  primi  stadii  di  sviluppo  emhrioiiale,  e  sia  venuto  a  cessare  piu 
tardi,  permettendo  Vulteriore  sviluppo  normale  dei  due  individui. 

Infatti,  per  esempio,  i  membri,  di  comparsa  ben  posteriore  ai  centri  ner- 
vosi,  si  svilupparono  normalmente. 

La  mostruosita  da  me  studiata  non  dipende  da  atavismo,  ma  e  una  vera 
variazione  patologica,  una  degenerazione. 

Ho  creduto  abbastanza  logico  attribuire  a  pieghe  o  deformazioni  del- 
I'amnios,  comparsa  e  poi  forse  scomparse  nel  decorso  dell'ontogenesi,  i  parti- 
colari  dell' irregolare  modalita  di  sviluppo  dei  miei  individui,  sebbene  di  tali 
pieghe  io  non  abbia  trovato  traccia.  A  questa  opinioue  mi  condussero  anche 
gli  studii  di  Guibert  (Guibert  —  Contribution  k  I'etude  anatomo-patolo- 
gique  de  I'encephalocele  congenitale.  Lille  1894)  e  di  Tornier  (Tornier  — 
Ueber  experimentell  erzeugte  dreischwanzige  Eidechsen  und  Doppelgliedmas- 
sen  aus  Molchen.  Zool.  Anz.,  Bd.  20,  pjy.  356-361,  6  fig.  —  Ueber  Operations- 
methoden,  welche  sicher  Hyperdactylie  erzeugen,  mit  Bemerkungen  iiber 
Hyperdactylie  und  Hyperpedie.  Vorldufige  Mittheilung.  Zool.  Anz.,  Bd.  20, 
pp.  362-365.  3  fig.). 

Sulla  causa  prima  della  mostruosita  studiata  non  mi  sono  pero  potuta 
pronunciare  definitivamente,  non  essendo  state  fatte  ancora  esperienze  deci- 
sive suU' influenza  dei  mutamenti  fisici  e  chimici  doll'ambiente  su  femmine 
vivipare  fecondate. 

Emetto  pero  I'ipotesi  di  un  iniprovviso  e  note  vole  abbassamento  di  tem- 
peratura  deU'ambiente  a  cui  puo,  eventualmente,  data  la  stagione  invernale 
in  cui  il  fatto  si  produsse,  essere  stata  sottoposta  la  madre,  abbassamento 
capace  di  occasionare  anche  nell'ambiente  uterino  alterazioni  tali  nella  circo- 
lazione  e  nel  ricambio  materlale  per  cui  anche  la  nutrizione  e  Io  sviluppo 
dell'amnios  divenissero  irregolari. 

Non  escludo  pertanto  assolutamente  che  si  tratti  di  una  variazione  bla- 
stogena,  anziche  di  una  somatogena. 

Esprimo  infine  la  fiducia  che  I'ingeguosa  e  feconda  inventivita  dei  cui- 
tori  della  teratologia  sperimentale  non  cessera  di  esplorare  tutti  i  campi 
perche  sia  possibile,  fra  non  molto,  data  un' anomalia,  stabilire  di  leggeri  il 
lattore  o  i  fattori  di  essa. 

A  tale  iraportante  risultato  teorico  si  aggiungerebbe  un'  utilila  pratica 
inestimabile  quaudo  si  riuscisse  a  tener  lontani  daH'uomo  e  dagli  animali 
utili  ad  esso  tutti  i  coefBcienti  di  degenerazione  dell'embrione  e  del  feto. 

L'AUTRICB. 


-   288 


COMUNICAZIONI    ORIGINALI 


ISTITUTO    OSTETKICO-GINECOLOGICO    DELLA    R.    UNIVKRSIXA    DI    PISA 
DIRETTO    DAL    PROF.    E.     PINZANI. 


Sul  modo  di  terminare  dei  nervi  nei  genitali  esterni  della  femmina, 

con  speciale  riguardo  al  significato  anatomico  e  funzionale 

dei  corpuscoli  nervosi  terminali. 

NOTA  PREVENTIVA  DEL   DOTT.  PASQUALE  SFAMENI 


AIUTO    E    LIBERO   DOCENTE 


Ricevuta  il  13  Settemhre  1902. 


fi  vietata  la  riproduzione. 

Primi  ad  occuparsi  delle  estremita  periferiche  dei  nervi  nei  ge- 
nitali esterni  furono  Krause,  Polle,  Finger  e  Bense;  poi  Retzius, 
Key,  Icquzierdo,  Merkel,  Aronson,  Schwalbe.  Tutti  questi 
osservatori  hanno  descritto,  chi  piu  chi  meno  dettagliatamente,  dei 
corpuscoli  globosi  che,  per  la  lore  sede,  vennero  chiamati  corpuscoli 
genitali. 

Pero  il  lavoro  piu  complete  in  proposito  e  quelle  del  Dogiel, 
il  quale,  oltre  ai  corpuscoli  genitali,  descrisse  anche  altre  forme  di 
terminazioni  nervose  (clave  di  Krause  e  corpuscoli  di  Meissner). 

Degne  di  menzione  sono  pure  le  ricerche  di  Timofeew,  il 
quale  trovo,  negli  organi  genitali  maschiii  dei  mammiferi,  una  spe- 
ciale terminazione  incapsulata,  analoga  ai  corpuscoli  di  Pacini,  ma 
con  duplice  apparato  nervoso  terminale. 

Mi  attengo  per  era  alia  descrizione  che,  dei  nervi  dei  genitali, 
ci  da  il  Dogiel,  riservandomi  di  citare  piii  tardi,  in  un  lavoro 
complete,  altri  osservatori  che  di  questo  argomento  si  sono  inte- 
ressati. 

Se  non  che,  mentre  i  suddetti  autori  hanno  fatto  in  genere 
oggetto  del  lore  studio  principalmente  gli  organi  genitali  maschiii, 
io  invece  ho  rivolto  la  mia  indagine  esclusivamente  sui  genitali 
esterni  della  femmina  (donna,  cavalla,  asina,  vacca,  pecora,  cagna). 

Ora  per  quelle  che  riguarda  i  genitali  esterni  femminili,  come 
ho  gia  fatto  notare  in  altra  mia  nota  (Mon.  Zool.  ItaL,  anno  XII, 
n.  i,  1901)  io  riscontrai  non  solo  quelle  forme  di  terminazioni  ner- 


-   289  - 

vose  menzionate  dal  Dogiel,  ma  altre  ancora  die   cerchero    d'illu- 
strare  brevemente. 

Difatti  il  Dogiel  ha  trovato  soltanto  tre  forme  principali  di 
terminazioni  nervose,  cioe  i  corpuscoli  genitali,  le  clave  di  Krause 
ed  i  corpuscoli  di  Meissner;  alle  quali  aggiunge  una  rete  nervosa 
intraepiteliale  e  un  plessicino  di  fibre  pallide  die  s'  incontra  nello 
strato  profondo  lasso  della  cute  e  in  tutto  il  derma. 

lo  posso  confermare,  per  i  genitali  femminili,  i  risultati  otte- 
nuti  dal  Dogiel,  fatta  eccezione  per  le  terminazioni  intraepiteliali, 
poiche  I'epitelio,  col  metodo  al  cloruro  d'oro  da  me  usato,  si  distacca 
dal  derma  e  cade ;  quindi  nulla  posso  dire  per  osservazione  propria. 

Prima  di  passare  alia  descrizione  delle  singole  forme  nervose 
terminali  e  opportune  notare  die  le  terminazioni  nervose,  fatta  ec- 
cezione di  quelle  tipiche,  presentano  molti  caratteri  di  somiglianza, 
come  del  resto  altri  autori  ammettono. 

Stando  alia  sede  topografica  delle  varie  terminazioni  si  possono 
distinguere:  1.^  Le  terminazioni  nervose  intrapapillari;  2.°  Le  ter- 
minazioni nervose  dello  strato  reticolare  del  derma ;  3.°  Le  termi- 
nazioni del  connettivo  lasso  subdermale. 

Quanto  poi  alia  localita  in  cui  si  trovano,  distinguiamo  le  ter- 
minazioni nervose  esistenti  nel  clitoride  e  quelle  esistenti  nolle  pic- 
cole  labbra. 

Terminazioni  nervose  intrapapillari.  —  In  quelle  localita  (pre- 
puzio  del  clitoride  e  piccolo  labbra)  in  cui  le  papille  sono  alte,  si 
vede  penetrare  dalla  base  della  papilla  un  doppio  sistema  di  fibre, 
cioe  fibre  mieliniche  o  prive  di  mielina,  per  averla  perduta  un 
po'  prima  di  entrare  nella  papilla,  e  fibre  originariamente  pallide,  le 
quali  hanno  i  caratteri  delle  fibre  simpatiche.  Le  prime  possono 
finire  in  vario  mode ;  alle  volte  terminano  in  corpuscoli  die  somi- 
gliano  a  quelli  di  Meissner,  ma  molto  semplificati:  essi  stanno  di 
mezzo  fra  questi  corpuscoli  ed  i  cosi  detti  fiocdietti  nervosi  tro- 
vati  da  Ruffini  e  da  me  nolle  papille  cutanee  ;  altre  volte  invece 
somigliano  alle  clave  di  Krause;  talora  infine  si  espandono  for- 
mando  una  serie  irregolare  di  fill  varicosi  a  grossi  rigonfiamenti  di 
forma  variabile,  die  non  assumono  una  disposizione  ben  definita, 
corpuscolare.  Nella  donna  tutta  la  papilla  puo  essere  coperta  da 
siffatti  fill  granulosi,  a  rosario,  con  rigonfiamenti  piii  piccoli  di  quelli 
die  si  trovano,  ad  es.,  nell'asina  e  nella  cavalla.  In  queste  ultimo 
infatti  le  fibre  mieliniche,  gia  prive  o  no  di  midolla,  entrano  nella 
papilla  riunite  in  fasci  di  2-3  o  pii:i  e  formano  neirinterno  di  essa 
una  serie  fitta  di  grossi  rigonfiamenti  assih,  che  si  dispongono  o  in 


-  290  - 

senso  longitucliimle  oppure  a  spirale,  come  accade  piu  di  frequente. 
Prima  di  entrare  nella  papilla  la  fibra  midollata  descrive  talvolta 
un  certo  numero  di  avvolgimenti  ad  anella  spiral!  attorno  al  suo 
asse,  ovvero  essa  perde  per  tempo  la  mielina,  si  ramifica,  costi- 
tuendo  una  prima  terminazione  a  guisa  di  piastra  alia  base  della 
papilla,  e  poi  manda  rami  flno  all'apice  libero  della  medesima,  dove 
pare  anzi  che  le  varicosita  del  cilindrasse  si  addensino. 

Ma  oltre  alle  fibre  midollate  giungono  nelle  papille  filamenti 
pallidi  sottilissimi.  Questi  hanno  i  caratteri  delle  fibre  simpatiche, 
in  quanto  che  sono  estremamente  esili,  continui  e  ad  intervalli  pre- 
sentano  ingrossamenti  nucleiformi  allungati,  rifrangenti.  Con  ripe- 
tute  ramificazioni  ed  anastomosi  tali  filuzzi  formano  una  reticella  a 
maglie  non  tanto  strette,  che  contorna  le  espansioni  assili  delle 
fibre  midollate  e  i  capillari  delle  papille.  Non  e  difficile  scorgere 
anche  nelle  papille  certe  formazioni  cellulari,  tinte  fortemente  in 
scuro,  con  appendici  e  margini  frastagliati,  provviste  di  un  nucleo 
piu  chiaro:  sono  cellule  che  stanno  in  diretto  rapporto,  come  ap- 
pare  non  senza  difficolta,  coi  rami  delle  reti  od  espansioni  granu- 
lari  provenienti  dalle  fibre  mieliniche.  Anche  attorno  a  queste  cel- 
lule speciali  decorrono  filamenti  della  reticella  simpatica. 

Terminazioni  dello  strata  reticolare  del  derma.  —  Questo  e  lo 
strato  piu  ricco  di  terminazioni  nervose.  In  esso  notasi  in  primo 
luogo  la  presenza  di  clave  di  Krause,  le  quali  staimo  di  preferenza 
verso  la  superficie.  Di  esse  alcune  sono  molto  piccole  e  di  struttura 
assai  semplice  essendo  ridotte  a  corpuscoli  aventi  due  o  tre  serie 
di  sottih  capsule  ed  un  intreccio  nervoso  risultante  di  pochi  avvol- 
gimenti del  cihndrasse,  immersi  in  una  sostanza  granulosa,  piii  o 
meno  appariscente,  che  riempie  la  clava  interna  del  corpuscolo.  Da 
questa  forma  si  passa  grado  grade  a  quella  dei  veri  corpuscoli  ge- 
nitali,  che  si  trovano  nel  derma  un  po'  piii  profondamente. 

Com'  e  noto,  i  corpuscoli  genitali  non  sono  che  clave  di  Krause 
grosse  e  complesse.  Pero  essi  possono  essere  distintl  in  due  cate- 
gorie,  cioe :  corpuscoli  genitali  semplici,  nei  quali  I'espansione  cilin- 
drassile  forma  un  solo  intreccio ;  e  corpuscoli  genitali  composti,  nei 
quali  si  hanno  piu  intrecci  terminal!  distinti.  Questi  ultimi  risultano 
per  cosi  dire,  di  un  numero  variabile  di  clave  di  Krause  comprese 
in  un  involucre  connettivale  comune. 

In  questo  medesimo  strato  del  derma,  ma  sempre  verso  la  sua 
porzione  subepitcliale,  principalmente  nel  glande  del  clitoride  dove 
non  esiste  un  vero  strato  papillare,  si  nota  la  presenza  di  speciali 
corpuscoli  in  forma  di  piastra  nervosa,  che  furono  compresi  dal  Do- 


-  291   - 

giel  nel  numero  dei  corpuscoli  genitali  (vedi  fig.  8  del  suo  lavoro). 
Essi  sono  associati  ai  corpuscoli  di  Krause  ed  ai  corpuscoli  geni- 
tali per  la  loro  topografla  e  somigliano  pure  ad  essi  per  la  strut- 
tura  della  loro  espansione  cilindrassile ;  ma  non  hanno,  come  i  veri 
corpuscoli  genitali,  una  forma  corpuscolare,  tondeggiante,  ben  deli- 
mitata,  ne  sono  provvisti  di  capsule  connettivali:  essi  si  estendono 
di  preferenza  in  superficie  e  la  loro  espansione  assile  e  talmente 
estesa  che  copre  da  sola  piccoli  tratti  del  derma.  II  cilindrasse  di 
queete  piastre  assume  una  disposizione  a  matassa  aggrovigliata  e 
descrive  numerosi  avvolgimenti,  dopo  essersi  piu  volte  ramificato: 
i  SLioi  rami  conservano  un  calibro  pressoche  uniforme  e  cio  si  deve 
al  fatto  che  gl'ingrossamenti  o  varicosita  non  sono  molto  pronun- 
ziati.  E  per  questo,  come  dissi,  che  si  avvicinano,  in  quanto  alia 
struttura,  ai  corpuscoli  genitali  e  si  differenziano  invece  da  certe 
altre  terminazioni  nervose  assai  megho  dehmitate,  le  quah  hanno 
sede  pure  nel  derma,  ma  un  po'  piii  profondamente.  Queste  ultime 
io  le  considero  come  forme  di  passaggio  fra  i  corpuscoli  precedenti 
e  gh  organi  nervosi  terminah  di  Ruffini.  Esse  difatti  sono  prov- 
viste  ordinariamente  di  un  tessuto  connettivo  di  sostegno,  alia  su- 
perficie interna  del  quale  esistono  grossi  nuclei  ovali,  simili  a  quelli 
dei  corpuscoh  genitah  globosi.  L'intreccio  finale  del  cilindrasse  e 
costituito  da  un  certo  numero  di  ramificazioni,  che  si  anastomiz- 
zano  e  presentano  a  brevi  intervalh  grosse  varicosita,  di  forma  va- 
riabile,  come  nei  corpuscoli  di  Ruftini.  A  questo  carattere  bisogna 
aggiungere  la  presenza  di  una  sostanza  granulosa,  che  si  tinge  piu 
0  mono  intensamente,  dentro  la  quale  si  annida  la  piastra  terminale 
che  ha  quasi  sempre  forma  rotonda  e  si  estende  di  preferenza  in 
superficie.  Tali  corpuscoli  sono  formati  da  robuste  fibre  midollate  e 
si  trovano  numerosi  principalmente  nel  derma  delle  piccolo  labbra. 
Verso  il  hmite  profondo  del  derma  reticolare  s'incontrano  pero  ter- 
minazioni nervose  perfettamente  simih  ai  corpuscoh  di  Ruffini. 

Bisogna  d'altionde  confessare  che  spesso  riesce  assai  imbaraz- 
zante  distinguere  i  veri  corpuscoh  di  Ruffini  da  quelli  or  ora  de- 
scj'itti,  perche  esistono  molte  forme  intermedie,  come  molte  forme 
intermedie  esistono  fra  la  classica  clava  di  Krause  ed  i  veri  cor- 
puscoli genitah. 

Anche  per  i  corpuscoli  di  Pacini,  che  qui  sono  abbondanti,  in 
certi  casi  riesce  malagevole  la  distinzione  dai  loro  affini  (corpuscoli 
di  Golgi-Mazzoni)  e  perfino  dalle  stesse  clave  di  Krause.  Difatti 
nel  derma  del  clitoride  si  trova  tale  una  varieta  di  corpuscoli  ter- 
minah bulboidi,  che  spesso  non  si  sa  come  classificarh :   dal  corpu- 


-  293  - 

scolo  di  Pacini  tipico  possiamo  arrivare  gradatamente  a  certe  for- 
me gigantesche  piu  o  meno  lunghe,  piu  o  meno  complesse  di  cor- 
puscoli,  che  hanno  pero  con  quello  qualche  analogia  di  struttura. 

Nel  clitoride  prevale  la  forma  allungata,  nastriforme  dei  corpu- 
scoli  paciniani;  nelle  piccolo  labbra  s'  incontra  invece  la  forma  clas- 
sica  con  maggiore  frequenza. 

Ho  detto  che  certe  volte  riesce  malagevole  decidere  se  si  tratta 
di  im  corpuscolo  di  Pacini  e  di  mia  clava  di  Krause  :  a.bbiamo  ad 
es.  certe  varieta  di  corpuscoli  privi  affatto  di  guaine  connettivali,  ri- 
sultanti  di  una  espansione  assile  a  rami  uniformemente  varicosi,  tanto 
da  somigliare  molto  bene  ad  un  grappolo  d'  uva.  Sede  preferita  di  tale 
terminazione  e  il  glande  del  clitoride,  dove  si  trovano  pure  molte 
forme  analoglie,  diffuse,  ad  arboscello,  le  quali  derivano  da  fibre  mi- 
dollate  discretamente  grosse.  Si  deve  alia  presenza  di  tutte  codeste 
espansioni  assili  granulari  I'aspetto  caratteristico  del  derma  subepi- 
teliale  nel  glande ;  esse,  la  dove  la  reazione  e  avvenuta  bene,  si 
presenta  come  un  tessuto  eminentemente  nervoso  perche  zeppo  ad- 
dirittura  di  ramificazioni  cilindrassili. 

Cio  si  deve  anche  al  fatto,  gia  da  altri  notato,  che  dalle  ter- 
minazioni  descritte  in  antecedenza  e  precisamente  daha  loro  piastra 
nervosa  finale,  partono  rami  varicosi  che  si  rendono  via  via  piii  su- 
perficiali  e  anastomizzandosi  con  ramificazioni  cilindrassili  simili,  de- 
rivanti  da  fibre  midollate  che  non  hanno  formate  alcun  corpuscolo, 
costituiscono  una  fltta  rete  a  granuli  piuttosto  grossi,  qua  e  la 
staccati:  detta  rete  nel  glande  del  chtoride  segue  i  dolci  avvalla- 
menti  del  derma  e  si  rende  piu  appariscente  verso  gli  strati  che 
stanno  immediatamente  al  disotto  della  merabrana  basale  dell'  epi- 
teho. 

Merita  qui  la  massima  attenzione  un  fatto  importantissimo,  da 
nessuno  prima  d'ora  osservato.  In  rapporto  diretto  di  continuita  coi 
rami  della  fitta  rete,  di  cui  teste  ho  fatto  cenno,  stanno  alcuni  elementi 
cellulari,  speciah,  provvisti  di  un  numero  variabile  di  prolungamenti ; 
il  contorno  di  queste  cellule  ed  i  prolungamenti  medesimi  sono  come 
sbrandellati  e  tutto  il  corpo  cellulare  mostra  i  segni  di  una  profonda 
disorganizzazione  subita  probabilmente  per  effetto  delle  sostanze 
acide  adoperate.  Da  cio  dipende  la  difficolta  con  cui  e  date  scorgere 
queste  cellule  nei  miei  preparati.  Per  la  stessa  ragione  con  mag- 
giore difficolta  si  osserva  la  continuazione  diretta  di  un  prolunga- 
mento  delle  cellule  con  i  rami  della  rete  sopra  descritta,  ma  in  al- 
cuni preparati  cio  appai'e  di  una  evidenza  indiscutibile.  II  protopla- 
sma  di  tali  cellule   si   tinge   fortemente  quasi  (iuanto  il  ciUndrasse 


-   293  - 

de]le  fibre  nervose  ed  assume  percio  una  tinta  scura,  su  cui  risalta 
uu  nucleo  grosso,  assai  piu  sbiadito  e  discretamente  rifrangente. 

Eleiiienti  simili  ho  gia  descritti  nello  strato  papillare  del  derma: 
essi  non  devono  essere  confusi  con  altri  elementi  c«llulari  piu  pic- 
coli,  di  forma  aracnoide,  che  si  riscontrano  pure  nel  derma  ed  in 
grande  abbondanza. 

Tutte  le  grosse  fibre  midoliate,  formanti  corpuscoli  ed  anche 
quelle  che  non  ne  forniano,  sono  costantemente  accompagnate  da 
una  0  piii  fibre  sottili,  prive  di  midoUa,  le  quali  seguono  come  sa- 
telliti  le  fibre  mieliniche  e  sono  soventi  rivestite  dallo  stesso  nevri- 
lemma.  Alcune  di  esse  pero  sono  provviste  di  una  tenue  guaina 
miehnica  e  raggiungono  il  corpuscolo  dallo  stesso  lato,  in  cui  pene- 
tra  la  grossa  fibra  principale  (come  ho  potuto  verificare  in  certe 
forme  complesse  di  corpuscoh  di  Pacini  esistenti  nel  clitoride  di 
pecora). 

La  destinazione  di  tah  fibre  satelliti,  siano  esse  prive  o  no  di 
miehna,  e  quella  di  formare  attorno  alia  espansione  assile  primaria, 
che  deriva  dalla  grossa  fibra  midollata,  un  dehcatissimo  intreccio  di 
filamenti  cihndrassili,  indipendenti  dai  rami  della  espansione  prima- 
ria. Siffatto  plessicino  non  e  altro  che  il  "  Fadenapparat  „  descritto 
da  Tinofeew  in  alcuni  speciah  corpuscoh  di  Pacini  dell' uretra  pro- 
statica. 

lo  pero  ho  constatato  cho  le  fibre  del  plessicino  non  si  arre^tano 
al  corpuscolo,  raa,  arrivate  al  polo  opposto  a  queho  d'  ingresso,  man- 
dano  un  certo  numero  di  filamenti  sottihssimi,  che  proseguono  verso 
la  superflcie  libera  del  derma  e  fin  dentro  le  papille. 

Nel  corpuscolo  si  vedono  i  singoh  rami  del  plessicino  aggirarsi 
attorno  ad  elementi  cellulari  simih  a  quelh  che  stanno  in  rapporto 
con  la  fitta  rete  a  rosario  gia  descritta;  pare  anzi  che  in  qualche 
punto  detti  fih  tocchino  il  margine  di  esse  cellule. 

Nel  derma  reticolare  esiste  inoltre  una  seconda  reticella  ditte- 
rente  da  quella  descritta  in  precedenza,  almeno  per  i  suoi  caratteri 
morfologici  e  forse  anche  per  natura :  essa  viene  formata  da  fibre 
originariamente  palhde  che  attraversano  il  derma  riunite  in  fascetti, 
dahe  fibrille  uscenti,  come  dissi,  dall'estremo  distale  dei  corpuscoli, 
dopo  avervi  costituito  una  specie  di  Fadenapparat  e  dalle  fibre  pal- 
lide  che  accompagnano  le  fibre  midoliate  non  formanti  alcun  corpu- 
scolo, ma  che  contribuiscono  alia  formazione  della  rete  nervosa  a 
gross!  granuli. 

Si  tratta  dunque  di  una  reticella  piu  dehcata  della  precedente, 
a  maglie  piu  larghe,    costituita  da  fill   anastomizzantisi,   a  decorso 


-   294  - 

irregolare,  di  calibro  pressoche  uniforme,  raramente  interrotti.  Lungo 
quest!  lilamenti,  e  principalmente  dove  due  o  tre  di  essi  si  uniscono, 
si  vede  un  nucleo  rifrangente  aliungato  o  triangolare.  Questi  carat- 
teri  corrispondono  a  quelli  delle  fibre  del  gran  simpatico.  Alcuni  di 
tali  filamenti  contornano  di  sottili  plessicini  i  vasi  di  minor  calibro, 
altri  decorrono  in  vicinanza  delle  grosse  cellule  nere,  gia  descritte, 
e  in  certi  punti  pare  cha  le  tocchino.  E  ben  difficile  stabilire  se 
fra  i  rami  della  rete  granulare  e  quelli  di  quest'ultima  esistano  ana- 
stomosi,  poiche  e  facile  scambiarle  con  la  intersezione  ottica  di  due 
0  pill  fill. 

Terminazioni  nervose  del  connettivo  lasso  subdermale.  —  Qui  le 
terminazioni  nervose  sono  relativamente  molto  piu  rare.  Si  riscon- 
trano  forme  tipiche  degli  organi  nervosi  terminali  descritti  da  Ruf- 
fini  e  corpuscoli  di  Pacini  piu  o  mono  modiflcati :  fra  questi  pero 
e  piii  facile  incontrare  la  forma  classica. 


Concludendo,  oltre  alle  terminazioni  nervose  descritte  dal  Do- 
giel  risulta  dai  miei  preparati  la  presenza  di:  a)  corpuscoli  del  Ruf- 
fini,  con  relative  forme  di  passaggio  tra  essi  ed  i  corpuscoli  a  pia- 
stra,  compresi  dall'autore  suddetto  fra  i  corpuscoli  genitali ;  b)  cor- 
puscoli di  Pacini,  con  tutte  le  molteplici  loro  varieta;  c)  una  fitta 
rete  a  granuli  discretamente  grossi,  subepiteliale,  d'  origino  duplice; 
d)  cellule  grosse,  con  nucleo  rifrangente,  in  rapporto  di  continuita 
coi  fili  della  rete  precedente. 

Riguardo  ai  nervi  dello  strato  epiteliale,  per  osservazione  pro- 
pria nulla  posso  asserire,  ma  in  base  alle  ricerche  del  Dogiel  esi- 
ste  in  esse  una  doppia  rete  nervosa,  quale  a  me  risulta  nel  derma, 
dove  egli  non  trovo  che  la  sola  reticella  esile,  proveniente  da  fibre 
amieliniche. 


Dalla  descrizione  superiormente  fatta  risulta  in  primo  luogo 
questo  date  importantissimo,  che  cioe  i  corpuscoli  terminali  non 
rappresentano  la  vera  terminazione  della  fibra  nervea.  La  termina- 
zione  si  trova  al  di  la  del  corpuscolo  ed  e  rappresentata  da  cellule, 
le  quali,  sia  per  Tafflnita  al  cloruro  d'oro,  sia  per  la  connessione 
diretta  coi  rami  della  rete  nervosa  granulare,  possono  ritenersi  di 
natura  nervosa,  e  come  tali  devono  esserc  ritenutc  lo  cellule  costi- 
tuenti  la  sostanza  granulosa  dei  corpuscoli. 


-  295   - 

In  un  lavoro  comparativo  sugli  organi  nervosi  terminali  sco- 
perti  dal  Ruffini  neH'uomo,  ho  fatto  notare  che  rarborizzazione 
terminale  del  cilindrasse  non  costituisce,  a  mio  credere,  1'  apparato 
nervoso  periferico  sensibile,  partendo  dal  concetto  che  il  cilindrasse 
non  possiede  1' attribute  funzionale  di  elemento  sensiente,  bensi  quelle 
di  eleraento  conducente.  Ritenni  percio'  come  vero  termine  della 
libra,  non  la  piastra  nervosa  finale,  ma  quella  speciale  sostanza  scura, 
granulosa,  provvista  di  speciali  nuclei  (nuclei  fondamentali),  che  rap- 
presenta  un  vero  cumulo  di  cellule  periferiche.  Quindi  non  i  fila- 
menti  cilindrassih  liberi  percepirebbero  le  impressioni  del  mondo 
esterno,  ma  elementi  differenziati,  vere  cellule,  le  quali  si  mettono 
in  rapporto  piu  o  mono  immediate  colla  espansione  cilindrassile. 
Nello  stesso  tempo  emisi  I'ipotesi  che  un  simile  mode  di  funzionare 
esistesse  probabilmente  in  tutte  le  terminazioni  nervose  sensibili, 
dove  r  osservazione  anatomica,  gia  da  tempo  e  assai  bene,  aveva 
rivelato  la  presenza  di  cellule  colle  quali  il  cilindrasse  sta  in  rapporto ; 
cosi  nolle  clave  diKrause,  nei corpuscoli  di  Meissner,  nei  corpuscoU 
di  Grandry,  di  Herbst,  di  Pacini  e  via  dicendo. 

Quella  ipotesi  dai  miei  recenti  risultati  non  viene  scossa,  ma 
semplicemente  spostata.  La  cellula  sensiente,  che  prima  ammettevo 
nei  corpuscolo,  oggi  la  trovo  piii  verso  la  periferia,  ma  e  sempre 
una  cellula,  che,  secondo  la  mia  descrizione,  sarebbe  quella  esistente 
nei  derma  in  connessione  diretta  coi  rami  della  reto  a  grosse  va- 
ricosita. 

Ed  allora  quale  sara  il  signiflcato  di  quel  moltephci  corpuscoli 
ritenuti  finora  come  terminazioni  nervose  periferiche?  Vediamo  in 
prime  luogo  quali  sono  i  rapporti  della  fibra  nervosa  (parlo  della 
libra  principale  o  primaria)  con  le  cellule  del  corpuscoli  stessi.  Que- 
sti  rapporti  sono  stati  di  recente  studiati  e  descritti  in  mode  chia- 
rissinio  dal  Dogiel  nei  corpuscoh  di  Grandry  (Dogiel  und  Willa- 
nem.  —  Die  Beziehungen  der  Nerven  zu  den  Grandry'  schen  Korper- 
chen.  —  Zeitsch.  fiir  wissenschaftihche  Zoologie,  B.  LXVII,  H.  3,  1900) : 
la  fibra  dope  aver  formate  il  disco  sottile,  si  espande  in  tante  fi- 
brille  a  ventaglio  come  gli  zampilli  di  una  fontana  e  s'  immerge  nei 
protoplasma  delle  cellule  tattili. 

Lo -stesso  verosimilmente  accade,  come  ammette  il  Dogiel,  in 
tutti  i  corpuscoh  tattih  e  quindi  nolle  cellule  tattih  di  Merkel,  nei 
(.orpuscoli  di  Meissner,  di  Pacini,  di  Herbst  ecc.  lo  vado  un  po' 
piu  oltre,  dicendo  che  simile  disposizione  deve  esistere  in  tutte  le 
varie  terminazioni  nervose,  comprendendo  le  piastre  motoric,  seb- 
bene  in  queste  ultimo  la  funzione  dehe  cellule   nervose    periferiche 


-   296   - 

si  ritenga  differente.  Basta  difatti  avere  una  carta  familiarita  coi 
process!  di  colorazione,  per  convincersi  che  la  dove  questa  intima 
connessione  non  appare,  cio  dipende  da  una  deficiente   colorazione. 

Ma  un'  altra  questione  bisogna  dilucidare,  cioe  se  le  cellule  tro- 
vate  dagli  autori  nei  diversi  corpuscoli,  siano  cellule  nervose.  lo  ri- 
sponderei  affermativamente.  Difatti  il  modo  di  comportarsi  di  esse 
rispetto  alle  sosbanze  coloranti,  le  fa  considorare  come  tali:  queste 
cellule  non  solo  si  colorano  (sebbene  con  grande  difficolta)  col  clo- 
ruro  d'oro,  ma  specialmente  col  metodo  di  Erlichpiii  o  meno  mo- 
dificato.  Trattando  i  pezzi  col  bleu  di  metilene,  si  differenzia  in  queste 
cellule  (come  osservo  Dogiel  nelle  cellule  tattili  dei  corpuscoli  di 
Gran  dry)  una  porzione  cromatica  che  si  raccoglie  in  granulini  e 
grumoli  tigroidi,  in  fibrille  ecc,  precisamente  come  accade  per  le 
cellule  nervose  dei  gangli  spinali,  trattate  col  metodo  di  Nissl  e 
di  Lehnossek. 

Finalmente  come  argomento  capitale  e  indiscutibile  si  ha  la 
continuazione  diretta  della  fibra  col  protoplasma  della  cellula,  come 
dimostro  Dogiel  con  grande  evidenza  nei  corpuscoli  di  Gran  dry. 

Se  si  tratta  dunque  di  cellule  nervose,  colle  quali  il  cilindrasse 
assume  cosi  intimi  rapporti  e  se  (come  in  alcuni  corpuscoli  e  state 
visto)  questo  file  nervoso  prosegue  il  suo  cammino  al  di  la  del  cor- 
puscolo,  per  unirsi  ad  altre  cellule  piii  periferiche,  che  ho  pure  con- 
siderate come  cellule  nervose,  la  illazione  piii  naturale-  e  piii  vero- 
simile  e  che  tutte  le  formazioni  nervose^  considerate  Rno  ad  oggi  co- 
me corpuscoli  terminally  sono  invece  omologhi  ai  gangli  nervosi  e  jnu 
specialmente  (per  ragioni  che  diro  nei  lavoro  definitive)  ai  gangli 
spinali. 

In  quanto  poi  alia  cosl  detta  terminazione  secondaria,  che  e 
rappresentata  dal  Fadenapparat  di  Timofeew,  dal  plessicino  de- 
scritto  da  Sala  e  da  Crevatin  (corpuscoli  di  Pacini  e  di  Golgi- 
Mazzoni),  dalla  reticella  amielinica  menzionata  da  Dogiel  e  da  me 
(corpuscoli  di  Grandry)  ecc,  io  ritengo  che  sia  costituita  da  fibre 
simpatiche  di  associazione,  sia  che  derivi  da  fibre  midollate,  le  quah 
del  resto  perdono  assai  per  tempo  la  tenuissima  guaina  mielinica 
(Dogiel),  sia  che  derivi  da  fibre  pallide  ab  origine,  perche  si  sa  che 
il  gran  simpatico  e  costituito  non  solo  da  fibre  pallide,  ma  anche 
da  fibre  mieliniche. 

Questa  particolarita  rappresenta  ancora  un  nuovo  argomento 
per  sostenere  la  natura  nervosa  delle  cellule  intracorpuscolari,  per- 
che ricorda  (come  ritiene  pure  Dogiel)  i  glomeruli  nervosi  delle  cel- 
lule dei  centri. 


-  297  - 

Quindi  dai  centri  nervosi  ai  tessuti  piu  superficiali,  cioe  al- 
Tepitelio,  relemento  nervoso  conserva  i  medesimi  caratteri  fonda- 
mentali  di  struttura. 

lo  ammetto  anche  nell'epitelio  la  presenza  di  cellule  simili  a 
quelle  da  me  trovate  nel  derma  subepiteliale,  per  le  seguenti  ra- 
gioni.  Dogiel  vide  i  rami  (alcuni  per  lo  meno)  della  rete  granulare 
terminarsi  in  mezzo  alle  cellule  epiteliali,  formando  un  rigonfiamento 
a  bottone.  Ora  questo  rigonfiamento,  a  mio  avviso,  altro  non  sa- 
rebbe  se  non  una  forma  semplificata  di  menisco  tattile,  con  cui 
molto  probabilmente  sta  in  connessione  una  cellula  epiteliale  diffe- 
renziata  e  questa  e  precisamente  una  cellula  tattile.  Cio  torna  assai 
pill  agevole  a  comprendersi,  quando  si  pensi  che  Merkel  molto 
prima  degli  altri  aveva  dimostrata  la  presenza  di  cellule  tattili  in 
mezzo  all'epitelio  del  grugno  di  porco ;  anzi  egli  fu  il  solo  che  ri- 
tenne  queste  cellule  di  natura  nervosa,  contro  I'opinione  generale. 

Quindi,  come  per  gli  organi  sensoriali,  cosi  anche  per  la  cute  e 
per  le  mucose  sensibili  le  cellule  sensitive  stanno  alia  periferia. 
Esse,  pel-  la  loro  sede  molto  superflciale,  sono  in  grade  di  ricevere 
le  impression!  del  mondo  esterno  e  di  trasmetterle  alle  pretese  ter- 
minazioni  nervose  (secondo  me  ganglietti  periferici) :  qui  vengono 
elaborate  dalle  cellule  intracorpuscolari  e  final  men te  arrivano  ai  gan- 
glii  spinali,  che  rappresentano  non  la  prima,  ma  una  delle  ultimo 
tappe  delle  onde  nervose  centripete. 

Data  questa  serie  di  element!  nervosi  alia  periferia  della  cute 
e  delle  mucose  sensibili,  ritengo,  come  gia  diss!  in  altro  lavoro, 
"  che  lo  strato  papillare  e  subpapillare  (possiamo  aggiungere  anche 
lo  strato  epitehale)  colla  loro  ricca,  estesa  e  complessa  innervazione, 
costituiscono  un  insieme  organico,  come  un  vero  organo  di  sense 
spec!  fi  CO  „. 

Risulta  infatti  anche  da  certi  dat!  speriraentah  che  di  vero  or- 
gano di  sense  specifico  e  fondamentale  non  ci  sia  che  il  tatto,  quelle 
stesso  che  generalmente  si  ritiene  come  il  piii  ignobile  e  il  piu  spre- 
gevole  di  tutti  i  sensi,  mentre  esse  solo  e  capace  di  sostitun-e  la  man- 
canza  di  ogni  altro  sense  specifico. 

In  rapporto  con  questa  complessa  sensazione,  conosciuta  col 
nome  di  sensibihta  generale,  sta  la  fanzione  d'innumerevoli  element! 
cellulari,  ben  diflferenziati,  come  in  gran  parte  risulta  dalle  mie  os- 
servazioni. 

lo  Settembre  1902. 


-  298  - 


I8TITUTO    ANATOMICO    DI    FIRENZE    DIRETTO    DAL    PROF.    G.    CHIARUGl. 


Dei  corpi  di  Call  ed  Exner  dell'ovajo. 

DEL    DOTT.    GIUSEPPE    LEVI,    AIUTO. 

(Con  tav,  VI). 


Ricevuta  il  6  ottobre  1902 


fi  vietata  la  riproduzioue. 

Le  formazioni  di  cui  intendo  occuparmi  in  questa  nota  furono 
descritte,  per  la  prima  volta  in  maniera  chiara  ed  esauriente  da 
Call  ed  Exner  (1),  e  da  essi  presero  il  nome;  e  molto  probabile 
che  le  medesime  fossero  state  osservate  in  precedenza  da  altri  au- 
tori  (Wagner  (2),  Bischoff  (3)  e  Waldeyer  (4)),  ma  la  descrizione 
che  essi  ne  danno  e  molto  incompleta ;  i  due  ultimi  le  ritennero  cel- 
lule in  disfacimento. 

Call  e  Exner  le  rafflgurano  come  cellule  rotonde  situate  tra 
gli  elementi  follicolari  nello  strato  piu  periferico  dell'  epitelio,  e  le 
ritengono  uova  formate  a  spese  dell'  epitelio  follicolare,  le  quali  non 
raggiungono  uno  sviluppo  cosi  completo  come  le  uova  formate  a 
spese  deir  epitelio  germinativo. 

Flemming(5),  il  quale  li  denomino  vacuoli  epiteliali,  ritiene  la 
loro  presenza  costante  nei  follicoli  in  cui  s'  e  iniziata  la  formazione 
del  liquor  follicoli)  essi  avrebbero  I'aspetto  di  corpi  pallidi,  sferici 
od  ovali  del  diam.  di  20-60  ;^,  sarebbero  poco  colorabili,  meno  re- 
frangenti  dell'  epitelio  circostante  ed  avrebbero  una  struttura  retico- 
lata  ;  il  reticolo  da  cui  sono  costituti  sarebbe  il  prodotto  di  una  coagu- 
lazione  determinata  dal  liquido  fissatore;  F lemming  crede  derivino 
da  trasformazione  di  una  o  piu  cellule  follicolari,  le  quali  si  sareb- 
bero rigonfiate  dapprima,  fluidificate  poi,  partecipando  alia  fine  alia 
formazione  del  liquor  folliculi. 

Per  Janosik  (6),  essi  non  sono  che  vacuoh  riempiti  da  hquido 
follicolare  ordinario.  Schottlander  (7)  manifesta  la  medesima  ve- 
duta ;  soltanto  quelle  cavita  oltre  che  Uquido  follicolare,  conterreb- 
bero  resti  di  cellule  epiteliaU  degenerate. 

Paladino  (8)  crede  rappresentino  spazi  da  cui  sparirono  le  eel- 


-   299  - 

lule  epiteliali  per  metamorfosi  piu  o  meno  complefca  delle  medesime; 
a  seconda  del  loro  grado  di  sviluppo  vi  si  trova  una  rete  rappre- 
sentante  il  residue  del  reticolo  intercellulare  oppure  anche  questa  e 
scomparsa  e  non  resta  nel  loro  interno  che  il  liquor  follicoli. 

Crety  (9)  accetta  senz'altro  riguardo  la  loro  genesi  la  veduta 
di  Paladino  ;  nell'ovajo  dei  Chirotteri  sono  piccolissimi  e  non  retico- 
lati ;  e  cio  concorda  colla  circostanza  che  in  quegli  animali  le  cel- 
lule follicolari  sono  prive  di  prolungamenti  ramificati. 

Nagel  (10)  le  fa  provenire  da  trasformazione  di  grosse  cellule 
che  si  trovano  nei  piccoli  e  medi  follicoli  (Nahrzellen) ;  questa  me- 
tamorfosi avrebbe  luogo  contemporaneamente  alia  comparsa  del  deu- 
toplasma  nell'uovo  ed  alia  maggior  differenziazione  del  foUicolo. 

Le  "  Nahrzellen  „  avrebbero  una  funzione  analoga  a  quella  delle 
"  Nahrzellen  „  degl'insetti,  di  fornire  cioe  il  deutoplasma  all'  novo ; 
soltanto  pill  tardi,  trasformatesi  in  vacuoli  epiteliali,  partecipereb- 
bero  alia  formazione  del  liquor  folliculi. 

H.  Rabl  (11)  osservo,  che  i  vacuoh  epiteliali  si  trovano  sopratutto 
nei  follicoli  atresici,  solo  eccezionalmente  nei  follicoli  normali ;  essi 
proverrebbero,  secondo  quell'A.,  da  cellule  granulose  degenerate  ed 
il  reticolo  da  cui  sono  format!  non  sarebbe  che  il  residue  della  cro- 
matina  nucleare. 

Infine  Honore  (12)  avanza  una  veduta  la  quale  in  qualche  punto 
si  accosta  a  quella  di  Paladino;  essi  deriverebbero  da  trasforma- 
zione di  una  sostanza  intercellulare  omogenea  e  compatta  formatasi 
per  I'attivita  delle  cellule  follicolari ;  contemporaneamente  alia  com- 
parsa del  liquor  folliculi  questa  sostanza  si  vacuolizzerebbe  per  im- 
bibizione,  diverrebbe  reticolata  ed  assumerebbe  a  poco  a  poco  I'a- 
spetto  descritto. 

In  quanto  alia  loro  sede  quell'A.  osservo  che  essi  si  trovano  in 
maggior  numero  nei  punti  in  cui  i  cordoni  cellular!  del  disco  proli- 
gero  raggiungono  la  periferia  della  granulosa ;  e  proprio  in  quel  punto 
si  avrebbe  la  rottura  della  parete  del  follicolo ;  per  quale  cagione  la 
presenza  dei  vacuoh  faciUti  questa  rottura,  I'A.  non  e  in  grado  di 
decidere. 

Oltre  a  queste  notizie  piii  complete  troviamo,  qua  e  la  nella 
letteratura  qualche  altro  cenno  sui  corpi  di  Call  ed  Exner.  Alcuni 
AA.  h  ritennero  senz'altro  uova;  in  un  lavoro  di  CI  ere  (13)  per  es., 
troviamo  descritte  come  ovul!  primordial!  delle  formazioni  le  qual! 
erano  certamente  corpi  di  Call  ed  Exner  (ved!  fig.  5  e  6  nella  ta- 
vola  di  quel  lavoro).  Ed  H.  Rabl  rileva  un  errore  analogo  in  cui  cadde 


-  300  - 

Fran  que  descrivendo  come  follicolo  a  3  uova  un  follicolo  conte- 
nente  un  solo  novo  e  2  corpi  di  Call  ed  Exner  ('). 

Da  quanto  dissi  finora  risulta  adunque  clie  le  interpretazioni 
date  a  quelle  formazioni  sono  molto  discordanti. 

La  via  da  seguirsi  per  gettare  un  po'  di  luce  su  tale  questio- 
ne  era  nettamente  tracciata.  Sono  dimostrabili  stadi  di  passaggio 
dalle  cellule  follicolari  normali  ai  corpi  di  C.  ed  E.  ?  Traggono  ori- 
gine  veramente  i  corpi  di  C.  ed  E.,  dalle  cellule  che  Nagel  chiama 
"  Nahrzellen  „  e  che  non  troviamo  mai  ricordate  da  altri  AA.,  op- 
pure,  come  vuoleHonore,  da  piccolo  zone  di  sostanza  intercellu- 
lare  vacuolizzata  ? 

Le  mie  osservazioni  furono  eseguite  su  ovaja  di  coniglia,  di 
cavia  e  di  donna ;  le  figure  piu  tipiche  furono  da  me  ottenute  nella 
prima  specie. 

Era  i  liquidi  flssatori  quelli  che  piii  si  prestano  alio  studio  dei 
corpi  di  C.  ed  E.  sono  quelli  contenenti  liquidi  osmici ;  il  sublimate  h 
raggrinza  fortemente. 

Nella. loro  forma  pivi  tipica,  quail  si  presentano  cioe  in  folhcoh 
voluminosi  (di  0,7  —  0,9  mill.)  (fig.  1  e  2)  sono  sempre  circondati  da 
una  corona  di  cellule  follicolari  disposte  radialmente ;  non  mi  sem- 
bra  affatto  che  essi  abbiano  una  sede  di  predilezione,  come  vuole 
Hon  ore,  alia  base  delle  trabecole  epiteliah,  le  quah  riuniscono  il 
cumulo  proligero  all'epiteho  folUcolare  piu  periferico ;  accade  non  di 
rado  di  trovarli  fra  le  cellule  del  cumulo  medesimo.  II  loro  numero 
e  grandissimo :  in  una  sola  sezione  di  un  folhcolo  di  0,8  mill,  se  ne 
contano  da  6  ad  8  e  piu.  Con  cio  non  escludo  che  il  loro  numero 
possa  essere  minore  e  che  in  alcuni  follicoli  manchino  completa- 
mente.  II  loro  diametro  oscilla  fra  i  20  ed  i  40  a.  Le  cellule  folh- 
colari  che  circondano  un  corpo  di  C.  ed  E.,  hanno  una  forma  cilin- 
drica  molto  allungata  ed  il  loro  nucleo  si  trova  per  lo  piii  all'estremo 
distale  della  c^lluia  (fig.  1);  talvolta  pero  le  cellule  folHcolari  sono 
mono  allungate  ed  il  loro  nucleo  e  centrale  (fig.  2). 

Di  solito  le  cellule  sono  intimamente  accoUate    Tuna   all'altra, 


(1)  Follicoli  plui'iuvulari  di  un  certo  volume,  per  mia  esperienza,  non  sono  di  solito  frequenti 
n  ;irovaio  di  coniglio,  mentre  sono  frequentissimi  i  follicoli  priniordiali  a  pifi  uova;  ed  anche  negli  al- 
in  animal!  i  primi  debbono  rappresentare  un  reperto  abbastanza  raro,  poich6  soltanto  i  follicoli  plu- 
riovulari  descritti  da  van  Beneden  nel  pipistrello,  da  B  o  u  in  ml  cane,  da  Honors  nel  coniglio  erano 
motto  progrediti  nello  sviluppo  ;  in  tutti  gli  altri  casi  descritti  (da  Stoeckel,  Kabl  etc.)  si  trat- 
tava  di  foil  icoli  molto  giovani. 

lo  ebbi  occasione  di  riscontrare  in  una  serie  di  ovaja  di  Coniglia  un  reperto  analogo  a  quelle 
di  Honors ;  vi  erano  cio6  ben  50  follicoli  quasi  tutti  d'  un  volume  ragguardevole  (0,4-0,8  mill,  ed 
anche  pib)  contenenti  2  o  3  uova  di  volume  eguale,  a  ciascuna  delle  quali  corrispondeva  un  cumulo 
proligero  distinto. 

L' interpretazione  di  que.sto  fatto  non  antra  per  ora  nell'ambito  delle  m'e  ricerche. 


-  301  - 

ma  talvolta  sono  separate  da  ampi  spazi  chiari  (come  nella  fig.  10 
del  lavoro  di  Honor e).  Alia  periferia  del  corpo  di  C.  ed  E.  vi  e 
sempre  una  membranella  aderente  alle  cellule  follicolari  circostanti ; 
si  potrebbe  dubitare  che  essa  non  fosse  che  un  ispessimento  ecto- 
plasmatico  della  faccia  delle  cellule  che  e  rivolta  verso  il  corpo  di  C. 
ed  E.;  pero  essa  puo  raggrinzarsi  e  staccarsi  dalle  cellule  circostanti, 
il  che  fa  credere  che  ne  sia  morfologicamente  indipendente.  Al  di 
sotto  della  membrana  troviamo  un  reticolo  molto  regolare  a  maglie 
larghe  costituito  da  trabecole  liscie,  un  po'  piu  spesse  ai  punti  nodah, 
le  quah  fissano  i  colori  nucleari ;  all'infuori  del  reticolo  non  vi  e  nel 
corpo  di  C.  ed  E.  alcun  contenuto. 

Ma  questi  corpi  presentano  di  sovente  delle  varianti  da  questo 
tipo  fondamentale  ;  ed  e  appunto  a  queste  varianti  che  io  dedichero 
la  mia  attenzione,  poiche  io  credo  che  esse  rappresentino  stadi  di- 
versi  della  loro  evoluzione. 

In  folhcoli  primordiah,  oppure  in  follicoh  di  diam.  inferiore  a 
0,15  min.  non  solo  non  troviamo  corpi  di  C.  ed  E.  ma  non  vi  e 
neppure  alcun  elemento  la  di  cui  struttura  si  discosti  da  quella 
delle  cellule  follicolari;  io  non  ho  potuto  adunque  persuadermi  del- 
I'esistenza  nei  follicoh  primordiah  delle  "  Nahrzellen  „  diNagel;  e 
con  cio,  cade  naturalmente  1'  ipotesi  di  queU'Autore. 

In  follicoh  di  0,15-0,2  mill.,  in  cui  non  si  e  iniziata  ancora  la 
formazione  del  liquor  folliculi,  e  1'  novo  e  tappezzato  da  3-4  file  di 
cellule  folhcolari,  non  vi  sono  ancora  corpi  di  C.  ed  E  ;  pero  vi  tro- 
viamo delle  formazioni  che  forse  sono  in  qualche  rapporto  con  quehi ; 
spetta  ad  Honore  il  merito  di  averle  descritte  per  il  prime ;  si  tratta 
di  piccoli  spazi  intercellulari  a  forma  stellata,  i  quali  sono  in  diretta 
continuita  con  sottih  hsterelle  interposte  fra  quasi  tutte  le  cellule 
fohicolari,  e  sono  costituiti  da  una  sostanza  la  quale  si  tinge  in 
mode  molto  caratteristico  in  preparati  fissati  con  liquid!  osmici 
(fig.  3) :  in  bruno  scuro  coUa  safranina,  in  nero  intense  coll'ematos- 
sihna  ferrica;  intorno  a  questi  spazi  le  cellule  fohicolari  sono  disposte 
radialmente.  In  fohicoli  alquanto  piu  diflferenziati  in  queste  aree 
omogenee  incominciano  ad  apparire  dei  vacuoli  (fig.  4),  ed  in  seguito 
finiscono  col  trasformarsi  in  vescicole  del  diam.  di  10  [j.  con  mem- 
brana ben  distinta,  contenente  un  reticolo  dehcatissimo,  non  colora- 
bile,  a  maghe  strettissime  (fig.  5). 

Per  quale  meccanismo  avviene  questa  trasformazione?  Io  credo 
che  la  sostanza  omogenea  dei  giovani  folhcoli  si  rigonfi  per  imbibi- 
zione,  sospingendo  le  cehule  fohicolari  circostanti,  e  che  in  tal  mode 
quehe  aree  da  stellate  si  facciano  sferiche,  per  aumentata  tensione 


-   302   - 

interna ;  quando  quest'  imbibizione  e  al  suo  inizio,  quella  sostanza 
appare  vacuolizzata  in  preparati  fissati ;  quando  essa  e  piu  progre- 
dita,  il  liquido  fissatore  precipita  questa  sostanza  fluidificata  sotto 
forma  di  un  delicate  reticolo  ;  della  primitiva  sostanza  non  reste- 
rebbe  inalterato  che  un  sottile  strato  periferico,  il  quale  conserva 
anche  nei  preparati  fissati  le  proprieta  microchimiche  della  sostanza 
intercellulare  (la  membranella  del  future  corpo  di  C.  ed  E.).  Che  la  cosa 
sia  veramente  cosi  e  anche  confermato  dalla  circostanza  che  negli 
stessi  preparati,  ed  anzi  nello  stesso  follicolo,  il  liquor  folliculi  si 
presenta  sotto  1'  identico  aspetto  reticolato  ;  ed  inoltre  che  variando 
il  fissatore  varia  I'aspetto  di  quella  formazione  :  col  subhmato  ha 
un  aspetto  talora  granulare,  talora  reticolato.  Ed,  argomento  piii 
decisive,  in  preparati  a  fresco  il  corpo  di  C.  ed  E.  appare  quale  una 
vescicola  sferica,  perfettamente  omogenea  intorno  alia  quale  le  cel- 
lule follicolari  hanno  una  disposizione  radiale. 

II  corpo  di  C.  ed  E.  a  questo  stadio  delio  sviluppo  e  adunque 
rappresentato  da  una  vescicola  contenente  un  liquido  album inoideo 
analogo,  se  non  identico  al  liquor  follicoU. 

Honore  attribuisce  egli  pure  i  cambiamenti  strutturali  era  de- 
scritti  ad  un  processo  d'imbibizione,  ma  non  vede  nel  reticolo  un  pro- 
dotto  di  coagulazione,  bensi  un  costituente  morfologico  preesistente. 

Ma  il  corpo  di  C.  ed  E.  quale  1'  abbiamo  descritto  al  principle 
di  questo  lavoro  (fig.  1  e  2)  ha  una  costituzione  ben  diversa  dal 
liquor  folUciili  coagulate  ;  bisogna  adunque  ammettere  che  in  esse 
avvengano  ulteriori  modificazioni. 

lo  ho  osservato  con  grande  frequenza  un  disfacimento  delle 
cellule  follicolari  che  circondano  questi  corpi;  e  probabile  che  il  ci- 
toplasma  disfatto  di  quelle  vada  ad  accrescere  la  sostanza  hquida 
raccolta  nell'  interne  del  corpo  di  C.  ed  E,  e  la  loro  cromatina  nu- 
cleare  sia  pure  riversata  nell'  interne  del  corpo  di  C.  ed  E.  e  ne 
modifichi  le  proprieta  tintoriah.  Anche  Honore  riconosce  che 
quando  il  volume  di  quest'  ultimo  aumenta,  il  reticolo  si  tinge  col 
colore  nucleare,  pero  egli  esclude  che  questa  tingibihta  sia  dovuta 
alia  presenza  di  cromatina  (•). 

Gli  argomenti  che  m'  inducono  ad  interpretare  in  tal  mode  I'ac- 
crescimento  del  corpo  di  C.  ed  E.  sono  i  seguenti: 


(^)  La  maggior  parte  dei  ricercatori  ammette  che  anclie  alia  formazione  deH'ordinario  liquor 
fnllicuH  coitribuisca  un  disfacimento  delle  cellule  follicolari;  Honors  invece  1' esclude  e  vuole  che 
quel  liquido  si  formi  solo  per  un  processo  di  seci'ezione  da  parte  delle  cellule  follicolari. 

Sebhene  io  non  mi  sia  occupato  di  tale  questione,  mi  venne  fatto  di  domandarmi  come  possa  spie- 
gare  Honors  i  numerosissinii  nuclei  in  cariolisi  che  con  grande  frequenza  si  riscontrano  in  foUicoli 
indubLiiamente  nonnali,  quando  egli  artVrma  che  la  membr.  ua  granulosa  (:  senijire  intatta. 


-  303  - 

1.°  Intorno  a  quasi  tutti  i  corpi  di  C.  ed  E.  in  un  certo  stadio 
dello  sviluppo  troviamo  qualche  cellula  follicolare  con  citoplasma 
vacuolizzato  e  nucleo  in  cariolisi  (fig.  5); 

2.0  I  corpi  di  C.  ed  E,  hanno  talora  una  forma  lobata ;  io  credo 
che  il  contorno  d'un  lobo  corrisponda  al  contorno  d' una  cellula  fol- 
licolare ed  il  suo  contenuto  rappresenti  i  materiali  risultanti  dal  di- 
sfacimento  di  quella  cellula ;  infatti  il  reticolo  incoloro  del  lobo  pre- 
senta  nei  punti  nodali  dei  granuli  di  cromatina. 

Pero  la  forma  lobare  del  corpo  di  C.  ed  E.  e  certamente  tran- 
sitoria ;  in  seguito  i  materiali  contenuti  nel  lobo  si  distribuiscono 
uniformemente  in  tutta  la  vescicola  e  questa  riprende  una  forma 
sferica.  Spesso  poi  il  corpo  di  C.  ed  E.  s'accresce  senza  passare  per 
la  forma  lobata,  sempre  a  spese  delle  cellule  follicolari  circostanti 
che  si  disfanno;  un  corpo  di  C.  ed  E.  in  tale  fase  della  sua  evolu- 
zione  e  rappresentato  nolle  fig.  6  e  7. 

Di  pari  passo  al  suo  aumento  di  volume,  le  magiie  del  reticolo 
si  fanno  piu  larghe  e  le  trabecole  che  lo  costituiscono  grossolane;  in- 
oltre  esse  non  sono  pii^i  rivestite  da  granuli  di  cromatina  ma  si  tin- 
gono  uniformemente  col  colore  nucleare. 

Questa  trasformazione  del  reticolo  avviene  gradatamente,  co- 
sicche  non  di  rado  ci  accade  di  riscontrare  nello  stesso  corpo  di  C. 
ed  E.  aha  periferia  un  reticolo  incoloro,  nel  centre  un  reticolo  piii 
grossolano  tingibile. 

Pero  i  grandi  corpi  di  C.  ed  E.  di  35-40  y.  di  diam.  sono  in  to- 
tahta  costituiti  da  un  trabecolato  grossolano  (fig.  1  e  2). 

Ma  questo  trabecolato,  rappresenta  esso  pure  il  prodotto  di  coa- 
gulazione  d'  un  liquido  ?  Se  consideriamo  come  tale  il  prime  reticolo, 
logicamente  siamo  indotti  a  rispondere  aflfermativamente  ed  a  spie- 
gare  il  cambiamento  di  costituzione  del  reticolo  colla  comparsa  di 
nuovi  materiah  provenienti  da  disfacimento  delle  cellule  follicolari 
e  sopratutto  della  cromatina,  la  quale  per  un  certo  periodo  ha  con- 
servato  la  sua  forma  granulare,  in  seguito  s'  e  disfatta.  —  In  am- 
bedue  i  casi  abbiamo  dinanzi  a  noi  il  risultato  d'  una  precipitazione ; 
il  cambiamento  neha  costituzione  morfologica  e  nolle  proprieta  tin- 
toriali  del  precipitate  deve  essere  attribuito  ad  una  modificazione 
del  contenuto  del  corpo  di  C.  ed  E. 

Resta  pero  alquanto  oscuro  come  la  cromatina  si  dissolva  e 
conferisca  al  trabecolato  un'  afflnita  per  i  colori  basici. 

Su  questo  punto  non  mi  resta  che  far  dehe  supposizioni ;  mi 
sembra  probabile  che  nel  disfacimento  della  ci'omatina  si  liberi  da 
questa  I'acido  nucleinico,  il  quale  si  lega  agli  albuminoidi  del  corpo 


-  304  - 

di  C.  ed  E.  e  conferisce  loro  un'  affinity,  per  i  colori  basici,  come 
quando  e  combinato  cogli  albuminoidi  della  cromatina  la  rende  ba- 
sofila. 


Bibliografia 

(1)  Call  e  Exner.  —  Zur  Kenntniss  des  Graaf  'schen  Follikels  und  des  Corpus  luteum  des 
Kanimcbens.  —  Sitiunc/sber.  der  ft.  ft.  Ahad.  d.    Wiss.  Mathem-natttrvii&s.  Kl.  lid.  7t,  IS75. 

(2)  Wagner  R.  —  BeHrag  zur  Kenntui^s  der  Zeugung  und  Entwickelung.  —  Abhandl.  der 
math-phys.  Classe  der  bayr.  Ahad.  der  Wissensch,  1837. 

(3)  Bischoff.  —  Entwickelungsgesch.  der  Sangethiere  und  des    Menschen.  —  Leipzig,    1842. 

(4)  Waldeyer.  —  Eierstock  und  Ei.  1870. 

(5)  F lemming  W.  —  Regeneration  verschieden  r  Epithelien.  —  Archiv.  /'.  mihr.  Anal. 
Bd.  24,  1885  ;  Id.  —  Ueber  die  Bildung  von  Richtungsfiguren  in  Sailgetbiereiern  beim  Untergang 
Graaf  scher  Follkiel.  —  Arch.  f.  Anal,  u  Phys.,  Anal.  Abth.,  1885. 

(6)  Janosik  I.  —  Zur  Histologie  des  Ovariums.  —  Sitzungsber,  d  kais  Akad.  d.  Wiss.  Math, 
nalurw.  kl.  Bd.  45  e  46,  1887. 

(7)  Schottlaender  J.  —  Ueber  don  Graaf  schen  PoUikel,  seine  E  tstehung  beim  Menschen 
und  seine  Schicksale  bein  Menschen.  und  Siiug.  —  Arch.  f.  mikr.  Anal.  Bd,  41,   1893. 

(8)  Pal  ad  in  o  G.  —  Ulteriori  ricerche  sulla  diatruzione  e  rinrovamento  continue  del  paren- 
chima  ovarlco  nei  mammiferi.  —  JVapoH  1887. 

(9)  Crety  C.  —  Contribuzione  alia  conoscenza  deU'ova  o  dei  Cbirotteri.  —  Ricerche  fatle  net 
Labor,  di  Anal,  nor  in.  dell' Univ.  di  Roma,  vol.  Ill,  f.  3,   18i)3. 

nO)  Nagel  W.  --  Das  menschliche  Ei.  —  Arch.  f.  mikr.  Anat.  Bd.  31,  1888  ;  Id.  —  Die 
weiblichen  Geschlechtsorgane.  —  Handb  der  Anal,  des  Menschen.  2  L.  Jena  1896. 

(11)  Rabl  H.  —  Bertragzur  Histologie  des  Eierstockes  des  Menschen  und  der  Siiug.  etc.  —  A«a- 
tomische  Hefle,  I,  Abl.  H.  34-35  (Bd.  XI,  H.  1-2). 

(12)  Honors  Ch.  —  Recherches  sur  Tovaire  du  Lapin  I.  Note  sur  les  corps  de  Calle  e  Exner  etc. 
—  Arch,  de  Biol.   T.  XVI,  1900. 

(13)  Clerc  L.  —  Sclssioni  dirette  e  foUicoli  pluriovulari  nel  parenchima  ovarico.  —  Giorn.  della 
R.  Accad.  di  Med.  di  Torino.  Anno  64,  n.  3,  1901. 


Spiegazione  della  tavola  VI 

Kig.  1.  —  Corpo  di  Call  ed  Exner  tipico  circondato  da  cellule  follicolari   cilindriche  molto  allungate 

in  cui  il  nucleo  si  trova  all'estremo  distale  della  cellula. 
Fig.  2.  —  Corpo  di  C.  ed  E.  tipico   piCi   grande    del   precedente  circondato   da   cellule   follicolari   pid 

basse. 
Fig    3.  —  Cellule  follicolari  di  un  follicolo  di   0,15  mill,  separate  da    una   zona   steliata   di   sostanza 

intercellulare. 
Fig.  4.  —  Cellule  follicolari  di  un  follicolo  di  0,2i?  mill,  separate  da   sostanza  intercellulare   vacuo- 

lizzata. 
Fig.  5.  —  Corpo  di  C.  ed  E.  in  un  precoce  stadio  della  sua  evoluzione;   cariocin»si    e  cariolisi  nelle 

cellule  follicolari  che  lo  circondano. 
Fig.  6.  —  Corpo  di  C.  ed  E.  alquauto  pid  difieren^iato;   6  tuttora   formato   da    un   delicate   reticolo, 

ma  le  maglie  del  reticolato  solo  rivestite  da  granuli  di  cromatina. 
Fig.  7.  —  Corpo  di  C.  ed  E.  formato  da  un  reticolo  delicato  e  contenente    una   grossa  zolla  di  cro- 
matina. 


305  - 


Studio  collettivo  del  peso  deU'Encefaio  negii  Italiani. 


Elenco  delle  Osservazioni  inviate: 
3a  Sbrib. 

Dairistituto  Anatomico  di  Firenze Osservazioni  N. 

Dall'Istituto  Anatomico  di  Pisa »  » 

Dal  Prof.  D'Evant  (Napoli) 

Dal  R.  Ispettorato  di  Sanita  Militare »  » 

Totale  N. 


54 
31 
20 
49 

154 


UNIONE    ZOOLOGICA    ITALIANA 


AVVISO. 

Si  pregano  caldamente  i  signori  Socii  che  non  hanao  ancora  versata  la 
quota  sociale  del  coi-rente  anno  1902  di  volersi  mettere  subito  in  regola  con 
la  cassa  (a  norma  dell'art.  4  dello  Statute)  inviandola  {per  cartolina  vaglia) 
al  Segretario-Cassiere 

Prof.    Fr.    Sav.    MONTICELLI 

Istituto  Zoologico,  R.  Universita  di  Napoli. 


Milano  -  Via  G-.  Revere,  S  -  Milano 


UNIGA  FABBRICA  NAZIONALE 

DI  MICROSCOPI  ED  ACCESSORI 

DITTA    FORNITRICE 

di  tutti  i  Gabinetti  Unifersitari  del  Regno 
MICROSCOPIO  GRANDE  MODELLO 

con  crem&gliera,  apparato  Abbe,  diaframma 
ad  iride,  tavolino  in  ebanite,  revolver,  due 
obbiettivi  a  secco  3  e  7*,  uno  ad  immersione 
omogenea  Via"'  *^"^  oculari  2  e  4 ;  il  tutto 
posto  in  elegante  armadietto  in  mogano 
L.  400 
{ingrandimenti  fino  a  1000  diametri) 

Ndoyo  omieitiyo  Vi5"  Seffliapocromalico 

IMMERSIONE  OMOGENEA 
Obbiettivo  raccomandato  per  la  grande  po- 
tenza  e  per  la  sua  durata  (Vedi  Zeit- 
schrift  filr  wissenschaft. Microscopie  del 
12  settembre  1894,  Band  XI,  Heft  2) 
L.  200  coi  due  oculari  compensatori 
4  ed  8. 

CATALOGO  GENERALE  GRATIS 

a  seraplice  richiesta 

Pagamenti  rateali  mensili 
pel  Sigg.  Uffidali  sanitari  comunali. 


-  306 


JlRGfimo  ITflMflSO 

Dl 

flliflToimm  E  M  E|i(iBi{ioiiOGift 

PUBBLICATO    DA 

D.  BALDI,  Pisa  —  D.  BERTELLI,  Padova  —  S.  BIANCHI,  Siena 

G.  CHIARUGI,  Firenze  —  E.  GIACOMINI,  Perugia  —  L.   GIANNELLI,    Ferrara 

P.  LACHI,  Uenova  —  G.  ROMITI,  Pisa  —  U.  ROSSI,  Perugia 

R.  STADERINI,  Catania  -  G.  VALENTI,  Bologna 

B   DIRETTO 
DA 

Gr.    CHIARUGI. 


L'Archivio  Italiano  di  Anatomia  e  di  Embriologia  si  pubblica  in  tre  fasci- 
coli  che  formeranno  ogni  anno  un  voiuiue  di  pagine  500  a  600,  con  illustrazioni 
e  con  tavole. 

II  prezzo  annuo  di  nJhonamento  e: 
Per  I'ltalia  L.  30. 
Per  I'Estero  Fr.  31,50  compress  le  spese  di  spedizione. 

Per  quanto  riguarda  la  Direzione  rivolgersi  al  prof.  G.  Chiarugi,  Istituto 
Anatomico,  Via  AHani  33,  Firenze. 

Per  quanto  riguarda  I'Amministrazione  dirigersi  alia  Ditta  LUIGrI  NICCO- 
LAI,  Editore,  Via  Faenza  44,  Firenze. 


SOCIETA  EDITRICE  LIBRARIA  -  MILANO 


Prof.  GIULIO  CHIARUGI 

IDirettore   d.elP  Istiivito    .A.xiatom.ico    d.i   Firerxze 

ISTITUZIONI 

DI 

AMTOMIA  DELL'UOMO 


Fireoze,  1902.  —  Tip.  L.  N.ccolai,  Via  Faenza,  44. 


MonitoFe  Zoologico  Italiano 

(Pubblicazioni  Italiane  di  Zoologia,  Anatomia,  Embriologia) 

Organo  ufficiale  della  Unioiie  Zooiogica  Italiana 

DIUKTTO 

DAI  DOTTORI 
GIULIO  CHIARUGI  EUGENIO  FIGALBI 

Prof,  di   Anatomia  umaua  Prof,  di  Anatomia  comp.  e  Zoologia 

nel  R.  Istituto  di  Studi  Super,  in  Firenze  nella  R.  Universita  di  Padova 

Ufficio  di  Direzione  ed  Amministrazione:  Istituto  Ayiatomico^  Firenze. 
12  numeri  all'auno  —  Abbuonamento  annuo  L.  15. 


XIII  Anno       Firenze,  Decembre  1903  N.  IS  * 

SOMMARIO  :  BiBLiOGRAFJA.  Pag.  307-322. 

SiiNTi  E  Rivistb:  D'Evant  T.,  Tntorno  alia  genesi  del  pigmento  epider- 
mico.  - —  Monti  R.  e  Monti  A..,  Le  ghiandole  gastriche  delle  mar- 
motte  durante  il  letargo  invernale  e  I'attivita  estiva.  —  Pag.  813-315. 

CoMUNiCAZiONi  ORiGiNALi:  Grluffrida-Ruggieri  V.,  Sul  cosidetto  infanti- 
lismo  e  sull'inferiorita  somatica  della  donna.  —  Pag.  316-321. 

NOTIZIE:  Pag.  322. 

Avvertenza 

Delle  Comunicazioni  Originali  che  si  pubblicano  nel  Monitore 
Zoologico  Italiano  e  vietata  la  riproduzione. 


BIBLIOGRAFIA 

Si  del  notizia  soltanto  dei  lavoi^i  pubhlicati  in  Italia. 


XVI.  Zoologia  applicata  alia  Medicina, 
alia  Agricoltura,  alle  Industrie  ecc. 

—  Cacce  e  passaggi  di  uccelli,  catture  di  specie  rare  od   avventizie,    varieta, 

mostruosita  e  note  ornitologiche.  Vedi   in:  Avicula,    Giorn.    ornitol.    ital., 
All.  5,  Fasc.  45-46  e  47-48.  Siena  1901. 

—  Notizie  di  caccia  e  di  pesca,  spigolature  di  apicoltura  e   notizie    suUe    api 

ed  altre  note  zoologiche.  Vedi  in:  Boll.  Naturalista,  An.  21,  N.  5  6,  9,  10, 
11  c  12,  Siena  1901 ;  An.  22,  N.  61,  Siena  1902. 


*  E  in  corso  di  stampa,  e  quanto  prima  ne  verra  fatto  l'  invio,  il  SUPPLE- 
MENTO  al  N.  12,  contenente  il  RENDICONTO  DELL\  TERZ\  ASSEMBLED  OR- 
DIN\RIA   E  DEL  CONVEGNO   DELL'UNIONE  ZOOLOGICA   ITALIANA  IN   ROMA. 

(31  ottobre-3  novembre  1902). 


-    308   - 

—  Notizie  di  pesca.  Vecli  in  :  Neptunia,  Venezia  1901,  passim. 

—  Notizie  sul  bestiame  domestico,  sulla  entomologia  agraria,  suUa  pesca,  ecc. 

Vedi  in  :  Bollettino  di  Notizie  agrarie  pubhlicato  dal  Ministero  di  Agricoltura, 
Industria  e  Commercio,  An.  XXIII,  Roma  1901;  Anno  XXIV,  Roma  1902. 

—  Riassunto  di  notizie  sulle  cacce  e  passaggi  degli  uccelli  nella  regione  ita- 

liana.  Vedi  in  :  Avicida,  Giurn.  omit,  ital..  An.  5,  N.  47-48;  An.  6,  N.  51-52 
e  N.  53  54.  Siena  1901-1902. 

A.  B.  —  La  recente  moria  d'  Anguille  nel  Kaiser  Wilhelm-Kanal.  —  Neptu- 
nia,  Vol.  16,  N.  22.   Venezia  1901. 

A.  L.  —  II  punteruolo  o  rinchite  dell'olivo.  —  Bollettino  di  Entomologia  agra- 
ria. An.  7,  pp.  115-111.  Padova  1900. 

Agaricus.  —  Mosca  olearia.  —  Bollettino  di  Entomologia  agraria,  An.  7, 
pp.  241-248.  Padova,  1900. 

Baldrati  F.  —  I  nemici  della  barbabietola.  —  Bollettino  di  Entomologia  agra- 
ria, An.  1,  pp.  196-199.  Padova  1900. 

Banti  A.  —  Gli  Afidi  e  il  modo  di  combatterli.  —  Bollettino  di  Entomologia 
agraria,  An.  1,  pp.  199-204.  Padova  1900. 

Bellini  A.  —  Divagazioni  Encheliologiche.  Intorno  alle  migrazioni  terrestri 
delle  Anguille.  —  Neptunia,  Supplemerdo  al  N.  13  del  Vol.  16.  Venezia  1901. 

Berlese  A.  —  Osservazioni  circa  proposte  per  allontanare  i  parn^isiti  delle 
piante  merce  iniezioni  interorganiche.  —  Riv.  di  Patol.  vegetale.  Vol.  8, 
Fasc.  1,  pp.  166-182,  con  figg.  Firenze  1899. 

Berlese  A,  —  Grli  Acari  agrari.  —  Rivista  di  Patologia  vegetale,  Vol.  8,  Fasc.  2, 
pp.  223-291,  con  figg.  Firenze  1900.  (Continuaz.   Vedi  An.  7). 

Berlese  A.  —  I  veri  ausiliari  della  agricoltura  (insetti  entoraofagi).  —  Boll, 
di  Entomologia  agraria,  An.  1,  N.  3,  pp.  49-53;  N.  4-5,  pp.  84  81  e  N.  6, 
pp.    122-126.  Padova  1900. 

Berlese  A.  —  Descrizione  e  figura  della  Trombella  otiorum,  n.  sp.  —  Rivista 
di  Patologia  vegetale.   Vol.  9,  Fasc.  1,  pp.  121-128,  con  figura.  Firenze  1901. 

Berlese  A.  —  Uccelli  entomofagi  e  insetti  parassiti  delle  forme  nocive.  — 
Bollettino  di  Entomologia  agraria,  An.  8,  pp.  86-88.  Padova  1901. 

Berlese  A.  —  L'accoppiaraento  della  mosca  domestica.  —  Rivista  di  Patolo- 
gia vegetale.  Vol.  9,    Fa.'ic.   2,   pp.   845-351,  con  figure.  Firenze  1902. 

Berlese  A.  —  Adolfo  Targioni  Tozzetti.  Necrologia.  —  Bollettino  di  Entomo- 
logia agraria.  An.  9,  N.  10,  pp.  211-221.  Padova,  1902. 

Berlese  A.  —  La  questione  della  mosca  olearia.  —  Bollettino  di  Entomologia 
agraria.  An.  9,  N.   1,  pp.  160-164  e  N.  8,  pp.  180-184.  Padova  1902. 

Berlese  A.  —  Contro  la  Cochylis.  —  Bollettino  di  Entomologia  agraria.  An.  9, 
pp.  82-86,  con  fig.  Padova,  1902. 

Berlese  A.  —  La  Grillotalpa  ed  il  modo  seguito  per  combatterla  a  Nola.  — 
Bollettino  di  Entomologia  agraria.  An.  9,  N.  5,  pp.  104-116;  N.  6,  pp.  128- 
140;  N.  1,  pp.  150-159,  e  N.  8,  pp.  185-189.  Padova  1902. 

Bertolini  P.  —  Quali  dovrebbero  essere  i  capi  saldi  di  una  legge  sulla  Dia- 
S2ns  rispondente  alia  neccssita  della  difesa  del  paesi  iramuni.  — ■  Udine, 
Tip.  G.  Seitz,  1901. 

Bettoni  G.  —  Di  un  nuovo  appai'ato  per  trasporto  degli  avannotti.  —  Neptu- 
nia,  Vol.  16,  N.  10,  J)P-    92-91.   Venezia  1901. 
Bettoni  G.  —   Conferenza    di    Piscicultura,    —    Supplemento    alia    Neptunia, 
N.  11,   Vol.  16.   Venezia  1901,  pp.  26. 


-   309   - 

Bordoni-TJfifreduzzi  e  Bettinetti.  —  Esperiraenti  di  profilassi  meccanica    con- 
tro  la  malaria  nel  Comune  di  Milano.  —  Gioni.  Son.  Ital.  igiene,  An.  24, 
N.  3,  pp.  121 128.  Milano  1902. 
Buccolini  T.  —  Su  alcuni  insetti  nocivi  al  tabacco.  —  Bollettino    di   Entomo- 

logia  agraria,  An.  9,  pp.  56-59.  Padova  1902. 
Buflfa  P.  —  Coccidei  parassiti  della  vite.  —  Bollettmo  di  Entomologia  agraria, 
An.  8,  N.  11,  pp.  249-257  e  N.  12  pp.  272-281,  Padova  1901;  An.   9,  N.  1, 
pp.  3-11,  Padova  1902. 
Calamani  E.  —  Contro  la  tignola  della  vite.  —  Bollettino  di  Entomologia  agra- 

ria,  An.  8,  pp.  113-118.  Padova  1901. 
Campbell  C.  —  La  Diaspis  pentagona  del  gelso.  —  Ulndudria  serica,  An.  25, 

N.  10,  11  e  12.  Torino  1901. 
Carini  N.  —  Bi-evi  norme  per  la  coltivazione  dei  bachi  da  seta.  —  Cemusco, 

Milayio,  1901. 
Caruso  G.  —  Esperienze  sui  mezzi  per  combattere  la  tignuola  della  vite  fatte 
nel  1895  e  nel  1896.  —  Pisa,  Istit.  agrario  edit.  (Firenze,  tip.  Ricci),  1901. 
Casagrande  D.  V.  —  Malaria  e  zanzare :  ceuni  elementari  snlla  causa,  decorso 
e  conseguenze  deU'infezione  malarica,  suU' iraportanza    della    nuova  pro- 
filassi in  rapporto  aU'accettato  metodo  di    diffusione    della    malattia,  con 
brevi  notizie  suUe  esperienze    compiute    e  suUe    ultime    relative    disposi- 
zioni  di  legge:  manuale  teorico-pratico  per  le  persone    diraoranti  in  loca- 
lity malariche.  —  Roma,  tip.  Calzone-Villa,  pp.  78,  1901. 
Cecc?ni  G.  —  Danni  deW Hylastes  trifolii  Miill.,  verificatisi  in  piante  legnose 
a  Vallombrosa.  —  Rivista  di  Patologia  vegetate.    Vol.  8,  Fasc.  1,  pp.    160- 
165,  con  1  tav.  Firenze,  1899. 
Cecconi  G.  —  Casi  di  danneggiamenti  a  piante  legnose  causati  dal  Morimu.s 
asper  e  dal  Lamia  textor,  alio  stato  di  insetti  perfetti.  —  Rivista  di   Pa- 
tologia vegetate,   Vol.  8,  Fasc.  2,  pp.  219-224.  Fireyize  1900. 
Cecconi  G.  —  Zoocecidi  della  Sardegna  raccolti  dal  prof.  Cavara.  (Seconda  con 
trib  .zione).  —  Le  Stazioni sperimentali  agrarie  italiane,Vol.  34, pp.  1029-1044 
Modejia,  1901. 
Cecconi  G.  —  Contribuzioni  alia  cecidiologia  italica,    colla    descrizione    di    al 
cune  ga'le  nuove  e  coll'indicazione  di  nuovi  substrati.  —  Le  Stazioni  spe 
rimentali  agrarie  italiane,  Vol.  34,  pp.  729-744.  Alodena,  1901. 
Cecconi  G.  —  Contribuzioni  alia  cecidiologia  italica.  11^  parte.  —  Le  Stazioni 

.sperimentali  agrarie  italiane.   Vol.  35,  pp.  609-641.  Modena  1902. 
Celli  A.  e  Gasperini  G.  —  St^to  palustre  e  anofelico  (paludismo)    senza    ma- 
laria. Prima  memoria.  —  Atti  della  Societd  per   gli   studl   della    Malaria, 
Vol.  3,  pp.  115  145,  con  1  tav.  Roma,  1902. 
Clementi  B.  —  Contro  la  Diaspis  pentagona  e  la  fillossera.  Circoiare  del  Co- 

mizio  agrario.  —  L' agricoltura  vicentina,  An.  34,  N.  4,   Vicenza,  1901. 
Clerici  F.  —  Studi  ed    osservazioni    sull'allevamento  di    bachi    in  China.  Con 

ferenza.  —  Milano,  Tip.  Rif.  Patronato,  1901. 
Del  Guercio  G.  —  Mezzi  chimici  di  lotta  contro  la  cavolaia.  —  Bollettino  di 

Entomologia  agraria,  An.  9,  pp.  63  65.  Padova,  1902. 
Dionisi  A.  —  La  malaria  di  Maccarese  dal  marzo  1899  al  febbraio  1900.  Con  tav. 
—  Annali  Igiene  sperim..   Vol.  11  (N.  S.),  Fa.HC.  4,  pp.  453-519,  Roma  1901. 
Facciola  L.  —  Contrattiliti  muscolare  nei  pesci.  —  Neptunia,    Vol,  16,  N.  4, 
pp.  33  34,   Venezia  1901. 


-   310    - 

Farini  Gr.  —  Cochylis  fverme  dell'uva);  caccia  alle  farfalle.  Con  tav.    —    Pa- 

dova,  tip.  Salniin,  1901,  pp.  39. 
Ficalbi  E.  —  (^oinuaicazioni  della  coramissione  per  lo  studio  della  malaria.  — 

Atti  [.stit.  veneto  Sc,  Lett,  ed  Arti,  An.  Accad.  1901-902,    Tomo    61    (S.  8, 

T.  4),  Dinp.  o,  pp.  125-136,   Venezia  1902. 
Galiani    A.    —    La    pesca    delle    spugne    a    Trapani.  —   Neptunia,    An?io    18, 

pp.  111-113.   Venezia  1902. 
Galiani  A.  —  L'industria  della  pesca  a  Trapani.  —  Neptunia,  An.  18,  pp.  51 

56.   Venezia  1902. 
Grassi  B.  —  Studi  di  uno  Zoologo  sulla  Malaria.  Seconda  edizione  con  21  fig. 

e  8  tav.  —  Roma,  1901. 
Grimaldi  A.   —  La  caccia  ai  falchi  a  Eeggio  Calabria.  —  Avicula,  Gioni.    or- 

nitol.  ital,  An.  6,  N.  55-56,  j^p.  117-120.  Siena  1902. 
Grtindler  P.  —  II  moscherino  degli  asparagi  e  raodo  di   combatterlo.  —  Bol- 

lettino  di  E7itomologia  agraria,  An.  7,  pp.  243-245.  Padova,  1900. 
Hinek  G.  —  Deperiraento  delle  viti  per  causa  di  un  acaro  (Coepophayus  echi- 

nopiis).  —  Bollettino  di  Entomologia  agraria,    An.    9,   pp.    33-35.    Padova, 

1902. 
Lampertico  D.  —  Note  pei  bachicultori.  —  II  Coltivatore,  An.  41,  N.  23.    Ca- 

sale  Monferrato,  1901. 
Lanciai  A.  —  Allevamento   estivo    del    baco    da    seta.  —  L'industria    serica. 

Anno  35,  N.  28.  Torino,  1901. 
Leonardi  G.  —  Una  nuova  specie  di  Mytilaspis  (Mytilaspis  Ritzemae-Bosi).  — 

Bollettino  di  Entomologia  agraria.  An.  8,  p.  120.  Padova,  1901. 
Leonardi  G.  —  Una  .specie  di  Oribates  nociva  ai  cereali.  —  Bollettino  di  En- 

tomologia  agraria,  An.  8,  pp.  82-84,  Padova  1901. 
Leonardi  G    —  La  cocciniglia  del  fico  {Ceroplastea  Rusci).  —  Bollettino  di  En- 
tomologia agraria,  An.  7,  pp.  138-140.  Padova,  1900. 
Leonardi  G.  —  Danni  causati  dalla  Heliofhrips  haemorroidalis  agli  agrunii.  — 

Bollettino  di  Entomologia  agraria.  An.  9,  pp.  241-244.  Padova,  1902. 
Leonardi  G.  —  La  Pulvinaria  camelicola  Signoret,  e  raodo  di  combatterla.  — 

Anrudi  della  R.  Scuola  superiore  di  Agricoltura  in  Portici,  Serie  2,  Vol.  1, 

pp.  389-403,  con  fig.  Napoli,  1899. 
Leonardi  G.  —  Saggio  di  sisteraatica  degli  Aspidiotus.  —  Rivista  di  Patologia 

vegetale.   Vol.  8,  Ease.  2,  pp.  298  363,  con  fig.  Firenze,  1900.  {Gontinuaz.  e 

fine  ;  vedi  Anni  precedenti). 
Leonardi  G.  —  Prima  lista  di  Acari  raccolti  a  Portici.  —  Annali  della  Regia 

jScuola  .superiore  di  Agricoltura  in  Portici,  Serie  2,  Vol.  1,  pp.  493-525.  Na 

poli,  1899. 
Leonardi  G.  —  Una  nuova  specie  di   Trombidium  {T.  dehilipes).  —  Rivista  di 

Patologia    vegetale.    Vol.    8,    Ease    2,    pp.    366-369,    con    tavola.    Firenze, 

1900. 
Leonardi  G.  —  Sistema  delle  Parlatorie.  —  Rivista  di  Patologia  vegetale,  Vol.  8, 

Ease.  2,  pp.  203-209.  Firenze,  1900. 
Levi  Morenos  D.  —  L'aquario    del    Trocadero.  —  Neptunia,    Vol.    16,    N.   6, 

pp.  43-47.   Venezia,  1901. 
Levi  Morenos  D.  —  Le  receiiti  rioerolie  scientifiche  per  la  coltivazione  indu- 
striale    delle    Sogliole.  —  Neptunia,    An.    16,    N.    14,   pp.    139-141.     V&tie- 
zia,  1901. 


-   311   - 

Levi  Morenos  D.  —  Dati    uflficiali    sulla    pesca    in    Italia    nell'Anno  1900.  — 

Nepfunia,   Vol.  16,  N.  23,  pp.  245-250.   Venezia,  1901. 
Martini  L,  —  Sulla  robustezza  delle  razze  del  bombice  del  gelso.  —  Vlndu- 

stria  serica,  Anno  35,  N.  38  a  47.  Torino  1901. 
Martini  G.  B.  —  Sempre  per  la  mosca  olearia.   —  BoUettiiio  di   Entomologia 

agraria,  Anno  7,  pp.  114-115.  Padova,  1900. 
Marzotto  N.  —  Un  nuovo  provvedimento  contro  la  fillossera  e  coutro  la  Dla- 
sj)is  pentagona.  —  IJ  Agricoltura  vicentina.  Anno  34,  N.  2.   Vicenza,  1901. 
Meschinelli  li.  —  Hesocoiito  della  campagna  ittiogeoica  1900-1901  condotta  per 
cura    del    comitato    i)rovinciale    vicentino.   —  Supplemento  alia  Neptunia, 
Vol.  16,  N.  14.    Venezia,  1901. 
Mingaud  G.  e  Hasslach.  J.  —  II  Bruchus  irresectus,  insetto  coleottero  paras- 
sita    dei    tagiuoli  coltivati.  —  Bollettino  di  Entomologia    agraria,  Anno  7, 
pp.  148-153.  Fadova,  1900. 
Monsini  F.  —  Norme  per  rallevamento  dei  baclii  da  seta.  —  L'Induslria  se- 

rica,  A?i7io  35,  N.  21.  Torino,  1901. 
Montini  G.  —  Gli  uccelli  in  agricoltura.  —  Bollettino  di  Entomologia  agraria, 
An.  8,  N.  10,  pp.  211226;  N.  11,  pp.  241-248  e  X.  12,  pp.  265-212.  Padova, 
1901. 
Mundula  A.  —  I  pescatori  di  Moltetta.  —  Neptunia,    Vol.  16,  N.  16,  pp.  163- 

111.   Venezia,  1901. 
Mutti  F.  —  La  bachicultura  vecchia  e  la  bachicultura  moderna.  —  II  Ba-s.so 

Veronese  agricolo.  An.  4,  N.  14.  Legnago,  1901. 
N.  N.  —  Lotta  contro  gli  iusetti  che  danneggiano  il  grano.  —  Bollettino   di 

Entomologia  agraria,  An.  9,  N.  9,  pp.  206-209.  Padova,  1902. 
Ninni  E.  —  La  caccia  degli  uccelli  acquatici  (a  sciopon)  nelle  lagune  di  Vo 

nezia.  —  Neptunia,  An.  18,  pp.  81-92.   Venezia,  1902. 
Ninni  E.  —  Suile  catture  di  alcuni  Cetacei    nel    Mare  Adriatic©  ed  in  parti- 
colare  sul  Delphinits    tursio.  —  Neptunia,    Vol.  16,  N.  8,  pp.  61-13.   Vene- 
zia, 1901. 
O.  B.  —  La  lotta  contro  i  nemici  delle  piante  e  la  raosca    degli    agrumi.  — 

Bollettino  <n  Entomologia  agraria.  An.  1,  j)p-  193196.  Padova,  1900. 
Paolucci  li.  —  Le  pescagioni  nella  zona  italiana  del  medio  Adriatico.  —  An- 

con  a,  1901. 
Parona  C.  —  Proposta  di  un  metodo    pratico  per  combattere  la    mosca    olea- 
ria. —  Genova,  Tip.   Unione  Genovese,  1901,  pp.  16. 
Pavesi  P.  —  Un  antico  Piscicultore  italiano  dimenticato.  —   Vedi  M.  Z.,  Kill,  1. 
Peglion  V.  —  Intorno  al  cosi  detto    incappucciamento  della    canapa  :   {Tyleu- 
clius   decastator).  —    Le    Stazioni   sperimentali   agrarie    italiane,    Vol.   34, 
pp.  189199.  Modena,  1901. 
Perroncito  E.   —  Allevamento  dei  baclii  annuali  (non  bivoltini)  in  primavera, 
in  estate,  in  autunno.  —  Boll.  Naturalista,  An.  22,  N.  4,  pp.  41-49.  Siena, 
1902. 
Perroncito  E.  —  I  parassiti  dell'uomo  e  degli  animali  utili,  delle  piu  comuni 

malattie  da  essi  prodotte.  —   Vedi  M.  Z.,  XIII,  5,  98. 
Poggi  T.  —  Diaspis  pentagona  o  cocciniglia  del  gelso.  —  Uagricoltura  veneta, 

An.  3,  N.  14.   Verona  1901. 
Poggi  T.  —  Istruzioni  popolari    per    la    buona    tenuta   dei  bachi  da  seta.  — 
Verona,  Stahil.  Tip.  Apollonio.  1901. 


-  312  - 

Q,uajat  E.  —  Anormalita  nello  scliiudimento  del  seme  bivoltino.  —  Annuario 

della  R.  Stazione  hacologica  di  Fadova,   Vol.  29,  pp.  105-110.  Padova,  1901. 
Q,uajat  E.  —  Incubazione  rapida  o  graduale  ?  —  Anmcario  della  R.  Stazione 

hacologica  di  Padova,   Vol.  29,  pp.  77-82.  Padova,  1901. 
Q,uajat  E.  —  Influenza  dell'epoca  della  lavatura  del  seme  sullo  schiudimento 

in  Primavera  e  suUe  nascite  accidentali  in  Autunno.    —    Annuario    della 

R.  Stazione  hacologica  di  Padova,   Vol.  29,  pp.  85-89.  Padova,  1901. 
Renault  A.  —  Per  la  legge  uuica  suUa  caccia:  lettera  a  S.  E.  il  Ministro  di 

agricoltura,  industria  e  commercio.  —  PL^a,  tip.  Simoncini,  1901,  pp.  10. 
Ribaga  C.  —  Descrizione  di  un  nuovo  genere  e  di  una  nuova  specie  di  Pro- 

cidi  (Procathropos  Lachlani).  —  Rivista  di  Patologia  vegetale.  Vol.  8,  Fasc. 

1,  pp.  156-159,  con  1  tav.  Firenze,  1899. 
Ribaga  C.  —  Una  specie  nuova  di  Prooidi    [Ectopsocus    Berlesii)    trovata     in 

Italia,  —  Rivista  di  Patologia  vegetale.   Vol.  8,  Fasc.  2,  pp.    S64-866,    con 

flgura.  Firenze,  1900. 
Ribaga  C.  —  Osservazioni  sull'anatomia  del    TricJiopsocus    Dalii,    M.    Lachl. 

Nota  preventiva,  —  Rivista  di  Patologia  vegetale.  Vol.  8,  Fasc.  2,  pp.  370- 

874.  Firenze,  1900. 
Ribaga  C.  —  Contribute  alia  conoicenza  dei  Procidi  italiani.     —    Rivista    di 

Patologia  vegetale.  Vol.  8,  Fasc.  2,  pp.  375-386.  Firenze,  1900. 
Ribaga  C.  —  Inselti  nocivi  all'Olivo  e  agli    Agrumi.    —    Portici,    tip.     Vesu- 

viana,  1901. 
Ribaga  C.  —  Osservazioni  circa  I'anatomia  del   Trichopsocus  Dalii,  M.  Lachl. 

—  Rivista  di  Patologia  vegetale,   Vol.  9,  pp.    128-176,  con  6  tavole.   Firen- 
ze, 1901-02. 

Ribaga  C.  —  Un  nuovo  insetto  endofago,  Aremyia  suhrotunda  delle  cavallette. 

—  Dollettino  di  Entomologia  agraria,  Anno  9,  pp.  177-179.   Padova,   1902. 
Ribaga  C.  —  I  principali  insetti  dell'ordine  dei  Fisapodi    dannosi  alle  piante 

coltivate.  —  Bollettino  di  Entomologia  agraria,  An.  9,  N.  8,  pp.    169177  ; 

N.  9,  pp.  193-205  e  N,  10,  pp.  227-235.  Padova,  1902. 
Romanin  Jacur  G.  —  Osservazioni  sopra  alle  zanzare  e  ad  alcune  condizioni 

locali  della  citt^  di  Padova  e  dei  suoi  iramediati  dintorni  in  rapporto  alia 

Malaria.  —  Atti  della  SociHd  per  gli  Studi  della  Malaria,  Vol.  3,  pp.  256- 

278,  con  1  tav.  Roma,  1902. 
Sacconi  Natali  P.  —  Guida  pratica  per  I'allevamento  del    baco    da    seta,    3" 

edizione.  —  A.hcoU  P.,  1901. 
Sattin  V.  —   Allevamento  dei  bachi    col    sisteraa    friulano.    —    L' Agricoltura 

Veneta,  Anno  3,  N.  18.   Verona,  1901. 
Schivardi  P.  —  I  recenti  studi  suUa  malaria.  —  Malpighi  (Gazz.  med.  Roma), 

An.    27,    N.   6,   pp.    141-152 ;  N.  7,  pp.  169-178  e  N.  8,  pp.    197-208.    Ro . 

ma,  1901. 
Schivardi  P.  —  Paludi,  risaie  ed  anofeli  senza    malaria.    —    Malpighi  (Gazz. 

med.  Roma),  An.  28,  Fasc.  7,  pp.  169175.  Roma,  1902. 
Sennebogen  E.   —  Pesca  estiva  nella  Dalraazia  nel   1901.  —  Neptunia,  An.  18, 

pp.  39-41.  Venezia,  1902. 
Sennebogen  E.  —  Sulla  malattia  delle  aiiguille.  —  Neptunia,  An.  18,  pp.  135- 

138,  150153,  159163  e  171-173.   Venezia,  1902. 
Sforza  C.  —  Maceratoi  e  zanzare  nel  contado  di    Bologna.    —    Riv.    Igiene  e 

Sanitd  pubhlica,  An.  13,  N.  2,  pp.  59-68.   Torino,  1902. 


-   313   - 

Silvestri  F.  —  Coccidei  parassiti  della  vite.  —  Bollettino  di  Entomologia  agra- 
ria,  An.  9,    N.    4,    pp.  74-82 ;   N.    5,    pp.    97104;   N.    6,    pp.    121128    e 
N.  7,  pp.  146  149.  Padova,  1902. 
Silvestri  F.  —  Sopra  un  acaro  radicicolo  che  produce  una    speciale    raalattia 

nelle  viti  (Coepophagus  echinopiis).  —  Bollettino  di    Entomologia    agraria.. 
An.  9,  pp.  49-56,  con  fig.  Padova,  1902. 
Silvestri  F.  —  Intorno  la  Societa  dei  Terraitidi  coasiderati  in    rapporto    alia 
agricoltura  e  all'iiomo.  —  Bollettino  di  Entomologia  agraria,  An.  9,  pp.  25- 

31.  Padova  1902. 
Soresi  G.  —  L'uso  del  piroforo  contro  la  Diaspis.  —    II  Coltivatore,   An.    47, 

N.  9.  Casale  Monferrato,  1901. 
Spelta  E.  —  Baohi  sani  e  bachi  malati.  —    Le  ,'itazioni    sperimentali    agrarie 

italiane,   Vol.  S5,  pp.  35-45.  Modena,  1902. 
Tedaldi  G,  —  Contribute  alio  studio  delle  sostanze  zanzaricide.  —  Atti  della 

Societa  per  gli  Studi  della  Malaria,   Vol.  3,  pp.  102-104.  Roma.  1902. 
Trotter  A.  —  Nnovo  contribute    alia    conoscenza    degli    Entoraocecidi     della 
Flora  italiana.  —  Rivista    di    Patologia  veyetale.    Vol.  9,  Fasc.  2,  pp.  359- 

382.  con  2  tav.  Firenze,  1902. 
Verson  E.  —  A  proposito  di  Dermesti.  —  Annuario  della  R.  Stazione  bacolo- 

gica  di  Padova,  Vol.  29,  p.  111.  Padova,  1901. 
Verson  E.  —  La  creolina  nell'industria  dei  bachi.  —  Annuario    deMa  R.  Sta 

zione  bacologica  di  Padova,   Vol.  29,  pp.  90-96.  Padova,  1901. 
Vitale  F.  —  Un  giorno  di  caccia  entoraologica.  —  Riv.  ital.  Sc.  nat..  An.  22, 

N.  12,  pp.  1-4  e  N.  3-4,  pp.  38  40.  Siena  1902. 
Voltolina  G.  B,  —  Prezzi  vecchi  ed  odierni  del  pesce  delle  valli  del    veneto 

Estuario.  —  Neptunia,   Vol.  16,  N.  7,  pp.  60-62.    Venezia,  1901. 
Voltolina  G.  B-  —  Le  pesche  nelle  valli  dell'Estuario  veneto  comparate   con 

quelle  delle  valli  coinunali  di  Comacchio.  —  Neptunia,   Vol.  16,  N.  4.  Ve- 
nezia, 1901. 
Voltolina  V.  —  Osservazioni  intorno  alia  semina   delle    anguille    nelle    valli 

salse.  —  Neptunia,  A7i.  18,  pp.  174-176.   Venezia,  1902. 
Voltolina  G.  B.  —  La  pesca  valliva    nell'anno    1901.    —    Neptunia,    An.    18, 

pp.  77-79.   Venezia,  1902. 
Voltolina  G.  B.  —  Mercato  del  pesce  uovello  a  Burauo  nel  1901.  — Neptunia, 

An.  18,  pp.  99-106.   Venezia,  1902. 


SUNTI    E    RIVISTE 


D'Evand  T.  —  Intorno  alia  genesi  del  pigmento  epidermico.  —  Atti  della  R.  Ac- 

cademia  Medica-chir.  di  Napoli,  1902. 

In  passato  si  ammetteva  generalmente  che  tutto  il  pigmento  epidermico 
fosse  d'origine  esogena,  derivasse  cioe  dal  derma ;  ma  le  ricerche  posteriori 
dimostrai-ono  che  alme)io  una  parte  (secondo  Aeby  tutto)  del  pigmento  si  puo 
formare  per  attivita  delle  cellule  epidermiche. 


-   314  - 

L'A.  per  studiare  quesfc'argomento  si  servi  di  larve  di  Anfibi  e  Pesci,  di 
embrioni  di  Mammiferi,  e  di  alcuni  Gasteropodi. 

Diro  subito  che  I'A,  conclude  che  la  pigmentazione  dell' epidermide  e  in 
totalita  priraitiva  ed  autoctona,  specialmente  per  la  circo.stanza  che  in  alcuni 
animali  (Aplysia)  in  tutti  i  period!  delia  vita  non  appare  pigmento  che  nel- 
i'epitelio,  e  che  negli  embrioni  di  raoltissimi  animali  si  osserva  pigmento  in 
via  di  formazione  nell'epidermide,  senza  che  il  resto  del  corpo  mostri  pigmen- 
tazione alcuna  ;  die  inoltre  il  pigmento  appare  dapprima  nella  porzione  cen- 
trale,  anziche  nella  periferica  del  citoplasma,  come  dovrebbe  essere  se  il  pig- 
mento venisse  dal  difuori. 

L'A.  mette  inoltre  in  rilievo,  senza  discuterlo,  il  tatto  che  il  pigmento 
oltre  che  nell'epidermide  si  trova  in  corrispondenza  dei  neuroni  periferici 
sensitivi  (retina,  organi  della  linea  laterale  ecc). 

Conchiudendo  che  il  pigmento  epidermico  si  forma  in  sito,  I'A.  non  vuol 
negare  che  esso  possa  essere  talora  trasmesso  da  un  ordine  d'elementi  ad  uu 
altro,  e  che  i  leucociti  abbiano  parte  in  tale  trasmissione. 


Monti  Rina  e  Monti  Achllle  —  Le  ghiandole  gastriche  delle  marmotte  durante 
il  letiirgo  invernale  e  I'attivita  estiva.  Con  tavole  8  e  9.  —  Rkerche  fatte 
nel  Laborat  di  Anat.  normale  della  R.  Univ.  di  Roma,  Vol  9,  Fasc.  2,  pp.  149- 
173.  Roma  1902. 

Le  ricerche  furono  praticate  in  sedici  marmotte  che  vennero  uccise,  col 
metodo  della  puntura  del  midollo  allungato,  in  period!  divers!  di  ietargo  in- 
vernale e  di  attivita  estiva.  I  raetodi  di  tecnica  applicati  furono  svariatissi- 
mi :  II  metodo  rapido  di  Golg!  ;  il  metodo  Golgi  Zimmermann;  il  metodo  Ga- 
leotti  ;  fissazione  in  sublimato  di  Heidenhain  e  colorazione  iloppia  con  emal- 
lume  Mayer  e  rosso  Congo,  o  con  la  miscela  triacida  del  Biondi  ecc. 

Conclusion! : 

I.  «  Nella  mucosa  gastrica  delia  marmotta  nianca  la  regione  detta  delle 
ghiandole  del  cardias  :  in  corrispondenza  di  questo  si  nota  solo  un  sottilis- 
simo  anello  ghiandolare,  i  cu!  pochi  tuboli  sono  privi  di  cellule  delomorfe. 
Nello  stomaco  si  hanno  soltanto  due  territori  principal! :  la  regione  delle  ghian- 
dole peptiche  o  glandiilae  gastricae  propriae  molto  estesa,  e  la  regione  molto 
piu  liraitata  delle  ghiandole  piloriche. 

Nel  primo  territorio  pero  si  possono  distinguere  due  zone  :  una  prossima 
al  cardias,  dove  le  ghiandole  sono  larghe  con  cellule  principal!  molto  alte,  a 
protoplasma  chiaro  e  nucleo  schiacciato  sul  fondo,  e  con  cellule  interca'ari  poco 
numerose,  non  mai  a  contatto  col  lume  ghiandolare,  ma  spintea  ridosso  della 
membrana  propria.  L'altra  zona,  o  zona  del  fondo  p.  d.,  presenta  ghiandole 
piu  lunghe  e  piu  strette  con  cellule  delomorfe  molto  numerose,  e  cellule  prin- 
cipal! pill  basse,  talora  granulose. 

II.  Nella  regione  del  fondo  si  trovano  anche  ghiandole  ramificate,  con 
tub!  secondari  anastomizzati  fra  loro;  fatto  analogo  a  quello  descritto  finora 
soltanto  nel  cavallo  (Zimmermann)- 

III.  Le  ghiandole  gastriche  proprie,  delia  marmotta  in  Ietargo,  sono 
molto  piu  ristrette  di  quelle  della  marmotta  sveglia,  le  differenze  d!  diametro 
delle  ghiandole  varia  da  18  30  microroill.  (nel  Ietargo)  a  44-50  micromill.  (nel 
I'attiviti).  Durante  il  Ietargo  tutti  i  nuclei  sono  iu  riposo  ;  maucano    le    cario- 


r-      315      - 

cinesi  in  corrispondenza  dei  colletti    ghiandolari,    frequentissime    nelle    mar- 
motte  sveglie. 

IV.  Le  cellule  delomorfe  non  diminuiscono  di  numero  nel  letargo,  ma 
SOMO  molto  pill  piccole  che  nell'attivita,  e  si  trovano  sulla  stessa  linea  delle 
cellule  principali.  Durante  I'attiviti  le  cellule  delomorfe  diventauo  molto  piu 
voluminose  e  sporgono  con  tutto  11  loro  corpo  sotto  la  membrana  propria 
della  ghiandola,  mentre  spingono  il  loro  coUetto  o  peduncolo  tra  le  cellule 
principali,  verso  il  lume  ghiandolare. 

V.  I  canalicoli  di  secrezione  o  citosoleuuli  delle  cellule  delomorfe  nella 
marmotta  in  attivita  formano  elegantissimi  canestri  canalicolari,  riuniti  al 
lume  ghiandolare  per  un  peduncolo.  Nella  marmotta  in  letargo  invece  i  cito- 
solenuli  sono  molto  ridotti  e  formano  delle  clave  o  degli  anelli  talora  sem- 
plici,  piu  raramente  multipli  in  cori-ispondenza  di  ciascuua  cellula  delomorfa. 
In  ogni  modo  i  citosolenuli  non  scorapaiono  totalmente  nel  letargo,  ma  si  ri- 
ducono  soltanto :  debbono  quindi  considerarsi  come  una  formazione  stabile 
della  cellula  delomorfa. 

VI.  I  citosolenuli  tanto  nella  attivita  come  nel  letargo  sono  sempre  to- 
talmente endocellulari,  essi  per  altro  non  presentano  una  membrana  propria: 
sono  vie  scavate  nel  protoplasma  cellulare.  II  peduncolo,  che  unisce  la  cellula 
al  lume  e  forma  le  pareti  del  dotto  escretore  della  cellula,  e  una  continua- 
zione  della  membrana  cellulare. 

VII.  Le  cellule  delomorfe  hanno  una  ben  distinta  membrana  cellulare 
che  le  delimita,  e  pu6  ottenersi  colorata  in  modo  diverso  rispetto  al  proto- 
plasma cellulare;  presentano  uno  o  due  nuclei  quasi  sempre  in  riposo  nell'ani- 
male  adulto,  ed  un  protoplasma  costituito  di  granuli  ben  colorabili  col  rosso 
Congo  nei  pezzi  fissati  con  sublimato,  e  con  la  rubina  nei  pezzi  fissati  con  li- 
quidiosmici.  Le  principali  difierenze  che  presentano  tra  il  letargo  e  I'attivita 
consistono  essenzialmente  nell'ingrandimento  loro  e  nella  dilatazione  delle  vie 
intracellulari  di  secrezione.  Non  presentano  variazioni  sensibili  nella  costitu- 
zione  del  loro  protoplasma.  Da  cio  risulta  ancora  una  volta  confermato  il 
concetto  che  la  cellula  delomorfa  non  e  una  trasformazioue  della  cellula  prin- 
cipale,  ma  un  elemento  autonomo  e  specifico. 

VIII.  Le  cellule  principali  presentano  notevoli  variazioni  passando  dal 
riposo  all'attivita,  variazioni  che  dimostrano  la  loro  compartecipazione  alia 
secrezione  gastrica.  Durante  la  digestione  prolungata  le  cellule  principali  si 
presentano  chiare  con  protoplasma  reticolare ;  nel  riposo  invece  si  riempiono 
di  granuli  che  appaiono  ben  dimostrabili  con  speciali  reagenti. 

IX.  Dal  complesso  delle  osservazioni  e  delle  esperienze  risulta  per  noi 
assodato  il  concetto  che  le  cellule  delomorfe  elaborano  I'acido  cloridrico  in 
soluzione  diluitissima,  e  che  lo  eliminano  di  mano  in  mano  che  lo  producono. 
Questa  funzione  si  sospende  completamente  nel  letargo.  Le  cellule  principali 
elaborano  invece  dei  granuli  pepsinogeni,  che  si  accumulano  lentamente  nel 
riposo  e  vengono  invece  eliminati  al  principio  della  digestione  ». 


-   816   - 


DoTT.  V.  GIUFFKIDA-RUGGERI 

DOCENl'B    DI    ANTROl'OLOGU    NELLA    R.    UNIVKRSITA    DI    KOMA 


Sul  cosidetto  infantilismo  e  suH'inferiorita  somatica  delia  donna. 


Ricevuta  il  23  Decembre  1902. 


E  vietata  la  nproduzione. 

Fra  caratteri  infantili  e  caratteri  adulti  vi  sono  delle  coinci- 
denze,  che  non  possono  essere  considerate  come  persistenze  di  ca- 
ratteri infantili.  Direramo  noi  che  una  faccia  corta  e  una  persistenza 
di  carattere  infantile,  perche  il  bambino  ha  una  faccia  somighante? 
(Si  andrebbe  contro  all'  assurdo,  cioe  bisognerebbe  ammettere  intiere 
popolazioni  infantili:  invece  e  evidente  che  si  tratta  di  un  carattere 
etnico  che  coincide  con  un  carattere  infantile.  Cosi  diremmo  noi 
che  una  mano  larga  e  un  carattere  infantile  ?  Tutt'  altro :  sono  le 
mani  piii  robuste!  La  mano  femminile  al  contrario  sarebbe  I'oppo- 
sto  della  mano  infantile ;  il  che  certo  non  appoggerebbe  le  vedute 
dei  sostenitori  dell' infantihta  della  donna.  A  questo  proposito  bi- 
sogna  fare  un  identico  ragionamento;  cioe  che  tra  caratteri  infantih 
e  caratteri  femminili  vi  sono  delle  coincidenze,  senza  che  percio  sia 
lecito  di  ritenere  normalmente  infantile  un  organismo  adulto;  il 
che  e  altrettanto  assurdo  C)  quanto  1'  ammettere,  conforme  I'esem- 
pio  sopra  citato,  intiere  popolazioni  infantili.  Si  tratti  pure  di  per- 
sistenze di  caratteri  infantili :  ad  esempio,  si  consideri  come  tale,  il 
maggiore  sviluppo  della  porzione  addominale  del  tronco  nella  donna, 
segnatamente  della  porzione  lombare,  nessuno  potra  negare  che  un 
tale  carattere  non  sia  conservato  per  le  funzioni  di  maternita,  cioe 
per  necessita  fisiologiche  che  non  solo  non  hanno  niente  da  vedere 
con  r  infanzia,  ma  sono  1'  espressione  della  piij  completa  maturita  (^). 
Che  in  ogni  case  si  tratti  o  di  semplici  coincidenze,  o  di  persistenze 
di  caratteri  utili  all'organismo  adulto,  oppure  tali  che  non  trovano 
alcuna  ragione  fisiologica  di  ulteriore   sviluppo,   ad  esempio ^il  poco 


(')  A  cjuelli  che  sostengono  che  la  dunna  6  un  uomo  incoinpleto,  si  puo  domandare  :  Di  grazia, 
e  perch6  dovrebbe  essere  un  uomo  '.  Ma  contro  tale  paradosso  scrissi  gia  :  cfr.  Gi  u  ff  rid  a-Ru}^ge  ri. 
—  Sulla  pretesa  inf'eriorita  somatica  della  donna.  —  Archivio  di  Psichiatria  e  Anlrop.  criminaJe, 
Vol.  XXI,  Fasc.  IV-V. 

(-)  Tutt'altro  6  il  significato  del  medesinio  carattere  (juando  s' incontra  ueiruorao:  allora  6  il 
caso  di  parlare  di  infantilismo. 


-  317  - 

sviluppo  delle  apofisi  mastoidi  C),  lo  prova  il  fatto  che  per  altri 
caratteri  la  donna  e  il  fanciullo  si  oppongono  perfettamente  :  la  tor- 
sione  dell'  omero  e  maggiore  nella  donna  che  nell'  uomo,  e  minore 
nel  bambino  che  nell'  adulto  ('),  Basta  quest'  argomento  a  dimo- 
strare  con  quanta  leggerezza,  per  non  dire  ignoranza,  hanno  pro- 
ceduto  i  sostenitori  dell'  infantilismo. 

Con  uguale,  se  non  maggiore,  leggerezza  si  e  proceduto  a  ri- 
guardo  della  pretesa  inferiorita  somatica  della  donna  di  fronte  al- 
I'uomo  adulto:  che  sotto  altro  aspetto  esprime  il  medesimo  pre- 
concetto,  radicato  sin  dal  tempo  in  cui  la  superiorita  della  forza 
fisica  parve  1' esponente  di  tutte  le  superiorita.  L'esempio  del  peso 
encefalico  e  oramai  classico.  Esse  e  da  molto  tempo  il  caposaldo 
dei  sostenitori  dell'  inferiorita  della  donna,  sebbene  da  molto  tempo 
pure  tale  argomento  sia  state  combattuto.  Sin  dal  1882  si  trova 
nei  "  Bullettini  della  Societd  d'Antropologia  di  Parigi  „  un  resoconto 
in  cui  11  Manouvrier  combatte  1' errore  di  Le  Bon  che  aveva  as- 
segnato  al  sesso  femminile  un  peso  encefahco  relativamente  infe- 
riore  a  quelle  del  sesso  maschile  (^).  II  Manouvrier  gia  pensava 
di  poter  dimostrare,  come  in  seguito  fece  in  modo  esauriente,  che 
r  essere  il  peso  encefalico  inferiore  nella  donna  a  parita  di  statura 
non  significa  niente,  perche  la  statura  non  e  la  massa  attiva  del 
corpo  intiero  {*);  al  contrario  a  parita  di  statura  o  a  parita  di  peso 
totale  del  corpo,  dovendosi  in  questo  case  por  mente  al  tessuto 
adipose,  si  puo  presumere  che  la  massa  attiva  e  minore  nella  donna. 
Dunque  e  da  aspettarsi  che  anche  1'  encefalo  sia  nella  donna  piii 
piccolo,  anche  a  parita  di  statura  (^).  Giacche,  come  il  Pozzi   giu- 

(}l  Anche  questo  fatto  trovato  nell'uDmo  puo  avere  tutt'  altro  significato,  potendo  iodicare  un 
carattere  scimmiesco.  Cfiv  Giuff  rid  a-Ru  ggeri.  —  Simmetrie  endocraniche  e  altre  particolaritk 
inorfologiche  nella  base  del  cranio.  —  Eivista  spbrim.  di  Frenialria    1S99,  Fuse.  II. 

('-)  Diclionnaire  des  sciencis  anthropologiques    p.  583. 

(3)  Le  Bon.  —  Recherches  anatomiques  et  mathematiques  sur  les  variations  de  vol  ime  du  cer- 
veau  et  sur  leurs  relations  avec  1' intelligence,  1879. 

(')  Manouvrier.  —  Sur  ia  valeur  de  la  taille  et  du  poids  du  corps  comme  terme  de  compa- 
raison  entre  la  masse  de  I'encephale  et  la  masse  du  corps.  —  Bull,  de  la  Soc.  d'Anthrop.  de  Paris 
1882,  p.  85  e  segg.  Difatti  se,  invece  della  statura,  si  prende  come  termine  di  confronto  il  peso  del 
lemore,  o  quello  del  fepato,  si  trova  che  il  cervello  della  donna  6  tutt' altro  che  meno  sviluppato  di 
quello  dell'uonio  :  mentre  il  peso  dell' encefalo  della  donna  6  a  quelle  deH'uomo  come  89  a  100,  sotto 
il  rapporto  della  massa  oi-ganica  attiva  la  donna  6  all'uomo  come  60  o  65  a  100. 

(.")  Malgrado  che  questo  ragionamen'o  sia  cosi  semj^lice  e  ovvio  da  sembrare  alia  portata  di  tutte 
le  intelligenze,  il  Manouvrier  stesso  ebbe  posieriormente  a  notare  1' ostinazione,  veramente  infan- 
tile, della  folia  scientifica  nel  ripetera  I'errore  del  Le  Bon.  «  II  est  frequent,  neamiuoins,  scrisse  egli 
piti  tardi,  de  reneontrer  des  auteurs  qui  proclament  dun  air  triomphan'  ou  qui  avonent,  d'  un  ton 
desol6,  la  superioritt;  du  poids  c^r^bral  masculin,  comme  s'ils  trouvaient  dans  ce  fait  la  preuve  d'une 
inferiority  intellectueile  chez  la  femme  n.  E  ci6  6  stupefacente  dopo  la  pubblicazione  della  sua  me- 
moria  :  Sur  Tinterpr^tation  de  la  quantite  dans  I'encephale  et  sur  le  poids  du  cerveau  en  particulier. 
—  Me,noires  de  la  Soc.  d'Anthrop.  de  Paris  i^serie,  lom.  111.  Per  Manouvrier  che  ha  studiato  a 
fondo  I'argomento  i  due  sessi  si  equivalgono  quanto  al  peso  encefalico  ;  per  molti  altri  che  non  hanno 
fatto  tali  sludii  ha  piti  valore  il  preconcetto,  e  con  invidiabile  disinvoltura    continuano  a  soslenerlo  ! 


-  318  - 

stamente  osservava  nella  stessa  discussione  ('),  il  cervello  e  nello 
stesso  tempo  1"  organo  del  pensiero  e  di  piu  1'  orgaoo  ordinatore  e 
regolatore  dei  movimenti,  per  cui  e  legittimo  supporre  che  il  suo 
peso  debba  essere  influenzato  dall'  importanza  della  sua  funzione 
muscolo-motrice.  II  Le  Bon  nella  btessa  seduta  cerco  di  giustificare 
le  sue  grossolane  deduzioni;  ma  il  Manouvrier  rispose  dimo- 
strando  che  mancavano  della  critica  piii  elenientare.  L'esempio  ad- 
dotto  e  tipico,  e  merita  di  essere  riferito.  Una  tesi  di  Budin  con- 
sistente  in  52  osservazioni  relative  alia  circonferenza  della  testa  e 
al  peso  del  corpo  in  neonati,  era  stata  utilizzata  da  Le  Bon.  Con 
sottrazioni  arbitrarie  questi  casi  furono  dal  Le  Bon  ridotti  a  49 
(24  maschi  e  25  femmine)  e  raggruppati  come  segue : 

Circonferenza  della  testa  di  tutti  (sic)  i  neonati. 

Peso  del  Deonato  Maschi  Femmine 

da  2500  a  3000  grammi        circonf.  38,0        36,7 
da  3000  a  3500        „  „         38,8        38,2 

da  3500  a  4000        ,.  „         40,1         38,7 

11  lettore  puo  credere  realmente  che  si  tratti  di  iDdividui  ma- 
schi e  femmine  dello  stesso  peso  e  dedurne,  come  fa  il  Le  Bon, 
che  a  peso  uguale  i  maschi  hanno  la  circonferenza  cranica  piii  grande 
delle  femmine,  quindi  anche  I'encefalo  piii  pesante.  Ma  I'acume  non 
e  mai  troppo,  ed  esso  suggerisce  al  Manouvrier  un'osservazione 
giustissima.  Siccome  e  noto  che  n  peso  medio  delle  neonate  e  in- 
feriore  a  queUo  dei  neonati,  c'  e  da  sospettare  che  in  ciascun  gruppo 
un  numero  maggiore  di  neonate  si  avvicini  al  peso  iuferiore,  e  vi- 
ceversa  un  numero  maggiore  di  neonati  si  avvicini  al  peso  supe- 
riore,  giacche  due  individui  possono  ben  trovarsi  compresi  fra  due 
pesi  estremi  e  tuttavia  aver  uri  peso  molto  differente.  In  tal  caso 
la  pretesa  statistica  non  sarebbe  piu  a  peso  uguale.  Difaiti  e  cio 
che  si  verifica.  II  peso  medio  dei  24  maschi  si  eleva  a  3481  grammi, 
e  il  peso  medio  delle  25  femmine  a  3127  grammi;  se  si  paragonauo 
rispettivamente  aUe  medio  delle  circonferenze  maschih  e  femminih 
si  ha  che  la  circonferenza  della  testa  e  al  peso  del  corpo 

nei  maschi  :  :  11,2  :  100 

nolle  femmine  :  :  12.0  :  100 
II  Le  Bon  era  arrivato  a  un   risultato    contrario    alia   verita. 
Quest'errore  puo  essere  avvenuto  in  buona  fede,  ma  non  e  da  esclu- 

(')  Bulletlini  ciluti  p.  iOl. 


-  319  - 

dere  il  preconcetto,  essendo  ben  radicato  il  convincimento  sfavore- 
vole  alia  donna.  Difatti  lo  stesso  errore  si  e  veriflcato  per  ricerche 
analoghe ;  si  e  ripetuto  piii  d'  una  volta  il  fatto  che  Tosservatore 
abbia  concluso  a  un'  inferiorita  somatica,  che  poi  un  esame  migliore 
ba  dimostrato  insussistente. 

Ho  gia  altre  volte  detto  come  TArdii-Onnis  si  fosse  ingannat-o 
credendo  che  il  suo  indice  baro-cubico  desse  un  risultato  sfavore- 
Yole  alia  donna.  Lo  stesso  Manouvrier  spiego  il  fatto.  facendo  no- 
tare  che  1' indice  cranio-cerebrale(il  bai^o-cubico  dell'Ardii-Onnis)  deve 
dare  per  necessita  tale  risultato  per  una  considerazione  di  geome- 
tria,  cioe  che  la  superficie  del  cranio  non  cresce  proporzionalmente 
al  volume ;  quindi  e  naturale  che  il  cranio  femminile,  essendo  piii 
piccolo  del  maschile,  pesi  di  piii  relativamente  alia  capacita,  senza 
che  cio  dipenda  da  uno  spessore  osseo  maggiore.  In  realta  invec^ 
il  cranio  femminile  contiene  un  cervello  proporzionalmente  piii  vo- 
luminoso  che  il  cranio  maschile  (.') ;  questo  e  altri  caratteri  di  su- 
periorita  del  cranio  femminile  devono  la  loro  interpretazione  al  fatto 
della  statura  piii  piccola  (*).  Grli  stessi  caratteri  si  trovano  negh 
uomini  di  bassa  statura  di  fronte  agli  uomini  di  alta  statura,  per 
il  fatto  notissimo  che  I'encefalo  aumenta  in  proporzione  minore  che 
la  statura.  Si  tratta  di  correlazioni  che  non  impUcano  ne  superio- 
rita  ne  inferiorita  effettive. 

La  conclusione  e  che  attualmente  nella  scienza  (non  neUa  folia 
scientifica),  per  quanto  qualche  ritardatario  continui  a  ripetere  I'er- 
rore  di  Le  Bon,  qualunque  antropologo  che  sia  al  correute  ha  ac- 
cettato  le  vedute  del  Manouvrier  intorno  alia  nessuna  inferiorita 
dell'encefalo  femminile  quanto  al  suo  peso.  Basti  citareilDeniker  i^). 
e  il  Topinard,  le  cui  parole  riporto  come  suggello  definitivo.  "  La 
femme  a  done  moins  de  cerveau  que  I'homme,  soit  environ  7  pour  100 
dans  la  periode  de  20  a  60  ans.  Mais  eUe  est  plus  petite  et  pour  ce 
motif  doit,  toutes  choses  egales,  en  avoir  3  pour  100  de  moins.  Si 
Ton  defalque  cette  proportion  de  la  premiere,  il  reste  4:  pour  100  impu- 
table a  elle-meme,  au  role  qu'elle  joue  dans  la  societe,  a  ses  ele- 
ments nerveux  en  rapport  avec  ses  fonctions  plus  particuMerement 
de  sentiment  et  non  d'action.  Cela  est  d'accord  avec  le  fait  etabh 
par  M.  Manouvrier  que  la  femme  a  les  parties  frontales  du  crane 


{})  Cfr.  Pelletier.  —  Sur  un  uouveau  procede  pour  obwnir  1 ' indice  c-bique.  —  Buil.  et MAn, 
de  !a  Soc.  d'Anthrop.  de  Paris.  190 i,  Fasc.  i*. 

(r)  Manonvrier  in  BuH.  de  la  Soc  d'Antrop.  de  Paris.  1S95,  p.  626. 
(*)  Deniker.  —  Le  races  et  les  peuples  de  la  terre.  —  Paris  1900,  p.  iiS. 


-   320   - 

plus  developpees  que  les  parties  parieto-occipitales  (')  „.  Le  recenti 
ricerche  del  Matiegka  anch'esse  indirettamente  confermano  11  punto 
di  vista  fisiologico  adottato  dal  Manouvrier.  II  Matiegka  ha  stu- 
diato  r  influenza  della  muscolatura  e  del  sistema  scheletrico,  indi- 
pendentemente  dal  sesso,  e  ha  trovato  un  peso  encefalico  minore 
nel  case  di  muscolatura  debole,  maggiore  iiel  caso  contrario ;  ugual- 
mente  per  il  sistema  scheletrico  gracile  o  forte.  Questa  differenza 
e  dal  Matiegka  attribuita  a  un  corrispondente  maggiore  sviluppo 
di  quelle  parti  deU'encefalo  preposte  al  funzionamento  e  al  trofismo 
dell'apparato  motorio  (^).  Trasportando  queste  conclusioni  al  sesso 
femminile,  si  potrebbe  spiegare  11  minore  sviluppo  in  altezza  carat- 
teristico  del  cranio  femminile,  e  la  platicefalia  piu  frequente  nel 
cranio  femminile  che  nel  maschile  (^).  Quanto  al  rapporto  ponderale 
fra  il  cervello  e  il  cervelletto,  da  cui  risulta  che  la  donna  ha  rela- 
tivamente  un  cerveUetto  piu  pesante  che  1'  uomo,  si  puo  rispondere 
che  assolutamente  e  sempre  mono  sviluppato  ;  quindi  ci  possiamo 
trovare  in  presenza  di  un  limite  fnnzionale,  che  non  consenta  una 
riduzione  ulteriore  di  volume. 

In  fondo  i  due  sessi  si  comportano  ciascuno  in  un  modo  che 
gli  e  proprio,  e  non  si  puo  giudicarh  alia  stessa  stregua.  A  volersi 
ostinare  nel  paragone  reciproco  si  va  incontro  alle  piii  evidenti  con- 
traddizioni.  E  note  lo  studio  di  Ferraz  de  Macedo  su  mille  crani 
Portoghesi,  dal  quale  risulto  che  il  grade  di  comphcazione  deha  sutura 
sagittale  e  in  generale  piu  alto  nel  sesso  maschile;  e  che  la  sinostosi 
della  sutura  sagittale  e  mono  frequente  e  mono  avanzata,  in  generale, 
nei  diversi  period!  di  eta,  nel  sesso  femminile.  "  Ecco,  dice  il  Ma- 
nouvrier (non  mi  stanchero  mai  di  citare  questo  iUustre  antropo- 
logo,  i  cui  autorevoli  e  documentati  giudizi  in  Itaha,  non  si  sa  per- 
che,  si  finge  di  ignorare),  che  secondo  le  idee  correnti  ciascun  sesso 
presenterebbe  cosi  un  carattere  di  superiorita  e  un  carattere  d'infe- 
riorita ;  ma  io  considero  come  beaucoup  trop  simpUste  cette  forme  de 
conclusion  (^).  „  Egli  crede  che  il  prime  fatto  potrebbe  essere  in  rap- 
porto alia  maggiore  grandezza  assoluta  del  cranio    maschile;    forse 


(')  Topinard.  —  L'homme  dans  la  nature.  —  Paris  iSOi,  p.  214.  —  Anche  questa  preva- 
lenza  frontale,  che  si  riflette  ed  6  constatabile,  nel  cranio,  non  6  certo  favorevolo  ai  sostenitori  del- 
r  jnferiorita. 

(2)  Matiegka.  —  Ueber  das  Hirngewicht,  die  Schadelkapacitat  und  die  Kopfforin,  sowie  deren 
BezichuDgen  zur  ps3chisciiea  Thatigkeit  des  Menschen  I  Ueber  das  Hirngewicht  des  Menschen.  — 
Silzungsbericht.  do-  Konigl.  bulun,  Gesellsch.  der  Wissensch.  in  Pra<j.   iV02. 

(*)  Cfr.  Gi  uflfrida-Ru  gger  i.  —  Signiflcato  cliaico  della  forma  cranica  platicefalica  e  del 
metopismo.  —  Rivisla  sj^crim.  d>  Frenialria  iSi)8,  Fasc  IlI-lV,  p    815. 

C)  Dictionnaire  c!tato,  p.  1032. 


-   821   - 

specialmente  (questa  e  una  mia  opinione)  in  rapporto  al  maggiore 
sviluppo  in  altezza.  Quanto  al  secondo  fatto  egli  lo  considera  come 
dipendente  dal  maggiore  sviluppo  relative  dell'encefalo  femminile. 
Yero  e  die  i  simplistes  non  si  sono  scoraggiati  per  cosi  poco,  e  hanno 
accettato  naturalmente  il  pi'imo  fatto  favorevole  all'  uomo,  e  quanto 
aH'altro  favorevole  alia  donna  hanno  messo  fuori  1'  idea  die  si  trat- 
tava  di  uno  dei  tanti  segni  d'infantilismo  (').  Abbiamo  detto  inprin- 
dpio  die  pensiamo  di  questo  preteso  infantilismo,  die  in  realta  si 
riduce  a  semplid  coinddenze  o  a  persistenze  utili.  Eccezionalmente 
si  osservano  (a  parte  I'infantilismo  generale  patologico,  del  quale  non 
d  occupiamo),  delle  persistenze  autentidie  di  caratteri  infantili  nel- 
I'adulto,  doe  veri  parziali  arresti  di  sviluppo :  cosi  la  forma  penta- 
gonoide  del  cranio  umano  infantile  qualclie  volta  si  trova  nell'adulto, 
ma  do  tanto  neli'  uomo  die  nella  donna  ;  lo  stesso  dicasi  della  forma 
infantile  dell'apertura  nasale  (Mingazzini) :  sono  quelle  die  io  ho 
chiamato  variazioni  morfologiche  su  fondo  infantile  (^).  I  wormiani 
fontanellari,  che  nello  state  adulto  riproducono  spazi  fontanellari  in- 
fantili, e  rappresentano  in  un  certo  sense  I'equivalente  e  la  conti- 
nuazione  di  uno  state  infantile  (^),  sono  tutt'altro  che  caratteristici 
del  cranio  femminile.  Le  imperfezioni  imputabih  a  un  circoscritto 
infantilismo  sono  dunque  ugualmente  distribuite  fra  i  due  sessi. 
Tutt'altro  e  il  case  concernente  la  sinostosi  delle  suture,  in  cui  si 
ha  una  differenza  di  com  portamento  nei  due  sessi,  per  cui  tutt'altra 
dev'essere  la  spiegazione  ;  oltre  a  do  tale  differenza  e  normale,  e 
anche  per  questo  non  e  il  case  di  parlare  di  un  circoscritto  arresto 
di  sviluppo,  che,  secondo  me,  non  bisogna  mai  far  intervenire  nei 
fatti  normali ;  piuttosto,  e  do  e  ben  differente,  si  puo  pensare  a 
una  persistenza  utile.  Appunto  la  spiegazione  data  dal  Manouvrier 
conforta  il  nostro  mode  di  vedere,  oltre  che  si  accorda  con  tiitte 
le  altre  superiorita  relative  che  dobbiamo  riconoscere  al  cranio  fem- 
minile. 

Ne  infantilismo,  dunque,  ne  inferiorita  somatica,  e  che    il  pre- 
concetto  sia  una  buona  volta  handito  daha  scienza. 


(1)  P  i  c  o  z  z  o.  —  Le  suture  della  volta  cranica  in  rapporto  al  sesso.  —  Attidella  Sociela  Rom. 
di  Antropologm.  Vol.  HI,  p.  147.  —  Le  conclusioni  di  questo  A.  sono  state  gia  da  me  altra  volta 
criticate.  —  Cfr.  Archivio  per  I'Antrop.  e  VEtnol.   1H97.  Fasc.  II,  p.  232. 

(2)  G  iu  ff  rid  a-Ruggeri.  —  Variations  morphologiques  du  crane  humain.  —  Arclaves  d'an- 
Ihrop.  criminelle,  n.  94,  Lyon  1901. 

(3)  G  iu  ffri  da-Rugger  i.  —  Sul  significato  delle  ossa  fontanellari  e  dei  forami  parietali  e 
sulla  pretesa  penuria  ossca  del  cranio  umano.  —  Atti  della  Sociela  Rom.  di  Antropologia.  Vol.  VII, 
Fasc.  III.  —  In  questo  la  mia  opinione  6  opposta  a  quella  di  Manouvrier.  Cfr.  Dictionnaire 
citato  p    1108. 


-   322 


NOTIZIE 


VII''  Congresso  Internazionale  d'Agricoltura. 

Dal  19  al  23  aprile  p.  v.  si  terra  iu  Roma  il  VII°  Congresso  Internazionale 
d'Agricoltura;  esso  si  riailaccia  ai  precedenti  congressi  tenuti  a  Parigi  (1889), 
all'Aja  (1891),  Bruxelles  (1895),  Budapest  (1896),  Losanna  (1898),  Parigi  (1900). 

II  Congresso  si  divide  in  dieci  sezioni,  tra  le  quail  la  4^  riguarda  la  Eco- 
nomia  del  bestiame  (apicultura,  avicultura,  bachicultura  ecc.)  e  la  7^^  riguarda 
la  Lotta  contro  iparaHsiti,  \a,  Patologia  vegetale,  la  Protezione  degli  animali  ut.ili. 

Fra  i  temi  e  le  comunicazioni  ne  abbiamo  notate  molte  ed  interessanti 
per  la  Zoologia  applicata. 

Oltre  che  a  svolgere  I'opera  loro  nelle  sedute  in  Roma,  i  sigg.  Congres- 
sisti  saranno  invitati  ad  escursioni  al  Fucino,  a  Cerignola,  alle  Bonifiche  del 
Ferrarese  ed  in  varie  regioni  agricole  del  Mezzogiorno  e  delle  Isole,  della 
Toscana  e  della  Lombardia. 

L'iscrizione  al  Congresso  (Tassa  lire  20;  ed  ogni  corrispondenza  relativa 
al  Congresso  stesso,  sara  diretta  all' On.  Deputato  Edoardo  Ottavi,  Roma, 
Camera  dei  Deputati. 

Le  Ferrovie  e  le  Societa  di  Navigazione  concedono  le  facilitazioni  e  ri- 
duzioni  d'uso. 


CosiMO  Chbrubini,  Amministkatore-uesponsabile. 


iHfijIlt 


Milano  -  Via  G-.  Revere,  S  -  Milano 


UNICA  FABBRIGA  NAZIONALE 

DI  MICROSCOPI  ED  ACCESSORI 

DITTA    FORNITRICE 

di  tutii   i  Gabiuetti  Uuiyersitari  del  Re^no 


MICROSCOPIO  GRANDE  MODELLO 

con  cremtigliera,  apparato  Abbe,  diaframma 
ad  iride,  tavolino  in  ebanite,  revolver,  due 
obbiettivi  a  secco  3e  7*,  uno  ad  immersione 
omogenea  Via"?  ^^^^  oculari  2  e  4 ;  il  tutto 
posto  in  elegante  arraadietto  in  mogano 
L.  400 
i^ingrandimenti  fino  a  1000  diametri) 

NiioYo  oliWeltiyo  V15"  Seiuiapocroniatico 

IMMERSIONE  OMOGENEA 
Obbiettivo  raccomandato  per  la  grande  po- 
tenza  e  per  la  sua  durata  (Vedi  Zeit- 
.schrift  f  Urioissenschaft.  Microscopie  del 
12  settembre  1894,  Band  XI,  Heft  2) 
II.  200  coi  due  oculari  compensatori 
4  ed  8.  

CATALOGO  GENERALE  GRATIS 

a  seiuplice  riclupsla 

Pagamenti  rateali  inenaili 
pel  Sigg.  Ufficiali  sanitari  comunali. 


Firenze,  1903..  —  Tip.  L.  Niccolai,  Via  Faenza,  4-1. 


MonitoFe  Zoologieo  Italiano 

(Pubblicazioni  Italiane  di  Zoologia,  Anatomia,  Embrioiogia) 

Organo  ufficiale  della  Unione  Zoologica  Italiana 

DIRKTTO 
DAI    DOTTORI 

GIULIO  GHIARUGI  EUGENIO  FIGALBI 

Prof,  (li   Anatomia  umaua  Prof,  di  Anatomia  conip.  e  Zoologia 

nel  R.  Istituto  di  Studi  Super,  in  Kirenze  nella  R.  Universitii  di  Fadova 

Ufficio  di  Direzione  ed  Amministrazione :  Istituto  Anatomico^  Firenze. 
12  numeri  all' anno  —  Abbuonamento  annuo  L.  15. 

XIII  Anno  Firenze,  Deeembre  1902  Supplemento 

RENDICONTO 

DEI.LA 

TERZA  ASSEMBLEA  ORDINARIA  E  DEL  CONVEGNO  DELL'UNIONE  ZOOLOGICA  ITALIANA 

IN  ROMA  (31  Ottobre-3  Novembre  1902) 


Ufficio  di  Presidenza: 

Presidente :  Emery  prof.  Carlo  -  Vice-Preside7iti :  Pavesi  prof.  Ple- 
tro,  Parona  prof.  Corrado  -  Segretario-Cassicre:  Monticelli 
prof.  Francesco  Saverio  -  Vice-Segretario :  Ghigi  dott,  Ales- 
sandro. 

Comitato  ordinatore: 

Todaro  Senatore  prof.  Francesco  Presidente  -  Grassi  prof.  Batti- 
sta,  Luciani  prof.  Luigi  -  Pirotta  prof.  Romualdo  -  Ver- 
sari  prof.  Riccardo  -  Vinciguerra  prof.  Decio  -  Cermenati 
prof.  Mario  -  Lanzi  prof.  Matteo  -  Supino  prof.  Fe- 
lice, Segretario. 

Venerdi  31  ottobre. 

Seduta  inaugurale  (antimeridiana). 

(neH'Aula  Magna  della  R.  Universita). 

Sono  presenti  il  Prefetto  della  Provincia  di  Roma,  Cotnm.  Colmayer ; 
I'avv.  Trompeo,  rappresentante  il  Municipio  di  Roma  ;  il  Prof.  Blaserna  per 
la  R,  Accademia  dei  Lincei ;  il  Prof.  Carruccio,  Presidente  della  Societa  Zoo- 
logica Italiana. 

Intervengono  all'adunanza  gli  aderenti  al  Convegno  nuraerosi  invitati  e 
molte  Signore. 

M.  Z.  —  Supplemento.  I 


_  2  - 

II  Senatore  Todaro,  Presidente  del  Comitato  ordinatore,  comunica  un  te- 
legramma  di  S.  E.  il  Ministro  della  Pubblica  Istruzione,  impedito  d'  intervenire 
alia  seduta,  e  porge  il  suo  saluto  ai  Soci  dell' Unione  radunati  in  Roma,  colle 
seguenti  parole : 

A  nome  del  Comitate,  che  mi  onoro  di  presiedere,  ed  a  nome  vostro,  ehe 
mi  avete  eletto,  incoraincio  dal  ringraziare  il  Capo  della  Proviacia,  il  E.ap- 
presentante  del  Municipio  e  il  Presidente  della  Classe  delle  scienze  fisiche  e 
naturali  della  R.  Accademia  dei  Lincei,  venuti  ad  accrescere  con  la  loro  pre- 
senza  la  solennita  con  la  quale  inauguriamo  il  uostro  Congress©.  Do  pertanto 
il  benvenuto  a  voi,  i  quali,  oltre  che  dalla  scienza  foste  attratti  dal  nome  di 
questa  citta,  nella  quale  siaino  riuniti ;  poiche  Roma,  dominatrice  del  mondo, 
come  signoi-eggio  su  tutte  le  manifestazioni  del  pensiero  umano,  cosi  si  pose 
a  capo  anche  delle  scienze  naturali. 

Senza  risalire  a  Plinio,  che,  emulando  Aristotile,  scrisse  sopra  i  tre  regni 
della  natura,  basta  richiamare  alia  vostra  memoria  il  fatto  che  i  due  indirizzi, 
I'indirizzo  sperimentale  e  1' indirizzo  sistematico,  in  oggi  seguiti  dalla  nostra 
scienza,  furono  per  la  prima  volta  stabiliti  da'  Lincei,  i  quali  ini^iarono  la  grande 
rivoluzione  scieutifica  del  secolo  XVII,  d'oiide  e  derivato  tutto  il  progresso  mo- 
derno,  scientifico  e  sociale.  Furono  i  Lincei  i  primi  che  all'alba  del  1600  istitui- 
rono  le  esperieuze  sopra  i  fenomeni  naturali  e  che,  nel  1651,  pubblicarono  la 
Storia  degli  animali,  delle  piante  e  dei  minerali  del  Messico,  la  quale  fa  la 
prima  opera  di  sistematica  comparsa  nei  primordi  del  rinascimento  scienti- 
fico. 

In  quest'opera,  nella  quale  i  Lincei  posero  una  grandissima  cura,  e  soprat- 
tutto  ammirevole  il  trattato  delle  piante,  studiate  dal  celebre  botanico  Fabio- 
Colonna  ed  illustrate  dalle  tavole  fitografiche  del  principe  Federico  Cesi.  Questi, 
d'  ingegno  eletto  e  di  studi  universali,  aveva  pubblicato,  fin  dal  1625,  il  libro 
sopra  le  Api  fApiarium),  sul  frontespizio  del  quale  sono  riprodotte  le  figure 
de'vari  organi  dell'Ape  mellifica,  che  il  linceo  Francesco  Stelluti  aveva  ritratto 
dal  microscopio.  Tale  frontespizio  rappresenta  una  tavola,  stampata  per  la  prima 
volta  con  figure  microscopiche ;  e  pero  il  vostro  Comitato  ha  voluto  ripro- 
durla  nella  tessera,  quale  prezioso  ricordo  del  Cingresso  zoologico  di  Roma. 

Ora,  qualunque  sia  1'  indirizzo  o  la  via  che  si  batte  nella  scienza,  raerito 
principale  dei  Lincei  si  fu  quello  di  stabilire  che  la  cognizione  umana  si 
acquista,  non  sillogizzando  astrattamente,  ma  inducendo  le  cause  reali  dei 
fenomeni    naturali  e  provandole  con  I'esperienza. 

I  Lincei  proclamarono  la  liberta  del  pensiero,  I'amore  del  vero,  la  con- 
fessione  della  ignoranza,  e  per  questo  furono  perseguitati  quali  innovatori 
temerari  e  pericolosi.  Ma  Federico  Cesi,  nel  suo  discorso  inaugurale  prouun- 
ciato  il  24  dicembio  1603,  sprezzando  gli  ignoranti  ed  i  raaligni,  esclamava  : 

«  Che  importa  che  dicano  male  di  noi  coloro  dai  quali  sarebbe  vergogna 
I'esser  lodati  ?  Siano  pure  nostri  nemici,  poiche  noi  sdegneremmo  di  annove- 
rarli  nella  nostra  amicizia.  AU'incontro  la  purita  delle  nostre  intenzioni,  la 
vita  irreprensibile  che  noi  meniamo,  I'utiliti  degli  studi,  ai  quali  non  cessia- 
mo  di  applicarci  indefessamente,  debbono  assicurarci  la  stima  di  tutti  i  buoni 
e  la  riconoscenza  dell'etade  avvenire  ». 

E  veramente  noi  dobbiamo  riconoscere  nei  Lincei  i  nostri  progenitori  intel- 
lettuali,  i  precur.soii  della  nostra  scienza,  perciocche  il  metodo  da  essi  intx-odotto 
nella  ricerca  del  vero  ha  servito  all'  incremento  del  progresso  scientifico  non 


-   3   - 

interrotto  per  ben  tre  secoli.  Galileo  in  il  primo  che,  ricercando  le  cause 
reali  dei  feiioraeni  naturali,  pose  la  Fisica  nella  via  speriraentale  aperta  dai 
Lincei,  nella  quale  di  poi  Alfonso  Borelli  e  Marcello  Malpighi  incamminarono 
la  Medicina  e  la  Biologia. 

II  Borelli  sostenne  che  le  cause  dei  fenomeni  vitali  sono  jatromeccaniche 
o  fisiche.  Second©  lui,  i  fenomeni  della  nutrizione,  e  quindi  la  forma  e  la  na- 
tura  degli  esseri  viventi  ad  essa  collegate,  sarebbero  I'eflfetto  dell'azione  dei 
vasi  sopra  i  succhi  nutrivi.  A.  prova  invoca  I'esperimento  ordinario  dell'inne- 
sto  delle  piante,  nelle  quali,  egli  dice,  i  succhi  della  parte  selvatica,  passando 
nei  vasi  della  parte  domestica,  acquistano  altra  configurazione  e  nuova  in- 
dole, similmente  alle  particelle  nutritive  sciolte  nell'acqua,  le  quali,  passando 
per  le  cosiddette  fistole  delle  radici,  assumerebbero  la  forma  e  I'indole  pro- 
pria della  pianta. 

Mancava  intanto  al  Borelli  un  esempio  negli  animali,  e  quindi,  allorche 
nel  1661  il  Malpighi  gli  comunicava  la  scoperta  della  struttura  vescicolare 
dei  polmoni,  nei  quali  insieme  all'entrata  e  all'uscita  dell'aria  dalle  vescicole 
ha  luogo  11  movimento,  il  Borelli  rispondeva  subito:  «  La  cosa  e  di  tanta  im- 
portanza  che  merita  di  comparire  in  pubblico  ancho  se  fosse  mezzo  foglio  »; 
poiche  avvisava  nella  scoperta  del  Malpighi  la  conferma  negli  animali  della 
sua  teoria  jatromeccanica.  Ma  mentre  per  Borelli  le  cause  dei  fenomeni  vitali 
sarebbero  fisiche  soltanto,  il  Malpighi  scopriva  ch'esse  sono  fisiche  e  chimiche 
nello  stesso  tempo;  quindi  spetta  al  Malpighi  il  merito  di  aver  stabilito  il 
principio  della  meccanica  biologica  o  della  biomeccanica,  come  gii  ho  avuto 
occasione  di  mettere  in  rilievo.  II  principio  stabilito  dal  Malpighi  fu  confer- 
mato  da  Lazzaro  Spallanzani,  il  quale,  dimostro  che  le  cause  fisico-chimiche 
operano  nell'intima  trama  dei  tessuti  degli  esseri  viventi. 

Nei  nostri  tempi  Luigi  Pasteur,  con  una  lunga  serie  di  esperienze,  di- 
mostro che  iu  molti  processi  di  trasformazione  chiraica  interviene  1'  azione 
vitale  di  esseri  inOnitamente  piccoli,  i  microbi.  Dopo  avere  scoperto  la  dissim- 
metria  molecolare  per  I'azione  dei  fermenti  organic!,  egli  trovo  che  tale  azione 
e  dovuta  ai  microbi,  i  quali,  nel  tempo  stesso  che  fissano  I'azoto  dell' atmo- 
sfera  come  e  stato  dimostrato  ultimamente  da  vari  ric^rcatori,  disgregano  le 
sostanze  organiche  degli  esseri  morti  iu  modo  che  esse  possono  venire  uti- 
lizzate  dagli  esseri  che  vivono,  assicurando  cosi  la  circolazione  della  vita.  II 
Pasteur  ha  provato  inoltre  che  alcuni  microbi  possono  esercitare  direttamente 
sopra  gli  organismi  vivi  la  loro  azione  fisico-chimica,  per  la  quale  alcuni  di 
essi  riescono  letali ;  ed  ha  dimostrato  poi  che  alcuni  di  questi  microrganismi 
raorbigeni,  modificandosi  spontaneamente  col  tempo,  o  artificialmente  atte- 
nuati,  possono  dare  1'  immunita,  formulando  cosi  il  principio  dell'azione  vac- 
cinante  dei  virus  attenuati. 

Esperienze  consimili  a  quelle,  che  hanno  condotto  il  grande  sperimenta- 
tore  francese  alia  scoperta  dell'importanza  biologica  dei  microbi,  furono  per 
la  prima  volta  istituite  da'  Lincei,  onde  risolvere  il  problema  della  genera- 
zione  degli  esseri  viventi  nella  putrefazione  delle  sostanze  organiche,  espe- 
rienze che  vennero  riprese  dallo  Spallanzani  per  confutare  la  teoria  della  ge- 
nerazione  spontanea,  la  quale  fu  definitivamente  abbandonata  in  seguito  al 
metodo  rigoroso  con  cui  tali  esperienze  sono  state  condotte  dal  Pasteur. 

L'applicazione  del  metodo  sperimentale  ha  portato,  in  questi  ultimi  tempi 


_  4  - 

il  suo  benefice  influsso  anche  alia  Sistematica,  trasformandola  da  empirica  in 
scientifica. 

II  concetto  della  specie  era  stato  fondato  da  Linneo  sopra  i  caratteri 
esterni  degli  esseri  viventi,  quando  Giorgio  Cuvier  sostenne  che  a  cio  era 
necessaria  I'analisi  completa  della  loro  struttura  e  C.  Ernesto  von  Baer  ne 
rilevo  la  importanza  nello  studio  dello  sviluppo  individuate,  od  ontogenetico 
come  oggi  si  dice.  Intanto  Geoffroy  Saint-Hilaire,  Lamarck  e  Carlo  Darwin 
dimostrarono  che  una  classificazione  naturale  degli  esseri  viventi  implica  lo 
sviluppo  filogenetico  o  della  specie;  avvegnache,  como  non  esistouo  individui 
preformati,  cosi  non  vi  sono  neppure  specie  fisse.  In  natura  tutto  e  divenire, 
e  quindi  lo  sviluppo  della  specie  e  detto  anche  evoluzione  o  discendenza. 

Tuttavia,  dovendosi  stabilire  le  parentele  fra  gli  esseri  viventi,  bisogna 
risalire  dai  discendenti  agli  ascendenti  per  ricercare,  con  procedimento  sin- 
tetico,  il  valore  ed  il  significato  degli  organi ;  poiche,  checche  se  ne  pensi  da 
taluni,  i  caratteri  fondamentali  della  tassonomia  risiedono  nella  morfologia, 
la  quale  e  cominciata  con  lo  studio  della  coraposizione  e  del  significato  della 
testa  dei  vertebrati. 

Nel  1790  Wolfango  Goethe  scriveva  da  Venezia  alia  signora  Heider  : 
«  Per  un  singolare  ma  felice  caso.  mentre  passeggiavo  nel  cimitero  de- 
gli ebrei,  il  mio  domestico  raccoglie  il  cranio  di  un  animale  e  me  lo  porge 
scherzevolmente,  credendo  di  presentarmi  la  testa  di  un  ebreo :  e  senza  dub- 
bio  ei  mi  fa  fare  un  passo  di  piu  nella  spiegazione  delle  forme  auimali.  Ec- 
comi  posto  iniianzi  ad  una  nuova  porta,  aspettando  che  la  fortuna  me  ne  of- 
fra  la  chiave  ». 

II  primo  che  tento  aprire  questa  porta  fu  Lorenzo  Oken  nel  1807 
merce  la  sua  celebre  teoria  vertebrale,  secondo  la  quale  il  cranio  e  composto 
di  vertebre  raoditicate.  Questa  teoria  domiao  per  piu  di  cinquant'  anni  nella 
scienza ;  ma  gli  osservatori  non  furono  d'  accordo  sul  numero  delle  vertebre 
craniche ;  molti  ammisero  con  Oken  che  esse  lossero  quattro,  alcuni  sosten- 
nero  che  non  erano  piu  di  tre,  ed  altri  portarono  a  sette  il  numero  loro. 

Questa  differenza  nel  modo  di  contare  le  vertebre  del  cranio,  dipende  dal 
fatto  che  i  termini  di  contronto  fra  le  ossa  del  cranio  e  quelle  della  colonna 
vertebrale  non  sono  corrispondenti :  quests  derivano  tutte  dalle  vertebre  car- 
tilaginee;  quelle,  soltanto  nella  base  del  cranio  provengono  da  cartilagine, 
laddove  nella  volta  derivano  dal  tessuto  congiuntivo  come  ossa  di  ricuopri 
mento  o  dello  scheletro  esterno.  D'altro  canto,  mentre,  alio  stadio  cartilagineo, 
la  colonna  vertebrale  continua  ad  essere  divisa  in  segmenti,  essendo  la  sua 
una  segmentazione  primitiva,  il  cranio,  in  questo  stadio,  e  tutto  di  un  pezzo 
(cranio  primordiale),  e  la  sua  ripartizione  in  ossa  distinte  accade  secondaria- 
mente  col  processo  di  ossificazione.  Per  quosti  motivi,  la  teoria  vertebrale 
venne  combattuta  nel  1864  da  E.  Tommaso  Huxley  e  nel  1872  Carlo  Gegenbaur 
vi  sostitui  la  teoria  segmentale.  Con  tale  teoria  il  Gegenbaur  ha  cercato  di 
risolvere  per  via  indiretta  o  per  induzione,  servendosi  della  coraparazione 
anatomica,  il  problema  posto  dal  genio  di  Goethe,  ragionando  press'a  poco 
nel  modo  seguente  : 

Poich6  il  corpo  dei  vertebrati  6  metamerico,  tutti  i  sistemi  organici  ri- 
sultano  composti  di  un  egual  numero  di  segmenti  equivalenti  od  omodinami 
detti  anche  metamere.  Nel  tronco  ogni  segmento  compx-ende  una  vertebra 
avente  uu  paio  di  costole,  alle  quali  6  aunesso  un  paio    di    segmenti  musco- 


-  5  - 

lari,  e  corrisponde  un  paio  di  nervi  spinali.  II  cranio,  di  data  antichissima, 
si  trova  invece,  nello  stadio  cartilagineo,  fuso  tutto  in  un  pezzo,  come  dianzi 
si  e  detto,  e  non  lascia  vedere,  secondo  Gegenbaur,  in  nessun  momento  della 
sua  esistenza,  i  segmenti  che  lo  compongono.  Ma  siccome,  in  questo  stadio, 
si  possono  con  tare  nella  testa  gli  archi  branchiali  o  viscerali,  che,  secondo 
lui,  corrisponderebbero  alle  costole,  i  segmenti  muscolari  ed  i  nervi  spi- 
naliformi,  cosi  dal  numero  concorde  de'  segmenti  o  metamere  di  questi  si- 
stemi  organici,  si  potrebbero  inierire  il  numero  dei  segmenti  dello  scheletro 
cranico,  che  sarebbero  nove. 

Ma  dopo  la  scoperta  delle  cavit^  cefalichp  fatta  dal  Balfour,  nel  1876, 
la  ricerca  dal  campo  anatomico  si  e  estesa  in  quello  embriologico. 

II  Balfour  scopri  negli  embrioni  dei  pescecani  che  la  cavita  generale  del 
r-orpo,  od  il  celoma  si  prolunga  nei  lati  della  testa  fiuo  alia  vescicola  ocu- 
lare,  e  separa  il  mesoderma  in  due  laraine,  somatica  e  viscerale,  come  nel 
tronco.  Questa  importantissima  scoperta  prova  che  la  testa  b  parte  integrante 
del  tronco,  e  conferma  quindi  1'  idea  geniale  di  Goethe  ed  Oken.  Parve  che 
egli  confermasse  anche  la  teoria  segmentale  del  Gegenbaur ;  poiche  trovo  che, 
in  seguito  alia  formazione  delle  fessure  branchiali,  questa  parte  del  celoma  si 
suddivide  in  caviti  secondarie,  che  chiamo  «  cavita  cefaliche  ».  Secondo  Balfour 
le  caviti  cefaliche  rappresenterebbero  il  celoma  originario  tutto  intero,  il 
quale  nel  tronco  si  presenta  diviso  nel  celoma  secondario,  o  cavita  pleuro-pe- 
ritoneale  interposta  fra  le  lamine  latei-ali,  e  nei  loculi  dei  segmenti  meso- 
dermici  della  lamina  dorsale  ;  quindi  i  segmenti,  prodotti  nel  mesoderma  della 
testa  dalla  branchiomeria,  conterrebbero  le  due  parti,  ventrale  e  dorsale, 
del  sacco  celomatico  e,  benche  posti  ventralmente,  corrisponderebbero  a'  seg- 
menti della  lamina  dorsale  del  tronco.  Cosi  il  Balfour  ha  tentato  di  risol- 
vere  embriologicamente  nei  pescecani  il  problema  della  composizione  della 
testa  nel  senso  della  teoria  del  Gegenbaur,  secondo  la  quale,  come  si  e  detto 
dianzi,  tutto  il  corpo  e  diviso  in  metamere  o  segmenti,  e  quindi  gli  organi 
contenuti  in  ogni  segmento,  sarebbero   rispettivamente  equipoUenti. 

L'osservazione  piu  ovvia  ci  insegna  invece  che,  nel  tronco  del  corpo 
degli  embrioni,  e  segmentata  soltanto  la  lamina  dorsale,  e  tale  segraenta- 
zione,  o  mesomeria,  e  propriety  inerente  al  mesoderma,  nel  quale  e  primi- 
tiva  ed  attiva.  La  branchiomeria,  che  accade  ventralmente  nel  mesoderma 
della  testa,  e  secondaria  e  passiva,  e  non  puo  essere  quindi  omodinama  alia 
mesomeria  della  lamina  dorsale  del  tronco,  come  ha  fatto  rilevare  F.  Ahlborn, 
il  quale  ha  sostenuto  che  gli  archi  viscerali  che  si  formano  dai  branchiomeri, 
non  possono  essere  equivalenti  alle  costole,  che  derivano  dagli  sclerotomi  e 
rispettivamente  dai  segmenti  mesodermici. 

Adunque  la  segmentazione  propria  del  mesoderma,  anche  nella  testa,  dovr^ 
essere  attiva  e  spontanea  come  nel  tronco;  quindi  la  branchiomeria,  e  rispet- 
tivamente la  formazione  degli  archi,  concorre  certaraente  a  farci  conoscere  la 
composizione  della  testa,  ma  non  spiega  la  sua  originaria  derivazione  ;  es- 
sendo  carattere  acquisito  per  adattamento  secondario.  Lo  stesso  dicasi  dei  nervi 
segmental),  che  divengono  tali  per  la  loro  distribuzione  negli  organi  segmen- 
tali  del  mesoderma.  II  midoUo  spinale,  come  tutto  il  sislema  nervoso  centrale, 
non  presenta  mai  carattere  metamerico  in  alcun  momento  della  sua  esistenza, 
come  taluni  hanno  sostenuto. 

La  scoperta  delle  cavita  cefaliche  del  Balfour  e  stata  confermata  da  Milne 


-   6   - 

Marshall  e  dal  Van  Wijhe.  Ma  questi  duo  osservatori  dimostrarono  che  tali 
cavita  corrispondoiio  a!  celoma  secondai'io,  posto  fra  ie  due  lamine  lateral!  del 
tronco ;  poiche  essi  scoprirono  le  mesomere  od  i  veri  segment!  mesodermici 
nella  parte  dorsale  della  testa.  Avendo  Van  Wijhe  trovato  nella  testa  del- 
I'embrione  del  pescecani,  vale  a  dire  in  quel  gruppo  di  vertebrati  che  secondo 
Gegenbaur  sarebbe  prinaitivo,  che  i  segmenti  mesodermici  sono  in  numero  di 
nove,  eguali  percio  al  numero  dei  segmenti  cranici  stabiliti  anatomicamente 
dal  Gegenbaur,  e  che  ciascuno  di  questi  segmenti  si  divide,  come  i  segmenti 
mesodermici  del  tronco,  in  un  segmento  muscolare  (raiotomo)  ed  in  un  seg- 
mento  scheletrico  (sclerotomo),  sebbene  questo  assai  fugace,  parve  a  tutti  che 
il  Van  Wijhe  avesse  dato  il  fondamento  embriologico  alia  teoria  segmentale 
della  testa  dei  vertebrati. 

Questa  favorevole  opinione  venne  scossa  dalla  scoperta  fatta  da  Anton 
Dohrn  di  un  numero  assai  maggiore  di  segmenti  mesodermici  nella  testa 
degli  embrioni  degli  stessi  pescecani,  in  uno  stadio  piu  precocedisviluppo.il 
Dohrn  ha  dimostrato,  che  dei  nove  segmenti  mesodermici  che  si  trovano  nello 
stadio  descritto  da  Van  Wijhe,  i  cinque  anterior!  risultano  format!  da  un  nu- 
mero variabile  dei  segmenti  primitivi  dello  stadio  anteriore  ;  quindi  soltanto 
!  quattro  segmenti  posteriori  della  testa  sono  omodinami  ai  segmenti  meso- 
dermici del  tronco.  Questo  modo  di  vedere  e  stato  accolto  dallo  stesso  Gegen- 
baur, il  quale  riteneudo  che  la  parte  anteriore  della  testa  fosse  la  piu  antica, 
1'  ha  chiamata  primaria,  ed  ha  ritenuta  come  secondaria  la  regione  occipitale. 

Ultimamente  Max  Furbi'inger,  a  conferma  della  teoria  segmontale,  ha  pub- 
blicato  un  lungo  studio  anatomocomparativo  sopra  !  nervi  spino-occipitali 
de'  selach!  e  degli  olocefali,  e  loro  morfologia  comparata.  A  suo  modo  di  ve- 
dere, mentre  la  regione  anteriore  della  testa,  paleocranium,  non  sarebbe  stata 
ma!  segmentata,  la  regi(me  occipitale,  neocranium,  e  composta  di  metaraere, 
provenienti  dall'estremita  anteriore  del  tronco,  che  si  sono  assimilate  alia  te- 
sta in  due  epoche  successive,  trascinando  inuanz!  parte  del  midollo  spinale. 
Percio  distingue  le  vertebre  del  neocranium  in  protometamere  e  auximetamere, 
e  corrispondentemente  divide  i  nervi  della  regione  occipitale  in  nervi  occi- 
pital! e  nervi  occipito-spinali. 

La  teoria  segmentale  ha  servito  a  far  progredire  la  scienza  non  meno 
della  teoria  vertebrale.  Molti  lavor!  important!  sono  stati  pubblicati,  non  solo 
sugl!  embrioni  dei  pescecani,  ma  di  tutti  gli  altri  vertebrati,  lavori  che  hanno 
messo  in  campo  nuove  idee,  che  la  brevity  del  tempo  non  mi  perraette  di  svi- 
luppare  ;  per  cui  mi  sono  ristretto  ad  esporre  la  teoria  segmentale  nei  suo! 
ti-atti  fondamentali  quale  1'  ha  tracciata  il  suo  autore  e  1'  hanno  intesa  i  suo! 
seguaci.  Voglio  soltanto  aggiungere  che  le  due  cavit^  premandibolari,  omolo- 
ghe  secondo  Baltour,  van  Wijhe,  Hofiman,  Kastschenko,  Eduardo  van  Bene 
den,  Oppei,  Corning  e  Dorello  alle  vescicole  celomatiche  precordial!  delle 
ascidie  e  AQWAmphioxus^  sarebbero  per  Dohrn,  Kupflfer,  Staderini,  e  Salvi, 
tasche  branchial!  formate  da  due  estroflessioni  anteriori  dell'intestino  ce- 
falico,  cui  restano  legate  da  un  nordone  cellulare.  D'altronde  ho  esposte  le 
due  teorie  che  si  riferiscono  alia  composizione  della  testa  nell'intento  di 
notare  che  questo  problema  ha  dato  origine  ad  una  nuova  scienza,  la 
morfologia,  che  forma  la  gloria  del  secolo  ora  decorso  e  costituisce  il  ra- 
mo  piu  importante  della  zoologia  scientifica,  o  almeno  quelle  che  k  dato 
piu  frutti.  Difatti  !  caratteri   morfologici,  come    ho   gia   detto  sopra,  sono  gli 


e'ementi  tassonoraici  essenziali  in  una  classificazione  naturals ;  potendosi  per 
essi  non  solo  trovare  le  parentele  fra  gli  esseri  viventi,  ma  giungere  alia 
ricostruzione  di  forme  originarie  scomparse.  Come  lo  stesso  Goethe  sosten- 
ne,  le  differenze  di  struttura,  che  si  trovano  nelle  varie  specie,  si  possono  ri- 
condcirre  ad  una  forma  tipica,  della  quale  e  possibile  ricercare  le  cause  che 
agiscono  per  differenziarla  all'  infinito.  II  Goethe  sviluppo  questo  suo  pen- 
siero  nel  1795  in  «  un  disegno  di  Anatomia  comparata  partendo  dall'osteo- 
logia  »• 

Dominato  dallo  stesso  pensiero,  nel  1874  Ernesto  Haeckel,  sul  fondamento 
dei  fatti,  che  vennero  a  mano  a  mano  discoprendosi  nel  secolo  passato  in  tutto 
il  campo  dell'Embriologia,  alia  teoria  dei  «  tipi  »  di  Cuvier  e  Baer  sostituiva 
la  <  Gastraea- Teoria  »  innalzata  sopra  le  basi  delia  filogenia;  della  quale  teo- 
ria il  principle  dominante  e  «  la  omologia  dei  foglietti  germinativi  e  dell'in- 
testino  primitivo,  ed  il  successivo  differenziameuto  dell'asse  crociato  e  del  ce- 
loma  ».  E.  Haeckel  spiega  le  rassomiglianze  morfologiche  e  le  differenze  tipiche 
della  struttura  degli  animali,  stabilendo  il  nesso  causale  fra  lo  sviluppo  degli 
individui  e  quelle  della  specie,  ossia  fra  I'ontogenia  e  la  filogenia,  come  egli 
chiama  le  due  parti  della  storia  dello  sviluppo.  Secondo  lui,  I'ontogenia  es- 
sendo  una  breve  e  fugace  ripetizione  della  filogenia,  non  avrebbe  potuto  esi- 
stere  senza  di  questa,  la  quale  sarebbe  la  vera  causa  meccanica  dello  sviluppo 
degli  individui,  dipendente  da  due  grandi  funzioni:  I'eredit^  Cpropagazione), 
e  I'adattamento  (nutrizione). 

E  pur  vero  che  lo  sviluppo  della  specie  e  condizione  necessaria  per  lo 
sviluppo  degli  individui,  ripetendosi  in  questi,  in  modo  allargato  e  netto 
(«  palingenetico  »)  ovvero  abbreviato  e  falsificato  («  coenogenetico  »)  i  carat- 
teri  degli  antenati ;  ma  in  alcuni  casi,  nello  sviluppo  individuale,  si  soppri- 
mono  addirittura  i  primi  stati  dello  sviluppo  filogenetico.  Nelle  Molgulidi  e 
nelle  Salpidi,  gli  stati  gastrulare,  celomatico  e  cordato,  non  si  ripetono  nella 
ontogenia  come  nelle  ascidie;  ma  la  forma  del  tunicate  segue  direttamente 
la  segmentazione  dell'uovo,  sebbene,  a  causa  dell'  intervento  delle  cellule  fol- 
licolari  nella  formai'.ione  del  prime  abbozzo  embrionale,  avvengano  in  questo 
dei  mutamenti,  che  variano  da  una  specie  all'altra. 

Nel  1880  ho  scoperto  nelle  salpe  che,  contemporaneamente  alia  segmen- 
tazione dell'uovo  la  quale  accade  nel  follicolo,  proliferano  le  cellule  follico- 
lari,  che  si  mescolano  con  le  sfere  di  segmentazione  e  forraano  insieme  il 
primo  abbozzo  embrionale;  pero  dimostrai  che  le  cellule  follicolari  portano  il 
vitello  nutritive  e  spariscono  a  mano  a  mano  ch'esso  si  impiega  a  nutrire  le 
sfere  di  segmentazione  dell'ovo,  delle  quali  derivano  gli  elementi  che  com- 
pongono  la  labbrica  della  forma  solitaria  e  della  forma  aggregata.  Adunque 
si  puo  affermare  che  I'ontogenia  non  ricapitola  sempre  tutta  la  filogenia  e 
quindi  questa  non  puo  essere  la  causa  efficiente  di  quella.  Trattandosi  di  mu- 
tamenti e  trasformazioni  che  avvengono  lungo  il  decorso  della  filogenia  per 
I'adattamento,  vale  a  dire  per  cause  esterne  che  agiscono  durevolmente  e  pro- 
fondamente  neU'eccmomia  animale  in  correlazione  del  ricambio  molecolare  cu 
e  legata  I'esistenza  degli  organisrai,  queste  cause  sono  giusta  il  principio 
del  Malpighi,  fisico-chimiche,  e  possono,  secondo  la  nuova  via  battuta  da  Gu- 
glielmoRoux  e  da'  suoi  seguaci,  ricercarsi  anche  sperimentalmente,  non  solo 
nella  rigenerazione  degli  organi,  ma  pure  nello  sviluppo  ontogenetico  e  filo 
genetico  degli  organism!. 


-  ^  -. 

I  caratteri  morfologici  degli  organi  e  le  cause  fisico-chimiche  che  ne  de- 
terminano  il  variare,  donde  la  continua  trasformazione  della  specie,  devono 
sopralutto  interessare  le  riostre  ricerche,  con  le  quali  miriamo  a  scoprire  la 
costituzione,  o  il  raeccanismo  raorfologico  ed  il  determinismo  biologico  degli 
organismi,  vale  a  dire,  il  come  ed  il  perche  della  forma  clie  presentano  gli 
esseri  viventi.  Con  la  morfologia,  applicando  il  processo  induttivo  fondato 
sopra  I'osservazione  dei  fenomeni  vitali,  veniamo  a  stabilire  i  principii  o  le 
teorie  :  con  la  verificazione  della  esperienza,  merce  la  embriologia  sperimen- 
tale,  o  la  meccanica  dello  sviluppo  degli  organismi,  ne  scopriamo  le  cause  fi- 
sico-chimiche che  ci  danno  la  certezza  obbiettiva. 

In  tal  caso  credo  che  si  possa  aflfermare  con  Galileo  <  che  la  cognizione 
umana  agguaglia  la  divina  nella  certezza  obbiettiva,  poiche  arriva  a  com- 
prendere  la  necessita,  sopra  la  quale  non  par  che  possa  essere  sicurezza  mag- 
giore  ». 

II  Presidente  dell'Unione  prof.  Carlo  Emery  dichiara  aperta  la  terza  As- 
semblea  ed  il  Convegno  della  Unione  Zoologica  col  discorso  che  segue : 

Signori^ 

Per  la  terza  volta,  I'Unione  Zoologica  si  raduna  in  assemblea  ordinaria. 
Dopo  la  turrita  e  severa  Bologna,  dopo  Napoli  ridente,  ricca  di  sole  e  delle 
dovizie  del  suo  mare,  ora  sceglie  a  sede  del  suo  convegno  la  Capitals  d'lta- 
lia,  Poma  immortale. 

Percio  la  nostra  adunanza  riesce  piu  solenne  delle  precedenti,  e  piu  grave 
per  me  la  preoccupazione  della  mia  pochezza,  chiamato  alia  raia  volta  a  pre- 
siederla.  Vorrete,  lo  spero,  essere  indulgenti  alle  mie  parole  disadorne. 

Gl'illustri  Colleghi,  i  quali  mi  hanno  preceduto  nella  presidenza  della 
Unione  Zoologica  hanno  svolto  con  forma  leggiadra  argomenti  tratti  dalla 
storia  della  zoologia  in  Italia. 

Nel  discorso  che  ora  vi  ha  letto  il  chiaro  senatore  Todaro  egli  vi  ha 
rammentato  la  benemerenza  di  naturalisti  italiani  i  quali  furono  tra  i  primi 
pionieri  della  riforma  scientifica  moderna.  Egli  vi  ha  narrato  con  parole  co- 
lorite  episodi  della  vita  scientifica  di  quei  grandi,  vi  ha  detto  della  influenza 
che  essi  ed  altri,  italiani  e  stranieri,  ebbero  sul  progresso  delle  scienze  zoo- 
logiche. 

Non  avro  dunque  bisogno  di  ripigliare  la  storia  della  nostra  scienza  dai 
suoi  primordi.  L'indirizzo  della  classazione  sistematica  e  quelle  dello  studio 
delle  manifestazioni  attive  della  vita  e  del  loro  fondamento  anatomico  si  ma- 
nifestarono  gi^  fin  dai  primi  tempi,  ma  il  contrasto  di  questi  due  indirizzi, 
il  dualismo  che  separa  oggi  nelle  nostre  scuole  la  zoologia  dall'anatomia  e 
dalla  fisiologia,  e  che  il  nuovo  regolamento  universitario  pur  troppo  non  po- 
tra  far  cessare,  incomincia  con  Linneo,  non  per  colpa  di  questo  grande  natu- 
ralista,  ma  dei  suoi  seguaci,  i  quali,  piu  che  lo  spirito  dei  suoi  scritti,  non 
privi  di  pensiero  filosofico,  ne  imitarono  la  forma  arida  e  monotona,  le  frasi 
diagnostiche,  spesso  oscure  nel  loro  laconismo  artiticioso. 

Pochi,  e  fra  questi  il  sommo  Spallanzani,  continuarono  a  studiare  la  vita 
in  tutte  le  sue  manifestazioni  morfologiche  e  fisiologiche,  mentre  la  fabbrica 
delle  nuove  specie  e  dei  nuovi  generi  minacciava  d'inaridire  la  zoologia  e  la 
botanica. 


-  9  - 

Dal  campo  degli  anatomici  e  fisiologi,  sorse  allora  una  nuova  tendenza  : 
quella  della  filosofia  della  natura  che,  mediante  ]o  studio  comparative  delle 
strutture  e  delle  funzioni,  cercava  il  piano  recondito  della  creazioiie,  I'ai-che- 
tipo  ideale.  Sterile  analisi  negli  uni,  fantasticherie  sintetiche  negli  altri.  Ne  la 
f  usione  della  sistematica  con  I'anatoraia  per  opera  del  Cuvier  usci  dal  campo 
dell'alta  scienza. 

Dal  Cuvier,  non  alieno  egli  stesso  dal  fabbricare  vaste  teorie,  ma  severis 
simo  critico  del  pensiero  altrui,  procede  una  scuola  di  semplici  ricercatori  di 
nuovi  fatti,  scuola  analitica  e  sterile,  quasi  quanto  quella  dei  classatori  linneani, 
prodotto  di  una  reazione  delle  menti  contro  le  esagerazioni  della  filosofia  della 
natura.  Ma  la  ragione  d'essere  di  quest'ultima  non  era  cessata:  essa  rispon- 
deva  ad  un  bisogno  della  mente  umana  che  vuole,  al  dila  dei  fatti,  trovare  il 
nesso  che  li  congiunge  insieme. 

Gli  analisti  Cuvieriani  raccolsero  i  materiali  per  la  grande  fabbrica,  ten- 
tata  innanzi  tempo  da  Lamarck  e  dai  Geoffroy  St.  Hilaire,  e  della  quale  Carlo 
Darwin  doveva  essere  I'architetto.  A  questi  e  ad  altri  meno  illustri  precursori 
dobbiamo  il  concetto  fondamentale  dell'evoluzione  che  informa  la  biologia 
moderna. 

Con  I'avvento  dell'evoluzionismo,  non  e  cessato  nella  scienza  il  contrasto 
delle  due  opposte  tendenze.  Abbiamo  dall'una  parte  i  teorici  sognatori,  pro- 
clivi  a  fioordinare  in  un  quadro  disegnato  dalla  loro  imraaginazione  i  fatti, 
anche  meno  certi;  dall'altra  gli  scettici  per  natura  o  per  proponimento,  ai 
quali  pare  sicuro  soltanto  quello  che  puo  essere  veduto  e  toccato,  e  che,  per 
paura  di  sbagliare,  rinunziano  volentieri  a  conoscere.  Sintetici  e  analisti, 
intuitivi  e  critici  eccessivi,  tra  i  quali  infinite  gradazioni  intermedie. 

Quale  tra  queste  tendenze  e  la  buona  ?  quale  e  da  preferirsi?  —  Tutte, 
e  nessuna.  —  Tutte,  finche  sono  sincere,  finche  corrispondano  all'indole,  alle 
attitudini  natural!  e  all'educazione  del  ricercatore.  Nessuna,  perche  tutte  sono 
condannate  ad  errare,  niuno  essendo  mai  sicuro  dell'esattezza  del  suo  ragio- 
naraento,  non  solo,  ma  neppure  della  testimonianza  dei  propri  sensi,  soggetti 
ancora  essi  ad  illusioni. 

Ciascuna  di  esse  puo  condurre  a  riconoscere  un  aspetto  del  vero,  nessuna 
lo  scoprira  tutto.  Gli  analisti  troveranno  nuovi  fatti,  sveleranno  errori,  spia- 
neranno  la  via  ad  una  sintesi  piu  corretta  ed  efficace ;  ma,  senza  di  questa, 
la  correlazioni  dei  fatti  rimarrebbero  ignote  e  mani;herebbe  I'ordine,  nella 
congerie  delle  cose  osservate.  II  valore  di  ciascuna  tendenza,  di  ciascuna 
scaola  sta  nella  potenza  degl'ingegni  che  la  dirigono  o  ne  seguono  la  bandiera. 
Ancorche  diretta  al  falso,  ogni  ricerca  potra  servire  al  progresso  della  scienza. 
Non  facciamoci  dunque  proclumatori  di  ortodossie  scientifiche  !  Quaranta 
anni  addietro  era  ortodosso  chi  credeva  alia  fissita  delle  specie,  eresiarchi 
Darwin,  Huxley  e  Wallace.  Oggi  il  darvinismo  haeckeliano  scomunica  "Wei- 
smann  e  la  sua  scuola,  e  tutti  gridano  la  croce  addosso  a  qualche  rinnegato 
dell'evoluzionismo.  Questa  e  I'intolleranza  della  folia  che  non  pensa,  ma  se- 
gue cieca  I'impulso  dominante,  pronta  a  jnutare,  senza  saperno  il  perche, 
quando  il  vento  cangi  !  Chi,  non  piu  giovane,  ha  tenuto  dietro  al  cammino 
della  scienza  deve  riconoscere  che  I'eresia  d'oggi  puo  essere  domani  opinione 
di  molti  e  forse  dominante,  che  percio,  fin  da  ora,  merita  di  esseio  rispettata. 
Ancora  da  un  altro  lato  sorgono  e  si  mantengono  determinati  indirizzi 
nella  scienza;  voglio  dire  per  infl'ienza  di  persone  e  di  cose. 

M.  Z.  —   i>upple,uenlo.  Z 


-lo- 
ll metodo  descrittivo  linneano  ebbe  tanta  fortuna,  perche  rispondeva  al 
bjsogno  di  registrare  con  ordine  le  innumerevoli  forme  accumulate  nei  Musei, 
e  quelle  che  ricerche  piu  accurate  e  lontani  viaggi  andavano  ogni  giorno  sco- 
prendo.  Lavoro  divenuto  facile  e  rimunerativo,  non  per  i  boli  scienziati,  ma 
ancora,  pur  troppo,  pel  dilettanti  piu  ignari  e  sciocchi.  Questo  bisogno  dura 
ancora  oggi,  anzi,  aumenta  di  giorno  in  giorno,  e  la  bibliografia  puramente 
sistematica  cresce  con  una  velociti  che  mette  spavento. 

Cresce  piu  lentamente  la  conoscenza  della  struttura  anatomica  e  della 
fisiologia  degli  animali,  perche  piu  difficile,  e  soprattuto  perche  non  accessi- 
bile  al  maggior  numero  dei  dilettanti.  Percio  stesso,  il  lavoro  6  piu  serio,  piu 
pensato,  genei-almente  diretto  da  criteri  scieutifici,  e  non  schiettamente  e 
automaticamente  empirico  e  descrittivo. 

Da  questa  superiorita  dei  lavori  anatomic!  e  fisiologici  su  molte  indige- 
ste  elucubrazioni  dei  descrittori  di  nuove  specie,  il  discredito  immeritato  della 
zoologia  sistematica  e  dei  suoi  cultori,  I'abbandono,  per  parte  di  molti,  fra  i 
migliori,  di  questo  ramo  importante  della  zoologia. 

Ma  in  ciascuno  dei  due  rami,  e  particolarmente  in  quello  anatomo-fisio- 
logicc  quante  successive  spinte,quanti  cangiamenti  d'indirizzo,  e  vorrei  dire  di 
moda,  allorche  nuovi  e  piu  fecondi  campi  andavano  schiudendosi  alia  ricer- 
ca,  e  quando,  esauriti  questi,  pel  lavoro  facile  e  prontamente  rimunerativo, 
I'attiviti  degli  investigator!  si  portava  altrove  ! 

Cosi  al  perfezionamento  del  microscopio  e  all'avvento  della  dottrina  cel- 
lulare  e  seguito  un  periodo  in  cui  chi  voleva  scoprire  cose  nuove  non  aveva 
che  a  schiacciare  o  disgregare  tessuti,  isolare  cellule  e  fibre,  per  poi  descri- 
vere  quello  che  vedeva,  con  fatica  certo  non  maggiore  di  quella  occorrente 
per  illustrare  una  nuova  farfalla  o  una  nuova  conchiglia.  Si  ebbe  un  periodo 
istologico,  in  cui  chi  aveva  qualche  dimestichezza  col  microscopio  si  credette 
in  dovere  di  guardare  con  disprezzo  chi  si  ostinava  in  ricerche  meno  sot- 
tili. 

Air  influenza  dei  libri  di  Haeckel  e  di  Gegenbaur  si  deve  un  periodo  di 
pura  morfologia  filogenetica,  in  cui  si  studiarono  le  forme  e  strutture  degli 
animali  e  delle  loro  parti,  senza  riguardo  al  loro  funzionamento,  per  leggervi 
la  storia  geneologica  di  essi,  snlla  norma  della  famosa  legge  biogenetica  fonda- 
mentale.  In  quel  periodo,  diverse  mode  si  sono  succedute:  abbiamo  avuto  la  moda 
dei  primi  stadi  embrionali,  in  cui  tutti  descrivevano  segmentazione  di  uova 
(specialmente  di  animali  inferiori)  e  formazione  di  foglietti;  la  moda  micro- 
tomica,  dovuta  ai  perfezionamenti  del  microtomo  e  all'  invenzione  dell'inclu- 
sione  a  paraffina,  e  altre  minori;  come  similmente,  nel  campo  degli  istologi, 
avevano  regnato  successivamente  la  moda  delle  iniezioni  capillar!,  quelle  del 
cloruro  d'oro  e  dell'acido  osmico,  quella  della  cariocinesi  ecc. 

Ciascuno  ha  incontestabilmente  il  diritto  di  cercare  il  lavoro  piu  promet- 
tente  di  risultati,  ma  non  e  giusto  che  disprezzi  chi  rimane  a  spigolare  nel 
campo  mietuto,  o  vaga  fuori  delle  vie  battute  in  cerca  di  terre  vergini. 

E  percio  non  ho  nulla  a  rimproverare  a  quel  ritardatar!  del  periodo  isto- 
logico, i  quali  scordano  spesso  che  le  cellule  e  le  terminazion!  nervose,  de- 
scritte  da  essi,  hanno  fatto  parte  di  un  animale  intero;  ne  ai  pur!  morfologi, 
i  qua)!,  dimentichi  delle  necessity  fisiologiche,  o  pure  prendendo  a  base  delle 
loro  ricerche  uno  o  poch!  organ!,  immaginano  trasformazion!  filetiche  invero- 
simili  e  alberi  genealogic!  piu  o  meno    fantastic!.    La    cernita    naturale,    che 


-  11  - 

opera  nel  campo  del  pensiero,  come  in  quelle  della    vita  materiale,    scernera 
tra  i  pi-odotti  del  lavoro  di  ciascuno  il  vero  e  I'utile  dal  falso  e  dal  superfluo. 


«  Biologia  »  e  la  parola  raagica  del  giorno ;  parola  di  senso  indetermiaato, 
ma  che  simboleggia  il  bisogno  di  sintesi  che  quasi  tutti  sentiamo. 

La  pura  morfologia  ci  lascia  oggi  freddi,  come  cosa  morta.  Piu  che  alia 
semplice  successione  seriale  delle  forme,  il  nostro  pensiero  si  volge  al  nesso 
causale  che  le  congiunge  tra  loro,  nell'ontogenesi  e  nella  filogenesi.  Quelle 
forme  sono  sorte  dalla  vita,  e  noi  vorreramo  intendere  come  la  vita,  le  abbia 
prodotte  ;  vorremmo  penetrare  il  segreto  della  vita,  il  mistero  della  morfo- 
genesi,  nell'individuo  e  nella  specie.  Percio,  forma  e  attivita  funzionale  ci  ap- 
pariscono,  ora  piu  che  mai,  indissolubilmente  collegate  tra  loro,  e  noi  chiedia- 
mo  all'esperimento  quello  che  ne  la  dissezione,  ne  I'analisi  microscopica  pos- 
sono  rivelarci.  E  questo  il  nuovo  carapo  aurifero,  sul  quale  sono  convenuti  i 
pionieri  della  scienza  nuovissima,  armati  ii  tutti  i  mezzi  che  i  periodi  prece- 
dent! avevano  preparati.  La  vita  delle  cellule  in  relazione  con  le  loro  strut- 
ture,  le  funzioni  del  tessuli  e  degli  organi  elementari,  lo  sviluppo  individuale 
normale  e  alterato  sperimentalmente  sono  argoniento  preferito  della  ricerca, 
la  quale,  piu  d'ogni  altra,  vuole  essere  diretta  dal  ragionamento.  Essa  ha 
d'uopo  di  una  base  teorica,  ispiratrice  dell'esperimento,  il  quale,  a  sua  volta, 
dovra  servire  ad  appoggiare,  e  forae  a  far  modificare,  o  ancora  a  rovesciare 
la  teoria  dalla  quale  fu  suggerito. 

Connesso  intimamente  con  questo  nuovissimo  indirizzo,  risorge  il  vecchio 
ed  attraentissimo  ramo  della  osservazione  dei  costumi  e  del  modo  d'esisteuza 
degli  animali,  trascurato  dai  puri  morfologi,  e  di  cui  il  Reaumur,  il  Roesel 
e  altri  nestori  della  scienza  ci  hanno  lasciato  modelli  ammirevoli. 

Piu  che  sezionare  cadaveri,  noi  vogliamo  veder  vivere  e  palpitare  I'ani- 
male  intero,  come  i  suoi  visceri,  le  sue  cellule,  le  ultime  particelle  elementari 
viventi  di  cui  le  cellule  stesse  sono  composte.  Vogliamo  ragionare  di  queste 
cose,  indagare  con  la  mente  I'invisibile,  oggetto  della^  teoria  scientifica  che 
opera  la  sintesi  dei  fatti  osservati. 

Ma  perche  questa  e  la  tendenza  nuova  della  zoologia,  dovremo  percio 
ripudiare  e  disprezzare  ogni  altro  indirizzo  di  studt  ? 

Non  I'argomento  della  ricerca  ne  fa  il  valore,  bensi  il  modo  in  cui  essa 
venne  condotta.  Qui  si  rivela  la  mano  del  maestro,  o  meglio  la  mente  che 
guida  quella  mano.  Ogni  scolare  di  mezzana  intelligenza,  che  abbia  pazienza 
e  assiduita,  puo  compiere  una  ricerca  materiale,  ch'essa  sia  macroscopica  o 
microscopica,  istologica,  o  sistematica  o  fisiologica,  e  la  fortuna  potra  arrider- 
gli  con  la  scoperta  di  fatti  nuovi.  A  questo  punto  si  fermera  I'opera  sua, 
quando  non  sia  diretta  dai  consigli  di  un  maestro,  e  quando  egli  stesso  non 
sia  di  quelli  che  la  natura  ha  destinati  a  divenire  a  loro  volta  maestri. 

Percio  io  non  conosco  indirizzi  buoni  e  cattivi  nella  zoologia.  Tutti  gl'in- 
dirizzi  sono  buoni,  tutti  possono  condurre  al  progresso  della  scienza,  purche 
diretti  da  una  intelligenza  che  non  si  fermi  al  puro  e  semplice  riconoscimento 
dei  fatti,  ma  sappia  interpretarli  e  valersene,  come  base  di  ulteriori  indagini. 
Onoriamo  dunque  tutte  le  scuole,  tutte  le  tendenze,  anche  contrarie  alia  no- 
stra, finche  in  esse  troviamo  ingegni  validi  a  sostenerle,  individualita  potenti 
e  originali,  spirit!  colti  e  che,  d'innanz!  alia  minuzia    della  ricerca   speciale. 


-   12   - 

non  diraentichino  Tinsieme  delle  scienze  della  vita,  la  relazione  che  I'argo- 
raento  trattato  da  essi  lia  con  i  grandi  problerai. 

Pero,  se  non  esiste  una  scuola  buona  e  una  scuola  cattiva,  esistono  lavori 
buoni  e  cattivi,  lavori  interessanti  e  noiosi,  fecondi  e  sterili.  Non  basta  avere 
lavorato,  bisogna  aver  saputo  lavorare  ;  essersi  accinti  all'indagine,  preparati 
da  studi  preliminari  scientifici,  che  diano  al  ricercatore  1'  intelligenza  del 
problema  impreso  a  sciogliere,  da  studi  tecnici  che  gli  forniscano  le  risorse  ma- 
teriali  necessarie  per  riuscire.  Bisogna  che  il  pensiero  abbia  preceduto  la  mano, 
perche  questa  possa,  a  sua  volta,  soraministrare  nuovo  alimento  al   pensiero. 

In  questo  senso,  e  non  in  altro,  si  puo  parlare,  con  ragione,  di  buona  o 
cattiva  scuola,  di  buono  o  cattivo  indirizzo,  nella  zoologia,  come  nelle  altre 
scienze  sperimentali  e  d'osservazione. 


Ora,  se  dalla  ricerca  scientifica  noi  passiamo  al  lavoro  scritto  o  alia  co- 
municazione  verbale  fatta  in  una  adunanza  di  cultori  della  scienza,  si  affac- 
ciano  alia  mente  altre  considerazioni. 

Perche  un  lavoro  riesce  interessante,  un  altro  noioso?  Perche  una  let- 
tura  richiama  I'attenzione  del  pubblico  e  un'altra  no?  La  differenza  si  deve 
piu  che  ad  altro,  all'avere  oppur  no  I'autore  tenuto  conto  dei  riguardi  dovuti 
al  lettore  o  all'ascoltatore  della  sua  prosa. 

Si  hanno  p.  es.  lavori  prolissi,  nei  quali  ogni  particolare  di  un  preparato 
o  di  un  esperienza  e  minutamente  descritto,  senza  che  alcuna  indicazione 
venga  a  segnalare  i  punti  di  maggiore  importanza ;  lavori  che  lasciano  al 
lettore  la  cura  e  la  fatica  di  fare  per  conto  suo  un'aualisi  critica,  che  sarebbe 
stata  compito  dell'autore,  e  di  scoprire  il  nesso  logico  dei  fatti  che  questi 
non  ha  voluto  pigliarsi  la  briga  di  districare. 

Siamo  oggi  costretti  a  leggere  tanto  che  non  possiamo  sprecare  il  nostro 
tempo  in  cose  superfine.  Se  lo  ricordino  gli  scrittori,  e  siano  brevi  piu  che 
possano,  pure  non  trascurando  le  cose  essenziali,  e  scrivano  in  tale  forma 
che  chi  non  vuole  leggere  tutto  possa  facilmente  acquistarsi  un  concetto  del- 
I'insieme  o  trovare  quelle  cose  che  piu  lo  interessano.  Rammentino  pure  che 
ai  giornaii  scientifici  non  manca  materia  da  pubblicare,  e  che  piu  presto  e 
piu  volentieri  saranno  stampati  quei  lavori  che  occupino  poche  pagine,  ab- 
biano  poche  tavole,  e  percio  costino  meno. 

Ora,  mentre  lo  scrittore,  rivolgendosi  al  pubblico  universale,  puo  far  conto 
di  trovare  almeno  qualche  lettore  che  lo  capisca  e  s'interessi  delle  sue  ri- 
cerche,  la  voce  di  chi  parla  non  oltrepassa  le  pareti  di  una  sala,  e  si  rivolge 
al  pubblico  piu  o  meno  numeroso  che  vi  sta  raccolto.  Bisogna  percio  che  I'ora 
tore  si  renda  conto  esattamente  della  qualita  di  questo  pubblico,  del  suo  grado 
di  cultura  generale  e  speciale,  dell'iuteresse  che  possa  provare  per  la  cosa 
che  deve  essere  esposta,  della  possibility  di  far  nascere  questo  interesse,  me- 
diante  opportune  dilucidazioni  preliminari,  tavole,  projezioni,  preparati.  Biso- 
gna pure  che  I'oratore  non  abusi  della  pazienza  del  pubblico  e  ragguagli  la 
forma  e  la  durata  del  suo  dire  alia  quality  e    all' importanza  dell'argomeuto. 

Le  nostre  sedute  scientifiche  aon  saranno  molte  ne  lunghissime;  il  tempo 
che  potremo  dedicare  ai  nostri  lavori  e  quiudi  limitato,  e  scorrera  presto,  in 
quosta  Capitalti  d'ltalia,  per  se   stessa    tanto    bella    ed    interessante.    Quanti 


-   13   - 

siamo  qui,  ancorche  non  venuti  a  Roma  per  la  prima  volta,  desideriamo  vi- 
sitare  o  rivedere  qualcosa  del  monumenti  che  dicono  la  grandezza  di  Roma 
antica,  dei  tesori  d'arte  raccolti  in  questo  centro  di  due  successive  civilta, 
vogliarao  osservare  i  progressi  fatti  nel  riordinamento  civile  della  Roma 
odierna. 

Intendo  dire  che  non  ci  trasse  qui  soltante  il  Convegno  zoologico ;  siamo 
venuti  ancora,  quasi  in  pellegrinaggio  civile,  a  salutare  con  riverente  amrai- 
razione,  nel  foro,  nelle  basiliche,  nei  musei,  le  vestigia  di  venticinque  secoli 
di  storia,  a  rallegrarci  della  redenzione  di  Roma  che  glorifica  in  Campo 
de'  Fiori  il  raartire  del  libero  pensiero,  sul  Pincio  e  sul  Gianicolo  gli  eroi 
della  sua  liberty,  e  accogliendo  nel  Panteon  le  tombe  dei  primi  Re  d' Italia, 
suggella  il  patto  che  la  lega  per  sempre  alia  patria  libera  ed  unita. 

A  Roma  italiana  e  moderna,  a  Roma  libera  e  ospitale  porgo  il  saluto  dei 
cultori  delle  scienze  zoologiche,  e  dichiaro  aperta  la  terza  Assemblea  ordi- 
naria  ed  ii  Convegno  della  Unione  zoologica  italiana. 

II  Presidente  Emery,  per  le  benemerenze  del  Senatore  Todaro  verso  1'  Unione 
zoologica,  propone  all'Assemblea  di  acclamarlo  Presidente  onorario  dell'attuale 
convegno. 

L'assemblea  applaude,  ma  il  Prof.  Todaro,  ringraziando,  declina  1'  offerta 
non  volendo  ancora  accettare  un  posto  di  ritiro. 

II  Prof.  Grass!  tiene  poscia  una  conferenza  sulla  importanza  della  Zoologia 
medica  applicata  alia  igiene  (').  Parla  dei  rapporti  fra  la  medicina  e  la  zoolo- 
gia,  riporta  vari  esempi  e  conclude :  *  Non  sappiamo  quali  sorprese  I'av- 
venire  ci  riserbi,  ma  la  storia  della  nostra  scienza,  insegnandoci  come  umili 
cognizioni  zoologiche  possano  aprire  la  via  a  scoperte  grandiose  nel  campo 
medico,  impone  alia  medicina  di  rendere  sempre  piu  saldi  i  suoi  vincoli  con 
la  zoologia  ». 

Seduta  pomendiana 

(neH'Anfiteatro  dell'  Istituto  Anatomico). 

II  Presidente  comunica  che  il  Vice-Presidente  Prof.  Pavesi,  e  impedito 
di  intervenire  all'adunanza,  e  che  si  e  pure  scusato  il  Segretario  Prof.  Monti- 
celli,  per  un  grave  lutto  di  famiglia.  Chiede  all'Assemblea  di  essere  autoriz- 
zato  ad  esprimere  al  Prof.  Monticelii  le  coudoglianze  dell'  Unione ;  la  propo 
sta    e  approvata  all'  unanimita. 

II  presidente  comunica  una  deliberazione  del  Consiglio  direttivo,  concer- 
nente  i  sunti  delle  discussioni,  che  debbono  essere  presentati  seduta  stante, 
diversamente  non  verranno  inseriti  nel  Rendiconto. 

Da  quindi  la  parola  al  Prof.  Lorenzo  Camerano  per  la  conferenza  : 

Ricerche  somatometriche  in  Zoologia  (^j. 
L'A.  dopo  aver  accennato  all' iraportanza  grande  che  ha  oggi  per    tutti  i 
rami  delle  scienze  biologiche  la  delimitazione  piu  precisa  possibile  dei  gruppi 


(*)  II  discorso  per  intiero  col  titoio  "  Medici  e  Zoologin  e  stato  ^nhhWcSiXo  ueAla.  Rivistad' Italia 
Fasc.   11,   1902,  p.  758-768. 

(^)  Questa  lettura  e  stata  pubblicata  per  intero  uei  Bo/'ellino  dei  Musei  di  Zool.  e  Anal.  Comp.  di 
Torino,   Vol.  17,  n.   131,  l'J02. 


-  14  - 

tassouomici,  specie,  varietli  e  all'  indeterminatezza  che  spesso  si  lamenta  nelle 
diagnosi  specifiche  dovuta  in  raassima  parte  ad  uno  studio  poco  precise  dei 
caratteri  dogli  iudividui  die  entrano  a  costituire  le  specie  stesse,  passa  a 
parlare  dell'importanza  dello  studio  delle  misure  delle  varie  parti  degli  iudi- 
vidui, del  modo  migliore  di  raccogliere  questo  ordine  di  dati  e  di  presentarli 
nei  lavori  speciografici.  Egli  ritiene  che  il  metodo  migliore  sia  quelle  che 
concede  di  esprimere  con  numeri  i  risultainenti  dell'osservazion  e 
diretta  dei  caratteri  e  della  loro  comparazione. 

Espone  in  seguito  le  linee  principali  del  cosi  detto  metodo  del  coefficente 
somatico  e  tratta  della  sua  applicazione  in  ordine  alle  diagnosi  specifiche  e 
nei  suoi  rapporti  colle  ricerche  intorno  ai  fenomeni  generali  della  variability 
degli  animali. 

Parla  percio  dell'applicazione  dei  metodi  matematici  agli  studi  biologici, 
delle  obbiezioni  che  ci6  solleva  e  dei  vantaggi  che  la  cosa  presenta;  espone  i 
principii  fondamentali  del  procedimento  quantitative  statistic©  e  conchiude  il 
suo  dire  colle  parole  seguenti : 

«  La  matematica  ha  messo  nelle  mani  del  biologo  un  istrumento  di  ricerca 
non  meno  delicate  del  micrescepio;  ma  che  richiede,  come  quest'  ultimo,  mate- 
riali  opportunamente  preparati  perche  pessa  dare  risultamenti  buoni;  in  altre 
parole  e  necessario  una  tecnica  speciale  per  la  elaboraziene  del  materiale  di 
dati  numeric!  da  sottoporre  al  calcelo  matematico. 

«  La  ricerca  di  questa  tecnica  e  cempito  del  bieloge  il  quale  deve  mirare 
a  preparare  un  materiale  di  dati  omogenei.  Qui  &ta  la  difficolta  piu  grande ;  a 
vincerla  deve  anzitutte  essere  rivolto  le  sferzo  dei  ricercateri. 

«  L'esservaziene  diretta  delle  variazioni  dei  caratteri,  fatta  col  sussidio 
dei  metodi  quantitativi  statistici,  condurr^,  e  lecito  sperarle,  alia  determina- 
zione  delle  cause  prebabili  della  variazione  stessa :  ma  sara  sempre  asso- 
lutamente  necessario  verificare  mediante  ricerche  sperimentali 
dirette,  se  vi  e  realmente  relazione  di  causa  ed  effetto  fra  esse  e 
le  variazioni  degli  organi  e  precisare  la  natura  di  queste  rela- 
zioni. 

«  Insisto  sepra  questo  punto,  poiche  I'intonazione  di  vari  scritti  della 
scuola  quantitativo-statistica  americana-inglese  potrebbe  ingenerare  in  talune 
I'illusiene  che  basti  applicare  il  metodo  matematico  ai  fenomeni  biologici  per 
averne  senz'altre  la  chiave. 

«  Ma  e  tempo  eramai  che  io  penga  fine  al  mie  dire. 

«  II  tentative  mederno  di  applicare  i  procedimenti  della  matematica  alio 
studio  delle  questieni  bielegiche  non  tende,  come  da  qualcuno  venne  detto,  a 
trasfermare  il  biologo  in  un  matematico;  ne  il  matematico  in  un  biologo.  Al 
biologo  fornisce  un  mezzo  efficacissimo  per  esprimere  in  una  maniera  precisa 
i  risultamenti  delle  sue  esservazieni,  e  per  spingere  piu  innanzi  1'  analisi  dei 
fatti  biologici ;  al  matematico  d^  campo  di  applicare  tutte  le  delicatezze  del 
calcelo  ad  una  serie  nueva  di  fatti  naturali. 

<  Quando  circa  un  secolo  e  mezzo  fa  Lin  nee  applic6  la  sua  noraencla- 
tura  binomia  e  i  suoi  principii  tassenomici  alio  studio  dei  viventi  diventato 
confuse  per  la  grande  quantita  di  forme  conosciute,  la  scienza  trevo  in  esse  un 
potente  struraento  di  progresse. 

€  Nei  campo  della  teeria  generale  dell'  evoluzione  dei  viventi  si  fa  sentire 
era  la  necessity  di  un  analoge  rinnovamento  di  metodi  di  studio. 


-  15  - 

«  Pii  di  mezzo  secolo  di  lavoro  intense  ha  accumulato  un  materiale  enorme 
di  osservazioni  e  di  teorie  che,  cosi  come  si  trova,  appare,  in  vero,  confuso  di- 
sordinato  e  frammentario. 

€  La  matematica  ci  offre  coi  suoi  procedimenti  un  mezzo  per  portare  in 
questo  materiale  un' azione  ordinatrice  analoga  a  quella  di  Linneo:  un 
mezzo,  voglii>  dire,  per  eliminare  cio  che  non  e  utilizzabile,  e  per  elaborare 
un  materiale  nuovo  che  serva  realmente  al  suo  scopo  ». 

Andres  aggiunge  alcune  considerazioni.  Accenna  che  coi  metodi  quanti- 
tativi  di  ricerca  si  studiano  tre  categorie  di  variazioni  :  1°  le  variazioni  che 
si  riferiscono  alia  variabilita  delle  specie ;  2°  le  variazioni  degli  individui 
durante  la  cresciuta  ;  3o  le  diversita  sessuali  secondarie.  Premette  che  egli 
ha  applicato  il  nietodo  quantitativo  alio  studio  di  queste  ultime  e  che  per 
queste  ha  dovuto  riconoscere  due  fatti.  L'  uno  e  clie  per  le  differenze  ses- 
suali, i  risultati  vengono  meglio  espressi  con  la  curva  sigmoidea  di  Galton 
anziche  colla  curva  poligonale  di  Pearson  ;  che  con  la  curva  sigmoidea  si 
possono  rendere  evident!  le  diversita  sovrapponendo  in  una  sola  figura  tre 
curve  :  una  neutra,  una  maschile  ed  una  femminile.  L'altro  fatto  e  che  certe 
modaliti  nelle  diversita  sessuali  appaiono  evidenti  dalla  semplice  ispezione 
delle  cifre  ottenute  col  metodo  somatometrico  dei  millisomi,  senza  ricorrere 
al  complicato  e  lungo  trattamento  matematico  della  scuola  inglese.  Ed  a 
sufiEragio  di  cio  adduce  I'esempio  di  un  referto  del  Dottor  Porta  nelle  sue 
ricerche  sul    Carabus  auratus  e  si  diffonde  ad  illustrarlo. 

Come  conclusicne  dice  che  egli  ha  acquistato  la  persuasione  che  il  me- 
todo somatometrico  dei  millisomi  puo  da  solo  bastare  per  lo  studio  delle  dif- 
ferenze sessuali  secondarie.  E  che,  persuaso  di  cio,  si  e  occupato  di  trovar 
maniera  di  agevolare  1'  uso  del  metodo  stesso.  In  tale  ordine  di  idee  ha  gii 
suggerito  in  altre  occasion!  qualche  processo  pratico  ed  ora  ne  presenta  un 
altro.  Esso  e  un  istrumento  misuratore  (somatometro)  (*)  col  quale  le 
misure    degli    animali    vengono   direttamente  lette  in  millisomi. 

Andres  mostra  il  suo   «  Somatometro  »   ai  convenuti. 

Emery  insiste  perche  nei  lavori  di  somatoraetria  non  si  trascuri  di  notare 
sempre  le  misure  concrete  e  si  cerchi  di  tenere  la  rappresentazione  mate- 
matica dei  tatti  nella  forma  piu  semplice  possibile,  tale  da  lasciar  chiai-a- 
mente  trasparire  la  sua  base  di  fatto. 

T.I    Presidente    da    quindi    la    parola  ai  soci   per  le 

Comunicazioni  scientificlie. 

Ariola.  —  So7io  i  cestoidi  polizoici  '^ 

L'A.  sostiene  con  argomenti  tratti  dalla  filogenia  6  dalla  struttura  di 
questi  animali,  non  potere,  come  dalla  maggioranza  dei  naturalist!  si  usa, 
essere  la  catena  del  cestode  considerala  quale  riunioae  di  individui  plurimi 
in  colonia,  ma  quale  animale  unico,  omologo  ad  una  planaria,  e  ridotto  alia 
condizione  attuale,  sotto  I'azione  del  parasitismo. 

Grass!  osserva  quanto  sia  difficile  spiegare  il  fatto  del  botriocefalo. 

Ariola  risponde. 

Brunelli  fa  alcune  osservazioni,  cui  di  nuovo  replica  Ariola. 


(•)  Descritto  nei  Bend    1st.  Lomb.  1902. 


^    16   - 

Addario.  —  SuU'apparente  merrhrana  limitante  della  retina  ciliare  (*). 

In  un  mio  lavoro  sulla  struttura  e  matrice  del  vitreo  e  sull'origine  della 
zonula,  apparso  di  recente  sugli  Annali  italiani  d'Oftalmologia  (1902),  ho  di- 
mostrato  che  I'epitelio  ciliare  cosi  AqW orhicuhifi  come  de'  process!  ciliari  non 
ha  la  forma  cilindrica  e  rispettivamente  poliedrica,  finora  conosciuta  nella 
scienza,  ma  possiede  invece  una  forma  fasata.  In  ciascuna  cellula  epiteliale 
si  puo  distinguere  una  parte  piu  massiccia  diretta  verticalmente  al  tappeto 
ad  una  parte  piu  sottile  piegata  ad  angolo  piu  o  meno  ottuso  sulla  prima  o 
fittamente  embricata  con  quella  congenere  delle  cellule  adiacenti.  Ho  dimo- 
strato  inoltre  che  la  parte  embricata  di  ciascuna  cellula  in  corrispondenza 
della  zona  posteriore  A&Worhiculus  termina  in  un  vero  filament©  che  si  scio- 
glie  in  fibrille  del  vitreo;  mentre  in  corrispondenza  dei  process!  ciliari  e  zona 
anteriore  diQlVorhiculus  I'estremita  dei  singoli  elementi  cellulari  termina  in 
fibrille  primitive,  che  riunendosi  in  piu  costituiscono  le  fibre  zonulari.  Ho  di 
mostrato  finalmente  che  la  raembrana  limitante  interna  della  retina  (da  altri 
detta  anche  jaloide)  termina  all'o/'a  serrata  e  non  si  estende  in  verun  modo 
sulla  pars  ciliaris  retinae, 

Questi  rapporti  di  continuita  fra  epitelio  ciliare  e  fibre  del  vitreo,  fra  epi- 
telio  ciliare  e  zonula,  ammessi  per  la  prima  volta  da  C.  Rabl  (-)  ed  accennati 
parzialmente  da  A.  Fischel  (^)  sono  stati  da  me  per  il  primo  largamente  dimo- 
strati  per  I'occhio  erabrionale  ed  adulto  nei  vari  vertebrati.  Ora  a  questi  rap- 
porti di  continuity,  che  vengono  a  stabilire  un  fatto  nuovo,  cioe  la  natura 
ectodermale  del  vitreo  e  della  zonula,  contr&ddice  apertamente  un  reperto 
anatomico,  che  si  osserva  frequentissimamente,  voglio  dire  I'apparente  esistenza 
di  una  membranella  di  separazione  interposta  tra  epitelio  ciliare  e  fibre  del 
vitreo  e  rispettivamente  della  zonula.  Tale  reperto,  che  coincide  serapre  colla 
forma  (artificiale  come  vedremo)  cilindrica  e  rispettivamente  poliedrica  del- 
I'epitelio  ciliare,  e  conosciutissimo;  ed  ha  tali  parvenze  di  reale  struttura  da 
imporsi  a  prima  giunta  anche  a  un  osservatore  spregiudicato.  Ma  la  forma 
fusata  e  strettamente  embricata  dell'epitelio  ciliare  spiega,  come  vedremo, 
le  apparenze,  e  svela  I'errore  ritenuto  per  tanti  anni  quale  verita. 

In  corrispondenza  dell'epitelio  ciliare  deWorliculus  ci  6  dato  spesso  d'os- 
servare  una  membranella  fornita  di  doppio  contorno,  piu  o  meno  scostata 
dall'epitelio  e  decorrente  parallelamente  alia  sua  superficie.  Nella  zona  ciliare 
e  specialmente  nella  parte  pieghettata  dei  processi  ciliari  detta  membranella 
si  presenta  disposta  a  festoni  piu  o  meno  serrati  e  ricovrenti  colla  loro  con. 
caviti  la  superficie  delle  sottostanti  cellule.  In  un  materiale  non  ben  fissato, 
ovvero  alquanto  bruscamante  indurito,  detta  membranella  diviene  piu  appari- 
scente,  e  la  sua  disposizione  ad  arcate  ed  a  festoni  spicca  dipiu,  in  quanto 
che  essa  trovasi  piu  discostata  dall'epitelio.  A  colui  che  non  si  da  la  pena  dj 
studiare  piu  da  vicino  la  cosa,  tale  reperto  s'  impone  come  una  membrana  di 
separazione,  e  gli  fa  sembrare  erroneo  il  mio  studio  sulla  matrice  del  vitreo 
e  della  zonula.  Ad  evitare  cio  vale  la  pena  presentarvi    queste    osservuzioni. 

Esamiuiamo  I'occhio  d'un  mammifero  o  d'un  uccello  in  ottime  condizioni 
di  freschezza  e  ben  fissato  al  sublimate,  incluso  in  celloidina,  e  le  sezioni  co- 


(')  Nota  compleine"tare  al  lavoro  dello  stesso  autore:  Sulla  struttura  e  matrice  del  vitreo  ecc. 
(*)  Ueber  den  Bau  und  die  Eutwicklung  der  Linse.    Zeil.  f.   Wiss.  Zool.  1899. 
(')  Ueber  die  Regeneration  der  Linse:  Anatom    Hefte.  H.  44,  i90i. 


-   17  - 

lorate  intensamente  colla  fucsina  aci>la  acidalata.  Se  1'  indurimento  e  proce- 
duto  con  lenta  graduazione  noi  non  rinveniamo  la  inambranella  disposta 
ad  arcate  ricovrenti  I'epitelio.  Li  dove  la  sezione  e  caduta  lungo  la  linea 
d'orientameuto  della  parte  embricata  e  filiforme  dell'epitelio,  si  notano  i  rap- 
porti  di  continuita  di  tali  filamanti  coUe  fibre  del  vitreo  e  rispettivamente 
della  zonula  da  me  in  altro  lavoro  descritte.  Li  dove  il  taglio  e  caduto  fuori 
di  tale  direzione,  I'epitelio  sembra  cilindrico  (rispettivamente  poliedrico)  rico- 
perto  ora  da  filaraenti  lunghissimi  ad  esso  paralleli,  ed  ora  invece  sembra 
bordato  da  una  membranella  cha  a  debole  ingrandimento  appare  omogenea 
e  fornita  di  doppio  contorno.  A  forte  ingrandimento  invece  detta  membra- 
nella se  vista  di  coltello  si  presenta  costituita  da  singoli  tratti  piccolissimi, 
quasi  altrettanti  punti  disposti  in  linea ;  vista  obliquamente  a  cagione  del- 
I'obliquita  del  taglio  essa  apparisce  invece  rigata,  cioe  costituita  da  un  grande 
numero  di  filamenti,  giusta  posti  e  paralleli  da  costituire  una  vera  lamina 
fibrillare  ricovrente  I'epitelio. 

Questa  disposizione  e  piu  netta  11  dove  I'apparente  membrana  puo  ve- 
dersi  in  piano  dal  lato  rivolto  verso  il  vitreo,  Fra  questa  disposizione  di  la- 
mina fibrillare  e  quelia  menzionata  di  filamenti  lunghissimi  paralleli  ed  adia- 
centi  all'epitelio  ciliare  si  rinvengono  le  disposizioni  piu  varie:  ora  la  lamina 
fibrillare  puo  apparire  costituita  da  varii  tratti  embricati  piu  o  meno  lungJii, 
ora  da  tratti  ad  arcate.  Quest'  ultima  disposizioue  e  la  piu  frequente  a  rin- 
venirsi  specialmente  in  corrispondenza  de'  processi  ciliari  ed  in  occhi  indu- 
riti  alquanto  bruscamente  ;  essa  infatti  e  servita  di  base  a  quasi  tutti  i  ri- 
cercatori  che  si  sono  occupati  della  struttura  della  zonula  dello  Zinn,  i  quali 
generalmente  hanno  ammesso  una  membrana  hmitante  sulla  retina  ciliare. 
Questa  disposizione  ad  arcate  e  molto  caratteristica,  in  quanto  che  queste 
ora  sono  lunghe  da  abbracciare  piu  cellule,  ed  ora  corte  da  covrire  un  solo 
elemento  epiteliale.  Le  estremiti  di  ciascuna  si  possono  spesso  accompagnare 
insino  al  corpo  della  sottostante  cellula  di  cui  fanno  parte.  E  molto  istruttivo 
osservare  la  grande  varieta  che  puo  assumere  tale  disposizione :  spesso  le 
estremiti  di  varie  arcate  successive  ed  equidistanti  costituiscono  altrettanti 
prolungamenti  cellulari  eguali  a  quelli  osservati  nella  disposizione  embricata 
dell'epitelio.  Vi  sono  de' tratti  in  cui  si  notano  successivamente  tutte  le  forme 
di  passaggio  :  dall'epitelio  terminante  in  filamenti  sottili,  piegati  ad  angolo 
ottuso,  fittamente  embricati  e  continuantisi  colle  fibrille  del  vitreo  si  passa 
insensibilmente  alia  disposizione  di  filamenti  disposti  ad  arcate  ricovrenti  un 
epitelio  di  forma  cilindrica  (rispettivamente  poliedrica). 

Per  colui  che.tiene  innanzi  alia  mente  la  disposizione  reale  di  questi  ele- 
menti  riesce  facile  rendersi  conto  di  tutti  questi  varii  aspetti  sotto  cui  si 
presenta  I'apparente  membrana  limitante  dell'  epitelio  ciliare.  L'  epitelio,  col- 
pito  piu  o  meno  traversalmente  alia  linea  di  orientamento  della  sua  parte 
embricata,  deve  naturalmente  apparire  cilindrico  (rispettivamente  poliedrico) 
e  ricoperto  da  una  lamina  fibrillare  la  quale  vien  data  dai  filamenti  cellulari 
sovrastanti  colpiti  di  traverso.  L'  epitelio  che  non  e  stato  colpito  nella  linea 
d'orientamento  de' filamenti  cellulari  embricati  e  nemmeno  perpendicolarmente 
a  tale  direzione,  ma  in  senso  piu  o  meno  obliquo  a  detta  linea,  ci  dari  una 
disposizione  mista,  cioe  filamenti  paralleli  all'  epitelio,  interrotti  di  tanto  in 
tanto  da  filamenti  embricati. 

Se  a  tali  condizioni  coincide  un  cerlo  raggrinzimento  del  vitreo  (cio  che 

M.    Z,  —  Supplemento.  3 


-   18  - 

avviene  spessissimo)  questo  rapporto  puo  essere  alquanto  modificato,  e  si  ha 
)a  disposizione  ad  arcate  ccsi  ben  descritta  da  Czermak  nel  suo  lavoro  della 
zonula,   dove  egli  ammette  la  membrana  limitante  suU'epitelio  ciliare. 

In  un  materiale  proveniente  dalla  paraffina  le  fibbrile  zonular!  primitive 
non  sono  piu  a  vedere  isolate  ed  e  quasi  impossibile  scovrire  I'errore.  Che 
dire  poi  della  continuity,  del  protoplasma  cellulare  colle  fibrille  del  vitreo : 
qaesto  rapporto  diviene  quasi  irriconoscibile  a  f.agione  della  coagulazione  di 
quest'ultima  sostanza. 

Adunque  quello  che  nou  e  se  non  refietto  della  direzione  della  sezione 
e  I'effetto  di  un  certo  gi-ado  di  raggrinzamento  del  vitreo  e  della  zonula  e  stato 
finora  ritenuto  quale  reale  rapporto  di  struttura.  Forse  se  si  fosse  prima  d'oggi 
conosciuto  la  reale  forma  dell'  epitelio  ciliare,  tale  errore  non  sarebbe  perdu- 
rato  cosi  a  lungo. 

Addario.  —  Sulla  istogenesi  del  vitreo  iielVocchio  dei  selaci. 

In  conferma  delle  mie  )"icerche  riguardanti  la  genesi  del  vitreo  nell'oc- 
chio  adulto  dei  vertebrati  (v.  lavoro  sulla  struttura  e  matrice  del  vitreo  ap- 
parso  negli  Annali  italiani  di  Oftalmologia,  Pavia,  1902),  ho  voluto  studiare 
I'istogenesi  del  vitreo  nell'occhio  embrionale  de' selaci,  dove  il  mesoblasto  en- 
tra  tardivamente  nella  vescicola  oculare  secundaria.  II  foglietto  distale  di 
tale  vescicola  verso  il  suo  margine  rovesciato  si  assottiglia  per  tutta  una 
zona  marginale,  la  quale  ventralmente  ha  una  estensione  minima  cioe  e  larga 
quanto  tutta  la  lunghezza  della  fessura  ottica,  mentre  dorsalmente  diviene 
sempre  piu  larga.  Tale  zona  marginale,  che  in  un  embrione  di /S'cJ/ZZzMm  lungo 
15  mm.  e  gia  costituita  da  parecchi  strati  cellulari,  nell'  ulteriore  sviluppo 
apparisce  costituita  d'un  solo  strato  cellulare  e  rappresenta  la  pars  ciliaris 
retinae,  mentre  la  rimanente  parte  del  foglietto  va  a  costituire  la  pars  optica 
retinae. 

In  embrioni  piu  giovani  (9  mm.)  la  differenza  di  spessore  fra  queste  due 
regioni  del  foglietto  distale  della  v,  o.  s.  non  piii  si  rileva;  ma  verso  il  suo 
margine  arrovesciato,  e  specialmente  in  corrispondenza  della  insenatura  a 
cui  da  luogo  il  foglietto  distale  della  v.  o.  s.  per  piegarsi  ad  abbracciare  il  cri- 
stallino,  si  nota  che  il  range  cellulare  piu  interno  (quello  cioe  delimitante  la 
cavita  del  vitreo)  presenta  una  larga  zona  protoplasmatica  sgombra  di  nuclei. 
Da  tale  zona  protoplasmatica  si  partono  numerose  barbe  fibrillari  che  occu- 
pano  lo  spazio  esistente  dietro  la  lente  cristallina.  Queste  sono  fibrille  del 
vitreo.  II  mesoblasto  intanto  e  ancora  ben  lontano  dalla  fessura  ottica  ed  e 
ugualmente  lontano  dal  margine  arrovesciato  della  v.  o.  s. 

Le  mie  osservazioni  riguardano  embrioni  di  Scyllium  e  di  Pristiwus.  Esse 
confermano  quanto  io  dimostrai  in  altro  lavoro  (sopracitato)  riguardante  I'oc- 
chio  adulto,  cioe  che  la  fibrillatura  del  vitreo  e  un  prodotto  ectodermale  e 
precisamente  dell'epitelio  non  pigmentato  della  pars  ciliaris  retinae. 

Levi  G.  —  Osservazioni  sulla  differehziazione  delle  uova  degli  Anfibi. 

Nella  differeuziazione  delle  grandi  uova  ricche  di  deutoplasma  avvengono, 
come  e  noto,  complicate  modificazioni  morfologiche  della  vescicola  germina- 
tiva,  le  quali  furono  ben  descritte  da  Riickert  e  Giacomini  nei  Selaci,  da 
Born  e  Carnoy    negli  Anflbi,  da  Holl    negli    Uccelli.    Ma  mentre    Hiickert    e 


-   19   - 

Born  giusero  a  risulti  perfettamente  concordanti,  Carnoy  e  Lebrun  in  un 
lungo  lavoro  combattono  le  conclusion!  di  quegli  Autori.  Essi  sostengono 
che  i  cordoni  di  cromatina  delle  vescicola  germinativa,  anzicbe  mantenersi 
come  entity  morfologiche  durante  tutta  la  differenziazione  dell'uovo,  come 
vuole  Born,  pur  andando  incontro  a  complesse  modificazioni,  si  dissolvereb- 
bero  in  una  fase  precoce  dello  sviluppo  dell'uovo  e  la  loro  cromatina  si  ricom- 
porrebbe  in  nucleoli,  i  quali  si  disfanno  alia  lor  volta  dando  origine  a  figure 
filamentose  svariatissime;  queste  si  dissolvono  alia  lor  volta  e  la  loro  croma- 
tina si  ricompone  di  nuovo  in  nucleoli,  ed  il  processo  si  ripete  successiva- 
mente  per  un  gran  numero  di  volte. 

II  grande  interesse  che  questi  fenomeni  destano,  anche  per  i  problemi 
d'indole  generale  che  sono  loro  collegati  e  la  discordauza  fra  i  resultati  di 
due  ricercatori  deH'autoriti  di  Born  e  Carnoy  mi  spinsero  alio  studio  di  tale 
argomento. 

Adoperai  metodi  di  fissazione  svariati  e  ne  ebbi  il  confortante  risultato 
che  preparati  trattati  con  liquidi  fissatori  different!  mi  diedero  figure  con 
cordanti.  II  processo  di  maturazione  fu  da  me  studiato  completamente  nella 
Salamandrina  perspicillata,  parzialraente  nel  Geotriton  fuscus  e  iiel  Triton  tae- 
niatus.  Le  cellule  sessuali  indifferent!  (in  larve  d!  Salamandrina  di  20-25  mill.) 
hanno  un  nucleo  povero  di  cromatina,  una  membrana  nucleare  acromatica  ed 
1-2  gross!  nucleoli  nucleinici.  Al  loro  primo  apparire  le  cellule  sessuali  rac- 
chiudono  sfere  di  deutoplasma,  delle  quali  pero  ben  presto  non  si  trova  piu 
traccia.  —  Esse  si  moltiplicano  per  divisione  diretta.  —  Appena  avvenuta  la 
differenziazione  sessuale,  sui  caratteri  della  quale  non  insistero,  perche  cio  mi 
porterebbe  fuori  dal  mio  argomento,  gli  ovociti  primordial!  si  moltiplicano  per 
cariocines!  ed  il  nucleo  cambia  caralteri:  il  grosso  nucleolo  delle  cellule  indif- 
ferent! e  scomparso  ed  e  stato  sostituito  da  piccole  masse  di  cromatina  al- 
lungate  o  sferiche  sparse  in  mezzo  ad  un  carioplasma  scuro.  In  un  periodo 
successivo  si  producono  nel  nucleo  fenomeni  simili  a  quelli  della  profase  della 
cariocines! ;  il  reticolo  carioplasmatico  scompare  ed  il  nucleo  e  invece  occu- 
pato  da  un  gomitolo  di  filament!  cromatici,  lisci,  fittameute  addossati  1' uno 
all'altro.  Da  questo  momento  s'  inizia  un  rapido  accrescimento  dell'ovocita,  i 
filament!  cromatici  s'allontanano  I'uno  dall'altro,  s'ispessiscono,  si  fanno  rugosi 
dapprima  e  spinosi  poi ;  contemporaneamente  appaiono  alia  periferia  della  ve- 
scicola germinativa  piccol!  nucleoli,  !  quali  derivano  probabilmente,  come  af- 
ferma  Carnoy,  da  frammentazione  de!  cordoni  cromatici.  Tali  fenomeni  si 
fanno  sempre  piu  spiccati  coU'accrescimento  dell'ovoota;  in  uova  di  80-100  [j. 
di  diam.  !  filament!  cromatici  sono  letteralmente  rivestiti  da  spine  le  quali 
hanno  la  stessa  reazione  microchimica  del  cromosoma;  in  uova  di  100150  u. 
le  spine  s!  risolvono  in  granuli,  i  quali  circondano  come  una  nube  il  cromo- 
soma, mentre  la  cromatina  di  quest'ultimo  diminuisce.  Da  questo  punto  i  fe- 
nomeni che  si  svolgono  nella  vescicola  germinativa  presentano  le  piu  spic- 
cate  diversity  ed  il  loro  studio  riesce  molto  difficile.  La  trasfbrmazione  dei 
cordoni  cromatici  in  una  massa  di  granuli  minuti,  la  quale  a  piccolo  ingran- 
dimento  appare  come  una  nube,  quale  fu  descritta  da  Born,  non  e  la  piu  fre- 
quente  nella  Salamnndrina]  il  piu  spesso  i  cordoni  cromatici  emettono  esili 
filamenti,  i  quali  si  diffondono  per  la  vescicola  germinativa,  cosicche  in  uova 
di  450-600  \i.  non  troviamo  che  a  gran  fatica  dei  resti  dei  cordoni  suddetti  ; 
in  seguito  i  filamenti  si  fanno  sempre  piu  distinti  e  si  raccolgono  nei    Ghro- 


-   20  - 

matinfadenstrdnge  di  Born  ;   sulla  trasforraazione  dei  suddetti  in    cromosorai 
i  miei  risultati  non   si  discostano  notevolmente  da  quelli  di  CLuell'Autore. 

In  nessuna  fase  ho  trovato  traccia  delle  figure  di  risoluzione  nucleolare 
descritte  da  Carnoy  e  Lebrun.  —  I  nucleoli  s'accrescono  di  pari  passo  all'ac- 
crescimento  dell'uovo  e  si  colorano  intensamente  coi  colori  nucleari;  ho  osser- 
vato  talora  negli  scarsi  nucleoli  emigrati  nelle  parti  centrali  della  vescicola 
germinativa  una  delicata  struttura  quale  la  descrive  Carnoy. 

Luigioni  P.  —  Note  ed  osservazioni  sulVAnthypna  Carcelii  Laporte  {romana 
Duponchel). 

Appassionato  cultore  degli  studi  entomologici,  dedico,  da  oltre  un  deceu- 
nio,  le  poche  ore  chn  mi  i-imangono  libere  dalle  diurne  occupazioni  d'  im- 
piegato  dello  Stato,  alia  ricerca  ed  alio  studio  dei  coleotteri  della  mia  pro- 
vincia. 

Di  parecchie  ed  interessanti  specie  raccolte  nelle  mie  numerose  escur- 
sioni,  ho  fatto  oggetto  di  appunti  ed  osservazioni  che  faro  note  via  via  nella 
pubblicazione  del  mio  «  Elenco  sistematico,  »  intrapresa  nel  «  Bollettino 
della  Society  Entomologica  Italiana  »   (*). 

Scopo  della  mia  comunicazione  e  di  far  viemmeglio  conoscere  i  costumi 
e  V  habitat  di  uno  dei  piu  caratteristici  lambllicorni  della  provincia  romana, 
cioe  deir  Anthypna  Carcelii. 

L' insetto  rinvenuto  in  unico  esemplare  a  Tivoli  e  nei  dintorni  del  lago 
di  Albano  verso  il  principio  dello  scorso  secolo,  fu  descritto  contempoi-anea- 
mente  dal  De  Laporte  e  dal  Duponchel,  negli  Annali  della  Societa  Entomolo- 
gica di  Francia  (^). 

Fino  a  pochi  anni  or  sono  se  ne  conobbero  i-ari  esemplari  presi  da  ento- 
mologi  strauieri  e  dal  dott.  Odoardo  Pirazzoli  che  venne  piu  volte  nel  Lazio, 
per  raccogliere  VAnthypna. 

II  desiderio  vivissimo  di  rinvenire  anch' io  tanto  rara  specie,  m'indusse 
a  recarmi  in  varie  epoche  nelle  localita  citate  dagli  autori  sunnorainati  ed  in 
altre;  desunte  da  pubblicazioni.  Forse  perche  sceglievo  saltuariamente  gior- 
nate  poco  propizie  in  epoche  precoci  o  troppo  tardive,  la  fortuna  non  mi  ar- 
rise,  se  non  dopo  varii  anni  di  assidue  ricerche. 

Finalmente,  la  localita  ove  fu  da  me  trovata  VAnthypna  in  discreto  nu- 
mero,  e  nei  Colli  Albani,  a  Marino,  e  appunto  nella  selva  Ferentina  posta  al 
disopra  della  stazione  ferroviaria,  selva  attraversata  dalla  via  carrozzabile 
che  conduce  a  Castelgandolfo. 

E  nelle  belle,  limpide  e  calde  giornate  della  fine  del  maggio  e  nei  primi 
del  giugno,  fra  le  dieci  e  le  dodici  antimeridiane,  che  V Anthypna  vola  nei 
luoghi  sforniti  di  alberi  o  negli  spazi  piu  o  meno  erbosi  dove  penetra  il  sole, 
e  nelle  zolle  soleggiate  ai  margini  della  strada  e  dei  sentieri  del  bosco. 

Nelle  giornate  nuvolose  VAnthypna^  a  guisa  delle  Cicindele,  sembra  si 
dilegui ;  mentre  nelle  splendide  giornate  vola  veloce  poco  alta  da  terra,  e 
con  volo  simile  a  quello  delle  Apt  e  dei  Bombi,  ma  soffermaudosi  rarameute. 


(*)  Anno  XXX,  Triiiiestre  III-IV,  Firenze,   1898. 

(=)  Anno  1832,  Tomo  I,  pag.  411;  Anno  1833,  Toiiio  2,  pay.  251. 


-  21    - 

Quando  ci6  avvieae,  osservai  che  V Anthypiia  ha  una  speciale  predilezione  per 
VOrobus  vernus,  sulle  foglie  del  quale  la  trovai  quasi  sempre  posata,  tanto  da 
far  nascere  in  me  la  convinzione  che  tale  fosse  la  sua  pianta  nutrice. 

Questo  insetto,  come  ho  accennato  altrove,  e  estremamente  vivace  ed  ha 
un  volo  che  e  quasi  un  continuo  ronzio.  La  Q,  che  e  rarissima,  e  molto  dif- 
ferente  dal  ^  ;  benche  provvista  di  ali,  non  vola,  ma  sta  nascosta  in  fori 
che  si  aprono  a  livello  del  terreno.  Nel  momento  della  copula,  esce  dal  suo 
nascondiglio,  ed  allora  solo  e  dato  rinvenirla  accoppiata  al  ^  ,  mentre  corre 
e  si  ruzzola  con  quello  fra  le  foglie  secche  e  le  erbe. 

E  mia  convinzione  che  le  larve  deWAnthypna  vivano  nei  tronchi  in  decom- 
posizione  e  nei  detriti  della  Castanea  vesca;  poiche  riscontrai  che  esclusiva- 
mente  nei  boschi  composti  di  albero  di  tale  specie,  1'  insetto  si  sviliippa  e 
vola  in  abbondanza. 

La  prima  Q  di  Anthypna  che  rinvenni,  fu  presso  al  piede  di  un  vecchio 
tronco  di  castagno,  in  una  galleria  obliqua,  profonda  ua  venti  centiraetri  e 
del  diametro  poco  piu  grande  del  corpo  dell'  insetto.  Nella  galleria,  come  dissi, 
aprentesi  a  fior  di  terra,  rinvenni  4  o  5  ^^,  intenti  a  disputarsi  la  Q^ 
che  si  era  cacciata  nel  fondo  del  foro  che  trovai  ripieno  di  spoglie  di  ninte 
8  detriti  di  legno  di  castagno. 

Nelle  epoche  precitate,  variabili  piu  o  meno  secondo  I'incostanza  delle 
stagioni,  le  Anthyp7ia  appaiono  normalmente  verso  la  fine  del  mese  di  maggio. 
In  alcune  annate  pero,  e  specialmente  in  quelle  nelle  quali  anche  i  mesi  di 
aprile  e  maggio  sono  freddi  e  tempestosi,  quest'  insetti  ritardano  la  loro  ap- 
parizione  fin  oltre  la  seconda  meta  del  mese  di  giugno.  E  solo  allora  che  si 
sviluppano  in  numero  stragrande  e  nei  boschi  di  castagni  volano  a  sciami ; 
come  potei  constatare  in  una  fortunata  gita  fatta  quest'anno,  il  22  giugno, 
nei  castagneti  che  si  stendono  alle  falde  del  monte  Calvario  (541  m.  s.  m.), 
presso  Manziana. 

Le  localita  della  provincia  flomana  ove  V Anthypna  e  stata  rinvenuta,  oltre 
che  a  Marino,  sono  tutti  siti  boscosi  dei  monti  Laziali  (Frascati,  Monte  Cavo, 
Ariccia,  Nerai  ecc.)  i  dintorni  di  Bracciano,  il  Monte  Calvario  ed  i  boschi  vi- 
cino  al  mare  a  Nettuno. 

Fu  pure  rinvenuta  nei  dintorni  immediati  della  Capitale,  a  Monte  Mario, 
nelle  macchie  di  Acquatraversa  ed  a  Villa  Corsini  sul  Grianicolo. 

Benche  nei  cataloghi  stranieri  V Anthypna  Carcelii  sia  indicata  come  specie 
deir  Italia  meridionale,  perche  se  ne  conobbero  rari  esemplari  presi  nelle 
provincie  tinitime  alia  Romana,  e  benche  io  sappia  che  altri  ne  furono  rac- 
colti  nel  E,.  Parco  di  Caserta,  negli  Abruzzi  e  fin  nell'estremo  Teramano, 
tattavia  oso  ritenere  V Anthypiia  specie  veramente  comune  e  caratteristica 
della  fauna  laziale. 

Tanto  nella  descrizione  data  dal  De  Laporte,  quanto  in  quella  del  Du- 
ponchel,  diagnosi  fatte  sopra  unici  esemplari,  il  colorito  generale  dellMn- 
thypna  e  detto  essere  di  un  verde  metallico  a  rifiessi  di  color  rame.  Dal  con- 
fronto  fatto  con  una  serie  di  centiuaia  di  esemplari,  raccolti  in  svariate  lo- 
calita, ho  potuto  invece  accertare  che  il  colore  predominante  e  il  hronzeo 
piu  o  meno  scuro  con  riflessi  metallici,  che  dal  verde  giunge  con  sensibili 
gradazioni  fino  ad  un  bel  color  di  rame.  Anche  il  colore  per  le  lamelle  delle 
auteune  che  e  detto  essere  ferruginoso,  non  e  costante,  perche  ho  trovato 
vari  individui-  nei  quaii  e  interamente  nerastro. 


-  22  - 

JRaramente,  fra)nmisti  al  tipo,  ho  rivenuto  esemplari  in  cui  la  tinta  pre- 
dominante  e  al  di  sopra  totalmente  di  un  bel  verde  raetallico  senza  riflessi 
color  di  rame,  e  di  un  verde  piu  oscuro  al  disotto.  Oltraccio  la  granulazione 
e  la  pubescenza  del  torace  e  delle  elitri  e  sensibilmente  piii  rimarcata. 

Trattandosi  di  una  variazione  assai  notevole  che  risalta  a  prima  vista 
fra  gli  esemplari  tipici,  per  la  differente  e  speciale  colorazione,  mi  pembra 
giustificata  la  istituzione  per  essa  di  una  varieta,  che  propongo  nominare 
var.  Duponchelii,  in  ricordo  dell'entomologo  Duponchel,  il  quale  in  oraaggio 
a  Roma  voile  chiamare  romana  una  delle  piu  graziose  specie  di  Glafirini,  da 
lui  raccolta  nel  Lazio. 

Bentivoglio.  —  Sul  valore  sistematico  delle  varieta  della  specie  Platycnemis 
pefinipes  Pall.  (Sunto). 

Gli  entomologi  che  hanno  studiato  i  pseudoneurotteri  hanno  creduto  ne- 
cessario  distinguere  due  varieta  nella  specie  Platycnemis  pennipes,  una  detta 
var.  lactea,  I'altra  var.  hilineata. 

Gli  individui  appartenenti  alia  prima  sono  caratterizzati  dall'avere  il  ma- 
schio  con  addome  di  colore  biancastro  con  due  punti  neri  alia  base  del  2",  3*, 
4°,  5°  e  6"  segmento  e  due  linee  negli  altri,  quelli  della  seconda  diversificano 
dai  precedenti  per  avere  I'addome  bleu  ornato  da  due  linee  nere  longitudinali 
in  tutti  i  segmenti. 

Sul  valore  sistematico  di  queste  due  var.  gli  autori  pero  non  sono  d'  ac- 
cordo:  giacche  da  alcuno  fu  (piu  o  meno  vagamente)  accennato  alia  possibi- 
lita  cho  i  diversi  colori  dell'adome  e  la  varia  forma  degli  ornamenti  dipen- 
dano  dall'eta  dei  singoli  individui,  mentre  altri  invece  avrebbe  voluto  elevare 
le  due  var.  alia  dignity  di  specie. 

Da  vari  anni  mi  occupo  di  raccogliere  pseudoneurotteri,  ed  ho  osservato 
che  spesso  si  trovano  individui  che  non  presentano  i  caratteri  tipici  di  una 
delle  var.,  ma  hanno  caratteri  intermedi  fra  le  due.  Nel  1897  presentai  alia 
Societa  dei  Naturalisti  di  Modena  una  nota,  illustrando  undici  di  detti  insetti 
e  conclusi  <  che,  piu  che  a  variety,  le  diverse  forme  si  dovevano  considerare 
come  conseguenza  del  dimorf  ismo  di  stagione  che  in  questi  insetti  si  pre- 
senterebbe  in  modo  molto  spiccato  » . 

Da  allora,  per  risolvere  in  raodo  certo  la  questione,  cercai  di  conservare 
in  vita  individui  che  presentassero  i  caratteri  della  var.  lactea  per  vedere  se 
col  tempo  subissero  delle  modificazioni  e  quali.  Dopo  parecchi  tentativi  in- 
fruttuosi,  perche  gli  insetti  catturati  morivano  dopo  due  o  tre  giorni,  nella 
estate  del  1900  potei  constatare  che  in  10  giorni  due  esemplari  avevano  su- 
bite  modificazioni  tali  che  dal  tipo  della  var.  lactea  erano  passati  quasi  per- 
fettamente  a  quello  della  bilineata. 

Continuate  le  osservazioni  anche  quest'anno,  ho  accertato  che  la  var.  lactea 
non  e  altro  che  lo  stadio  giovanile,  mentre  quella  detta  hilineata  corrisponde 
all'eti  adulta ;  bisogna  quindi  cassarle  dal  numero  delle  varieta- 

Bentivoglio  mostra  i  disegni  che  si  riferiscono  alia  sua  comunicazione. 

Russo-  A.  —  Sul  significato  delle  idrospire  e  degli  spiracoli  dei  Blastoidi.  — 

Le  idrospire  dei  Bla.stoidea  sono  solchi  piu  meno  profondi,  situati  ai  due 

lati  di  ciascun'area  interambulacrale,  i  quali  possono  essere  in  numero  diverso 

secondo  le  specie:  il  piu  delle    volte  pero  si  aprono  aU'esteruo  con    una   sola 


23   - 


apertura  piu  o  meno  allungata,  come  in  Orophocrinus  o  Troostocrinus  ovvero 
piccola  e  tondeggiante,  come  in  Cryptoschisma  o  Nucleocrinus.  Le  aperture  del 
solohi  o  del  tubi  in  cui  i  solchi  convergono  sono  chiamate  spiracoli. 


a- i 


Fig.  1. 
Fig.  1  —  a  r:  aperture  anale,  !e  =  ]acuna  periesofagea,  /»  :::  lacune  intestinali,  i  =  intestino,  p  := 
canale  petroso  primario,  s  =:  canali  secocdarii  di  orig'ne  ectodermica  posti  in  corrispondeuza  dei  primi 
e  del  cordone  gen'tale  periesofageo  sottostante. 
Fig.  2  —  Pentremites  (Blastoide). 
i  zz  spirali  posti  alia  sommita  degli  interradii,  3  =  radio. 

La  funzione  di  tali  fortnazioni,  come  il  loro  valore  morfologico,  non  e  stato 
finoggi  ben  definite  :  Billings  (1)  le  credette  organi  di  respirazione  e  percio  ad 
esse  dette  il  nome  di  idrospire;  Ludwig  (2)  molti  anni  or  sono  osservava  che 
fra  le  incertezze  che  si  hanno  sulla  struttura  dei  Blastoidi  poteva  dire  anche  la 
sua  opinione  e  percio  credette  che  le  idrospire  e  gli  spiracoli  per  la  loro 
posizione  fossero  omologlii  alle  borse  delle  Ophiura.  A  tale  supposizione  di 
Ludwig  si  associarono  Etheridge  e  Carpenter  (3). 

Avendo  io  in  questi  ultimi    anni  portato  le   mie   indagini   sullo    sviluppo 


(1)  Notes  on  the  structure  of  the  Crinoidea,    Cystoidea    and  Blastoidea:  American  Journ.   of  Sc. 
and  Arts.  1870. 

(2)  Beitrage  zur  ADatomie  der  Ophiuren:  Zeit.  f.  -wis.  Zoologie,  1878. 

(3)  Catalogue  of  the  Blastoidea  in  the  Geological  Departement  of  the  British  Museum,  London,  18?6. 


-  24  - 

dei  Crinoidi,  ho  potuto  osservare  alcuni  fatti  i  quali  rischiarano  molto  la 
tanto  dibattuta  quistioue.  Nella  larva  di  Antedon  da  poco  fissata  in  un  primo 
raomento  si  osserva  che  il  poro  madreporico  primario  del  canale  petroso  in- 
cluso  nel  tegumento,  si  oblitera,  cosicche  in  questo  stadio  I'apparato  acquifero 
forma  un  sistema  perfettaraente  chiuso.  Nell'ulteriore  sviluppo  pero  la  comu- 
nicazione  di  questo  apparato  con  resterno  si  ristabilisce,  mediante  un  tubo 
che  per  un'invaginazione  ectodermica  si  forma  nel  medesimo  posto  del  canale 
madreporico  primitjvo  obliterato.  Seguendo  ancora  lo  sviluppo  della  larva,  si 
osserva  che,  quando  incominciano  ad  apparire  le  braccia,  il  cerchio  acquifero 
forma  in  ciascun  tratto  interradiale  un  canale  petroso  interno  il  quale  si 
apre  nella  cavita  generale  del  corpo.  In  rapporto  a  tali  nuove  formazioni  ma- 
dreporiche  nella  parete  corrispondente  dell'  integumento,  sempre  per  invagi- 
nazioni  dell'ectoderma  si  formano  nuovi  tubi  che  mettono  in  comunicazione 
la  caviti  generale  del  corpo  con  I'esterno.  In  questo  stadio  nella  parete  di 
ciascun  interradio  e  un  tubo,  di  cui  4  sono  disposti  simmetricamente  fra  loro, 
mentre  quello  dell'  interradio  anale,  come  si  osserva  anche  nei  Blastodi,  e 
asimmetrico,  perche  spostato  dal  passaggio  dell'apertura  anale  sulla  superfi- 
cie  orale  della  larva. 

In  seguito  i  canali  idroporici  ectodermici  aumentano  di  numero,  di  guisa 
che  la  superficie  orale  del  disco  di  Antedon  adulto  si  mostra  quasi  tutta  cri- 
vellata. 

Avendo  accennato  alle  fasi  evolutive  dell'apparato  madreporico  di  Antedon, 
fo  subito  osservare  che  senza  alcun  dubbio  le  idrospire  del  Blastoidi  sono 
anche  di  origine  ectodermica,  sviluppandosi  come  approfondamenti  della  pa- 
rete del  corpo  e  precisamente  di  quelle  porzioni  che  sono  negli  interradii, 
come  nelle  larve  dei  Crinoidi. 

Per  convincersi  di  ci6  basti  confrontare  le  figure  di  Rose,  di  Etherige  e 
Carpenter,  le  quali  rappresentano  sezioni  di  Blastoidi. 

D'altra  parte  io  fo  considerare  che  mentre  nelle  larve  di  Antedon,  in  un 
primo  stadio  (stadio  di  Cistide)  si  sviluppa  una  gonade  che  poi  si  atrofizza, 
in  uno  stadio  successivo  attorno  I'esofago  della  larva  si  forma  un  cordone  ge- 
nitale ;  cosicche  per  alcuni  caratteri,  come  tubi  ectodermici,  cordone  genitale 
periesofageo,  puo  dirsi  che  esso  passa  alio  stadio  di  Blastoide.  In  base  a  tali 
constatazioni  io  credo  si  possa  afifermare  che  in  origine  le  idrospire  e  gli 
spiracoli  corrispondenti  dovevano  essere  una  dipondenza  del  sistema  acqui- 
fero, mentre  in  seguito  si  sono  adattati  ad  altre  funzioni,  fra  cui  quella  di 
servire  come  via  di  uscita  dei  prodotti  sessuali.  Nei  Blastoidi,  infatti,  man- 
cando  le  braccia  con  le  pinnule  corrispondenti  dove,  come  nei  Crinoidi,  ma- 
turano  le  cellule  sessuali  dei  cordoni  genital)  che,  come  si  sa,  penetrano  in 
quelle,  e  necessario  ammettere  che  i  prodotti  sessuali  venivano  a  maturita 
neU'interno  del  calice  e  propriamente  nei  cordoui  genitali  periesofogei. 

Tali  constatazioni  rendono  anche  evidenti  le  affinity  tra  i  Blastoidi,  i 
Crinoidi  e  gli  Ofiuroidi,  i  quali  sono  anche  forniti  di  invaginazioni  ectoder- 
miche  interradiali,  denominate  le  borse,  nella  cui  corrispondenza  vengono 
a  maturita  le  cellule  sessuali  del  cordone  genitale. 

Ghigi  A.  —  II  nidamento  della  Tiedemannia  neapolitana  Van.  Ben. 
II  nidamento  fu  deposto  il  giorno  10  ottobre,  nelle  prime  ore   del    pome- 
riggio,  da  un  esemplare  pescato  nel  golfo  di   Napoli  e   favoritomi    dal    dottor 


^  ^6  - 

Salvatore  Lo  Bianco  per  osservarne  I'organizzazione :  essendo  ancora  scono- 
sciuto,  ho  pensato  fame  oggetto  di  una  comunicazione  all'attuale  adunanza 
dell'Unione  Zoologica. 

Ha  forma  di  un  cordone  gelatinoso,  piu  volte  ripiegato  su  se  stesso,  a 
guisa  di  matassa  aggrovigliata  in  tal  raodo  da  dover  rinunziare  a  qualunque 
idea  di  distrigarla,  per  procedere  ad  una  misurazione  diretta  della  sua  lun- 
ghezza.  Tale  misurazione  e  resa  difiBcile  anclie  dal  fatto  che  la  massa  gelati- 
nosa  ha  la  propriety  di  appiccicarsi  agli  oggetti  coi  quali  venga  a  contatto, 
in  maniera  da  rompersi  o  deformarsi  se  si  voglia  cei-care  di  staccarnela.  E 
dunque  difficile  dire  se  il  nidamento  sia  attaccato  ad  un  oggetto  in  tondo 
al  mare  a  mezzo  di  un  peduncolo  gelatinoso,  come  accade  per  altri  pteropodi, 
o  se  si  appiccichi  ad  un  galleggiante  qualunque.  Quest'ultima  ipotesi  mi  sem- 
bra  piu  probabile. 

Dai  calcoli  approssimativi  che  ho  potato  fare,  risulterebbe  una  lunghezza 
totale  che  pud  variare  da  un  metro  ad  un  metro  e  mezzo. 

II  colore  generale  6  giallo  ambraceo,  trasparente,  ben  diverso  da  quello 
che  si  osserva  per  certi  opistobranchi,  come  Aplysia  e  Philine,  nei  quali  la 
colorazione  e  decisamente  opaca.  II  colore  e  tuttavia  dovuto  al  solo  vitello 
delle  uova,  mentre  il  nidamento  e  ialino,  intensamente  colorabile  col  carmi- 
nio  boracico,  coll'  emallurae  e  coll'emacalcio. 

E'  eccessivamente  contrattile :  il  percorso  del  cordone  gelatinoso  conte- 
nente  in  serie  le  uova,  compie  una  doppia  spirale  allungata.  La  prima,  nel  cui 
passo  sono  contenute  4  o  5  uova,  ha  le  spire  strettamente  avvicinate,  I'al- 
tra  e  a  spire  piu  ample,  chiaramente  distinte  ad  occhio  nudo,  nel  cui  passo 
si  contano  dalle  venti  alle  ventisei  uova.  La  lunghezza  del  passo  della  spirale 
piu  ampia  misura  circa  30  millimetri. 

Le  uova  sono  sferiche  ;  misurano  mm.  0,08  a  mm.  0,11  di  diametro;  sono 
colorate,  come  ho  detto,  in  giallognolo  e  sono  contenute  in  una  capsula,  pure 
sferica  e  trasparente  del  diametro  di  mm.  0,14  a  mm.  0,16. 

La  capsula  aderisce  quasi  sempre  all'uovo  in  un  sol  punto  :  essa  e  poco 
resistente  ed  il  contorno  chiaramente  visibile  soltanto  a  fresco,  oppure  trat- 
tando  con  acqua  un  pezzo  di  nidamento  gii  fissato.  I  vari  fissativi  da  me 
adoperati,  come  alcool,  sublimato  e  subliraato  acetico,  contraendo  in  parte 
la  capsula  ed  in  parte  la  gelatina  del  nidamento  fino  al  reciproco  contatto 
delle  uova,  ne  confondono  il  contorno  con  quello  del  vitello. 

Sopra  sezioni  trattate  col  carminio  boracico,  la  capsula  si  confonde  col 
nidamento  ;  il  suo  contorno  si  avverte  in  quanto  costituisce  il  limite  di  una 
zona  incolora  intorno  al  vitello. 

Nella  Tiedemannia  e  negli  altri  pteropodi,  dei  quali  fino  ad  ora  son  noti 
i  nidamenti,  mancano  i  bozzoli  frequenti  invece  negli  opistobranchi.  Ai  boz- 
zoli  di  questi  ritengo  corrisponda  esattamente  la  capsula  involgente  ogni 
singolo  uovo  di  pteropode  :  ho  potuto  almeno  constatarne  I'assoluta  identita 
di  forma  e  di  struttura  con  quella  della  Philine  aperta,  ove  trovasi  in  gene- 
rale  un  sol  uovo,  ma  spesso  due  e  qualche  volta  piu. 

Non  e  il  caso  di  descrivere  qui  la  struttura  intima  del  vitello,  di  cui  gii 
si  occup6  il  Fol  (*),  struttura  identica  a  quella  del  vitello  di  parecchie  famiglie 


(')  Sur  le  d^veloppement  des  Pteropodes :  Coraptes  Renaus  des  stances  de  TAcadi'mie  des  Sciences 
1875. 

M.  Z.  —  Suppletnento.  4 


-   26  - 

di  gasteropodi  (Trlnchese)  (*).  Le  mie  osservazioni  hanno  avuto  luogo  circa  due 
ore  dopo  la  deposizione  delle  uova:  non  ho  potuto  mettere  in  evidenza  nucleo  ne 
raembrana  vitellina,  anclie  adoperando  sostanze  coloranti  decisamente  nucleari 
come  I'emallurae.  Cio  coinciderebbe  coiraffermazione  del  Fol,  il  quale  scrisse 
che  il  vitello  dei  pteropodi,  dopo  la  fecondazioue,  e  sprovvisto  di  membrana  e 
di  nucleo,  il  quale  apparisce  soltanto  dopo  I'emissione  della  vescicola  diret- 
trice. 

II  numero  delle  uova  contenute  nel  nidaraento  ascende  a  circa  20,000. 

Passero  adesso  in  rassegna  i  pochi  nidamenti  di  pteropodi  conosciuti  per 
trarne  alcune  considerazioni  generali. 


Kig.  1 .  —  Tratto  di  nidameuto  di  Tiedemannia.  II  contorno  delle  uova  non  6  uniforme  per  indicare 
che  esse  nou  sono  tutte  sullo  stesso  piano.  Le  linee  punteggiate  indicano  11  percorso  del  cordone 
mucoso. 

Innanzi  tutto  accennero  che  gli  autori  sono  concordi  nell'ammettere  che 
i  pteropodi  depongono  le  loro  uova  sul  far  della  notte,  la  qual  cosa  e  con- 
fermata  per  la  Hyalea  tridentata  dalla  lunga  esperienza  del  cav.  Lo  Bianco. 
La  Tiedemannia  invece  depose  sul  mezzogiorno  o  poco  dopo.  E,imarrebbe  a 
stabilire  se  cio  accada  normalmente  o  se  la  deposizione  sia  stata  affrettata 
dalle  condizioni  anorraali  dell'ambiente.  Forse  e  piu  facile  sia  stato  cosi,  per- 
ch6  I'animale  dopo  la  deposizione  mori  e  le  uova  che  io  conservai  nel  loro 
eleraento,  nou  si  svilupparono. 


Fig.  2.  —  Uovo  di  T.  neapohtana. 

Fra  i  Gimnosomi,  il  Carazzi  (-)  descrisse  il  nidamento  del  Pneumodermon 
mediterraneum  Van  Ben.,  a  forma  di  sfera  mucosa  di  circa  U  cm.  di  diametro, 


(^)  I  prinii  niotnenti  deU'evoluzione  nei  mollusohi :  Atti  della  H.  Accadeinia  dei  Liocei,  18S0. 
O  Anat.  Anz.,  XVII  Bd.,  1900. 


-  27   - 

perfettamente  trasparente  e  nella  quale  sono  immerse  le  uova,  ognuna  delle 
quali  e  circondata  da  una  capsula  trasparente.  Anclie  il  vitello  e  trasparente 
ed  incoloro. 

II  Knipowitsch  nel  suo  lavoro  suUo  sviluppo  della  Clione  Umacina  (*)  dice 
che  questo  animale  depone  le  uova  in  un  grosso  aramasso  gelatinosodi  almeno 
4  cm.  di  diametro.  Anche  qui  le  uova  che  misurano  un  diametro  di  0,12  mm., 
sono  circondate  da  una  capsula  resistente  di  forma  ovale,  il  cui  asse  lungo 
misura  0,21  mm.  ed  il  corto  0,16. 

Fra  i  Tecosomi,  il  Lo  Bianco  nelie  sue  «  Notizie  riguardanti  specialmente 
il  periodo  di  maturita  sessuale  degli  animali  del  golfo  di  Napoli  »  (^),  descrive 
il  nidamento  di  Hyalea  tridentata  Lam.  formato  da  3  o  4  mucchietti  gelatinosi, 
contenenti  uova,  riuniti  fra  loro  da  un  cordoncino  della  stessa  massa,  nella 
quale  pure  sono  contenute  uova. 

Considerando  che  il  numero  dei  generi  di  pteropodi  conosciuti  e  piuttosto 
ristretto,  non  posso  essere  accusato  di  mania  di  generalizzare  se  affermo  che 
si  debba  considerare  come  tipico  pei  Gimnosomi  il  nidamento  sferico  e  come 
tipico  pei  Tecosomi  il  nidamento  allungato  o  cordiforme. 

Fra  questi  ultimi  tuttavia  il  nidamento  dei  Cavoliniidae  rappresenterebbe 
uno  stadio  di  passaggio  fra  quello  dei  Gimnosomi  e  quelle  dei   Cymbulidae. 

Vinciguerra.  —  Sulla  presenza  del  Salmo  macrostigma,  A.  Dum.  nelle  paludi 
Pontine. 

Nelle  acque  del  piccolo  laghetto  posto  presso  le  rovine  della  medioevale 
citta  di  Ninta,  ai  piedi  dei  monti  Lepini,  e  in  quelle  del  fiume  Sisto  che  vl  si 
origina  e  che  dopo  avere  attraversato  le  paludi  Pontine  va  a  gettarsi  in  mare 
a  poca  distanza  da  Terracina,  vive,  piuttosto  abbondante,  una  trota.  Gia  pel 
solo  fatto  della  sua  esistenza  in  acque  che  scorrono  ad  altitudine  cosi  poco 
considerevole,  questa  trota  si  distingue  da  tutte  le  altre  del  continente  ita- 
liano  e  si  avvicina  a  quella  di  Sardegua  che,  come  ho  potuto  constatare,  %'ive 
anche  a  livello  del  mare. 

Questa  trota  di  Sardegna,  benche  indicata  in  varii  elenchi  di  animali  di 
quest'isola  coi  nome  di  Salmo  fario,  si  distingue  bene  da  questo  ed  e  invece 
riferibile  al  ^.  macrostigma  descritto  da  A.  Dumeril  nel  1858  sopra  esem- 
plari  del  torrente  Ned  el  Abaich,  dei  monti  della  Cabilia.  La  identita  di  questa 
trota  algerina  con  quella  sarda,  ed  anche  con  quella  che  si  trova  nei  fiumi 
della  regione  orientale  della  Sicilia,  fu  gia  da  me  affermata  nella  mia  E,ela- 
zione  intorno  alia  pesca  di  acqua  dolce  e  di  mare  in  Sicilia  (■')  e  la  vidi  con 
piacere  recentemente  confermata  dal  Boulanger  ('').  Di  questa  forma  e  sopra- 
tucto  caratteristica  la  colorazione  a  grandi  macchie  nere,  delle  quali  una  quasi 
costante  mentesulla  regione  opercolare. 

Altro  carattere  assegnato  dagli  autori  e  quello  del  piu  ristretto  numero 
di  appendici  piloriche  cho  nel  macrostigma  non  supererebbero  quello  di  31. 

Questa  stessa  colorazione  si  riscontra  negli  esemplari  di  Ninfa,  nei  quali 
pero  il  numero    delle   appendici    piloriche    puo   superare    quello    assegnato  al 


0)  Biologisches  Cenlralblalt,  11  Bd.  1S91. 

(=)  Milth.  Zool.  Slat   Neapel,  13  Bd.,  1899. 

(')  Boll.  Noliz.  Agrar.,  Agosto  1896. 

[*)  On  the  occurrence  of  Halmo  macrostigma  in  Sardinia;  Ann.  Mag.  N.  4.  (7)   Vol.  S,  1901. 


-  28  - 

macrostigma  avendovene  io  constatato  sino  a  37,  ma  restando  per  sempre  in- 
feriore  a  quelle  di  38-47  indicate  da  Giiiither  come  minimo  del  suo  Salmo 
fario  auso7iii,  cui  si  dovrebbero  riferire  le  trote  italiane.  Inoltre  in  tutti  gli 
esemplari  di  macrontiyma  da  me  esaminati  maucano  le  traccie  dei  punti 
rossi  che  sono  sempre  piu  o  meno  visibili  nei  fario,  specialmente  in  quelli 
provenienti  da  acque   correnti. 

Io  non  oso  atfermare  che  il  macrostigma  debba  effettivamente  conside- 
rarsi  come  specie  distinta  del  fario,  tanto  piu  sapendo  che  alcuni  ittiologi, 
come  per  esempio  Io  Smitt,  non  vorrebbero  neppure  ammettere  la  differenza 
specifica  fra  trota  e  salmone.  Ho  ritenuto  pero  iion  scevro  di  interesse  il  se- 
gnalare  la  presenza  di  una  forma  cosi  notevole  come  il  *S^.  macrostigma  in 
una  loealita  che  sembrerebbe  cosi  poco  atta  alia  vita  delle  trote  come  le  pa- 
bidi  Pontine.  Questo  fatto  viene  inoltre  a  costituire  una  analogia  faunistica 
tra  la  zona  marittima  del  Lazio  e  la  Sardegna,  come  la  presenza,  per  esempio, 
dei  Ghamaerops  sul  monte  Circeo  ne  costituisce  una  floristica. 

Aggiungero  da  ultimo  che  Io  studio  delle  forme  di  trote  italiane,  pel  quale 
vado  da  lungo  tempo  radunando  materiale,  e  reso  quasi  necessario  dal  diffon- 
dersi  delle  operazioni  di  ripopolamento  dei  nostri  corsi  d'acque  con  trote,  ge- 
neralmente  importate  da  regioni  alpine,  talche  fra  qualche  temijo  sarebbe  im- 
possibile  riconoscere  le  forme  realmente  indigene. 

Emery  osserva  che  tra  le  formiche  italiane,  una  forma  iieW Aphaetiog aster 
testaceo-pilosa  sottosp.  spinosa  Emery  della  Sardegna  trovasi  a  Pisa  ed  altra 
affine  nel  Lazio  e  nell'  Umbria. 

Chiappi.  —  Sopra  una  forma  ibrida  di  Ciprinide  esistente  nei  laghi  di  Va- 
rano  e  Monate. 

Nei  piccoli  laghi  di  Varano  e  Monate,  appartenenti  al  bacino  del  Verbano 
esiste  una  forma  di  Ciprinide,  chiamata  volgarmente  Leppe,  forma  che  presenta 
alcuni  caratteri  dello  Scardinius  erythrophthalmus  (L.)  ed  altri  del  Leuciscus 
aula  Bp.,  ma  senza  che  io  I'abbia  potuta  riferire  ad  alcuna  di  queste  due 
specie  ne  ad  altre  descritte,  di  cui  non  ho  trovato  cenno  in  alcun  lavoro 
ittiologico  e  che  ritengo  ibrida  fra  le  suddette  due  specie. 

Debbo  alia  cortesia  del  signer  Ing.  Besana  di  Cernobbio  il  possedere  un 
buon  materiale  di  Ciprinidi  di  quei  due  laghi  e  di  altri  vicini,  che  si  com- 
piacque  inviare  alia  R.  Stazione  di  Piscicoltura  di  Roma. 

I  Leppe  osservati  presentano  una  lunghezza  massima  (misurata  dall'apice 
del  muso  al  margine  dell'ultima  squama  della  linea  laterale)  compresa  tra 
quella  dello  Scardinius  erythrophthalmus  e  quella  del  Leuciscus  aula. 

L'altezza  massima  espressa  in  360  ""^  e  compresa  fra  gli  ^'^/gg^  e  '""/ggo  della 
lunghzza  massima. 

Questo  valore  e  notevolmente  minore  <li  quello  che  presenta  Io  S.  ery- 
throphthalmus che  varia  da  ^"^/ggo  e  "^/seo  e  quasi  eguale  a  quello  del  L.  aula 
della  stessa  loealita  che  varia  da  ^^/jgo  ©  ^^/seo  • 

La  mandibola  sorpassa  un  pochino  in  avanti  gli  intermascellari,  ma  non 
quanto  nello  S.  erythrophthalmus. 

Lo  squarcio  della  bocca  e  obliquo  ma  non  quanto  in  quest'ultimo,  pur 
differendo  dal  L.  aula  nel  quale  esso  e  quasi  diritto. 

Si  hanno  tre  serie  di  squame  tra  le  pinne  ventrali  e  la  linea  laterale  e 
otto  fra  questa  e  la  serie  impari  di  squame  sul  dorso  (8-1-3). 


-  29  - 

Anche  nelle  specie  originarie  al  di  sopra  della  linea  laterale  se  ne  hanno 
da  7  a  8  serie  e  al  di  sotto  da  3  a  4.  Tn  esse  la  linea  laterale  presenta  uu 
numero  di  squame  minore  che  nei  Leppe,  nei  quali  se  ne  hanno  da  43  a  45, 
(ossia  da  5  a  7  in  piu). 

Le  squame  per  forma  e  grandezza  sono  piu  somiglianti  a  quelle  del  L.  aula., 
avendo  i  due  diametri  (longitudinale  e  trasversale)  pressoche  eguali,  mentre 
nello  S.  erythrophthalmus  esse  sono  piu  lunghe  clie  alte. 

L'origine  della  pinna  dorsale  e  un  poco  indietro  alia  inserzione  delle  ven- 
trali,  nello  S.  erytraphthalmus,  invece  e  molto  piu  indietro  e  nei  L.  aula  precisa- 
mente  al  di  sopra  del  primo  raggio  di  queste. 

L'anale  ha  origine  dietro  la  perpendicolare  abbassata  dall'ultimo  raggio 
dorsale  non  molto  diversamente  dal  L.  aula,  meutre  nello  S.  erytrophthalmus 
molto  piu  indietro. 

Essi  presentano  il  ventre  dietro  le  pinne  ventrali  leggerraente  compresso 
all'orlo,  come  avvieue  nello  S.  erythrophthalmus  ma  assai  meno  spiccatamente. 

11  colore  dei  Leppe  e  bianco  argentioo  a  riflessi  azzurrognoli  sul  dorso. 

I  denti  faringei  sono  distintamente  seghettati  ed  uncinati  e  disposti  in 
due  serie  in  un  lato  5  e  3,  nell'altro  2  a  3  e  4  a  6,  come  nello  S.  erylhrophthalmus, 
il  quale  pero  presenta  costantemente  in  ambo  i  lati  5  denti  nella  serie  esterna 
e  3  nell'interna.  Nei  L.  aula  invece  sono  5  per  lato  e  in  una  sola  serie. 

II  numero  dei  raggi  delle  pinne  e  rappresentato  nei  seguente  schema : 

Dorsale  Pettorali  Ventrali  Anale 

Leppe  'U^%  V,5-Vn  Vo  l''~'j'' 

S.  erythrophthalmus     Vg  Vie  —  Vit  Vs  "/lo  —  ^/u 

L.  aula  */g  a  ^/j^  Vis  —  Vie  V9  —  Vio         ^U  —  ^/lo 

Eiepilogando :  nei  Leppe,  I'altezza  del  corpo,  la  forma  e  posizione  della 
bocca,  la  posizione  della  pinna  dorsale,  il  numero  dei  raggi  delle  pinne  pari  e 
della  dorsale,  e  direi  quasi  la  fisionomia  dell'animale  si  presentano  come  ca- 
ratteri  intermedii  fra  S.  erythrophthalmus.  e  L.  aula. 

Al  contrario  i  denti  faringei  e  la  forma  del  ventre  somigliano  piu  a  quello, 
mentre  il  profilo  del  dorso  e  la  posizione  della  pinna  anale  e  assolutamente 
come  nei  L.  aula. 

Questa  fusione  dei  caratteri  di  S.  erythrophthalm.us  (L.)  e  L.  aula  Bp.  mi 
ha  convinto  trattarsi  di  un  ibrido  fra  questi  due,  piuttosto  che  di  una  specie 
particolare.  Ne  e  da  stupire  che  di  questo  ibrido  non  sia  stato  ancora  accer- 
tato  la  presenza  nei  laghi  Maggiore  e  di  Como,  poiche  la  vastita  di  questi 
bacini  deve  necessai-iamente  diminuire  la  facilita  di  incontro  dello  S.  ery- 
throphthalmus con  il  L.  aula. 

Prima  di  decidermi  pero  a  ritenere  i  Leppe  come  forma  ibrida  tra  le  sud- 
dette  specie  mi  venne  il  dub  bio  che  in  luogo  del  L.  aula,  come  una  delle  spe- 
cie originarie  dei  Leppe  vi  fosse  lo  Squalius  cavedanus  Bp.,  ma  esclusi  ben 
presto  questa  supposizione,  perche  questo  manca  nei  Lago  di  Moaate  (come 
mi  e  stato  assicurato  dal  sig.  ing.  Besana,  persona  competente  e  pratica  del 
luogo)  ed  anche  per  differenze  troppo  notevoli  che  vi  riscontrai. 

I  Leppe  da  me  studiati  presentano  organi  sessuali  normali  e  prodotti 
sessuali  in  via  di  maturazione,  pero  non  e  accertato  che  essi  si  riproducano 
benche  cio,  pur  effettuandosi,  non  basterebbe  ad  escludere  I'ipotesi  che  essi 
siano  una  forma  ibrida,  poiche  I'ibridismo  nei  pesci  non  esclude  la  possibilitu 
della  riproduzioue  per  qualche  generazione,  come  e  stato  gia  uotato    da   alcuni 


-   30   - 

ittiologi.  L' ibridismo  nei  Ciprinidi  e  comunissiino:  molte  di  queste  forme  fu- 
rono  infatti  descritte  come  specie  distinte  come  il  Leuciscus  affinis  (Cuv.  VaL), 
L.  huggenhagii  Cuv.  Val.,  L.  dolabratus  Holdr.  Ho  creduto  di  prendere  in  con- 
siderazione  questa  forma  perche  e  raro  se  non  unico  il  caso  di  un  ibrido  di 
pesci,  cosi  abbondante  in  una  locacalita  da  avere  avuto  anche  un  norae  volgare. 

Monticelli  e  Lo  Bianco  —  Su    la  probabile   larva    di    Aristeus    antennatus 

Risso.  [Legge  Ghigi  per  gli  Autori  assenti]. 

II  «  Puritan  »  —  nave  con  la  quale  nolla  scorsa  primavera  il  sig.  F.  A. 
Krupp  lia  proseguite  le  pesche  pelagiche  abissali  nel  goifo  di  Napoli,  ini- 
ziate  nella  primavera  del  1901  con  il  «  Maja*  (*)  —  pescando  col  grande  «  ber- 
tovellos  nelle  vicinanze  di  Capri,  raccolse  nella  rotata  31  (per  la  quale  si  fi- 
larono  m.  1300  di  cavo)  una  caratteristica  larva  misidiforrae  di  Peneide.  Que- 
sta difierisce  da  tutte  le  altre  da  noi  finora  studiate  nel  golfo  di  Napoli  e 
non  puo  neppure  rifersi  ad  alcuna  delle  serie  larvali  di  quelle  specie  di  peneidi, 
che  non  ci  e  riuscito  ancora  di  completare,  come  le  altre  {Sicyo?iia,  Amalo- 
penaeus,  Solenocera,  Penaeus  memhranaceus  ecc.)  delle  quali  abbiamo  data  co- 
municazione  nei  precedenti  convegni  di  Bologna  e  di  Napoli.  (^) 

Questa  nuova  larva  misura  10  mm.  in  lunghezza,  e  moltoallungataeslanciata 
e  si  lascia  subito  riconoscere  per  il  grande  sviluppo  del  ventaglio  codale,  che 
e  molto  largo  ed  assai  vivamente  colorato.  Nella  fades  generale  essa,  come 
nel  colorito,  ricorda  molto  le  larve  di  P.  rnembranaceus ;  ma  da  queste  facil- 
mente  si  distingue,  oltreche  per  la  grandezza  e  la  forma  del  ventaglio  codale, 
ancbe  per  molte  altre  caratteristiche  differenziali  dai  corrispondeiiti  stadii 
misidiformi  di  P.  membra aaceus :  fra  le  quali  subito  colpisce  la  eguaglianza 
delle  spine  dorsali  dei  segmenti  addominali,  che  si  trovano  dal  2-5,  e  per  la 
piccolezza  di  quella  del  6  segmento,  lunghissiraa  e  forte,  invece,  in  P.  mem- 
branaceus.  (^)  Lo  scudo  dorsale  e  relativamente  breve,  rispetto  alia  lunghezza 
totale  del  corpo  e  ricorda,  visto  dal  dorso,  nel  suo  insieme  grossolanamente 
j'aspetto  di  una  tiara  :  esso  ha  un  rostro,  molto  largo  alia  sua  origine  dallo 
scudo  dorsale,  i-obusto  e  dritto,  appena  ricurvo  in  sotto  all' apice  e  molto 
lungo,  che  sorpassa  il  terzo  articolo  delle  antennule  raggiungendo  la  meta 
circa  della  lunghezza  dei  flagelli  di  queste.  Nella  sua  larga  base  presenta, 
dorsalmente,  due  forti  e  brevi  spine  rostrali,  e  da  ciascun  lato  del  rostro  si 
origina,  dal  margine  anteriore  dello  scudo,  una  spina  che  presto  si  divide  in 
due  rami  come  due  cornetti  (spina  orbitale)  :  distinta  e  la  spina  antennu- 
lare  e  bene  sviluppata  la  spina  laterale.  L'  addome  presenta,  inoltre,  molto 
evident!  in  tutti  i  segmenti,  e  descrescenti  in  lunghezza  dal  1  al  5,  le  spine 
ventrali  :  lunghissima  e  quella  del  primo,  ricurva,  falciforme  con  punta  in 
sotto  ;  piu  breve  della  meta  circa,  e  la  secouda  a  cornetto  e  con  punta  in 
alto  ;  della  stessa  forma  e  la  terza,  ma  della  seconda  assai  piii  breve;  a  punta 
ricurva  in  sotto,  come  piccoli  artigli,  sono  la  quarta  e  la  quinta.  II  sesto  seg- 
mento addominale  e  molto    lungo  e    relativamente    esile ;    posteriormente   al- 

(1)  Lo  Bianco  S.  —  Le  pesche  pelagiche  abissali  eseguite  dal  «  Maja  n  nelle  vicinanze  <\\ 
Capri:  3IiUh.  Z.  St.  Neapel,  1  :>  Brl.   I'JOJ. 

(2)  M  0  n  t  i  c  e  11  i  F  r  .  S  a  v  .  e  L  o  B  i  a  n  c  o  S  .  —  Su  i  peneidi  del  Golio  di  Napoli :  [Kend. 
Convegni  della  U.  Z.  I.  di  Bologna  (1000)  e  di  Napoli  (l^Ol)]  :  Monil.  Zool.  Ikil.  Anno  ,'^  Supp. 
ed  Anno.  12,  N.  7-8. 

(*J  Rend.  Con  v.  Napoli.  p    :^6. 


-   31   - 

qnanto  allargato  si  termina,  dorsalmente,  in  una  forie  e  breve  spina  adunca, 
gia  ricordata,  ed  in  due  robuste  e  tozze  spine  laterali  e  due  altre  ventrali 
alquanto  piu  lungbe  :  lungo  la  sua  faccia  ventrale  presenta  delle  piccole  spine, 
II  telson,  ristretto  alia  sua  origine  dal  sesto  segmento  e  della  larghezza  di 
questo,  si  slarga  presto  gradatamente  a  ventaglio:  il  margine  posteriore 
presenta  una  larga  insenatura  a  V  molto  aperto,  come  una  forca,  e  si  termina, 
ai  due  estremi,  in  due  forti  e  robuste  spine  accompagnate  esternamente  ed 
internamente  da  piccole  spinuzze  cbe  rivestono  pure  tutta  I'insenatura  sudde- 
scritta:  due  acute  spine  si  osservano  lungo  i  suoi  margini  laterali,  nel  terzo 
posteriore.  Brevi  ed  esili  rispetto  al  telson  sono  gli  uropodi  molto  divaricati 
fra  loro  e  dal  telson;  essi  nel  loro  insieme  come  sono  disposti  ed  inseriti 
ricordano  alia  grossa  I'aspetto  delle  ali  di  un  nevrottero. 

II  corpo  della  larva  6  semitrasparente  :  il  tubo  digerente  nei  segmenti  ad- 
dorainali  traspare  di  color  rosso  intenso  misto  di  verde  cupo;  colorito  che  si 
accentua  nella  regione  gastro-epatica,  mentre  anteriormente  ricompare  piu 
viva  la  colorazione  rosso  carico  della  massa  del  corpo.  Di  color  rosso  vivo 
sono  tinti  gli  articoli  terminali  delle  antennule  ed  i  flagelli  di  queste,  come 
I'estremo  delle  squame  delle  antenne  :  dello  stesso  colore  si  mostrano  mac- 
chiati  i  peduncoli  oculari  e  le  estreraiti  delle  appendici  toraciche  (pereiopodi). 
Altra  gradazione  di  rosso  e  quella  che  mista  di  giallo  colora  in  maniera  vi- 
vace e  brillante  la  base  e  la  forca  terminale  del  telson  come  Testremit^  degli 
uropodi. 

Alia  stessa  serie  della  larva  ora  descritta,  deve  riferirsi  pure  un'altra 
larva  di  peneide,  assai  piu  giovane,  anche  raccolta  dal  «  Puritan*  nelle  adia- 
cenze  di  Capri,  pescando  col  grande  bertovello  (retata  27;  1200  m.  di  cavo  fi- 
lato).  Questa  larva  e  uno  stadio  di  Zoea  nella  quale  il  ventaglio  codale  non 
ha  raggiunto  il  suo  completo  sviluppo.  Anche  essa  molto  ricorda  stati  corri- 
spondenti  della  serie  di  P.  membranaceus,  ma  se  ne  distingue  per  la  forma 
dello  scudo  dorsale  e  del  margine  anteriore  di  questo,  nonche  per  la  forma  e 
lunghezza  della  spina  anteriore  (rostro)  che  raggiunge  e  sorpassa  in  lunghezza 
le  antennule.  Le  spine  dorsali  dei  segmenti  addominali  dal  1-5  sono  tutte 
uguali  in  lunghezza:  manca  quella  dorsale  del  6  segmento  gi4  cosi  sviluppata 
nelle  corrispondenti  zoea  di  P.  membranaceus. 

Per  esclusione,  tenuto  conto  della  lunghezza  e  dell'aspetto  generale  del 
rostro  e  di  altre  caratteristiche  generale  dello  stadio  misiforme  ci  sembra  di 
poter  concludere  che  questa  nuova  serie  larvale,  ora  studiata,  sia,  con  molta 
probabilita,  da  riferirsi  aAVAristeus  antennatus  Risso,  specie  che  vive  a  grandi 
profondita  nel  mediterraneo  e  fa  da  noi  identificata  in  altra  nostra  comuni- 
cazione  {Penacus  foliaceus  =  Aristeus  antennatus)  (*). 

Se  le  ulteriori  ricerche  ci  permetteranno,  completando  la  serie  larvale, 
di  ottenere  la  trasformazione  della  forma  di  Mysis  in  quella  adulta  potremo, 
confermando  la  nostra  ipotesi  odierna,  stabilire  cosi  anche  la  serie  di  sviluppo 
di  un'altra  specie  di  Peneide  del  Golfo  di  Napoli,  la  quinta  delle  sette  forme 
di  questo  gruppo  finora  conosciute  del  Golfo  di  Napoli. 


(')  MoDticelli  e  Lo  Bianco.  Rend.  Conv.  Napoli,  loc.  cit.  p.  36. 


-  32  - 

La  sera  i  congressisti  si  recarono  in  Campidoglio  ad  un  ricevimento  of- 
ferto  dal  Municipio  di  Roma. 

Sabato  l"  Novembre. 

Nelle  ore  antimeridiane  i  Congressisti  si  recano  a  visitare  i  Monumenti 
e  le  Gallerie. 

Seduta  pomeridiana. 

(Anfiteatro  dell'Istituto  Anatomico) 

II  Presidente  invita  il  prof.  Romualdo  Pirotta  a  fare  I'annunziata  sua  con- 
ferenza  sul  tema  : 

La  doppia  fecondazione  nelle  Angiosperme  (Metasperme).  ('). 

II  Prof.  Pirotta  comincia  col  ricordare  quale  fosse,  fino  a  pochi  anni  or 
sono,  lo  stato  delle  conoscenze  intorno  alio  studio  morfologico  del  processo 
della  fecondazione  nelle  Angiosperme  o  Metasperme,  cioe  nelle  p.ante  attual- 
mente  piu  evolute.  Si  ammetteva  che  il  tubo  pollinico  penetrasse  nell'ovulo 
e  arrivasse  al  sacco  embrionale  per  la  strada  segnata  dal  micropilo  e  dal  ca- 
nale  micropilare ;  che  a  raaturanza  conteneva  due  cellule  sessuali  maschili 
che  venivano  versate  nel  sacco  embrionale  ;  che  la  costituzione  di  questo  pro- 
veniva  dalla  segmentazione  di  un  nucleo  primario  in  modo  che  a  matura- 
zione  il  sacco  embrionale  contiene  una  triade  polare  colla  oosfera  o  cellula 
ovo,  una  triade  antipoda  e  due  nuclei  polari  che  unendosi  danno  il  nucleo 
secondario  del  sacco  embrionale;  che  mentre  uno  degli  elementi  sessuali  ma- 
schili si  unisce  alia  oosfera  fecondandola  e  dando  origine  quindi  all'embrione, 
il  nucleo  secondario  del  sacco  embrionale  si  segmenta  e  da  origine  di  regola 
^ad  un  tessuto  oraogeneo,  I'albume,  ricco  di  materiali  nutritizi,  il  quale  presto 
o  tardi  pero  scorapare,  perche  riassorbito  in  seguito  a  utilizzazione  da  parte 
dell'embrione. 

Le  cose  sono  alquanto  mutate  oggidi  e  per  riguardo  alia  penetrazione 
del  tubo  pollinico,  e  per  riguardo  alia  sorte  del  secondo  elemento  sessuale 
maschile. 

Si  e  infatti  trovato  che  diverso  puo  essere  il  percorso  del  tubo  pollinico 
e  che  la  sua  penetrazione  puo  aver  luogo  o  per  I'apice  morfologico  dell'ovulo 
(acrogamia)  sia  esso  pervio,  cioe  fornito  di  micropilo  (porogamia)  o  impervio 
cioe  senza  micropilo  (aporogamia),  ovvero  per  la  base  morfologica  dell'ovulo 
(basigamia)  o  ancora  per  un  tratto  dell'ovulo  che  stia  tra  I'apice  e  la  base 
(mesogamia). 

Quasi  contemporaneamente  poi  Nawaschin  (1898)  e  Guignard  (1899)  sco- 
privano  che  il  secondo  degli  elementi  sessuali  maschili  versati  dal  tubo  pol- 
linico nel  sacco  embrionale  copula  e  si  fonde  piu  o  meno  rapidamente  coi  nu- 
clei polari,  quindi  col  nucleo  secondario  del  sacco  embrionale.  Dalla  prima 
unione  si  ha  come  prodotto  I'embrione,  dalla  seconda  I'albume. 

Queste  scoperte  permetterebbero  di  fare  molte  e  importanti  considera- 
zioni  specialmente  mortologiche  e  filogenetiche  ;  ma  il  Prof.  Pirotta  si  limita 
a  trattare  un  solo  punto,  che  k  pero  essenziale,  il  significato  cioe  dei  due 
processi  di  unione  dei  nuclei  sessuali  maschili. 


(*)  Riassunto  dell'A. 


-   33   - 

La  teoria  esposta  da  Lemonnier  prima  della  scoperta  di  Nawaschin 
e  di  Guignard,  die  cioe  I'unione  dei  due  nuclei  polari  fosse  da  considerarsi 
un  atto  sessuale  o  che  quindi  I'albume  fosse  da  ritenersi  un  secondo  embrione 
bench6  modificato,  cadde  perche  insostenibile.  Dopo  pero  la  scoperta  dell'uf- 
ficio  del  secondo  elemento  sessuale  maschile,  I'idea  di  un  secondo  process© 
di  fecondazione  nel  sacco  embrionale  delle  Angiosperme  torno  a  presentarsi, 
appoggiata  anche  dalle  omologie  fra  gli  elementi  che  copulano  e  si  fondono. 
Si  sostenne  dunque  che  nolle  Angiosperme  ha  luogo  una  doppia  fecondazione 
con  produzione  di  due  embrioni,  I'uno  normale,  I'altro  diverso  dal  normale. 

Si  e  pero  obbiottato  che  nel  caso  della  fecondazione  della  cellula  ovo  che 
dara  per  efPetto  lo  sviluppo  deU'embrione,  due  cellule  sessuali  si  uniscono, 
due  nuclei  si  fondono,  il  maschile  ed  il  femminile ;  mentre,  nel  caso  della 
fecondazione  del  nucleo  secondario,  I'unione  si  compie  fra  tre  cellule,  la  fu- 
sione  fra  tre  nuclei,  perche  il  secondo  nucleo  maschile  o  si  unisce  prima  col 
nucleo  polare  superiore  e  poi  entrambi  si  uniscono  col  nucleo  polare  inferiore, 
o  si  unisce  ai  due  nuclei  polari  dopo  che  hanno  formato  il  nucleo  seconda- 
rio del  sacco  embrionale.  Si  e  quindi  chiesto  se  la  doppia  e  la  tripla  unione 
siano  da  ritenersi   entrambi    veri  atti  fecondativi. 

II  processo  della  fecondazione,  che  nella  sua  essenza  e  lo  stesso  nelle 
piante  e  negli  animali,  presenta  due  momenti  essenziali  e  successivi,  cioe 
unione  materiale  di  elementi  organizzati  appartenenti  alle  due  cellule  geni- 
trici  con  conseguente  combinazione  dei  caratteri  dei  due  parenti  (fecondazione 
generativa  di  alcuni)  e  1' insorgere  di  uno  stimolo  di  accrescimento,  venga 
esso  dai  centrosomi  o  dal  citoplasma,  che  da  impulso  ad  uno  ulteriore  svi- 
luppo del  prodotto  dell'unione  sessuale. 

Ora  questi  due  momenti  sono  manifesti  anche  nel  caso  dell'  unione  del 
secondo  elemento  sessuale  maschile  col  nucleo  secondario  del  sacco  embrio- 
nale, e  i  due  atti  essenziali  si  compiono  anche  in  essa.  E'  certo  che  e  accom- 
pagnata  da  uno  stimolo  di  accrescimento,  perche,  avvenuta  I'unione,  il  pro- 
dotto si  segmenta  molto  rapidamente.  Ed  ha  anche  luogo  la  combinazione  dei 
caratteri  dei  parenti,  come  ce  lo  dimostrano  le  esperienze  di  De  Vries,  Cor- 
rens  ed  altri,  suUe  Xenia  ad  es.  iel  Mais,  ottenendosi  incroci  e  prodotti  ibridi 
con  caratteri  comuni  o  misti,  tra  due  forme  o  varieta  che  differiscono  per  i 
caratteri  dell'albume  (colore,  natura  del  contenuto),  cioe  di  parti  non  appar- 
tenenti all'embrione. 

I  due  processi  sembrerebbero  dunque  corrispondenti.  Siccome  pero  lo  svi- 
luppo del  corpo  sorto  dalla  unione  dei  tre  nuclei  non  d^  luogo  alia  forma- 
zione  di  un  embrione  normale,  che  presenti  gli  stadii  dello  sviluppo  ontoge- 
netico,  bensi  ad  un  albume,  che  presto  o  tai-di  e  consumato  dall'embrione 
che  si  sviluppa,  sorge  spontanea  la  questione  del  significato  che  puo  avere 
il  terzo  nucleo  nel  processo  della  seconda  fecondazioile.  II  prof.  Pirotta,  rias- 
sunte  le  diverse  opinioni,  accenna  a  questo  riguardo  ad  una  possibile  analo- 
gia  tra  questo  fatto  e  il  processo  di  polispermia  osservato  in  alcuni  animali, 
ed  alia  possibility  che  I'albume  rappresenti  un  caso  di  degenerazione  deter- 
minate appunto  dall'  intervento  del  terzo  nucleo,  il  quale  forse  entrerebbe  nel 
secondo  embrione  per  arrestarne  lo  sviluppo  e  per  assicurare  lo  svolgimento 
del  primo. 

Conclude  che  questi  problemi  importanti  per  la  biologia  attendono  la  loro 
soluzione  non  soltanto  dall'opera  dei  botanici,  ma  anche  da  quella  dei  zoologi, 

M.  Z.  —  Suppleinento.  4 


-  34  - 

Grassi  lamenta  I'assenza  di  Berlese  e  domanda  alcuni  schiarimenti. 

Enriques  chiede  se  negli  incroci  di  variety,  nei  quali  mancano  i  fenoraeni 
di  ibridismo  nell'endospernia,  manchi  anche  la  pseudofecondazione  della  se- 
conda  cellula  germinale  maschile. 

Pirotta  deplorando  egli  pure  I'assenza  di  Berlese  risponde  a  Grassi  che 
finora  non  si  e  potuto  che  in  pochissimi  casi,  nelle  fanerogarae,  fare  osserva- 
zioni  ed  esperienze  di  fecondazione  entro  I'ovulo  e  nel  canale  erabrionale.  Ad 
Enriques  risponde  che  finora  lo  studio  accennato  fu  fatto  nel  raais  e  che 
e  stato  iniziato  pero  per  altri  casi  analoghi. 

II  Presidente  da  la  parola  ai  socii  per  la  continuazione  delle 


Comunicazioni   scientificlie. 

Foa.  —  Std  Citoryctes  vaccinae. 

Espone  i  risultati  di  lunghe  ricerche  eseguite  nel  lab  oratorio  del  profes- 
sor Grassi,  sotto  la  sua  direzione,  intorno  alia  natura  dei  Citoryctes  vaccinae. 
Conchiude  che  tali  corpuscoli,  per  le  loro  proprieta  non  possono  ritenersi  es- 
sere  vivi. 

Monti  osserva  che  la  comunicazioue  della  signorina  Foa  ha  fatto  conoscere 
dei  fatti  nuovi  molto  interessanti  in  se  stessi  per  la  spiegazione  delle  altera- 
zioni  prodotte  dal  vaccino.  Bileva  tutta  la  portata  di  queste  ricerche,  ma  non 
crede  che  dalle  medesime  si  possa  concludere  negando  la  natura  parassitaria 
dei  corpuscoli  del  Guarnieri.  Ha  avuto  occasione  dieci  anni  fa  di  studiare 
dette  formazioni  specialmente  nel  vaiuolo  umano  e  nella  cornea  di  coniglio 
iniettata  con  quello.  Nei  corpuscoli  endocellulari  si  puo  ravvisare  un  nucleo 
centrale  colorabile  in  verde  (liq.  Biondi)  ed  un  alone  periferico  colorato  in 
rosso:  con  I'ematossilina  ferrica  e  la  f'ucsina  acida  si  puo  avere  nucleo  az- 
zurro  e  alone  rosso. 

Inoltre  in  taluni  elementi  si  possono  trovare  delle  forme  a  rosetta,  che 
non  si  possono  altrimenti  spiegare  che  come  forme  in  via  di  segraentazione. 
Sono  forme  assai  piccole,  ma  estremamente  regolari,  suUe  quali  richiama  la 
attenzione  della  signorina  Foa.  II  fatto  dimostrato  dalla  signorina  Foa  della 
resistenza  del  «  virus  »  nel  materiale  profondamente  alterato  con  I'essicamen- 
to  ecc.  ecc,  e  molto  interessante  ma  non  basta  ad  accertare  che  i  Citoryctes 
non  danno  forme  cistiche  e  percio  non  sieno  parassiti.  Forse  le  forme  dure- 
voli  dei  Citoryctes  sono  rare  e  non  dimostrabili  cogli  attuali  metodi  di  ricei'ca, 
come  non  lo  sono  quelle  dei  bacilli  tubercolari  nei  tubercoli  anatomici. 

La  questione  pertanto  ha  fatto  un  passo  innanzi,  ma  non  e  per  I'oratore 
definitivamente  risolta. 

Grassi,  o  con  esso  la  Foa,  ritengono  che  se  certe  figure  fanno  pensare  ad 
un  essere  risultante  di  nucleo  e  protoplasma,  molte  altre  dimostrano  che  que- 
sta  ipotesi  non  e  accettabile.  Essi  escludono  la  formazione  di  spore  durature, 
avendo  seguito  passo  per  passo  il  destino  dei  Citoryctes  nei  materiali  in  cui 
sopravvivono.  Essi  hanno  cercato  molte  volte  le  figure  regolari  a  rosetta  de- 
scritte  dal  Monti  nel  1892,  ma  non  le  hanno  ritrovate.  Vedranno  molto  vo- 
lentieri  il  preparato  del  Monti  in  proposito  per  meglio  intendersi. 


-  85  - 

Marucci.  —  Nota  preliminare  sugli  Idracoidi  del  lago  di  Gnstel  Gandolfo. 

Nelle  ricerche  fatte  per  la  conoscenza  degli  Acari  italiani  le  forme  piu 
trascurate  sono  state  quelle  appartenenti  alia  famiglia  degli  Idracnidi.  Infatti 
nell'opera  del  Berlese  e  nella  monogralia  del  Canestrini  sono  indicati  pochi 
generi  con  poche  specie.  II  progredire  delle  ricerche  limnologiche  nou  ha  por- 
tato  sinora  aumento  alia  conoscenza  di  questa  famiglia,  poiche  le  specie  che 
vi  appartengono  non  sono  pelagiche  e  solo  il  ben  conosciuto  Atax  crassipes,, 
Miiller  si  ritrova  nei  laghi  a  qualche  distanza  dalla  sponda,  ma  deve  essere 
ascritto  a  quelle  forme  che  Pave  si  ha  chiamato  tico  pelagic  he.  D'altro  canto 
le  specie  d'Idracnidi  conosciute  di  altri  paesi  sono  numerosissime  ed  anche 
dopo  la  pubblicazione  della  classica  monografia  del  Piersig  sugli  Idracnidi 
della  Germania  se  ne  descrivono  ogni  giorno  nuove  specie  per  opera  dello 
stesso  Piersig,  del  Kramer,  del  Koenike  e  di  altri  acarologi  tedeschi. 

In  tanta  abbondanza  di  forme  mi  sembrava  impossibile  che  solo  in  Italia 
esse  avessero  ad  essere  in  numero  cosi  limitato  e  pero  dietro  il  consiglio  del 
prof.  Vinciguerra  mi  sono  deciso  a  ricercarle  nei  laghi  della  provincia  ro- 
mana,  dove  sinora  non  era  indicato  che  il  solito  Atax  crassipes  Miiller  per  il 
lago  di  Castel  G-andolfo  da  Pavesi,  per  quello  di  Nemi  da  Rizzardi  e  per 
quello  di  Bracciano  da  Losito.  Le  mie  indagini  non  riuscirono  infruttuose 
perche  malgrado  esse  siano  incominciate  da  pochi  mesi  ho  gik  potuto  costa- 
tare  la  presenza  di  parecchie  specie  riferibiii  ai  generi  Atax  Bruzelius,  Co- 
cleophorus  Piersig,  Gurvipes  Koenike  e  Limnesia  C.  L.  Koch. 

Le  specie  che  ho  potuto  determinare  sono: 

Atax  crassipes  Miiller,  conosciuto  per  tutto  il  continente  europeo : 

Cocleophorus  deltoides  Piersig,  caratterizzato  dall'avere  numerose  piccolo 
ventose  nelle  piastre  genitali  (35-45J  con  due  piu  grandi  ai  bordi  esterni;  co- 
nosciuto solo  per  la  Germania  e  a  mio  avviso  non  ancora  rinvenutq  in  Italia  * 

Gurvipes  controversus  Piersig,  caratterizzato  dall'avere  i  palpi  piu  spessi 
del  primo  paio  di  zampe  :  I'articolo  a  falce  dell'ultimo  paio  di  piedi  con  5  lun- 
ghe  setole  all'estremita  curva  distale  allungata:  ciascuna  piastra  genitale  con 
10  o  15  ventose  ;   noto  per  la  Germania  : 

Gurvipes  rotundus  Kramer,  di  cui  trovai  solo  una  femmina,  caratterizzata 
questa  dall'avere  il  seno  della  piastra  genitale  rivolto  internamente  con  3 
ventose  liberamente  incluse  nella  pelle.  Distribuzione  geografica :  Germania 
(Kramer  e  Koenike)  Svezia  (Neumann),  Francia  (Barrois  e  Moniez), 
Finlandia  (Nordquist')  e  Svizzera  (Steck): 

Limnesia  histrionica  Hermann,  caratterizzata  dall'avere  i  palpi  piii  robu- 
sti  del  primo  paio  di  zampe  e  i  zaffi  del  lato  curvo  del  secondo  articolo  di 
palpi  con  punta  chitinosa  i-ivolta  obbliquamente  avanti.  Essa  e  stata  dagli  o.s- 
servatori  rinvenuta  in  Francia,  Germania,  Svezia,  Svizzera,  Russia  meridio- 
nale.  Di  questo  genere  sarebbe  stata  trovata  in  Italia  dal  Berlese  la  spe- 
cie fulgida  nell'agro  padovano  e  insieme  con  essa  parecchie  forme  di  Arre- 
nurus  e  qualche  Nesaea. 

Borsieri.  —  La  forma  giovanile  del  Centrolophus  pompilus  (Cuv.  Val,). 

Fra  il  ricco  materiale  ittiologico  pervenuto  alia  Stazione  di  Piscicoltura 
di  Eoma,  vi  sono  numerose  forme  giovanili  di  alcune  delle  quali  ho  intra- 
preso  lo  studio. 

Per  ora  pero  mi  pare  opportune  fare  menzione  di  due  giovanissimi  indi- 


--36  - 

vidui  evidentemente  riferibili  al  gruppo  degli  Scomberoidi,  i  quali  a  prima 
vista  presentavano  una  grande  affinita  con  i  Nmiderus,  che  come  e  noto  per 
gli  studii  di  Grill  e  di  Liitken  sono  le  forme  giovanili  del  Naucrates. 

Ho  passato  in  rivista  le  diverse  famiglie  in  cui  viene  attualmente  sud- 
diviso  il  gruppo  degli  Scomberoidi  e  mi  sono  convinta  che  questi  individui 
sieno  le  forme  giovanili  di  uno  Stromateide  che  ho  cercato  di  determinare 
servendomi  specialmente  della  recentissiraa  revisione  dei  pesci  di  questa  fa- 
miglia  pubblicata  nel  settembre  di  quest' anno  dal  sig.  Tate  Regan  negli 
«  Annals  and  Magazine  of  Natural  History  ». 

II  maggiore  degli  individui  da  me  esaminati  misura  mm.  27  ^/g  (con  la 
codale)  e  20  ^jz  senza.  L'altro  piu  piccolo  misura  mm.  21  '/^  con  la  codale  e 
15  */.,  senza.  In  entrambi  I'altezza  del  corpo  corrisponde  alia  lunghezza  della 
testa,   la  quale   e  compresa  nella  lunghezza  totale  3  volte  e  '/j. 

II  muso  e  ottuso  ed  e  lungo  presso  a  poco  come  1'  occhio,  il  cui  diame- 
tro  e  compreso  3  volte  nella  lunghezza  della  testa. 

La  dorsale  presenta  40  raggi  tutti  molli,  senza  alcuna  traccia  di  spinette 
anteriori,  i  primi  sono  piccolissimi  e  van)io  aumentando  in  lunghezza  fino 
al  15°,  donde  proseguono  quasi  uguali  fino  all'estremita  della  pinna. 

L'  anale  consta  di  25  raggi  analoghi  a  quelli  della  dorsale,  le  pettorali 
sono  alquanto  piu  lunghe  delle  ventrali. 

Non  esiste  traccia  di  squame.  La  linea  laterale  e  appena  accennata,  ma 
un  po'  piu  nella  regione  posteriore,  ove  si  scorge  che  essa  corre  diritta  in  cor- 
rispondenza  della  meta  del  corpo. 

II  corpo  presenta  quattro  fascie  trasversali  scure,  la  prima  in  corrispon- 
denza  della  regione  opercolare,  la  seconda  (assai  ravvicinata  a  questa  e  nel- 
I'esemplare  piu  piccolo,  quasi  completamente  fusa  insieme)  in  corrispondenza 
della  pettorale,  la  terza  in  corrispondenza  della  meta  posteriore  della  dorsale 
e    dell'  anale    e  finalmente  la  quarta  trovasi  alia  radice  della  codale. 

Questi  esemplari  non  potrebbero  riferirsi  che  ai  generi  Centrolophus  e 
Lirus,  come  e  dimostrato  anche  dalTandamento  —  per  quanto  poco  accen- 
nato  —  della   linea  laterale. 

Secondo  il  lavoro  gii  ricordato  di  Tate  Regan  il  geuere  Centrolophus 
non  comprenderebbe  che  una  sola  specie  mediterranea,  il  Centrolophus  pom- 
pilus  C.  V.  (che  secondo  Jordan  ed  Evermann  dovrebbe  chiamarsi  piii 
correttamente  Centrolophus  niger  Gmelin),  poiche  le  altre  specie  del  nostro 
mare  riferite  a  questo  genere  e  ridotte  ora  a  tre  {ovalii  C.  V.  —  Valenciennesi 
Moreau  —  rotundicauda  Costa)  devono  esserne  separate,  formando  insieme 
con  lo  Schedophilus  medusophagiis,  il  genere  Lirus. 

I  caratteri  dififerenziali  tra  questi  2  generi  consistono : 

I.  nella  forma  del  corpo   che   nel   Centrolophus    e   molto   piu  allungata 
che  nel  Lirus. 

II.  nell'  essere    il    raascellare    quasi   nascosto   sotto    il    preorbitale   nel 
Centrolophus  e   piu  o   meno   scoperto   nel   Lirus. 

III.  nella  presenza   di  alcune  piccole   spinette   anteriormente   alia  dor- 
sale nel  Lirus,  assenti   nel   Centrolophus. 

Notasi  inoltre  una  differenza  aache  nel  nuraero  dei  raggi  molli  della 
dorsale  e   della  anale   tra  i    Lirwi   nostrani  ed  il   Centrolophus  pompilus. 

II  Lirus  medusophagus   ha  : 

D.  IV  4146  A.  III.  24-27. 


-  37   - 

Lirus  ovalis  : 

D.  Vl-VII  29-33  A.  III.  21-'24. 

Lirus    Valenciennesi : 

D.  VIII  21  A.  III.  16. 

Lirus  rotundicauda : 

D.  VIII  28  A.  III.  18, 

mentre  nel  Centrolophus  j^ompiius  si  ha: 

D.  40  e  A.  25 

come  appunto  e  stato  da  me  osservato  in  questi  esemplari. 

Anche  nelle  pettorali  notasi  una  difFerenza,  poiche  nei  giovani  esemplari 
di  Lirus  medusophagns  (che  potrebbe  e.ssere  la  specie  cui  piu  facilmente  si 
sarebbero  pobuto  riferire  gli  esemplari  da  me  esaminati)  descritti  da  Tate 
Regan,  lunghi  35  mm.,  esse  sono  piu  brevi  delle  ventrali,  mentre  negli  esem- 
plari da  me  studiati  avviene  precisamente  il  contrario. 

Concludo  quindi  che,  raalgrado  la  diversa  colorazione  e  qualche  piccola  dif- 
ferenza  nelle  proporzioni  (dipendenti  evidentemente  dall'eta)  questi  individui 
debbano  ritenersi  come  la  forma  giovanile  del  Centrolophus  pompilus,  finora 
non  ancora  mai  stata  descritta. 

Lepri.  —  Nota  preliminare  sopra  una  forma  cieca  di  Asellus. 

Occupandomi,  nel  laboratorio  della  R.  Stazione  di  piscicoltura  in  Roma, 
dello  studio  dei  crostacei  edrioftalmi  della  nostra  regione,  in  mezzo  a  molti 
Asellus  aquaticus  L.  pescati  nella  palude  di  Fiumicino,  alle  foci  del  Tevere,  no- 
tai  taluni  individui  che  per  varii  caratteri  ricordavano  i  crostacei  viventi  nelle 
acque  profonde  o  sotterranee.  Manca  in  tali  individui  il  pigmento  colorante  e 
si  presentano  di  color  bianco  paglierino,  di  una  lucentezza  quasi  argentea  nel 
mezzo  del  corpo,  semitrasparenti  ai  margini,  alle  zampe,  alle  antenne  ;  il  ca- 
nale  digerente,  quando  contiene  materiale  nutritizio  spicca  in  bruno.  Gl'inte- 
gumenti  presentano  minor  resistenza  che  non  negli  individui  normali. 

Ma  cio  che  avvicina  piu  di  tutto  questi  Asellus  alle  forme  sotteranee  o 
cavernicole  e  la  mancanza  di  organi  visivi. 

Gli  occhi  che  ubW Asellus  aquaticus  L.  norraale  sono  ben  evidenti  pel  pig- 
mento nero  da  cui  sono  avvolti,  qui  mancano  del  tutto. 

Non  ne  ho  trovato  traccia  trattando  la  testa  di  parecchi  esemplari,  pre- 
via abrasione  di  tutti  i  pezzi  boccali,  con  una  soluzione  diluita  di  potassa  ; 
mentre  con  il  medesimo  processo  che  toglie  tutto  il  pigmento  nero,  negli  in- 
dividui normali,  risultano  evidentissimi  i  singoli  ocelli ;  e  neanche  ne  ho  tro- 
vato traccia,  alraeno  rudimentale,  con  un  accurato  esame  microscopico :  credo 
quindi  poter  affermare  che  siano  completamente  ciechi. 

Per  gli  altri  caratteri  poco  si  discostano  dal  tipo  normale :  mi  sembrano 
che  presentino  dimensioni  un  poco  minori,  ma  non  ho  avuto  a  mia  disposi- 
zione  un  numero  sufficiente  di  individui  per  dare  dati  nuraerici  precisi,  in 
proposito. 

Ho  creduto  riferirli  alia  specie  Asellus  acquaticus  L. 

Infatti  non  era  il  caso  di  ascriverlo  all'^.  cavaticus  Schn.  perche  questi 
oltre  presentare   dimensioni  molto  minori  ^BWaquaticus  e  antenne  molto  piu 
brevi,  ha  i  margini  del  corpo  paralleli  ed  il  telson  quasi  discoidale  non  gros- 
solanamente  tricuspidato ;  e  nemmeno  all'affine  Asellus  Forelii  Blanc  rinve 
nuto  dal  Blanc  nel  Lago  di  Ginevra  a  grandi  profonditi,  perche  questa  spe- 


-  38  - 

cie  pochissimo  si  discosta  dal  cavaticus.  Lo  Schneider,  nei  pozzi  profondi  di 
Freiberg  trovo  un  Asellus  di  colorito  chiarissimo,  con  apparato  visivo  ridotto, 
del  rimanente  molto  simile  all'^.  aquaticus  di  cui  ne  fece  una  variety  chia- 
mando  A,  aquaticus  var.  Fribergensis  Schn. 

Gli  individui  che  ho  trovato  a  Fiumicino  mentre  per  ie  forme  generali  e 
per  le  dimensioni  sembrerebbero  intermedii  tra  1'^.  aquaticus  tipico  e  la  va- 
rieta  Fribergensis  Schn.,  per  la  mancanza  totale  di  occhi  si  avvicinerebbero 
piuttosto  al  cavaticus  ed  al  Forelii.  Noto  ancora  che  piu  di  una  volta  ho  pe- 
scato  individui  accoppiati  di  cui  uno  apparteneva  alia  forma  normale,  I'altro 
alia  cieca. 

Ma  su  questo  fatto  intendo  proseguire  le  mie  indagiui. 

Tanto  il  Dolfus  che  il  Sars  hanno  rinvenuto  Asellus  privi  di  pigmento 
colorante,  ma  nessuno  dei  due  ha  mai  osservato  mancanza  o  riduzione  nel- 
I'apparato  visivo. 

II  fenomeno  della  presenza  di  crostacei  con  caratteri  inerenti  alia  vita  in 
acque  profonde  o  sotterranee,  in  acque  superficiali  non  e  nuovo.  II  Garbini 
nei  suoi  «  Appunti  di  carcinologia  Veronese  »  dice  di  aver  trovato  in  acque 
superficiali  gamm.arini  ciechi  e  individui  intermedii  tra  la  forma  cieca  e  la 
oculata. 

Higuardo  alio  spiegare  questo  fenomeno  secondo  me  si  puo  pensare  cho 
questi  individui  siano  stati  trasportati  dalle  acque  sotterranee  in  acque  su- 
perficiali :  nei  caso  di  cui  mi  sono  occupato  cio  potrebbe  essere  avvenuto  per 
opera  del  Tevere  che  nelle  sue  alluvioni  si  espande  per  tutta  la  palude  di 
Fiumiciuo,  ed  e  facile,  benche  a  me  personalmente  non  consti,  che  in  qualche 
punto  del  suo  percorso  le  sue  acque  comunichino  con  quelle  di  qualche  ca- 
verna. 

Emery  rileva  I'importanza  del  fatto  dell'accoppiamento  di  individui  ocu- 
lati  e  ciechi  e  I'interesse  che  ofirirebbe  I'esame  della  prole  che  potesse  na- 
scere  da  tali  coppie. 

Benetti.  —  Bicerche  hiologiclie  sui  Bombi. 

Le  mie  ricerche  furono  fatte  nei  gabinetto  del  prof.  Grassi,  dal  quale 
mi  sono  state  suggerite. 

Mancava  un'  esperienza  decisiva  per  dimostrare  se  nei  bombi  si  verificasse 
il  fenomeno  della  pai'tenogenesi  come  nelle  api,  bisognava  cioe  accertare  in 
modo  assoluto  se  femmiue  non  fecondate  deponessero  uova  dalle  quali  uscis- 
sero  solo  maschi. 

A  questo  scopo  nei  mese  di  agosto  io  condussi  delle  esperienze  sa  tre 
nidi  di  Bombus  silvarum. 

Due  di  questi  nidi  furono  da  me  trasportati  dalla  campagna  in  un  giar- 
dino,  ove  trovarono  un  ambiente  cosi  favorevole,  che  le  colonie  non  si  di- 
spersero. 

Lasciai  il  terzo  nido  in  campagna,  approfittando  della  circostanza,  cho 
affiorava  il  terreno. 

Tolsi  da  ciascun  nido  la  regina,  tolsi  pure  colla  raassima  diligenza  tutti 
i  cumuli  di  larve  e  di  uova ;  lasciai  solo  i  vecchi  bozzoli  aperti  e  qualcuno 
ancora  cbiuso,  alio  scopo  di  affezionare  le  operaie  al  nido. 

Dopo  venti  giorni  esaminai  i  due  primi  nidi,  in  entrambi  riscontrai  lo 
Stesso  fatto:  la  vecr.hia  costruzione    del    nido    era    stata   abbandonata,  sopra 


-   39   - 

questa  ne  sorgeva  una  nuova,  costituita  di  cumuli  di  larve  e  di  uova  e  di 
un  certo  numero  di  bozzoli,  i  quali  colla  loro  nitiia  tinta  giallo-cremes,  evi- 
dentemente  mostravano  di  essere  stati  di  recente  intessuti. 

Presi  uno  di  questi  due  nidi  in  cattiviti,  cosi  ])otei  vedere  che  dai  nume- 
rosi  bozzoli  uscivano  individui  che,  esamiuati,  riconobbi  tutti  per  maschi. 

Ci-edendo  oppoi-tuno  seguire  non  solo  I'esito  della  prima  deposizione  di 
uova,  ma  anche  delle  successive,  posi  il  secondo  dei  due  suddetti  nidi  in 
campagna  (1),  perche  la  colonia  continuasse  ad  aliraentare  le  larve. 

Scelsi  un  campo  ricco  di  labiate ;  tenenio  conto  dell'esperienza  gi&  fatta, 
secondo  la  quale,  perche  le  colonie  di  questa  specie  di  Bombi  non  si  disper- 
dano,  e  necessaria  vicino  ai  nidi  la  presenza  dei  fiori,  di  cui  si  nutrono. 

Dopo  quindici  giorni  constatai  che  le  larve,  che  io  avevo  trovato  nel 
nido  al  primo  esanie,  avevano  gia  intessuti  i  loro  bozzoli. 

Cinque  dei  bozzoli  derivati  dalla  prima  deposizione  di  uova,  erano  aperti, 
d'altra  parte  la  colonia  si  era  arricchita  di  cinque  maschi,  i  quali  colla  loro 
peluria  ancora  grigiastra,  mostravano  di  essere  da  poco  visciti  dai  rispettivi 
bozzoli. 

Avendo  trasportato  questo  nido  in  casa  osservai  clie  da  ciascun  bozzolo 
usciva  sempre  un  maschio. 

Dopo  circa  un  mese  dai  giorno  in  cui  avevo  tolta  la  regina,  scoprii  il 
terzo  nido  lasciato  in  campagna  e  anche  in  questo  osservai  numerosi  bozzoli 
freschi,  cumuli  di  larve  e  di  uova. 

Non  v'  era  dubbio  che  i  bozzoli,  le  larve  e  le  uova  non  provenissero  dalle 
operaie. 

Dai  bozzoli  vidi  costantemente  uscire  maschi. 

Tentai  un  allevamento  artificiale  delle  larve  trovate  nel  nido,  nutrendole 
di  miele  e  farina  di  granturco. 

Ottenni  solo  che  le  larve,  intessuto  il  loro  bozzolo,  si  trasformassero  in 
ninfe,  ch'  io  riconobbi  essere  di  maschi. 

Conservai  le  operaie  di  ciascun  nido  alio  scopo  di  osservare  se  la  sper- 
mateca  di  ciascuna  fosse  priva  o  no  di  spermatozoi. 

Esaminai  a  fresco  la  sperraateca  di  tutte  le  operaie  di  una  delle  tre  co- 
lonie, e  sempre  la  trovai  priva  di  ogni  traccia  di  spermatozoi. 

Conservai  le  operaie  di  una  delle  altre  due  colonie  alio  scopo  di  esaminarle 
per  mezzo  delle  sezioni. 

Nel  settembre  e  nell'ottobre  io  prosegui  le  mie  ricerche  su  sei  nidi  di 
Bombus  sUvarum,  e  trovai  questi  fatti  intoressanti 

Cinque  di  questi  nidi  erano  senza  regina  e  presentavano  ciascuno  nume- 
rosi bozzoli,  dai  quali  non  uscivano  che  maschi. 

Nel  sesto  nido  trovai  in  grande  maggioranza  ninte  femmine;  ma  questo 
fatto  in  opposizione  con  gli  altri,  mi  veniva  spiegato  dalla  sopravvivenza 
della  regina,  eccezionale,  dato  il  tempo  in  cui  fu  preso  il  nido  (20  ottobre). 

I  nidi  del  settembre,  contenenti  numerosi  bozzoli  con  ninfe  di  maschi, 
quando  furono  da  me  presi,  o  non  avevano  affatto  maschi  alio  stato  d'ima- 
gine  o  in  scarsissimo  numero. 

Difatti  i  maschi  da  me  visti  uscire  dai  bozzoli  nel  luglio    e   sempre   piu 


(1)  Avendo  in  questo  tempo  cambiato  dimora,  non  potevo  pid  usufruire  del  suddetto  giardino. 


-  40  -- 

raramente  nelle  prime  settiraane  d'agosto,  a  settembre  si  potevano  conside- 
rare  quasi  interamente  scomparsi,  data  la  brevita  della  loro  esistenza.  che 
Hoffer  crede  si  prolunghi  solo  da  una  fino  a  tre  settimane. 

Per  quanto  io  non  abbia  osservato  nei  suddetti  sei  nidi  presi  nel  settem- 
bre e  nell'ottobre,  da  chi  fossero  state  deposte  le  uova,  da  cui  poi  si  schiu- 
sero  i  maschi,  tuttavia  i  t'atti  osservati  durante  I'intera  stagione  (coi  quali 
essenzialmente  concordano  le  notizie  dei  varl  autori)  m'inducono  a  ritenere 
che  questa  produzione  esclusiva  di  maschi,  verificatasi  nei  nidi  nei  mesi  di 
settembre  e  ottobre,  sia  dovuta  all'attivit^  generatrice  delle  operaie. 

Le  conclusioni  adunque  delle  mie  ricerche  cosi  possono  venir  formulate: 
ho  potuto  constatare  che  nel  tempo  rn  cui  vengono  fuori  le  gio- 
vani  regine  (settembre,  ottobre)  sopravviene  di  regola  nei  nidi  uno 
straordinario  rinforzo  di  maschi  partenogeneticainente  generati 
dalle  operaie. 

Quand'io  comunicai  al  Prof.  Grassi  i  risultati  di  queste  ricerche,  egli  mi 
partecip6  lo  scopo,  per  cui  mi  aveva  proposto  tale  lavoro,  quello  cioe  di  ve- 
dere  se  i  fatti,  ch'io  avrei  riscontrato  nelle  societa  dei  Bombi,  venivano  o  no 
in  appoggio  della  sua  ipotesi  sulla  trasmissione  dei  caratteri  delle  caste 
sterili. 

E  noto  come  il  Prof.  Grassi,  partendo  dal  fatto  che  nelle  Api  operaie 
derivate  da  larve  nutrite  con  cibo  speciale  divengono  capaci  di  generare 
partenogeneticamente  maschi,  credette  di  poter  spiegare  I'eredita  delle  quali- 
fiche  delle  operaie  per  mezzo  delle  operaie  ovificatrici,  pensando  che  i  ma- 
schi, generati  partenogeneticamente  da  queste  ultime  possano  trasmettere 
alia  prole  della  regina,  da  essi   fecondata,    i    caratteri    delle    madri  operaie. 

II  Prof.  Grassi  allargo  lo  studio  alle  caste  dei  Termitidi  Calotermes  fiavi- 
collis  e  Termes  lucifugus),  trovando  in  una  ninfa-soldato  di  Termes  lucifugus 
con  tubi  ovarici  ben  sviluppati  un  appoggio  al  suo  supposto. 

II  Dott.  Silvestri  trovo  poi  in  un  nido  di  Termes  strunchii  n\xva.evosQ  o'^e- 
raie  feconde. 

Non  solo  la  presenza  di  operaie  ovificatrici  nelle  Api,  di  soldati  e  ope- 
raie feconde  nei  Termitidi  viene  a  corroborare  I'ipotesi  del  Grassi,  ma  anche, 
come  e  noto,  i  fatti  riscontrati  nelle  vespe  e  nelle  formiche. 

Kiguardo  al  tipo  relativamente  primitivo  delle  society  dei  Bombi,  per 
quanto  a  me  consta,  i  maschi  generati  partenogeneticamente  da  operaie,  sia 
per  il  numero  straordinario,  sia  per  la  stagione  in  cui  vengono  fuori,  appa- 
iono  assai  piu  evidentemente  il  tramite,  per  mezzo  del  quale  vengono  tra- 
smessi  alia  prole  della  regina  i  caratteri  della  casta  delle  operaie,  e  quindi 
assicurata  la  perpetuazione  d'una  casta,  che  si  e  resa  di  assoluta  necessita 
per  la  sopravvivenza  della  specie. 

Emery  chiede  alcuni  schiarimenti  cui  risponde  Grassi. 

Pierantoni.  —  Sui  Syllidi  gestanti  del  golfo  di  Napoli. 

Una  parte  molto  interessante  della  biologia  dei  policheti,  e  senza  dubbio 
quella  che  riguarda  la  riproduzione  epigamica  dei  Syllidi,  la  quale  si  accom- 
pagna  a  tenomeni  caratteristici,  il  cui  complesso  va  sotto  il  nome  di  gesta- 
zione  esterna.  Tali  fenomeni  sono  quelli  per  cui  le  uova  mature,  emesse 
dalla  madre,  non  sono  da  essa  abbandonate,  ma  le  restano  attaccate  sul  dorso 
0  sotto  il  ventre,  ed  ivi  compiono  I'intero  loro  sviluppo  embrionale  e  larvale. 


-  4i  - 

In  varii  Syllidi  gestanti,  dei  generi  Sphaerosyllis  e  PionosylUfi,  (per  la 
maggior  parte  specie  nuove),  da  me  rinvenuti  nel  GoHo  di  Napoli,  mi  fu  dato 
studiare  in  un  materials  relativamente  abbondante  il  curioso  fenomeno  in 
tutti  i  suoi  particolari,  risultato  cui  non  poterono  giiingere  I'Oersted.  il 
Viguier  e  il  Saint-Joseph,  i  soli  ai  quali  fu  dato  osservare  qualche  esem- 
plare  maturo  e  gestante. 

Riassumero  in  questa  comunicazione  le  osservazioni  che  pubblichero  iu 
un  prossimo  lavoro  accompagnato  da  tavole. 

Nella  Sphaerosyllis  hystrix  ed  in  una  specie  nuova  del  genere  Pionoayllis,  le 
uova  che  giungono  a  maturity  sono  due  per  ciascun  segmento,  per  una  serie 
di  undici  o  dodici  segraenti,  a  partire  dal  nono  setigero.  Eraesse  lateralmente, 
esse  si  dispongono  sotto  il  ventre,  ognuna  alia  base  del  cirro  ventrale  di  cia- 
scun parapodio,  ed  ivi  restano  attaccate  per  un  punto  della  loro  membrana. 
Non  ho  rinvenuto  fin'ora  oltre  le  glandole  cutanee,  normali  in  questi  poli- 
cheti,  altre  glandole  speciali  a  cui  possa  essere  attribuita  la  secrezione  di 
una  sostanza  che  serva  a  teuere  le  uova  attaccate  alia  madre.  La  segraenta- 
zione  che  avviene  in  queste  uova  e  totale  ed  ineguale.  L'abbondantissirao  vi- 
tello  nutritivo  opaco  e  per  lo  piu  colorato  intensamente  rendc  diflScile  di- 
scernere  la  disposizione  dei  blastomeri  ;  tuttavia  mediante  un  attento  esame 
son  riuscito  a  distinguere  che  i  due  primi  sono  1'  uno  poco  piu  grande  del- 
I'altro ;  di  questi  il  piu  piccolo  si  divide  rapidaraente,  dando  luogo  ad  un 
gran  niimero  di  raicromeri  per  successive  divisioni,  mentre  il  piu  gracde, 
dividendosi  assai  lentamente,  d4  luogo  a  macroraeri  che  restano  sempre  as- 
sai  grandi  ed  in  numero  scarso.  Questi  ultimi  finiscono  per  restare  inglobati 
in  un  fitto  strato  dei  primi,  per  produrre  una  forma  larvale  ad  ectoderma 
completamente  trasparente  e  ad  endoderma  rappresentato  dalle  poche  cellule 
grandi,  rimaste  all'interno,  opache  e  colorate  intensamente.  Di  questa  massa 
protoendodermica  solo  le  cellule  piu  esterne  formano  I'endoderma  definitivo, 
mentre  le  centrali  fondono  il  loro  contenuto  in  una  massa  unica,  la  quale 
resta  come  riserva  nutritiva,  che  si  esaurisce  grado  a  grado  nello  sviluppo 
della  larva.  Questa,  dalla  forma  quasi  sferica  che  aveva  in  principio,  diviene 
piu  allungata.  Verso  il  limite  fra  il  primo  ed  il  second©  terzo  del  corpo  una 
invaginazione  ectodermica  forma  la  bocca  e  subito  dopo  appaiono  i  primi  ac- 
cenni  delle  antenne,  dei  cirri  tentacolari  e  dei  palpi,  e  tre  solchi  dividono  la 
larva  in  quattro  segmenti  primitivi.  Appare  in  questo  momento  I'accenno  di 
due  macchiette  oculari.  Dalla  invaginazione  boccale  si  forma  il  proventricolo, 
e  solo  piu  tardi,  all'estremo  opposto  della  larva,  I'ano  ^quando  e  g\k  comparso 
I'accenno  dei  parapodii  nei  tre  segmenti  posteriori),  la  piccola  acicola,  ed  i 
cirri  dorsali  del  2°  e  nel  Af>  segmento.  II  carattere  dell'assenza  del  secondo 
cirro  dorsale  e  gia  accennato  nella  larva.  Ne  in  questo  momento  ne  nel 
successivo  sviluppo  della  larva  appaiono  corone  di  ciglia  vibratili,  cio  che  si 
spiega  facilmente  considerando  che  esse  larve  fino  al  loro  completo  sviluppo 
restano  attaccate  alia  madre,  per  staccarsene  solo  quando  sono  in  grado  di 
servirsi  dei  parapodii  gia  bene  sviluppati,  con  le  relative  setole.  E  tale  di- 
stacco  avviene  quando  le  larve  hanno  cinque  paia  di  piedi,  tutti  gli  organi 
definitivamente  formati,  e  la  massa  nuti'itiva  di  riserva  completamente  esau- 
rita. 

E  notevole  il  fatto  che  non  puo  distinguersi  nello  sviluppo  il  momento 
in  cui  la  larva  esce  dall'uovo,  poiche  la  membrana    di    questo    si    stira   dap- 

ii,  Z.  —  StippleiiienCo.  Tj 


-  4^  - 

prima  sulla  larva,  e  poi  a  poco  a  poco  scompare,  per  lasciarla  in  contatto 
immediato  dell'acqua. 

Nel  genere  Pionosyllis  lo  sviluppo  larvale  avviene  quasi  nello  stesso  modo  ; 
solo  in  qualche  fatto  accessorio  il  fenoraeno  della  gestazione  appare  diflferente 
dal  genere  Sphaerosyllis. 

II  numero  delle  uova  che  in  ciascun  aegmento  viene  a  maturity,  e  quindi 
delle  larve  che  si  rinvengono  attaccate  sotto  il  ventre  della  madre,  e  spesso 
in  quest'altro  genere  di  uno  per  segraento.  Ma  anche  qui  I'inserzione  ha  luogo 
presso  il  cirro  ventrale  or  di  destra  or  di  sinistra.  Le  larve,  sempre  aderenti 
alia  madre,  raggiungono  qui,  prima  di  staccarsi,  uno  sviluppo  ancora  maggiore. 
Ne  ho  rinvenute  ancora  attaccate  persino  con  sette  paia  di  piedi.  L'enorme 
sviluppo  di  esse  e  la  loro  posizione  ventrale  rende  in  questo  caso  assai  difB- 
cili  i  raovimenti  della  madre,  che  e  costretta  a  procedere  assai  lentamente, 
poggiando  sopra  un  §ol  lato. 

Anche  in  questo  genere  rinvoglio  dell'uovo  si  oblitera  gradual- 
mente  ed  in  sensibilmente,  ma  in  questo,  come  nel  genere  precedente,  a 
me  non  pare  si  possa  dire,  come  afiermano  il  Barrois,  il  Viguier  ed  anche 
il  Saint-Joseph,  che  I'invoglio  dell'uovo  diviene  la  cuticola  della 
larva,  dal  momento  che  il  significato  morfologico  e  I'origine  dei  due  organi 
(invoglio  ovulare  e  cuticola),  sono  cosi  diversi,  da  non  potersi  ammettere  una 
trasiorniazione  dell'uno  nell'altro. 

II  Saint-Joseph  ha  osservato  nella  iSphaerofiyUis  Jiystrix  degU  embrioni, 
i  quali,  raggiunto  il  numero  di  tre  segmenti,  escono  dall'uovo  ed  abban- 
donano  la  madre,  ma  nella  stessa  Sphaerosyllis  ha  osservato  pure  larve 
raggiungenti  I'eta  adulta  ancora  attaccate;  quest'ultimo  modo  in  un  solo  esem- 
plare  incompleto.  Avendo  studiato  il  fenomeno  in  assai  numerosi  individui 
di  questa  stessa  specie,  osservai  sempre  il  secondo,  ma  non  mi  accadde  mai 
di  assistere  al  primo  modo  di  passaggio  della  larva  a  vita  libera.  Quest'ultimo, 
del  resto,  si  spiega  facilmente  come  un  distacco  piu  precoce  dei  piccoli,  quando 
cioe  la  merabrana  vitellina  non  si  e  ancora  gradualmente  obliterata,  per  ul- 
teriore  distenzione,  non  avendo  dovuto  adattarsi  all'accrescimento  della  larva. 

Credo  pero  che  le  due  osservazioni  del  Saint-Joseph  debbano  riferirsi 
a  due  specie  diverse,  malgrado  la  poca  differenza  che  intercede  Ira  i  due  modi 
di  distacco  della  larva,  i  quali  pero  in  nessun  caso  possono  ritenersi,  come 
vuole  il  Saint-Joseph,  due  diversi  modi  di  sviluppo. 

Ciuffi.  —  Ricerche  sugli  Sporozoi. 

Dopo  la  scoperta  del  ciclo  del  Proteosoma  Grassii  e  dei  parassiti  della 
malaria  umana,  le  ricerche  sul  ciclo  evolutivo  deWHalteridiuni  Danilewskyi 
(Grassi  e  Feletti,  1890)  hanno  acquistato  una  grande  importanza.  Questo 
parassita  e  stato  oggetto  di  moltissimi  studi  ed  esperimenti,  sempre  per  ri- 
cercare  fra  le  zanzare  il  suo  ospitatore  definitivo.  E  come  Koch  e  Ross  non 
esitarono  ad  affermare  che  tutti  gli  emosporidi  dovevano  avero  un  ciclo 
di  sviluppo  uguale  a  quello  del  Proteosoma  Grasisii,  cosi  tutti  coloro  che  stu- 
diarono  suW Halteridium  non  si  allontanarono  mai  da  quel  campo  di  ricerche. 
Anch'  io  ho  seguito  lo  stesso  indirizzo. 

Ho  fatto  i  miei  esperimenti  su  passeri  e  piccioni.  Ho  fatto  pungere  da 
zanzare  individui  infetti  e  poi  dalle  stesse  zanzare  ho  fatto  pungere  individui 
sicuramente  non  infetti,  ed  ho  periodicamente  osservato  se  questi  second!  si 


-  43  - 

infefctavano.  Mi  assicuravo  dell' infezione  dei  primi  con  I'esame  ripetuto  del 
sangue,  e  per  aver  la  certezza  che  i  second!  fossero  sani,  li  ho  presi  dai  nidi 
appena  nati  e  li  ho  allevati  in  laboratorio.  Questi  esperimenti  sono  durati 
piu  d:  un  mese ;  il  numero  complessivo  delle  zanzare  che  hanno  punto  gli 
individui  sani  e  stato  immenso. 

Inoltre  ho  fatto  pungere  individui  sani  da  moltissime  zanzare  prese  in 
campagna  con  traccie  di  sangue  nell'addome,  ed  ho  tentato  di  infettare  dei 
canerini.  Tutti  questi  esperimenti  furono  fatti  col  Culex  pipiens  ed  in  parte 
anche  col  Culex  annulatus,  penicillaris  e  malariae  e  con  V Anopheles  claviger  e 
hifurcatus.  In  tutte  queste  assidue  e  rigorose  ricerche,  che  sono  dui-ate  circa 
sei  raesi  non  sono  mai  riuscita  ad  infettare  degli  individui  sani,  posso  dunque 
afFermare  che  il  ciclo  A.q\V Halteridium  Danilewskyi  deve  esser  quindi  del 
tutto  diverso  da  quello  del  Proteosoma  Grassii  e  dei  parassiti  della  malaria 
umana ;  ed  auguro  che  ora  nuovi  studi,  tolti  da  errati  pregiudizi  di  analogic, 
possano  in  poco  tempo  arrivare  alia  soluzipne  di  un  problema  cosi  studiato. 

Mentre  completavo  queste  ricerche  sul  ciclo  deWHalteridium  Danilewskyi, 
riscontrai  che  i  passeri  che  mi  servivano  in  questi  esperimenti  erano  infetti 
di  Diplospora  Lacazei  (Labbe,  1893).  Dedicatami  alio  studio  di  questo  cocci- 
dio,  ho  avuto  la  fortuna  di  scoprirne  tutto  il  ciclo  evolutive  e  proseguendo 
in  queste  ricerche,  ho  pure  trovato  tutto  il  ciclo  del  Coccidium  avium,  (Sil- 
vestrini  e  Rivolta,  1873). 

La  Diplosjoora  Lacazei  e  un  coccidio  disporico  ed  invade  le  cellule  epite- 
liali  cilindriche  dei  villi  intestinali  e  1'  ho  riscontrato  nel  Passer  montanus 
e  P.  Italiae 

11  Coccidium  avium  e  un  coccidio  tetrasporico  e  invade  le  cellule  dell'epi- 
telio  cilindrico  dei  villi  intestinali  del  Colombo  domestico.  Intorno  a  questi 
due  coccidi  non  avevamo  che  delle  incerte  ed  inesatte  descrizioni  della  spo- 
rulazione  dell'amfionte,  ed  in  quanto  agli  stadi  di  sviluppo  dentro  le  cellule  in- 
testinali dell'ospitatore,  tanto  Legor  che  Doflein,  si  limitavano  a  richiamare 
I'attenzione  su  di  un  coccidio  poliplastide  monogenico  scoperto  da  Labbe,  la 
Pfeifferella  avium,  come  possibili  stadi  di  sviluppo  tanto  della  Diplospora  La- 
cazei che  del  Coccidium  avium.  Cio  dimostra  I'iuesattezza  delle  conosceuze 
che  avevamo  intorno  ad  essi.  lo  ho  potuto  dimostrare  che  i  loro  cicli  nelle 
linee  generali  sono  uguali  a  quelli  degli  altri  coccidi,  pero,  nei  singoli  pro- 
cessi,  essi  si  differenziano,  specialmente  nelia  formazione  dei  microgameti, 
della  quale  ho  osservato  nella  Diplospora  Lacazei  perfiuo  tre  modalita  diverse. 

Riguardo  alia  Diplospora  Lacazei  ho  fatto  anche  un  esperimento.  Ho  te- 
nuto  alcuni  passeri,  che  presentavano  copiosissimi  amfionti  nelle  feci,  con  una 
accurata  ed  estrema  pulizia  in  modo  da  rendere  loro  impossibile  una  nuova 
infezione. 

Dopo  circa  due  mesi  questi  passeri  erano  ancora  infetti.  L' infezione  dun- 
que dura  per  molto  tempo,    contrariamente  a  quanto  credevasi. 

La  monogonia  deve  ripetersi  molte  volte  per  potersi  mantenere  1'  infe 
zione  cosi  a  lungo;  si  ripete  percio  nei  coccidi  quanto  verificasi  negli  emo- 
sporidi. 

Versari.  —  La  morfogenesi  dei  vasi  sanguigni  nella  retina  umana  (Comuni- 
cazione  preventiva). 

L'A.  espone   dapprima   quanto    si   conosce   sullo   sviluppo  dei    vasi   reti- 


-  u  - 

nici  uell'occhio  dei  mammiferi,  e  dice,  in  accordo  con  quanto  ass«riscono 
O.  Schultze  e  Nussbaum,  che  dello  sviluppo  dei  vasi  retinici  nell' em- 
brione  uruano  noa  si  coaoscoao  finora  coa  certezza  ohe  stadi  del  3°  e  6°  mese, 
due  stadi  nel  primo  dei  quali  mancano  i  vasi,  o  nel  secondo  souo  gia  estesi 
fino  all'ora  serrata  e  comuaicanti  coU'arteria  ceatrale  della  retina.  Dopo  avere 
accennato  ai  quesiti  che  si  e  proposto  di  risolvere,  enumera  le  conclusioui 
alle  quali  egli  e  pervenuto,  e  mostra  le  figure  che  saranuo  annesse  al  lavoro. 

Levi  domanda  al  Versari  se  le  sue  ricerche  lo  conducono  a  confermare  la 
teoria  di  Euge  ed  Hochstetter,  alle  quali  egli  stesso  ha  portato  una  mo- 
desta  conferma,  sulla  genesi  dei  vasi,  che  questi  sviluppano  per  ramificazione 
di  un  unico  vaso  che  penetra  nei  tessuti  dal  centre  alia  periferia ;  oppure 
seg^ua  le  vedute  diBaader  e  Krause,  confermate  recentemente  dalla  si- 
gnorina  De  Vriese  di  una  genesi  dei  vasi  da  una  rete  vascolare  indiflferente. 

Versari  risponde  che  effettivavnente  egli  non  si  e  occupato  di  risolvere  la 
questione  della  genesi  dei  vasi  sanguigni  in  generale,  questione  dibattuta  an- 
che  oggi  ira  gli  istologi,  poiche  questo  lo  avrebbe  allontanato  dal  tema  che 
si  era  proposto,  ma  che  pero  egli  dall'esame  dei  suoi  preparati,  e  tratto  a  con- 
fermare la  teoria  di  Ruge  ed  Hochstetter. 

Parona.   —  Cenno   sulla    corologia    italica   delle    varietd  dell'  Hyla   arborea. 

Nello  scorso  estate  esaminando  una  raganella,  raccolta  nei  dintorni  di 
Genova,  perche  portava  sul  dorso  un  tumore  prodotto  da  un  verme  cistico, 
tosto  mi  accorsi  che  essa  non  presentava  quella  fascia  bruna,  limitante  la 
colorazione  verde-erba  del  dorso  da  quella  bianca  del  ventre,  tanto  caratteri- 
stica  della  forma  comune,  o  tipica,  a  tutti  nota. 

Ricercando  aliora  a  quale  sottospecie  o  varieta  potesse  apparteiiere,  trovai 
che  perfettamente  corrispondeva  alia  sottospecie  meridionalis,  non  ancor  bene 
precisata  per  1'  Italia. 

Infatti  il  Camerano,  nella  sua  Monografia  sugli  Anfibi  anuri,  descritta 
questa  sottospecie,  aggiunge  che  non  I'aveva  riscontrata  in  Italia  e  che  sol- 
tanto  il  Boulenger  (Catal.  Brit.  Mus.)  ne  citava  un  esemplare  di  Bologna. 
Lo  stesso  nostro  coUega,  poco  dopo,  scriveva  che  «  secondo  le  ultime  ricer- 
che, pare  che  in  Liguria  si  trovi  anche  la  subspecie  meridionalis,  mancante 
quasi  interamente  della  fascia  oscura  laterale  »   (Compend.  fauna  ital.). 

Or  bene  da  mie  esatte  indagini  recenti  risulterebbe  che  a  Genova  e  din- 
torni, a  Finalmariua  e  Finalborgo,  a  Savona  e  Varazze  uon  esiste  che  la  forma 
■meridionalis,  siccome  constatai  dall'esame  di  moltissimi  individui  che  ricevotti 
dalle  indicate  localita  liguri. 

Invogliato  da  questo  fatto  importante,  estesi  le  mie  ricerche  ad  altre  re- 
gioni  italiane,  e  potei  rilevare,  gia  fin  d'ora,  che  in  Piemonte  (Torino,  Acqui, 
Novara,  Lago  d'  Orta),  in  Lombardia  (Milano,  Pavia),  a  Parma,  a  E,oma,  a 
Viterbo,  nel  Veneto  (Treviso)  ed  a  Caserta  vive  invece  sol  tanto  la  forma  ti- 
pica ;  sicche  parmi  poter  gia  conchiudere  che  queste  due  varieti  di  raganelle 
hanno  una  area  geografica  propria,  e  si  esoludono  I'una  I'altra. 

Inoltre  ebbi  ad  esaminare  una  ciuquantina  di  esemplari  di  Hyla,  inviatemi 
da  Cagliari  dall'ottimo  Prof.  F.  Mazza  e  constatai  che  tutte,  per  quanto  di 
dimensioni  molto  variabili,  presentavano  la  fascia  bnma  laterale,  ma  non 
quella  che  dall'inguine  va  verso  il  dorso,  linea  che  chiamerei  inguino-dor- 
sale. 


-  .45  - 

Per  questo  essa  corrisponde  alia  varieta  Savignyi  (=  sarda  Bonelli  = 
fttsco-maculata  Cam.). 

Dal  copioso  materiale  da  rae  raccolto  posso  accertare  i  seguenti  fatti  (os- 
servati  sopra  individui  tutti  viventi)  certamente  importanti,  sia  per  la  coro- 
logia  italiana  delle  variety  di  raganelle,  non  ancora  stabilita,  sia  per  la  con- 
feriua  di  dette  varieti  o  sottospecie. 

A)  —  La  forma  tipica,  a  colorazione  del  dorso  variabile  dal  color 
verde  erba  al  celeste  e  fino  al  bruno  uniforme,  o  cou  macchiettature  brune 
piu  intense,  e  diffusa  nelle  locality  sopramenzionate,  alle  quali  devesi  aggiuu- 
gere  la  Toscana  (Gamer  a  no). 

Non  pochi  esemplari  offrono  una  colorazione  gialliccia,  o  verde,  o  bruna 
alia  regione  golare,  sicche  e  da  escludere,  come  fece  il  Camerano,  la  sot- 
specie  intermedia^  stata  indicata  da  Boulenger  (loc.  cit.)  in  base  a  questo 
carattere. 

Non  ritengo  che  la  fascia  laterale  e  1' inguinodorsale  stiano  in  rapporto 
coU'eta,  perche  ebbi  sott'occhio  esemplari  di  piccole  dimeiisioni  cJie  le  ave- 
vano  complete  e  viceversa.  Per  ultimo  constatai  un  fatto  importantissimo, 
per  quanto  diro  in  seguito,  e  cioe  che  tutti  i  maschi,  piu  o  meno  sviluppati, 
di  questa  variety,  senza  eccezione,  presentavano  i  testicoli  di  color  bianco. 

B)  —  La  sottospecie  meridionalis,  mancante  della  fascia  bruna  laterale 
e  della  inguino-dorsale,  o  al  piu  con  lineotta  bruna,  che  parte  dalle  narici,  giun- 
ge  all'occhio  ed  al  timpano,  e  si  perde  subito  dopo,  raccolsi  esclusivamente  in 
Liguria.  Noto  che  tutti  gli  esemplari  di  Finalborgo  colpiscono  per  le  rilevanti 
loro  dimensioni,  tanto  da  avvicinarsi  alia  mole  della  rana  mangereccia. 

Tutti  i  maschi,  che  diligentemente  voUi  esaminare,  presentavano  i  testi- 
coli a  tinta  nera,  talora  intensa. 

HerouRoyer  (Bullet.  Soc.  Zool.,  France  1884),  descrisse  come  nuova 
forma  (H.  haritonus)  una  che  certamente  devesi  riferire  all'iZ^.  mei'idionaUft , 
varieta  che,  sebbene  da  lui  menzionata,  non  fu  da  lui  paragonata  colia  sua 
nuova  forma. 

Nel  lavoro  piu  completo,  che  intendo  presentare  allorquando  potro  avere 
maggior  materiale,  dimo.strero  quanto  ora  asserisco. 

C)  —  La  sottospecie  Savignyi^  che  presenterebbe  soltanto  la  fascia  la- 
terale continua,  o  a  macchie  interrotte  parallele,  ma  mancante  sempre  dell'al- 
tra  inguino-dorsale,  sarebbe  propria  delle  isole  nostre,  avendole  il  Boulenger 
citato  un  esempio  per  I'Elba  ed  il  Camerano  diversi  per  la  Sardegna  (cui 
aggiungo  i  miei)  ed  uno  per  la  Corsica. 

E'  noto  come  il  Bonelli  avesse  inviato  a  varii  musei,  col  nome  di  H.  sarda, 
degli  esemplari  a  tinta  del  dorso  bruno-castagna  intensa,  o  grigia  con  numerose 
macchie  brune  contornate  da  linea  chiara,  che  il  Camerano  ritenne  quale 
variety  distinta  sotto  il  nome  di  fusco-maculata  ;  ma  sono  d'accordo  con  lui 
nel  considerarla  una  semplice  varieta  di  colorazione  poco  costante.  Anzi  io 
ritengo  siffatta  tinta  affatto  transitoria,  giacche  nel  buon  numero  di  esem- 
plari avuti  da  Cagliari,  e  tutti  vivi,  ho  presenziato  in  parecchi  il  passaggio, 
nel  period©  di  pochi  giorni,  dalla  tinta  verde  al  bruno,  con  macchie  piu  in 
tense,  e  ritorno  alia  colorazione  primitiva. 

Le  dimensioni  della  varieta  sarda    sarebbero    eguali,    se    non    minori   di 


-   46  - 

quelle  della  forma  tipica,  ma  di  sicuro  minori  della  var.  meridionalis.  la  tutti 
i  maschi  ho  constatato  i  testicoli  aventi  una  tinta  grigio-ardesiaca  (*). 

])a  quanto  ho  esposto  parmi  pofcer  escludere  la  var.  intermedia  Boul.  e 
la  sarda  Bon.  (=  fusco-maculata  Cam.)  amrnettendo  soltanto  le  tre  sottospe- 
cie  seguenti  :  typica,  Savigtiyi  e  meridionalis  (=  barytonus  H.  R.)  il  cui  ultimo 
nome  mantengo,  sebbene  poco  appropi-iato. 

Una  sottospecie  escluderebbe  I'altra  nella  loro  distribuzione  geografica  (^) ; 
sicche  si  puo  stabilire  che  la  variety  typica  e  propria  della  regione  italiana 
continentale  ;  la  var.  Savignyi  come  insulare,  mentre  la  meridionalis  sarebbe 
esclusiva  al  litorale  ligure.  Ulteriori  indagini,  che  istituiro  a  stagione  oppor- 
tuna,  dimostreranno  se  questa  ultima  varieta  si  estende  sugli  altri  litorali 
marittimi  d'  Italia. 

Quests  tre  sottospecie  sarebbero  inoltre  ben  distinte,  oltreche  per  la  pre- 
senza,  o  mancanza,  o  variazioni  della  fascia  bruna  limitante  la  tinta  verde 
dorsale,  dalla  chiara  del  ventre,  anche  per  le  difierenti  relative  dimension!, 
ed  ancor  piu  per  la  tinta  speciale  per  ciascuno  dei  testicoli.  Studiero  in  se- 
guito  se  esistono  altri  caratteri  anatomici  e  biologici. 

Nessun  stabile  fatto  troverei  nella  colorazione  principalmente  del  dorso; 
ed  infatti  tutte  le  dette  varieta  sarebbero  a  tinta  verde-erba,  ma  per  condi- 
zioni  note  od  ignote,  in  ogni  individuo  la  fcinta  puo  passare  al  violetto,  al 
grigio,  al  verde  oliva  fino  al  bruno  castagno  ed  al  bronzo  bellissimo.  Eisulte- 
rebbe  ancora,  per6  non  in  modo  rigoroso,  che  i  maschi  presentano  una  colo- 
razione della  gola  gialla,  o  verdastra,  o  brumastra. 

Parona  e  Monticelli  —  Sui  generi  Placunella  e  Trechopus.  [Parla  Parona]. 

11  genere  Placunella  e  stato  fondato  dall' Hesse  e  VanBeneden  nel  1863 
per  due  forme  trovate  sul  corpo  della  Trigla  2n7ii  I'una  {Placiaiella  2>ini),  su 
quello  del  Rhombus  maximus  I'altra  {PI.  rJwmbi)  (^).  Dopo  il  Van  Beneden  ed 
Hesse  non  e  stato  piu  fatto  da  alcuno  uno  studio  particolareggiato  di  questo 
genere  che  valesse  a  completare  le  prime  descrizioni  date  del  genere  e  delle 
specie;  gli  AA.  posteriori  si  isono  limitati  a  riferire  a  questa  od  a  quella  specie 
gli  esemplari  raccolti  su  Trigla  e  Bhombus,  senza  fornire  ulteriori  notizie  in 
proposito.  Parona  e  Perugia  hanno  trovato  una  nuova  specie  del  genere 
suUe  branchie  di  Serranus  gigas  che  hanno  chiamata  PI.  hexacantha,  della 
quale  hanno  data  una  sommaria  descrizione  con  una  figura  degli  uncini  della 
ventosa  posteriore  (*).  Riesaminando  insieme  questa  specie  abbiamo  potuto 
convincei'ci,  studiandola  comparativamente  con  un  esemplare  tipico  di  Tre- 
chopus  tubiporiis    [che    uno    di  noi  (^)  aveva  potuto  ottenere    dal    Museo    di 


(')  Un  fatto  notevole  per  relinintologia  6  stato  quello  d'aver  raccolto  in  individui  di  Finalborgo 
(3  su  10)  ed  in  alti-o  di  Cagliari,  quale  parassita  della  vescica  orinaria,  il  PolyslOiaura  integcrrtinum 
Rud.  che  in  mai  indicato  nelVHyla,  ma  soltanto  nelle  rane  (    nei  rospi. 

(^)  Probabilniente  queste  latto  si  veritica  anche  nelle  altre  locality  estere,  come  iu  I'rancia,  in 
Spagna,  ecc. 

(*)  Van  Beneden.  P.  J.  et  Hesse  C.  E.  —  RecLerclies  sur  las  Bdellodes  ou  Hirudinees  et  les 
Treniatodes  marins.  —  Bruxelles  1863,  pat;.  71-74,  Pi.  5  e  6. 

C)  Parona  C.  e  Perugia  A.  —  Kes  Ligusticae  VIII.  Di  alcuni  Trematodi  ectoparassiti  dei 
pesci  marini.  —  Ann.  Mas.  Civ.  Geneva  {i)  Vol.  8,  p.  740-41,  lig.  1. 

(S)  Monticelli  Fr.  Sav.  —  Di  alcuni  organi  di  tatto  nei  Tristomidi.  —  Boll.  Soc.  Nat.  Napoli, 
Vol.  5,  1891,  p.  123-125,  Nota  V,  tav.  6,  fig.  12-16.  In  questa  nota  si  tratta  appunto  del  Trochopus 
lubiporus.  Fatta  la  critica  delle  precedenti  osservazioni  del    Diesing,    Van    Beneden    ed    Hesse 


^   4V   - 

Vienna  ed  ha  gik  altrove  illustrate  ]  che,  sia  per  1'  organizzazione  interna,  sia 
per  1'  abito,  che  per  le  ventose  anteriori,  come  per  la  posteriore  e  special- 
mente  per  la  disposizione  dei  raggi  in  questa,  la  Placunella  hexacantha 
rienti-a  nel  genere  Trochopus.  Questa  couclusione  ci  indusse  ad  un  esame 
particolareggiato  delle  altre  specie  di  Placunella  descritte  dal  Van  Beneden 
ed  Hesse,  —  raccolte  dagli  ospiti  tipici  —  esistenti  nella  collezione  Paro- 
na,  nonche  di  esemplari  riferiti  dallo  Scott,  con  dubbio,  alia  Placunella 
pirn,  e  da  lui  raccolti  sulle  branchie  di  Trigla  hirundo  (^)  [concessi  cortese- 
mente  in  esame  ad  uno  di  noi  (Men  tic  elli)  ],  per  vedere  di  stabilir  meglio 
le  caratteristiche  differeuziali  fra  Placunella  e  Trochopus.  Ma  da  questo 
esame,  come  da  uno  studio  analitico  della  diagnosi  generica  e  delle  descri- 
zioni  del  Van  Beneden  ed  Hesse,  abbiamo  potuto  convincerci  che  non  e 
possibile  distinguere  i  due  generi,  perche  essi  sono  la  stessa  cosa,  ricadendo 
per  conseguenza  il  genere  Placunella  fra  i  sinonimi  del  genere  Trochopus,  che 
e  piu  antico.  Difatti  la  caratteristica  principale  che  distingue  il  genere  Pla- 
cunella, secondo  il  Van  Beneden  e  I'Hesse,  e  la  grande  ventosa  posteriore 
«  a  rayons  fugaces,  a  bords  franges  et  armes  de  deux  paires  de  crochets  » 
(pag.  71).  Ora  considerando,  appunto,  quanto  i  citati  autori  scrivono  in  gene- 
rale  a  proposito  della  ventosa  posteriore  (<des  rayons  surgissent  puis  dispa- 
raissent,  et  la  nageoire  elJe  meme  s'etend  ou  se  retrecit,  de  maniere  que 
I'aspect  general  de  I'animal  change  d'un  moment  a  I'autre  »),  risulta  come  essi 
non  abbiano  potuto  rendersi  esatto  conto  ne  della  vera  forma  della  ventosa 
posteriore,  ne  del  numero  e  disposizione  dei  raggi  o  sepimenti  muscolari  di 
questa.  Cio  che  e  confermato  dall'esame  delle  descrizioni  delle  due  specie  del 
genere  (P.  pint  e  P.  Rhombi)  e  piu  ancora  da  quello  delle  figure,  che  sono, 
per  altro,  assai  imperfette  e  rivelano  1'  incertezza  del  disegnatore  nel  rendere 
I'aspetto,  od  i  diversi  aspetti,  che  le  specie  presentavano  (basta  p,  e.  por  mente 
alle  fig.  2,  3  della  tav.  6  [Placunella  Rhombi]  per  convincersene).  Evidentemente 
le  caratteristiche  di  Placunella  avevano  maggior  valore,  quando  ancora  non 
era  ben  conosciuta  la  disposizione  ed  architettura  della  ventosa  posteriore 
del  Trochopus,  anch' essa  fraintesa  dal  Van  Beneden  ed  Hesse  (PI.  6 
fig.  8-14,  op.  cit.).  Ed  appunto  la  miglior  conoscenza  che  di  questa  oggi  abbia- 
mo ci  ha  perraesso  di  riconoscere  nel  genere  Placunella  di  Van  Ben-Hesse 
la  stessa  struttura  fondamentale  della  ventosa  posteriore  che  in  Trochopus,  e 
di  giungere  alia  conclusione  della  identiciti  dei  due  generi;  conclusione  che 
6  avvalorata  dalla  corrispondenza  di  disposizione  organica  fra  Placunella  e 
Trochopus.  Cosicche  dalle  specie  del  genere  Placunella,  eliminando  la  PI.  Vallei 
—  che,  come  abbiamo  dimostrato  in  altra  nota  (^),  costituisce  il  tipo  del  n.  g. 
Ancyrocotyle  —  le  tre  altre  specie  rientrano  tutte  nel  genere  Trochopus:  il 
quale,  oltre  la  specie  tipica  (T.  tubiporurti),  quella  del  Son  si  no  {T.  differens)  {^ ) 

e  Sonsino  1 1890]  sulla  ventosa  posteriore,  6  data  una  descrizione  e  figura  conipleta  di  questa  ventosa 
come  essa  6  nell'esemplare  tipico  della  collezione  di  Vienna  che  I'A.  ebbe  in  esame.  Come  conclu- 
sione della  no'a  si  mette  in  rilievo  quanto  anatomicaraente  i  generi  Placunella  e  Trochopus  sieno  affi- 
nissimi  tr;i  lore. 

(1)  Scott  Andrew.  —  Some  additions  to  the  fauna  of  Liverpool  bay.  —  Trans.  Liv.  Biolog. 
Soc,  Vol.  15,  1901,  p.  344-407,  con  figure. 

(2)  Parona  C.  e  Monticelli  Fr.  Sav.  —  Sul  genere  Ancyrocotyle  (n.  g.).  —  Archives  de  Pa- 
rr.sitologie.  Vol.  7.,  1903,  p.  117-121.  PI.  3. 

\3)  Sonsino  P.  —  Parassit'  animali  del  Mugil  cephalns  e  di  altri  pesci  della  collezione  del 
Museo  di  Pisa  (Proc.  verb.  Soc.  Tosc.  S.  N.  1891,  10  maggio,  p.  260),  In  questa  nota  il  Sonsino 
distingue  col  noiue  di   Trocliopxis  dijferens,  gli  esemplari  del  (Jantharus  linealus,  che  in  una  sua  pre- 


-   48  - 

e  quella  recentemente  descritta  dallo  Scott  {Tr.  lineatus)  (*),  conterra  ancora 
il  Trochopus  pint,  T.  Rhombi  e  Tr.  hexacanthus .  Ad  una  revjsione  della  specie 
del  genere,  cosi  inteso,  attende  ora  il  sig.  Massa,  laureando  in  Scienze  natu- 
ral!, che  attualmente  si  occupa  di  uno  studio  generals  del  genere  Trochopuft, 
del  quale  illustrera  ancora  qualche  nuova  specie.  Questo  lavoro  convalideri, 
col  sussidio  delle  figure  di  tutte  le  specie  finora  note,  le  conclusioni  da  noi 
ora  esposte  suUa  identicita  dei  generi  Placunella  e  di  Trochopus. 

Zanetti.  —  SuUa  non  prevalenza  dei  salt  potassici  nella  bile  dei  pesci  marini. 
(Legge  Emery  per  I'autore  assente). 

In  molti  trattati  ed  enciclopedie  di  chimica  organica,  di  chiraica  fisio- 
logica  e  fisiologia,  da  tempo  assai  Inngo,  oltre  mezzo  secolo,  si  trova  scritto 
che  :  «  Gli  acidi  biliari  si  trovano  combinati  in  generate  al  sodio  nella  bile 
degli  animali  terrestri,  mentre  nei  pesci  marini  questi  acidi  sono  combinati 
quasi  esclusivamente  al  potassio  ». 

In  una  nota  preliminare  presentata  in  questi  giorni  alia  R.  Accademia 
dei  Lincei,  e  non  ancora  pubblicata,  il  prof.  C.  U.  Zanetti,  mette  in  rilievo 
che  se  cio  fosse  vero,  bisogoava  invocare  una  specie  di  elettivita  nell'appa- 
rato  biliare  dei  pesci  per  il  potassio,  stante  il  fatto  che  essi  vivono  in  un 
mezzo  prevalentemente  sodico,  elettivita  che  gli  sembrava  strano  non  fosse 
stata  finora  presa  in  considerazione,  ma  che  egli  riteneva  anche  poco  proba- 
bile  per  il  fatto  gia  stabilito,  per  esperienze  fisiologiche  sulla  bile  di  altri 
animali,  che,  mentre  la  quantita  di  sodio  rimane  presso  che  costante,  quella 
del  potassio  puo  variare  con  lu  maggiore  o  minore  quautita  che  se  ne  intro- 
troduce  con  gli  alimenti. 

Per  conseguenza,  visto  che  in  nessuna  delle  piu  accreditate  opere  di  Chi- 
mica fisiologica  come  quelle  di  Hammarsten,  Hoppe-Seyler,  Hoffmei- 
ster,  Neumeister  e  quella  recentissima  del  Bottazzi,  pur  mettendo  in  ri- 
lievo il  fatto  si  davano  dati  numerici  sulle  quantita  di  sodio  e  potassio  conte- 
nute  nella  bile  dei  pesci,  I'autore  credette  opportuno  fare  delle  analisi  quantita- 
tive le  quali,  od  avrebbero  confermato  il  fatto,  ed  allora  meritava  studiarne  il 
perche,  oppure  se  i  risultati  anahtici  non  corrispondevano,  avrebbero  corretto 
un  errore  che  per  tanto  tempo  da  tutti  veniva  riportato  e  quindi  ammesso. 

Lo  Zanetti  analizzo  per  ora  la  bile  contenuta  nella  cistifellea  di  4  dif- 
renti  pesci,  operand©  sul  residue  fisso  della  bile  in  toto ;  ed  a  maggiore  ga- 
ranzia  analizzo  anche  il  residuo  fisso  proveniente  dalla  cosi  detta  bile  cri- 
stallizzata  di  Plainer,  ottenuta  con  opportuni  trattamenti,  dalla  bile  del 
Pesce  spada  e  del  Tonno,  in  quanto  che,  come  si  sa,  la  bile  cristalizzata  di 
Platner  e  costituita  quasi   interameute  dai  sali  alcalini  degli    acidi    biliari. 


cedente  nota  (Proc.  verb.  Soc.  Tosc.  1890,  4  maggio.  —  Studi  e  notizie  elmintologiche)  aveva  riferiti  al 
True,  tubiporus  Dies,  da  lui  pure  ritrovato  sulla  Trigla  hirundn.  L'A.  coglie  occasione,  in  questa 
sua  rota  per  indicare  un  nuovo  habitat  del  Tr.  tubiporus,  cioe  la  Trigla  cuculus,  e  di  completare  la 
descrizione  insutiicientemente  data  della  specie  —  particolarmente  della  ventosa  posteriore  —  nella 
precedenle  sua  nota  (1890).  Pertauto  se  questa  descrizione  collima  in  genere  con  quella  data  da  uno 
di  noi  (Monticelli,  v.  nota  a  pag.  prec.  47),  dal  numero  degli  uncini  indicati  dal  Sonsiuo  (tre 
paia)  vi  6  da  supporre  che  la  specie  di  Trochopus  della  Trigla  cuculus  da  lui  illustrata  possa  non 
essere  il  Tr.  tubiporns,  che  ha  solo  due  paia  di  uncini  alia  ventosa  posteriore,  ma  uua  speeie  da 
qtiesto  diti'erente. 

(')  Scott  Andr.  —  Notes  a  some  parasites   of   fishes.  —  Ninenteeuth.    Annual    Report,    of  fish. 
Scotlad.  Part.  Ill,  p.  143-144,  Pit.  H,  fig.  18. 


-   49  - 

I  risultati  analitrici  dimostiarono  cte  dalle  prove  fatte,  anche  nella  bile 
dei  pesci  prevale  il  sodio  e  non  il  potassio :  come  chiaramente  si  vede  dalla 
seguente  tabella. 

lu  100  parti  di  cenere  oltre  ai  sali  di  altri  eleraenti  sono  contenuti  : 


Nome  del  Pesce 


,XipMas  gladius  (Pesce  spada)  .  . 
Orcynus  thynnus  (Tonno)  .  .  .  . 
Polyprion  cernium  (Addotto)      .     . 

Cerna  gigas  (Cirenga) 

Bile  cristallizzata 


di  Pesce  spada , 
di  Tonno  .     .     , 


Ossido 
di  Sodio 

Ossido 
di  Potassio 

Na^   0 

K,  0 

47,52 

4,56 

48,64 

3,22 

45,14 

6,60 

40,19 

4,48 

49,29 

13,42 

42,78 

12,  63 

I  nomi  fra  parentesi  sono  quelli  usati  sul  inercato  di  Catania. 

Giacomini  —  Relazione  tra  il  pancreas  rfeZZ'Ammocoetes  e  del   Petromyzon. 

Dalle  osservazioni  sullo  sviluppo,  rapporti  e  forma  dell' organo  di  Lan- 
gerhans  o  pancreas  dieW Ammocoetes  e  da  quelle  comparative  fra  tale  organo 
e  il  pancreas  di  Petromyzon  Planeri  e  marimis,  risulta  che  1' organo  di  Lan- 
gerhans,  alia  cui  costituzione  partecipa  soltanto  in  minima  parte  il  dotto 
coledoco  per  qualche  foUicoIo  ghiandolare,  sorto  dal  suo  epitelio,  diviene,  in 
seguito  a  successive  modificazioni  di  forma  e  di  rapporti,  il  pancreas  di  Pe- 
tromyzon. 

Grass!  chiede  alcuni  schiarimenti  cui  risponde  Giacornini. 


Enriques  —  Adattamento  degli  infusori  marini  alia  vita  neU'acqiia  dolre. 

I  Protisti  presentano  caratteri  particolari,  diversi  da  quelli  degli  altri 
organism!,  quanto  al  numero  delle  specie  che  possono  vivere  tanto  in  acqua 
dolce  che  in  acqua  di  mare.  Limitando  per  il  momento  le  mie  considerazioni 
agli  Infusori,  devo  osservare  che  e  veramente  curioso  il  fatto,  frequentissinio, 
che  in  uno  stesso  genere,  vale  a  dire  tra  specie  molto  affiiii,  si  veritichino 
queste  differenze:  una  specie  e,  p.  es.,  marina;  un'altra  d'acqua  dolce;  altre 
vivono  tanto  nel  mare  quanto  iiell'  acqua  dolce.  La  teoria  dell'  evoluzione, 
puo  anche  trovare  la  ragione  di  questo  fatto  :  puo  essere  che  specie  viventi 
inuifferentemente  nei  due  ambienti  abbiano  dato  luogo,  in  ciascuno  di  essi,  ad 
altre  forme  perfettamente  adattate  al  proprio  ambiente,  t  lion  piu  atte  a 
vivere  in  un  altro.  Ma  tale  congettura  ha  un  valore  molto  limitato,  e  quand'an- 
che  non  sia  falsa,  ha  poco  significato.  E  la  ricerca  di  risolvere  coll'esperienza 
due  problem!  che  dalle  osservazioni  sorgouo  subito  spontanei,  si  impone. 

1."  E  proprio  vero  che  una  specie  descritta  come  marina  e  d'  acqua 
dolce,  sia  proprio  la  stessa  specie?  E  che  una  specie  descritta  solo  come 
marina  non  puo  trovarsi  mai,  in  nessun  luogo,  nell'  acqua  dolce  perche  non 
vi  puo  vivere  ? 

M.  Z.  —  Supplemento.  6 


-  50  -^ 

2,0  Dato  che  le  risposte  a  tali  doraande  siano  aiFevraative,  in  che  cosa 
consiste  la  difierenza  intima  delle  due  specie,  di  cui  una  puo  essere  tanto 
marina  che  d'acqua  dolce,  I'altra  non  vive  fuori  del  mare  i' 

Con  questa  comunicazione  rispondo  per  alcune  specie  al  primo  problema, 
accenno  soltanto  al  secondo. 

Ho  fatto  infusi  di  Idroidi  e  di  Alghe  in  acqua  di  mare  per  ottenere  in- 
fusori;  ho  preparato  dei  grandi  vasi,  contenenti  una  piccola  quantity  di  tali 
infusi  ed  in  cui,  per  mezzo  di  sifoni,  si  versava  con  grande  lentezza  acqua 
potabile  (acqua  del  Serine,  a  Napoli).  Quando  un  vaso  era  quasi  pieno,  to- 
glievo  gran  parte  del  liquido,  in  modo  che  potesse  di  nuovo  riempirsi  con 
acqua  potabile  e  quindi  diluirsi  sempre  piu,  fino  a  che  doUa  primitiva  acqua' 
di  mare  non  rimanesse  praticamente  nessuna  traccia.  Tutto  il  passaggio  puo 
avvenire,  per  le  specie  da  me  studiate,  in  1015  giorni,  senza  inconvenienti. 
Avverto  che  ho  studiato  per  ora  solo  poche  specie,  ma  che  i  risultati  sono 
ben  netti. 

Ho  trasportato  in  acqua  dolce,  dal  mare,  il  Chilodon  cucullulus  e  1'  En- 
plotes  charon,  specie  che  vivono,  secondo  gli  AA.,  nei  due  ambienti. 

Sono  raorti,  oltre  a  vari  altri  Infusori,  anche  V  Euplotes  harpo,  specie 
molto  affine  aW  Euplotes  chai'on,  ma  che,  secondo  gli  AA.,  vive  solo  nell' ac- 
qua di  mare.  Essa  muore  ad  una  concentrazione  molecolare  pari  a  quella  di 
una  soluziono  di  ClNa  circa  al  0,5  <»[„.  Dunque  non  e  per  caso  che  1'  Euplotes 
harpa  manca  nell'acqua  dolce ;  e  rispondiamo  cosi  alle  domande  del  l"  pro- 
blema:  V  E.  charon  di  mare  e  d'acqua  dolce  e  veramente  una  stessa  specie, 
e  V  E.  harpa  non  puo  essere  portata  in  acqua   dolce. 

Ed  eccoci  al  secondo  problema,  alia  ricerca  della  causa  di  questa  impos- 
sibilita.  Essa  non  risiede  in  una  proprieta  della  parete  esterna  dell' organi- 
smo.  Mi  spiego.  Gli  Infusori  hanno  in  generale  una  parete  esterna  osmotica- 
mente  semi-permeabile.  Se  si  trasportano  repentinamente  in  un  ambiente  piu 
diluito,  si  rigonfiano,  assumendo  acqua  :  i  sali  interni  non  possono  uscire  a 
un  tratto,  I'acqua  invece  puo  entrare,  ed  essa  entra,  diluendo  i  succhi  interni 
fino  alia  concentrazione  del  liquido  esterno.  Questo  rigonfiamento  e  certa- 
mente  dannoso  all'Infusorio;  e  potrebbe  essere  che  1'  E.  charon  (quello  tra- 
sportabile).  vi  andasse  meno  soggetto  dioW  E.  harpa  per  proprieta  divesse  della 
parete;  onde  la  non  trasportabilita  delV  E.  harpa.  Ma  tale  spiegazione  non 
e  possibile.  Tutti  gli  Infusori  sperimentati,  sia  che  vivano,  sia  die  muoiano 
durante  la  diluizione  del  loro  ambiente,  non  presentano  mai  fenomeni  di  ri- 
gonfiamento;  e  cio  dipende  evidentemente  dal  fatto  che  la  diluizione  e  gra- 
duale  e  lenta;  li  presentano  invece  quando  si  cambia  il  loro  ambiente  ad  un 
tratto.  Vuol  dire  insomma  che  la  lentezza  delle  mie  esperieuze  e  tale  da  per- 
mettere  I'intervento  utile  dei  fenomeni  fisiologici  di  compenso  alle  condizioni 
variate,  dei  quali  ho  parlato  gia,  in  un  recente  lavoro. 

Esclusa  la  spiegazione  osmotica,  si  deve  concludere  che  e  proprio  il  pro- 
toplasma  dei  due  organismi  che  ha  proprieta  different! ;  1'  uno  puo  vivere, 
non  I'altro,  senza  i  sali  del  mare. 

Grass!  osserva  che  sarebbe  opportune  seguire  i  singoli  individui  nel  pas- 
saggio da  un  ambiente  all'altro.  Issel  ricorda  come  il  Florentini  abbia  citato 
casi  di  un  adattamento  a  soluzione  quasi  salina  di  cloruro  di  sodio  nelle 
saline  della  Lorena,  anche  in  specie  indicate  come  esclusive  alle  abque  dolci 
e  nota  come  un  siffatto  adattamento  sia  stato  ottenuto  sperimentalmente. 


-   51   - 

Enriques  —  Note  fisiologiche  sul  Sipunculus  nudus. 

Nella  cavit^  generale  del  Sipunculus  nudus,  come  in  quella  di  molte  Olo- 
turie  si  trovano  delle  masse  di  colore  marrone  molto  caratteristiche.  Una 
fauna  assai  ricca  vive  in  esse,  e  si  possono  trovare  dei  dati  in  proposito  nei 
lavori  del  Monticelli  e  del  Cuenot  (a  proposito  delle  Oloturie).  lo  le  ho 
studiate  nel  Sipunculus  nudus  da  un  altro  punto  di  vista,  avendo  osservato 
che  esse  contengono  spesso  organism!  animali  e  vegetali,  ma  non  sempre. 
Come,  dunque,  si  producono,  e  quale  significato  esse  hanno? 

Un  esame  attento  diraostra  che  esse  contengono  quasi  sempre,  se  non, 
sempre,  qualche  granello  di  sabbia  nel  lorp  interno.  Tale  osservazione  mi 
face  subito  pensare  —  giacche  i  granelli  di  sabbia  non  sono  certamente  un 
prodotto  del  metabolismo  del  sangue  --  che  1' intestino  si  potesse  facilmente 
rompere,  e  un  poco  di  sabbia  uscirne.  A  conferraa  di  tale  supposizione,  ci- 
tero  un'altra  osservazione,  che  si  puo  facilmente  ripetere,  mettendosi  nelle 
opportune  condizioni  di  esperienza.  Si  lasci  un  Sipunculus  in  una  vaschetta 
senza  rena,  per  qualche  giorno,  si  che  1'  intestino  si  vuoti ;  poi  si  porti  in 
una  vasca  colla  rena,  e  preferibilmente  con  rena  un  po'  grossa  ;  dopo  qualche 
tempo,  vario  secondo  i  casi,  e  molto  facile  die  1'  animale  presenti  un  feno- 
raeno  curiosissimo.  Una  quantity  di  granelli  di  sabbia  si  trova  nella  pelle,  in 
quel  canali  longitudinali  che  percorrono  tutto  il  corpo  ;  e  si  accumulano  in 
file,  perfettamente  visibili  per  trasparenza,  nella  parte  anteriore  del  corpo. 
Tale  posizione  si  deve  evidentemente  al  fatto  che  il  sangue  circola  in  quel 
canali  in  direzione  antero-posteriore.  Questo  ho  potuto  osservare  sul  vivo,  al 
microscopio  con  un  debole  ingrandimento,  servendomi  di  piccolissimi  Sipun- 
culi,  che  avevano  il  canale  digerente  privo  di  sabbia  in  conseguenza  del  di- 
giuno.  Essi  sono  abbastanza  trasparenti  per  lo  scopo ;  ed  e  veramente  bella 
la  circolazione  dei  globuli  sanguigni  in  quei  canali,  cosi  osservata,  non  meno 
che  la  circolazione  nella  raembrana  interdigitale  della  rana. 

Come  e  noto  dalle  osservazioni  istologichg  del  Metalnikoff,  questi  ca- 
nali comunicano  in  piu  punti  colla  cavita  del  corpo,  per  mezzo  di  corti  ca- 
nali trasversali ;  questi  sono  evidentemente  la  via  d' ingresso  per  i  granelli 
di  sabbia. 

Dunque,  1' intestino  facilmente  si  rompe,  e  ne  escono  granelli  di  sabbia; 
ma  come  si  formano  le  masse  intorno  a  questi  ?  Come  spesso,  anche  qui 
I'esperienza  ha  risolto  il  problema  assai  piu  presto  dell' osservazione,  ed  iu 
modo  piu  sicuro.  Ho  scelto  dei  granelli  di  sabbia  i  quali  fossero  facilmente 
riconoscibili,  per  la  forma  o  per  il  colore.  Ne  ho  preso  uno  con  le  punte  di 
una  pinza  sottile,  e  lo  ho  iniettato  uella  caviti  generale  di  un  Sipunculus, 
bucando  la  pelle ;  la  ferita  si  richiude  subito  e  non  ha  conseguenze.  Gli  ani- 
mali cosi  trattati  vengono  uccisi  dopo  vario  tempo.  Gia  dopo  2  o  3  giorni, 
attorno  ai  granelli  iniettati  —  assai  facili  a  ritrovarsi  nel  sangue  die  esce 
per  una  larga  ferita  della  pelle  —  si  osserva  uno  strato  di  gocce  pigmen- 
tate  in  giallo-marroue,  miste  con  amebociti  e  nuclei  di  cui  e  impossibile  ri- 
conoscere  quali  siano  le  cellule  ed  i  loi'o  limiti.  II  fenomeno  si  produce  iu 
maniera  molto  piu  accentuata  in  un  tempo  piu  lungo,  pur  non  arrivando, 
nelle  mie  esperienze,  fino  alia  formazione  di  quelle  grandi  masse,  le  quali 
superano  talvolta  la  luughezza  di  1  cm.  Ma  basta  aver  veduto,  coU'esperienza, 
I'inizio  del  "fenomrtno,  per  intenderne  il  determinismo ;  tanto  piu  che  tra  le 
varie  masse  non  prodotte   sperimentalmente,  se  ne  trovano   anche   di    quelle 


-  52   - 

cou  un  gruppetto  di  granelli  di  sabbia,  circondati  da  una  quantita  scarsa  di 
gocce  pigmentate  ecc. ;  tali  cioe,  da  assomigliare  molto  a  quelle  prodotte  iu 
seguito  all'iniezione  sperimentale  della  sabbia;  altre  masse  invece  sono  piu 
riccbe  di  sostanza  circondante  la  sabbia,  fino  ad  arrivare  per  gradi  alle  masse 
piu  grandi  e  piu  completamente  foi'mate. 

Un  esame  piu  minuto  della  costituzione  delle  masse  ben  formate,  dimo- 
stra  che  esse,  indipendentemente  dai  parassiti,  sono  cosi  costituite:  una  zona 
con  numerosissimi  nuclei  e  pochi  granuli  pigmentati,  esternamente;  inter- 
namente  invece,  granuli  pigmentati  e  scarsi  nuclei;  piu  qualche  granello  di 
sabbia,  od  uno  solo.  Sono  insomraa  queste  masse  quasi  certamente  dei  sin- 
cizi,  o  riunioni  di  siacizi.  Mi  rincresce  di  non  averne  ancora  terminata,  a 
questo  proposito,  la  minuta  indagine  istologica.  Esse  hanuo  su  per  giu  nella 
k»ro  struttura  fondameutale,  gli  stessi  caratteri  istologici  di  quel  siucizi  pig- 
mentati die  si  trovano  dovunque  in  questi  auimali,  come  in  moltissimi  Vermi, 
Echinodermi  ecc;  sincizi  cbe  molto  probabilmente,  hanno  spesso  apparenze 
istologicbe  tra  loro  simili,  pur  avendo  significato  e  proprieta  chimiche  diver- 
sissirae.  Per  questo  fatto,  e  perche  le  masse  si  formano  nel  sangue,  e  per 
I'esame  diretto  delle  masse  in  formazione,  senza  dubbio  gli  elementi  cellulari 
presenti  nelle  masse  (indipendentemente  dai  parassiti),  sono  amebociti.  Quanto 
ai  granuli  pigmentati,  essi  si  trovano  nel  sangue,  contenuti  in  pi  ccoli  sincizi, 
ma  la  loro  prima  origine  non  e  sicurissima,  ed  oscviro  completamente  il  loro 
significato  fisiologico. 

Abbiamo  dunque,  concludendo,  un  curioso  fenomeno  di  incapsulamento 
di  corpi  estranei,  per  mezzo  degli  amebociti.  Fenomeno,  il  cui  maggiore  in- 
teresse  resulta  dai  confronto  di  cio  cbe  accade  nei  vertebrati  superiori  e 
nell'uomo;  poicbe  mette  in  luce  ancbe  per  questo  lato  I'esisteaza  di  pro- 
prieta fondamentali  possedute  dagli  amebociti,  in  questi  bassi  animali  come 
nell'uomo. 

Trinci  —  Di  una  niiova  medusa  gemmante  del  Golfo  di  Napoli. 

Riassumo  in  questa  nota  le  osservazioni  da  me  fatte  su  di  una  piccola 
Antomedusa  del  genere  Cytaeis,  cbe  si  rinviene  comune  nel  plankton  del 
Golfo  di  Napoli  nei  mesi  di  agosto  e  settembre. 

La  campana  di  questa  Cytaeis  e  piriforme  e,  in  proiezione  trasversa,  qua- 
drangolare  :  ha  un'  altezza  varia  dai  mm.  0,27  ai  0,33  ed  una  largbezza  dai 
mm.  0,20  ai  0,24.  II  numero  dei  canali  radiali  e  di  quattro ;  come  pure  di  quat- 
tro  quello  dei  tentMColi,  chei  si  dipartono  perradialraente  da  bulbi  conici  privi 
di  ocelli  e  colorati  in  turcbino.  La  lungbezza  dei  tentacoli  e  estromamento 
variabile  nei  diversi  individui.  II  manubrio,  sostenuto  da  un  breve  peduucolo 
gelatinoso  nel  cui  interuo  ripiegansi  ad  ansa  i  canali  radiali  per  sboccai'e 
nella  cavita  gastrica,  ha  forma  tronco-conica  e  varia  iu  lungbezza  dai  mm.  0,  IG 
ai  0,23.  All'estremita  libera  e  munito  di  quattro  stili  boccali,  perradiali,  ar- 
mati  di  cnidoblasti  e  racchiudenti  nell'interno  dei  diverticoli  della  caviti  ga- 
strica. 

L'ectoderma  del  manubrio  e  di  color  giallognolo,  I'eudoderma  turcbino- 
L'apertura  del  cavo  sottombrellare  e  limitata  da  un  velum  ben  distinto. 

Questa  Cytaeis  presenta  delle  gemme  disposte  interradialmente  alia  su- 
perficie  del  manubrio.  Le  piu  auziane  e  volumiuose  occupauo  la  regione  pro.s- 
tiima  al  punto  di  inserzione  del  medesimo  alia  sottombrella ;    le    piu    giovani 


-  53  - 

la  regione  distale.  Come  il  Chun  (1894)  ha  provato  per  altre  Margelide  {Ra- 
tkea  octopunctata  e  Lizzia  ClaparMei),  anche  in  questa  le  gemme  si  sviluppano, 
nella  loro  successiva  coraparsa,  in  punti  determiuati  del  manubrio  raateiMio 
e  probabilraente  la  legge  che  regola  la  loro  disposizioie  e  la  stessa  di  quella 
enunciata  dal  Chun.  Non  posso  per6  convenire  con  questi  suUa  interpreta- 
zione,  basata  su  criterl  di  statica,  che  egli  fornisce  per  spiegare  la  regolare 
distribuzione  delle  gemme,  poiche  propeado  a  credere  che  tale  regolarita  di- 
penda  piuttosto  da  uu  adattamento  inteso  ad  utilizzare  lo  spazio  disponibile 
alia  superficie  dei  manubri  nel  miglior  mode  possibile,  per  la  nutriziono  del- 
le gemme,  ed  il  piu  conveniente  all'economia  deU'auimale. 

Le  gemme,  come  nella  Ratkea  octopuntata  e  Luzia  ClaparMei,  traggono  ori- 
gine  dal  solo  ectoderma  materno  :  I'endoderma  rimane  completamente  estraneo 
alia  loro  costituzione.  E'  soltanto  nelle  fasi  piu  avanzate  di  sviluppo,  che  gli 
endodermi,  filiale  e  materno,  contraggono  fra  loro  dei  rapporti  e  che  le  due 
caviti  gastriche  si  mettono  in  comunicazione.  La  constatazione  di  tale  ori- 
gine  delle  gemme  anche  per  una  Gytaeis  mi  conduce  a  ritenere,  non  solo  che 
un  simile  procedimento  sia  comune  a  tutte  le  specie  di  questo  genere,  ma 
anche  a  tutte  le  forme  del'a  famiglia  Margelidae. 

Le  diverse  fasi  evolutive  dello  sviluppo  di  una  gemma  corrispondono,  in 
linea  generale,  a  quanto  e  gii  stato  descritto  per  lo  sviluppo  delle  gemme 
medusigene  di  molti  Idrozoi.  Prima  del  loro  complete  differenziamento,  le 
gemme  figlie  mostrano  di  gia  attaccata  al  manubrio  una  generazione  di  gemme 
nepoti,  come  e  stato  pure  osservato  nella  Ratkea  octopunctata  e  Lizzia 
Ctaparedei.  CoU'esaurirsi  del  process©  di  gemraazione,  sul  finire  del  settem- 
bre,  tanto  le  gonadi  maschili  che  le  femminili,  a  seconda  dei  divex\si  iudividui, 
fanno  la  loro  comparsa,  interradialmente,  in  quella  porzione  del  manubrio  la- 
sciata  libera^dalle  gemme  prossimali  piu  anziane  gia  distaccatesi,  esse,  gradata- 
mente  si  estendono  in  direzione  distale  fino  a  formare  quattro  prominenze  che 
occupano  due  terzi  circa  della  lunghezza  del  manubrio.  Aumentando  di  volume, 
invadono  anche  i  perradi  e,  a  completa  maturita,  circondano  il  manubrio  a 
guisa  di  manicotto.  Una  simile  disposizione  delle  gonadi,  dapprima  interra- 
diale  e  definitivamente  anulare,  non  trova  riscontro  in  nessuna  altra  specie 
di  Cytaeis  gia  descritta  :  aggiungasi  a  cio,  che  quella  in  esame  si  difFerenzia 
da  tutte  le  altre  per  le  dimension!,  la  forma  dell'ombrella  ed  il  colore  dei 
bulbi  e  dell'eadoderma  gastrico. 

Per  queste  ragioni  io  sono  condotto  a  ritenere  che  essa  rappresenti  una 
nuova  specie.  Essendo  la  piu  piccola  per  dimeiisioni  fra  tutte  le  specie  del  ge- 
nere conosciute,  propongo  di  distingueria  col  nome  di:  Cytaeis  viinima  n.  sp. 

II  fatto  che  nelle  Margelide  le  gonadi  tanno  la  loro  comparsa  solamente 
dope  esaurito  il  processo  moltiplicativo  per  gemme,  sembra  a  me  che  avva- 
lori  queila  interpretazione  sul  valore  biologico  della  medusa,  secoado  la  quale 
essa  viene  considerata  non  altrimenti  che  per  un  individuo  differenziato  per 
provvedere  alia  disseminazione  dei  prodotti  sessuali.  E,  da  questo  punto  di 
vista,  la  gemmazione  potrebbe  riguardarsi  come  adattamento  provvisorio  con- 
seguito  a  favorire  I'economia  della  specie.  La  forina  idroide  della  Cytaeis  mi- 
nima rimane  finora  sconosciuta. 

II  Presidente  annunzia  che  le  dimostrazioni  dei  preparati  al  microscopio 
e  dei  disegni  si  farauno  lunedi  mattina  alio  9  nell'Istituto  di  anatoraia  comp. 


-  54  - 


IDomenica  3  Novembre. 

I  congressisti  si  riuniscono  a  colazione  a  Tivoli  dopo  aver  visitato  Bagni 
e  Villa  Adriana.  Nel  ritorno  visitaiio  Villa  Gregoriana  e  Cascate. 

Lunedi  3  Novembre. 

Nell'Istituto  di  anatomia  comparata  prima  della  seduta  liauuo  fatto  le  di- 
mostrazioni  dei  preparati  e  disegni  presentati  nelle  sedute:  Addario,  Levi,  Lui- 
gioni,  Bentivoglio,  Russo,  Vinciguerra,  Marucci,  Borsieri,  Chiappi,  Foa,  Benetti,  Ciuffi, 
Versari,  Parona,  Giacomini. 

Seduta  antimeridiana 

(Anfiteatro  dell'Istitnto  Analomico). 

II  Presidente  da  la  parola  al  prof.  Achille  Russo,  per  la  sua  couferenza  sul 
teraa: 

Gruppi  di  Echinodermi  viventi  e  fossil/  e  loro  filiazione.  (Sunto). 

Dopo  avere  esposto  sommariamente  i  caratteri  delle  varie  classi  di  Echi- 
nodermi viventi  e  fossili,  1'  A.  dice  clie  gli  organi  di  questi  animali,  durante 
il  loro  sviluppo,  subiscono  delle  deibrmazioni  clie  sono  in  rapporto  alle  abi- 
tudini  di  vita.  Alcuni  in  tutta  la  serie  sono  deformati  ugualniente  e  la  sim- 
metria  radiata  e  cosi  fortemente  impressa  che  e  sempre  facile  a  riconoscersi, 
nonostante  la  couformazione  esterna  del  corpo  sia  molto  diversa  dall'origi- 
naria.  Altri  organi,  invece,  subiscono  meno  tali  deformazioni;  cosicche  essi  con- 
servano  meglio  i  caratteri  primitivi  del  tipo.  Se  si  seguono  le  diverse  fasi 
embrionali  di  tali  apparati  si  osserva  che  nientre  i  primi  non  ofirono  muta- 
iToeuti  raolto  rimarchevoli  e  seguono  iin  piano  di  struttura  comune  per  tutte 
le  classi,  i  secondi  invece  presentano  caratteri  peculiari,  per  cui  da  quelli 
sono  molto  diversi. 

Dallo  studio  comparativo  dello  sviluppo  embrionale  e  post-embrionale  di 
tutti  gli  oi-gani  si  e  condotti  a  stabilire  quel  caratteri  che  meglio  possano  ad- 
dimostrare  le  affinity  che  esistono  fra  le  varie  classi  di  Echinodermi,  cosi 
diversi  nella  loro  esterna  couformazione. 

L'A.  dice  che  alia  prima  categoria  appartengono  il  sistema  nervoso  e 
I'acquifero,  dandone  una  breve  descrizione  e  discutendo  alcuni  caratteri,  as- 
sunti  da  alcuni  come  criterio  di  classifica.  Accenna  alia  controversia  circa  il 
significato  morfologico  del  sistema  acquifero  e  ritiene  che  sia  un  Nefridio  e 
che  gli  Echimodermi  per  tale  riguardo  debbono  includersi  nel  gruppo  degli  Ani- 
mali nefridiani  con  i  Vermi  ed  i  Cordati.  Uirca  alia  vescicola  enterocelica  che 
accompagna  il  cauale  della  sabbia,  dice  che,  secondo  alcuni,  essa  darebbe 
origine,  sia  direttamente  sia  indirettamente,  per  proliferazione  di  un  organo 
che  si  sviluppa  nel  suo  interno  (glandola  ovoide  od  assia  le),  agli  elementi 
sessuali ;  onde  una  parte  del  celoma  negli  Echinodermi  precocemente  si  sarebbe 
diflferenziata  in  una  porzione  anteriore  (idrocele)  che  funzionerebbe  da  Nefri- 
dio, ed  una  posteriore  che  funzionerebbe  da  G  on  ad  e.  Tale  supposizione  pero 
non  ha  alcun  fondamento,  sia  perche  le  prime  cellule  germinali  si  sviluppano 
a  spese  di  altre  vescioole  enteroceliche,  sia   perche  la  vescicola  in  questione 


-  55  - 

si  oblitera  (Oloturie)  o  si  riduce  di  molto  (sacco  parietale  dei  Crinoidi).  Solo 
nelle  Asterie  ed  Ofiure  e  negli  Echni  assume  un  grande  svlluppo,  formando 
attorno  al  canale  della  sabbia  il  seno  assiale,  nel  cui  interne  si  sviluppa  la 
glandola  oraonima. 

Descrive  il  sistema  delle  lacune,  distinguondo  le  formazioni  emali,  perie- 
mali,  pseudoemali  e  schizoceliche  e  dice  che  queste  ultime  specialraente 
non  hanno  alcuna  importanza  per  la  classifica,  essendo  irregolarmente  distri^ 
buifce  nel  connettivo,  come  quelle  vie  che  si  formano  dove  e  necessavio  dell'ali- 
mento.  Circa  alle  vere  formazioni  emali,  specialmente  per  le  lacune  intestinali, 
distingue  in  due  grandi  gruppi  gli  Echinodermi:  uno  (Oloturie  e  Crinoidi)  in 
cui  esse  si  formano  direttamente  per  sollevamenti  della  lamina  peritoneale 
deir  intestine,  I'altro  (Asterie,  Ofiure  ed  Echini)  in  cui  si  formano  per  proli- 
fei'azione  della  glandola  ovoide  od  assiale.  Oltre  tale  sistema  di  lacune 
intestinali,  ve  ne  e  un  altro,  che  descrive  a  parte,  perche  e  in  relazione  da  un 
lato  con  gli  organi  genitali  e  dall'altro  con  I'intestino  e  con  le  lacune  che  lo 
percorrono.  Tali  lacune  si  sviluppano  in  prossimita  dei  primi  elementi  ses- 
suali,  nell'interno  di  una  cavita  peritoneale,  denominata  seno  aborale.  Esse 
prendono  il  nome  di  lacune  aborali  e  da  una  parte  dinno  origine  alia  la- 
cuna genitale  che  va  alia  gonade  corrispondente,  dall' altra  a  gli  assor- 
benti  intestinali.  La  conformazione  di  tali  lacune  e  in  rapporto  alio  svi- 
luppo  che  assumono  gli  organi  genitali,  cosicche  lo  studio  di  quelle  non  pu6 
da  questi  prescindersi.  Dice  che  lo  studio  di  tali  formazioni  sono  interessanti 
per  stabilire  la  filiazione  dei  varii  gruppi;  perche,  durante  lo  sviluppo,  si  mo- 
strano  alcuni  dati  di  fatto,  che  danno  il  file  di  Arianna  nel  labirinto  di 
organismi  cosi  variamente  conformuti  nella  loro  apparente  uniformity ! 

Descrive  tali  formazioni  nelle  Oloturie,  in  cui  sono  meno  differenziate,  e 
dice  che  esse  si  ripresentano  in  una  fase  larvale  dei  Crinoidi,  per  poi  atro- 
fizzarsi  ed  essere  sostituite  da  altri  organi  analoghi  (cordone  genitale  peri- 
esofageo),  che  permangono  negli  adulti.  Da  cio  trae  come  conseguenza  che  i 
Crinoidi,  sebbene  alio  stato  adulto  siano  cosi  altamente  differenziati,  abbiano 
una  reale  afiSnita  con  le  ('loturie.  Considerando  poi  la  speciale  conformazione 
dei  Cystoidea,  sostiene  che  essi  presentano  la  medesima  disposizione  degli  or- 
gani delle  Oloturie  e  delle  larve  dei  Crinoidi  (stadio  di  Cistoide).  In  seguito 
a  tali  confront!  e  tenendo  presente  che  i  Cistoidi  sono  i  primi  Echinodermi 
che  si  rinvengono  nei  terreni  fos.siliferi  dell'era  primaria,  conclude  che  essi 
rappresnntano  un  gruppo  primitivo  o  il  capostipite  del  tipo  Echinoderma :  da 
essi  derivarono  le  Oloturie  e  i  Ci-inoidi. 

Nello  studio  delle  fasi  piuttosto  avanzate  dello  sviluppo  dei  Crinoidi,  si 
riscontrano  nelle  larve  alcuni  caratteri,  che  fanuo  giudicare  in  quali  rapporti 
si  trovano  questi  Echinodermi  con  un  altro  gruppo  estinto,  cioe  con  i  Blastoi- 
<Zca.  Difatti,  gli  spiracoli  di  questi  fossili  corrispondono  alle  modreporiti 
secondarie  che  si  sviluppano  negli  interradii  dei  Crinoidi,  come  approfonda- 
menti  ectodermici.  A  tali  formazioni  corrisponde  un  cordone  genitale  perieso- 
fageo,  che  sostituisce  la  gonade  che  si  e  obliterata.  Mettendo  in  rapporto  questi 
fatti,  con  la  data  in  cui  apparvero  i  Blastoidi,  cioe  nel  Devoniano,  quando  gia 
i  Crinoidi  erano  nel  loro  pieno  vigore,  si  puo  dire  che  essi  rappresentino  dei 
Crinoidi  non  specializzati,  o  pure  delle  forme  neoteniche  dei'ivate  da  Cri- 
noidi che  potevano  riprodursi  alio  stato  larvale. 

Circa  le  altre  classi  (Asterie,  Ofiure  ed  Echini)  dice  che  nell'  insieme  co- 


-   56  - 

stituiscono  una  sezione  in  cui  si  possono  rifionoscere  caratteri  comuni,  onde 
si  distinguono  dalla  sezione  sopra  coiisiderata  (Cistoidi,  Oloturie,  Crinoidi  e 
Blastoidi).  In  essi  la  simmetria  radiata  si  estende  anche  a  quegli  organi  che 
nella  sezione  sopra  studiata  non  la  seguono  affatto.  Nelle  Asterie  ed  Ofiure, 
difatti,  I'organo  genitale,  e  costituito  da  un  cor  done  genitale  circolare,  posto 
attorno  la  periferia  del  disco.  ]n  rapporto  alio  svilnppo  assunto  dall'organo 
genitale,  il  seno  e  la  lacuna  aborale  negli  adulti  sono  anche  conformant! 
in  ordine  radiale,  costituendo  lo  spazio  periemale  e  le  lacune  dorso-ven- 
t rail. 'Da  queste  lacune  si  originano  gli  assorbenti  intestinali,  posti  negli 
interradii.  Tali  formazioni  in  origins  si  sviluppano  coine  nelle  Oloturie  e  per- 
cio  sono  omologhe  fra  di  loro.  Negli  Echini,  in  un  primo  stadio  di  sviluppo, 
si  trovano  anche  le  formazioni  genitale,  emale  e  periemale,  come  nelle 
Asterie  ed  Ofiure;  il  cordone  genitale  circolare  pero  ben  presto  si  atrofizza 
nei  tratti  radiali,  mentre  negli  interradiali  si  sviluppano  le  glandole  genitali. 
Le  porzioni  atrofiche  del  cordone  genitale  si  trasformano  in  lacune,  le  quali 
funzionano  da  lacune  genitali.  Per  efFetto  di  tali  trasformazioni  la  lacuna  ed 
il  seno  aborale,  conosciute  col  nome  di  appendice  glandulare,  si  arre- 
stano  nel  loro  sviluppo.  In  rapporto  a  tali  mutamenti  anche  gli  assorbenti 
intestinali,  subiscono  una  notevole  riduzione.  In  conclusione,  si  puo  aflfer- 
mare  die  gli  Echini,  mentre  per  la  primitiva  presenza  di  un  cordone  genitale 
circolare,  dimostrano  essere  affini  alle  Asterie  ed  Ofiure,  mostrano  anche  che 
ben-  jjresto  se  ne  sono  allontanati,  per  evolversi  secondo  u)ia  speciale  direzione^ 

L'A.  cosi  prosegue : 

«  Cerchiamo  ora  d'investigare  in  quali  rapporti  si  trovano  le  due  grandi 
sezioni,  avanti  delimitate  in  base  all'anatomia  ed  alio  sviluppo  degli  organi. 
Su  tale  ai-gomento  per  ora  non  si  possono  fare  che  delle  congetture;  un  dato 
che  potrebbe  rendere  possibile  I'avvicinamento  sarebbe  il  fatto  che  le  larve  di 
Asterina  gihhosa  si  fissano  con  il  lobo  preorale,  come  le  larve  di  Antedon. 
Pero,  tale  constatazione,  cioe  le  affinita  che  potrebbero  esistere  tra  le  Asterie 
ed  i  Crinoidi,  se  viene  avvalorata  dai  dati  paleontologici,  non  lo  e  ugualraente 
da  quelli  embriologici,  dappoiche  si  e  constatato  che  il  lobo  preorale  di  Aste- 
rina  non  corrisponde  morfologicamente  al  lobo  adesivo  di  Antedon.  Cio  non 
ostante,  si  sa  dalla  Paleontologia  che  gli  Asteroidi  comparvero  molto  preco- 
cemente  e  che  essi  si  svolsero  quasi  contemporaneamente  ai  Cistoidei  e  Cri- 
noidei  fin  dal  periodo  Siluriano.  Fra  essi  si  rinvengono  alcune  forme,  la  cui 
posizione  nel  sistema  degli  Echinodermi  e  alquanto  dubbia  e  che  costituisco- 
no  il  gruppo  degli  Edrioasteroidi. 

€  Essi  pero  per  taluni  caratteri  pare  debbano  essere  ascritti  ai  Blastoidi, 
mentre  per  altri  sono  prossimi  agli  Asteroidi.  Tali  forme,  erano  fisse  nel  fondo 
del  mare,  pero  cosi  debolmente  che  talora  potevano  con  facility  essere  distac- 
cate  dalle  onde.  Si  suppone,  difatti,  che  alcune  di  esse  furono  distaccate  e  ro- 
vesciate;  cosicche,  mettendo  in  contatto  con  il  fondo  marino  i  loro  solchi  ciliati, 
orlati  di  tentacoli,  furono  costrette  a  trasformare  i  tentacoli  stessi  in  pedicelli 
con  ventose  all'estremita,  atte  alia  locomozione.  Tale  sarebbe,  secondo  alcuni, 
I'origine  delle  forme  mobili  (Heleutherosoa)  dalle  forme  fisse  {Pelmatozoa);  pero 
tale  derivazione  non  esce  per  ora  dal  campo  delle  ipotesi,  sebbene  alcuni  dati 
anatomici  la  convalidiuo  in  parte,  come  la  presenza  di  piastre  speciali  che  ne- 
gli Edrioasteroidi,  come  in  molti  Asteroidi,  coprono  i  solchi  ambulacrali. 

«  Quantunque  su  tale  soggetto  sia    prudente    attendere    nuove    ricerche, 


-  57  - 

pure  il  fatto  che  nelle  Ofiure  esistono  attorno  alia  bocca,  negli  interradii, 
delle  aperture  che  conducono  in  speciali  caviti  :  le  horse.,  derivate  da  invagi- 
nazioni  ectodermiclie,  similmente  a  quanto  si  osserva  nelle  larve  di  Crinoide, 
e  nei  Blastoidi  in  genere,  che,  come  si  e  detto,  sono  anche  provveduti  di  tali 
invaginazioni  (idrospire  e  spiracoli),  tutto  cio,  dico,  potrebbe  essere  un  dato 
molto  valevole  per  avvicinare  fra  loro  le  due  grandi  sezioni  di  Echino- 
dermi. 

€  Tocchero  infine  brevemente  due  questioni,  cioe  in  quali  rapporti  si  tro- 
vano  gli  Echinodermi  con  gli  altri  tipi  animali  ed  a  che  e  dovuta  la  simmetria 
radi.ita:  Se  si  considerano  le  larve  essi  hanno  evidentemente  rapporti  diretti 
con  gli  Anellidi,  con  i  Briozoi  e  con  gli  Enteropneusti  ed  in  generale  con 
tutti  i  gruppi  in  cui  si  fornaa  un  vero  celoma.  Possiamo  dire  percio  che  gli 
Echinodermi  non  ostante  la  via  speciale  di  evoluzione  in  cui  si  sono  messi, 
per  cui  apparentemente  sembrerebbero  forme  affini  a  tipi  molto  bassi,  come  i 
Celenterati,  sono  invece  animali  molto  difterenziati  le  cui  parentele  non  sono 
dubbie,  sia  che  si  consider!  il  celoma  stesso,  sia  che  si  considerino  gli  organi 
che  da  esso  derivano,  come  i  nefridi  o  gli  elementi  sessuali, 

«  A  tale  proposito,  io  credo  di  richiamare  I'attenzione  di  questi  illustri 
soci  su  di  un  fatto,  che  potrebbe  essere  di  molto  interesse,  ma  che,  per  essere 
interamente  accettato,  attende  uno  studio  piu  approtondito,  cioe  sui  possibili 
rudimenti  di  una  metameria.  Non  intendo  parlare  della  disposizione  lineare 
di  alcuni  organi  o  parte  di  essi  che  si  trovano  lungo  i  radii  dell'animale,  co- 
me le  piastre  calcaree  od  i  pedicelli,  ma  intendo  invece  parlare  di  una  dispo- 
sizione particolare  del  celoma  che  si  osserva  in  tutte  le  classi  di  Echinoder- 
mi. II  celoma,  infatti,  lo  troviamo  sempre  diviso  in  2  o  3  scompartimenti,  di 
cui  uno,  molto  piccolo  occupa  la  porzione  anteriore  od  orale  del  corpo,  I'altro 
molto  grande,  contenente  i  visceri,  la  porzione  media,  il  3°,  piu  piccolo, 
quella  posteriore.  Tale  divisione,  che  ricorda  quella  di  alcuni  animali  meta- 
merici,  potrebbe  essere,  come  dicevo,  un  rudimento  di  una  disposizione,  che 
in  qualunque  modo  si  consideri,  segna  indubbiamente  un  progresso  nell'  ar- 
chitettura  del  corpo  e  che  potrebbe  spiegare  meglio  i  rapporti  degli  Echino- 
dermi con  gli  altri  tipi  di  animali. 

<  Circa  all'origine  della  simmetria  radiata,  fra  le  varie  teorie  quella  che  va 
acquistando  maggior  credito  si  e  la  teoria  pelmatozoica,  secondo  la  quale 
la  simmetria  radiata  e  una  conseguenza  della  vita  fissa  a  cui  vi  sono  adattati  i 
primi  Echinodermi.  Svolgere  partitamente  tale  teoria  sarebbe  molto  lungo  e 
perci6  mi  limito  a  dire  che,  secondo  la  piu  probabile  ipotesi,  confortata  oggi 
da  molti  fatti,  la  larva  degli  Echinodermi,  avente  una  simmetria  bilaterale  e 
detta  peroio  Dipleurula,  si  e  fissata  con  I'estremo  anteriore  in  cui  era  la  bocca 
(lobo  preorale).  Tale  adattamento  alia  vita  sedentanea  fu  la  prima  cagione 
della  comparsa  di  un  nuovo  philum,  che  oggi  noi  chiamiamo  Echinodermi. 
Per  effetto  della  vita  fissa,  difatti,  la  bocca  della  Dipleurula  si  sposto  verso 
1' estremita  posteriore,  ora  superiore,  ed  in  questo  passaggio  1' intestine  si 
ravvolse,  portando  molti  spostamenti  nelle  vescicole  enteroceliche,  che  prima 
erauo  regolarmente  disposte  ai  due  lati  del  tubo  digerente,  pressoch^  rettili- 
neo.  La  nuova  disposizione  assunta  da  questi  organi  si  osserva  durante  lo 
sviluppo  del  Crinoidi  e  nei  Cistoidi,  che,  come  fu  detto,  sono  il  capostipite  di 
tutti  gli  Echinodermi,  ed  in  generale  in  una  forma  ipotetica,  che  chiamiamo 
Pelmatozoo   primitivo. 

M.  Z.  —  Supplemento.  'i 


-  58  - 

€  TJn'altra  conseguenza  della  vita  fissa  si  fu  che  1'  animale,  per  provve- 
dersi  di  alimento,  ha  dovuto  sviluppare  alcuni  organi  adatti  a  raccoglierlo  nel- 
I'acqua  circostante  per  portarlo  alia  bocca. 

€  Originariamente  ci6  e  avvenuto  perche,  partendo  dalla  bocca,  si  svilup- 
parono,  disposte  radial raente,  3  e  poi  5  strie  ciliate,  fatte  da  un  epitelio  vibra- 
tile.  Tali  strie,  nell'  ulteriore  evoluzione,  si  trasformarono  in  un  sistema  ner- 
V090  superficiale  e  poi,  per  invaginazione,  in  un  sisteraa  nervoso  profondo.  In 
rapporto  alia  forraazione  di  tali  organi,  aventi  in  origine  una  tunzione  nutriti- 
zia,  ben  presto  assunsero  un  eguale  sviluppo  moiti  altri  organi  interni,  come 
ad  es.  il  sisteraa  acquifero,  il  quale,  in  corrispondenza  delle  strie  ciliate,  emise 
delle  propaggini,  vasi  radiali,  da  cni  venivano  fuori  delle  appendici  per  agevo- 
lare  la  raccolta  degli  alimenti.  Come  avanti  si  e  detto,  solo  I'organo  genitale 
e  le  lacune  che  lo  irrigano,  non  furono  cosi  pronte  a  seguire  la  nuova  via  di 
evoluzione. 

«  Giunto  alia  fine  di  questa  lettura,  ringrazio  gl'illustri  coUeghi  della 
benevola  attenzione  e  nello  stesso  tempo  esprimo  un  voto,  che  e  anche  un 
augurio  a  me  stesso,  cioe,  che  altri  si  voglia  occupare  di  questi  animali,  af- 
finche  io  non  rimanga  di  piu  un  solitario  fra  i  zoologi  italiani  » 

Enriques  osserva  che  alcune  condizioni  anatomiche  del  Sipunculus  nudus 
accennano  ad  un  resto  di  simmetria  raggiata,  simile  a  quella  dell©  oloturio 
adulte,  e  che  il  sistema  circolatorio  del  Sipunculus  presenta  caratteri  isto- 
logici  perfettamente  simili  a  quelli  del  sistema  acquifero  delle  oloturie  e  con- 
dizioni anatomiche  come  se  fosse  un  sistema  acquifero  ridotto.  Di  piu  per 
quel  che  riguarda  lo  sviluppo  dei  Sipunculidi  e  degli  Echino<iermi,  molti  ca- 
ratteri di  dissomiglianza  sono  in  relazione  colla  presenza  nell'  embrione  del 
Sipinculus,  di  speciali  involucri  (amniotici  ?),  che  invece  mancano  in  altri 
Sipunculidi  {Phymosoma)  onde  non  possono  avere  valore  sistematico.  Per  que- 
sti fatti  crede  che  nello  stato  attuale  delle  nostre  cognizioni,  nel  quale  lo 
sviluppo  dei  Sipunculidi  e  ben  poco  conosciuto,  si  debba  tener  conto  delle 
affinita  che  esistono  tra  i  due  gruppi  di  animali,  nello  stato  adulto. 

Russo  risponde  che  1'  ipotesi  avanzata  dal  Enriques  era  gia  stata  fatta 
raolti  anni  or  sono  dal  Semper,  ma  che  poi  e  stata  abbandonata,  essendosi 
coDstatato  che  si  tratta  di  strutture  analoghe,  ma  non  omologhe. 

II  Presidente  da  quindi   la  parola  ai  soci  per  la  continuazione  delle 

Comunicazioni  scientificlie. 

Mirabella  —  Osservazioni  sulV  accrescimento  degli  oociti  di  Helix  aspersa. 
[Legge  Ghigi  per  I'autrice  assente]. 

E  noto  come,  or  non  e  molto.  Paul  Obst  abbia  sostenuto  I'esistenza  di 
processi  di  fagocitosi  nell'ovogenesi  dell'  Helix  pomatia,  e  come,  piu  special- 
mente,  abbia  asserito  che  I'oocite  si  nutrisce  direttamente  di  cellule  foUicolari. 

Per  consiglio  del  prof.  Raffaele  ho  intrapreso  una  verifica  dei  resultati 
dell'Obst  e  nel  tempo  stesso  ho  fatto  altre  osservazioni,  servendomi  pero  di 
oociti  di  Helix  aspersa. 

Da  queste  osservazioni  risulta  principalmente : 
P  che  le  figure  date  dall'Obst  e   riprodotte  dai  trattati,  in   cui    si    ve- 
dono  le  cellule    follicolari  gia  immigrate  o  in   via    d' immigrare,    neH'iuterno 


-   59  - 

dell'uovo,  rappresentano  probabilmente  uova  in  incipieate  degenerazione,  op- 
pure  sezioni  tangenziali  di  oociti  normali  uei  quali  le  cellule  follicolari  sa- 
rebbero  situate  nelle  insenature  che  presenta  la  superficie  irregolare  del- 
I'oocite,  e  facilmente  percio  possono  dare  1' impressione,  in  certi  casi,  di 
essere  cellule  gii  immigrate  nell'  uovo.  Anche  a  sezioni  tangenziali  possono 
essere  attribuite  le  imagini,  descritte  dall'Obst,  di  vescicole  germinative  prive 
parzialmente  di  membraua ;  e  a  tutti  noto  infatti  come  una  sottile  membrana 
possa,  quaudo  e  vista  di  fronte  anziche  di  profile,  passare  facilmente  inos- 
servata. 

Anche  in  molte  uova  patologiche  si  puo  riscontrare  una  dissoluzione  par- 
ziale  o  totale  della  membrana. 

S.**  In  oociti  di  media  grandezza  si  osserrano  dei  corpicciuoli  molto  co- 
lorabili,  di  aspetto  omogeneo  e  di  forma  e  grandezza  variabili,  assai  simili  a 
quelli,  in  gran  numero,  descritti  come  nuclei  vitellini.  Credo  anzi  che  per 
V  Helix  siano  stati  gia  descritti  come  tali  dal  Balbiani :  io  pero  uon  credo  di 
poterli  giustificatamente  paragonare  ai  nuclei  vitellini  classici.  E  quantunque 
uon  vorrei  pronunziare  un  giudizio  definitivo,  dico  che  per  varie  ragioni  in- 
clino  a  considerare  come  uova  patologiche  quelle  in  cui  essi  corpi  si  tro- 
vano. 

3.0  In  oociti  giovani  s'  incontra  un  differenziamento  del  protoplasma  il 
quale  sembra  un  differenziamento  normale.  II  protoplasma  e  diviso  in  due 
zone  concentriche,  la  piu  interna  delle  quali  circouda  il  uucleo.  Si  distinguono 
per  minuta  differenza  di  struttura,  ma  specialmente  per  1'  esistenza  di  un 
limite  netto  fra  le  due  zone,  il  quale  pero  col  progredire  dello  sviluppo  scom- 
pare  e  cosi  scompare  parimeute  la  distinzione  in  due  zone.  Evidentemente  si 
tratta  qui  della  zona  palleale  del  Leydig.  Nessuna  relazione  ne  di  posizione 
ne  genetica  sembra  eslstere  fra  la  zona  palleale  e  i  corpi  vitellini  cui  ho 
dianzi   accennato. 

4°  La  vescicola  germinativa  naturalmente  e  del  tutto  sierica,  ma  nei 
preparati  si  presenta  spesso  lobata  e  irregolare,  il  che  e  dovuto  all'  azione 
raggrizzante  dei  reattivi. 

5.°  Frequenti  e  di  varie  sorta  sono  le  degenerazioni  cui  puo  sottostare 
I'oocite  durante  I'accrescimento.  Una  di  tali  forme  di  degenerazione  offre 
questo  di  caratteristico:  che  mentre  il  citoplasma  ovulare  si  dissolve  com- 
pletamente,  mescolandosi  col  contenuto  del  lobo  genitale,  la  vescicola  germi- 
nativa rimane  intatta  ;  e  che  poi,  in  una  fase  pid  inoltrata,  dissolvendosi  an- 
che la  membrana  nucleare,  il  solo  nucleolo,  che,  com'  e  noto  e  neW Helix 
assai  grosso  e  tutto  ripieno  di  vacuole,  rimane  a  indicare  la  passata  esistenza 
di  un  oocite  distrutto. 

Giacomini  mette  in  contronto  con  quanto  ha  osservato  la  signorina  Mira- 
bella  neWHelix,  cio  che  accade  uell'accrescimento  dell'ovocite  dei  Mammileri, 
uegando  contro  il  recente  lavoro  di  Kolbrugge,  ogni  penetrazione  di  cel- 
lule follicolari  neU'ovocellula  normale  ed  ogni  fagocitosi  da  parte  dell'uovo  che 
si  accresce. 

Raffaele  crede  necessario  indagare  se  in  tutti  quel  casi  in  cui  e  stata  ed 
e  ancora  sostenuta  una  penetrazione  di  cellule  entro  le  uova  normali  in  via 
di    sviluppo,  non  si  tratti  di  errori  di  osservazioni  o  di  fatti  patologici. 


-   60  - 

Livini.  —  La  doccia  ipobraiichiale  negli  embrioni  di  polio. 

Esiste  negli  embrioni  di  Polio,  in  stadi  precocissimi  dello  sviluppo,  una 
doccia  longitudiaale,  situata  sulla  linea  di  mezzo  della  parete  ventrale  della 
faringe,  che  dal  liraite  posteriore  della  membrana  faringea  si  estende  fin  verso 
il  limite  posteriore  della  regione  brancliiale.  La  doccia,  uotevolmente  prolonda 
e  ristretta  nel  tratto  medio,  si  slarga  e  si  fa  piii  superficiale  ai  due  estremi, 
craniale  e  caudale.  Essa  e  tappezzata  da  un  epitelio  differenziato  nel  senso 
che  ha  uno  spessore  maggiore  del  rimanente  epitelio  fariageo  (ad  eccezione 
di  quello  che  corrisponde  alle  tasche  entodermiche  branchiali  ed  alio  stomo- 
deo);  cio  e  dovuto  ia  parte  al  numero  maggiore  di  strati  dei  quali  1' epitelio 
e  composto,  in  parte  al  fatto  che  le  cellule  superticiali  sono,  in  corrispondenza 
della  doccia,  notevolmente  sviluppate  in  altezza. 

Questo  differenziamento  epiteliale  precede  la  formazione  della  doccia. 

La  doccia  permane  per  un  tempo  brevissimo.  Molto  presto  essa  si  fa  piu 
larga,  meno  profonda  ed  infine  sparisce.  Questo  processo  di  involuzione  iuco- 
mincia  agli  estremi,  craniale  e  caudale,  della  doccia,  per  propagarsi  poi  al 
tratto  intermedio. 

Contemporaneamente  o  prima  o  dopo  la  scomparsa  della  doccia,  I'epitelio 
che  la  tappezza  perde  i  suoi  peculiari  caratteri. 

La  scomparsa  della  doccia  non  avviene  sempre  alio  stesso  periodo,  ma 
ora  piu  presto  ed  ora  piu  tardi.  Ugualmente  per  un  tempo  assai  variabile  si 
conserva  il  differenziamento  dell'  epitelio  che  la  tappezza,  differenziamento 
del  quale  possono  osservarsi  traccie  anche  in  periodi  relativamente  avanzati 
nello  sviluppo. 

Si  puo,  con  fondamento,  ritenere  che  la  doccia  di  cui  e  questione  rappre- 
senti,  in  forma  rudimentale,  la  doccia  ipobranchiale  dei  Tunica ti  e  dell'  Am- 
2)Moxus.  Se,  come  non  mi  par  dubbio,  tale  interpretazione  e  giusta,  viene 
dimostrata,  in  un  alto  Vertebrate,  la  comparsa  transitoria  di  un  organo,  il 
quale  esiste  permanentemente  e  ben  sviluppato  nei  Tunicati,  e  viene  cosi 
messo  in  luce  un  altro  importante  carattere  nel  quale  i  Vertebrati  coucor- 
dano  coi  Tunicati. 

Quando  gia  nella  doccia  sono  apprezzabili  segni  di  involuzione,  nella  por- 
zione  intermedia  di  essa  un  piccolo  tratto  dell' epitelio,  per  una  attiva  proli- 
ferazione  cellulare,  acquista  uno  spessore  alquanto  maggiore  del  rimanente. 
Questo  ispessimento  corrisponde  precisamente  a  livello  della  2>'-  tasca  ento- 
dermica  branchiale,  e  rappresenta  I'abbozzo  della  tiroide.  Considerate  le  cose 
in  questo  momento,  e  tenuto  couto  del  fatto  che  questo  ispessimento,  questa 
piccola  gemma  epiteliale,  diverra  una  vera  e  propria  ghiandola,  la  tiroide,  si 
potrebbe  dire  che  questa  rappresenta  la  ghiandola  della  doccia  ipobranchiale. 

In  seguito,  mentre  la  doccia  sparisce,  la  gemma  tiroidea  aumenta  di  vo- 
lume, spingendosi  caudalmente.  Si  mantiene  per  un  certo  tempo  come  forma- 
zione solida ;  poi  vi  compare,  dovuta  almeno  in  parte  a  disfacimento  cellulare, 
una  cavitA,  raolto  piccola  che  comunica  colla  caviti  faringea,  sicche,  allorquando 
la  tiroide  si  separa  dalla  faringe,  ha  forma  di  una  grossa  vescicola  con  pa- 
rete molto  spessa  e  cavita  miuuscola,  nella  quale  cavita  trovansi  detriti  cel- 
lulari,  resti  del  disfacimento  di  cui  si  e  teste  fatto  menzione. 

Questi  reperti  conducono,  almeno  per  quanto  riguarda  il  Polio,  a  farci 
ripudiare  la  opinione  che  oggi  si  ha  del  significato  morfologico  della  tiroide. 


-  61   - 

Non  e  infatti,  come  f^eneralmente  si  ammette,  la  tiroide  I'equivalente  morfo- 
logico  della  doccia  ipobrancliiale  dei  Tunicati ;  esiste  invece  una  formazione 
transitoria  a  quest'ultima  verameate  omologa,  ed  e  soltanto  un  piccolo  tratto 
di  essa  che  si  svolge  ulteriormente  per  divenire  tiroide,  mentre  tutto  il  ri- 
manente  scompare. 

Fano  L.  —  Sulle  glandole  cutanee  degli  Anfibi. 

La  dott.  Phisalix-Picot,  in  un  suo  recente  lavoro  embriologico  ed  isto- 
logico  sulle  ghiandole  cutanee  della  Salamandra  terrestre,  affermava  tra  I'al- 
tro,  senza  riserve,  che  queste  ghiandole  hanno  origine  mesoderm ica  e 
precisamente  si  forraano  a  spese  delle  cellule  dello  strato  piu  superficiale  del 
derma.  La  cosa,  oltreche  contrastare  con  I'opinione  di  tutti  gli  autori  occu- 
patisi  in  precedenza  dell'argomento,  appariva  anche  molto  poco  verosimile  : 
percio  ho  voluto  fare  alcune  ricerche  in  proposito,  per  vedere  quanto  valore 
si  dovesse  attribuire  all' asser/Jone  della  Phisalix  ;  e  i  risultati  di  queste 
ricerche,  per  le  quali  mi  sono  servita  particolarmente  di  larve  di  Triton  cri- 
status  e  di  Axolotl,  sono  stati  quali  sin  da  principio  avevo  preveduto. 

L'argomento  principale  che  la  Phisalix  porta  a  sostegno  della  sua  affer- 
mazione  e  questo:  che  fra  I'abbozzo  ghiandolare,  in  qualunque  stadio  del  suo 
sviluppo,  e  I'epidermide,  esiste  costantemente  uno  strato  dermico  continuo.  Al 
contrario  io  ho  veduto  chiaramente  e  credo  di  poter  qaindi  affermare  con  sicu- 
rezza  che  i  primitivi  abbozzi  ghiundolari  sono  completamente  in- 
traepidermici  e  non  hanno  col  derma  alcun  rapporto.  Ciascun  abbozzo  si 
origina  per  divisione  cariocinetica  di  una  cellula  dello  strato  di  Malpighi  e 
successiva  proliferazione  delle  cellule  figlie.  Soltanto  in  seguito  questo  abbozzo, 
aumentando  contemporaneamente  in  volume,  comincia  a  scendere  lentamente 
verso  il  derma,  fino  a  restarvi  quasi  completamente  incluso.  Dico  quasi  perche, 
almeno  nel  Triton  cristatus,  la  ghiandola,  in  qualunque  stadio  di  sviluppo  la  si 
osservi,  mostra  sempre  un  tratto,  sia  pur  piccolissimo,  della  sua  superficie 
in  contatto  diretto  con  I'epidermide  che  I'ha  generata  :  il  che  non  esclude 
che  nella  salamandra  possa  essere  altrimenti.  Ora  per  ispiegare  I'errore  della 
Phisalix  si  possono  fare  due  ipotesi :  o  quegli  aggruppamenti  di  cellule  da  lei 
osservati  nel  derma  e  interpretati  come  abbozzi  ghiandolari,  noa  hanno  in- 
vece niente  a  che  fare  con  le  ghiandole,  oppure  si  tratta  realmente  di  ab- 
bozzi ghiandolari,  raa  in  uno  stadio  di  sviluppo  gia  relativamente  avanzato, 
quando  cioe,  staccatisi  dall'  epidermide,  sono  gii  penetrati  nel  derma  ;  nel 
qual  caso  essa  avrebbe  incominciato  le  sue  ricerche  su  larve  non  abbastanza 
giovani  per  cogliere  i  primi  principii  del  processo  di  formazione  delle 
ghiandole.  Comunque  sia,  resta  fissata  I'origine  ectodermica  delle    ghiandole. 

Quando  la  ghiandola  ha  raggiunto  un  determinato  grado  di  sviluppo  in 
corripondenza  del  suo  polo  superiore,  si  apre  il  condotto  escretore.  E  opi- 
nione  generale  degli  autori  che  esso  si  formi  dall'inte  rno  verso  I'esterno, 
in  causa  della  pressione  esercitata  dal  secreto  che  vuole  uscire:  sicche  risul- 
terebbe  costituito.  semplicemente  da  una  serie  di  lacune  intercellulari  allar- 
gate.  Le  mie  osservazioni  mi  hanno  condotto  a  risultati  discordanti  da  tale 
opinione  :  il  condotto,  almeno  nel  Tr.  cristatus,  si  forma  invece  dall' ester  no 
verso  I'interno,  per  introflessione  di  quel  tratto  dell'epidermide 
che  sta  sopra  I'abbozzo.  E  una  riprova  della  verita  di  questo  asserto  mi 


-  62  - 

pare  la  ofFra  il  fatto  che  nella  muta  anche  i  condotti  escretori  se  ne  vanno, 
mostrando  cosi  chiaramente  la  loro  iatima  connessione  con  I'epidermide. 

Dunque  il  condotto  si  forma  dall'esterno  verso  1'  interno  :  ed  insisto  su 
questo,  perche  appunto  il  false  conviucimento  che  il  condotto  si  formasse  in- 
vece  meccanicamente  dall'  interno  all'esterno,  insieme  con  la  supposta  origine 
mesodermica  delle  ghiandole,  ha  servito  di  appoggio  alia  Phisalix  per  una 
ardita  ipotesi  sul  significato  funzionale  delle  ghiandole  stesse.  Per  spiegare 
r  immunitvi  che  la  salamandra  (come  altri  anfibi)  presenta  contx-o  il  proprio 
veleno,  la  Phisalix  ammette  una  secreziune  interna  delle  glandole  velenose, 
tl'accordo  in  questo  con  altri  autori.  Ma  non  si  ferma  qui:  essa  arriva  fino  a 
supporre  che  primitivamente  le  ghiandole  cutanee  fossero  organi  adibiti  esclu- 
sivamente  alia  nutrizione  e  che  soltanto  in  seguito  per  lo  sviluppo  esagerato 
di  questa  funzione,  il  secreto,  divenuto  esuberante,  si  sia  aperto  meccanica- 
mente una  via  per  uscire  all'esterno,  sicche  la  funzione  difensiva  non  sarebbe 
che  secondaria.  Come  dati  positivi  a  sosteguo  di  questa  ipotesi,  la  Phisalix 
non  cita  che  i  due  fatti  suaccennati  :  ora,  dinanzi  alia  negazione  di  questi 
due  fatti,  1'  ipotesi  cade.  Inoltro  si  potrebbero  citare  altri  fatti  che  la  fauno 
apparire  poco  probabile:  per  eserapio  si  sa  che  nel  proteo  non  esistono  ghian- 
dole velenose,  ma  ghiandole  mucose  ;  ora,  se  si  considerano  le  ghiandole  come 
organi  difensivi,  non  parra  strauo  che  nel  proteo,  il  quale,  per  la  uatura  del- 
I'ambiente  in  cui  vive,  e  molto  meno  esposto  alle  persecuzioni  dei  nemici 
che  gli  altri  anfibi,  le  ghiandole  velenose  manchino,  laddove  con  1' ipotesi  della 
Phisalix,  questo  fatto  non  si  spiegherebbe. 

Studiando  le  ghiandole  velenose  deH'axolotl  ho  trovato  di  molto  notevole 
questo  :  che  anche  in  individui  abbastanza  avanzati  in  etk  (6  o  7  anni)  tali 
ghiandole  (sebbene  siano  gia  molto  sviluppate  sotto  ogni  altro  rapporto  e  le 
cellule  secernent!  siano  gia  entrate  nella  loro  attivita  funzionale)  son o  sem- 
pre  privedi  condotto  esc reto re.  Cio  poteva  a  tutta  prima  suggerire  I'idea 
che  in  questi  anfibi  le  gh.  fossero  organi  andati  in  disuso  e  quindi  in  via  di 
raetamorfosi  regressiva:  ma  questa  supposizione  non  ha  piu  ragione  di  essere 
davanti  al  fatto  che  nell'animale  trasformato,  neW  Ambly stoma,  il  condotto 
escretore  esiste.  E  si  deve  piu  logicamente  ammettere  che  la  formazione  del 
condotto  sia  un  fenomeno  connesso  unicaraente  con  la  metamorfosi  e  quindi 
la  mancanza  di  condotto  nell'axolotl  debba  attribuirsi  ad  un  arresto  nello 
sviluppo  dovuto  al  prolungarsi  della  vita  larvale. 

Kesta  un  quesito:  dal  momento  che  i  condotti  escretori  maucano  nell'axo- 
lotl, come  puo  il  secreto  uscire  alia  superficie  della  pelle?  Couviene  pensare 
che  esso  passi  attraverso  gli  spazi  intercellulari  dell'epidermide,  tanto  piu 
che  I'osservazione  microscopica  conforta  questa  ipotesi.  Infatti,  quando  la 
ghiaudola  ha  raggiunto  un  conveniente  grado  di  sviluppo,  in  corrispondenza 
del  suo  polo  superiore,  la  membrana  muscolare  appare  come  squarciata,  lo 
strato  dermico  pigmentato  limitante  la.ghiandola  dall'epidermide  e  iuterrotto, 
ma  I'epidermide  e  intatta. 

Tutte  le  quistioni  cui  ho  fin  qui  accennato  in  breve  ed  altre  suU'argo- 
mento  sono  trattate  piu  ampiamente  in  un  lavoro  che  uscira  fra  breve  e  che 
ho  iuteuzioue  di  ampliare. 


-   63   - 

Esaurita  la  serie  delle  cumunicazioni  scientifiche,  il  presidente  invita  i 
proponent!  a  svolgere  le  varie  Mozioni. 

Vinciguerra  presenta  il  seguente  ordine  del  giorno,  che  viene  approvato  ad 
unanimity. 

<  II  terzo  Convegno  Zoologico  fa  voti  che  le  disposizioni  dei  regolamonti 
«  di  pesca  riguardanti  i  divieti  e  le  raisure  minime  dei  pesci  sieno  modificate 
«  in  modo  da  tener  conto  delle  variazioni  che  si  verificano  nello  diverse  i*e- 
«  gioni  d'  Italia  » . 

Ghigi,  a  proposito  della  mozione  Vinciguerra,  osserva,  che  le  Comraissioni 
provincial!  per  la  pesca  fluviale  e  lacuale  potrebbero  dare  un  contribute  notevole 
alia  scienza  ed  alia  pratica,  quando  disponessero  di  qualche  mezzo  finanziario. 
Vorrebbe  che  il  Convegno  desse  facolta  al  Presidente  di  trasmettere  al  Mini- 
stero  di  Agricoltura  analoga  raccomandazione.  La  proposta  e  approvata. 

Ghigi,  auche  a  noma  di  Andres,  Giglioli,  Arrigoni  Degli  Odd!,  Magrntti  e  Mar- 
torelli,  presenta  la  mo-iione  seguente  : 

«  L'  Unione  Zoologica  Italiana  nella  sua  terza  Assemblea  ordinaria  in 
€  Roma,  richiama  I'attenzione  del  Governo  sulla  n^cessit^  di  unificare  la  le- 
€  gislazione  sulla  caccia  nell'  interesse  ecouomico  della  nazione  ed  esprim« 
<  il  parere  che,  nelle  disposizioni  di  legge,  trovino  posto  i  seguenti  voti  : 

«  1.°  Nomina  di  una  commissione  consultiva  per  la  caccia,  formata  da 
€  persone  di  nota  competenza  in  materia,  la  quale  abbia  facolta  di  proporre 
«  particolari  limitazioni  di  tempo  e  di  luogo  ove  le  condizioni  di  certe  specie 
«  lo  esigano  ; 

2."  Concessione  a  scopo  puramente  scie)itifico  e  sotto  strette  garanzie, 
«  del  permesso  di  caccia  col  fucile  e  della  raccolta  dei  nidi  in  epoca  di  di- 
€  vieto,  seguendo  in  cio  lo  spirito  liberale  della  nostra  legislazione  ». 

Ghigi  richiaraandosi  a  quanto  egli  stesso  ed  altri  colleghi  hanno  detto  nei 
precedent!  congress!,  vista  la  scarsita  del  tempo,  rinunzia  a  svolgere  la  mo- 
zione, riservandosi  di  rispondere  a  quegli  oratori  che  soUevassero  obbiezioni. 

Mannini  crede  che  non  si  possa  fare  una  legge  sulla  caccia  eguale  per  tutte 
le  provincie  d'  Italia. 

Ghigi  risponde  che  il  concetto  di  uuificazione  risponde  piuttosto  alia  ne- 
cessity di  sostituire  una  sola  legge  alle  molte  attualmente  in  vigore  nelle 
provincie  che  facevano  parte  degli  antichi  Stati  italiani.  Del  resto  alia  Com- 
missione pi-oposta  spetteri  di  formulare  quelle  diSerenze  di  trattameuto  che 
le  varie  region!  faunistiche  d'  Italia  e.sigessero. 

Posta  a  partito  la  mozione  Ghigi  e  approvata  all'unanimiti. 

Raffaeie  parla  sull'insegnamento  della  Biologia.  Vorrebbe  che  I'insegnante 
di  Zoologia  all'Universita  svolgesse  piu  arapiamente  di  quanto  si  suol  fare, 
la  parte  generale*,  lasciando  a!  giovani  la  cura  di  apprendere  sui  libri  e  nelle 
collezion!  la  parte  sistematica. 

Vinciguerra  e  d'accordo  col  Raffaeie  uel  desiderio  che  la  Biologia  generale 
abbia  un  piu  ampio  svolgimento  uelle  Universita,  ma  come  insegnamento  se- 
parato  e  non  a  scapito  della  Zoologia  sistematica.  In  quest'  ultimo  caso  egli 
non  potrebbe  dar  voto  favorevole. 

Monli  A.  presenta  il  seguente  ordine  del  giorno  : 

«  II  Congresso,  ritenuto  utile  e  fecondo  1' insegnamento  della  Biologia 
*  generale  quale  e  stato  dettato  nell' University  d!  Roma    sotto    il    titolo    di 


-  64  - 

<  Istologia  e  Fisiologia  generale,  fa  voti  perche  in  tutte  le  University  sia 
«  create  un  simile  insegnamento  di  Biologia  generale  e  sia  ulteriormente 
«  sviluppato  a  fondamento  della  coltura  generale  naturalistica  ». 

L'ordine  del  giorno  Monti  dk  luogo  ad  una  animata  discussions  cui  pren- 
dono  parte  Emery,  Raffaele,  Vinciguerra,  Grassi,  Brunelli  e  Pirotta. 

Posto  a  partito  l'ordine  del  giorno  Monti  e  approvato  a  maggioranza. 

Vinciguerra  a  noma  di  Monticelli  da  letcura  del  memorials  sull'insegnamen- 
to  delle  Scienze  Naturali  negli  Istituti  secondari  redatto  dai  laureati  e  lau- 
reandi  in  scienze  naturali  delle  universita  italiane. 

Ricci  propone  e  I'asseniblea  approva,  la  sospensione  sul  paragrafo  ottavo. 
II  memoriale  e  approvato  alia  unanimita. 

Grass!  richiamandosi  alle  condizioni  esposte  nel  discorso  tenuto  il  giorno 
dell'inaugurazione  del  Convegno,  presenta  il  seguente  ordine  del  giorno: 

€  L'Unione  Zoologica,  tenendo  presente  I'importanza  della  zoologia  per 
«  molti  problemi  igienici,  fa  voti  al  Ministro  dell'Interno  aflSnche  ai  laboratori 
«  di  Sanit^  del  Regno  venga  annessa  una  sezione  zoologica,  come  si  sta 
«  facendo  in  Germania ;  e  che  1' insegnamento  della  zoologia  medica  sia  com- 
«  preso  nel  programma  d' insegnamento  per  gli  ufficiali  sanitaria. 

L'ordine  del  giorno  Grassi  e  approvato  all'unanimita. 

Cuboni  svolge  il  seguente  ordine  del  giorno  : 

«  L'Unione  Zoologica  Italiana  riconosce  I'opportunita  che  nuove  ricerche 
«  ed  esperienze  siano  istituite  in  Italia  alio  scopo  di  meglio  conoscere  I'in- 
«  fluenza  che  le  varie  condizioni  del  clima,  del  suolo,  dell'ambiente  esercitano 
«  sulla  biologia  della  fillossera  della  vite  e  fa  voti  affinche  il  Minister©  di  Agri- 
«  coltura  faccia  eseguire  questi  studi  che  potranno  rendere  servigi  grandis- 
«  simi  nella  lotta  contro  I'insetto  ». 

L'ordine  del  giorno  Cuboni  e  approvato  all'unanimita. 

Dopo  la  seduta  contiuuano  nell'Istituto  di  Anatomia  comparata  le  dimo- 
strazioni  dei  preparati  e  disegni  inerenti  alle  comunicazioni  fatte  nelle  se- 
dute  scientifiche. 

Seduta  pomeridiana 

(Anfiteatro  dell'Istituto  anatomico) 

II  Presidents  nomina  scrutatori  per  I'elezione  delle  cariche  sociali,  Fras- 
setto  e  Rosa  ed  indice  la  votazione  per  appello  nominale,  rimandando  lo  scru- 
tinio  al  termine  della  seduta. 

Grassi  e  LeprI,  revisori  dei  conti,  presentano  la  loro  relazione  [legge  Le- 
pri]  sul  Rendiconto  esposto  dal  Segretario;  ed  accettando  il  bilanciocome  esso 
e  stato  impiantato  dalla  presidenza,  ne  propongono  all'ass^mblea  I'approva- 
zione  che  e  votata  all'unanimiti. 

Ghlgl  in  base  al  bilancio  consuntivo  approvato,  presenta  a  nome  di  Mon- 
ticelli quelle  preventivo  per  Tanno  corrente  1902,  che  viene  approvato  ad  una- 
nimity, senza  discussions. 

Emery  (I'elatore)  anche  a  nome  degli  altri  membri  (Camerano,  Cattaneo,  Mon- 
ticelli, Romiti,)  della  Commissione  nominata  daH'asserablea  di  Bologna  per  trat- 
tare  con  gli  editor!  esteri  (a  termini  della  facolta  concessale  dall'Assemblea 
di  Napoli)  la  questions  dsUa  pubblicazione  dsll'  <  Archivio  Zoologico  Ita- 


-   65   - 

liano  »,  legge  la  propria  relazione  negativa  riguardo  alle  pratiche  fatte  di- 
chiarando  che  la  Commissione  stessa  aveva  da  tempo  rassegnato  il  proprio 
maiidato  al  Presidente  deiPUnione. 

II  Presidente  dichiara  come  il  Consiglio  Direttivo  dell'Unioue  abbia  vo- 
luto  che  l'«Archivio  Zoologico  »  sorgesse  ad  ogni  costo.  Percio  mediants 
fondi  offerti  da  alcuni  volenterosi  ha  proceduto  alia  stampa  del  1°  fascicolo 
che  presenta  all'assemblea. 

A  norae  del  Consiglio  Direttivo  sottomette  all'  approvazione  della  mede- 
sima  un  protocollo  concernente  1'  istituzione  di  una  Society  per  azioni  onde 
assicurare  la  vitalita  deli'Archivio  stesso. 

Grassi  ha  calde  parole  di  elogio  per  I'operato  del  Consiglio  Direttivo.  pel 
fascicolo  e  pel  suo  conteauto,  ma  teme  che  in  Italia  il  giornale  nou  possa 
vivere  per  I'iusufficienza  dei  mezzi  finanziari  e  per  il  numero  del  giornali  di 
tal  genere.  Ritiene  che  un  solo  giornale  sarebbe  sufficiente,  mentre  oltre  al 
nuovo  ve  ue  hanno  altri  due:  quello  pubblicato  dal  senators  Todaro  e  I'tAr- 
chivio    di    Anatomia  ». 

Crede  che  per  la  vita  del  periodico  sia  utile  ricorrere  alls  Accademie 
ottenendo  di  riprodurre  nell'«  Archi vio  Zoologico  »  i  lavori  pubblicati  nei 
loro  Annali  e  propone  di  tentare  una  fusions  coll'«  Archivio  anatomico  » 
ovvero  col  giornale  del  Senatore  Todaro. 

Romiti  osserva  che  la  produziene  scientifica  italiana  e  oggi  tale  da  assi- 
curare vitalita  a  due  periodici.  Dalle  floride  condizioni  dell'  «  Archivio  di 
Anatomia  >   e  tratto  a  bene  sperare  anche  per  quello  di  Zoologia. 

Emery  non  pu6  convsniro  nelle  idee  espresse  dal  Grass!-  Pubblicare  i  la- 
vori gik  comparsi  negli  atti  delle  Accademie,  equivarrebbe  a  screditars  il 
giornals.  Eicorda  poi  al  prof,  Grassi  che  egli  stesso  fu  pregato  da  lui  ad  ini- 
ziare  trattative  di  accordi  col  Senatore  Todaro,  trattative  fallite  psrchs  questo 
ultimo  fece  intsnders  di  non  potere  modificare  il  titolo,  il  formato  s  la  rsda- 
zione  del  suo  giornale. 

Grassi  replica  per  fatto  personale,  dopo  di  che  le  proposte  della  Presi- 
denza  circa  la  pubblicazione  deli' «  Archi  vio  Zoologico  »  vengono  approvate 
alia  unanimita. 

II  Presidente  a  nome  dell'intero  Consiglio  Direttivo  propone  che  I'Unione 
Zoologica  divenga  azionista  devolvendo  a  favors  deli'Archivio  i  residui  at- 
tivi  del  proprio  bilancio. 

La  proposta  e  approvata  all'  unanimita. 

II  Presidente  apre  la  discuscione  per  la  designazione  dell'epoca  e  del 
luogo  della  quarta  adunanza  annuals  dell'Unione. 

Parona  propone  Himini  e  spiega  le  ragioni  della  scelta.  Giiigi  dichiara  che 
se  I'Assemblea  approvera  la  proposta  di  Parona,  egli  sara  lieto  di  porsi  inte- 
ramente  a  disposizione  dell'Unione  per  organizzare  il  Convegno. 

Ad  unanimita  si  acclama  Rimini  sede  della  quarta  asseniblea  annuale 
dell'Unione  e  dsl  prossimo  Convegno. 

Quanto  all'epoca,  viene  di  comune  accordo  stabilito  che  il  convegno  abbia 
luogo  nella    prima    quindicina    di    settembre    del    1903. 

Esauriti  gli  oggstti  posti  all'ordiue  del  gioruo  il  Presidente  jnega  gii 
scrutatori  a  procedere  alio  spoglio  delle  schede. 

M.  Z.  —  Supj)leiAe>ito.  8 


-  m  - 

II  risultato  della  votazione  e  il  seguente: 

Votanti  98;  dei  quali  75  per  scheda  inviata  a!  Segretario  e  23  di  per- 
sona. 

II  Presidente,  visto  il  risultato  della  votazione  proclama  eletti  per  il 
triennio  1903-1906: 

Presidente  —  il  prof.  Guglielmo    Romiti, 
Vice-Presidente  —  il  prof.  Lorenzo    Camerano, 
VicePresidente  —  il  prof.  Battista  Grassi, 
Segretario  —  il  prof.  Fr.   Sav.   Monticelli, 
Vice-Segretario  —  il  prof.  Alessandro  Ghlgl, 
Economo-Cassiere  —  il  dott.  Umberto  Pierantoni. 

A  termini  della  deliberazione  presa  neU'Asserablea  di  Napoli  il  prof.  Ro- 
miti  uscir^  dal  Consiglio  compiuto  I'anno  di  carica  ed  il  prof.  Camerano  al  fi- 
nire  dell'anno  1905. 

Su  proposta  Grassi,  approvata  dall'Assemblea  la  Presidenza  assume  inca- 
rico  delle  pratiche  relative  perche  S.  M.  il  Re  e  S.  A.  R.  il  Duca  degli  A- 
bruzzi  vogliano  assumere  il  patronato  della  Unione. 

II  Presidente  ringrazia  il  Comitato  ordinatore  del  Convegno,  rivolge  cor- 
tesi  parole  di  ringraziamento  alia  citt4  di  Roma  ed  alle  Autorita  cittadine, 
noncbe  al  Rettore  dell'Universita.  Riassume,  infiue,  il  lavoro  compiuto  dal- 
l'Assemblea e,  con  un  saluto  ai  socii  presenti  ed  agli  assenti,  dichiara  chiuso 
il  terzo  Congresso  Zoologico  Nazionale,  bene  augurando  all'  avvenire  del- 
I'Unione  Zoologica  Italiana. 


Aderirono  al  Convegno  i  seguenti  signori: 

a)  SocAi  delV  Unione.  —  Altobello  dott.  G.,  Andres  prof.  A.  *,  Ariola 
dott.  V.  *,  Arrigoui  Degli  Oddi  Conte  E.  *,  Bentivoglio  prof.  T.  *,  Bortolotti 
dott.  C,  Camerano  prof.  L.  *,  Capobianco  prof.  F.,  Caruana-Gatto  conte  A., 
Cattaneo  prof.  G.,  Coggi  prof.  A.  *,  Cognetti  dott.  L.  *,  Damiani  prof.  G.,  Della 
Valle  prof.  A.,  Diamare  dott,  V.,  D'Evant  prof.  E.,  Dohrn  prof.  A.,  Eisig 
prof.  H.,  Emei-y  prof.  C.  *,  Enriques  dott.  P.  *,  Fiocchini  dott.  C,  Frassetto 
dott.  F.,  Gay  dott.  M.,  Ghigi  prof.  A.,  Giacomini  prof.  E.  *,  Giardina  dott.  A., 
Giglioli  prof.  E  ,  Grassi  prof.  B.  *,  Issel  dott.  R.  *,  Lepri  dott.  G.  *,  Levi 
dott.  G.  *,  Livini  prof.  F.  *,  Magretti  dott.  P.  *,  Martorelli  prof.  G.  *,  Mazza 
prof.  F.,  Mazzarelli  prof.  G.,  Mirabella  R.,  Monti  prof.  A.  *,  Monti  prof.  R.  *, 
Monticelli  prof.  Fr.  Sav.,  Neviani  prof.  A.  *,  Nobili  dott.  G.  *,  Orlando  dott.  S., 
Paladino  prof.  G.,  Paravicini  dott.  G.,  Parona  prof.  C,  Patroni  dott.  C,  Per- 
roncito  prof.  E.,  Pierantoni  dott.  U.  *,  Ratfaele  prof.  F.  *,  Ricci  dott.  O.  *, 
Romiti  prof.  G.  *,  Rosa  prof.  D.  *,  Russo  prof.  A.  *,  Sacchi  prof.  M.,  Sandias 
prof.  A.,  Senna  prof.  A.,  Sergi  prof.  G.  *,  Setti  dott.  E.,  Sordelli  prof.  F.,  Su- 
pine dott.  F.  *,  Valenti  prof.  G.,  Vinciguerra  prof.  D.  *. 

b)  Non  Socii.  —  Addario  dott.  C.  *,  Angelini  prof.  G.  *,  Benetti  V.  *, 
Boraieri  dott.  C.  *,  Brunelli  G.  *,  Cermenati  prof.  M.  *,  Chiappi  T.  *,  Ciuffi  M.  *, 


67   - 


Cuboni  prof.  G.  *,  Dorello  prof.  P.  *  Fano  dott.  L.  *,  Fatta  prof.  G.  *,  Fok 
dott.  A.  *,  Lanzi  prof.  M.  *,  Luciani  prof.  L.  *,  Luigioni  P.  *,  Magini  prof.  G.  *, 
Mannini  dott.  G.  *,  Manzone  prof.  V.,  Marucci  V.  *,  Meli  prof.  R.,  Moschen 
prof.  L.  *,  Munaron  dott.  L.  *,  Picco  L.  *,  Pigorini  L.,  Pirotta  prof.  R.  *, 
Pochettino  prof.  G.,  Rossi  prof.  G.  *,  Ruffini  prof.  A.  *,  Todaro  prof.  F.  *, 
Trinci  dott.  G.  *,   Versari  prof.  R.  *,  Zaaetti  prof.  G. 

N.  B.  —  I  nomi  degli  intervenuti  sono  contraddistinti  da  un  *. 


CosiMO  Cherubini,  Amministratorb-responsabile. 


Milano  -  Via  G-.  Revere,  2  -  Milano 


UNICA  FABBRIGA  NAZIONALE 

Dl  MICROSCOPi  ED  ACCESSORI 

DITTA    FORNITEICE 

di  tutti  i  Gabinetti  UiiiTersitari  del  Reguo 
MICROSCOPIO  GRANDE  MODELLO 

con  cremagliera,  apparato  Abbe,  diaframma 
ad  iride,  tavolino  in  ebanile,  revolver,  due 
obbiettivi  a  secco  3  e  7*,  uno  ad  immersione 
omogenea  V1-2"'  ^^^  oculari  2  e  4 ;  il  tutto 
posto  in  elegante  armadietto  in  mogano 
L.  400 
{ingrandimenti  fino  a  1000  diametri) 

Nuoyo  oliMelliyo  V15"  Semiapocrouialico 

IMMERSIONE  OMOGENEA 
Obbiettivo  raccomandato  per  la  grande  po- 
tenza  e  per  la  sua  durata  (Vedi  Zeit- 
schrift  filr  wissenschaft.  Microscopie  del 
12  settembre  1894,  Band  XI,  Heft  2) 
li.  200  coi  due  oculari  compensatori 
4  ed  8. 

CATALOGO  GENERALE  GRATIS 

a  semplice  richiesta 

Pagamenti  rateali  mensili 
pel  Sigg.  Ufficiali  sanitari  comunali. 


Fireoze,  1903.  —  Tip.  L.  Niccolai,  Via  Faen^a,  44. 


Mom  fore  /noloqico  Italidnn  Anno  XIII 


S.  Spa^jian  rilrasse  ('/s  del  vers) 


MONITOR!-:  ZOOLOGICO    I  TALI  AN  O  -  ANNO     XIII 


\ C.  7/7^ 


k-\-v:pA. 


c.rrv. 


IHFN7F.    STAB.    GRAPirO    C.    A.    MATFRA-i 
PIA    rASA    Dl     l.AVORO 


c.nv.  I 


Kp.^r  / 


Cm- 


./>v 


rAr.  //  -  /// 


cm. 


Cm. 


'.  0      I 


v> 


v.c. 


-<>.c. 


^ 


•y- 


^-e. 


Moiiitore  Zoologic-o  Italiano.  Anno  XIII. 


Tav.  IV. 


c^ 


,  ^J()f///(^rc  Zooloyh  v  /ft///(///().  Ainio .  \IIJ 

'-■■■>  \ 


TavK 


%' 


%    .«■» 


^*» 


«# 


#  * 


»'^' 


l«^^^, 


«  ^«  ;**    # 


'kM^m\ 


w 


^f 


/../ 


.•AV 


:#^ 


.■.•:!! 


.°«. 


;v- 


fire^^e.hU(4ov 


Hoiiitm'  /l)(>/o(//(V  If<f/i(//N)  -.  bni(>.\//I 


Ten:  17 


m 


1     # 


1^ 


M^ 


'^'^<# 


W  W ' 


# 


1^^ 


D 


v«^ 


K^m^s,^ 


■:m 


MBL   WHOI   Library  -   Serials 


5  WHSE  01322 


^^^-K 


^. 


#.>• 


^i*^\  *